Tuesday, December 15, 2009

PRC: Comunicato- Scuole secondarie






Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma


Il Consiglio di Stato "bacchetta" il MIUR

A pochi giorni dallo sciopero dei lavoratori della conoscenza, indetto dalla CGIL, che ha denunciato il tentativo del governo di cancellare, attraverso pesantissimi tagli alla scuola, università e ricerca e sistematiche controriforme, il diritto allo studio nel nostro paese; il Consiglio di Stato si pronuncia negativamente sull'iter che consentirebbe al MIUR di mettere mano alla scuola superiore e ne modificherebbe profondamente la fisionomia. Una vera riforma di questo segmento del sistema d'istruzione, disegnato organicamente da Gentile quasi un secolo fa, sarebbe indispensabile, ma il progetto Gelmini lungi dall'affrontare i limiti "classisti" di un sistema solo modestamente corretto dalle sperimentazioni degli ultimi decenni, si pone come al solito nell'ottica dei tagli e ne accentua semmai il carattere discriminatorio verso i ragaz zi e le ragazze che provengono dai settori più deboli della società. Non sappiamo se questo stop del Consiglio di Stato, motivato sostanzialmente, da un "eccesso di delega" da parte del governo, riuscirà a bloccare per il prossimo anno scolastico la devastazione che si abbatterebbe in particolare sugli istituti tecnici e professionali; pensiamo però che possa costituire un incoraggiamento a non considerare chiusa la partita, a proseguire la lotta contro il disegno della Gelmini, ad incoraggiare studenti, insegnanti e tutti coloro che hanno a cuore il diritto allo studio ad intensificare la mobilitazione.
Loredana Fraleone
Responsabile politiche per la Conoscenza PRC

PRC: INVITO A PARTECIPARE - 17/12/2009 0RE 17.00






Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Giovedì 17 dicembre 2009 - ore 17.00
Aula Magna Università Valdese - Via Pietro Cossa 40, Roma
Bruno Steri, Luciana Castellina, Paolo Ferrero
discutono il libro di Fabio de Nardis
La Rifondazione Comunista
(FrancoAngeli editore)
coordina
Eleonora Forenza
sarà presente l'Autore



Sunday, December 13, 2009

ANDU: "Arsenico e vecchi concorsi" - Relazione DDL

From: http://www.andu-universita.it laddove e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventiò.


SEGNALIAMO:

= l'intervento di Roberto Perotti "All'universita' tanto arsenico e vecchi concorsi" sul Sole 24-ore dell'11 dicembre 2009.
Per leggere l'intervento e un commento cliccare:

= la relazione del sen. Valditara con la quale il 9 novembre 2009 e' iniziato nella Commissione Istruzione del Senato l'esame del DDL
governativo "(1905) Norme in materia di organizzazione delle Universita', di personale accademico e reclutamento, nonche' delega al Governo per incentivare la qualita' e l'efficienza del sistema universitario".
Per leggere la relazione cliccare:

= che nell'elenco delle Organizzazioni universitarie che hanno sottoscritto il Documento unitario sul DDL governativo e' stata erroneamente inserita la CISAL.
Per leggere il Documento unitario cliccare:

PRC-Se: Comunicato stampa






Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Roma, 11 dicembre 2009.
Comunicato stampa
Dichiarazione di Eleonora Forenza - Segreteria Nazionale PRC- SE - e di Fabio de Nardis - Responsabile Università e ricerca PRC -
Forenza - De Nardis (Prc): Scuola, A Roma ci siamo ripresi la città, contro la Gelmini e Alemanno.
Oggi è stata una grande e bella giornata di mobilitazione. Il movimento unitario per una scuola e una università pubblica, di massa e di qualità è riuscito a riprendersi le strade di Roma, disobbedendo al protocollo antidemocratico voluto da Alemanno.
Le cariche violente e ingiustificate non sono riusciste a bloccare il grande e pacifico corteo di studenti e precari, determinato ad esercitare il proprio diritto a manifestare e alla libera espressione democratica del dissenso.
Studenti e precari hanno attraversato le strade di Roma, violando il protocollo, per protestare contro il progetto di smantellamento di scuola e università pubbliche che Gelmini, Tremonti e Berlusconi stanno mettendo in atto. Mentre studenti medi e precari presidiavano il Ministero dell'Istruzione, un altro corteo manifestava sotto il ministero del Tesoro.
Una bella giornata di lotta, dunque, che ha visto uniti tutti i soggetti del mondo della conoscenza: contemporaneamente, infatti, i lavoratori e le lavoratrici di FLC, assieme a quelli della Funzione Pubblica, manifestavano a partire da piazza della repubblica per riempire piazza del Popolo.
Come Rifondazione comunista continueremo a dare il nostro contributo perché questo movimento unitario raggiunga i suoi obiettivi: la difesa della scuola e dell'università e le dimissioni della Gelmini. Oggi non è stato che l'inizio.
--
Ufficio stampa Prc-SE
____________________
Ettore Maria Colombo
339/3868349 - 06/44182439

Friday, December 11, 2009

ANDU: DDL: relazione Valditara

From: http://www.andu-universita.it laddove e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi

SEGNALIAMO:

= la relazione del sen. Valditara con la quale il 9 novembre 2009 e' iniziato nella Commissione Istruzione del Senato l'esame del DDL governativo "(1905) Norme in materia di organizzazione delle Universita', di personale accademico e reclutamento, nonche' delega al Governo per incentivare la qualita' e l'efficienza del sistema universitario".
Per leggere la relazione cliccare:

= che nell'elenco delle Organizzazioni universitarie che hanno sottoscritto il Documento unitario sul DDL governativo e' stata erroneamente inserita la CISAL.
Per leggere il Documento unitario cliccare:

Thursday, December 10, 2009

FLC-CGIL: Conoscenzanews V 51 - 11 dicembre 2009: è tempo di una scelta responsabile

FLC-CGIL Conoscenzanews
Anno V n. 51 del 9 dicembre 2009
Edizione Speciale

Direttore responsabile Ermanno Detti

Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma - Tel. 06.585480, fax 06.58548434
e-mail conoscenzanews@flcgil.it sito internet www.flcgil.it Feed RSS flcgil.it

----------------------------------------------------------------------------------
11 dicembre 2009: è tempo di una scelta responsabile
----------------------------------------------------------------------------------

Cari colleghi,

il prossimo 11 dicembre vedrà lo sciopero, indetto dalla FLC Cgil, di tutti i lavoratori dei settori pubblici e privati della conoscenza: Scuola, Università, Ricerca, Formazione professionale e Accademie e Conservatori, insieme con tutti gli altri lavoratori del Pubblico Impiego.

Uno sciopero generale non è mai una decisione da prendere a cuor leggero, e si fa ricorso a tale misura solo in casi davvero gravi. Malauguratamente, la condizione dei settori della conoscenza, e del personale che vi opera, è in una situazione mai vista prima. I tagli di risorse e di personale previsti nei prossimi tre anni sono destinati a cambiare la natura e la geografia del nostro sistema di istruzione e di ricerca, a privare tanti ragazzi del diritto a studiare e a progredire, a privare decine di migliaia di lavoratori del posto di lavoro e dello stipendio. Ma al tempo stesso gli interventi del Governo renderanno l'intero Paese più debole e più povero, e insieme più ingiusto: un Paese che sceglie di colpire la conoscenza è un Paese che rinuncia al suo futuro.

Nelle scelte del Governo non c'è il merito, non c'è la qualità, non c'è la trasparenza che vengono sbandierate per coprire le piaghe dei tagli: c'è solo un danno a tutta la collettività, che diventerà irreparabile se non si inverte la rotta.
E, insieme, c'è una volontà perversa e autoritaria di colpire tutti i dipendenti pubblici, additati al pubblico disprezzo, mortificati e derisi, privati di dignità e di ruolo; tutti, senza distinzione: impiegati e vigili del fuoco, medici e insegnanti, infermieri e ricercatori. Un mondo di persone che spesso assicurano a tutti noi la possibilità di imparare, di curarci, di avere una pensione, che ci aiuta nelle difficoltà ed emergenze; è mai possibile che tutti costoro siano diventati il nemico pubblico da colpire? Si colpisca davvero chi lo merita, ma si assicuri a tutti gli altri il diritto ad un lavoro riconosciuto socialmente, ad una retribuzione dignitosa.
Sono davvero tempi oscuri, nei quali la ragione cede il passo all'arbitrio, e le nostre comuni premesse di convivenza civile garantite dalla Costituzione rischiano di essere stravolte.
La FLC Cgil non accetta le scelte di regresso civile che le misure del Governo portano con sé, e non accetta di rassegnarsi ad un destino collettivo e individuale sempre più povero e privo di prospettive.
Per questo ti chiediamo, di partecipare allo sciopero dell'11 dicembre e alla manifestazione a Roma: perché la tua voce diventi la voce dei tanti cittadini e lavoratori che pretendono, per sé e per i propri figli, un futuro in cui credere.

FLC Cgil nazionale




Appuntamenti
Manifestazione nazionale a Roma ore 9.30 da piazza della Repubblica a piazza del Popolo

Web cronaca e diretta video su www.flcgil.it

Torna su

PRC: COMUNICATO STAMPA- FERRERO





Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma


Oggi la Questura di Roma ha deciso di negare l'autorizzazione al corteo unitario del movimento per la scuola e l'università pubblica che si dovrebbe svolgere venerdì 11 dicembre in occasione dello Sciopero generale del mondo della conoscenza indetto fra gli altri dalla FLC-CGIL. Il corteo dovrebbe partire dall'Università La Sapienza, raggiungere i lavoratori in piazza della Repubblica e poi proseguire verso il ministero della Pubblica Istruzione. Pare che questo non sia possibile per via del Protocollo appena firmato da alcune sigle sindacali e dai partiti del centrodestra che impedisce nel mese pre-natalizio l'organizzazione di più di un corteo nelle strade del centro di Roma. Una scelta assurda che dimostra per l'ennesima volta la cultura reazionaria e antidemocratica di questo governo nonché la scarsa lungimiranza delle si gle politiche e sindacali che hanno scelto di firmare quel protocollo. Per l'ennesima volta si vuole negare il diritto a manifestare e alla libera espressione del dissenso. Bene hanno fatto gli studenti e i lavoratori della conoscenza ad annunciare la loro intenzione di svolgere comunque il proprio corteo rivendicando il proprio diritto a manifestare. Rifondazione Comunista conferma la sua adesione alla sciopero indetto dalla Flc-Cgil e si impegna a stare al fianco degli studenti e dei ricercatori precari che cercheranno di svolgere la propria manifestazione unitaria. Mette le proprie strutture a disposizione del movimento e invita tutte e tutti i propri militanti a partecipare in massa alla giornata di mobilitazione. -- Ufficio stampa Prc-SE



PRC: COMUNICATO STAMPA





Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: MANIFESTAZIONE STUDENTI E PRECARI DELL' 11 DICEMBRE

E' di oggi la notizia che la Questura di Roma ha revocato l'autorizzazione del corteo indetto da tutto il mondo della formazione per l'11 dicembre. Partendo da piazzale Aldo Moro, passando per piazzale della Repubblica saremmo dovuti arrivare fin sotto il Ministero dell'Istruzione. Un corteo che in continuità con le mobilitazioni autunnali e con l'assemblea del 20 novembre, vuole rinnovare l'opposizione ai processi di trasformazione di scuola e università, dal D.D.L. Gelmini al D.D.L. Aprea, rivendicando un nuovo welfare per i soggetti precari e in formazione.
Ancora una volta, in tempo di crisi, si vuole limitare la libertà d'espressione e il diritto al dissenso, attraverso l'imposizione di un protocollo amministrativo, valido, quindi, solo per le parti contraenti. Ancora una volta viene agito il tentativo di limitare il protagonismo dei soggetti della formazione, studenti, ricercatori, insegnanti e genitori, che rifiutano di pagare una crisi che non hanno prodotto.
In un paese a democrazia bloccata crediamo invece sia fondamentale rivendicare il nostro diritto a manifestare, contro i processi di dismissione di scuola e università, contro ogni forma di precarizzazione del nostro lavoro e delle nostre vite. Per questo venerdì, in occasione dello sciopero dei lavoratori della conoscenza attraverseremo le strade della città riprendendoci la libertà d'espressione e il diritto a manifestare.

STUDENTI, PRECARI E LAVORATORI DELLA CONOSCENZA


ANDU: Universita' italiana: non peggiore, anzi ...

From: http://www.andu-universita.it laddove e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi


SEGNALIAMO:

= l'intervento di Franco Di Quarto, dell'Universita' di Palermo, "Universita' italiana: non e' la peggiore, anzi ...".
Per leggere l'intervento cliccare:

= il commento di:
- Roberto Caimmi, dell'Universita' di Padova, "Chi rottama si suicida" al documento "Rottamazione: medici, ricercatori e Parlamento".
Per leggere il commento cliccare:

= i commenti di:
- Francesco Falaschi dell'Università di Perugia;
- Carla Fini dell'Università di Roma 3;
- Alessandro Tessari dell'Università di Padova;
all'intervento di Gianfelice ROCCA, vicepresidente di Confindustria per l'Education, "Un'occasione storica per i nostri atenei", sul Sole 24-ore dell'1 dicembre 2009.
Per leggere il commento cliccare:

Friday, December 4, 2009

CNRU: una nuova proposta per i ricercatori


From: Marco Merafina <Marco.Merafina@roma1.infn.it>
Date: December 3, 2009 6:12:02 PM GMT+01:00
To: undisclosed-recipients: ;
Subject: una nuova proposta per i ricercatori


Cari colleghi,
oggi, 3 dicembre 2009, ho presentato ufficialmente presso l'Università di L'Aquila, in occasione dell'assemblea dei ricercatori dell'ateneo sul DDL Gelmini a cui sono stato invitato, una nuova proposta di soluzione del problema dello stato giuridico dei ricercatori universitari.
Tale proposta è coerente con la richiesta storica del CNRU di riconoscimento del ruolo di professore ai ricercatori universitari, ma tiene conto delle mutate condizioni venitesi a creare con la presentazione del nuovo DDL sull'Università.
Metto a disposizione di tutti i ricercatori universitari la proposta, che vi allego a seguire. Vi prego di leggerla con attenzione: se essa incontrerà il favore della categoria, sarà presentata al Ministero come richiesta ufficiale dei ricercatori.
La proposta ha ricevuto un unanime consenso tra i ricercatori di L'Aquila e consenso anche da parte Rettore Ferdinando Di Orio.
Mi aspetto critiche costruttive, migliorative della proposta e anche soluzioni alternative, purché praticabili e che tengano conto del contesto finanziario attuale. Siamo a un punto di svolta e non possiamo permetterci di attendere oltre.
Sono ovviamente disponibile a ulteriori chiarimenti sulla proposta.

un saluto cordiale
Marco Merafina
Coordinatore Nazionale Ricercatori Universitari
------------------------------------------------------------------

UNA PROPOSTA DI SOLUZIONE DEL PROBLEMA DELLO STATO GIURIDICO DEI RICERCATORI


Il disegno di legge sull'Università recentemente presentato dal Governo affronta nodi cruciali del funzionamento del Sistema Universitario: dalla governance al reclutamento, dagli interventi per la qualità e l'efficienza del Sistema allo stato giuridico dei docenti.
Tuttavia il disegno di legge, pur affrontando così tanti aspetti, comprendendo tra essi anche una possibile revisione delle retribuzioni dei docenti, "dimentica" di considerare alcune norme transitorie indispensabili che dovrebbero riguardare gli attuali Ricercatori Universitari, cancellando così definitivamente ogni prospettiva di soluzione dello Stato Giuridico, atteso ormai da quasi trent'anni.
Non voglio affrontare gli altri aspetti del disegno di legge che pure destano grosse perplessità, come la revisione della governance e del reclutamento, lo faranno sicuramente altri colleghi e darò il mio contributo, ma preferisco per il momento soffermarmi sul problema specifico dei Ricercatori che, in qualità di Coordinatore Nazionale del CNRU, mi interessa in modo particolare.
Ho deciso di presentare ufficialmente qui in questa Università una proposta di soluzione di questo problema, accettando l'invito dei colleghi a discutere del disegno di legge, perché credo che mai come in questo DDL si rischia di pronunciare una parola definitiva sul destino di noi ricercatori universitari se non faremo qualcosa presto e bene.
Infatti, la grave situazione finanziaria in cui si dibattono gli Atenei italiani a causa del cronico sottofinanziamento del Sistema sta provocando l'impossibilità di operare un seria programmazione del personale docente e la pressoché totale cancellazione di tornate concorsuali necessarie per lo sviluppo delle carriere dei docenti già inseriti e per il reclutamento dei giovani in attesa da anni e senza prospettive.
Su questa crisi, il disegno di legge sceglie delle soluzioni che risultano assolutamente poco credibili e non attuabili se verranno mantenuti i tagli introdotti dalla legge 133 del 2008 e soprattutto impedisce ai Ricercatori Universitari, per la mancanza di concorsi, di uscire dal vicolo cieco cui sono stati posti dalla messa a esaurimento operata dalla Legge Moratti e dalle cosiddette corsie preferenziali introdotte in questo DDL a favore dei giovani Ricercatori a tempo determinato che potranno essere inquadrati nella fascia degli associati con meccanismi più celeri di quelli previsti per chi è già nel ruolo.
La proposta consiste sostanzialmente nella richiesta di inquadramento alla seconda fascia docente (quella dei professori associati) per tutti quei ricercatori che fanno didattica certificata dalle facoltà e che mostrano di essere attivi nella ricerca. Ovviamente si può decidere dove fissare l.asticella, ma sia chiaro che deve essere tale da permettere il passaggio alla maggior parte di essi.
Questo riconoscimento del ruolo di professore che il CNRU richiede da tempo, potrà essere richiesto dal singolo ricercatore in possesso dei requisiti precedentemente indicati in cambio del mantenimento della progressione economica attuale e cioè quella da ricercatore. In questo modo si è inquadrati come professori associati con tutto ciò che la cosa comporta a livello di diritti e di doveri ma si continua a percepire lo stipendio da ricercatore con la stessa progressione, mantenendo il livello maturato e continuando a percepire gli scatti biennali.
È bene ricordare che allo stato attuale se si vince un concorso per essere inquadrato nel ruolo di professore associato, dal punto di vista retributivo possono succedere due cose:
1) Se se è giovani abbastanza, l'inquadramento a livello 0 della progressione economica del professore associato procura un aumento di stipendio (ma vale per pochi).
2) Se si ha un'anzianità pari o superiore al V livello, il proprio stipendio da ricercatore è già superiore a quello che si percepirebbe da associati, e si continua a percepire lo stesso stipendio (con un assegno ad personam) fino a che la ricostruzione della carriera, con il riconoscimento del 2/3 del periodo svolto da ricercatore e che il DDL ha intenzione di abolire (art.5 comma 4 lettera m), e gli scatti maturati non porteranno a uno stipendio superiore. Durante quel periodo lo stipendio non aumenta anche se si maturano degli scatti, con conseguente penalizzazione anche in termini di contributi per la pensione. È il motivo per cui molti nostri colleghi più anziani decidono di rinunciare a fare un concorso perché vicini alla pensione e quindi consapevoli di rimetterci.
Con questa proposta lo Stato non ci rimette perché continua a pagare la retribuzione come se l'interessato fosse rimasto ricercatore; mentre il ricercatore diventato associato ci guadagna perché continua a percepire gli scatti e non interrompe la progressione di carriera. Chi conosce bene i meccanismi, si accorge che è più conveniente perché prendendo più soldi subito e rallentando più avanti ci guadagna a livello di contributi pensionistici, soprattutto se è nel regime misto o totalmente contributivo, come ormai la maggior parte di noi.
Quindi, facendo bene i conti, ci si accorge che in questo modo si percepiscono più soldi che vincendo un concorso nella modalità attuale. Se poi aboliscono la ricostruzione di carriera, come prefigurato nel DDL, questa proposta diventa soluzione quasi obbligata per non rimetterci un sacco di soldi.
Solo i giovani andrebbero a perdere qualcosa (rispetto a un immediato inquadramento per concorso ad associato), ma mi chiedo: viste le difficoltà a fare concorsi con i soldi a disposizione, e cioè quasi niente, quanto tempo dovranno attendere prima di avere un concorso e vincerlo? Sicuramente il tempo che gli resta per avere uno stipendio superiore al V livello e quindi superiore al livello 0 di un associato: alla fine rientrerebbero anche loro nella seconda categoria.
Poiché l'inquadramento sarà a richiesta e tra coloro che dimostrano di fare didattica certificata dalle facoltà ed essere attivi nella ricerca, chi non vorrà potrà restare ricercatore in eventuale attesa di un concorso (quando ci sarà). Ovviamente al momento della richiesta si accetta tale progressione in attesa di una risistemazione delle curve retributive di tutta la docenza e questo per evitare ricorsi volti a ottenere gli scatti da associato subito appena inquadrati.

Questa soluzione porta ulteriori benefici.

I soldi risparmiati potranno consentire una credibile attuazione del piano di reclutamento dei ricercatori a tempo determinato e conferirebbero credibilità alla "tenure track", almeno dal punto di vista della compatibilità finanziaria, visto che comunque le università non sono obbligate a inquadrare il giovane nel ruolo. Diversamente, senza investimenti, tutto si ridurrebbe a un'ulteriore precarizzazione della docenza.
I ricercatori, così inquadrati in seconda fascia, non subiranno il pericolo di essere prepensionati, visto che la norma espressamente esclude dal provvedimanto i professori universitari. Essi inoltre potranno finalmente ottenere di andare in pensione non più a 65 anni ma a 68-70 anni, come tutti gli altri associati.
Inoltre, l'allargamento della base dei professori associati giustificherà un seria programmazione di concorsi di I fascia per mantenere la proporzione tra le due fasce a valori accettabili, visti anche i pensionamenti che ci saranno nei prossimi anni.
Infine, avendo risparmiato sulle spese organizzative per i concorsi e per le progressioni economiche dei ricercatori attuali inquadrati nel ruolo di professori associati (la progressione economica resta la stessa e i costi rimangono quelli attuali come se nessun ricercatore vincesse un concorso per associato), si eviterebbe la contrapposizione con i più giovani a tempo determinato che potranno progredire con le risorse risparmiate, senza che si dica che gli attuali ricercatori "costituiscono un freno per la loro progressione di carriera", impedendo lo svolgimento di nuovi concorsi per molti anni.
L'obiezione che ci sarebbero troppi associati si supera con le esigenze didattiche che non consentono di mantenere un livello accettabile con meno di 50 mila docenti di ruolo. A meno che si voglia precarizzare anche la funzione docente con conseguente scadimento della qualità dell'offerta formativa.

Se la proposta incontrerà il favore della maggioranza dei ricercatori, sarà poi formalizzata al Ministero competente.
Per evitare fraintendimenti è importante sottolineare che tale proposta non costituisce una Ope Legis perché di fatto riconosce il lavoro svolto dai ricercatori e lo fa senza oneri ulteriori e non indiscriminatamente: se le fasce di docenza, con lo schema presentato in questo DDL, diventano due, l'inquadramento in seconda fascia diventa l'unica possibilità per non estromettere definitivamente i ricercatori dalle componenti attive dell'Università. L'operazione va quindi sviluppata in modo ampio poichè il numero totale dei docenti non deve diminuire troppo. E se prima comprendeva tre fasce e adesso ne comprende due, deve avere dentro tutti i docenti attuali o la stragrande maggioranza di essi, altrimenti rimanere ricercatori sarebbe una retrocessione.

Un rifiuto del Ministero di una tale proposta che è a costo realmente zero, significherebbe dare attuazione a un disegno che deliberatamente programma il fallimento delle carriere di 24 mila docenti, non essendoci un piano credibile di concorsi con i tagli attuali e visto che anche la riforma deve essere attuata senza oneri ulteriori per lo stato.
La proposta di inquadrare per concorso regolare il 70-80% dei ricercatori durante il periodo che intercorrerà dall'entrata in vigore del presente DDL al momento in cui i ricercatori a tempo determinato potranno essere inquadrati nel ruolo di associati non è credibile né attuabile dovendo prevedere l'implementazione di almeno 2000 concorsi per associato all'anno per 5-6 anni. Non ci sono le risorse non ci sono i tempi per farlo. La proposta arriva alla stessa soluzione tagliando costi e tempi.
Del resto non si può continuare ad accettare che alla maggior parte dei ricercatori sia impedito, per ragioni finanziarie, di progredire nella carriera. Non può essere la mancanza di risorse a decidere la percentuale di ricercatori da inquadrare nel ruolo di professore. Ricercatori che hanno svolto attività da docenti da almeno 15 anni e che hanno permesso l'attuazione della riforma dell'ordinamento didattico e che attualmente fanno lezione gratuitamente nella stragrande maggioranza dei casi a che altro tipo di valutazione dovrebbero ancora sottoporsi? Non è accettabile continuare ad avere doveri da professori e diritti da ricercatori o, peggio, da non docenti.

L'Aquila 3 dicembre 2009

Marco Merafina
Coordinatore Nazionale Ricercatori Universitari

===============
Note aggiuntive:

- Il passaggio da tre a due fasce con inquadramento nella seconda degli appartenenti alla terza fascia è già avvenuto nel passato nel caso degli assistenti, aiuti e primari, come ricordato dal Rettore Di Orio questa mattina, e quindi è praticabile se c'è la volontà politica.

- Riguardo ai requisiti di inquadramento la questione è aperta e mi aspetto un dibattito sui criteri, purché siano tali da consentire al 70-80% dei ricercatori di essere inquadrati nel ruolo di associati.

- Anche il periodo di mantenimento della progressione da ricercatore per coloro che sarebbero inquadrati nella fascia di associati potrebbe essere argomento di trattativa, in attesa di una risistemazione globale della retribuzione dei docenti universitari, peraltro prevista anche nel DDL.

Thursday, December 3, 2009

ANDU: Rottamazione: medici, ricercatori e Parlamento

From: http://www.andu-universita.it , laddove e' possibile inviare
commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre
nuovi interventi.


SEGNALIAMO:

* il documento "Rottamazione: medici, ricercatori e Parlamento".
Per leggere il documento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2009/12/03/rottamazione-medici-e-ricercatori/

* il testo ufficiale del DDL governativo sull'Universita' presentato al
Senato e assegnato il 2 dicembre 2009 alla Commissione Istruzione.
Per leggere il testo ufficiale del DDL cliccare:
http://www.andu-universita.it/2009/10/28/governance-2/

* il sito "per l'universita' pubblica" (www.perluniversitapubblica.it) che
riporta un Appello e gli elenchi delle adesioni sin qui pervenute (alla
casella: perluniversitapubblica@gmail.com).

Wednesday, December 2, 2009

ANDU: Rettore Puglisi: non limitare mandato rettori

From: http://www.andu-universita.it laddove e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi


SEGNALIAMO:

* l'articolo "Atenei, rettore Puglisi (Iulm) su riforma: prevalga collaborazione tra schieramenti" su Avvenire del 2 dicembre 2009".
Per leggere l'articolo e un brevissimo commento cliccare (secondo aggiornamento):

* il commento di:
- Guido MARTINOTTI
all'intervento di Gianfelice ROCCA, vicepresidente di Confindustria per l'Education, "Un'occasione storica per i nostri atenei", sul Sole 24-ore dell'1 dicembre 2009.
Per leggere il commento cliccare:

ANDU: L. Berlinguer: il DDL e' anche nostro

From: http://www.andu-universita.it laddove e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi


SEGNALIAMO:

* l'intervista a Luigi Berlinguer "Luigi Berlinguer e la riforma Gelmini collaboriamo", sul Corriere della Sera del 2 dicembre 2009.
Per leggere l'intervista e un breve commento cliccare:

* i commenti di:
- Nicola Giuliano LEONE, dell'Universita' di Palermo;
- Salvatore NICOSIA, dell'Universita' di Palermo
all'intervento di Gianfelice ROCCA, vicepresidente di Confindustria per l'Education, "Un'occasione storica per i nostri atenei", sul Sole 24-ore dell'1 dicembre 2009.
Per leggere i commenti cliccare:

Tuesday, December 1, 2009

ANDU & Co: Su DDL: documento unitario

ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR, CISAL, CISL-Universita', CNU, CNRU, CONFSAL, FLC-CGIL, RDB-CUB, SNALS-Docenti Universita', SUN, UDU, UGL-Universita' e Ricerca, UILPA-UR


Il DDL su "Norme in materia di organizzazione delle universita', ..." presentato dal Governo al Senato e' stato elaborato in quasi un anno in sintonia con la CRUI e senza una reale consultazione delle Rappresentanze sindacali e delle Organizzazioni universitarie.
Il DDL pone finalmente per iscritto le intenzioni del governo su quelli che sono ritenuti i nodi centrali della organizzazione e della gestione del Sistema universitario.
Le soluzioni proposte, a nostro avviso, non consentono il rilancio dell'Universita' pubblica come Istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti.

Del DDL si evidenziano i seguenti punti sui quali siamo particolarmente critici:

- l'Universita' pubblica non viene piu' indicata come "sede primaria della ricerca";
- l'autonomia del Sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il Rettore e il Consiglio di Ammnistrazione) il potere di gestione degli Atenei e assoggettando il Ministero competente a quello dell'Economia;
- i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito;
- i problemi del precariato vengono aggravati con l'aggiunta del ricercatore a tempo determinato alle attuali innumerevoli figure a termine, invece di procedere alla loro totale sostituzione con un'unica figura pre-ruolo, dotata di autonomia e responsabilita' diretta di progetti di ricerca;
- assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo;
- assenza di qualsiasi riferimento alla rappresentanza e al destino del personale tecnico-amministrativo;
- la nuova figura del "direttore generale" rischia di sovrapporsi a quella del rettore;
- le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche.

Nelle singole sedi saranno indette Assemblee per discutere e approfondire i contenuti del DDL.

Il 15 gennaio 2010 torneremo a riunirci a Roma per valutare gli sviluppi della situazione, tenendo anche conto dell'esito della Assemblee di Ateneo.
Conseguentemente si decideranno le iniziative piu' adeguate. Inoltre si programmeranno gli incontri con le Forze politiche e i Gruppi parlamentari.

Roma, 27 novembre 2009

ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR, CISAL, CISL-Universita', CNU, CNRU, CONFSAL, FLC-CGIL, RDB-CUB, SNALS-Docenti Universita', SUN, UDU, UGL-Universita' e Ricerca, UILPA-UR

ANDU: Senza docenti-Valore legale-Su DDL

From: http://www.andu-universita.it dove c'e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi


SEGNALIAMO:

* l'intervento di Donato Firrao, preside di Ingegneria del Politecnico di Torino, "L'universita' rischia di trovarsi senza docenti", sulla Stampa di Torino del 30 novembre 2009.
Per leggere l'intervento cliccare:

* l'intervento di Giorgio Bertone "Elogio del valore legale del titolo di studio", sul Secolo XIX del 30 novembre 2009.
Per leggere l'intervento cliccare:

* il Documento unitario sul DDL governativo sottoscritto da ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR, CISAL, CISL-Universita', CNU, CNRU, CONFSAL, FLC-CGIL, RDB-CUB, SNALS-Docenti Universita', SUN, UDU, UGL-Universita' e Ricerca, UILPA-UR.
Per leggere il Documento cliccare:

Monday, November 30, 2009

ANDU: "Mini-universita', quanti sprechi"

From: www.andu-universita.it - dove c'e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi ...

SEGNALIAMO:

* l'articolo di
- Anna Maria Sersale "Mini-universita', quanti sprechi: in 33 Comuni c'e' un solo corso", sul Messaggero del 29 novembre 2009.
Per leggere l'articolo e un breve commento, cliccare:

* il commento di:
- Nicola MANINI, dell'Universita' di Milano alla "Lettera al Corriere della Sera" di Salvatore NICOSIA, dell'Universita' di Palermo.
Per leggere il commento cliccare:

Thursday, November 26, 2009

ANDU: Graduatoria Atenei del Sole 24-ore

From: http://www.andu-universita.it dove e'possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi


SEGNALIAMO:

* l'intervento inviatoci da Franco DI QUARTO, ordinario dell'Universita' di Palermo, "La valutazione degli atenei italiani secondo il Ministero".
L'intervento di Di Quarto si riferisce all'articolo "A Roma e Bologna le universita' da 110 e lode", sul Sole 24-ore del 23 novembre 2009.
Per leggere l'intervento di Di Quarto cliccare:

* i commenti di:
- 'PRECARIO K.', dell'Universita' di Pisa
- Salvatore NICOSIA, associato dell'Universita' di Palermo all'intervento di Alessandro Somma, ordinario dellíUniversita' di Ferrara, dal titolo ìDDL: Governo, CRUI, Confindustria e PDî.
Per leggere i commenti cliccare:

* il sito "per l'universita' pubblica" (www.perluniversitapubblica.it) che riporta un Appello e gli elenchi delle adesioni (oltre 400) sin qui pervenute (alla casella: perluniversitapubblica@gmail.com).

Wednesday, November 25, 2009

ANDU: DDL: Governo, CRUI, Confindustria e PD

From: http://www.andu-universita.it - dove e' possibile inviare commenti ai documenti e agli
interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi...

* Segnaliamo l'intervento inviatoci da Alessandro SOMMA "Come i privati e in mano ai privati. La riforma Gelmini contro l'universita' pubblica".
Per leggere l'intervento cliccare:


* Segnaliamo i commenti di:
- Susan GEORGE, associata dell'Universita' di Pisa
- Giuseppe DELL'AGATA, ordinario dell'Universita' di Pisa
- Giovanni FEDERICO, ordinario dell'Universita' di Pisa
- Guido PIANGATELLO, studente dell'Universita' Roma 1
- Federico SCARPA, ricercatore dell'Universita' di Genova
- Marco MAZZONE, ricercatore dell'Universita' di Catania
- Patrizia VERNOLE, ricercatore dell'Universita' Roma 2
- Laura SAVELLI, ricercatrice dell'Universita' di Pisa
- Cristiana TORTI, ricercatrice dell'Universita' di Pisa
all'intervento di Maria Rosaria MARELLA, ordinario dellíUniversita' di Perugia, dal titolo "L'attacco alla Scuola e all'Universita' pubblica: perche' non si puo' piu' stare a guardare".

Per leggere i commenti cliccare:

Sunday, November 22, 2009

ANDU: "Studenti in rivolta"- Marella e Manzelli


From: http://www.andu-universita.it da cui e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi


= Si segnalano:

Saturday, November 21, 2009

Disegno di legge Gelmini sull'università , il commento della FLC Cgil

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Cari colleghi,

l'11 novembre il Miur ha convocato un incontro per ascoltare le parti sindacali e rappresentative, intese in senso lato, sul testo di DDL per l'Università approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 28 ottobre. In quella sede, la FLC Cgil ha presentato le proprie osservazioni.
In questi giorni, sul nostro sito nazionale è stato pubblicato un documento di approfondimento e di commento sui contenuti del Disegno di legge.
Il documento è scaricabile in formato pdf a questo link.
Saluti
FLC Cgil Nazionale
-- 

ANDU: "16 miliardi alle universita'"

From: http://www.andu-universita.it - da cui e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi

* Si segnalano: cliccare

http://www.andu-universita.it/2009/11/21/16-miliardi-alle-universita/

- l'articolo "Francia, 16 miliardi alla ricerca" sul Sole 24-ore del 19 novembre 2009.

- il documento dell'Assemblea nazionale di precari e studenti del 20 novembre 2009.

- tre commenti (Graziano, Mario Ascheri, Franco Piperno) all'intervento di Alessandro Somma "Universita' tedesche e mercato".

Tuesday, November 17, 2009

ANDU: DDL: da Somma, Capano e Burgio

Segnaliamo i seguenti nuovi interventi sul sito dell'ANDU:

- Alessandro Somma: 'Universita' tedesche e mercato':
Sulla situazione dell'Universita' tedesca e'anche segnalato l'articolo "La rivolta deglistudenti secchioni" pubblicato su Repubblica del 17 novembre 2009.

- Giliberto Capano e Alberto Burgio a commento del documento "DDL. Chi nomina il Consiglio di Amministrazione?":

Monday, November 16, 2009

PRC: COMUNICATO STAMPA DIP. UNIVERSITA' E RICERCA





Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
Dichiarazione di Fabio de Nardis, responsabile nazionale università e ricerca PRC-SE
DE NARDIS (PRC): Rifondazione sostiene lo sciopero generale studentesco del 17 novembre
Il 17 novembre, giornata internazionale di mobilitazione studentesca, in Italia si terrà lo sciopero generale studentesco. Blocco delle lezioni e cortei, assemblee e azioni di protesta in tutte le città d'Italia contro la Gelmini e le sue politiche devastanti che puntano alla destrutturazione del sistema pubblico della formazione e della ricerca in Italia.
Rifondazione Comunista sostiene questa giornata di mobilitazione e parteciperà a tutte le iniziative di protesta e mobilitazione che si organizzeranno in ogni città italiana per rivendicare il suo NO al Governo Berlusconi e il suo sostegno alla Scuola e all'Università della Costituzione di cui la Ministra Gelmini e la sua cricca hanno fatto carta straccia.
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se


Sunday, November 15, 2009

ANDU: DDL - Chi nomina il CdA?

CHI NOMINA IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE?

Giliberto Capano, dell'Universita' di Bologna, ha inviato all'ANDU un messaggio (riportato integralmente in calce) con il quale rimarca "due errori tecnici madornali" commessi da Alberto Burgio, dell'Universita' di Bologna, in un suo intervento sul Corriere della Sera (nota 1) e in un Appello promosso dallo stesso Burgio (nota 2).

Giliberto Capano ha ragione. E' infatti vero che il DDL governativo non obbliga gli Atenei ne' a fare eleggere il Rettore solo dai professori ordinari, ne' a fare nominare dal Rettore i componenti del Consiglio di Amministrazione.
Ma e' anche vero che lo stesso DDL CONSENTIREBBE di fare partecipare tutti gli ordinari all'elezione del Rettore e di attribuire alle altre categorie un voto ponderato.
Ed e' soprattutto vero che il DDL CONSENTE che sia il Rettore a nominare i componenti del CdA.
In ogni Ateneo, secondo lo stesso DDL, si decidera' su queste fondamentali questioni attraverso la modifica dello Statuto da parte di un "apposito organo" composto dal "RETTORE con funzioni di PRESIDENTE, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione". In ogni caso il nuovo statuto sara' "adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione." (art. 2, comma 6 del DDL governativo).
E' opportuno ricordare che attualmente i Rettori presiedono sia il SA che il CdA e che sono stati questi Organismi, in quasi tutti gli Atenei, a consentire, modificando gli Statuti, le proroghe dei Rettori in carica oltre i mandati previsti.
Affidando agli attuali Rettori e ai 'loro' Organi di Ateneo le modiche di Statuto, le forze accademico-confindustriali che hanno 'ispirato' il DDL potranno essere certe che le modifiche decise dallo stesso sistema oligarchico che ha contribuito alla distruzione degli Atenei saranno 'omogenee' alla impostazione aziendalistica del DDL.
Elementare logica democratica avrebbe invece voluto che a decidere su cosi' fondamentali questioni fosse un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti), ma questo avrebbe potuto non rendere sicuro il commissariamento degli Atenei voluto da Confindustria e sostenuto da PDL, PD e CRUI.

In particolare, sulla centrale questione della nomina dei componenti del CdA, e' opportuno ricordare che quanto erroneamente riportato da Alberto Burgio (nomina da parte del Rettore) ha un 'fondamento', anzi due.

- Primo 'fondamento'.
Nella proposta di 'governance' elaborata dalla Fondazione TreeLLLe nel 2003 si legge:
"LA NOMINA e la revoca dei componenti del Consiglio di Ateneo (l'equivalente del CdA previsto dal DDL governativo, ndr) sarebbero una PREROGATIVA del Rettore", salvo che per gli 'esterni'.
E per quanto riguarda i compiti del CdA si legge che esso ha "i compiti e le responsabilita' tipici di ogni consiglio di amministrazione".
E ancora: "Il Consiglio di Ateneo delibererebbe i budget revisionali, con la conseguente ripartizione delle risorse, i bilanci consuntivi di esercizio, i piani strategici di attivita', le operazioni patrimoniali, gli impegni contrattuali dell'ateneo. Il Consiglio di Ateneo avrebbe inoltre la responsabilita' DIRETTA della selezione del personale docente, ricercatore e tecnico-ricercatore."
"La parola finale e dunque la responsabilita' reale dell'assunzione rimane in capo al Consiglio di Ateneo." Ci deve essere l'obbligo "che meta' dei componenti, escluso il Rettore, siano scelti all'interno del personale dell'ateneo e meta' all'esterno come rappresentanza dei portatori di interesse esterni nei cui confronti l'istituzione deve essere accountable: Governo nazionale e regionale, comunita' territoriali, forze imprenditoriali e sociali."
La TreeLLLe era ed e' presieduta da Attilio Oliva, ex amministratore delegato della Luiss (l'Universita' della Confindustria).
Per conoscere l'"organigramma" della TreeLLLe cliccare:

- Secondo 'fondamento'.
Nel DDL presentato recentemente dal PD (nota 3) si prevede che la meta' dei componenti del Consiglio di Amministrazione sia NOMINATA DAL RETTORE e almeno un terzo dei componenti sia formato da persone esterne (comma 7 dell'art. 5 del DDL del PD).
Per quanto riguarda i compiti, "il consiglio di amministrazione (composto al massimo da una dozzina di elementi, ndr) assume TUTTE le decisioni riguardanti l'ateneo nel suo complesso, ad eccezione di quelle di competenza di altri organi di governo" e "in particolare approva il bilancio preventivo, il conto consuntivo e TUTTI i provvedimenti che riguardano la realizzazione di infrastrutture, l'ORGANICO e il RECLUTAMENTO del personale, l'ATTIVAZIONE dei corsi di studio e l'allocazione di risorse alle strutture interne."(comma 6 dell'articolo 5).
Inoltre "il consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interne interessate, DELIBERA il reclutamento (dei professori) sulla base della graduatoria di merito e di una eventuale intervista (sic!) con i candidati." (comma 6 dell'art. 9).
E anche "la promozione (dei professori) e' DELIBERATA dal consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interessate."
(lettera d del comma 8 dell'art. 9).

Insomma la nomina dei componenti del CdA da parte del Rettore non e' (attualmente) scritta nel DDL governativo, ma ha solidissime premesse e ottime condizioni che la rendono altamente credibile.

- Nota 1. V. in "DDL: "piace solo ai rettori"":
-Nota 2. "Appello per l'Universita' pubblica":
- Nota 3. V. "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09:
e
"PD all'ANDU su DDL", del 23.6.09:

=====

Da Giliberto Capano:

"L'articolo di Burgio, come l'appello da lui sponsorizzato, contiene due errori tecnici madornali:
a. non e' vero che nel DDL il rettore e' eletto solo dagli ordinari! Il DDL dice, con una formulazione confusa che verra' certamente chiarita in sede parlamentare, che il rettore viene eletto con "voto ponderato" (quindi ponderato tra gli elettori dentro l'ateneo; come funziona ora in molti atenei dove votano in modo ponderato i membri del personale TA), "tra i prof ordinari delle universita' italiane...". Burgio confonde e non capisce che questo testo significa che l'elettorato passivo (chi puo' essere eletto rettore) viene esteso ai prof ordinari di tutte le universita' (mentre ora possono essere eletti solo ordinari "interni"). Il che e' un'innovazione (buona o cattiva non importa, al momento).
b. non e' vero che i membri del CDA vengono nominati dal rettore. Il DDL assegna il compito di stabilire la modalita' di nomina allo STATUTO. E' lecito attendersi, quindi, che la gran parte degli statuti (che sono approvati da organismi composti per lo piu' da professori!!) scelgano altre modalita' di nomina dei membri del CDA.
Non entro nel merito dei giudizi complessivi che il collega Burgio propone sul DDL. Alcuni sono condivisibili altri no. Un'opinione vale l'altra in questo momento. CREDO, pero', che non si faccia il bene dell'universita' se si confezionano contenuti comunicativi che falsano i fatti.
Un caro saluto
Giliberto Capano"

Saturday, November 14, 2009

ANDU: DDL: "piace solo ai rettori"

= Sul Corriere della Sera del 14 novembre 2009: di Alberto Burgio "Universita', progetto che piace solo ai rettori":

Quello di Alberto Burgio e' il primo intervento ospitato dal Corriere della Sera non in linea con i 'desideri' baronali-confindustriali che hanno 'dettato' il DDL governativo sull'Universita'.

- Il 12 novembre 2009 l'ANDU aveva denunciato come "anche per il DDL governativo su 'governance' e reclutamento la 'grande' stampa si e' mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti accademico-confindustriali" e aveva diffuso una lettera inviata (e non pubblicata) al Corriere delle Sera e una lettera inviata (e non pubblicata) a Repubblica (v. nota).

E' positivo che il Corriere della Sera abbia finalmente concesso uno spazio anche a chi non condivide il DDL. Repubblica, invece, ancora 'resiste'.

Nota. Per leggere il messaggio dell'ANDU "Lettere morte a Repubblica e al Corriere della Sera" cliccare:

ANDU: DDL: precari a non finire

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

1. DDL: PRECARI A NON FINIRE
2. L'ALTERNATIVA DELL'ANDU


1. DDL: PRECARI A NON FINIRE

L'ANDU ha gia' commentato (v. nota 1) la parte sulla 'governance' del DDL governativo sull'Universita' (per il testo definitivo v. nota 2).
Per quanto riguarda i contenuti relativi al reclutamento si e' gia' anticipato che gli elementi centrali sono: blocco dei concorsi con espulsione di gran parte degli attuali precari, riduzione drastica dei docenti di ruolo, anticipazione della messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo 'sostituiti' da ricercatori precari, allungamento ulteriore del periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore ministeriale precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo, clientelismo, ecc.) con 'concorsi' letteralmente 'fatti in casa'.

Nel presente documento ci si occupera' dei ricercatori precari che attualmente sono nell'Universita' 70-80 mila in svariate figure, con una eta' media molto alta, con un trattamento economico minimale o nullo, in condizioni di subalternita' scientifica rispetto ai 'maestri' che li hanno 'reclutati'.
Questa situazione professionale e umana e' grave non solo per le condizioni di estrema incertezza in cui vive per tanti anni il ricercatore precario, ma anche per la qualita' dell'attivita' scientifica e didattica che ne deriva e che inevitabilmente ne risente negativamente. Che la stabilita' sia una condizione necessaria per l'attivita' di ricerca lo ha da anni indicato anche la Comunita' Europea.

Rispetto a questo intollerabile e dannoso fenomeno, il Governo con il suo DDL ha deciso di aumentare ancora di piu' il periodo di precariato, prevedendo l'immediata messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori e sostituendolo con la figura del ricercatore a tempo determinato che dura sei anni.
Anche in questo caso la 'grande' stampa e i suoi soliti opinionisti accademici hanno falsificato la realta' sostenendo che con questa figura si introdurrebbe la "tenure track". Ma la colpa non e' dei giornalisti o degli opinionisti: essi hanno 'solo' copiato quanto hanno letto nel comunicato stampa ministeriale che tra i "punti salienti" del DDL elenca: "5. riforma del reclutamento con l'introduzione di un sistema di TENURE-TRACK: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al termine dei sei anni se il ricercatore sara' ritenuto valido dall'ateneo sara' confermato a tempo indeterminato come associato." In caso contrario terminera' il rapporto con l'universita' maturando pero' dei titoli utili per i concorsi pubblici." (dal comunicato stampa ministeriale del 28 novembre 2009)
Questo quanto contenuto nel comunicato ministeriale. Nel testo del DDL invece si legge (art. 12, comma 6): "Le universita' (…) POSSONO procedere alla chiamata diretta dei destinatari del secondo contratto triennale di cui al comma 4, i quali entro e non oltre la scadenza di tale contratto, conseguono l'abilitazione alle funzioni di professore associato, di cui all'articolo 8. I chiamati, alla scadenza del secondo contratto, sono inquadrati nel ruolo dei professori associati.".
Questa NON E' una tenure-track: e' 'semplicemente' un periodo di precariato di sei anni che si aggiunge ai sei anni di assegno, dopo, normalmente, tre anni di dottorato. Una vera tenure-track avrebbe dovuto prevedere che al momento del bando del posto di ricercatore a TD si impegni (anticipatamente) il budget per un posto di associato, posto che il ricercatore AUTOMATICAMENTE occuperebbe se ritenuto valido, cioe' se conseguisse l'abilitazione nazionale (la libera docenza riesumata) ad associato. Peraltro una forma di tenure track e' gia' prevista per gli attuali docenti ed e' la conferma nel ruolo. Anzi, per la verita', la 'follia' baronale ne prevede ben tre di conferme: una per ogni ingresso in ognuna delle tre fasce della docenza.
Quindi con il DDL governativo il precariato aumenta notevolmente nella quantita' e nella durata e si accentua la subalternita' scientifica e umana al 'maestro', dando cosi' ulteriore linfa a quella cooptazione personale, con gli 'annessi' fenomeni di localismo, clientelismo, nepotismo e anche peggio, che caratterizza l'accademia italiana.
E che il ricercatore a TD sia una figura subalterna, 'affidata' al 'maestro' che l'ha scelto e 'coltivato', lo attesta anche la previsione contenuta nello stesso DDL governativo del super ricercatore a TD ministeriale. Infatti il comma 9 dell'art. 12 del DDL prevede il "finanziamento di bandi per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato da destinare" "su base nazionale" "a giovani studiosi di elevate e comprovate capacita'" "previa presentazione di specifici programmi di ricerca. La selezione dei vincitori e' affidata a una o piu' commissioni composte da eminenti studiosi, anche stranieri, designati dal Ministro su proposta dell'ANVUR". Insomma esisteranno ricercatori a TD scelti a livello nazionale e ricercatori a TD di produzione locale, di capacita' meno elevate e meno comprovate, che serviranno a foraggiare il nepotismo accademico. Va evidenziato che in ogni caso passeranno almeno 8-10 anni prima che il primo ricercatore a TD possa diventare associato per chiamata diretta.

Comunque tutti i precari vecchi e nuovi avranno una possibilita' di sbocco nel ruolo degli associati solo tra molti anni (approvazione del DDL, emanazione dei decreti attuativi e dei regolamenti di ateneo, indizione e svolgimento delle abilitazioni nazionali, bando e svolgimento dei concorsi locali o della chiamata diretta) e dovranno 'competere' con gli attuali oltre 20.000 ricercatori di ruolo per un numero di posti ad associato estremamente ridotto per il quasi blocco del turn over e per il taglio dei finanziamenti.

Cancellando il ruolo dei ricercatori, oltre a emarginare ulteriormente gli attuali ricercatori che svolgono da anni attivita' di piena docenza ancora non riconosciuta, si realizzerebbe finalmente un vecchio e trasversale progetto di una docenza in due fasce, con a monte un vasto 'serbatoio' di precari. Un progetto contro cui e' stata sempre espressa una forte opposizione, fin dai tempi del "Decreto Pedini" che nel 1978 consentiva ai precari di allora uno sbocco nel "ruolo AD ESAURIMENTO degli aggiunti universitari" e, piu' recentemente, contro la Legge Moratti che nel 2005 voleva subito mettere ad esaurimento l'attuale ruolo dei ricercatori (operazione poi .rinviata al 2013).


2. L'ALTERNATIVA DELL'ANDU

- Proposta dell'ANDU su docenza e concorsi

Premessa.
Solo con la riforma proposta dall'ANDU (v. piu' sotto) si puo' porre veramente e immediatamente fine al precariato e al nepotismo accademico, consentendo finalmente ai docenti di qualsiasi livello di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Si sottolinea inoltre che l'introduzione dei concorsi nazionali per l'ingresso nella fascia iniziale della docenza (dal 1980 il ruolo dei ricercatori) rappresenterebbe una novita' ASSOLUTA per l'Universita' italiana: per la prima volta ci sarebbero concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere una graduatoria dei vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi, seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito o hanno avuto assegnati i posti.

LA PROPOSTA

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente a una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

= Nota 1. Sul DDL governativo l'ANDU ha gia' elaborato i seguenti documenti:
- "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
- "Durata mandato Rettori?" del 2.11.09:
= Nota 2. Per la "versione definitiva" del DDL governativo su 'governance'

ANDU: "Appello per l'universita' pubblica"

From: http://www.andu-universita.it

- Segnaliamo:

- "Appello per l'Universita' pubblica":
http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=13439

- intervento di Marco Bascetta "La conoscenza non e' mercato" sul
Manifesto del 7 novembre 2009:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091107/O1CHQ.tif

Friday, November 13, 2009

PRC: DIP. UNIVERSITA' E RICERCA







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Care compagne e compagni
il coordinamento ricercatori precari della CGIL e il laboratorio precari di Roma hanno indetto per venerdì 20 novembre un'assemblea nazionale all'Università di Roma "La Sapienza" per discutere del DDL Gelmini e pianificare un programma di lotta comune. In questa direzione credo sia fondamentale la partecipazione delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra di Alternativa. Di conseguenza invitiamo tutte e tutti ad accorrere a Roma ed intervenire per rafforzare il punto di vista nostro e di chi come noi lotta quotidianamente per una università pubblica, di massa e di qualità. Di seguito il testo dell'appello a cui abbiamo aderito.
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se
Riprendere la parola, rilanciare il movimento
Appello per un'assemblea nazionale a Roma a "La Sapienza" venerdì 20 Novembre
Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del 2005.
La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola - 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.
Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.
Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente "meritocratici" ma in realtà profondamente opachi, i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI. Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si con solida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure "stabili" sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito.
E' chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione. Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l'università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell'economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell'1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e pr oposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.
A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 10 presso Sapienza un'assemblea nazionale con il seguente odg:
1. Analisi del Ddl.
2. Piattaforma delle rivendicazioni.
3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali.
E' infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e tutte le componenti dell'università, della ricerca e della scuola, colpite allo stesso modo dalla politica del governo.

Laboratori Precari - Roma
Coordinamento nazionale precari dell'università - FLC CGIL



ANDU: Lettere morte a Repubblica e al Corriere

::::> Nel SITO in costruzione dell'ANDU (www.andu-universita.it) e' gia' possibile trovare diversi documenti <::::

Tutte le controriforme universitarie (finta autonomia finanziaria e statutaria, finti concorsi locali, "3 + 2", ecc.) si sono avvalse del pesante sostegno delle 'grande' stampa.
Anche per il DDL governativo su 'governance' e reclutamento la 'grande' stampa si e' mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti accademico-confindustriali.
Si scrive su cose che non si conoscono e/o si inventa 'liberamente', senza dare possibilita' ad altri di precisare e/o dissentire. La stampa da 'regime accademico' non lascia spazio: la demolizione dell'Universita' statale voluta dalla Confindustria e dalla casta accademica va completata e presto.

In particolare a Repubblica e al Corriere della Sera sono state inviate due lettere: niente da fare, la liberta' di stampa di cui tanto si parla non prevede di disturbare il manovratore.
Ecco le lettere non pubblicate:

1. LETTERA di Paola Mura dell'Universita' di Padova a Repubblica. La lettera si riferisce all'intervento di Mario Pirani "O la Gelmini corre o la riforma fallisce" su Repubblica dell'11 novembre 2009:

2. LETTERA di Salvatore Nicosia dell'Universita' di Palermo al Corriere della Sera. La lettera si riferisce ai vari articoli relativi al DDL governativo sul Corriere della Sera del 30 ottobre 2009:


============

1. LETTERA di Paola Mura a Repubblica NON pubblicata:

"Sono un professore associato dell'Universita' di Padova (una di quelle virtuose il cui rettore fa riferimento ad AQUIS), e sono diventata tale con un concorso fatto 'dopo il 1999', quindi "passata attraverso il filtro di una sana competizione per merito" (Pirani su Repubblica del 9-11) e lavoro nell'Universita' da più di trent'anni. Come spesso in questo periodo, sull'Universita' mi ritrovo in totale disaccordo col giornale che su altri temi rappresenta bene il mio pensiero. La valutazione assolutamente positiva del 'DDL Gelmini' mostra infatti che delle due l'una: o non si e' capito bene il contenuto del testo o non si conosce bene l'Universita' italiana (o tutte e due).
Come si puo' sostenere che il parere favorevole dei rettori sia la prova che il "metodo sia stato quello giusto e consenta di promuovere scelte ampiamente condivise"? Il DDL dà ai rettori il piu' ampio potere di gestione che abbiano mai avuto, sul modello dell'amministratore delegato di un' impresa, che comanda e non coordina (in una visione miope e vecchia anche dell'impresa). Certo che i rettori sono d'accordo. Ma l'Universita' non e' un'impresa e non 'produce un prodotto' qualsiasi, produce cittadini con le massime conoscenze possibili, nel nostro Paese, con gli investimenti che sono a questo dedicati e con la preparazione che le scuole arrivano a dare. Non ha per suo compito precipuo quello di sfornare quadri intermedi per fabbriche manifatturiere. Tendenzialmente insegna a pensare e a risolvere problemi nei vari campi in cui si esplica: curare malattie, progettare (circuiti, nuove tecnologie, modalità abitative sicure, strutture), cercare fonti di energia future, insegnare a gestire un'economia non basata sulla finanza fine a se stessa, portare ad una agricoltura e alimentazione sostenibile e sana, insegnare i valori, la storia e gli aspetti culturali delle civilta', oltre a insegnare ad insegnare, a tutti, persino a leggere, scrivere, far di conto e ragionare in sequenza logica). Se l'industria italiana (sia la piccola industria che caratterizza buona parte dell'Italia, sia Confindustria, che sta cercando di ridurre l'Universita' a un suo bacino di raccolta di forza lavoro poco qualificata, come e' il prodotto della mediocrissima universita' americana, tolte le poche 'grandi') non vede in questo un 'prodotto interessante', il problema e' suo, che rimane un industria piu' legata al XIX-XX secolo che al XXI.
Nonostante le grida populistiche sul 'togliere potere ai baroni' della ministra e di tutti quelli che le fanno il coro, questa 'riforma' concentra tutto il potere nelle mani proprio dei baroni, intesi come professori ordinari legati ai poteri forti, accademici ed extraaccademici, gli unici che potranno fare parte degli organi di gestione, oltre agli esterni nominati non si sa bene da chi e a quale livello. Ma lo sa il ministro Gelmini che nei CdA delle universita' ci sono sempre stati rappresentanti del territorio (enti pubblici, industria, commercio) e che spesso non partecipavano alle riunioni, se partecipavano non prendevano posizione e se la prendevano spesso non avevano capito tutti i lati del problema?
Quanto ai concorsi, sia chiaro che quando si lascia l'ultima parola alla prova locale, e' sempre il barone di turno che decide, e che non siamo in presenza di nessuna tenure track, perche' la legge, proprio per non toccare quel potere che tanto dichiara di voler smantellare, scrive che gli atenei POSSONO decidere di chiamare chi ha fatto l'abilitazione nazionale. E ci risiamo, se il tuo barone ti vuole, ti fa il concorso locale (che continua, piu' o meno indirettamente, a gestire), se non ti vuole, puoi anche essere il piu' bravo ma resti con la tua coccarda di 'idoneo', 'per la gioia dei bambini e per la gioia di mamma'.
Il risultato che stanno cercando in tanti, da destra e da sinistra fin dal 1980 e' quello di distruggere la III fascia della docenza, che permette uno sbocco credibile, dignitoso e utilissimo all'universita' per tutti quei giovani che vorrebbero entrare nell'Universita' stessa e poter contemporaneamente vivere (anche se non hanno famiglie abbienti alle spalle) e di render l'Universita' statale un bacino eterodiretto, da sfruttare Che tutto cambi perche' niente cambi (anzi peggiori). Mi sembra di averlo gia' sentito.

Paola Mura - Universita' di Padova"

=====

2. LETTERA di Salvatore Nicosia al Corriere della Sera NON pubblicata:

"Per l'ostinata, sentimentale convinzione che il Corriere sia sempre il Corriere vorrei offrire l'altra meta' di solo alcune delle mezze verita' delle quali e' fatto il paginone sul DDL sull'Universita' del 30 ottobre 2009.
Partecipazione dei privati al Consiglio di Amministrazione delle Universita': in misura limitata e' prevista gia' dalle leggi attuali.
Aumentarla al 40% sarebbe naturale se Imprese, Fondazioni e mecenati finanziassero la ricerca e la didattica al 40%; ma questo in Italia non succede, ne' il DDL governativo lo prescrive come requisito. Che cosa amministrerebbero questi signori allora? Denaro non loro, un'Istituzione nella quale non rischiano nulla? Nessuna Universita' americana lo ammetterebbe. Nessuna industria, banca o cooperativa di nessun Paese lo accetterebbe.
Carriere dei ricercatori a contratto: nell'articolo sembrano ampie e dritte. Nessuno in Redazione ha voluto scrivere un occhiello per ricordare ai lettori che per le attuali norme sul pubblico impiego ci sara' solo 1 assunzione ogni 5 pensionamenti circa. Questa percio' diventera' in realta' una fascia di docenti precari, che dovranno fare ricerca e didattica (come quelli di ruolo attuali) ma alla fine dei sei anni saranno giudicati solo sulla ricerca.
Stipendi dei prof: credo bene che lo stipendio iniziale salirebbe a 2.100 euro: questo e' semplicemente l'attuale stipendio di un Associato. Sparisce lo stipendio di 1.300 perche' spariscono i Ricercatori di ruolo. Meglio del Mago Silvan.
Trovero' il professore in cattedra, esulta una studentessa. Giusta aspirazione; ma in cattedra, o in Biblioteca o in Laboratorio ne trovera' 1 su 5 attuali. Dovra' dimenticarsi gli esami orali guidati, le revisioni dei progetti a piccoli gruppi, le pazienti correzioni della sua Tesi inclusi gli errori di grammatica.
Un complimento ai redattori dell'articolo bisogna pur farlo: per avere trovato un vera perla, la studentessa di Chimica che mette in ridicolo il Corso di Chimica dei coloranti. Una Chimica che e' vecchia quanto il mondo (della porpora scriveva gia' Omero) ma sempre nuova. Se dalla lavatrice di questa Vispa Teresa il bucato non esce tutto di un colore lo si deve proprio a quella chimica: strano che in Italia occorra rammentare questi semplici fatti.
Sinceramente

Salvatore Nicosia
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"

Thursday, November 12, 2009

[ateneo] FFO 2009 classifica dettagliata degli atenei

E' uscita la distribuzione dettagliata dei fondi 2009 agli atenei.

Non si trova sul sito del Ministero ma su CampusPro:

http://www.campus.it/sfogliatore/

--
Prof. Maria Cristina Menziani
University of Modena and Reggio E.
Department of Chemistry
Via Campi 183
41100 Modena -Italy

Tel: +39-059-2055091
Fax: +39-059-373543

Friday, November 6, 2009

ANDU: Lingue UNICT contro DDL

"Mozione dell'Assemblea di Studenti, Docenti e Personale Tecnico-Amministrativo della Facolta' di Lingue dell'Universita' di Catania"

- Giovedì 5 novembre 2009.

L'assemblea di studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo della Facolta' di Lingue e Letterature Straniere dell'Universita' di Catania denuncia con forza gli incoerenti e scomposti disegni di riforma del sistema universitario proposti dal Governo. Ritiene che tali provvedimenti - aldila' degli annunci mediatici e miracolistici - comportino un'inaccettabile riduzione del finanziamento per l'Universita' e siano destinati a generare uno stato - in parte gia' presente - di dissesto della cultura e di morte di quell'alta formazione pubblica che costituiscono il futuro del nostro paese, ma anche i piu' forti antidoti contro la crisi economica e sociale globale da cui siamo investiti.

L'assemblea promuove la costituzione di un Comitato per l'Istruzione e la Ricerca che nei prossimi mesi:
- diffonda nel mondo universitario e nella societa' civile il documento del 30 ottobre, promovendo la raccolta di firme su www.step1.it.
- proponga - anche chiedendo solidarieta' e collaborazione al Rettore ed agli organi universitari di rappresentanza - iniziative con le forze politiche, economiche e sociali atte a diffondere la consapevolezza dello stato d'emergenza del mondo universitario;
- proponga lezioni in piazza dei corsi di laurea destinati a chiudere secondo le recenti disposizioni governative o nei quali il numero chiuso o programmato sara' fortemente discriminatorio;
- segua l'iter della riforma e informi nelle aule anche con momenti di sospensione delle attivita';
- aderisca a tutte le iniziative che fanno emergere l'ipocrisia che copre il precariato del mondo universitario;
- chieda a tutte le componenti del mondo della ricerca e dell'istruzione di organizzarsi e fare uscire questa crisi (come quella della scuola) da una irresponsabile censura mediatica.

Aderisce al documento il Coordinamento dei Ricercatori Precari dell'Universita' di Catania"

ANDU: DDL: "Fine universita' pubblica"

Riportiamo il testo dell'intervento di Alessandro Somma "La fine dell'universita' pubblica" comparso su Nuova Ferrara del 31 ottobre 2009:

"La fine dell'universita' pubblica"

di Alessandro Somma

L'anno passato una legge aveva accordato alle universita' la facolta' di trasformarsi in fondazioni private, dirette da un consiglio di amministrazione eventualmente controllato da privati, e finanziate dallo Stato nella misura in cui sarebbero state capaci di attirare fondi esterni.
La legge venne avversata da un ampio movimento, che se non altro determino' la sua mancata applicazione. Non fu tuttavia una vittoria definitiva: la riforma dell'universita' appena varata dall'esecutivo non dispone la formale privatizzazione degli atenei, ma realizza nei fatti il medesimo risultato.
Intendiamoci: l'universita' deve rapportarsi con i privati, esattamente come con la societa' civile e con le componenti politiche ed economiche del territorio in cui opera. Ma deve poterlo fare ad armi pari, ricevendo stimoli ma anche avendo la liberta' di valutarli criticamente e la possibilita' di rifiutarli o di fornirne a sua volta: c'e' bisogno di innovazioni scientifiche, esattamente come di pensiero critico capace di valutare il loro impatto sulla vita delle persone e della comunita'. Solo a queste condizioni l'universita' e' davvero pubblica.
Esattamente il contrario di quanto previsto con la riforma, che stravolge l'attuale assetto, sicuramente perfettibile ma pur sempre fondato sull'idea che la vita dell'universita' viene decisa in autonomia e di comune accordo dalle sue componenti: studenti, personale docente e tecnico amministrativo.
Finora le decisioni più importanti dipendevano in massima parte dal Senato accademico. Se la riforma verra' approvata quest'ultimo potra' solo formulare proposte e pareri, mentre le funzioni di indirizzo e di iniziativa spetteranno direttamente al rettore e al consiglio di amministrazione. E in quest'ultimo dovranno sedere almeno il quaranta per cento di membri non provenienti dall'universita', quindi eventualmente di privati, competenti fra l'altro ad attivare o sospendere corsi e sedi.
Altre innovazioni sono solo apparentemente ispirate da buone intenzioni.
Si parla di valutazione della didattica e della ricerca, ma si tratta di valutazione operata dal ministero secondo criteri economici, ben distante da quella, pure problematica, realizzata attraverso organismi indipendenti.
Si valorizzano i giudizi sulla didattica formulati dagli studenti, tuttavia secondo un modello tipicamente consumeristico, a cui e' estranea l'idea di una partecipata definizione delle linee didattiche. Infine si prevede l'emanazione di un codice etico, che nel clima attuale si occupera' delle parentele tra docenti e non anche dei vincoli professionali, difficilmente tracciabili ma più frequenti e non meno dannosi dei vincoli famigliari.
A queste condizioni non stupisce l'entusiastica adesione dei principali miracolati dalla riforma: i privati e i rettori. Per Confindustria essa rendera' le universita' italiane competitive nel mondo. La Conferenza dei rettori delle universita' italiane (Crui), consorzio di rettori ma non di atenei, ha subito parlato di occasione fondamentale e irripetibile, da condividere nella sostanza: si auspica semplicemente un ampio dibattito parlamentare, ben sapendo che produrra' solo ritocchi a uno schema definito e magari blindato da un voto di fiducia. E si fa capire che il giudizio positivo definitivo dipendera' dai soldi messi a disposizione per finanziare la riforma: quindi che i rettori sono in vendita.
Neppure fara' stupore una probabile adesione del Piddi, che pochi mesi or sono ha presentato un suo progetto di riforma. Anche li' si favorisce la concentrazione del potere accademico nelle mani del rettore e del consiglio di amministrazione, con un'ampia rappresentanza in quest'ultimo di soggetti esterni all'universita'."

ANDU: Ai Parlamentari: NO rottamazione ricercatori

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Parlamentari

NELLA FINANZIARIA SI ELIMINI LA ROTTAMAZIONE DEI RICERCATORI UNIVERSITARI

Il 23 settembre 2009 al Senato il Governo ha accolto l'Ordine del giorno che "impegna il Governo: ad includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni." (per il testo completo dell'Ordine del giorno v. nota 1).

Nonostante cio' e nonostante che gia' nel luglio 2009 al Senato e alla Camera fossero stati approvati dei Pareri che andavano nella stessa direzione di impedire la rottamazione dei ricercatori universitari (per il testo dei Pareri v. nota 2), finora il Governo non ha preso nessuna iniziativa per impedire questa rottamazione, mentre ora sembra interessarsi solo della rottamazione dei medici (v. comunicato stampa in nota 3)

In occasione della votazione della prossima Finanziaria, chiediamo a tutti i Parlamentari di presentare e/o sostenere emendamenti volti a impedire la rottamazione dei ricercatori universitari.


----------------

=== Nota 1. ORDINE DEL GIORNO ACCOLTO DAL GOVERNO NELLA SEDUTA DEL SENATO DEL 23.9.09:

"G1.74 (gia' em. 1.74) - POSSA, D'AMBROSIO LETTIERI, MASSIDDA
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 1749 di conversione del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, premesso che:
l'articolo 17, comma 35-novies del suddetto decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, prevede la possibilita' per le pubbliche amministrazioni di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro a decorrere dal compimento dell'anzianita' contributiva di 40 anni;
la medesima norma correttamente prevede, fra l'altro, l'esplicita esclusione dei professori universitari;
considerato che non si ravvisa motivo per non estendere anche ai ricercatori la medesima esclusione, soprattutto laddove il conseguimento di 40 anni contributivi sia dovuto al riscatto degli anni di laurea, ovvero al riscatto di precedenti periodi lavorativi in altro tipo di attivita', ovvero al riscatto del periodo di servizio militare, tenendo presente che tali riscatti sono stati determinati unicamente dal fine di aumentare l'anzianita' contributiva al momento dell'entrata in pensione; valutata l'inopportunita' di rinunciare alla prestazione lavorativa di personale estremamente valido, con particolare riferimento ai soggetti di età anagrafica inferiore ai 60 anni;
rilevata l'inopportunita' di interrompere programmi di ricerca gia' intrapresi di carattere pluriennale; impegna il Governo:
ad includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

----------------

=== Nota 2. PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724
(…)
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione: 2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:
nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati;
tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;
con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis;
il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;
il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita;
le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio;
il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

----------------

=== Nota 3.

"Roma, 3 nov. (Adnkronos Salute) - Sara' cancellata la norma sulla 'rottamazione' dei medici, che consente alle aziende sanitarie e ospedaliere di mandare in pensione i camici bianchi con 40 anni di contributi, compresi gli anni riscattati. Su questo punto si e' raggiunto l'accordo nell'incontro di questa mattina fra i sindacati dei medici e del resto della dirigenza del Ssn, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e Antonio Naddeo, capodipartimento della Funzione pubblica del ministero della Pubblica amministrazione e innovazione che ha appunto la 'paternita'' della norma in questione. Si e' trattato della prima riunione di uno dei quattro tavoli annunciati e istituiti da Sacconi su alcune questioni chiave poste dai medici. E' stato illustrato ai sindacati un testo che annulla la rottamazione dei camici bianchi, accolto positivamente dalle sigle della dirigenza. Adesso si attende l'ok delle Regioni e poi il provvedimento andra' all'esame della Conferenza Stato-Regioni."

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione universita', n. 42 del 5 novembre 2009

Conoscenzanews Edizione Università

Anno V n. 42 del 5 novembre 2009


Direttore responsabile Ermanno Detti
Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma - Tel. 06.585480, fax 06.58548434
e-mail conoscenzanews@flcgil.it sito internet www.flcgil.it Feed RSS flcgil.it

Notizie
  • "100 piazze per la Conoscenza", il 7 novembre con la FLC Cgil
  • Approvato il DDL di riforma dell'Università
  • Riforma della Pubblica Amministrazione, un ennesimo attacco ai dipendenti, ai diritti, alla contrattazione
  • Assenze per malattia: fasce orarie di reperibilità più ampie
  • Ricerca è futuro. Quali politiche per uscire dalla crisi
  • Precari Università: 20 novembre assemblea nazionale a "La Sapienza"

Servizi e Rubriche

  • Brevissime
  • Appuntamenti

Wednesday, November 4, 2009

ANDU: "DDL distrugge l'Universita'"

== Segnaliamo due interventi sul DDL governativo (per la "versione definitiva" del DDL v. nota):

- Rossano Pazzagli "Universita', questa riforma e' un colpo all'istruzione" sul Tirreno del 4.11.09:

- Alberto Burgio "Come stanno distruggendo l'Universita'" su Liberazione del 4.11.09.
Nella prima delle due pagine Burgio, tra l'altro, scrive che il DDL governativo e' stato presentato dal Corriere delle Sera "come nemmeno un depliant pubblicitario del Ministero oserebbe fare." Per leggere l'intervento cliccare::


== Sul DDL l'ANDU ha gia' elaborato i seguenti documenti:
- "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
- "Durata mandato Rettori?" del 2.11.09:


Nota. Per la "versione definitiva" del DDL governativo su 'governance' e reclutamento cliccare (senza interrompere i caratteri):

ANDU: Durata mandato Rettori?

IL PROBLEMA NON E' LA DURATA DEL MANDATO DEI RETTORI

Uno dei contenuti del DDL governativo sull'Universita' piu' propagandati dalla 'grande' stampa e' l'introduzione di un limite al mandato dei Rettori: "Uno stop ai rettori a vita" e' il titolo di un articolo del Sole 24-ore del 2 novembre 2009 (nota 1).

In realta' un limite ai mandati del Rettore e' presente negli Statuti di quasi tutti gli Atenei, ma e' pur vero che sono pochi gli Atenei in cui non si sia modificato o non si stia modificando lo Statuto per prolungare il mandato del Rettore in carica oltre il periodo massimo previsto.

Il fenomeno dei "rettori a vita" attraverso la 'forzatura' degli Statuti - 'inaugurato' nel 1999 nelle Universita' di Bologna e di Pisa - e' in realta' la manifestazione di un sistema di potere che negli Atenei si costruisce e si regge attorno alla figura del rettore-padrone.

Come si e' piu' volte detto, i Rettori sono stati e sono potenti non per le specifiche competenze attribuite loro dalle leggi, ma perche' essi operano in presenza di Organi di Ateneo (Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione) non in grado di compiere scelte autonome e nell'interesse complessivo della loro Universita'. Tali organi, peraltro, sono direttamente 'gestiti' dal Rettore che presiede entrambi.
In particolare gli attuali Senati Accademici, a causa della presenza dei Presidi, possono esprimere solo scelte di natura 'condominiale', essendo i Presidi espressione degli interessi particolari delle proprie Facolta', organi obsoleti che sopravvivono solo perche' ancora gestiscono il 'mercato dei posti', cioe' il reclutamento e l'avanzamento da una fascia all'altra dei docenti. Ed e' soprattutto questo potere che i Presidi hanno tutelato nei Senati Accademici, 'rispettando' gli interessi delle altre Facolta' per difendere quelli della propria. Tutto questo lascia al Rettore ampio margine di decisione su quanto non e' direttamente legato al bando di posti per la docenza.

L'introduzione di un limite al mandato dei Rettori e' in realta' un diversivo rispetto alla gravissima scelta, prevista nel DDL governativo, di rafforzare negli Atenei il sistema di potere oligarchico, concentrando proprio nelle mani del Rettore e del 'suo' Consiglio di Amministrazione un potere assoluto: dal rettore-padrone si passa al rettore-sovrano assoluto!

Se invece si fosse voluto realmente superare l'attuale dannosa gestione degli Atenei si sarebbe dovuto gia' da molti anni - come richiesto dall'ANDU (nota 2) - realizzare una riforma in senso democratico dell'intera organizzazione degli Atenei, affidandone il governo ad un organo composto esclusivamente dai rappresentanti DIRETTAMENTE eletti da tutte le componenti dell'Universita' (docenti, tecnico-amministrativi, studenti).
Cosi', tra l'altro, si sarebbe impedito che, con la 'scusa' del mal funzionamento dell'attuale gestione degli Atenei, venisse accelerato il processo di 'aziendalizzazione' degli stessi, con Rettori ancora piu' potenti, secondo quanto voluto dalla Confindustria e dai poteri forti accademico-politici del PDL e del PD e condiviso,'naturalmente', dalla Conferenza dei Rettori.


- Nota 1. V. l'articolo "Uno stop ai rettori a vita", sul Sole 24-ore del 2.11.09:
- Nota 2. V. il punto 4 ("L'alternativa dell'ANDU') del documento "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:

Monday, November 2, 2009

ANDU: DDL: "il Pd non collabori"

Segnaliamo l'intervista a Ignazio Marino "Il Pd non collabori. E' una legge dirigista" sul Manifesto dell'1 novembre 2009. Per leggere l'intervista cliccare:

Ma qui non si tratta del rischio che il PD si metta a "collaborare" con la maggioranza per l'approvazione del DDL governativo su 'governance' e reclutamento.
Il fatto e' che il PD ha sempre portato avanti 'in proprio' il progetto di aziendalizzazione delle Universita'.
E il recente disegno di legge presentato dal PD 'documenta' la perfetta sintonia tra i DDL del PD e del Governo.
Tutto questo e' possibile leggere nei documenti dell'ANDU che qui si ripropongono:

- "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09:

- "PD all'ANDU su DDL", del 23.6.09:

- "DDL governativo: commissariamento Atenei", del 30.10.09:

ANDU: DDL governativo: commissariamento Atenei

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

DDL GOVERNATIVO: COMMISSARIAMENTO DEGLI ATENEI

1. Il contesto
2. Perche' una legge sulla 'governance'?
3. Cancellazione della partecipazione democratica
4. L'alternativa dell'ANDU

Il 28 ottobre 2009 il Governo ha approvato il DDL su 'governance' e reclutamento (per il testo v. nota 1). Il Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del DDL prima della sua presentazione al Consiglio dei Ministri.
Nel presente documento si analizzano i contenuti del DDL riguardanti la 'governance' degli Atenei. Saranno al piu' presto analizzati anche i contenuti relativi al reclutamento i cui elementi centrali comunque sono: blocco dei concorsi con espulsione di gran parte degli attuali precari, riduzione drastica dei docenti di ruolo, messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo 'sostituiti' da ricercatori precari, allungamento ulteriore del periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore ministeriale precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo, clientelismo, ecc.) con 'concorsi' letteralmente 'fatti in casa'. In ogni caso, il risultato certo di questo DDL sara' un ulteriore blocco dei concorsi: passeranno anni prima che possa prendere servizio il vincitore di un concorso svolto con le nuove regole. Infatti i tempi di approvazione del DDL governativo saranno lunghi e ulteriori mesi passeranno per emanare i
decreti attuativi e poi approvare i regolamenti di Ateneo.


1. Il contesto

Per mesi sono circolate bozze 'informali' del DDL ministeriale ed e' stata piu' volte annunciata la sua imminente presentazione e ogni volta la 'grande' stampa ne ha magnificato i nuovi (sempre gli stessi!) contenuti 'rivoluzionari'. La stessa stampa sta ora propagandando le grandi novita' - sempre le stesse - del DDL e sta ospitando i soddisfatti commenti dei soliti accademici-opinionisti.
In questi mesi, nel frattempo, sono stati bloccati i concorsi gia' banditi e sono stati mantenuti i tagli mortali che stanno affossando definitivamente gli Atenei.
Di fronte a tutto questo la Conferenza dei Rettori, che si e' andata frantumando in parti separate da interessi diversi, e' riuscita 'solo' a sostenere il progetto ministeriale che ha tra suoi i punti piu' 'qualificanti' proprio quello del rafforzamento ulteriore del potere dei Rettori (nota 2).
E' inoltre risultato sempre piu' evidente che, come nei precedenti Governi, il vero Ministro dell'Universita' e' quello dell'Economia: quest'ultimo - per non lasciare alcun dubbio - ha 'assistito' il finto Ministro dell'Universita' nella Conferenza stampa di presentazione del DDL appena approvato dal Governo.


2. Perche' una legge sulla 'governance'?

Si sta ricorrendo ad una legge sulla 'governance' per introdurre OBBLIGATORIAMENTE negli Atenei assetti organizzativi che fino ad oggi sarebbe stato possibile introdurre autonomamente.
Il DDL sulla 'governance' ha, infatti, l'obiettivo di COSTRINGERE gli Atenei a modificare, secondo una logica aziendalistica, il proprio assetto istituzionale per accentrare nelle mani del Rettore e del ristretto numero di componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione (con almeno il 40% di esterni) TUTTA la gestione dell'Ateneo, oggi formalmente esercitata dal SA, dal CdA, dai Consigli di Facolta' e di Dipartimento. Una modifica finora non adottata dai singoli Atenei, nonostante essa fosse consentita dall'autonomia statutaria, come e' dimostrato dal nuovo Statuto di Camerino (nota 2) che ha adottato proprio un 'modello' molto simile a quello che il Governo ora vuole IMPORRE a tutti gli Atenei.
Il modello che si vuole imporre e' quello 'dettato' da anni dalla Confindustria e dalla 'sua' lobby trasversale costituita dalla Fondazione TreeLLLe. Un modello che e' condiviso dal PD, in un clima bipartisan che da decenni caratterizza l'attivita' governativa e parlamentare sull'Universita'.
Un trasversalismo che la Confindustria ha sempre 'coltivato' e che e' tornata ad auspicare attraverso il suo Vice-presidente Felice Rocca che, benedicendo il DDL appena approvato, ha dichiarato: "Mi auguro che l'iter parlamentare sia rapido, registri un ampio consenso e non stravolga un provvedimento organico ed equilibrato che raccoglie anche le migliori proposte dell'opposizione".
La sostanziale corrispondenza tra le posizioni della Fondazione TreeLLLe, quelle governative e quelle del PD si puo' constare leggendo il documento "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti" (nota 3).


3. Cancellazione della partecipazione democratica

L'obiettivo principale del DDL e' quello di azzerare la partecipazione democratica nella gestione degli Atenei, trasformandoli in aziende simili alle ASL .
Mentre il SA e' ridotto a mero organo propositivo e consultivo (art. 2, comma 2, lettera e, del DDL governativo), al nuovo CdA - non elettivo - sono assegnati poteri ASSOLUTI (art. 2, comma 2, lettere f e g).
Il ruolo dei Consigli di Dipartimento e' svuotato dalla "istituzione di un organo DELIBERANTE, composto dai direttori dei dipartimenti in esse (facolta' o scuole, ndr) raggruppati" (art. 2, comma 3, lettera f).
Per essere certi della 'corretta' applicazione della controriforma e' previsto che a predisporre il nuovo statuto sia un "apposito organo" composto dal "rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione". In ogni caso il nuovo statuto sara' "adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione." (art. 2, comma 6). Tutto questo va nella direzione opposta alla formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti), un Organo indispensabile se si volessero affidare le decisioni sul nuovo assetto dell'Ateneo all'Ateneo stesso e non alla sua oligarchia.
'Naturalmente' nel DDL governativo non e' prevista la
costituzione di un nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini le Universita' e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici. Un Organo composto da rappresentanti di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentaria.


4. L'alternativa dell'ANDU

Il DDL governativo, se approvato, porterebbe alla fine dell'idea stessa di Universita' di massa, democratica e di qualita', e all'indebolimento dell'assetto democratico del nostro Paese.
Occorre reagire tempestivamente e decisamente contro quello che costituisce l'atto finale di un attacco all'Universita' che da oltre un decennio e' trasversalmente condotto dai poteri forti accademico-confindustriali e occorre anche battersi per il rilancio dell'Universita' statale, che puo' avvenire solo attraverso una immediata riforma democratica che scardini quel potere baronale che ha contribuito alla sua demolizione.
Per quanto riguarda la 'governance', e' urgente un cambiamento organizzativo che finalmente consenta il pieno e responsabile coinvolgimento di tutti coloro che operano e studiano nell'Universita'.
In questa direzione si ripropone quanto ha elaborato l'ANDU a questo proposito.

= Governo del Sistema nazionale e organizzazione degli Atenei

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei

Premessa.
La riforma proposta dall'ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta nell'Universita' italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei, attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo e bilanciando quelli del Rettore: e' l'assenza di un Organo collegiale di Ateneo, democratico e realmente responsabile, che ha impedito una gestione rispettosa degli interessi generali dell'Universita' e della Societa'.

Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivodi Ateneo"), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all'Ateneo stesso. Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero 'incardinare' i docenti, togliendo la 'gestione' dei posti ai Consigli di Facolta' , che dovrebbero svolgere compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.

30 ottobre 2009

- Nota 1. Per leggere il testo del disegno di legge discusso dal Consiglio dei Ministri cliccare (link provvisorio):
Il testo ufficiale si dovrebbe trovare (quando lo allegheranno) cliccando:
- Nota 2. V. il documento dell'ANDU "La 'governance' degli Atenei dei Rettori", del 24.2.09. Per leggere il documento cliccare:
- Nota 3. Per leggere il documento dell'ANDU "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09, cliccare:

Friday, October 30, 2009

[ricercatori unimore] CNRU: Disegno di Legge Gelmini

Cari colleghi,

oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo del Disegno di Legge della Gelmini sull'Università. Il testo del DdL, che risale al 22 ottobre scorso, lo potete trovare al

Non dovrebbero esserci variazioni al testo approvato. In ogni caso potete leggere i primi commenti, ad esempio, dal Corriere della Sera al sito

A tale proposito la parte intitolata BASTA
RICERCATORI A VITA è completamente fuorviante e assolutamente diversa da ciò che è previsto nel testo di legge.

Inutile sottolineare la totale assenza di norme sullo stato giuridico dei ricercatori attuali.

cordialmente
Marco Merafina
Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari

Thursday, October 29, 2009

FLC-CGIL: Il Consiglio dei Ministri approva il DDL di riforma dell'Università

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Cari colleghi,

vi segnaliamo sul nostro sito il testo del Disegno di Legge sull'Università presentato in Consiglio dei Ministri il 28 ottobre ed un primo commento della FLC Cgil.
Saluti
FLC Cgil Nazionale

-- 

Wednesday, October 28, 2009

PRC: COMUNICATO STAMPA - DDL Gelmini







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Dichiarazione di Fabio de Nardis, responsabile nazionale università e ricerca Prc-Se
DE NARDIS (PRC): La riforma Gelmini è un vero pastrocchio
Nel Consiglio dei Ministri di oggi (28 ottobre) la Ministra Gelmini presenterà il suo Disegno di Legge che dovrebbe rivoluzionare il sistema universitario pubblico ma che si configura in realtà come un vero pastrocchio che non avrà vita facile nel suo iter parlamentare. Il sistema di governo degli atenei verrà asservito agli interessi dei privati attraverso una riforma dei consigli di amministrazione, il ruolo degli studenti verrà ulteriormente ridimensionato e un colpo di accetta verrà sferrato sulla testa dei ricercatori precari. La scelta di mettere ad esaurimento il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato sarebbe infatti ipotizzabile se ci fosse se non altro la volontà politica di investire risorse sui nuovi reclutamenti, ma questo non sembra rientrare nei disegni del governo Berlusconi. I concorsi universitari sono bloccati da anni e i tagli criminali alle università ital iane impedirà loro di bandire nuovi posti ancora per molto tempo. Scarse saranno le opportunità di accesso dei giovani ricercatori e nessuna risposta seria si dà ai ricercatori precari di lunga data che da anni vengono sfruttati e ricattati da un sistema universitario che contribuiscono materialmente e tenere in piedi.
Rifondazione Comunista non starà a guardare e metterà da subito le proprie strutture al servizio del movimento unitario che lotta dallo scorso anno contro lo scempio portato avanti dalla Ministra e per una università pubblica, di massa e di qualità.


Tuesday, October 27, 2009

ANDU: "Nobel contro numero chiuso"

== Segnaliamo l'articolo "I Nobel contro il numero chiuso:

'incostituzionale'", sulla Stampa dl 26 ottobre 2009. Per leggere l'articolo cliccare:

== Diffondiamo altri nuovi messaggi sui test d'ingresso inviatici da Giampaolo Cerri di Campus, Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine e Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma. I messaggi continuano il confronto gia' avviato.

Cliccare:

================

da Giampaolo Cerri di Campus:

"Vi giro l'editoriale di Campus settembre sul tema.

Un'idea per il jackpot dei test

Crescono, gli iscritti ai test dei corsi a numero chiuso. Ovunque, si segnalano incrementi dell'ordine del 10-15%. Si e' diffusa l'idea che un titolo meno infl azionato sia piu' spendibile sul mercato del lavoro. Ma non è di questo che vogliamo parlare. Il punto e' che quasi tutti gli atenei, a eccezione di Ancona, Bolzano, Verona, Teramo e Trento, chiedono allo studente il pagamento di un prezzo, che va dai 10 euro di Catania ai 100 di Luiss e Bocconi e 120 del San Raffaele.
Celebrando il boom dei preiscritti, nei giorni scorsi il Politecnico di Milano aveva diramato una nota in cui si poteva leggere:
«(...) un Jackpot vincente per l'ateneo, che sara' però incassato dalle future matricole in cerca di un posto di lavoro sicuro e soddisfacente».
E bingo l'ha fatto davvero il rettore Ballio, che con i 13 mila e passa iscritti ai test, per 50 euro di tassa, mette in cassa 682 mila euro.
Gli atenei, calcolando una media di 42 euro per circa 350 mila «testati» (stimando un + 10% sul 2008), incassano 14,7 milioni a fronte di costi risibili (spesso i test vengono preparati internamente).
Perche', con queste risorse, non si organizzano corsi estivi di preparazione, magari gestiti dagli studenti senior?

Giampaolo Cerri"

================

da Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine:

"Sono d'accordo con Cannarozzo: affrontare il problema dei test con su perficialita' e' stupido. Io lavoro in Facoltà di Medicina. Potete pensare che sia possibile insegnare senza la selezione all'ingresso? In quali aule? in quali corsie? con quanti professori? Per fare 40.000 medici
all'anno? Per quale Sanita'? Chi li paga? E se si eliminano i test (come ha spesso proposto la Conferenza dei Presidi di Medicina) che, per quanto criticabili, danno almeno un risultato oggettivo, chi pensate che farebbe le selezione?
Quanti figli di medici sarebbero iscritti a scapito di altri?
Non riducete tutto alla spesa (50 euro a Udine)!

Franco Quadrifoglio"

================

da Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma:

"Cari colleghi,
in effetti sono molto contraria al test d'ingresso perche' non sana la situazione ne' riesce veramente a stimolare gli studenti medi a non 'mediocri'. L'unica vera possibilita' di dare un senso ad un ostacolo posto all'accesso agli studi universitari dovrebbe essere nel precedente curriculum.
Anni addietro un'amica che vive in Irlanda mi disse che se uno studente non aveva conseguito una certa media non poteva accedere a certe facolta'. Quindi si potrebbe stabilire: chi non consegue almeno (facciamo il caso delle materie umanistiche) 7 su 10 (ma esiste ancora questa valutazione? onestamente non lo so) non puo' entrare de plano in facolta' umanistiche, se non passando attraverso un esame di ammissione (facciamo il caso che la sua commissione sia stata troppo severa).
Ci eviteremmo i test per stabilire che, nonostante li abbiano ritenuti maturi, non sanno l'italiano. In tali condizioni non possono infatti approfondire quegli studi, fare traduzioni etc. E le universita' potrebbero evitare l'enorme spreco di energie per 'recuperarli'. Ma se non hanno potuto/voluto imparare nei cinque anni di superiori, come possiamo recuperarli in qualche mese? Li recuperassero prima, con sane bocciature quando necessarie, con adeguata didattica come richiesto.

Teresa Ciapparoni La Rocca"

ANDU: 'Nuovo' DDL 'governance' e reclutamento

Venerdi' 23 ottobre 2009 il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto approvare il "Disegno di legge in materia di organizzazione e qualita' del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio".
Come e' noto, il Consiglio e' stato rinviato per l'assenza del suo Presidente.
Il testo del disegno di legge e' stato comunque esaminato dal "pre-consiglio".
Sul significato e sui contenti del DDL l'ANDU esprimera' presto una articolata valutazione.
Si ricorda che Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del provvedimento, prima che esso venisse presentato in Consiglio dei Ministri.
Per leggere il testo del diseggno di legge che dovrebbe essere approvato in un prossimo Consiglio dei Ministri cliccare (senza interrompere i caratteri!):
oppure

Thursday, October 22, 2009

ANDU: "Test d'ingresso: discutiamone, ma serenamente"

Diffondiamo un intervento sui test d'ingresso inviatoci da Marcella Cannarozzo, dell'Universita' di Palermo. Cannarozzo si riferisce all'intervento di Fabio Luppino "Test d'ingresso via al carosello. Ci guadagnano solo gli atenei", sull'Unita' del 19 ottobre 2009. Per leggere l'intervento di Luppino cliccare:

Riportiamo piu' sotto anche i messaggi di Maria Rosaria Volpe, dell'Universita' Federico II di Napoli, e di Luca d'Agostino, dell'Universita' di Pisa, che si riferiscono sempre all'intervento di Fabio Luppino

================

da Marcella Cannarozzo dell'Universita' di Palermo:

"Possiamo discutere serenamente circa l'utilita' o meno dei test di ingresso ed il proliferare di costosissimi corsi per la preparazione ai test, evidenziare le pecche di questo nuovo sistema di reclutamento e selezione, ma non e' questo lo spirito dell'articolo di Luppino.
Siamo, ahime', in presenza dell'ennesimo pezzo scritto con superficialita', pieno zeppo di quei luoghi comuni lamentati proprio dall'autore e soprattutto che non fa nessun distinguo tra facolta' e facolta', tra ateneo e ateneo.
"Ogni esame ha un prezzo che ruota attorno ai 150 euro" dichiara Luppino. "Ruota attorno" vuol dire che ci sono atenei che fanno pagare di meno e atenei che fanno pagare di piu' ma mediamente la cifra e' quella. Mi piacerebbe sapere dove accade questo. A me risultano cifre estremamente piu' basse, 30-50 Euro. Probabilmente la mia informazione e' parziale ma temo fortemente che anche quella dell'informatissimo giornalista, che dovrebbe fare "informazione", non e' piu' completa. "Ci guadagnano solo gli atenei". Si e' chiesto Luppino quanto costa all'universita', in termini di spesa e di tempo, la preparazione e la gestione dei test di ingresso?
"I quiz non cadono mai nello stesso giorno". Secondo l'autore si tratta di un espediente per far si che lo studente partecipi a piu' test di ingresso, e in effetti e' così. Si tratta di un espediente per permettere allo studente che VUOLE partecipare a piu' test di ingresso, di poterlo fare.
Chiediamoci piuttosto come mai uno studente oggi voglia partecipare sia al test di ingegneria, sia a quelli di odontoiatria e di psicologia. Come mai e' disposto ad iscriversi a qualsiasi facolta' pur di iscriversi all'universita'. Non ha delle preferenze? Delle ambizioni, dei progetti per il suo futuro? Non si accorge di avere delle attitudini per un tipo di studio piuttosto che per un altro? Questa e' una bella domanda da farci cercando di rispondere con dati alla mano e non riempiendoci la bocca ancora una volta di luoghi comuni.
Luppino prosegue presupponendo che chi si occupa di preparare i test di ingresso sia una persona, o un gruppo di persone, che agisce in modo arbitrario, sospinto da chissa' quale subdola motivazione. Forse mi sbaglio ma cos'altro può significare "piu' della meta' delle domande dei test non ha alcuna ragione legata alla facolta' che si sta per iniziare"? Perche' piuttosto non e' andato ad indagare sul lavoro che c'e' dietro la preparazione dei test, da lui dichiarati "idioti"? Se ci sono studi sui risultati?
La ciliegina sulla torta e' l'ultimo trafiletto in cui viene riportato il caso (scandaloso?) della studentessa di medicina che lamenta di essere stata "fermata" per ben due anni al test di medicina e che adesso finalmente, riuscita a passare, ha fatto un brillante esame di Anatomia. Mi chiedo cosa vuole dimostrare raccontandoci questo interessante episodio.
Luppino, avrebbe potuto fare molto di piu' e dare un reale contributo alla questione che pare gli stia a cuore. Invece ha fatto un articoletto che non serve a nulla se non a coloro che vogliono essere nutriti da questo tipo di "cibo".

Marcella Cannarozzo
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"

===============

da Maria Rosaria Volpe dell'Universita' Federico II di Napoli:

"Sento parlare delle vergogna dei test d'ingresso solo da Voi dell'ANDU e per la prima volta anche da persone di grande spessore come i premi Nobel in un appello firmato da 1000 persone, se non sbaglio.
I test non solo sono una grande bufala perche' non servono per capire la capacita' dello studente, ma toglie a molti la possibilita' di esprimersi al meglio, oltre a tutti gli interessi che circolano attorno ai test. Vi chiedete perche' non si fa una battaglia seria?? Forse perche' si andrebbero a toccare gli interessi di cui sopra."

===============

da Luca d'Agostino dell'Universita' di Pisa:

"Le prove di ammissione fatte come lo sono oggi, con margini di accettazione spesso inferiori all'incertezza dei risultati - anche ammettendone molto ottimisticamente la pertinenza - sono estremamente aleatori, e quindi iniqui.
Essendo d'altra parte ragionevole nell'interesse di tutti (comprese le famiglie degli studenti) ridurre il numero delle matricole che rimarrebbero tali a vita, le prove di ammissione potrebbero essere mantenute a condizione di essere meno irragionevolmente selettive o, meglio ancora, rese inutili da una seria istruzione superiore."

Wednesday, October 21, 2009

ANDU: "L'idiozia dei test d'ingresso"

Segnaliamo l'intervento di Fabio Luppino

"Test d'ingresso via al carosello. Ci guadagnano solo gli atenei", sull'Unita' del 19 ottobre 2009.

Per leggere l'intervento cliccare:

Wednesday, October 14, 2009

CIPUR: L. 133/08 (Legge "Brunetta") - Ricorso D / 2009

Oggetto: L. 133/08 (Legge "Brunetta") - Attuazione della norma che prevede la discrezionalità delle amministrazioni nella concessione del trattenimento in servizio per due anni aggiuntivi.

PROPONIAMO RICORSO SOLO PER I COLLEGHI (Ordinari, associati, ricercatori) CHE
ALL'ATTO DELLA PROMULGAZIONE DELLA NORMA AVEVANO GIÀ OTTENUTO IL D.R. DI CONCESSIONE DEL TRATTENIMENTO IN SERVIZIO PER DUE ANNI AGGIUNTIVI (+2!)
PREMESSA
Come è ben noto i Rettori tendono a non concedere, in virtù della L. 133/08, i due anni aggiuntivi di servizio attivo a professori e ricercatori. La norma consente ciò ma la "discrezionalità" che introduce non consente una attuazione basata su generiche delibere di Consiglio o Senato riguardanti il complesso dei dipendenti.
Le determinazioni dell'amministrazione, quindi, dovrebbero essere fatte "ad personam". Ciò quasi sempre non avviene e le decisioni rettorali sono basate su delibere generiche degli organi accademici assolutamente impugnabili con successo. Però tali legittime reazioni, dopo un sicuro annullamento da parte dei TAR, altro non sortiscono, in generale, che dar luogo ad una ulteriore decretazione rettorale mirata che conferma ineluttabilmente la non concessione del prolungamento del servizio. Sconsigliamo, quindi, di procedere a ricorsi che alla fin fine si dimostrano inutili e quindi soltanto dannosi per il loro costo e per l'angustia che portano con sé.
Riteniamo invece opportuno e fattibile proporre un grande ricorso FINALIZZATO AL RICONOSCIMENTO DELLA INCOSTITUZIONALITÁ DEI COMMI 9 E 10 DELL'ART. 72 DELLA LEGGE n. 133 del 6 agosto 2008 che di fatto rendono tale legge illegittimamente retroattiva nella sua applicazione, facendo decadere le concessioni del "+2" già decretate prima della sua promulgazione. Il disposto dai punti citati infatti recita:
L. 133/08, art. 72
"9. Le amministrazioni di cui al comma 7 riconsiderano, con provvedimento motivato, tenuto conto di quanto ivi previsto, i provvedimenti di trattenimento in servizio già adottati con decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2009.
10. I trattenimenti in servizio già autorizzati con effetto a decorrere dal 1° gennaio 2010 decadono ed i dipendenti interessati al trattenimento sono tenuti a presentare una nuova istanza nei termini di cui al comma 7.".
Non può sfuggire l'evidente effetto retroattivo che si intende dare alla norma. Ciò in un contesto costituzionale nel quale la retroattività delle leggi non è consentita; se ai sensi del DL 503/92 un dipendente pubblico fa domanda di un trattenimento in servizio per ulteriori due anni e se la amministrazione (il rettore nel nostro caso) formalmente concede il "+2" con tanto di decreto o con opportuno atto amministrativo, a nostro avviso l'iter previsto dalla norma è concluso ed il risultato è un diritto soggettivo acquisito e i punti 9 e 10 sopra riportati sono pertanto incostituzionali.
Questo è il nostro convincimento. Pertanto si propone
RICORSO D/2009
RICORSO AL TAR LAZIO AFFINCHÉ SOLLEVI QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DEI COMMI 9 E 10 DELL'ART. 72 DELLA LEGGE N. 133/08
Precisiamo che tale ricorso riguarda solo i docenti (ordinari, associati, ricercatori) che avendo chiesto al proprio rettore, ai sensi del DL 503/92, il trattenimento in servizio per ulteriori due anni successivi alla data prevista per il loro pensionamento, avevano ottenuto il D.R. di concessione antecedentemente alla data del 6 agosto 2008 (indipendentemente dall'esplicito annullamento o meno del medesimo da parte del rettore e con evidente esclusione di coloro cui esplicitamente il rettore ha invece confermato la concessione del +2 successivamente a tale data).
La iniziativa interessa anche i colleghi prossimi alla (o già in) quiescenza: in caso di successo del procedimento, pur non potendo più usufruire del prolungamento del servizio, avranno acquisito il diritto al rimborso dei danni relativi ai due anni di attività non prestata.

MODALITA' DI PARTECIPAZIONE AL RICORSO D/2009
PARTE 1: ADESIONE DI MASSIMA

Risultando opportuno restringere ai soli interessati i dettagli della adesione, si invitano i medesimi ad esprimere il proprio interesse dando una PRIMA ADESIONE DI MASSIMA AL PROCEDIMENTO PROPOSTO INVIANDO tramite FAX n. 075-5008851 DELLA SEGRETERIA NAZIONALE CIPUR-Confsal, copia del Decreto Rettorale di CONCESSIONE DEL TRATTENIMENTO IN SERVIZIO PER I DUE ANNI AGGIUNTIVI a suo tempo ricevuto, entro e non oltre lunedì 9 novembre 2009.
Le comunicazioni successive saranno riservate a chi avrà dato la adesione di massima.
Cordiali saluti
Prof. Vittorio Mangione
Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal
Via G. Tilli n. 58 - 06127 Perugia (PG) - Italy
Tel. +39 075 5008750-53 Fax +39 075 5008851
cipur@tin.it - www.cipur.it

Saturday, October 10, 2009

ANDU: "Abolite il numero chiuso"

Sul numero chiuso segnaliamo:

- l'articolo "Appello al Governo. Tre Nobel e seicento docenti: 'Abolite il numero chiuso", sul Messaggero del 10 novembre 2009. Per leggere l'articolo cliccare:

- la lettera del ministro Gelmini "La riforma in salita dei test di medicina", sul Sole 24-ore del 10 novembre 2009. Per leggere la lettera cliccare:

Tuesday, September 29, 2009

ANDU: 3+2. Predazzi: "attuazione disastrosa"

Riportiamo l'intervento inviatoci da Enrico Predazzi (Torino) che, tra l'altro, scrive che: "l'attuazione che e' stata data alla 509/99 (il DM che ha introtto il "3+2", ndr) e' stata disastrosa per non dire criminale."
A questo proposito riproponiamo quanto e' stato detto nell'intervento introduttivo al Convegno nazionale sul "3 + 2" promosso dall'ANDU nel 2006:
"Il ministro Mussi, che sbaglia a mettere 'paletti' alla verifica della riforma della didattica, giustamente denuncia le responsabilita' dei docenti che hanno portato alla "frammentazione degli insegnamenti e all'abnorme proliferazione dei corsi". Critiche che non possono essere accettate quando a farle sono ex ministri (come Luigi Berlinguer) ed ex sottosegretari (come Luciano Guerzoni) che erano perfettamente a conoscenza dei 'limiti' dei loro colleghi e che questi limiti avrebbero dovuto tenere in conto, quando hanno imposto il "3 + 2". Questi 'riformatori' sono gli stessi che hanno criticato, a posteriori, l'applicazione della loro riforma dei concorsi, quando era facile prevedere (e noi l'abbiamo fatto PRIMA dell'approvazione della legge) che i finti concorsi locali avrebbero accresciuto i fenomeni del clientelismo, del nepotismo e del localismo."
Nello stesso intervento si sosteneva anche che:
"occorreva che la riforma ("3 + 2") fosse 'costruita' con il coinvolgimento del mondo universitario, individuando settore per settore i problemi e ricercando le specifiche soluzioni, senza dare numeri ("3 + 2") uguali per tutti (nel 1983-86 il gruppo dei docenti di Ingegneria del CUN aveva previsto il "4 + 1").
Occorreva far partecipare, spiegare, convincere, responsabilizzare, sperimentare. Occorreva prevedere la verifica-coordinamento in itinere della riforma, sia a livello ministeriale, sia autonomamente (nazionalmente attraverso un Organo di rappresentanza democratico e localmente con le riformate strutture degli Atenei)." (v. nota 1)

=========

Da Enrico Predazzi:

"Intervengo unicamente in quanto da presidente della conferenza dei presidi di scienze MFN ho dovuto sia gestire l'avvio della 270/04 che seguire cosa era successo della 509/99 (per i testi dei due DM v. nota 2, ndr).
Io ritengo che la prospettiva sia molto diversa tra facolta' scientifiche e facolta' umanistiche ma, secondo me, la legge Berlinguer non solo era il minor male possibile al momento (e indispensabile per ridare fiato al sistema) ma neppure e' stata quel male assoluto che molti soprattutto fra gli umanisti sono andati ripetendo. I dati di Almalaurea sono d'altronde li' per testimoniarlo. Certo la legge avrebbe avuto bisogno di un molto maggior tempo per essere migliorata ma se non fosse passata sarebbe stato molto peggio.
Pero', quello che e' anche vero (e questa, credo, e' stata la cosa peggiore), e' che l'attuazione che e' stata data alla 509 e' stata disastrosa per non dire criminale. Questo si e' visto in modi e misure diversi nelle diverse facolta' ma mediamente in tutti i campi sono state fatte cose orribili nella speranza di guadagnare posizioni che invece hanno finito per mettere (quasi tutte) le nostre Universita' in ginocchio.
In questo, temo, la classe dei professori universitari non ha dato una prova esaltante.
Cordiali saluti
Enrico Predazzi
Dip.to Fisica Teorica - Universita' di Torino"

- Nota 1. L'intero intervento introduttivo al Convegno del 2006 sul "3+2" in calce al documento dell'ANDU "3+2. Come nasce e come va". Cliccare:

- Nota 2. Dal sito CRUI "Un confronto puntuale fra il D.M. 509 e il D.M. 270":

PRC: COMUNICATO DIPARTIMENTO SCUOLA







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO DEL DIPARTIMENTO SCUOLA
Dopo settimane di incertezze e rinvii, il 25 settembre scorso il governo ha emanato il Decreto Legge 134/99 con il quale vengono disciplinati i cosiddetti "contratti di disponibilità" per il personale docente e ATA della scuola che "già destinatario di contratto a tempo determinato,
annuale o fino al termine delle attività didattiche, nell'anno
scolastico 2008-2009, che non abbia potuto stipulare per l'anno
scolastico 2009-2010 la stessa tipologia di contratto per carenza di
posti disponibili".
I contenuti del decreto non si discostano dalle bozze che erano circolate e prevedono, nella sostanza, l'inserimento di una parte dei precari in nuove graduatorie per il conferimento delle supplenze brevi da parte delle scuole, dalle quali attingere con priorità rispetto alle graduatorie d'istituto già esistenti e appena rinnovate.
Confermata anche la possibilità di attivare progetti per attività aggiuntive non meglio precisate con fondi a carico delle Regioni, che sull'argomento hanno già manifestato forti perplessità.
Con questa manovra il governo, sul quale grava la responsabilità dei più feroci tagli che la scuola pubblica ricordi e del più pesante e distruttivo attacco alla sua qualità, mette in scena una vera e propria truffa che produrrà soltanto ulteriori discriminazioni tra precari e che non darà alcuna risposta né sul piano dell'occupazione né su quello della qualità della scuola.
A conferma di quale "attenzione" il governo riservi ai precari, basta guardare il primo articolo del decreto con il quale, in risposta ad un diffuso contenzioso giudiziario, si stabilisce che dovranno restare precari a vita, senza poter sperare né nella stabilizzazione né in avanzamenti economici!
Si aggiunge dunque un'altra buona ragione per sostenere la mobilitazione dei precari e per partecipare alla manifestazione nazionale indetta dal Coordinamento Precari Scuola per il 3 ottobre.
Eleonora Forenza, Segreteria Nazionale PRC-SE
Gennaro Loffredo, Responsabile Nazionale Scuola PRC-SE



PRC: Comunicato Dipartimento Scuola







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO DEL DIPARTIMENTO SCUOLA PRC-SE
Il Partito della Rifondazione Comunista-Se esprime piena solidarietà ai Dirigenti Scolastici che non hanno dato seguito, motivando le proprie scelte, alla circolare del ministro dell'istruzione con la quale si invitava ad osservare un minuto di silenzio alle ore 12.00 del 21 settembre u. s. per i sei soldati italiani morti a Kabul.
Le scelte educative su come affrontare temi delicati quale quello della pace e della guerra, a maggior ragione quando si tratta di bambine e bambini delle scuole dell'infanzia ed elementare, non possono essere imposte sull'onda di una reazione emotiva ma devono rimanere prerogativa di chi, docenti e dirigenti scolastici, opera quotidianamente per fornire ai propri studenti gli strumenti per conoscere e interpretare la realtà.
Destano allarme, inoltre, le notizie di iniziative intimidatorie da parte degli uffici scolastici periferici che starebbero convocando alcuni dirigenti scolastici con evidenti intenti repressivi.
La libertà d'insegnamento sancita dalla Costituzione è un bene indispensabile che non può essere messo in discussione da nessuno, tanto meno da una burocrazia ministeriale e da un potere politico che si sta rendendo responsabile della distruzione della scuola pubblica.
Il Prc-Se è al fianco dei dirigenti scolastici e invita tutti/e a mobilitarsi.
Gennaro Loffredo
Resp. Dipartimento Scuola e Formazione Professionale Prc-Se


Monday, September 28, 2009

ANDU: 3+2: da Ortoleva - Psicologia

       
- Diffondiamo l'intervento inviatoci da Peppino Ortoleva (Torino), che si inserisce nella parte piu' recente del confronto sul "3 + 2" (nota).

- Segnaliamo l'articolo "Vanno aboliti i corsi triennali di psicologia", su AffarieFinanze di Repubblica del 28.9.09. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-09/090928/NIGHC.tif

---

Da Peppino Ortoleva:

        "Cari amici
mi preoccupa, e non poco, la china su cui sta scivolando una discussione che in precedenza era riuscita a mantenere toni seri e di reciproco rispetto: dando spazio al dissenso senza cadere in rissa.
        Uno dei difetti piu' tremendi dell'universita' italiana (e non solo dell'universita') sembra la difficolta' di gestire quell'ingrediente essenziale, quella ricchezza primaria della vita delle comunita' scientifiche e piu' in generale dell'opinione pubblica che e' la diversita' delle posizioni. Nel nostro universo ci si da' reciprocamente ragione a prescindere (salvo il parlar male alle spalle), oppure ci si prende a male parole, spesso bene al di la' delle diversita' effettive. Cerchero', anche per alleggerire il clima, di esprimere civilmente, e con chiarezza, i punti che mi separano da tutti quelli che sono intervenuti.
        Credo che il 3+2 sia stato introdotto in modo sbagliato (e che questo non sia neppure il peggiore dei misfatti o degli errori della gestione Berlinguer: lo smantellamento di fatto del CNR mi sembra decisamente peggiore) per la fretta e per la mancata valutazione delle conseguenze. Non sono d'accordo con Moscati che i tempi della politica lo imponessero; il fatto che i tempi di tutti i cambiamenti siano tendenzialmente biblici nel nostro paese non giustifica l'ultradecisionismo dei governanti e i diktat magari a corrente alternata che si sono susseguiti negli anni; ne e' anzi l'altra faccia. Anche perche' i "risultati immediati", da Berlinguer a Gelmini sono sempre piu' che altro a beneficio dell'immagine del ministro e del governo, per il resto sono molto poco "risultati" e di immediato producono solo sconquassi che sara' poi difficile rimediare nei tempi medi e lunghi della vita delle istituzioni.
        L'osservazione di Moscati sugli ordini professionali, invece, coglie uno dei punti principali del problema ma in modo a mio vedere contraddittorio: se era decisiva, come era, l'accettazione da parte degli ordini professionali, allora motivo di piu' per non fare le cose inutilmente di corsa, dando agli ordini l'alibi non per accettare la nuova impostazione per fare quello che hanno fatto, cioe' sfruttare la situazione a proprio beneficio. C'e' in più un errore di fondo. E' evidente che gli ordini sono uno dei peggiori freni a ogni cambiamento in Italia. Un governo che voglia trattare con loro da posizioni di forza, ammesso che qualcosa di simile sia all'orizzonte, dovrebbe farlo in modo coerente su tutti i fronti. In particolare un ministro dell'universita' che vuole negoziare con loro sul serio deve avere come contraltare un ministro delle attivita' produttive che sta ridimensionando il loro potere. In un paese in cui l'unico che ha parlato di liberalizzazioni si e' fermato ai taxi e a qualche farmaco sui banchi delle coop, pensare che una riforma male impostata e frettolosa dell'universita' venga accolta dagli ordini diversamente da come hanno fatto, cioe' imponendo il massimo delle restrizioni nell'accesso al mercato e privilegiando direttamente o indirettamente figli e parenti, o e' un'ingenuita' o peggio. Ora, quando la crisi sta per la prima volta incidendo davvero anche su avvocati, notai, giornalisti, si puo' prevedere un ulteriore plus di resistenza corporativa.
        A questo punto il 3+2 c'e', e siamo d'accordo tutti, anche Israel, che non si parla di smantellarlo ma di rivederlo. Nelle (non poche) facoltà dove il problema degli ordini non e' così rilevante, si puo' ripensare l'ordinamento con molta libertà, lavorando a profili professionalizzanti che tengano conto dell'universo del lavoro quale realmente e', riavvicinando insomma l'universita' alla vita effettiva della societa' non con vacue parole d'ordine managerialiste ma usando il nostro strumento principale, conoscere e pensare. Nelle facolta' dove il potere condizionante degli ordini e' più forte si dovra' aprire con loro una trattativa pubblica, anche dura, che cerchi di informare della posta in giocoi diversi soggetti coinvolti. Facendo molta attenzione a un altro problema grave. I rapporti con gli ordini professionali di molte facolta' di giurisprudenza, di architettura, di medicina sono tradizionalmente molto condizionanti. Oggi si deve riflettere se non si comincino a configurare autentici conflitti di interessi e se non si possano stabilire nuove regole di incompatibilita'. (Lasciatemi essere utopista).
        Dappertutto inoltre va affrontato un problema gravissimo sempre taciuto: lo strapotere che la confusione oggi prevalente nel sistema accademico sta dando alla burocrazia universitaria (un grande potere occulto che spesso si nasconde dietro la finta democrazia dei consigli) e ai sistemi informatici da questa impostati.
        Il malfunzionamento del 3+2, parlo anche per esperienza diretta, nasce in parte consistente da vincoli racchiusi in oscuri regolamenti mai seriamente discussi, in prassi applicative pasticciate, difficilissime da comunicare a studenti e famiglie, spesso difficili da comprendere anche per noi. Questo messaggio e' già troppo lungo, altrimenti ne darei qualche esempio istruttivo.
        Spero che queste mie osservazioni trovino molte opinioni dissenzienti
        In amicizia
Peppino Ortoleva
ordinario di storia e teoria dei media
Universita' di Torino"

Nota.
- V. il documento "3+2. Moscati all'ANDU" del 26.9.09. Per leggere il documento cliccare:
http://corunimore.blogspot.com/2009/09/andu-32-moscati-allandu.html
- V. la lettera di Giorgio Israel "Israele e il 3+3, fatti non ideologia", sul Riformista del 23.9.09. Per leggere la lettera  cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-09/090923/NGSP9.tif
- V. il documento "3+2. da Israel e Mura" del 27.9.09. Per leggere il documento cliccare:
http://unimoreinform.blogspot.com/2009/09/andu-32-da-israel-e-mura.html

ANDU: 3+2. da Israel e Mura

Diffondiamo gli interventi di Giorgio Israel (Roma 1) e Paola Mura (Padova), inviatici in seguito al recente intervento inviatoci da Roberto Moscati (nota 1).

====

Da Giorgio Israel:

"Cari Colleghi,
leggo la lettera del Prof. Roberto Moscati e prego di osservare quanto segue.
Alla sua contestazione delle mie pretese "gravi inesattezze" ho replicato su Il Riformista (nota 2) ma vedo che egli non se ne da per inteso.
In questa occasione ho insistito sulla necessita' che si badi alla sostanza e non a questioni formali e vedo ora che egli ritorce bizzarramente la critica dicendo che non e' interessato a polemiche personali di dettaglio che trascurano i temi generali. Tanto poco vi e' interessato che dice di me che «un consulente del MIUR non dovrebbe incorrere» nelle pretese gravi inesattezze.
In primo luogo, io sono un membro e coordinatore di una commissione nominata con decreto ministeriale e non un "consulente" del MIUR, che e' altro tipo di figura (in genere anche retribuita).
In secondo luogo, io ho svolto soltanto considerazioni di merito, mi sono astenuto da giudizi personali sulla competenza del prof. Moscati e continuero' a farlo.
Vedo invece che egli indulge a quello che e' ormai uno sport nazionale, ovvero a trasformare una discussione di merito, che come tale potrebbe essere costruttiva anche se vivace, in una rissa personale con giudizi sulla mia competenza.
Fermo restando che non intendo scendere sul suo terreno, appare evidente che una simile mancanza di serenita' ed equilibrio toglie ogni interesse al suo contributo alla discussione.
Distinti saluti,
Giorgio Israel"

- Nota 1. V. il documento "3+2. Moscati all'ANDU" del 26.9.09. Per leggere
il documento cliccare:
- Nota 2. Per leggere la lettera di Giorgio Israel "Israele e il 3+3, fatti non ideologia", sul Riformista del 23.9.09, cliccare:

====

Da Paola Mura:

"Ho letto nel tempo i vari commenti delle persone che (anche in buona fede) avevano partecipato alla strutturazione del 3+2. Alcuni di loro difendono, ancora dopo tanti anni, quest'esperienza, e se accettano le critiche le depistano, pero', su chi in quegli/questi anni ha applicato la riforma, insegnando e cercando di fare tornare i conti, tra tagli, proposte continue e contraddittorie di 'nuovi ordinamenti' eccetera.
Ma in quale paese pensavano di applicare questa (contro)riforma? In quello dei balocchi? In un non meglio precisato paese scandinavo?
In un paese in cui non ci sono i potentati forti che vogliono sempre piu' distruggere la possibilita' che i 'cittadini' siano preparati alle responsabilita' che questa qualifica richiede? Altro che G8, G20... siamo uno dei paesi piu' ignoranti d'Europa e l'universita' di massa con un'etichetta che da' fastidio ma che si riferisce a una buona universita' che abbia come scopo la diffusione di una buona preparazione per il presente/futuro del paese, noi dobbiamo ancora tenercela come scopo.
Se un singolo individuo risolve la sua vita (con soddisfazione) vendendo padelle, tanto di cappello per lui, che e' riuscito a diventare 'imprenditore di se stesso'. Una maggioranza di persone che vende padelle pone dei problemi non da poco a un paese che deve essere serio e moderno.
Paola Mura"

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione universita', n. 35 del 28 settembre 2009

Conoscenzanews - Edizione Università

Direttore responsabile Ermanno Detti

Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma - Tel. 06.585480, fax 06.58548434
e-mail conoscenzanews@flcgil.it sito internet www.flcgil.it Feed RSS flcgil.it

Anno V n. 35 del 28 settembre mese 2009
Editoriale
  • I precari delle Università ringraziano il Ministro Gelmini!
Notizie
  • Fondo di finanziamento ordinario 2009: come le buone (?) intenzioni producono cattive pratiche
  • Fondo di finanziamento ordinario: la denuncia dei rettori di Parma e Macerata e dell'Unione degli Universitari
  • Tagli dei finanziamenti: i Rettori denunciano lo stato di sofferenza degli atenei
  • Il Ministro Gelmini interviene a gamba tesa sui requisiti necessari per l'offerta didattica delle università
  • Ancora nessun recupero dei fondi per la contrattazione integrativa tagliati da Brunetta
  • Aperta la stagione dei rinnovi contrattuali
  • Il 3 ottobre tutti in piazza con i lavoratori precari della scuola
  • FNSI: rinviata al 3 ottobre la manifestazione per la libertà di informazione
  • Diritto all'apprendimento permanente: è iniziata la raccolta di firme
  • Informazioni editoriali
Servizi e Rubriche
  • Brevissime
I precari delle Università ringraziano il Ministro Gelmini!

Il coordinamento precari della FLC Cgil aveva scritto al Ministro una lettera manifesto per denunciare il sostanziale blocco delle assunzioni, i licenziamenti, la totale mancanza di prospettive per i precari e per l'università pubblica e per chiedere interventi urgenti.
Con un ritardo di 9 mesi, il Miur ha prodotto le norme per la costituzione delle Commissioni giudicatrici per i concorsi a ricercatore - associato e ordinario della prima tranche 2008 - e ha indetto per dicembre le elezioni. Finalmente perché, come si ricorderà, la L. 1/2009, che è dei primi di gennaio, e che vincolava l'avvio dei concorsi al regolamento di cui sopra, ne prevedeva l'emanazione entro trenta giorni.
Dicemmo all'epoca che le "nuove" modalità concorsuali, spacciate dal Ministro per una rivoluzione epocale verso il merito e la trasparenza, non avrebbero cambiato la situazione di un millimetro, e anzi avrebbero comportato acrobazie e contorsionismi per riuscire ad applicarle, con effetti, per l'appunto, nulli sulla qualità dei concorsi.
Sono per l'appunto passati otto mesi e l'impostazione della L. 1/2009 misura per intero la sua pochezza e le difficoltà applicative: la presenza di terne di soli ordinari con la triplicazione dei sorteggiabili fa addirittura sì che per alcuni Settori Scientifico Disciplinari (i concorsi ad ordinario ed associato di MED/45, MED/48, L-ANT/10, L-LIN/20, L-OR/17, e i concorsi a ricercatore di MED/45, MED/47, MED/48, L-ANT/10) non ci siano i numeri minimi per la costituzione delle Commissioni, per cui i concorsi non si faranno.
Adesso staremo a vedere la prossima "rivoluzione epocale" annunciata dal Presidente del Consiglio, destinata a cambiare governo degli Atenei, stato giuridico, reclutamento e progressioni di carriera, contenuta nel decreto di prossima emanazione. Se il testo è quello che ha circolato nei mesi scorsi (idoneità nazionale + concorso tutto locale), è facile prevedere che assisteremo ad una epocale impennata di moralità nei concorsi. Verso il basso però.
I precari e tutti coloro che aspettano da anni un passaggio di fascia che non arriva mai si preparino a ringraziare.

Fondo di finanziamento ordinario 2009: come le buone (?) intenzioni producono cattive pratiche

La distribuzione prevede un elenco di Atenei che vedono incrementato il loro finanziamento in quanto virtuosi, ed una parte, 27 in tutto, che vede decurtato il finanziamento rispetto al 2008, in una misura che arriva fino ad un - 3%. Nello scorrere la lista, balza immediatamente agli occhi la composizione territoriale dell'elenco: tra i 27 "cattivi", 3 sono Atenei del Nord, 5 del Centro, 19 del Sud, mentre i più virtuosi sono l'Università di Trento ed i Politecnici di Torino e Milano.

La FLC sostiene da sempre, insieme con l'avvio di un sistema efficace di valutazione, la necessità di un sistema di finanziamento che riconosca la qualità; in questo caso, tuttavia, si è lontani dall'aver intrapreso un percorso positivo, nei fatti viene alla luce il disegno già denunciato nel momento dell'approvazione della legge 133: la riduzione del ruolo dello Stato e dell'offerta formativa di sistema; l'attenzione volta all'eccellenza e e alle privatizzazioni.
Premiare la qualità non può essere contrapposto al perseguire il miglioramento dell'intero sistema, a partire dalle parti oggettivamente e storicamente più deboli, quelle del Sud, ma presenti anche in zone del Nord.
In questo modo si avvia una spirale nella quale risorse tendenzialmente crescenti del finanziamento (fino al 30%, secondo le dichiarazioni del Ministro), sono destinate anno dopo anno a migrare verso le aree e gli Atenei di eccellenza, desertificando la aree e gli Atenei più deboli.

Fondo di finanziamento ordinario: la denuncia dei rettori di Parma e Macerata e dell'Unione degli Universitari

I Rettori di Parma e Macerata sostengono che la classifica ministeriale è sbagliata, e che i criteri utilizzati per il calcolo alterano le vere risultanze derivanti dal calcolo della qualità della didattica e della ricerca, penalizzando e premiando in modo iniquo.
L'UDU in un comunicato, sulla base di alcune proprie elaborazioni, conferma che il Miur ha prodotto un meccanismo non attendibile e che crea un forte squilibrio.

Tagli dei finanziamenti: i Rettori denunciano lo stato di sofferenza degli atenei

Anche se con ritardo, comincia a diffondersi nella comunità universitaria la consapevolezza delle conseguenze dei tagli al finanziamento a partire dal 2010. Lo testimonia la mozione approvata all'unanimità dall'Assemblea Generale della Conferenza dei Rettori lo scorso 24 settembre. Nel documento si denuncia lo stato di sofferenza degli Atenei alla luce della drammatica condizione finanziaria. Al Governo si chiede di modificare una serie di norme, perché - afferma la CRUI - "mantenere quei tagli significherebbe provocare il crollo di buona parte del sistema universitario a partire dal 2010".
La FLC Cgil è impegnata a diffondere tale consapevolezza da più di un anno. È per questo, che riteniamo positiva la presa di posizione dei Rettori.
Il Ministro Gelmini, vorrà ascoltare la voce dei rappresentanti istituzionali del sistema universitario, visto che quella dei docenti e ricercatori, del personale tutto, dei loro rappresentanti sindacali e degli studenti, la considera superflua? Ce lo auguriamo, come pure ci aspettiamo che i Rettori facciano seguire i fatti alle parole.


Il Ministro Gelmini interviene a gamba tesa sui requisiti necessari per l'offerta didattica delle università

Nella nota del MIUR del 4 settembre, indirizzata a tutte le università e permeata da preoccupanti accenti di neo centralismo, vengono preannunciate nuove misure, tese a rendere più stringenti gli attuali requisiti necessari per l'erogazione della didattica.
Le Università, che hanno appena messo in campo l'adeguamento dell'offerta formativa al DM 270/2004 e alle nuove classi di laurea, vengono invitate a tenere conto degli obiettivi che il Governo intende perseguire con tali misure, generando con ciò confusione e disorientamento negli Atenei.
L'attuale situazione dell'Università italiana non è sicuramente immune da sprechi ed inefficienze e su questo punto la FLC Cgil è pienamente disponibile al confronto ed alla discussione per trovare possibili sbocchi positivi. Ma la soluzione non può essere un modello di sistema universitario drasticamente ridimensionato rispetto ad oggi nei suoi parametri dimensionali complessivi.

Ancora nessun recupero dei fondi per la contrattazione integrativa tagliati da Brunetta

Si conferma la giusta posizione della FLC Cgil che non ha firmato i contratti nazionali del biennio economico 2008/2009. Infatti, la Ragioneria Generale dello Stato in una nota ribadisce che qualunque ipotesi virtuosa di recupero di risorse da destinare alla contrattazione integrativa, sia pure derivanti dalle disposizioni speciali dell'allegato B, deve comunque avvenire nei limiti imposti dal taglio del 10% del salario accessorio.

Questa impostazione è confermata anche dalle raccomandazioni allegate dalla Corte dei Conti alla delibera di registrazione positiva dell'ipotesi di accordo per il CCNL Ricerca 2006-2009. La Corte considera come "meramente programmatica" la norma che, secondo i sindacati firmatari del contratto, avrebbe dovuto consentire il recupero delle risorse del salario accessorio. La Corte, infine, sempre a proposito del CCNL della Ricerca, ritiene che, oltre alla complessa fase di verifica dei risparmi, ci dovrà essere una ulteriore fase di contrattazione nazionale sui criteri per il loro utilizzo che, come sostenuto dalla Ragioneria, non produrrà il recupero del taglio del salario accessorio.

Aperta la stagione dei rinnovi contrattuali

Il Comitato Direttivo Nazionale della FLC Cgil ha individuato sei punti che sono al centro delle piattaforme per il rinnovo del CCNL 2010-2012, dei comparti FLC sulla base e in coerenza con la piattaforma unitaria sul modello contrattuale presentata da Cgil Cisl e Uil nella primavera del 2008.
Nei mesi di settembre e ottobre si svolgeranno delle assemblee nei posti di lavoro. Saranno presentate le piattaforme per i rinnovi contrattuali a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di ogni specifico comparto. Lo scopo è di porre alla discussione le piattaforme da presentare al tavolo contrattuale e di consentire ad ognuno di esprimere la propria opinione di merito.

Il 3 ottobre tutti in piazza con i lavoratori precari della scuola

L'inizio del nuovo anno scolastico è stato preceduto da una miriade di iniziative indette dalla FLC Cgil e dai movimenti dei precari. È aumenta nella società civile la consapevolezza che i tagli agli organici del personale docente e ATA e il licenziamento dei precari abbassano la qualità del servizio scolastico e peggiorano le condizioni di lavoro di quanti operano nella scuola.
Per la FLC Cgil è indispensabile proseguire nella mobilitazione e garantire il successo di tutte le iniziative, mantenendo la massima unità del fronte di protesta.
La manifestazione nazionale del 3 ottobre a Roma, indetta dai Comitati dei lavoratori precari della scuola, è un'altra importante occasione, nel percorso di mobilitazione e di lotta contro la precarietà e contro la politica scolastica di questo Governo, per sostenere la piattaforma rivendicativa presentata lo scorso 15 luglio.
Appuntamento, dunque, in Piazza della Repubblica alle ore 14.30 - da dove partirà il corteo - insieme ai Comitati dei lavoratori precari, agli studenti, ai genitori, ai precari dell'università e della ricerca, ai rappresentanti degli Enti Locali, alle associazioni professionali, alle forze politiche di opposizione, alla Fiom e a tante altre rappresentanze della società civile.


FNSI: rinviata al 3 ottobre la manifestazione per la libertà di informazione

La strage di soldati italiani a Kabul ha spinto la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato nazionale dei giornalisti, a rinviare al 3 ottobre la manifestazione in difesa della libertà di stampa già programmata per il 19 settembre scorso.
"Con profondo rispetto verso i caduti, nell'espressione di un'autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile", la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha deciso, d'intesa con le altre organizzazioni aderenti (CGIL, ACLI, ARCI, Art. 21, e numerose associazioni sindacali, sociali e culturali), di rinviare la manifestazione prevista.
Il Comitato Direttivo della FLC Cgil ha approvato un ordine del giorno di adesione all'iniziativa indetta dalla FNSI.

Diritto all'apprendimento permanente: è iniziata la raccolta di firme

Il 10 settembre è iniziata la raccolta di firme a favore della legge di iniziativa popolare per garantire il diritto all'apprendimento permanente per tutte le persone che vivono e soggiornano in Italia.
CGIL, FLC Cgil, SPI e AUSER nell'ambito del percorso intrapreso per affermare il diritto all'apprendimento permanente per la persona, hanno depositato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare.

Obiettivo dell'iniziativa è contribuire, attraverso l'apprendimento permanente, allo sviluppo del Paese basato sulla conoscenza e ad una maggiore coesione sociale.

Informazioni editoriali

È in corso di stampa il n. 9 della rivista "Articolo 33". Tra qualche giorno sarà possibile visionarne l'indice e leggere qualche articolo sul sito www.edizioniconoscenza.it. In questo numero segnaliamo, tra gli altri, un articolo di Marco Broccati sulle novità e i problemi che le università si troveranno di fronte all'apertura dell'anno accademico; un articolo di Wolfango Pirelli sui prossimi rinnovi contrattuali nei settori della conoscenza, compresa quindi l'università; un articolo di Paolo Cardoni sui dialetti e la lingua nazionale; un articolo di David Baldini sui 150 anni dell'unità d'Italia.
Ricordiamo, inoltre, ai lettori di "Conoscenzanews" la nuova collana di Edizioni Conoscenza, "Orientamenti", e i due titoli che l'hanno inaugurata: Studiare fisica all'università di P. Rossi e E. Guadagnini; A lezione di diritto di R. Voza.
Sono inoltre ancora disponibili alcune copie del Contratto collettivo 2006-2009 del comparto università.
Per saperne di più consultare la sala di lettura del sito della Casa editrice.

Brevissime

CUN. Si discute di riassetto dei settori scientifico-disciplinari e di razionalizzazione dell'offerta formativa. La sintesi dei lavori del 15, 16 e 17 e 22 e 23 settembre 2009.
Azienda Ospedaliera Universitaria di Messina. Sottoscritti tre Contratti Integrativi che riguardano il personale del comparto, la dirigenza medica e la dirigenza sanitaria, amministrativa e tecnica.
Università di Bergamo. Sottoscrizione definitiva dell'accordo sul salario accessorio per il 2009.
Università del Sannio. Sottoscritta l'ipotesi di Contratto Collettivo Integrativo di Lavoro del personale tecnico-amministrativo per l'anno 2009.
Università di Roma Tor Vergata. Ricostruzione di carriera dei ricercatori, dal mese di settembre l'aggiornamento stipendiale.
Università di Torino. Sottoscritto l'ipotesi di Accordo sulla destinazione del trattamento accessorio del personale tecnico-amministrativo per l'anno 2009.
Concorsi università. I bandi in Gazzetta Ufficiale pubblicati sul nostro sito.
ISTAT. La statistica di regime: privatizzata la Rete di rilevazione sulle forze di lavoro.
OCSE. Pubblicato il rapporto annuale "Uno sguardo sull'educazione 2009".
Iscritti FLC. On line il giornale della effelleci.
SOS Sanità! La Salute è un Diritto. Continua la raccolta di firme "SOS Sanità! La Salute è un Diritto". Leggi l'appello completo e sottoscrivilo inviando una e-mail all'indirizzo sossanita@gmail.com.
CGIL. www.radioarticolo1.it, la web radio che parla al mondo del lavoro.
Internet. Il portale della FLC mette a disposizione un estratto dei suoi contenuti con il sistema RSS. Leggi come fare.

Sunday, September 27, 2009

FLCGIL: Università , ultime notizie su flcgil.it

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Cari colleghi,
vi segnaliamo alcuni documenti presenti sul sito della FLC Cgil riguardanti il Fondo per il Finanziamento Ordinario, la nota ministeriale del 4 settembre sui requisiti necessari per l'offerta didattica delle università e le ultime sintesi dei lavori del CUN.
Saluti.
FLC Cgil nazionale
__________________

Saturday, September 26, 2009

ANDU: 3+2. Moscati all'ANDU

Riceviamo da Roberto Moscati un commento che qui riportiamo. Moscati si riferisce al messaggio dell'ANDU "Difendo il 3+2" del 22 settembre che si riporta in calce.

===

Da Roberto Moscati all'ANDU:

"Cari colleghi dell'ANDU,
ho scritto la lettera al direttore de Il Riformista (nota 3) per contestare una serie di gravi inesattezze contenute nell'intervista concessa dal prof. Israel (nota 1) nelle quali un consulente del MIUR non dovrebbe incorrere.
Non sono peraltro interessato a polemiche personali di dettaglio che in genere trascurano i temi generali. Nello specifico penso sia una perdita di tempo continuare a recriminare su aspetti peculiari del (mal) funzionamento del sistema universitario italiano indicando che sarebbe stato meglio fare diversamente di quanto si e' fatto. Sarebbe per contro molto utile cominciare a domandarsi quali siano le finalita' dell'istruzione superiore nella societa' contemporanea e da queste far discendere indicazioni coerenti circa la struttura di un sistema, le sue modalita' di funzionamento e i suoi contenuti:insomma costruire una politica generale dell'istruzione pubblica e dell'istruzione superiore in particolare. Cosa che aveva tentato di impostare Luigi Berlinguer. Ma questo approccio non sembra interessare chi si occupa della tematica.
In questa prospettiva, sostenere la inopportunita' di introdurre la riforma senza aver affrontato prima la questione degli sbocchi sul mercato del lavoro intervenendo sugli ordini professionali, rappresenta un esercizio molto accademico basato appunto sul "dover essere" interpretato a posteriori. E' vero che la riforma in Italia e' stata introdotta con eccessiva rapidita' e senza sufficiente preparazione o fasi di sperimentazione. Ma questo lo diciamo da non-politici. La politica ha sovente tempi e fasi non del tutto coerenti. Anche perche' deve (dovrebbe) raggiungere un risultato. In particolare, trattare con gli ordini professionali non sembra sia cosa semplice e di breve durata. Forse qualcuno ricordera' il precedente francese della istituzione degli IUT (Istituti Universitari di Tecnologia): corsi brevi di diploma post-secondario che inizialmente (1966-67) apparivano destinati a sicuro fallimento per carenza di iscritti ma che in seguito, grazie al riconoscimento del valore dei titoli da parte del mondo delle professioni (settore pubblico in primis) ha raccolto un consistente numero di adesioni.
Domandiamoci perche' non si e' fatta dopo la riforma e non si fa ora una pressione sugli ordini professionali.
Infine, non vedo le contraddizioni - che mettereste in luce (evidentemente come molto piu' rilevanti rispetto alle affermazioni del prof. Israel che dunque di fatto condividete) - tra quanto Moscati diceva ieri (nota 4) e quanto dice oggi. Confermo infatti la sostanza (ma non la forma) di quanto detto a Gigi Roggero, che si era presentato come dottorando dell'Universita' della Calabria in cerca di elementi con i quali costruire la sua tesi e che poi ha pubblicato, senza avvertirmi, la registrazione di una chiaccherata informale come intervista su "Il Manifesto" (come correttezza siamo in linea con i tempi che corrono!).
Cordiali saluti.
Roberto Moscati
Universita' di Milano-Bicocca"

=========================

"DIFENDO IL 3+2" (Messaggio ANDU del 22.9.09)

In risposta all''intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009 (nota 1), e sulla scia dell'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009 (nota 2), Roberto Moscati, dell'Universita' Milano-Bicocca, ha scritto l'intervento "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'", sul Riformista del 22 settembre 2009 (nota 3).

MOSCATI OGGI
Roberto Moscati, che e' stato "a suo tempo membro della commissione Martinotti, che elaboro' le linee guida della riforma Berlinguer", nel suo intervento, tra l'altro, scrive:
"La riforma degli ordinamenti didattici e' stata introdotta in sintonia con una tendenza (sic!) europea che si era sviluppata negli anni 90 in diversi paesi".

MOSCATI IERI
E' interessante confrontare quello che ora scrive Moscati con quanto da lui stesso affermato in un'intervista sul Manifesto del 15 marzo 2006 (v. nota 4).
L'intervistatore del Manifesto inizia:
"Sull'universita' esiste una reale anomalia italiana. Ma non si tratta della sua 'arretratezza', come potrebbero arguire i critici dell'attuale ministra (Moratti, ndr) - salvo poi plaudire a un probabile venturo morattismo senza Moratti (profetico!, ma era facile, ndr). Dal punto di vista istituzionale, anzi, la riforma disegnata da Berlinguer, puntellata da Zecchino e ripresa dal centro-destra e' una punta 'avanzata' (in quanto imposta dall'alto) del 'Bologna process', ossia della costruzione di uno spazio europeo dell'istruzione superiore incardinato sul cosiddetto '3 + 2' (laurea triennale, e due anni per la specialistica) e sui crediti formativi." …
Moscati ricorda: "La commissione Martinotti aveva avvertito Berlinguer (ministro di allora, ndr) che non si poteva realizzare la riforma in qualche mese. La risposta e' stata: o facciamo questa riforma subito, o non passera' mai. Infatti, non e' stata nemmeno discussa in parlamento, e' passata di soppiatto nelle maglie della finanziaria del '98, con un lavoro sotterraneo di Guerzoni (sottosegretario di allora, ndr) con i parlamentari affinche' accettassero qualcosa che la maggior parte non aveva nemmeno capito." …
L'intervistatore: "Va anche detto che gli accordi della Sorbona, propedeutici alla conferenza di Bologna, sono stati utilizzati da Berlinguer come legittimazione della sua riforma."
Moscati: "Secondo me sono stati - nonostante altri errori - una trovata furbissima (sic!). Visto che sono stati firmati da quattro paesi 'forti' (Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna), gli altri hanno capito che conveniva aggregarsi. In Italia sono stati poi usati come giustificazione della riforma stessa." …

Roberto Moscati nel suo intervento a sostegno del "3 + 2" ricorda che il precedente diploma triennale, introdotto nel 1990 da Ruberti, era stato un fallimento e sostiene che l'attuale laurea triennale non ha sufficiente sbocco professionale "soprattutto per le resistenze del mondo del lavoro".
Argomenti questi che in realta' dimostrano quanto fosse inopportuno imporre il "3 + 2". Infatti, come l'ANDU gia' nel luglio 2006 ha sostenuto, sarebbe stato necessario "PRIMA affrontare la questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali.
Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'." (nota 5)

-------------
- Nota 1. Per leggere l'intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009, cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009, cliccare:
- Nota 3. Per leggere l'intervento di Robeto Moscati "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'" sul Riformista del 22 settembre 2009, cliccare:
- Nota 4. Per leggere l'intervista a Roberto Moscati, sul Manifesto del 15 marzo 2006, cliccare:
- Nota 5. Dall'intervento introduttivo al Convegno nazionale sul "3 + 2" promosso dall'ANDU e tenutosi a Roma nel luglio 2006. Per leggere l'intera introduzione cliccare:

ANDU: La CRUI e il G13

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari


- LA CRUI

Il 24 settembre 2009 la CRUI ha approvato, all'unanimita', una mozione sulla situazione dell'Universita' italiana (nota 1). La CRUI, tra l'altro, ribadisce "il proprio impegno costruttivo nella difficile fase che si sta attraversando".
I risultati di questo "impegno costruttivo" sono sotto gli occhi (e sulla pelle) di tutti.
Un risultato sara' probabilmente raggiunto dalla CRUI: l'approvazione di una 'riforma' che attribuira' agli stessi Rettori un potere immenso, rafforzando cosi' quel sistema oligarchico che sta portando allo smantellamento dell'Universita' statale, di massa e di qualita'.
Un risultato 'facile' da raggiungere visto che e' lo stesso di quello voluto dalla Confindustria, dal PD e dal PDL.


- IL G13 DEGLI ATENEI

Il 22 settembre 2009, il giorno prima della riunione della CRUI, i Rettori dell'AQUIS, l'Associazione per la Qualita' delle Universita' Italiane Statali, hanno diffuso un "Appello per l'Universita'". Ma questi Rettori non fanno parte della CRUI? Hanno votato anche loro, il giorno dopo, la mozione della CRUI? Sembra di assistere ad una politica dei due forni: quello spento della CRUI e quello dell'AQUIS, molto caro alla Confindustria.
Da molto tempo la Confindustria chiede quanto ora scrivono i 13 Rettori dell'AQUIS (una sorta di G13 degli Atenei italiani).
Infatti nel loro "Appello per l'Universita'", i Rettori dell'AQUIS scrivono, tra l'altro, che "il primo elemento da considerare e' l'esigenza di avvio di un processo controllato e regolato di ARTICOLAZIONE del sistema attraverso un'azione che stimoli e guidi una reale DIFFERENZIAZIONE per funzioni degli atenei italiani: non e' possibile che 'tutti facciano tutto'" e "che indistintamente tutti gli atenei possano essere in grado di svolgere le medesime funzioni, per ovvie ragioni di carattere storico, dimensionale, strutturale ecc." "Il tema del modello di finanziamento degli atenei dovra' pertanto essere affrontato alla luce della concezione di un 'sistema a GEOMETRIA VARIABILE' nel futuro prossimo, ma e' indispensabile un immediato intervento di razionalizzazione della situazione attuale che e' insostenibile."
L'AQUIS e' gia' riuscita a ottenere l'assegnazione di una parte dei fondi in base alla 'produttivita'' degli Atenei, con il risultato di una classifica ministeriale che per contenuti e metodi nessuno difende. Una battaglia che e' stato 'facile' vincere trattandosi di una 'idea', anche
questa, cara a Confindustria, PD e PDL.
Ora l'AQUIS, come la Confindustria, vuole la differenziazione tra Atenei eccellenti e Atenei di serie B e C.
Oggi i Rettori sono elettivi. Chi ha eletto il proprio Rettore condivide le posizioni che egli esprime a livello nazionale?

- Nota 1. Per leggere la mozione della CRUI cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'"Appello per l'Universita'" dei 13 Rettori dell'AQUIS (Bologna, Chieti-Pescara, Calabria, Salento, Milano 'Bicocca', Modena e Reggio Emilia, Padova, Politecnica delle Marche, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Roma 'Tor Vergata', Trento, Verona) cliccare (non separare i caratteri!):

[UNIMORE ateneo] decreto FFO 2009

Ai seguenti due siti è possibile visionare i decreti ministeriali per la ripartizione dell'FFO 2009.

--
Prof. Maria Cristina Menziani
University of Modena and Reggio E.
Department of Chemistry
Via Campi 183
41100 Modena -Italy

Tel: +39-059-2055091
Fax: +39-059-373543

[RDB/CUB P.I. docenti UNIMORE] Circolare 4 del 16/9/2009 - Pubblico impiego: in pensione con 40 anni di contributi, ad esclusione di magistrati, dei

Invio la circolare in oggetto in allegato ed una sintesi (fonte: Presidenza del Consiglio)

--------

Si estende la possibilità delle pubbliche amministrazioni di mandare in pensione i propri dipendenti: i 40 anni di anzianità per far scattare il recesso unilaterale sono conteggiati sui contributi e non più sul servizio effettivo come era previsto all'art. 6 comma 3 della legge delega n.15/2009 che aveva modificato, restringendolo, l'ambito di applicazione della norma introdotta dalla manovra finanziaria nell'estate del 2008.

Di conseguenza, dal 5 agosto scorso è possibile mandare in pensione - con atto unilaterale - i dipendenti pubblici con 40 anni di contributi. Lo stabilisce la legge 3 agosto 2009 n.102 di conversione del decreto anticrisi (78/2009).

Al fine di chiarire le ricadute sui destinatari della legge n.15/2009, in vigore da marzo ad agosto di quest'anno, e per meglio illustrare l'ambito di applicazione della norma, il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, ha emanato il 16 settembre scorso una apposita circolare che conferma in generale quanto già illustrato con la circolare n.10 del 2008.

Per quanto riguarda l'ambito soggettivo di applicazione, la nuova circolare chiarisce che la norma si applica anche ai dirigenti, con la sola esclusione dei magistrati, dei professori universitari e dei dirigenti medici responsabili di struttura complessa. Per i comparti difesa, sicurezza ed esteri, la determinazione dei criteri e delle modalità di applicazione è demandata ad appositi decreti del Presidente del Consiglio.

La circolare n.4/2009 chiarisce inoltre il carattere eccezionale dell'intervento limitato al triennio 2009-2011. La norma è immediatamente applicabile ed è valida fino al 31 dicembre 2011. L'amministrazione, si legge nella circolare, esercita la facoltà di risoluzione unilaterale nell'ambito del potere datoriale con l'unica condizione del preavviso di 6 mesi.

Il ricorso al recesso unilaterale è particolarmente opportuno nei processi riorganizzativi e di ristrutturazione derivanti da programmazione aziendale/regionale, da piani di rientro o dalla particolare situazione economico-finanziaria di ciascuna azienda.

---------------------
Approfondimento:

A partire dal prossimo anno e fino al 2011, il dipendente pubblico che ha maturato 35 anni di anzianità di servizio può chiedere di essere esonerato dal lavoro nei 5 anni precedenti al momento di andare in pensione con 40 anni di anzianità contributiva.

E' quanto prevede l'art.72 del decreto legge 112/2008, le cui modalità applicative sono state illustrate con unacircolare firmata il 20 ottobre scorso dal ministro Brunetta.

Le disposizioni dell'art.72 rientrano tra le misure per la stabilizzazione della finanza pubblica e sono coerenti con il disegno di riorganizzazione e di razionalizzazione delle pubbliche amministrazioni.

Il nuovo istituto dell'esonero dal servizio – introdotto dall'art.72 – ha come obiettivo la progressiva riduzione del numero dei dipendenti pubblici.

L'art.72 prevede anche importanti novità in materia di trattenimento in servizio dei pubblici dipendenti e sempre nello stesso articolo viene disciplinata la risoluzione del contratto di lavoro per i dipendenti che abbiano maturato 40 anni di anzianità contributiva.
Le innovazioni contenute nell'articolo 72 sono dunque 3:

1. l'esonero dal servizio (commi da 1 a 6);
2. il trattenimento in servizio per un biennio (commi da 7 a 10);
3. la risoluzione del rapporto di lavoro per chi ha 40 anni di servizio (comma 11).

La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata improrogabilmente entro il 1° marzo di ciascun anno, a condizione che entro l'anno solare venga raggiunto il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto. La domanda non è revocabile.

Per quanto riguarda il trattenimento in servizio, la nuova normativa distingue una fase transitoria da una a regime. La differenza sostanziale tra la precedente normativa (art.16 decreto legislativo 503/92) e la nuova è nella facoltà attribuita all'amministrazione di avvalersi o meno del dipendente anche dopo che ha maturato il diritto di andare in pensione.

Infine, sulla risoluzione del rapporto di lavoro è da sottolineare che le norme sono immediatamente applicabili e l'amministrazione pubblica è tenuta a rispettare il preavviso di 6 mesi, dopo che il dipendente ha raggiunto l'anzianità massima contributiva di 40 anni.

RDB/CUB P.I.
Università degli studi di Modena e Reggio Emilia
call me By Skype: buonannof

[UNIMORE docenti] Gazzetta ufficiale n. 203 -2009 - d. 28/7/2009 - Parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati n

per conoscenza, G.U. 203:
MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA

DECRETO 28 luglio 2009
Parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati nelle procedure di valutazione comparativa per posti di ricercatore universitario. (09A10483)
IL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA

Visto il decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, e, in particolare, l'art. 1, comma 7, che dispone che con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, sentito il Consiglio universitario nazionale, sono stabiliti i parametri riconosciuti anche in ambito internazionale per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi comprese le tesi di dottorato, nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del predetto decreto-legge;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n, 300, modificato dal decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121;
Vista la legge 3 luglio 1998, n. 210;
Vista la legge 4 novembre 2005, n. 230;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n.
117;
Visto il parere del Consiglio universitario nazionale, espresso nell'adunanza del 20 maggio 2009;

A d o t t a
il seguente decreto:

Art. 1.

Valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche

1. La valutazione dei titoli e della pubblicazioni scientifiche dei candidati nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori universitari indette dopo l'entrata in vigore del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, avviene sulla base dei parametri individuati dai seguenti articoli.
Art. 2.

Valutazione dei titoli

1. Le commissioni giudicatrici delle procedure di cui al comma 1 effettuano analiticamente la valutazione comparativa dei titoli dei candidati sulla base dei seguenti elementi debitamente documentati:
a) possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente, conseguito in Italia o all'estero;
b) svolgimento di attivita' didattica a livello universitario in Italia o all'estero;
c) prestazione di servizi di formazione e ricerca, anche con rapporto di lavoro a tempo determinato, presso istituti pubblici italiani o all'estero;
d) svolgimento di attivita' di ricerca, formalizzata da rapporti istituzionali, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri;
e) svolgimento di attivita' in campo clinico relativamente a quei settori scientifico-disciplinari in cui sono richieste tali specifiche competenze;
f) realizzazione di attivita' progettuale relativamente a quei settori scientifico-disciplinari nei quali e' prevista;
g) organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca nazionali e internazionali;
h) titolarita' di brevetti relativamente a quei settori scientifico-disciplinari nei quali e' prevista;
i) partecipazione in qualita' di relatore a congressi e convegni nazionali e internazionali;
l) conseguimento di premi e riconoscimenti nazionali e internazionali per attivita' di ricerca.
2. Ai sensi dell'art. 1, comma 7, della legge 4 novembre 2005, n. 230, costituiscono titoli preferenziali il dottorato di ricerca, le attivita' svolte in qualita' di assegnasti contrattisti ai sensi dell'art. 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, di borsisti post-dottorato ai sensi della legge 30 novembre 1989, n. 398, nonche' di contrattisti ai sensi dello stesso art. 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230.
3. La valutazione di ciascun elemento indicato dal comma 1 e' effettuata considerando specificamente la significativita' che esso assume in ordine alla qualita' e quantita' dell'attivita' di ricerca svolta dal singolo candidato.
Art. 3.

Valutazione delle pubblicazioni scientifiche

1. Le commissioni giudicatrici delle procedure di cui all'art. 1, nell'effettuare la valutazione comparativa dei candidati, prendono in considerazione esclusivamente pubblicazioni o testi accettati per la pubblicazione secondo le norme vigenti nonche' saggi inseriti in opere collettanee e articoli editi su riviste in formato cartaceo o digitale con l'esclusione di note interne o rapporti dipartimentali
2. Le commissioni giudicatrici di cui al comma 1 effettuano la valutazione comparativa delle pubblicazioni di cui al comma 1 sulla base dei seguenti criteri:
a) originalita', innovativita' e importanza di ciascuna pubblicazione scientifica;
b) congruenza di ciascuna pubblicazione con il settore scientifico-disciplinare per il quale e' bandita la procedura, ovvero con tematiche interdisciplinari ad esso correlate;
c) rilevanza scientifica della collocazione editoriale di ciascuna pubblicazione e sua diffusione all'interno della comunita' scientifica;
d) determinazione analitica, anche sulla base di criteri riconosciuti nella comunita' scientifica di riferimento, dell'apporto individuale del candidato nel caso di partecipazione del medesimo a lavori in collaborazione.
3. Le commissioni giudicatrici di cui al comma 1, devono altresi' valutare la consistenza complessiva della produzione scientifica del candidato, l'intensita' e la continuita' temporale della stessa, fatti salvi i periodi, adeguatamente documentati di allontanamento non volontario dall'attivita' di ricerca, con particolare riferimento alle funzioni genitoriali.
4. Nell'ambito dei settori scientifico-disciplinari in cui ne e' riconosciuto l'uso a livello internazionale le Commissioni nel valutare le pubblicazioni si avvalgono anche dei seguenti indici:
1) numero totale delle citazioni;
2) numero medio di citazioni per pubblicazioni;
3) «impact factor» totale;
4) «impact factor» medio per pubblicazione;
5) combinazioni dei precedenti parametri atte a a valorizzare l'impatto della produzione scientifica del candidato (indice di Hirsch o simili).
Roma, 28 luglio 2009

Il Ministro : Gelmini

Friday, September 25, 2009

PRC: COMUNICATO UFFICIALE CPS PERCORSO 3 OTTOBRE







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO UFFICIALE DEL COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA

Il Coordinamento Precari Scuola conferma la manifestazione del 3 ottobre.
Il percorso e' stato democraticamente deliberato dai Comitati locali e dalle associazioni che ne fanno parte che si sono espresse in data odierna.

Il percorso partirà alle ore 14.30 da Piazza della Repubblica (Roma) e passerà in Piazza del Popolo dove una delegazione di insegnanti precari sarà chiamata a parlare sul palco della manifestazione in difesa della libertà di stampa.

Il COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA RIPRENDERA' IL CORTEO VERSO VIALE TRASTEVERE, DOVE CONCLUDERA' LA MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA SCUOLA.

Distinti Saluti

Care compagne e cari compagni, Vi aspettiamo numerose/i a P.zza della Repubblica alle ore 14.00 davanti alla Basilica Santa Maria degli Angeli. Rifondazione Comunista sarà presente con un banchetto per distribuire i suoi materiali prima di iniziare il corteo tutte/i insieme.

Cari saluti
Dipartimento naz. Scuola e Formazione Professionale
Dipartimento naz. Università e Ricerca

Wednesday, September 23, 2009

ANDU: Senato oggi: rottamazione ricercatori?

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Senatori

Emendamenti 1.54, 1.55 e 1.74 (testo in calce) contro la rottamazione dei ricercatori che saranno votati oggi, 23 settembre 2009.

Ieri, 22 settembre 2009, l'Aula del Senato ha iniziato la discussione e le votazioni per la "conversione in legge del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009" (1749).

Contro la rottamazione dei ricercatori universitari sono intervenuti la senatrice Garavaglia del PD e il senatore Possa del PDL e Presidente della Commissione Istruzione. Qui sotto sono riportati integralmente i loro interventi I contenuti degli interventi dei due Senatori sono perfettamente in linea con le prese di posizione gia' assunte nel luglio scorso dalla stragrande maggioranza dei Deputati e dalla Commissione Istruzione del Senato (v. documenti in calce).
Nonostante tutto cio' il Governo ha ieri espresso parere contrario agli emendamenti 1.54 (Garavaglia) e 1.55 (Bianchi) e ha chiesto il ritiro dell'emendamento 1.74 (Possa) per trasformarlo in un ordine del giorno, cio' in un altro inutile documento che certamente non impedira' la rottamazione dei ricercatori.
E' ormai evidente che contro i ricercatori stanno operando quei poteri forti accademici che a parole tutti dicono di volere combattere, ma che finora sono riusciti a 'convincere' il Governo e di fatto a impedire al Parlamento di esprimere la propria volonta'.

Chiediamo al Governo di cambiare il proprio parere sugli emendamenti 1.54, 1.55 e 1.74 e invitiamo TUTTI i Senatori a votarli comunque.

---

Testo degli emendamenti contro la rottamazione dei ricercatori universitari:

1.54 - BARBOLINI, GARAVAGLIA MARIAPIA
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: "ai professori universitari" aggiungere le seguenti: ", ai ricercatori universitari e alle figure a questi equiparate di cui all'articolo 1, comma Il della legge 4 novembre 2005 n. 230,"».

1.55 - BIANCHI
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: "ai professori universitari" aggiungere le seguenti: ", ai ricercatori universitari e al personale medico,"».

1.74 - POSSA, D'AMBROSIO LETTIERI, MASSIDDA
Dopo il comma 1, inserire i seguenti:
«1-bis. Al comma 35-novies dell'articolo 17 del decreto-legge 10 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dopo le parole: "ai professori universitari" sono inserite le seguenti: ", ai ricercatori".
1-ter. Dalle disposizioni del comma 1-bis non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in quanto i maggiori oneri a carico delle universita' saranno compensati dai maggiori risparmi previdenziali derivanti dal differimento dell'accesso al trattamento
pensionistico».

========

Testo degli interventi dei senatori Garavaglia e Possa (dal resoconto stenografico della seduta del Senato del 22.9.09):

"GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, l'1.54 e' un emendamento sul quale torniamo: i ricercatori hanno detto di se stessi che il comma 35-novies dell'articolo 17 e' la rottamazione dei ricercatori universitari.
Poche parole per dire che il Governo con il maxiemendamento ha in realta' eliminato la possibilita' che la legge n. 15 del 2009 offriva di calcolare per il pensionamento quarant'anni effettivi di servizio invece che quarant'anni di contribuzione. I ricercatori esclusi da questo ultimo periodo del comma 35-novies sono in realta' coloro che hanno certo riscattato gli anni di universita', magari anche quelli del servizio militare, ma con i quarant'anni di contribuzione vanno in pensione anticipatamente quando sono ancora molto giovani creando una differenziazione fra le professioni.
Chiedo pertanto al Governo di intervenire, per motivi di trasparenza e di equita' e per la valorizzazione dei ricercatori. Questa Aula e quella della Camera ha sentito ripetutamente parlare, anche da parte del Ministro competente per materia, della necessita' di valorizzare i ricercatori, che quando si trovano in momento professionalmente molto proficuo rischiano di essere appunto "rottamati". Chiediamo quindi di aggiungere a tale norma, oltre ai magistrati, ai primari ospedalieri ed ai professori universitari, anche i ricercatori universitari."

"POSSA (PdL). Signor Presidente, intervengo anch'io sul problema della cosiddetta rottamazione dei ricercatori. L'articolo 17, comma 35-novies, del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, come sappiamo, prevede la possibilita' per la pubbliche amministrazioni di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro a decorrere dal compimento dell'anzianita' contributiva di quarant'anni.
Poco tempo fa, come ha detto prima la senatrice Garavaglia, la legge n. 15 del 2009 aveva invece chiarito che il diritto di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro competesse alle autorita' della pubblica amministrazione solo per i dipendenti con 40 anni di servizio effettivo.
Ripeto, e' una legge del 2009. A pochi mesi di distanza, si torna su questo argomento per prevedere alcune eccezioni, ad esempio per i professori universitari, mentre restano esclusi i ricercatori universitari, figli evidentemente di un Dio minore. A costoro verra' quindi conteggiata l'anzianita contributiva, anche se questa comprende l'anzianita' effettiva nel lavoro di ricerca, quella maturata in un altro lavoro e l'anzianita' conseguente al riscatto degli anni di laurea e del servizio militare, nonche' quella derivante eventualmente - nel caso dei medici - dal riscatto degli anni di specializzazione.
Cio' costituisce veramente una rilevante infrazione a quanto stabilito dalla legge n. 15 del 2009 e determina il rischio, come ha detto prima la senatrice Garavaglia, di pensionare persone nel pieno della loro attivita', con un'eta' magari inferiore ai 60 anni, in piena controtendenza, cari colleghi, rispetto all'andamento generale europeo e anche italiano dell'azione di pensionamento.
Non dimentichiamo poi la delicatezza di un top down, di un atto dirigistico nei confronti di una data fondamentale per il planning di vita, come e' la data di pensionamento. La data di prevedibile pensionamento e' fondamentale nella vita di una persona, non la si puo' sovvertire con un top down in questo modo.
L'emendamento 1.74 propone appunto di equiparare il trattamento dei ricercatori a quello gia' previsto per i professori universitari.
Secondo le valutazioni della Commissione bilancio, poc'anzi riferite dalla senatrice Segretario, l'emendamento che ho presentato, che prevede espressamente che non vi siano oneri per la pubblica amministrazione per effetto di questa posposizione del pensionamento, non necessita di copertura finanziaria. Questa proposta di modifica, quindi, risulta gia' coperta dal punto di vista dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione. In effetti, sarebbe paradossale se il pensionamento ritardato di una persona, che potrebbe quindi continuare l'attivita' lavorativa, comportasse un onere a carico dello Stato.
Per i tanti motivi che ho elencato per illustrare il danno conseguente a questa norma, chiedo che l'emendamento 1.74 venga approvato."

===========

PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724
(…)
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione:
2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:
nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di
trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

Tuesday, September 22, 2009

PRC: Manifestazione 3 Ott.- Attivo naz. Scuola e Università 4 Ott.







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Care compagne e compagni,
la manifestazione del 3 ottobre prossimo è una tappa importante faticosamente conquistata grazie agli innumerevoli conflitti che hanno caratterizzato la fine dell'estate, rendendola bollente, prima dell'autunno caldo che tutte/i noi ipotizzavamo.
Le lavoratrici ed i lavoratori della scuola espulse/i per sempre dal lavoro hanno cominciato a rendersene conto, ad autorganizzarsi, a costruire momenti significativi di visibilità sui territori, a stringere alleanze con organizzazioni politiche e sindacali.
Il Prc è stato ed è al loro fianco ovunque da subito. Spesso è loro stessa carne.
La manifestazione avrà luogo a Roma e l'appuntamento per il corteo è previsto, presumibilmente, tra le ore 14,00 e le ore 15,00 a Piazza della Repubblica. Il percorso è oggetto di trattativa con la questura di Roma.
Per il 4 ottobre abbiamo ritenuto utile fare un attivo nazionale scuola ed università poiché urge un momento di confronto sia per avere un quadro il più chiaro possibile di quanto sta accadendo nei territori, sia per decidere insieme come proseguire il nostro percorso politico adeguandolo alla fase. Vi chiederemmo quindi non solo di continuare ad animare le lotte sostenendo i coordinamenti dei precari presenti nei vostri territori e di favorire il più possibile un processo unitario fra tutti i soggetti in campo, ma anche di essere presenti alla manifestazione del 3 ed all'attivo del 4 ottobre che si terrà nei locali della federazione romana del Prc in via Squarcialupo 58. Come sempre se avete bisogno di pernottare e non riuscite a provvedere autonomamente, fate riferimento a Dina allo 06.44182257. Chi ha un camper o una tenda può, arrivando il 2 sera, dormi re sotto il ministero presso il presidio.
Anche se siamo sicuri che lo abbiate già letto su Liberazione, riportiamo un passaggio tratto dall'articolo di qualche giorno fa del nostro Segretario nazionale:
"Dobbiamo quindi sapere che nelle prossime settimane le lotte aumenteranno e noi dobbiamo essere in grado di migliorare il lavoro politico nella costruzione del movimento. Lavorare per allargare il numero di occupazioni e di presidi, far conoscere le lotte, costruire sul piano territoriale momenti di mobilitazione e di riflessione comune tra i diversi soggetti in lotta, costruire casse di resistenza, momenti di dibattito nei posti di lavoro non interessati dalle lotte. Dobbiamo indirizzare il lavoro politico del partito a tutto questo, per favorire la crescita del conflitto, costruire i comitati unitari contro la crisi con tutti i soggetti disponibili, produrre idee e progetti che individuino sbocchi positivi e realizzabili. In piena collaborazione con tutte le organizzazioni sindacali disponibili a costruire il conflitto, dobbiamo lavorare all'allargamento del movimento.
Il processo di rilancio della rifondazione comunista, di costruzione di una sinistra di alternativa, di opposizione al berlusconismo, riparte da qui".
Alla manifestazione del 3 ha aderito anche la Fiom e quasi certamente vi convergerà anche la mobilitazione studentesca lanciata dall'Uds in prima battuta per il 9 ottobre (sciopero della Fiom).

Ulteriori tappe saranno le "100 Piazze per la Conoscenza" lanciate dalla Flc- Cigl per metà ottobre; lo sciopero generale dei sindacati di base previsto per il 23 ottobre.

Chissà che non si arrivi (le condizioni sembrano esserci) ad uno sciopero generale della scuola Cigl, cobas, studenti e, perché no?, metalmeccanici.
Cari saluti a tutte ed a tutti,
Eleonora Forenza
Segreteria nazionale Prc-se
Gennaro Loffredo
Responsabile naz. Scuola e Formazione Professionale Prc-se
Fabio de Nardis
Responsabile naz. Università e Ricerca Prc-se
P.s. Vi preghiamo, inoltre, di segnalarci prima possibile i contatti delle/i compagne/i che sono presenti nelle mobilitazioni territoriali, al fine di definire una mappatura precisa di tutti gli eventi in cui Rifondazione Comunista è presente (come partito e non) consapevoli dell'esigenza di generalizzare il fronte delle lotte a cominciare dall'unità d'azione tra scuola e università.


ANDU: "Difendo il 3+2"

In risposta all''intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009 (nota 1), e sulla scia dell'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009 (nota 2), Roberto Moscati, dell'Universita' Milano-Bicocca, ha scritto l'intervento "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'", sul Riformista del 22 settembre 2009 (nota 3).

MOSCATI OGGI
Roberto Moscati, che e' stato "a suo tempo membro della commissione Martinotti, che elaboro' le linee guida della riforma Berlinguer", nel suo intervento, tra l'altro, scrive:
"La riforma degli ordinamenti didattici e' stata introdotta in sintonia con una tendenza (sic!) europea che si era sviluppata negli anni 90 in diversi paesi".

MOSCATI IERI
E' interessante confrontare quello che ora scrive Moscati con quanto da lui stesso affermato in un'intervista sul Manifesto del 15 marzo 2006 (v. nota 4).
L'intervistatore del Manifesto inizia:
"Sull'universita' esiste una reale anomalia italiana. Ma non si tratta della sua 'arretratezza', come potrebbero arguire i critici dell'attuale ministra (Moratti, ndr) - salvo poi plaudire a un probabile venturo morattismo senza Moratti (profetico!, ma era facile, ndr). Dal punto di vista istituzionale, anzi, la riforma disegnata da Berlinguer, puntellata da Zecchino e ripresa dal centro-destra e' una punta 'avanzata' (in quanto imposta dall'alto) del 'Bologna process', ossia della costruzione di uno spazio europeo dell'istruzione superiore incardinato sul cosiddetto '3 + 2' (laurea triennale, e due anni per la specialistica) e sui crediti formativi." …
Moscati ricorda: "La commissione Martinotti aveva avvertito Berlinguer (ministro di allora, ndr) che non si poteva realizzare la riforma in qualche mese. La risposta e' stata: o facciamo questa riforma subito, o non passera' mai. Infatti, non e' stata nemmeno discussa in parlamento, e' passata di soppiatto nelle maglie della finanziaria del '98, con un lavoro sotterraneo di Guerzoni (sottosegretario di allora, ndr) con i parlamentari affinche' accettassero qualcosa che la maggior parte non aveva nemmeno capito." …
L'intervistatore: "Va anche detto che gli accordi della Sorbona, propedeutici alla conferenza di Bologna, sono stati utilizzati da Berlinguer come legittimazione della sua riforma."
Moscati: "Secondo me sono stati - nonostante altri errori - una trovata furbissima (sic!). Visto che sono stati firmati da quattro paesi 'forti' (Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna), gli altri hanno capito che conveniva aggregarsi. In Italia sono stati poi usati come giustificazione della riforma stessa." …

Roberto Moscati nel suo intervento a sostegno del "3 + 2" ricorda che il precedente diploma triennale, introdotto nel 1990 da Ruberti, era stato un fallimento e sostiene che l'attuale laurea triennale non ha sufficiente sbocco professionale "soprattutto per le del mondo del lavoro".
Argomenti questi che in realta' dimostrano quanto fosse inopportuno imporre il "3 + 2". Infatti, come l'ANDU gia' nel luglio 2006 ha sostenuto, sarebbe stato infatti necessario "PRIMA affrontare la questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali. Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'." (nota 5)

- Nota 1. Per leggere l'intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009, cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009, cliccare:
- Nota 3. Per leggere l'intervento di Robeto Moscati "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'" sul Riformista del 22 settembre 2009, cliccare:
- Nota 4. Per leggere l'intervista a Roberto Moscati, sul Manifesto del 15 marzo 2006, cliccare:
- Nota 5. Dall'intervento introduttivo al Convegno nazionale sul "3 + 2" promosso dall'ANDU e tenutosi a Roma nel luglio 2006. Per leggere l'intera introduzione cliccare:

CNRU: Dal coordinatore nazional, Marco Merafina

From: Marco Merafina <Marco.Merafina@roma1.infn.it>
Date: September 22, 2009 12:38:06 PM GMT+02:00
Subject: Convegno ad Ancona del 15.9.2009


Cari colleghi, vi invio a seguire il testo del mio intervento in occasione del convegno su Università e Ricerca, svoltosi ad Ancona lo scorso 15 settembre e organizzato dalla CGIL, a cui sono stato invitato.

cordialmente
Marco Merafina

--------------------------------------------------------------------
Ancona - 15/9/2009

In questo mio intervento vorrei porre l'attenzione su tre aspetti della situazione universitaria che credo meritino una certa attenzione: esiste un problema generale, su cui mi soffermerò maggiormente, che riguarda la sopravvivenza del Sistema Universitario pubblico, messo a dura prova dai provvedimenti di quest'ultimo Governo; esiste inoltre un problema specifico che riguarda la condizione dei ricercatori universitari e del loro stato giuridico; esiste infine un problema di rapporti con il Ministro che impedisce una corretta dialettica tra le parti, non consentendo dunque il varo di provvedimenti veramente efficaci e condivisi contro la crisi del Sistema Universitario.

Riguardo al primo punto bisogna constatare ormai il fallimento italiano degli obiettivi di Lisbona. Siamo tra i Paesi Europei che meno spendono per Università e Ricerca, sia a livello di Stato che a livello di privati; siamo stati superati da Paesi che partivano da posizioni più arretrate della nostra e si accresce il divario con quelli più evoluti. Stiamo addirittura arretrando e, invece di tendere verso il 3%, siamo abbondantemente al di sotto dell'1%, dietro a nazioni come Cipro, Slovenia, Grecia e Polonia. E' un fallimento che riguarda il cronico sottofinanziamento del Sistema Universitario, operato dagli ultimi Governi che si sono succeduti e in particolare, occorre sottolinearlo, da quelli di Centrodestra; non certo il livello dei ricercatori che il nostro Paese è in grado di formare e che sono apprezzati soprattutto all'estero, dove molto spesso sono costretti ad andare, in assenza di reali prospettive all'interno del nostro Paese.
Tutto questo è potuto accadere perché in Italia c'è un'idea distorta delle funzioni dell'Università, vista solo come strumento di produzione di laureati che perlopiù usano il proprio "pezzo di carta" per avviare attività professionali e non già come motore di sviluppo e di crescita culturale del Paese. Quest'idea è purtroppo prevalente nell'opinione pubblica ed è cavalcata dall'attuale Governo che la usa per denigrare il Sistema Universitario, giustificando i tagli, operati solo come mezzo per "fare cassa", come la necessaria spinta moralizzatrice di un Sistema considerato corrotto e incapace di assolvere alla sua funzione istituzionale. Ma non è così e lo dimostra l'alto livello di preparazione dei nostri laureati, specie nelle facoltà scientifiche, riconosciuto dai nostri colleghi stranieri. E' invece un altro, a mio avviso, il cardine del ragionamento dell'attuale Governo: e cioè che l'impegno finanziario sulla Formazione (a tutti i livelli, dalla Scuola all'Università) e sulla Ricerca è visto come una semplice voce di spesa nei capitoli di bilancio e non come un'occasione di investimento che questo Paese sta facendo per il proprio futuro e di quello dei nostri giovani.
Sì, è vero, di fronte al cronico sottofinanziamento delle Università esiste un reale problema di cattiva gestione delle pur insufficienti risorse a disposizione degli atenei, di sprechi nell'apertura e nel mantenimento di inutili sedi decentrate. Ma quante volte le difficoltà degli atenei sono provocate dal sottofinanziamento stesso piuttosto che da cattiva gestione? Incentivare le sedi a migliorare la propria gestione è corretto, ma non si può farlo a scapito delle sedi in difficoltà; il risultato sarebbe solo quello di allargare la forbice tra sedi in difficoltà e quelle che non hanno problemi; come dire, costringere alla chiusura le sedi del meridione. E' questa la riforma basata sul merito? Diamo piuttosto degli obiettivi da raggiungere entro un certo limite di tempo a tutte gli atenei con problemi di gestione, senza però diminuire i finanziamenti, e vediamo chi riesce a risolvere il problema.
Invece, purtroppo, ci si dibatte con i perversi effetti di due leggi in vigore che non dobbiamo dimenticare. La legge 133 del 2008 e la legge 1 del 2009. Sembrano lontani gli echi delle proteste dell'anno scorso, eppure gli effetti negativi della legge 133, ad esempio, si faranno sentire soprattutto a partire dal 2010. Vorrei ricordare i tagli previsti: 63.5 mln nel 2009, 190 mln nel 2010, 316 mln nel 2011, 417 mln nel 2012, 455 mln nel 2013, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro a cui vanno aggiunti quasi 500 mln dovuti all'abolizione dell'ICI. Sono quasi 2 miliardi di euro parzialmente compensati dal provvedimento successivo (legge 1/2009) che corrispondono a circa il 25% dell'intero FFO. Ma non è solo questo taglio immane che darà il colpo di grazia a un Sistema già in difficoltà da diversi anni. Il provvedimento, come del resto molti di noi sanno, prevede la trasformazione in fondazioni per gli atenei che lo vorranno, il prepensionamento dei ricercatori universitari con 40 di contributi figurativi assieme agli altri lavoratori del pubblico impiego (mentre saranno esclusi da tali effetti i professori di I e II fascia). La legge 1/2009, invece, introduce sanzioni alle Università che superano il limite del 90% nel rapporto tra spese fisse ed FFO erogato, limite magari superato a causa dei tagli operati (!), sanzioni sulle retribuzioni dei docenti che non riescono a pubblicare, senza tenere conto della eventuale mancanza risorse a disposizione, finanziamenti largamente insufficienti per il diritto allo studio.
Cosa stanno provocando questi due provvedimenti oltre alle difficoltà finanziarie?
Sicuramente il rischio di uno smantellamento del sistema pubblico dell'istruzione superiore con conseguente ulteriore fuga dei giovani più preparati all'estero; un aumento del precariato che è già ai livelli più alti di qualsiasi altro comparto statale; il blocco dei concorsi nelle tre fasce della docenza, un problema di durata ormai pluriennale; il blocco delle assunzioni del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, con conseguente chiusura ulteriore dei laboratori, specie nelle facoltà scientifiche; infine, il probabile aumento delle tasse per far fronte a crescenti problemi di bilancio degli atenei. Quest'ultima conseguenza, grave perché penalizza gli studenti, non sarà compensata dai fondi sul diritto allo studio previsti dalla 1/2009 perché di fatto tali benefici saranno annullati dalla diminuzione dei servizi agli studenti per i tagli che gli atenei saranno costretti ad operare.
Quali le prospettive?
In particolare, ci sono dei disegni di legge presentati dal Partito Democratico e dalla Lega e, soprattutto, il disegno di legge governativo sulla "governance" degli atenei. Non entrerò profondamente nel merito di questi disegni di legge, ma vorrei limitarmi a fare alcune considerazioni di carattere generale sui loro contenuti.
Per quanto riguarda il DDL della Lega vi è da riscontrare in particolar modo la separazione nelle carriere tra professori e ricercatori universitari, considerando tuttavia solo i ricercatori futuri e inserendo gli attuali, almeno sembra, nel corpo docente assieme ai professori attuali. Mi pare una provocazione. Smantellare l'unicità del corpo docente colpendo l'inscindibilità delle funzioni di insegnamento e di ricerca va contro il principio più volte affermato della necessità di saper fare buona ricerca per poter fare una buona didattica.
Riguardo al DDL del Partito Democratico, si riscontra un positivo approccio al problema del finanziamento del Sistema Universitario, ma l'impianto della proposta per quanto riguarda il resto pare troppo simile al provvedimento che il Governo ha intenzione di varare entro fine anno, almeno secondo le bozze ministeriali che con difficoltà sono circolate negli ultimi mesi.
Questa preoccupante "somiglianza" accredita ancora una volta il sospetto che gli estensori dei provvedimenti sull'Università si avvalgano degli stessi "esperti" universitari, sia che il provvedimento venga emanato dal Governo, sia che venga proposto dall'opposizione. In particolare l'idea di "governance" degli atenei è troppo simile e quasi coincidente con i desideri della CRUI, con la trasformazione delle Università in vere e proprie autocrazie, dove il potere è tutto nelle mani del Rettore e del Consiglio di Amministrazione da lui nominato, senza che il Senato Accademico possa esercitare una reale funzione di controllo e di indirizzo politico dell'ateneo. C'è infine sottintesa, ma non troppo, l'idea di una ricomposizione di una "piramide" nei rapporti numerici tra i ruoli universitari che sa molto di gerarchia di tipo militare: io credo invece che la ricerca e l'insegnamento debbano essere liberi e non condizionati e, soprattutto, sono certo che questa ricomposizione sia un falso storico. Ma e poi mai c'è stata una piramide nei rapporti numerici tra i ruoli docenti all'università. Ricordo invece che la legge 382 del 1980 stabilì una distribuzione "a cilindro", giustificata dal fatto che a bassi stipendi dovesse corrispondere la possibilità di un fisiologico scorrimento tra le fasce nella carriera di un docente. Costruire una piramide, significherebbe di fatto pianificare il fallimento della maggior parte delle carriere dei docenti universitari, costringendo la maggior parte di essi a rimanere nel ruolo di partenza fino a 50 anni e oltre e per di più con bassi stipendi rispetto alle medie europee. Per fare una operazione di questo tipo bisognerebbe aumentare sensibilmente le retribuzioni delle fasce più basse, riallineandole a quelle dei Paesi europei più sviluppati, scongiurando così l'ulteriore "fuga di cervelli" a cui invece prevedibilmente assisteremmo.

Riguardo al secondo punto, richiamandomi alla mia funzione di coordinatore nazionale dei ricercatori universitari, ci tengo a ribadire che in nessuno dei provvedimenti suddetti è contenuta una soddisfacente soluzione al problema del riconoscimento del ruolo di professore che i ricercatori universitari esercitano nei fatti da almeno 15 anni. Non ripeterò in questa sede i contenuti della piattaforma del CNRU: sono conosciuti da tempo e più volte sono stati ribaditi nelle sedi opportune. E' tuttavia chiaro che, dopo 29 anni, i tempi per affrontare seriamente il problema dello stato giuridico dei ricercatori siano ormai maturi, come del resto sia tempo di aprire la discussione sull'unicità della carriera docente, sull'abolizione dei concorsi di I e II fascia, sull'unificazione del budget del docente universitario, calcolato sull'intera carriera lavorativa e non suddiviso per fasce.
Resta un punto di pressante attualità che riguarda il provvedimento sui prepensionamenti, contenuto sul decreto legge in attesa di essere convertito e in discussione al Senato proprio in questi giorni. Il non inserimento dei ricercatori tra le categorie escluse dal provvedimento, al pari dei professori universitari, sarà foriero di conseguenze negative per i nostri colleghi più anziani. La sua utilizzabilità contro i ricercatori è nata "strada facendo", quando i Rettori di alcuni atenei, interpretando in senso restrittivo la dizione "professori universitari", hanno ritenuto di applicare la norma allora vigente contro alcuni nostri colleghi. E' evidente il carattere vergognosamente discriminatorio di tale interpretazione, stante il fatto che i ricercatori da ormai più di un decennio insegnano a pieno titolo, facendosi carico della didattica (per la quale non hanno, occorre ricordarlo, nessun obbligo di legge e nessuna retribuzione), che sono considerati dalla normativa sui requisiti minimi al pari delle altre fasce docenti, che in moltissimi atenei siedono negli organi di governo ed hanno elettorato attivo nella elezione del Rettore e che infine anche dalla legge Moratti sono indicati come professori aggregati. Questa interpretazione dello stato giuridico dei ricercatori come quello di docenti a metà, professori quando fa comodo e non-professori quando invece si vuol sanare a buon mercato i deficit di bilancio degli Atenei, è uno schiaffo a tutti i ricercatori universitari che non potrà essere accettato. La "rottamazione" dei ricercatori universitari assieme al mancato riconoscimento dalla loro funzione docente, vista la totale assenza di misure sullo stato giuridico nei provvedimenti annunciati dal Governo sull'Università, potrebbero sancire la definitiva divaricazione tra il ruolo dei professori universitari di I e II fascia, considerati i "veri" docenti, e i ricercatori, il cui ruolo resta ancora oggi sospeso tra sola ricerca e docenza, immerso in un'ambiguità che è a tutto vantaggio di coloro che se
ne servono senza scrupoli, soprattutto alcune università.

Passo brevemente all'ultimo punto e cioè ai rapporti con il Ministro.
E' palese la difficoltà di impostare un rapporto dialettico con il Ministro Gelmini. Le associazioni della docenza hanno più volte fatto richiesta di un incontro diretto ma non hanno mai ottenuto una risposta in tal senso. Non è possibile apprendere i contenuti dei provvedimenti sull'Università senza la possibilità di discuterli in precedenza, senza poter fare proposte migliorative e/o alternative. E' chiaro che non è poi possibile pretendere che siano acriticamente accettati senza il benché minimo confronto, come vorrebbe il Ministro che, preferendo il rapporto mediatico a quello diretto, non perde occasione di accusare le associazioni e i sindacati di essere una sorta di partito del no. Accetti il dialogo, invece, e ascolti anche le ragioni di chi nell'Università ci lavora e ci vive tutto il giorno. Io credo che solo con l'apertura di un tavolo permanente tra Ministro e associazioni della docenza si possa avviare una reale collaborazione che abbia come obiettivo una riforma in senso democratico che salvaguardi innanzitutto la natura pubblica del nostro Sistema Universitario ed eviti l'emanazione di provvedimenti frammentari e inutili. Solo così, forse, potremo evitare il collasso dell'unica istituzione che potrà realmente consentirci di costruire un futuro migliore per il nostro Paese e per i nostri giovani. Si è detto da più parti che quella attuale è la prima generazione che vivrà in condizioni peggiori di quella precedente: io spero che questa pericolosa inversione di tendenza non si consolidi, ma perché questo non avvenga c'è bisogno di avere una visione diversa dell'Università da parte di tutti, non solo degli addetti ai lavori. E' una risorsa e un patrimonio di tutto il Paese ed è bene che ce ne rendiamo conto prima di distruggerla definitivamente.


Marco Merafina
Coordinatore Nazionale Ricercatori Universitari

Saturday, September 19, 2009

ANDU: Dossier: "Se questa vi sembra una valutazione"

Dossier dell'Universita' di Macerata sulla Classifica degli Atenei: "Se questa vi sembra una valutazione".

Dall'introduzione del Rettore:

"Questo dossier si propone come un convinto e doveroso atto di denuncia riguardo ad una procedura di valutazione del "merito" nelle Universita' italiane che, tanto sotto il profilo formale, quanto, in particolare, dal punto di vista sostanziale, presenta gravi limiti e palesi incongruenze, tali da risultare un'iniziativa destinata non certo a far compiere un passo in avanti al sistema universitario e ad affermare al suo interno quell'autentica e quanto mai necessaria e urgente cultura della valutazione che noi per primi auspichiamo."

Per leggere l'intero Dossier cliccare:

ANDU: "Sanare i danni del "3+2"

Diffondiamo, con l'autorizzazione dell'Autore, un contributo sul "3 + 2" inviatoci da Peppino Ortoleva dell'Universita' di Torino.

Su questa questione dal Ministero recentemente e' stato diffuso un documento (v. nota).

"Cari amici dell'ANDU,
io credo che su questa vicenda del 3+2 si stiano comportando un po' tutti in modo abbastanza irresponsabile.
Le critiche al nuovo sistema, alle sue caratteristiche intrinseche come alla maniera prepotente, pasticciona e non meditata in cui e' stato introdotto sono evidentemente sacrosante, e molte delle cose sostenute da Israel sono condivisibili. D'altra parte credo che uno dei pericoli maggiori che questo paese corre sia, nella totale e diffusa mancanza di senso delle istituzioni (che e' anche senso delle responsabilita' condivise), l'avvitarsi nel gioco delle ripicche e delle vendette incrociate tra una pessima maggioranza e un'inesistente opposizione, che a ogni elezione si avvicendano e sembrano voler dimostrare il loro valore nel disfare il lavoro fatto bene o male dai predecessori.
Il 3+2 non andava introdotto e soprattutto non cosi', ma siamo sicuri che una sua pura e semplice soppressione non provochi danni almeno altrettanto gravi, in termini di disordine, di costi, di difficolta' per gli studenti e le famiglie? Quanto ci vorrebbe per tornare alla normalita' in un sistema che sta attraversando una serie infinita di traumi (taglio selvaggio dei fondi, moltiplicazione e poi demoltiplicazione delle sedi, approssimarsi del pensionamento della grande maggioranza dei docenti ordinari...)? Io penso che si dovrebbe ragionare sul modo di sanare i danni introdotti dal 3+2 e di correggerne le storture senza tornare a uno status quo ante che a questo ministro interessa soprattutto come trofeo, e che magari un eventuale governo di "sinistra" sarebbe tentato di sopprimere per sostenere di avere avuto ragione.
Non vorrei che questa sembrasse una difesa d'ufficio di Luigi Berlinguer, forse il peggior ministro dell'universita' tra tutti (e la concorrenza non manca): e' un invito a una riflessione possibilmente serena
Con i migliori saluti
Peppino Ortoleva
ordinario di storia e teoria dei media
Universita' di Torino"

- Nota. Per leggere la nota cliccare su "Il documento del ministero", in fondo al messaggio "Ministero su "3+2". Per leggere il messaggio cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23844.html

Friday, September 18, 2009

PRC: COMUNICATO STAMPA DIP. UNIVERSITA'







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Roma, 15 settembre 2009.
Comunicato stampa.
Dichiarazione di Eleonora Forenza, esponente segreteria nazionale Prc e responsabile Area laicità, movimenti e Diritti, e di Fabio De Nardis, responsabile Dipartimento Università e Ricerca del Prc.
FORENZA-DE NARDIS, PRC: SCUOLA, OGGI PRC SUL TETTO DELLA SAPIENZA COI COLLETTIVI. PUNTIAMO A SOSTENERE E GENERALIZZARE TUTTE LE LOTTE CONTRO IL MINISTRO GELMINI.
Questa mattina all'università La Sapienza di Roma, Rifondazione comunista e i Giovani comunisti hanno partecipato e sostenuto l'azione dimostrativa messa in atto dagli insegnanti precari in mobilitazione contro il decreto Gelmini e dal Coordinamento dei Collettivi della Sapienza di Roma, issando tre striscioni sul tetto dell'Università e distribuendo volantini di protesta e di sensibilizzazione contro il ministro alla Pubblica Istruzione e all'Università Maria Stella Gelmini e contro i suoi tagli indiscriminati al mondo della scuola, tagli che configurano un vero e proprio scempio dell'istruzione pubblica, laica e democratica della scuola italiana.
Come Rifondazione comunista e come Giovani comunisti sosterremo e parteciperemo a tutte le lotte e ad ogni azione, anche la più eclatante, che punta alla generalizzazione del conflitto e all'unità delle lotte tra scuola, università e ricerca, e insieme lavorando anche all'unione tra queste lotte e tutte le altre lotte in campo nel nostro Paese, da quelle sociali a quelle territoriali, per il diritto alla casa e per i diritti civili.

--
Ufficio stampa Prc-SE


CIPUR: LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL'IUR


CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA
Lettera aperta al Ministro dell'IUR sull'ordinanza che indice le votazioni per la costituzione di … quasi tutte le Commissioni per la prima tornata di Idoneità del 2008

Sig.ra Ministro,
lo avevamo detto (cominciamo ad essere impensieriti dal doverlo ripetutamente fare notare): inutili e dannosi gli interventi, relativi alle sole tornate di idoneità previste per il 2008 da Mussi tramite la rievocazione della L. 210/98 ed in dispregio della L. 230/05, proposti nel D.L. n. 180 del 10.11.08 convertito dalla L. 1/2009; sproporzionate le, fra l'altro, non innovative variazioni introdotte nella costituzione delle Commissioni giudicatrici. Avevamo con coerenza proposto, in tutti i tormentati passaggi dei provvedimenti, emendamenti per ovviare all'inutile ed esagerato intervento che avrebbe reso estremamente complessa, se non impossibile, la formazione delle Commissioni esaminatrici senza in realtà far fare alcun passo avanti né alla trasparenza, né alla lotta al nepotismo e, tantomeno, alla meritocrazia.
Abbiamo fatto più volte rilevare che l'intervento così come prefigurato oltre che contraddittorio (le sorti del reclutamento tutte in mano ai tanto vituperati baroni) sarebbe risultato di complessa applicazione stante il panorama esistente con gli SSD esistenti: mancavano letteralmente i numeri con un elettorato attivo e passivo praticamente ridotto ai soli ordinari e la triplicazione dei sorteggiabili. Cura ed attenzione per non ricadere nelle "nefandezze" del passato si sarebbero dovute porre nelle nuove modalità del reclutamento in fase di proposizione: controproducenti gli interventi di mera facciata, dettati da pura demagogia e che di fatto nulla sarebbero stati in gradi di innovare o garantire, introdotti frettolosamente e da utilizzarsi su meccanismi stantii e riesumati oltre che, lo ribadiamo, una tantum.
Tutto inutile.
Infatti ora, nonostante i ritardi dovuti al tentativo assai impegnativo di applicare le indicazioni del suo DM del 27 marzo 2009 (previsto dalla L. 1/2009), l'evitabilissimo ginepraio nel quale a livello operativo ci si trova invischiati si palesa: non si è stati in grado di dare simultaneamente il via alle operazioni di voto per la formazione delle Commissioni (Commissioni la cui formazione in prima battuta resterà pur sempre condizionata dalla affluenza dell'elettorato attivo alle operazioni di voto e che con molta probabilità in parecchi casi, e del tutto con riferimento a SSD assai numerosi, sarà impossibile costituire procedendo in modo legittimo).
Per alcuni SSD non c'è stato modo di applicare il DM con la certezza di non cadere in situazioni di illegittimità con la norma medesima cui il DM si riferisce! Nell'ordinanza constatiamo che si è dovuta rinviare la costituzione delle Commissioni relative ad alcuni SSD, per le quali si deve prevedere, a garanzia della correttezza delle procedure e dei risultati finali del lavoro delle Commissioni medesime, del tutto un emendamento alla L. 1/2009!
Quanti pasticci ed intasamenti burocratici oltre che giustificate proteste ed apprensioni da parte di chi da anni sta attendendo di essere giudicato si sarebbero potuti evitare concentrandosi a prefigurare con cura il nuovo e chiudendo una volta per tutte la parentesi del vecchio riesumato!
Non possiamo che deprecare quanto sta avvenendo nella speranza che ella, pur nelle complesse condizioni al contorno in cui è chiamata ad operare e con l'impegno che sta ponendo nella nuova configurazione del sistema universitario nazionale, ritenga di preservare le giuste aspettative derivanti dalla partecipazione a legittime procedure concorsuali.
Prof. Vittorio Mangione
Perugia, 17 settembre 2009
Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal
Via G. Tilli n. 58 - 06127 Perugia (PG) - Italy
Tel. +39 075 5008750-53 Fax +39 075 5008851
cipur@tin.it - www.cipur.it

ANDU: Senato per rottamazione ricercatori?

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Senatori

PROPOSTA DI EMENDAMENTO (Atto Senato n. 1749)

Le Commissioni 5° (Bilancio) e 6° (Finanze) riunite il 16 settembre 2009 hanno respinto, senza alcuna motivazione, i tre emendamenti volti a evitare la rottamazione dei ricercatori universitari.
Questo nonostante i recenti pronunciamenti al Senato e alla Camera (v. in calce) contro il prepensionamento.

Ecco gli emendamenti presentati e respinti:

- 1.74 POSSA (PDL, Presidente Commissione Istruzione) Dopo il comma 1, inserire i seguenti:
«1-bis. Al comma 35-novies dell'articolo 17 del decreto-legge 10 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dopo le parole: ''ai professori universitari'' sono inserite le seguenti: '', ai ricercatori''.
1-ter. Dalle disposizioni del comma 1-bis non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in quanto i maggiori oneri a carico delle università saranno compensati dai maggiori risparmi previdenziali derivanti dal differimento dell'accesso al trattamento
pensionistico».

- 1.54 BARBOLINI, MARIAPIA GARAVAGLIA (PD)
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: ''ai professori universitari'' aggiungere le seguenti: '', ai ricercatori universitari e alle figure a questi equiparate di cui all'articolo 1, comma Il della legge 4 novembre 2005 n. 230,''».

- 1.55 BIANCHI (PD)
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: ''ai professori universitari'' aggiungere le seguenti: '', ai ricercatori universitari e al personale medico,''».

Invitiamo tutti i Senatori, nella discussione in Aula (22-24 settembre) relativa alla "conversione in legge del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009", a sostenere gli emendamenti uguali o similari al seguente:

EMENDAMENTO
relativo alla art. 17, comma 35-novies (v. il testo dell'attuale comma piu' sotto):

al comma 35-novies dell' art. 17 della Legge 3 agosto 2009, n. 102, "dopo le parole 'ai professori' aggiungere le parole 'e ricercatori'"

---------------

TESTO DELL'ATTUALE COMMA:
"Art.17 - Enti pubblici: economie, controlli, Corte dei conti Comma 35-novies.

Il comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
«11. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono, a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di quaranta anni del personale dipendente, nell'esercizio dei poteri di cui all'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro e il contratto individuale, anche del personale dirigenziale, con un preavviso di sei mesi, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata vigore della presente disposizione, previa delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno, della difesa e degli affari esteri, sono definiti gli specifici criteri e le modalita' applicative dei principi della disposizione di cui al presente comma relativamente al personale dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, tenendo conto delle rispettive peculiarita' ordinamentali. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche nei confronti dei soggetti che abbiano beneficiato dell'articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai magistrati, ai professori universitari e ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa».

===========

PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724 (…)
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione: 2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione): "La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD. Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:

nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.

9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: "Non c'e' pace per i ricercatori"

da Unimagazine.it:

"Non c'e' pace per i ricercatori

Mercoledi', 16 Settembre 2009

Il mondo accademic