Friday, November 6, 2009

ANDU: Lingue UNICT contro DDL

"Mozione dell'Assemblea di Studenti, Docenti e Personale Tecnico-Amministrativo della Facolta' di Lingue dell'Universita' di Catania"

- Giovedì 5 novembre 2009.

L'assemblea di studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo della Facolta' di Lingue e Letterature Straniere dell'Universita' di Catania denuncia con forza gli incoerenti e scomposti disegni di riforma del sistema universitario proposti dal Governo. Ritiene che tali provvedimenti - aldila' degli annunci mediatici e miracolistici - comportino un'inaccettabile riduzione del finanziamento per l'Universita' e siano destinati a generare uno stato - in parte gia' presente - di dissesto della cultura e di morte di quell'alta formazione pubblica che costituiscono il futuro del nostro paese, ma anche i piu' forti antidoti contro la crisi economica e sociale globale da cui siamo investiti.

L'assemblea promuove la costituzione di un Comitato per l'Istruzione e la Ricerca che nei prossimi mesi:
- diffonda nel mondo universitario e nella societa' civile il documento del 30 ottobre, promovendo la raccolta di firme su www.step1.it.
- proponga - anche chiedendo solidarieta' e collaborazione al Rettore ed agli organi universitari di rappresentanza - iniziative con le forze politiche, economiche e sociali atte a diffondere la consapevolezza dello stato d'emergenza del mondo universitario;
- proponga lezioni in piazza dei corsi di laurea destinati a chiudere secondo le recenti disposizioni governative o nei quali il numero chiuso o programmato sara' fortemente discriminatorio;
- segua l'iter della riforma e informi nelle aule anche con momenti di sospensione delle attivita';
- aderisca a tutte le iniziative che fanno emergere l'ipocrisia che copre il precariato del mondo universitario;
- chieda a tutte le componenti del mondo della ricerca e dell'istruzione di organizzarsi e fare uscire questa crisi (come quella della scuola) da una irresponsabile censura mediatica.

Aderisce al documento il Coordinamento dei Ricercatori Precari dell'Universita' di Catania"

ANDU: DDL: "Fine universita' pubblica"

Riportiamo il testo dell'intervento di Alessandro Somma "La fine dell'universita' pubblica" comparso su Nuova Ferrara del 31 ottobre 2009:

"La fine dell'universita' pubblica"

di Alessandro Somma

L'anno passato una legge aveva accordato alle universita' la facolta' di trasformarsi in fondazioni private, dirette da un consiglio di amministrazione eventualmente controllato da privati, e finanziate dallo Stato nella misura in cui sarebbero state capaci di attirare fondi esterni.
La legge venne avversata da un ampio movimento, che se non altro determino' la sua mancata applicazione. Non fu tuttavia una vittoria definitiva: la riforma dell'universita' appena varata dall'esecutivo non dispone la formale privatizzazione degli atenei, ma realizza nei fatti il medesimo risultato.
Intendiamoci: l'universita' deve rapportarsi con i privati, esattamente come con la societa' civile e con le componenti politiche ed economiche del territorio in cui opera. Ma deve poterlo fare ad armi pari, ricevendo stimoli ma anche avendo la liberta' di valutarli criticamente e la possibilita' di rifiutarli o di fornirne a sua volta: c'e' bisogno di innovazioni scientifiche, esattamente come di pensiero critico capace di valutare il loro impatto sulla vita delle persone e della comunita'. Solo a queste condizioni l'universita' e' davvero pubblica.
Esattamente il contrario di quanto previsto con la riforma, che stravolge l'attuale assetto, sicuramente perfettibile ma pur sempre fondato sull'idea che la vita dell'universita' viene decisa in autonomia e di comune accordo dalle sue componenti: studenti, personale docente e tecnico amministrativo.
Finora le decisioni più importanti dipendevano in massima parte dal Senato accademico. Se la riforma verra' approvata quest'ultimo potra' solo formulare proposte e pareri, mentre le funzioni di indirizzo e di iniziativa spetteranno direttamente al rettore e al consiglio di amministrazione. E in quest'ultimo dovranno sedere almeno il quaranta per cento di membri non provenienti dall'universita', quindi eventualmente di privati, competenti fra l'altro ad attivare o sospendere corsi e sedi.
Altre innovazioni sono solo apparentemente ispirate da buone intenzioni.
Si parla di valutazione della didattica e della ricerca, ma si tratta di valutazione operata dal ministero secondo criteri economici, ben distante da quella, pure problematica, realizzata attraverso organismi indipendenti.
Si valorizzano i giudizi sulla didattica formulati dagli studenti, tuttavia secondo un modello tipicamente consumeristico, a cui e' estranea l'idea di una partecipata definizione delle linee didattiche. Infine si prevede l'emanazione di un codice etico, che nel clima attuale si occupera' delle parentele tra docenti e non anche dei vincoli professionali, difficilmente tracciabili ma più frequenti e non meno dannosi dei vincoli famigliari.
A queste condizioni non stupisce l'entusiastica adesione dei principali miracolati dalla riforma: i privati e i rettori. Per Confindustria essa rendera' le universita' italiane competitive nel mondo. La Conferenza dei rettori delle universita' italiane (Crui), consorzio di rettori ma non di atenei, ha subito parlato di occasione fondamentale e irripetibile, da condividere nella sostanza: si auspica semplicemente un ampio dibattito parlamentare, ben sapendo che produrra' solo ritocchi a uno schema definito e magari blindato da un voto di fiducia. E si fa capire che il giudizio positivo definitivo dipendera' dai soldi messi a disposizione per finanziare la riforma: quindi che i rettori sono in vendita.
Neppure fara' stupore una probabile adesione del Piddi, che pochi mesi or sono ha presentato un suo progetto di riforma. Anche li' si favorisce la concentrazione del potere accademico nelle mani del rettore e del consiglio di amministrazione, con un'ampia rappresentanza in quest'ultimo di soggetti esterni all'universita'."

ANDU: Ai Parlamentari: NO rottamazione ricercatori

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Parlamentari

NELLA FINANZIARIA SI ELIMINI LA ROTTAMAZIONE DEI RICERCATORI UNIVERSITARI

Il 23 settembre 2009 al Senato il Governo ha accolto l'Ordine del giorno che "impegna il Governo: ad includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni." (per il testo completo dell'Ordine del giorno v. nota 1).

Nonostante cio' e nonostante che gia' nel luglio 2009 al Senato e alla Camera fossero stati approvati dei Pareri che andavano nella stessa direzione di impedire la rottamazione dei ricercatori universitari (per il testo dei Pareri v. nota 2), finora il Governo non ha preso nessuna iniziativa per impedire questa rottamazione, mentre ora sembra interessarsi solo della rottamazione dei medici (v. comunicato stampa in nota 3)

In occasione della votazione della prossima Finanziaria, chiediamo a tutti i Parlamentari di presentare e/o sostenere emendamenti volti a impedire la rottamazione dei ricercatori universitari.


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=== Nota 1. ORDINE DEL GIORNO ACCOLTO DAL GOVERNO NELLA SEDUTA DEL SENATO DEL 23.9.09:

"G1.74 (gia' em. 1.74) - POSSA, D'AMBROSIO LETTIERI, MASSIDDA
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 1749 di conversione del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, premesso che:
l'articolo 17, comma 35-novies del suddetto decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, prevede la possibilita' per le pubbliche amministrazioni di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro a decorrere dal compimento dell'anzianita' contributiva di 40 anni;
la medesima norma correttamente prevede, fra l'altro, l'esplicita esclusione dei professori universitari;
considerato che non si ravvisa motivo per non estendere anche ai ricercatori la medesima esclusione, soprattutto laddove il conseguimento di 40 anni contributivi sia dovuto al riscatto degli anni di laurea, ovvero al riscatto di precedenti periodi lavorativi in altro tipo di attivita', ovvero al riscatto del periodo di servizio militare, tenendo presente che tali riscatti sono stati determinati unicamente dal fine di aumentare l'anzianita' contributiva al momento dell'entrata in pensione; valutata l'inopportunita' di rinunciare alla prestazione lavorativa di personale estremamente valido, con particolare riferimento ai soggetti di età anagrafica inferiore ai 60 anni;
rilevata l'inopportunita' di interrompere programmi di ricerca gia' intrapresi di carattere pluriennale; impegna il Governo:
ad includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

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=== Nota 2. PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724
(…)
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione: 2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:
nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati;
tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;
con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis;
il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;
il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita;
le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio;
il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

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=== Nota 3.

"Roma, 3 nov. (Adnkronos Salute) - Sara' cancellata la norma sulla 'rottamazione' dei medici, che consente alle aziende sanitarie e ospedaliere di mandare in pensione i camici bianchi con 40 anni di contributi, compresi gli anni riscattati. Su questo punto si e' raggiunto l'accordo nell'incontro di questa mattina fra i sindacati dei medici e del resto della dirigenza del Ssn, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e Antonio Naddeo, capodipartimento della Funzione pubblica del ministero della Pubblica amministrazione e innovazione che ha appunto la 'paternita'' della norma in questione. Si e' trattato della prima riunione di uno dei quattro tavoli annunciati e istituiti da Sacconi su alcune questioni chiave poste dai medici. E' stato illustrato ai sindacati un testo che annulla la rottamazione dei camici bianchi, accolto positivamente dalle sigle della dirigenza. Adesso si attende l'ok delle Regioni e poi il provvedimento andra' all'esame della Conferenza Stato-Regioni."

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione universita', n. 42 del 5 novembre 2009

Conoscenzanews Edizione Università

Anno V n. 42 del 5 novembre 2009


Direttore responsabile Ermanno Detti
Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma - Tel. 06.585480, fax 06.58548434
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Notizie
  • "100 piazze per la Conoscenza", il 7 novembre con la FLC Cgil
  • Approvato il DDL di riforma dell'Università
  • Riforma della Pubblica Amministrazione, un ennesimo attacco ai dipendenti, ai diritti, alla contrattazione
  • Assenze per malattia: fasce orarie di reperibilità più ampie
  • Ricerca è futuro. Quali politiche per uscire dalla crisi
  • Precari Università: 20 novembre assemblea nazionale a "La Sapienza"

Servizi e Rubriche

  • Brevissime
  • Appuntamenti

Wednesday, November 4, 2009

ANDU: "DDL distrugge l'Universita'"

== Segnaliamo due interventi sul DDL governativo (per la "versione definitiva" del DDL v. nota):

- Rossano Pazzagli "Universita', questa riforma e' un colpo all'istruzione" sul Tirreno del 4.11.09:

- Alberto Burgio "Come stanno distruggendo l'Universita'" su Liberazione del 4.11.09.
Nella prima delle due pagine Burgio, tra l'altro, scrive che il DDL governativo e' stato presentato dal Corriere delle Sera "come nemmeno un depliant pubblicitario del Ministero oserebbe fare." Per leggere l'intervento cliccare::


== Sul DDL l'ANDU ha gia' elaborato i seguenti documenti:
- "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
- "Durata mandato Rettori?" del 2.11.09:


Nota. Per la "versione definitiva" del DDL governativo su 'governance' e reclutamento cliccare (senza interrompere i caratteri):

ANDU: Durata mandato Rettori?

IL PROBLEMA NON E' LA DURATA DEL MANDATO DEI RETTORI

Uno dei contenuti del DDL governativo sull'Universita' piu' propagandati dalla 'grande' stampa e' l'introduzione di un limite al mandato dei Rettori: "Uno stop ai rettori a vita" e' il titolo di un articolo del Sole 24-ore del 2 novembre 2009 (nota 1).

In realta' un limite ai mandati del Rettore e' presente negli Statuti di quasi tutti gli Atenei, ma e' pur vero che sono pochi gli Atenei in cui non si sia modificato o non si stia modificando lo Statuto per prolungare il mandato del Rettore in carica oltre il periodo massimo previsto.

Il fenomeno dei "rettori a vita" attraverso la 'forzatura' degli Statuti - 'inaugurato' nel 1999 nelle Universita' di Bologna e di Pisa - e' in realta' la manifestazione di un sistema di potere che negli Atenei si costruisce e si regge attorno alla figura del rettore-padrone.

Come si e' piu' volte detto, i Rettori sono stati e sono potenti non per le specifiche competenze attribuite loro dalle leggi, ma perche' essi operano in presenza di Organi di Ateneo (Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione) non in grado di compiere scelte autonome e nell'interesse complessivo della loro Universita'. Tali organi, peraltro, sono direttamente 'gestiti' dal Rettore che presiede entrambi.
In particolare gli attuali Senati Accademici, a causa della presenza dei Presidi, possono esprimere solo scelte di natura 'condominiale', essendo i Presidi espressione degli interessi particolari delle proprie Facolta', organi obsoleti che sopravvivono solo perche' ancora gestiscono il 'mercato dei posti', cioe' il reclutamento e l'avanzamento da una fascia all'altra dei docenti. Ed e' soprattutto questo potere che i Presidi hanno tutelato nei Senati Accademici, 'rispettando' gli interessi delle altre Facolta' per difendere quelli della propria. Tutto questo lascia al Rettore ampio margine di decisione su quanto non e' direttamente legato al bando di posti per la docenza.

L'introduzione di un limite al mandato dei Rettori e' in realta' un diversivo rispetto alla gravissima scelta, prevista nel DDL governativo, di rafforzare negli Atenei il sistema di potere oligarchico, concentrando proprio nelle mani del Rettore e del 'suo' Consiglio di Amministrazione un potere assoluto: dal rettore-padrone si passa al rettore-sovrano assoluto!

Se invece si fosse voluto realmente superare l'attuale dannosa gestione degli Atenei si sarebbe dovuto gia' da molti anni - come richiesto dall'ANDU (nota 2) - realizzare una riforma in senso democratico dell'intera organizzazione degli Atenei, affidandone il governo ad un organo composto esclusivamente dai rappresentanti DIRETTAMENTE eletti da tutte le componenti dell'Universita' (docenti, tecnico-amministrativi, studenti).
Cosi', tra l'altro, si sarebbe impedito che, con la 'scusa' del mal funzionamento dell'attuale gestione degli Atenei, venisse accelerato il processo di 'aziendalizzazione' degli stessi, con Rettori ancora piu' potenti, secondo quanto voluto dalla Confindustria e dai poteri forti accademico-politici del PDL e del PD e condiviso,'naturalmente', dalla Conferenza dei Rettori.


- Nota 1. V. l'articolo "Uno stop ai rettori a vita", sul Sole 24-ore del 2.11.09:
- Nota 2. V. il punto 4 ("L'alternativa dell'ANDU') del documento "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:

Monday, November 2, 2009

ANDU: DDL: "il Pd non collabori"

Segnaliamo l'intervista a Ignazio Marino "Il Pd non collabori. E' una legge dirigista" sul Manifesto dell'1 novembre 2009. Per leggere l'intervista cliccare:

Ma qui non si tratta del rischio che il PD si metta a "collaborare" con la maggioranza per l'approvazione del DDL governativo su 'governance' e reclutamento.
Il fatto e' che il PD ha sempre portato avanti 'in proprio' il progetto di aziendalizzazione delle Universita'.
E il recente disegno di legge presentato dal PD 'documenta' la perfetta sintonia tra i DDL del PD e del Governo.
Tutto questo e' possibile leggere nei documenti dell'ANDU che qui si ripropongono:

- "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09:

- "PD all'ANDU su DDL", del 23.6.09:

- "DDL governativo: commissariamento Atenei", del 30.10.09:

ANDU: DDL governativo: commissariamento Atenei

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

DDL GOVERNATIVO: COMMISSARIAMENTO DEGLI ATENEI

1. Il contesto
2. Perche' una legge sulla 'governance'?
3. Cancellazione della partecipazione democratica
4. L'alternativa dell'ANDU

Il 28 ottobre 2009 il Governo ha approvato il DDL su 'governance' e reclutamento (per il testo v. nota 1). Il Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del DDL prima della sua presentazione al Consiglio dei Ministri.
Nel presente documento si analizzano i contenuti del DDL riguardanti la 'governance' degli Atenei. Saranno al piu' presto analizzati anche i contenuti relativi al reclutamento i cui elementi centrali comunque sono: blocco dei concorsi con espulsione di gran parte degli attuali precari, riduzione drastica dei docenti di ruolo, messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo 'sostituiti' da ricercatori precari, allungamento ulteriore del periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore ministeriale precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo, clientelismo, ecc.) con 'concorsi' letteralmente 'fatti in casa'. In ogni caso, il risultato certo di questo DDL sara' un ulteriore blocco dei concorsi: passeranno anni prima che possa prendere servizio il vincitore di un concorso svolto con le nuove regole. Infatti i tempi di approvazione del DDL governativo saranno lunghi e ulteriori mesi passeranno per emanare i
decreti attuativi e poi approvare i regolamenti di Ateneo.


1. Il contesto

Per mesi sono circolate bozze 'informali' del DDL ministeriale ed e' stata piu' volte annunciata la sua imminente presentazione e ogni volta la 'grande' stampa ne ha magnificato i nuovi (sempre gli stessi!) contenuti 'rivoluzionari'. La stessa stampa sta ora propagandando le grandi novita' - sempre le stesse - del DDL e sta ospitando i soddisfatti commenti dei soliti accademici-opinionisti.
In questi mesi, nel frattempo, sono stati bloccati i concorsi gia' banditi e sono stati mantenuti i tagli mortali che stanno affossando definitivamente gli Atenei.
Di fronte a tutto questo la Conferenza dei Rettori, che si e' andata frantumando in parti separate da interessi diversi, e' riuscita 'solo' a sostenere il progetto ministeriale che ha tra suoi i punti piu' 'qualificanti' proprio quello del rafforzamento ulteriore del potere dei Rettori (nota 2).
E' inoltre risultato sempre piu' evidente che, come nei precedenti Governi, il vero Ministro dell'Universita' e' quello dell'Economia: quest'ultimo - per non lasciare alcun dubbio - ha 'assistito' il finto Ministro dell'Universita' nella Conferenza stampa di presentazione del DDL appena approvato dal Governo.


2. Perche' una legge sulla 'governance'?

Si sta ricorrendo ad una legge sulla 'governance' per introdurre OBBLIGATORIAMENTE negli Atenei assetti organizzativi che fino ad oggi sarebbe stato possibile introdurre autonomamente.
Il DDL sulla 'governance' ha, infatti, l'obiettivo di COSTRINGERE gli Atenei a modificare, secondo una logica aziendalistica, il proprio assetto istituzionale per accentrare nelle mani del Rettore e del ristretto numero di componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione (con almeno il 40% di esterni) TUTTA la gestione dell'Ateneo, oggi formalmente esercitata dal SA, dal CdA, dai Consigli di Facolta' e di Dipartimento. Una modifica finora non adottata dai singoli Atenei, nonostante essa fosse consentita dall'autonomia statutaria, come e' dimostrato dal nuovo Statuto di Camerino (nota 2) che ha adottato proprio un 'modello' molto simile a quello che il Governo ora vuole IMPORRE a tutti gli Atenei.
Il modello che si vuole imporre e' quello 'dettato' da anni dalla Confindustria e dalla 'sua' lobby trasversale costituita dalla Fondazione TreeLLLe. Un modello che e' condiviso dal PD, in un clima bipartisan che da decenni caratterizza l'attivita' governativa e parlamentare sull'Universita'.
Un trasversalismo che la Confindustria ha sempre 'coltivato' e che e' tornata ad auspicare attraverso il suo Vice-presidente Felice Rocca che, benedicendo il DDL appena approvato, ha dichiarato: "Mi auguro che l'iter parlamentare sia rapido, registri un ampio consenso e non stravolga un provvedimento organico ed equilibrato che raccoglie anche le migliori proposte dell'opposizione".
La sostanziale corrispondenza tra le posizioni della Fondazione TreeLLLe, quelle governative e quelle del PD si puo' constare leggendo il documento "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti" (nota 3).


3. Cancellazione della partecipazione democratica

L'obiettivo principale del DDL e' quello di azzerare la partecipazione democratica nella gestione degli Atenei, trasformandoli in aziende simili alle ASL .
Mentre il SA e' ridotto a mero organo propositivo e consultivo (art. 2, comma 2, lettera e, del DDL governativo), al nuovo CdA - non elettivo - sono assegnati poteri ASSOLUTI (art. 2, comma 2, lettere f e g).
Il ruolo dei Consigli di Dipartimento e' svuotato dalla "istituzione di un organo DELIBERANTE, composto dai direttori dei dipartimenti in esse (facolta' o scuole, ndr) raggruppati" (art. 2, comma 3, lettera f).
Per essere certi della 'corretta' applicazione della controriforma e' previsto che a predisporre il nuovo statuto sia un "apposito organo" composto dal "rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione". In ogni caso il nuovo statuto sara' "adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione." (art. 2, comma 6). Tutto questo va nella direzione opposta alla formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti), un Organo indispensabile se si volessero affidare le decisioni sul nuovo assetto dell'Ateneo all'Ateneo stesso e non alla sua oligarchia.
'Naturalmente' nel DDL governativo non e' prevista la
costituzione di un nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini le Universita' e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici. Un Organo composto da rappresentanti di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentaria.


4. L'alternativa dell'ANDU

Il DDL governativo, se approvato, porterebbe alla fine dell'idea stessa di Universita' di massa, democratica e di qualita', e all'indebolimento dell'assetto democratico del nostro Paese.
Occorre reagire tempestivamente e decisamente contro quello che costituisce l'atto finale di un attacco all'Universita' che da oltre un decennio e' trasversalmente condotto dai poteri forti accademico-confindustriali e occorre anche battersi per il rilancio dell'Universita' statale, che puo' avvenire solo attraverso una immediata riforma democratica che scardini quel potere baronale che ha contribuito alla sua demolizione.
Per quanto riguarda la 'governance', e' urgente un cambiamento organizzativo che finalmente consenta il pieno e responsabile coinvolgimento di tutti coloro che operano e studiano nell'Universita'.
In questa direzione si ripropone quanto ha elaborato l'ANDU a questo proposito.

= Governo del Sistema nazionale e organizzazione degli Atenei

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei

Premessa.
La riforma proposta dall'ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta nell'Universita' italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei, attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo e bilanciando quelli del Rettore: e' l'assenza di un Organo collegiale di Ateneo, democratico e realmente responsabile, che ha impedito una gestione rispettosa degli interessi generali dell'Universita' e della Societa'.

Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivodi Ateneo"), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all'Ateneo stesso. Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero 'incardinare' i docenti, togliendo la 'gestione' dei posti ai Consigli di Facolta' , che dovrebbero svolgere compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.

30 ottobre 2009

- Nota 1. Per leggere il testo del disegno di legge discusso dal Consiglio dei Ministri cliccare (link provvisorio):
Il testo ufficiale si dovrebbe trovare (quando lo allegheranno) cliccando:
- Nota 2. V. il documento dell'ANDU "La 'governance' degli Atenei dei Rettori", del 24.2.09. Per leggere il documento cliccare:
- Nota 3. Per leggere il documento dell'ANDU "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09, cliccare:

Friday, October 30, 2009

[ricercatori unimore] CNRU: Disegno di Legge Gelmini

Cari colleghi,

oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo del Disegno di Legge della Gelmini sull'Università. Il testo del DdL, che risale al 22 ottobre scorso, lo potete trovare al

Non dovrebbero esserci variazioni al testo approvato. In ogni caso potete leggere i primi commenti, ad esempio, dal Corriere della Sera al sito

A tale proposito la parte intitolata BASTA
RICERCATORI A VITA è completamente fuorviante e assolutamente diversa da ciò che è previsto nel testo di legge.

Inutile sottolineare la totale assenza di norme sullo stato giuridico dei ricercatori attuali.

cordialmente
Marco Merafina
Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari

Thursday, October 29, 2009

FLC-CGIL: Il Consiglio dei Ministri approva il DDL di riforma dell'Università

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Cari colleghi,

vi segnaliamo sul nostro sito il testo del Disegno di Legge sull'Università presentato in Consiglio dei Ministri il 28 ottobre ed un primo commento della FLC Cgil.
Saluti
FLC Cgil Nazionale

-- 

Wednesday, October 28, 2009

PRC: COMUNICATO STAMPA - DDL Gelmini







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Dichiarazione di Fabio de Nardis, responsabile nazionale università e ricerca Prc-Se
DE NARDIS (PRC): La riforma Gelmini è un vero pastrocchio
Nel Consiglio dei Ministri di oggi (28 ottobre) la Ministra Gelmini presenterà il suo Disegno di Legge che dovrebbe rivoluzionare il sistema universitario pubblico ma che si configura in realtà come un vero pastrocchio che non avrà vita facile nel suo iter parlamentare. Il sistema di governo degli atenei verrà asservito agli interessi dei privati attraverso una riforma dei consigli di amministrazione, il ruolo degli studenti verrà ulteriormente ridimensionato e un colpo di accetta verrà sferrato sulla testa dei ricercatori precari. La scelta di mettere ad esaurimento il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato sarebbe infatti ipotizzabile se ci fosse se non altro la volontà politica di investire risorse sui nuovi reclutamenti, ma questo non sembra rientrare nei disegni del governo Berlusconi. I concorsi universitari sono bloccati da anni e i tagli criminali alle università ital iane impedirà loro di bandire nuovi posti ancora per molto tempo. Scarse saranno le opportunità di accesso dei giovani ricercatori e nessuna risposta seria si dà ai ricercatori precari di lunga data che da anni vengono sfruttati e ricattati da un sistema universitario che contribuiscono materialmente e tenere in piedi.
Rifondazione Comunista non starà a guardare e metterà da subito le proprie strutture al servizio del movimento unitario che lotta dallo scorso anno contro lo scempio portato avanti dalla Ministra e per una università pubblica, di massa e di qualità.


Tuesday, October 27, 2009

ANDU: "Nobel contro numero chiuso"

== Segnaliamo l'articolo "I Nobel contro il numero chiuso:

'incostituzionale'", sulla Stampa dl 26 ottobre 2009. Per leggere l'articolo cliccare:

== Diffondiamo altri nuovi messaggi sui test d'ingresso inviatici da Giampaolo Cerri di Campus, Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine e Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma. I messaggi continuano il confronto gia' avviato.

Cliccare:

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da Giampaolo Cerri di Campus:

"Vi giro l'editoriale di Campus settembre sul tema.

Un'idea per il jackpot dei test

Crescono, gli iscritti ai test dei corsi a numero chiuso. Ovunque, si segnalano incrementi dell'ordine del 10-15%. Si e' diffusa l'idea che un titolo meno infl azionato sia piu' spendibile sul mercato del lavoro. Ma non è di questo che vogliamo parlare. Il punto e' che quasi tutti gli atenei, a eccezione di Ancona, Bolzano, Verona, Teramo e Trento, chiedono allo studente il pagamento di un prezzo, che va dai 10 euro di Catania ai 100 di Luiss e Bocconi e 120 del San Raffaele.
Celebrando il boom dei preiscritti, nei giorni scorsi il Politecnico di Milano aveva diramato una nota in cui si poteva leggere:
«(...) un Jackpot vincente per l'ateneo, che sara' però incassato dalle future matricole in cerca di un posto di lavoro sicuro e soddisfacente».
E bingo l'ha fatto davvero il rettore Ballio, che con i 13 mila e passa iscritti ai test, per 50 euro di tassa, mette in cassa 682 mila euro.
Gli atenei, calcolando una media di 42 euro per circa 350 mila «testati» (stimando un + 10% sul 2008), incassano 14,7 milioni a fronte di costi risibili (spesso i test vengono preparati internamente).
Perche', con queste risorse, non si organizzano corsi estivi di preparazione, magari gestiti dagli studenti senior?

Giampaolo Cerri"

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da Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine:

"Sono d'accordo con Cannarozzo: affrontare il problema dei test con su perficialita' e' stupido. Io lavoro in Facoltà di Medicina. Potete pensare che sia possibile insegnare senza la selezione all'ingresso? In quali aule? in quali corsie? con quanti professori? Per fare 40.000 medici
all'anno? Per quale Sanita'? Chi li paga? E se si eliminano i test (come ha spesso proposto la Conferenza dei Presidi di Medicina) che, per quanto criticabili, danno almeno un risultato oggettivo, chi pensate che farebbe le selezione?
Quanti figli di medici sarebbero iscritti a scapito di altri?
Non riducete tutto alla spesa (50 euro a Udine)!

Franco Quadrifoglio"

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da Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma:

"Cari colleghi,
in effetti sono molto contraria al test d'ingresso perche' non sana la situazione ne' riesce veramente a stimolare gli studenti medi a non 'mediocri'. L'unica vera possibilita' di dare un senso ad un ostacolo posto all'accesso agli studi universitari dovrebbe essere nel precedente curriculum.
Anni addietro un'amica che vive in Irlanda mi disse che se uno studente non aveva conseguito una certa media non poteva accedere a certe facolta'. Quindi si potrebbe stabilire: chi non consegue almeno (facciamo il caso delle materie umanistiche) 7 su 10 (ma esiste ancora questa valutazione? onestamente non lo so) non puo' entrare de plano in facolta' umanistiche, se non passando attraverso un esame di ammissione (facciamo il caso che la sua commissione sia stata troppo severa).
Ci eviteremmo i test per stabilire che, nonostante li abbiano ritenuti maturi, non sanno l'italiano. In tali condizioni non possono infatti approfondire quegli studi, fare traduzioni etc. E le universita' potrebbero evitare l'enorme spreco di energie per 'recuperarli'. Ma se non hanno potuto/voluto imparare nei cinque anni di superiori, come possiamo recuperarli in qualche mese? Li recuperassero prima, con sane bocciature quando necessarie, con adeguata didattica come richiesto.

Teresa Ciapparoni La Rocca"

ANDU: 'Nuovo' DDL 'governance' e reclutamento

Venerdi' 23 ottobre 2009 il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto approvare il "Disegno di legge in materia di organizzazione e qualita' del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio".
Come e' noto, il Consiglio e' stato rinviato per l'assenza del suo Presidente.
Il testo del disegno di legge e' stato comunque esaminato dal "pre-consiglio".
Sul significato e sui contenti del DDL l'ANDU esprimera' presto una articolata valutazione.
Si ricorda che Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del provvedimento, prima che esso venisse presentato in Consiglio dei Ministri.
Per leggere il testo del diseggno di legge che dovrebbe essere approvato in un prossimo Consiglio dei Ministri cliccare (senza interrompere i caratteri!):
oppure

Thursday, October 22, 2009

ANDU: "Test d'ingresso: discutiamone, ma serenamente"

Diffondiamo un intervento sui test d'ingresso inviatoci da Marcella Cannarozzo, dell'Universita' di Palermo. Cannarozzo si riferisce all'intervento di Fabio Luppino "Test d'ingresso via al carosello. Ci guadagnano solo gli atenei", sull'Unita' del 19 ottobre 2009. Per leggere l'intervento di Luppino cliccare:

Riportiamo piu' sotto anche i messaggi di Maria Rosaria Volpe, dell'Universita' Federico II di Napoli, e di Luca d'Agostino, dell'Universita' di Pisa, che si riferiscono sempre all'intervento di Fabio Luppino

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da Marcella Cannarozzo dell'Universita' di Palermo:

"Possiamo discutere serenamente circa l'utilita' o meno dei test di ingresso ed il proliferare di costosissimi corsi per la preparazione ai test, evidenziare le pecche di questo nuovo sistema di reclutamento e selezione, ma non e' questo lo spirito dell'articolo di Luppino.
Siamo, ahime', in presenza dell'ennesimo pezzo scritto con superficialita', pieno zeppo di quei luoghi comuni lamentati proprio dall'autore e soprattutto che non fa nessun distinguo tra facolta' e facolta', tra ateneo e ateneo.
"Ogni esame ha un prezzo che ruota attorno ai 150 euro" dichiara Luppino. "Ruota attorno" vuol dire che ci sono atenei che fanno pagare di meno e atenei che fanno pagare di piu' ma mediamente la cifra e' quella. Mi piacerebbe sapere dove accade questo. A me risultano cifre estremamente piu' basse, 30-50 Euro. Probabilmente la mia informazione e' parziale ma temo fortemente che anche quella dell'informatissimo giornalista, che dovrebbe fare "informazione", non e' piu' completa. "Ci guadagnano solo gli atenei". Si e' chiesto Luppino quanto costa all'universita', in termini di spesa e di tempo, la preparazione e la gestione dei test di ingresso?
"I quiz non cadono mai nello stesso giorno". Secondo l'autore si tratta di un espediente per far si che lo studente partecipi a piu' test di ingresso, e in effetti e' così. Si tratta di un espediente per permettere allo studente che VUOLE partecipare a piu' test di ingresso, di poterlo fare.
Chiediamoci piuttosto come mai uno studente oggi voglia partecipare sia al test di ingegneria, sia a quelli di odontoiatria e di psicologia. Come mai e' disposto ad iscriversi a qualsiasi facolta' pur di iscriversi all'universita'. Non ha delle preferenze? Delle ambizioni, dei progetti per il suo futuro? Non si accorge di avere delle attitudini per un tipo di studio piuttosto che per un altro? Questa e' una bella domanda da farci cercando di rispondere con dati alla mano e non riempiendoci la bocca ancora una volta di luoghi comuni.
Luppino prosegue presupponendo che chi si occupa di preparare i test di ingresso sia una persona, o un gruppo di persone, che agisce in modo arbitrario, sospinto da chissa' quale subdola motivazione. Forse mi sbaglio ma cos'altro può significare "piu' della meta' delle domande dei test non ha alcuna ragione legata alla facolta' che si sta per iniziare"? Perche' piuttosto non e' andato ad indagare sul lavoro che c'e' dietro la preparazione dei test, da lui dichiarati "idioti"? Se ci sono studi sui risultati?
La ciliegina sulla torta e' l'ultimo trafiletto in cui viene riportato il caso (scandaloso?) della studentessa di medicina che lamenta di essere stata "fermata" per ben due anni al test di medicina e che adesso finalmente, riuscita a passare, ha fatto un brillante esame di Anatomia. Mi chiedo cosa vuole dimostrare raccontandoci questo interessante episodio.
Luppino, avrebbe potuto fare molto di piu' e dare un reale contributo alla questione che pare gli stia a cuore. Invece ha fatto un articoletto che non serve a nulla se non a coloro che vogliono essere nutriti da questo tipo di "cibo".

Marcella Cannarozzo
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"

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da Maria Rosaria Volpe dell'Universita' Federico II di Napoli:

"Sento parlare delle vergogna dei test d'ingresso solo da Voi dell'ANDU e per la prima volta anche da persone di grande spessore come i premi Nobel in un appello firmato da 1000 persone, se non sbaglio.
I test non solo sono una grande bufala perche' non servono per capire la capacita' dello studente, ma toglie a molti la possibilita' di esprimersi al meglio, oltre a tutti gli interessi che circolano attorno ai test. Vi chiedete perche' non si fa una battaglia seria?? Forse perche' si andrebbero a toccare gli interessi di cui sopra."

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da Luca d'Agostino dell'Universita' di Pisa:

"Le prove di ammissione fatte come lo sono oggi, con margini di accettazione spesso inferiori all'incertezza dei risultati - anche ammettendone molto ottimisticamente la pertinenza - sono estremamente aleatori, e quindi iniqui.
Essendo d'altra parte ragionevole nell'interesse di tutti (comprese le famiglie degli studenti) ridurre il numero delle matricole che rimarrebbero tali a vita, le prove di ammissione potrebbero essere mantenute a condizione di essere meno irragionevolmente selettive o, meglio ancora, rese inutili da una seria istruzione superiore."

Wednesday, October 21, 2009

ANDU: "L'idiozia dei test d'ingresso"

Segnaliamo l'intervento di Fabio Luppino

"Test d'ingresso via al carosello. Ci guadagnano solo gli atenei", sull'Unita' del 19 ottobre 2009.

Per leggere l'intervento cliccare:

Wednesday, October 14, 2009

CIPUR: L. 133/08 (Legge "Brunetta") - Ricorso D / 2009

Oggetto: L. 133/08 (Legge "Brunetta") - Attuazione della norma che prevede la discrezionalità delle amministrazioni nella concessione del trattenimento in servizio per due anni aggiuntivi.

PROPONIAMO RICORSO SOLO PER I COLLEGHI (Ordinari, associati, ricercatori) CHE
ALL'ATTO DELLA PROMULGAZIONE DELLA NORMA AVEVANO GIÀ OTTENUTO IL D.R. DI CONCESSIONE DEL TRATTENIMENTO IN SERVIZIO PER DUE ANNI AGGIUNTIVI (+2!)
PREMESSA
Come è ben noto i Rettori tendono a non concedere, in virtù della L. 133/08, i due anni aggiuntivi di servizio attivo a professori e ricercatori. La norma consente ciò ma la "discrezionalità" che introduce non consente una attuazione basata su generiche delibere di Consiglio o Senato riguardanti il complesso dei dipendenti.
Le determinazioni dell'amministrazione, quindi, dovrebbero essere fatte "ad personam". Ciò quasi sempre non avviene e le decisioni rettorali sono basate su delibere generiche degli organi accademici assolutamente impugnabili con successo. Però tali legittime reazioni, dopo un sicuro annullamento da parte dei TAR, altro non sortiscono, in generale, che dar luogo ad una ulteriore decretazione rettorale mirata che conferma ineluttabilmente la non concessione del prolungamento del servizio. Sconsigliamo, quindi, di procedere a ricorsi che alla fin fine si dimostrano inutili e quindi soltanto dannosi per il loro costo e per l'angustia che portano con sé.
Riteniamo invece opportuno e fattibile proporre un grande ricorso FINALIZZATO AL RICONOSCIMENTO DELLA INCOSTITUZIONALITÁ DEI COMMI 9 E 10 DELL'ART. 72 DELLA LEGGE n. 133 del 6 agosto 2008 che di fatto rendono tale legge illegittimamente retroattiva nella sua applicazione, facendo decadere le concessioni del "+2" già decretate prima della sua promulgazione. Il disposto dai punti citati infatti recita:
L. 133/08, art. 72
"9. Le amministrazioni di cui al comma 7 riconsiderano, con provvedimento motivato, tenuto conto di quanto ivi previsto, i provvedimenti di trattenimento in servizio già adottati con decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2009.
10. I trattenimenti in servizio già autorizzati con effetto a decorrere dal 1° gennaio 2010 decadono ed i dipendenti interessati al trattenimento sono tenuti a presentare una nuova istanza nei termini di cui al comma 7.".
Non può sfuggire l'evidente effetto retroattivo che si intende dare alla norma. Ciò in un contesto costituzionale nel quale la retroattività delle leggi non è consentita; se ai sensi del DL 503/92 un dipendente pubblico fa domanda di un trattenimento in servizio per ulteriori due anni e se la amministrazione (il rettore nel nostro caso) formalmente concede il "+2" con tanto di decreto o con opportuno atto amministrativo, a nostro avviso l'iter previsto dalla norma è concluso ed il risultato è un diritto soggettivo acquisito e i punti 9 e 10 sopra riportati sono pertanto incostituzionali.
Questo è il nostro convincimento. Pertanto si propone
RICORSO D/2009
RICORSO AL TAR LAZIO AFFINCHÉ SOLLEVI QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DEI COMMI 9 E 10 DELL'ART. 72 DELLA LEGGE N. 133/08
Precisiamo che tale ricorso riguarda solo i docenti (ordinari, associati, ricercatori) che avendo chiesto al proprio rettore, ai sensi del DL 503/92, il trattenimento in servizio per ulteriori due anni successivi alla data prevista per il loro pensionamento, avevano ottenuto il D.R. di concessione antecedentemente alla data del 6 agosto 2008 (indipendentemente dall'esplicito annullamento o meno del medesimo da parte del rettore e con evidente esclusione di coloro cui esplicitamente il rettore ha invece confermato la concessione del +2 successivamente a tale data).
La iniziativa interessa anche i colleghi prossimi alla (o già in) quiescenza: in caso di successo del procedimento, pur non potendo più usufruire del prolungamento del servizio, avranno acquisito il diritto al rimborso dei danni relativi ai due anni di attività non prestata.

MODALITA' DI PARTECIPAZIONE AL RICORSO D/2009
PARTE 1: ADESIONE DI MASSIMA

Risultando opportuno restringere ai soli interessati i dettagli della adesione, si invitano i medesimi ad esprimere il proprio interesse dando una PRIMA ADESIONE DI MASSIMA AL PROCEDIMENTO PROPOSTO INVIANDO tramite FAX n. 075-5008851 DELLA SEGRETERIA NAZIONALE CIPUR-Confsal, copia del Decreto Rettorale di CONCESSIONE DEL TRATTENIMENTO IN SERVIZIO PER I DUE ANNI AGGIUNTIVI a suo tempo ricevuto, entro e non oltre lunedì 9 novembre 2009.
Le comunicazioni successive saranno riservate a chi avrà dato la adesione di massima.
Cordiali saluti
Prof. Vittorio Mangione
Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal
Via G. Tilli n. 58 - 06127 Perugia (PG) - Italy
Tel. +39 075 5008750-53 Fax +39 075 5008851
cipur@tin.it - www.cipur.it

Saturday, October 10, 2009

ANDU: "Abolite il numero chiuso"

Sul numero chiuso segnaliamo:

- l'articolo "Appello al Governo. Tre Nobel e seicento docenti: 'Abolite il numero chiuso", sul Messaggero del 10 novembre 2009. Per leggere l'articolo cliccare:

- la lettera del ministro Gelmini "La riforma in salita dei test di medicina", sul Sole 24-ore del 10 novembre 2009. Per leggere la lettera cliccare:

Tuesday, September 29, 2009

ANDU: 3+2. Predazzi: "attuazione disastrosa"

Riportiamo l'intervento inviatoci da Enrico Predazzi (Torino) che, tra l'altro, scrive che: "l'attuazione che e' stata data alla 509/99 (il DM che ha introtto il "3+2", ndr) e' stata disastrosa per non dire criminale."
A questo proposito riproponiamo quanto e' stato detto nell'intervento introduttivo al Convegno nazionale sul "3 + 2" promosso dall'ANDU nel 2006:
"Il ministro Mussi, che sbaglia a mettere 'paletti' alla verifica della riforma della didattica, giustamente denuncia le responsabilita' dei docenti che hanno portato alla "frammentazione degli insegnamenti e all'abnorme proliferazione dei corsi". Critiche che non possono essere accettate quando a farle sono ex ministri (come Luigi Berlinguer) ed ex sottosegretari (come Luciano Guerzoni) che erano perfettamente a conoscenza dei 'limiti' dei loro colleghi e che questi limiti avrebbero dovuto tenere in conto, quando hanno imposto il "3 + 2". Questi 'riformatori' sono gli stessi che hanno criticato, a posteriori, l'applicazione della loro riforma dei concorsi, quando era facile prevedere (e noi l'abbiamo fatto PRIMA dell'approvazione della legge) che i finti concorsi locali avrebbero accresciuto i fenomeni del clientelismo, del nepotismo e del localismo."
Nello stesso intervento si sosteneva anche che:
"occorreva che la riforma ("3 + 2") fosse 'costruita' con il coinvolgimento del mondo universitario, individuando settore per settore i problemi e ricercando le specifiche soluzioni, senza dare numeri ("3 + 2") uguali per tutti (nel 1983-86 il gruppo dei docenti di Ingegneria del CUN aveva previsto il "4 + 1").
Occorreva far partecipare, spiegare, convincere, responsabilizzare, sperimentare. Occorreva prevedere la verifica-coordinamento in itinere della riforma, sia a livello ministeriale, sia autonomamente (nazionalmente attraverso un Organo di rappresentanza democratico e localmente con le riformate strutture degli Atenei)." (v. nota 1)

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Da Enrico Predazzi:

"Intervengo unicamente in quanto da presidente della conferenza dei presidi di scienze MFN ho dovuto sia gestire l'avvio della 270/04 che seguire cosa era successo della 509/99 (per i testi dei due DM v. nota 2, ndr).
Io ritengo che la prospettiva sia molto diversa tra facolta' scientifiche e facolta' umanistiche ma, secondo me, la legge Berlinguer non solo era il minor male possibile al momento (e indispensabile per ridare fiato al sistema) ma neppure e' stata quel male assoluto che molti soprattutto fra gli umanisti sono andati ripetendo. I dati di Almalaurea sono d'altronde li' per testimoniarlo. Certo la legge avrebbe avuto bisogno di un molto maggior tempo per essere migliorata ma se non fosse passata sarebbe stato molto peggio.
Pero', quello che e' anche vero (e questa, credo, e' stata la cosa peggiore), e' che l'attuazione che e' stata data alla 509 e' stata disastrosa per non dire criminale. Questo si e' visto in modi e misure diversi nelle diverse facolta' ma mediamente in tutti i campi sono state fatte cose orribili nella speranza di guadagnare posizioni che invece hanno finito per mettere (quasi tutte) le nostre Universita' in ginocchio.
In questo, temo, la classe dei professori universitari non ha dato una prova esaltante.
Cordiali saluti
Enrico Predazzi
Dip.to Fisica Teorica - Universita' di Torino"

- Nota 1. L'intero intervento introduttivo al Convegno del 2006 sul "3+2" in calce al documento dell'ANDU "3+2. Come nasce e come va". Cliccare:

- Nota 2. Dal sito CRUI "Un confronto puntuale fra il D.M. 509 e il D.M. 270":

PRC: COMUNICATO DIPARTIMENTO SCUOLA







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO DEL DIPARTIMENTO SCUOLA
Dopo settimane di incertezze e rinvii, il 25 settembre scorso il governo ha emanato il Decreto Legge 134/99 con il quale vengono disciplinati i cosiddetti "contratti di disponibilità" per il personale docente e ATA della scuola che "già destinatario di contratto a tempo determinato,
annuale o fino al termine delle attività didattiche, nell'anno
scolastico 2008-2009, che non abbia potuto stipulare per l'anno
scolastico 2009-2010 la stessa tipologia di contratto per carenza di
posti disponibili".
I contenuti del decreto non si discostano dalle bozze che erano circolate e prevedono, nella sostanza, l'inserimento di una parte dei precari in nuove graduatorie per il conferimento delle supplenze brevi da parte delle scuole, dalle quali attingere con priorità rispetto alle graduatorie d'istituto già esistenti e appena rinnovate.
Confermata anche la possibilità di attivare progetti per attività aggiuntive non meglio precisate con fondi a carico delle Regioni, che sull'argomento hanno già manifestato forti perplessità.
Con questa manovra il governo, sul quale grava la responsabilità dei più feroci tagli che la scuola pubblica ricordi e del più pesante e distruttivo attacco alla sua qualità, mette in scena una vera e propria truffa che produrrà soltanto ulteriori discriminazioni tra precari e che non darà alcuna risposta né sul piano dell'occupazione né su quello della qualità della scuola.
A conferma di quale "attenzione" il governo riservi ai precari, basta guardare il primo articolo del decreto con il quale, in risposta ad un diffuso contenzioso giudiziario, si stabilisce che dovranno restare precari a vita, senza poter sperare né nella stabilizzazione né in avanzamenti economici!
Si aggiunge dunque un'altra buona ragione per sostenere la mobilitazione dei precari e per partecipare alla manifestazione nazionale indetta dal Coordinamento Precari Scuola per il 3 ottobre.
Eleonora Forenza, Segreteria Nazionale PRC-SE
Gennaro Loffredo, Responsabile Nazionale Scuola PRC-SE



PRC: Comunicato Dipartimento Scuola







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO DEL DIPARTIMENTO SCUOLA PRC-SE
Il Partito della Rifondazione Comunista-Se esprime piena solidarietà ai Dirigenti Scolastici che non hanno dato seguito, motivando le proprie scelte, alla circolare del ministro dell'istruzione con la quale si invitava ad osservare un minuto di silenzio alle ore 12.00 del 21 settembre u. s. per i sei soldati italiani morti a Kabul.
Le scelte educative su come affrontare temi delicati quale quello della pace e della guerra, a maggior ragione quando si tratta di bambine e bambini delle scuole dell'infanzia ed elementare, non possono essere imposte sull'onda di una reazione emotiva ma devono rimanere prerogativa di chi, docenti e dirigenti scolastici, opera quotidianamente per fornire ai propri studenti gli strumenti per conoscere e interpretare la realtà.
Destano allarme, inoltre, le notizie di iniziative intimidatorie da parte degli uffici scolastici periferici che starebbero convocando alcuni dirigenti scolastici con evidenti intenti repressivi.
La libertà d'insegnamento sancita dalla Costituzione è un bene indispensabile che non può essere messo in discussione da nessuno, tanto meno da una burocrazia ministeriale e da un potere politico che si sta rendendo responsabile della distruzione della scuola pubblica.
Il Prc-Se è al fianco dei dirigenti scolastici e invita tutti/e a mobilitarsi.
Gennaro Loffredo
Resp. Dipartimento Scuola e Formazione Professionale Prc-Se


Monday, September 28, 2009

ANDU: 3+2: da Ortoleva - Psicologia

       
- Diffondiamo l'intervento inviatoci da Peppino Ortoleva (Torino), che si inserisce nella parte piu' recente del confronto sul "3 + 2" (nota).

- Segnaliamo l'articolo "Vanno aboliti i corsi triennali di psicologia", su AffarieFinanze di Repubblica del 28.9.09. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-09/090928/NIGHC.tif

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Da Peppino Ortoleva:

        "Cari amici
mi preoccupa, e non poco, la china su cui sta scivolando una discussione che in precedenza era riuscita a mantenere toni seri e di reciproco rispetto: dando spazio al dissenso senza cadere in rissa.
        Uno dei difetti piu' tremendi dell'universita' italiana (e non solo dell'universita') sembra la difficolta' di gestire quell'ingrediente essenziale, quella ricchezza primaria della vita delle comunita' scientifiche e piu' in generale dell'opinione pubblica che e' la diversita' delle posizioni. Nel nostro universo ci si da' reciprocamente ragione a prescindere (salvo il parlar male alle spalle), oppure ci si prende a male parole, spesso bene al di la' delle diversita' effettive. Cerchero', anche per alleggerire il clima, di esprimere civilmente, e con chiarezza, i punti che mi separano da tutti quelli che sono intervenuti.
        Credo che il 3+2 sia stato introdotto in modo sbagliato (e che questo non sia neppure il peggiore dei misfatti o degli errori della gestione Berlinguer: lo smantellamento di fatto del CNR mi sembra decisamente peggiore) per la fretta e per la mancata valutazione delle conseguenze. Non sono d'accordo con Moscati che i tempi della politica lo imponessero; il fatto che i tempi di tutti i cambiamenti siano tendenzialmente biblici nel nostro paese non giustifica l'ultradecisionismo dei governanti e i diktat magari a corrente alternata che si sono susseguiti negli anni; ne e' anzi l'altra faccia. Anche perche' i "risultati immediati", da Berlinguer a Gelmini sono sempre piu' che altro a beneficio dell'immagine del ministro e del governo, per il resto sono molto poco "risultati" e di immediato producono solo sconquassi che sara' poi difficile rimediare nei tempi medi e lunghi della vita delle istituzioni.
        L'osservazione di Moscati sugli ordini professionali, invece, coglie uno dei punti principali del problema ma in modo a mio vedere contraddittorio: se era decisiva, come era, l'accettazione da parte degli ordini professionali, allora motivo di piu' per non fare le cose inutilmente di corsa, dando agli ordini l'alibi non per accettare la nuova impostazione per fare quello che hanno fatto, cioe' sfruttare la situazione a proprio beneficio. C'e' in più un errore di fondo. E' evidente che gli ordini sono uno dei peggiori freni a ogni cambiamento in Italia. Un governo che voglia trattare con loro da posizioni di forza, ammesso che qualcosa di simile sia all'orizzonte, dovrebbe farlo in modo coerente su tutti i fronti. In particolare un ministro dell'universita' che vuole negoziare con loro sul serio deve avere come contraltare un ministro delle attivita' produttive che sta ridimensionando il loro potere. In un paese in cui l'unico che ha parlato di liberalizzazioni si e' fermato ai taxi e a qualche farmaco sui banchi delle coop, pensare che una riforma male impostata e frettolosa dell'universita' venga accolta dagli ordini diversamente da come hanno fatto, cioe' imponendo il massimo delle restrizioni nell'accesso al mercato e privilegiando direttamente o indirettamente figli e parenti, o e' un'ingenuita' o peggio. Ora, quando la crisi sta per la prima volta incidendo davvero anche su avvocati, notai, giornalisti, si puo' prevedere un ulteriore plus di resistenza corporativa.
        A questo punto il 3+2 c'e', e siamo d'accordo tutti, anche Israel, che non si parla di smantellarlo ma di rivederlo. Nelle (non poche) facoltà dove il problema degli ordini non e' così rilevante, si puo' ripensare l'ordinamento con molta libertà, lavorando a profili professionalizzanti che tengano conto dell'universo del lavoro quale realmente e', riavvicinando insomma l'universita' alla vita effettiva della societa' non con vacue parole d'ordine managerialiste ma usando il nostro strumento principale, conoscere e pensare. Nelle facolta' dove il potere condizionante degli ordini e' più forte si dovra' aprire con loro una trattativa pubblica, anche dura, che cerchi di informare della posta in giocoi diversi soggetti coinvolti. Facendo molta attenzione a un altro problema grave. I rapporti con gli ordini professionali di molte facolta' di giurisprudenza, di architettura, di medicina sono tradizionalmente molto condizionanti. Oggi si deve riflettere se non si comincino a configurare autentici conflitti di interessi e se non si possano stabilire nuove regole di incompatibilita'. (Lasciatemi essere utopista).
        Dappertutto inoltre va affrontato un problema gravissimo sempre taciuto: lo strapotere che la confusione oggi prevalente nel sistema accademico sta dando alla burocrazia universitaria (un grande potere occulto che spesso si nasconde dietro la finta democrazia dei consigli) e ai sistemi informatici da questa impostati.
        Il malfunzionamento del 3+2, parlo anche per esperienza diretta, nasce in parte consistente da vincoli racchiusi in oscuri regolamenti mai seriamente discussi, in prassi applicative pasticciate, difficilissime da comunicare a studenti e famiglie, spesso difficili da comprendere anche per noi. Questo messaggio e' già troppo lungo, altrimenti ne darei qualche esempio istruttivo.
        Spero che queste mie osservazioni trovino molte opinioni dissenzienti
        In amicizia
Peppino Ortoleva
ordinario di storia e teoria dei media
Universita' di Torino"

Nota.
- V. il documento "3+2. Moscati all'ANDU" del 26.9.09. Per leggere il documento cliccare:
http://corunimore.blogspot.com/2009/09/andu-32-moscati-allandu.html
- V. la lettera di Giorgio Israel "Israele e il 3+3, fatti non ideologia", sul Riformista del 23.9.09. Per leggere la lettera  cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-09/090923/NGSP9.tif
- V. il documento "3+2. da Israel e Mura" del 27.9.09. Per leggere il documento cliccare:
http://unimoreinform.blogspot.com/2009/09/andu-32-da-israel-e-mura.html

ANDU: 3+2. da Israel e Mura

Diffondiamo gli interventi di Giorgio Israel (Roma 1) e Paola Mura (Padova), inviatici in seguito al recente intervento inviatoci da Roberto Moscati (nota 1).

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Da Giorgio Israel:

"Cari Colleghi,
leggo la lettera del Prof. Roberto Moscati e prego di osservare quanto segue.
Alla sua contestazione delle mie pretese "gravi inesattezze" ho replicato su Il Riformista (nota 2) ma vedo che egli non se ne da per inteso.
In questa occasione ho insistito sulla necessita' che si badi alla sostanza e non a questioni formali e vedo ora che egli ritorce bizzarramente la critica dicendo che non e' interessato a polemiche personali di dettaglio che trascurano i temi generali. Tanto poco vi e' interessato che dice di me che «un consulente del MIUR non dovrebbe incorrere» nelle pretese gravi inesattezze.
In primo luogo, io sono un membro e coordinatore di una commissione nominata con decreto ministeriale e non un "consulente" del MIUR, che e' altro tipo di figura (in genere anche retribuita).
In secondo luogo, io ho svolto soltanto considerazioni di merito, mi sono astenuto da giudizi personali sulla competenza del prof. Moscati e continuero' a farlo.
Vedo invece che egli indulge a quello che e' ormai uno sport nazionale, ovvero a trasformare una discussione di merito, che come tale potrebbe essere costruttiva anche se vivace, in una rissa personale con giudizi sulla mia competenza.
Fermo restando che non intendo scendere sul suo terreno, appare evidente che una simile mancanza di serenita' ed equilibrio toglie ogni interesse al suo contributo alla discussione.
Distinti saluti,
Giorgio Israel"

- Nota 1. V. il documento "3+2. Moscati all'ANDU" del 26.9.09. Per leggere
il documento cliccare:
- Nota 2. Per leggere la lettera di Giorgio Israel "Israele e il 3+3, fatti non ideologia", sul Riformista del 23.9.09, cliccare:

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Da Paola Mura:

"Ho letto nel tempo i vari commenti delle persone che (anche in buona fede) avevano partecipato alla strutturazione del 3+2. Alcuni di loro difendono, ancora dopo tanti anni, quest'esperienza, e se accettano le critiche le depistano, pero', su chi in quegli/questi anni ha applicato la riforma, insegnando e cercando di fare tornare i conti, tra tagli, proposte continue e contraddittorie di 'nuovi ordinamenti' eccetera.
Ma in quale paese pensavano di applicare questa (contro)riforma? In quello dei balocchi? In un non meglio precisato paese scandinavo?
In un paese in cui non ci sono i potentati forti che vogliono sempre piu' distruggere la possibilita' che i 'cittadini' siano preparati alle responsabilita' che questa qualifica richiede? Altro che G8, G20... siamo uno dei paesi piu' ignoranti d'Europa e l'universita' di massa con un'etichetta che da' fastidio ma che si riferisce a una buona universita' che abbia come scopo la diffusione di una buona preparazione per il presente/futuro del paese, noi dobbiamo ancora tenercela come scopo.
Se un singolo individuo risolve la sua vita (con soddisfazione) vendendo padelle, tanto di cappello per lui, che e' riuscito a diventare 'imprenditore di se stesso'. Una maggioranza di persone che vende padelle pone dei problemi non da poco a un paese che deve essere serio e moderno.
Paola Mura"

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione universita', n. 35 del 28 settembre 2009

Conoscenzanews - Edizione Università

Direttore responsabile Ermanno Detti

Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma - Tel. 06.585480, fax 06.58548434
e-mail conoscenzanews@flcgil.it sito internet www.flcgil.it Feed RSS flcgil.it

Anno V n. 35 del 28 settembre mese 2009
Editoriale
  • I precari delle Università ringraziano il Ministro Gelmini!
Notizie
  • Fondo di finanziamento ordinario 2009: come le buone (?) intenzioni producono cattive pratiche
  • Fondo di finanziamento ordinario: la denuncia dei rettori di Parma e Macerata e dell'Unione degli Universitari
  • Tagli dei finanziamenti: i Rettori denunciano lo stato di sofferenza degli atenei
  • Il Ministro Gelmini interviene a gamba tesa sui requisiti necessari per l'offerta didattica delle università
  • Ancora nessun recupero dei fondi per la contrattazione integrativa tagliati da Brunetta
  • Aperta la stagione dei rinnovi contrattuali
  • Il 3 ottobre tutti in piazza con i lavoratori precari della scuola
  • FNSI: rinviata al 3 ottobre la manifestazione per la libertà di informazione
  • Diritto all'apprendimento permanente: è iniziata la raccolta di firme
  • Informazioni editoriali
Servizi e Rubriche
  • Brevissime
I precari delle Università ringraziano il Ministro Gelmini!

Il coordinamento precari della FLC Cgil aveva scritto al Ministro una lettera manifesto per denunciare il sostanziale blocco delle assunzioni, i licenziamenti, la totale mancanza di prospettive per i precari e per l'università pubblica e per chiedere interventi urgenti.
Con un ritardo di 9 mesi, il Miur ha prodotto le norme per la costituzione delle Commissioni giudicatrici per i concorsi a ricercatore - associato e ordinario della prima tranche 2008 - e ha indetto per dicembre le elezioni. Finalmente perché, come si ricorderà, la L. 1/2009, che è dei primi di gennaio, e che vincolava l'avvio dei concorsi al regolamento di cui sopra, ne prevedeva l'emanazione entro trenta giorni.
Dicemmo all'epoca che le "nuove" modalità concorsuali, spacciate dal Ministro per una rivoluzione epocale verso il merito e la trasparenza, non avrebbero cambiato la situazione di un millimetro, e anzi avrebbero comportato acrobazie e contorsionismi per riuscire ad applicarle, con effetti, per l'appunto, nulli sulla qualità dei concorsi.
Sono per l'appunto passati otto mesi e l'impostazione della L. 1/2009 misura per intero la sua pochezza e le difficoltà applicative: la presenza di terne di soli ordinari con la triplicazione dei sorteggiabili fa addirittura sì che per alcuni Settori Scientifico Disciplinari (i concorsi ad ordinario ed associato di MED/45, MED/48, L-ANT/10, L-LIN/20, L-OR/17, e i concorsi a ricercatore di MED/45, MED/47, MED/48, L-ANT/10) non ci siano i numeri minimi per la costituzione delle Commissioni, per cui i concorsi non si faranno.
Adesso staremo a vedere la prossima "rivoluzione epocale" annunciata dal Presidente del Consiglio, destinata a cambiare governo degli Atenei, stato giuridico, reclutamento e progressioni di carriera, contenuta nel decreto di prossima emanazione. Se il testo è quello che ha circolato nei mesi scorsi (idoneità nazionale + concorso tutto locale), è facile prevedere che assisteremo ad una epocale impennata di moralità nei concorsi. Verso il basso però.
I precari e tutti coloro che aspettano da anni un passaggio di fascia che non arriva mai si preparino a ringraziare.

Fondo di finanziamento ordinario 2009: come le buone (?) intenzioni producono cattive pratiche

La distribuzione prevede un elenco di Atenei che vedono incrementato il loro finanziamento in quanto virtuosi, ed una parte, 27 in tutto, che vede decurtato il finanziamento rispetto al 2008, in una misura che arriva fino ad un - 3%. Nello scorrere la lista, balza immediatamente agli occhi la composizione territoriale dell'elenco: tra i 27 "cattivi", 3 sono Atenei del Nord, 5 del Centro, 19 del Sud, mentre i più virtuosi sono l'Università di Trento ed i Politecnici di Torino e Milano.

La FLC sostiene da sempre, insieme con l'avvio di un sistema efficace di valutazione, la necessità di un sistema di finanziamento che riconosca la qualità; in questo caso, tuttavia, si è lontani dall'aver intrapreso un percorso positivo, nei fatti viene alla luce il disegno già denunciato nel momento dell'approvazione della legge 133: la riduzione del ruolo dello Stato e dell'offerta formativa di sistema; l'attenzione volta all'eccellenza e e alle privatizzazioni.
Premiare la qualità non può essere contrapposto al perseguire il miglioramento dell'intero sistema, a partire dalle parti oggettivamente e storicamente più deboli, quelle del Sud, ma presenti anche in zone del Nord.
In questo modo si avvia una spirale nella quale risorse tendenzialmente crescenti del finanziamento (fino al 30%, secondo le dichiarazioni del Ministro), sono destinate anno dopo anno a migrare verso le aree e gli Atenei di eccellenza, desertificando la aree e gli Atenei più deboli.

Fondo di finanziamento ordinario: la denuncia dei rettori di Parma e Macerata e dell'Unione degli Universitari

I Rettori di Parma e Macerata sostengono che la classifica ministeriale è sbagliata, e che i criteri utilizzati per il calcolo alterano le vere risultanze derivanti dal calcolo della qualità della didattica e della ricerca, penalizzando e premiando in modo iniquo.
L'UDU in un comunicato, sulla base di alcune proprie elaborazioni, conferma che il Miur ha prodotto un meccanismo non attendibile e che crea un forte squilibrio.

Tagli dei finanziamenti: i Rettori denunciano lo stato di sofferenza degli atenei

Anche se con ritardo, comincia a diffondersi nella comunità universitaria la consapevolezza delle conseguenze dei tagli al finanziamento a partire dal 2010. Lo testimonia la mozione approvata all'unanimità dall'Assemblea Generale della Conferenza dei Rettori lo scorso 24 settembre. Nel documento si denuncia lo stato di sofferenza degli Atenei alla luce della drammatica condizione finanziaria. Al Governo si chiede di modificare una serie di norme, perché - afferma la CRUI - "mantenere quei tagli significherebbe provocare il crollo di buona parte del sistema universitario a partire dal 2010".
La FLC Cgil è impegnata a diffondere tale consapevolezza da più di un anno. È per questo, che riteniamo positiva la presa di posizione dei Rettori.
Il Ministro Gelmini, vorrà ascoltare la voce dei rappresentanti istituzionali del sistema universitario, visto che quella dei docenti e ricercatori, del personale tutto, dei loro rappresentanti sindacali e degli studenti, la considera superflua? Ce lo auguriamo, come pure ci aspettiamo che i Rettori facciano seguire i fatti alle parole.


Il Ministro Gelmini interviene a gamba tesa sui requisiti necessari per l'offerta didattica delle università

Nella nota del MIUR del 4 settembre, indirizzata a tutte le università e permeata da preoccupanti accenti di neo centralismo, vengono preannunciate nuove misure, tese a rendere più stringenti gli attuali requisiti necessari per l'erogazione della didattica.
Le Università, che hanno appena messo in campo l'adeguamento dell'offerta formativa al DM 270/2004 e alle nuove classi di laurea, vengono invitate a tenere conto degli obiettivi che il Governo intende perseguire con tali misure, generando con ciò confusione e disorientamento negli Atenei.
L'attuale situazione dell'Università italiana non è sicuramente immune da sprechi ed inefficienze e su questo punto la FLC Cgil è pienamente disponibile al confronto ed alla discussione per trovare possibili sbocchi positivi. Ma la soluzione non può essere un modello di sistema universitario drasticamente ridimensionato rispetto ad oggi nei suoi parametri dimensionali complessivi.

Ancora nessun recupero dei fondi per la contrattazione integrativa tagliati da Brunetta

Si conferma la giusta posizione della FLC Cgil che non ha firmato i contratti nazionali del biennio economico 2008/2009. Infatti, la Ragioneria Generale dello Stato in una nota ribadisce che qualunque ipotesi virtuosa di recupero di risorse da destinare alla contrattazione integrativa, sia pure derivanti dalle disposizioni speciali dell'allegato B, deve comunque avvenire nei limiti imposti dal taglio del 10% del salario accessorio.

Questa impostazione è confermata anche dalle raccomandazioni allegate dalla Corte dei Conti alla delibera di registrazione positiva dell'ipotesi di accordo per il CCNL Ricerca 2006-2009. La Corte considera come "meramente programmatica" la norma che, secondo i sindacati firmatari del contratto, avrebbe dovuto consentire il recupero delle risorse del salario accessorio. La Corte, infine, sempre a proposito del CCNL della Ricerca, ritiene che, oltre alla complessa fase di verifica dei risparmi, ci dovrà essere una ulteriore fase di contrattazione nazionale sui criteri per il loro utilizzo che, come sostenuto dalla Ragioneria, non produrrà il recupero del taglio del salario accessorio.

Aperta la stagione dei rinnovi contrattuali

Il Comitato Direttivo Nazionale della FLC Cgil ha individuato sei punti che sono al centro delle piattaforme per il rinnovo del CCNL 2010-2012, dei comparti FLC sulla base e in coerenza con la piattaforma unitaria sul modello contrattuale presentata da Cgil Cisl e Uil nella primavera del 2008.
Nei mesi di settembre e ottobre si svolgeranno delle assemblee nei posti di lavoro. Saranno presentate le piattaforme per i rinnovi contrattuali a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di ogni specifico comparto. Lo scopo è di porre alla discussione le piattaforme da presentare al tavolo contrattuale e di consentire ad ognuno di esprimere la propria opinione di merito.

Il 3 ottobre tutti in piazza con i lavoratori precari della scuola

L'inizio del nuovo anno scolastico è stato preceduto da una miriade di iniziative indette dalla FLC Cgil e dai movimenti dei precari. È aumenta nella società civile la consapevolezza che i tagli agli organici del personale docente e ATA e il licenziamento dei precari abbassano la qualità del servizio scolastico e peggiorano le condizioni di lavoro di quanti operano nella scuola.
Per la FLC Cgil è indispensabile proseguire nella mobilitazione e garantire il successo di tutte le iniziative, mantenendo la massima unità del fronte di protesta.
La manifestazione nazionale del 3 ottobre a Roma, indetta dai Comitati dei lavoratori precari della scuola, è un'altra importante occasione, nel percorso di mobilitazione e di lotta contro la precarietà e contro la politica scolastica di questo Governo, per sostenere la piattaforma rivendicativa presentata lo scorso 15 luglio.
Appuntamento, dunque, in Piazza della Repubblica alle ore 14.30 - da dove partirà il corteo - insieme ai Comitati dei lavoratori precari, agli studenti, ai genitori, ai precari dell'università e della ricerca, ai rappresentanti degli Enti Locali, alle associazioni professionali, alle forze politiche di opposizione, alla Fiom e a tante altre rappresentanze della società civile.


FNSI: rinviata al 3 ottobre la manifestazione per la libertà di informazione

La strage di soldati italiani a Kabul ha spinto la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato nazionale dei giornalisti, a rinviare al 3 ottobre la manifestazione in difesa della libertà di stampa già programmata per il 19 settembre scorso.
"Con profondo rispetto verso i caduti, nell'espressione di un'autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile", la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha deciso, d'intesa con le altre organizzazioni aderenti (CGIL, ACLI, ARCI, Art. 21, e numerose associazioni sindacali, sociali e culturali), di rinviare la manifestazione prevista.
Il Comitato Direttivo della FLC Cgil ha approvato un ordine del giorno di adesione all'iniziativa indetta dalla FNSI.

Diritto all'apprendimento permanente: è iniziata la raccolta di firme

Il 10 settembre è iniziata la raccolta di firme a favore della legge di iniziativa popolare per garantire il diritto all'apprendimento permanente per tutte le persone che vivono e soggiornano in Italia.
CGIL, FLC Cgil, SPI e AUSER nell'ambito del percorso intrapreso per affermare il diritto all'apprendimento permanente per la persona, hanno depositato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare.

Obiettivo dell'iniziativa è contribuire, attraverso l'apprendimento permanente, allo sviluppo del Paese basato sulla conoscenza e ad una maggiore coesione sociale.

Informazioni editoriali

È in corso di stampa il n. 9 della rivista "Articolo 33". Tra qualche giorno sarà possibile visionarne l'indice e leggere qualche articolo sul sito www.edizioniconoscenza.it. In questo numero segnaliamo, tra gli altri, un articolo di Marco Broccati sulle novità e i problemi che le università si troveranno di fronte all'apertura dell'anno accademico; un articolo di Wolfango Pirelli sui prossimi rinnovi contrattuali nei settori della conoscenza, compresa quindi l'università; un articolo di Paolo Cardoni sui dialetti e la lingua nazionale; un articolo di David Baldini sui 150 anni dell'unità d'Italia.
Ricordiamo, inoltre, ai lettori di "Conoscenzanews" la nuova collana di Edizioni Conoscenza, "Orientamenti", e i due titoli che l'hanno inaugurata: Studiare fisica all'università di P. Rossi e E. Guadagnini; A lezione di diritto di R. Voza.
Sono inoltre ancora disponibili alcune copie del Contratto collettivo 2006-2009 del comparto università.
Per saperne di più consultare la sala di lettura del sito della Casa editrice.

Brevissime

CUN. Si discute di riassetto dei settori scientifico-disciplinari e di razionalizzazione dell'offerta formativa. La sintesi dei lavori del 15, 16 e 17 e 22 e 23 settembre 2009.
Azienda Ospedaliera Universitaria di Messina. Sottoscritti tre Contratti Integrativi che riguardano il personale del comparto, la dirigenza medica e la dirigenza sanitaria, amministrativa e tecnica.
Università di Bergamo. Sottoscrizione definitiva dell'accordo sul salario accessorio per il 2009.
Università del Sannio. Sottoscritta l'ipotesi di Contratto Collettivo Integrativo di Lavoro del personale tecnico-amministrativo per l'anno 2009.
Università di Roma Tor Vergata. Ricostruzione di carriera dei ricercatori, dal mese di settembre l'aggiornamento stipendiale.
Università di Torino. Sottoscritto l'ipotesi di Accordo sulla destinazione del trattamento accessorio del personale tecnico-amministrativo per l'anno 2009.
Concorsi università. I bandi in Gazzetta Ufficiale pubblicati sul nostro sito.
ISTAT. La statistica di regime: privatizzata la Rete di rilevazione sulle forze di lavoro.
OCSE. Pubblicato il rapporto annuale "Uno sguardo sull'educazione 2009".
Iscritti FLC. On line il giornale della effelleci.
SOS Sanità! La Salute è un Diritto. Continua la raccolta di firme "SOS Sanità! La Salute è un Diritto". Leggi l'appello completo e sottoscrivilo inviando una e-mail all'indirizzo sossanita@gmail.com.
CGIL. www.radioarticolo1.it, la web radio che parla al mondo del lavoro.
Internet. Il portale della FLC mette a disposizione un estratto dei suoi contenuti con il sistema RSS. Leggi come fare.

Sunday, September 27, 2009

FLCGIL: Università , ultime notizie su flcgil.it

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Cari colleghi,
vi segnaliamo alcuni documenti presenti sul sito della FLC Cgil riguardanti il Fondo per il Finanziamento Ordinario, la nota ministeriale del 4 settembre sui requisiti necessari per l'offerta didattica delle università e le ultime sintesi dei lavori del CUN.
Saluti.
FLC Cgil nazionale
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Saturday, September 26, 2009

ANDU: 3+2. Moscati all'ANDU

Riceviamo da Roberto Moscati un commento che qui riportiamo. Moscati si riferisce al messaggio dell'ANDU "Difendo il 3+2" del 22 settembre che si riporta in calce.

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Da Roberto Moscati all'ANDU:

"Cari colleghi dell'ANDU,
ho scritto la lettera al direttore de Il Riformista (nota 3) per contestare una serie di gravi inesattezze contenute nell'intervista concessa dal prof. Israel (nota 1) nelle quali un consulente del MIUR non dovrebbe incorrere.
Non sono peraltro interessato a polemiche personali di dettaglio che in genere trascurano i temi generali. Nello specifico penso sia una perdita di tempo continuare a recriminare su aspetti peculiari del (mal) funzionamento del sistema universitario italiano indicando che sarebbe stato meglio fare diversamente di quanto si e' fatto. Sarebbe per contro molto utile cominciare a domandarsi quali siano le finalita' dell'istruzione superiore nella societa' contemporanea e da queste far discendere indicazioni coerenti circa la struttura di un sistema, le sue modalita' di funzionamento e i suoi contenuti:insomma costruire una politica generale dell'istruzione pubblica e dell'istruzione superiore in particolare. Cosa che aveva tentato di impostare Luigi Berlinguer. Ma questo approccio non sembra interessare chi si occupa della tematica.
In questa prospettiva, sostenere la inopportunita' di introdurre la riforma senza aver affrontato prima la questione degli sbocchi sul mercato del lavoro intervenendo sugli ordini professionali, rappresenta un esercizio molto accademico basato appunto sul "dover essere" interpretato a posteriori. E' vero che la riforma in Italia e' stata introdotta con eccessiva rapidita' e senza sufficiente preparazione o fasi di sperimentazione. Ma questo lo diciamo da non-politici. La politica ha sovente tempi e fasi non del tutto coerenti. Anche perche' deve (dovrebbe) raggiungere un risultato. In particolare, trattare con gli ordini professionali non sembra sia cosa semplice e di breve durata. Forse qualcuno ricordera' il precedente francese della istituzione degli IUT (Istituti Universitari di Tecnologia): corsi brevi di diploma post-secondario che inizialmente (1966-67) apparivano destinati a sicuro fallimento per carenza di iscritti ma che in seguito, grazie al riconoscimento del valore dei titoli da parte del mondo delle professioni (settore pubblico in primis) ha raccolto un consistente numero di adesioni.
Domandiamoci perche' non si e' fatta dopo la riforma e non si fa ora una pressione sugli ordini professionali.
Infine, non vedo le contraddizioni - che mettereste in luce (evidentemente come molto piu' rilevanti rispetto alle affermazioni del prof. Israel che dunque di fatto condividete) - tra quanto Moscati diceva ieri (nota 4) e quanto dice oggi. Confermo infatti la sostanza (ma non la forma) di quanto detto a Gigi Roggero, che si era presentato come dottorando dell'Universita' della Calabria in cerca di elementi con i quali costruire la sua tesi e che poi ha pubblicato, senza avvertirmi, la registrazione di una chiaccherata informale come intervista su "Il Manifesto" (come correttezza siamo in linea con i tempi che corrono!).
Cordiali saluti.
Roberto Moscati
Universita' di Milano-Bicocca"

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"DIFENDO IL 3+2" (Messaggio ANDU del 22.9.09)

In risposta all''intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009 (nota 1), e sulla scia dell'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009 (nota 2), Roberto Moscati, dell'Universita' Milano-Bicocca, ha scritto l'intervento "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'", sul Riformista del 22 settembre 2009 (nota 3).

MOSCATI OGGI
Roberto Moscati, che e' stato "a suo tempo membro della commissione Martinotti, che elaboro' le linee guida della riforma Berlinguer", nel suo intervento, tra l'altro, scrive:
"La riforma degli ordinamenti didattici e' stata introdotta in sintonia con una tendenza (sic!) europea che si era sviluppata negli anni 90 in diversi paesi".

MOSCATI IERI
E' interessante confrontare quello che ora scrive Moscati con quanto da lui stesso affermato in un'intervista sul Manifesto del 15 marzo 2006 (v. nota 4).
L'intervistatore del Manifesto inizia:
"Sull'universita' esiste una reale anomalia italiana. Ma non si tratta della sua 'arretratezza', come potrebbero arguire i critici dell'attuale ministra (Moratti, ndr) - salvo poi plaudire a un probabile venturo morattismo senza Moratti (profetico!, ma era facile, ndr). Dal punto di vista istituzionale, anzi, la riforma disegnata da Berlinguer, puntellata da Zecchino e ripresa dal centro-destra e' una punta 'avanzata' (in quanto imposta dall'alto) del 'Bologna process', ossia della costruzione di uno spazio europeo dell'istruzione superiore incardinato sul cosiddetto '3 + 2' (laurea triennale, e due anni per la specialistica) e sui crediti formativi." …
Moscati ricorda: "La commissione Martinotti aveva avvertito Berlinguer (ministro di allora, ndr) che non si poteva realizzare la riforma in qualche mese. La risposta e' stata: o facciamo questa riforma subito, o non passera' mai. Infatti, non e' stata nemmeno discussa in parlamento, e' passata di soppiatto nelle maglie della finanziaria del '98, con un lavoro sotterraneo di Guerzoni (sottosegretario di allora, ndr) con i parlamentari affinche' accettassero qualcosa che la maggior parte non aveva nemmeno capito." …
L'intervistatore: "Va anche detto che gli accordi della Sorbona, propedeutici alla conferenza di Bologna, sono stati utilizzati da Berlinguer come legittimazione della sua riforma."
Moscati: "Secondo me sono stati - nonostante altri errori - una trovata furbissima (sic!). Visto che sono stati firmati da quattro paesi 'forti' (Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna), gli altri hanno capito che conveniva aggregarsi. In Italia sono stati poi usati come giustificazione della riforma stessa." …

Roberto Moscati nel suo intervento a sostegno del "3 + 2" ricorda che il precedente diploma triennale, introdotto nel 1990 da Ruberti, era stato un fallimento e sostiene che l'attuale laurea triennale non ha sufficiente sbocco professionale "soprattutto per le resistenze del mondo del lavoro".
Argomenti questi che in realta' dimostrano quanto fosse inopportuno imporre il "3 + 2". Infatti, come l'ANDU gia' nel luglio 2006 ha sostenuto, sarebbe stato necessario "PRIMA affrontare la questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali.
Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'." (nota 5)

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- Nota 1. Per leggere l'intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009, cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009, cliccare:
- Nota 3. Per leggere l'intervento di Robeto Moscati "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'" sul Riformista del 22 settembre 2009, cliccare:
- Nota 4. Per leggere l'intervista a Roberto Moscati, sul Manifesto del 15 marzo 2006, cliccare:
- Nota 5. Dall'intervento introduttivo al Convegno nazionale sul "3 + 2" promosso dall'ANDU e tenutosi a Roma nel luglio 2006. Per leggere l'intera introduzione cliccare:

ANDU: La CRUI e il G13

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari


- LA CRUI

Il 24 settembre 2009 la CRUI ha approvato, all'unanimita', una mozione sulla situazione dell'Universita' italiana (nota 1). La CRUI, tra l'altro, ribadisce "il proprio impegno costruttivo nella difficile fase che si sta attraversando".
I risultati di questo "impegno costruttivo" sono sotto gli occhi (e sulla pelle) di tutti.
Un risultato sara' probabilmente raggiunto dalla CRUI: l'approvazione di una 'riforma' che attribuira' agli stessi Rettori un potere immenso, rafforzando cosi' quel sistema oligarchico che sta portando allo smantellamento dell'Universita' statale, di massa e di qualita'.
Un risultato 'facile' da raggiungere visto che e' lo stesso di quello voluto dalla Confindustria, dal PD e dal PDL.


- IL G13 DEGLI ATENEI

Il 22 settembre 2009, il giorno prima della riunione della CRUI, i Rettori dell'AQUIS, l'Associazione per la Qualita' delle Universita' Italiane Statali, hanno diffuso un "Appello per l'Universita'". Ma questi Rettori non fanno parte della CRUI? Hanno votato anche loro, il giorno dopo, la mozione della CRUI? Sembra di assistere ad una politica dei due forni: quello spento della CRUI e quello dell'AQUIS, molto caro alla Confindustria.
Da molto tempo la Confindustria chiede quanto ora scrivono i 13 Rettori dell'AQUIS (una sorta di G13 degli Atenei italiani).
Infatti nel loro "Appello per l'Universita'", i Rettori dell'AQUIS scrivono, tra l'altro, che "il primo elemento da considerare e' l'esigenza di avvio di un processo controllato e regolato di ARTICOLAZIONE del sistema attraverso un'azione che stimoli e guidi una reale DIFFERENZIAZIONE per funzioni degli atenei italiani: non e' possibile che 'tutti facciano tutto'" e "che indistintamente tutti gli atenei possano essere in grado di svolgere le medesime funzioni, per ovvie ragioni di carattere storico, dimensionale, strutturale ecc." "Il tema del modello di finanziamento degli atenei dovra' pertanto essere affrontato alla luce della concezione di un 'sistema a GEOMETRIA VARIABILE' nel futuro prossimo, ma e' indispensabile un immediato intervento di razionalizzazione della situazione attuale che e' insostenibile."
L'AQUIS e' gia' riuscita a ottenere l'assegnazione di una parte dei fondi in base alla 'produttivita'' degli Atenei, con il risultato di una classifica ministeriale che per contenuti e metodi nessuno difende. Una battaglia che e' stato 'facile' vincere trattandosi di una 'idea', anche
questa, cara a Confindustria, PD e PDL.
Ora l'AQUIS, come la Confindustria, vuole la differenziazione tra Atenei eccellenti e Atenei di serie B e C.
Oggi i Rettori sono elettivi. Chi ha eletto il proprio Rettore condivide le posizioni che egli esprime a livello nazionale?

- Nota 1. Per leggere la mozione della CRUI cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'"Appello per l'Universita'" dei 13 Rettori dell'AQUIS (Bologna, Chieti-Pescara, Calabria, Salento, Milano 'Bicocca', Modena e Reggio Emilia, Padova, Politecnica delle Marche, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Roma 'Tor Vergata', Trento, Verona) cliccare (non separare i caratteri!):

[UNIMORE ateneo] decreto FFO 2009

Ai seguenti due siti è possibile visionare i decreti ministeriali per la ripartizione dell'FFO 2009.

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Prof. Maria Cristina Menziani
University of Modena and Reggio E.
Department of Chemistry
Via Campi 183
41100 Modena -Italy

Tel: +39-059-2055091
Fax: +39-059-373543

[RDB/CUB P.I. docenti UNIMORE] Circolare 4 del 16/9/2009 - Pubblico impiego: in pensione con 40 anni di contributi, ad esclusione di magistrati, dei

Invio la circolare in oggetto in allegato ed una sintesi (fonte: Presidenza del Consiglio)

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Si estende la possibilità delle pubbliche amministrazioni di mandare in pensione i propri dipendenti: i 40 anni di anzianità per far scattare il recesso unilaterale sono conteggiati sui contributi e non più sul servizio effettivo come era previsto all'art. 6 comma 3 della legge delega n.15/2009 che aveva modificato, restringendolo, l'ambito di applicazione della norma introdotta dalla manovra finanziaria nell'estate del 2008.

Di conseguenza, dal 5 agosto scorso è possibile mandare in pensione - con atto unilaterale - i dipendenti pubblici con 40 anni di contributi. Lo stabilisce la legge 3 agosto 2009 n.102 di conversione del decreto anticrisi (78/2009).

Al fine di chiarire le ricadute sui destinatari della legge n.15/2009, in vigore da marzo ad agosto di quest'anno, e per meglio illustrare l'ambito di applicazione della norma, il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, ha emanato il 16 settembre scorso una apposita circolare che conferma in generale quanto già illustrato con la circolare n.10 del 2008.

Per quanto riguarda l'ambito soggettivo di applicazione, la nuova circolare chiarisce che la norma si applica anche ai dirigenti, con la sola esclusione dei magistrati, dei professori universitari e dei dirigenti medici responsabili di struttura complessa. Per i comparti difesa, sicurezza ed esteri, la determinazione dei criteri e delle modalità di applicazione è demandata ad appositi decreti del Presidente del Consiglio.

La circolare n.4/2009 chiarisce inoltre il carattere eccezionale dell'intervento limitato al triennio 2009-2011. La norma è immediatamente applicabile ed è valida fino al 31 dicembre 2011. L'amministrazione, si legge nella circolare, esercita la facoltà di risoluzione unilaterale nell'ambito del potere datoriale con l'unica condizione del preavviso di 6 mesi.

Il ricorso al recesso unilaterale è particolarmente opportuno nei processi riorganizzativi e di ristrutturazione derivanti da programmazione aziendale/regionale, da piani di rientro o dalla particolare situazione economico-finanziaria di ciascuna azienda.

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Approfondimento:

A partire dal prossimo anno e fino al 2011, il dipendente pubblico che ha maturato 35 anni di anzianità di servizio può chiedere di essere esonerato dal lavoro nei 5 anni precedenti al momento di andare in pensione con 40 anni di anzianità contributiva.

E' quanto prevede l'art.72 del decreto legge 112/2008, le cui modalità applicative sono state illustrate con unacircolare firmata il 20 ottobre scorso dal ministro Brunetta.

Le disposizioni dell'art.72 rientrano tra le misure per la stabilizzazione della finanza pubblica e sono coerenti con il disegno di riorganizzazione e di razionalizzazione delle pubbliche amministrazioni.

Il nuovo istituto dell'esonero dal servizio – introdotto dall'art.72 – ha come obiettivo la progressiva riduzione del numero dei dipendenti pubblici.

L'art.72 prevede anche importanti novità in materia di trattenimento in servizio dei pubblici dipendenti e sempre nello stesso articolo viene disciplinata la risoluzione del contratto di lavoro per i dipendenti che abbiano maturato 40 anni di anzianità contributiva.
Le innovazioni contenute nell'articolo 72 sono dunque 3:

1. l'esonero dal servizio (commi da 1 a 6);
2. il trattenimento in servizio per un biennio (commi da 7 a 10);
3. la risoluzione del rapporto di lavoro per chi ha 40 anni di servizio (comma 11).

La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata improrogabilmente entro il 1° marzo di ciascun anno, a condizione che entro l'anno solare venga raggiunto il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto. La domanda non è revocabile.

Per quanto riguarda il trattenimento in servizio, la nuova normativa distingue una fase transitoria da una a regime. La differenza sostanziale tra la precedente normativa (art.16 decreto legislativo 503/92) e la nuova è nella facoltà attribuita all'amministrazione di avvalersi o meno del dipendente anche dopo che ha maturato il diritto di andare in pensione.

Infine, sulla risoluzione del rapporto di lavoro è da sottolineare che le norme sono immediatamente applicabili e l'amministrazione pubblica è tenuta a rispettare il preavviso di 6 mesi, dopo che il dipendente ha raggiunto l'anzianità massima contributiva di 40 anni.

RDB/CUB P.I.
Università degli studi di Modena e Reggio Emilia
call me By Skype: buonannof

[UNIMORE docenti] Gazzetta ufficiale n. 203 -2009 - d. 28/7/2009 - Parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati n

per conoscenza, G.U. 203:
MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA

DECRETO 28 luglio 2009
Parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati nelle procedure di valutazione comparativa per posti di ricercatore universitario. (09A10483)
IL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA

Visto il decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, e, in particolare, l'art. 1, comma 7, che dispone che con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, sentito il Consiglio universitario nazionale, sono stabiliti i parametri riconosciuti anche in ambito internazionale per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi comprese le tesi di dottorato, nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del predetto decreto-legge;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n, 300, modificato dal decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121;
Vista la legge 3 luglio 1998, n. 210;
Vista la legge 4 novembre 2005, n. 230;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n.
117;
Visto il parere del Consiglio universitario nazionale, espresso nell'adunanza del 20 maggio 2009;

A d o t t a
il seguente decreto:

Art. 1.

Valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche

1. La valutazione dei titoli e della pubblicazioni scientifiche dei candidati nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori universitari indette dopo l'entrata in vigore del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, avviene sulla base dei parametri individuati dai seguenti articoli.
Art. 2.

Valutazione dei titoli

1. Le commissioni giudicatrici delle procedure di cui al comma 1 effettuano analiticamente la valutazione comparativa dei titoli dei candidati sulla base dei seguenti elementi debitamente documentati:
a) possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente, conseguito in Italia o all'estero;
b) svolgimento di attivita' didattica a livello universitario in Italia o all'estero;
c) prestazione di servizi di formazione e ricerca, anche con rapporto di lavoro a tempo determinato, presso istituti pubblici italiani o all'estero;
d) svolgimento di attivita' di ricerca, formalizzata da rapporti istituzionali, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri;
e) svolgimento di attivita' in campo clinico relativamente a quei settori scientifico-disciplinari in cui sono richieste tali specifiche competenze;
f) realizzazione di attivita' progettuale relativamente a quei settori scientifico-disciplinari nei quali e' prevista;
g) organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca nazionali e internazionali;
h) titolarita' di brevetti relativamente a quei settori scientifico-disciplinari nei quali e' prevista;
i) partecipazione in qualita' di relatore a congressi e convegni nazionali e internazionali;
l) conseguimento di premi e riconoscimenti nazionali e internazionali per attivita' di ricerca.
2. Ai sensi dell'art. 1, comma 7, della legge 4 novembre 2005, n. 230, costituiscono titoli preferenziali il dottorato di ricerca, le attivita' svolte in qualita' di assegnasti contrattisti ai sensi dell'art. 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, di borsisti post-dottorato ai sensi della legge 30 novembre 1989, n. 398, nonche' di contrattisti ai sensi dello stesso art. 1, comma 14 della legge 4 novembre 2005, n. 230.
3. La valutazione di ciascun elemento indicato dal comma 1 e' effettuata considerando specificamente la significativita' che esso assume in ordine alla qualita' e quantita' dell'attivita' di ricerca svolta dal singolo candidato.
Art. 3.

Valutazione delle pubblicazioni scientifiche

1. Le commissioni giudicatrici delle procedure di cui all'art. 1, nell'effettuare la valutazione comparativa dei candidati, prendono in considerazione esclusivamente pubblicazioni o testi accettati per la pubblicazione secondo le norme vigenti nonche' saggi inseriti in opere collettanee e articoli editi su riviste in formato cartaceo o digitale con l'esclusione di note interne o rapporti dipartimentali
2. Le commissioni giudicatrici di cui al comma 1 effettuano la valutazione comparativa delle pubblicazioni di cui al comma 1 sulla base dei seguenti criteri:
a) originalita', innovativita' e importanza di ciascuna pubblicazione scientifica;
b) congruenza di ciascuna pubblicazione con il settore scientifico-disciplinare per il quale e' bandita la procedura, ovvero con tematiche interdisciplinari ad esso correlate;
c) rilevanza scientifica della collocazione editoriale di ciascuna pubblicazione e sua diffusione all'interno della comunita' scientifica;
d) determinazione analitica, anche sulla base di criteri riconosciuti nella comunita' scientifica di riferimento, dell'apporto individuale del candidato nel caso di partecipazione del medesimo a lavori in collaborazione.
3. Le commissioni giudicatrici di cui al comma 1, devono altresi' valutare la consistenza complessiva della produzione scientifica del candidato, l'intensita' e la continuita' temporale della stessa, fatti salvi i periodi, adeguatamente documentati di allontanamento non volontario dall'attivita' di ricerca, con particolare riferimento alle funzioni genitoriali.
4. Nell'ambito dei settori scientifico-disciplinari in cui ne e' riconosciuto l'uso a livello internazionale le Commissioni nel valutare le pubblicazioni si avvalgono anche dei seguenti indici:
1) numero totale delle citazioni;
2) numero medio di citazioni per pubblicazioni;
3) «impact factor» totale;
4) «impact factor» medio per pubblicazione;
5) combinazioni dei precedenti parametri atte a a valorizzare l'impatto della produzione scientifica del candidato (indice di Hirsch o simili).
Roma, 28 luglio 2009

Il Ministro : Gelmini

Friday, September 25, 2009

PRC: COMUNICATO UFFICIALE CPS PERCORSO 3 OTTOBRE







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO UFFICIALE DEL COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA

Il Coordinamento Precari Scuola conferma la manifestazione del 3 ottobre.
Il percorso e' stato democraticamente deliberato dai Comitati locali e dalle associazioni che ne fanno parte che si sono espresse in data odierna.

Il percorso partirà alle ore 14.30 da Piazza della Repubblica (Roma) e passerà in Piazza del Popolo dove una delegazione di insegnanti precari sarà chiamata a parlare sul palco della manifestazione in difesa della libertà di stampa.

Il COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA RIPRENDERA' IL CORTEO VERSO VIALE TRASTEVERE, DOVE CONCLUDERA' LA MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA SCUOLA.

Distinti Saluti

Care compagne e cari compagni, Vi aspettiamo numerose/i a P.zza della Repubblica alle ore 14.00 davanti alla Basilica Santa Maria degli Angeli. Rifondazione Comunista sarà presente con un banchetto per distribuire i suoi materiali prima di iniziare il corteo tutte/i insieme.

Cari saluti
Dipartimento naz. Scuola e Formazione Professionale
Dipartimento naz. Università e Ricerca

Wednesday, September 23, 2009

ANDU: Senato oggi: rottamazione ricercatori?

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Senatori

Emendamenti 1.54, 1.55 e 1.74 (testo in calce) contro la rottamazione dei ricercatori che saranno votati oggi, 23 settembre 2009.

Ieri, 22 settembre 2009, l'Aula del Senato ha iniziato la discussione e le votazioni per la "conversione in legge del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009" (1749).

Contro la rottamazione dei ricercatori universitari sono intervenuti la senatrice Garavaglia del PD e il senatore Possa del PDL e Presidente della Commissione Istruzione. Qui sotto sono riportati integralmente i loro interventi I contenuti degli interventi dei due Senatori sono perfettamente in linea con le prese di posizione gia' assunte nel luglio scorso dalla stragrande maggioranza dei Deputati e dalla Commissione Istruzione del Senato (v. documenti in calce).
Nonostante tutto cio' il Governo ha ieri espresso parere contrario agli emendamenti 1.54 (Garavaglia) e 1.55 (Bianchi) e ha chiesto il ritiro dell'emendamento 1.74 (Possa) per trasformarlo in un ordine del giorno, cio' in un altro inutile documento che certamente non impedira' la rottamazione dei ricercatori.
E' ormai evidente che contro i ricercatori stanno operando quei poteri forti accademici che a parole tutti dicono di volere combattere, ma che finora sono riusciti a 'convincere' il Governo e di fatto a impedire al Parlamento di esprimere la propria volonta'.

Chiediamo al Governo di cambiare il proprio parere sugli emendamenti 1.54, 1.55 e 1.74 e invitiamo TUTTI i Senatori a votarli comunque.

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Testo degli emendamenti contro la rottamazione dei ricercatori universitari:

1.54 - BARBOLINI, GARAVAGLIA MARIAPIA
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: "ai professori universitari" aggiungere le seguenti: ", ai ricercatori universitari e alle figure a questi equiparate di cui all'articolo 1, comma Il della legge 4 novembre 2005 n. 230,"».

1.55 - BIANCHI
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: "ai professori universitari" aggiungere le seguenti: ", ai ricercatori universitari e al personale medico,"».

1.74 - POSSA, D'AMBROSIO LETTIERI, MASSIDDA
Dopo il comma 1, inserire i seguenti:
«1-bis. Al comma 35-novies dell'articolo 17 del decreto-legge 10 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dopo le parole: "ai professori universitari" sono inserite le seguenti: ", ai ricercatori".
1-ter. Dalle disposizioni del comma 1-bis non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in quanto i maggiori oneri a carico delle universita' saranno compensati dai maggiori risparmi previdenziali derivanti dal differimento dell'accesso al trattamento
pensionistico».

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Testo degli interventi dei senatori Garavaglia e Possa (dal resoconto stenografico della seduta del Senato del 22.9.09):

"GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signor Presidente, l'1.54 e' un emendamento sul quale torniamo: i ricercatori hanno detto di se stessi che il comma 35-novies dell'articolo 17 e' la rottamazione dei ricercatori universitari.
Poche parole per dire che il Governo con il maxiemendamento ha in realta' eliminato la possibilita' che la legge n. 15 del 2009 offriva di calcolare per il pensionamento quarant'anni effettivi di servizio invece che quarant'anni di contribuzione. I ricercatori esclusi da questo ultimo periodo del comma 35-novies sono in realta' coloro che hanno certo riscattato gli anni di universita', magari anche quelli del servizio militare, ma con i quarant'anni di contribuzione vanno in pensione anticipatamente quando sono ancora molto giovani creando una differenziazione fra le professioni.
Chiedo pertanto al Governo di intervenire, per motivi di trasparenza e di equita' e per la valorizzazione dei ricercatori. Questa Aula e quella della Camera ha sentito ripetutamente parlare, anche da parte del Ministro competente per materia, della necessita' di valorizzare i ricercatori, che quando si trovano in momento professionalmente molto proficuo rischiano di essere appunto "rottamati". Chiediamo quindi di aggiungere a tale norma, oltre ai magistrati, ai primari ospedalieri ed ai professori universitari, anche i ricercatori universitari."

"POSSA (PdL). Signor Presidente, intervengo anch'io sul problema della cosiddetta rottamazione dei ricercatori. L'articolo 17, comma 35-novies, del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, come sappiamo, prevede la possibilita' per la pubbliche amministrazioni di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro a decorrere dal compimento dell'anzianita' contributiva di quarant'anni.
Poco tempo fa, come ha detto prima la senatrice Garavaglia, la legge n. 15 del 2009 aveva invece chiarito che il diritto di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro competesse alle autorita' della pubblica amministrazione solo per i dipendenti con 40 anni di servizio effettivo.
Ripeto, e' una legge del 2009. A pochi mesi di distanza, si torna su questo argomento per prevedere alcune eccezioni, ad esempio per i professori universitari, mentre restano esclusi i ricercatori universitari, figli evidentemente di un Dio minore. A costoro verra' quindi conteggiata l'anzianita contributiva, anche se questa comprende l'anzianita' effettiva nel lavoro di ricerca, quella maturata in un altro lavoro e l'anzianita' conseguente al riscatto degli anni di laurea e del servizio militare, nonche' quella derivante eventualmente - nel caso dei medici - dal riscatto degli anni di specializzazione.
Cio' costituisce veramente una rilevante infrazione a quanto stabilito dalla legge n. 15 del 2009 e determina il rischio, come ha detto prima la senatrice Garavaglia, di pensionare persone nel pieno della loro attivita', con un'eta' magari inferiore ai 60 anni, in piena controtendenza, cari colleghi, rispetto all'andamento generale europeo e anche italiano dell'azione di pensionamento.
Non dimentichiamo poi la delicatezza di un top down, di un atto dirigistico nei confronti di una data fondamentale per il planning di vita, come e' la data di pensionamento. La data di prevedibile pensionamento e' fondamentale nella vita di una persona, non la si puo' sovvertire con un top down in questo modo.
L'emendamento 1.74 propone appunto di equiparare il trattamento dei ricercatori a quello gia' previsto per i professori universitari.
Secondo le valutazioni della Commissione bilancio, poc'anzi riferite dalla senatrice Segretario, l'emendamento che ho presentato, che prevede espressamente che non vi siano oneri per la pubblica amministrazione per effetto di questa posposizione del pensionamento, non necessita di copertura finanziaria. Questa proposta di modifica, quindi, risulta gia' coperta dal punto di vista dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione. In effetti, sarebbe paradossale se il pensionamento ritardato di una persona, che potrebbe quindi continuare l'attivita' lavorativa, comportasse un onere a carico dello Stato.
Per i tanti motivi che ho elencato per illustrare il danno conseguente a questa norma, chiedo che l'emendamento 1.74 venga approvato."

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PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724
(…)
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione:
2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:
nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di
trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

Tuesday, September 22, 2009

PRC: Manifestazione 3 Ott.- Attivo naz. Scuola e Università 4 Ott.







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Care compagne e compagni,
la manifestazione del 3 ottobre prossimo è una tappa importante faticosamente conquistata grazie agli innumerevoli conflitti che hanno caratterizzato la fine dell'estate, rendendola bollente, prima dell'autunno caldo che tutte/i noi ipotizzavamo.
Le lavoratrici ed i lavoratori della scuola espulse/i per sempre dal lavoro hanno cominciato a rendersene conto, ad autorganizzarsi, a costruire momenti significativi di visibilità sui territori, a stringere alleanze con organizzazioni politiche e sindacali.
Il Prc è stato ed è al loro fianco ovunque da subito. Spesso è loro stessa carne.
La manifestazione avrà luogo a Roma e l'appuntamento per il corteo è previsto, presumibilmente, tra le ore 14,00 e le ore 15,00 a Piazza della Repubblica. Il percorso è oggetto di trattativa con la questura di Roma.
Per il 4 ottobre abbiamo ritenuto utile fare un attivo nazionale scuola ed università poiché urge un momento di confronto sia per avere un quadro il più chiaro possibile di quanto sta accadendo nei territori, sia per decidere insieme come proseguire il nostro percorso politico adeguandolo alla fase. Vi chiederemmo quindi non solo di continuare ad animare le lotte sostenendo i coordinamenti dei precari presenti nei vostri territori e di favorire il più possibile un processo unitario fra tutti i soggetti in campo, ma anche di essere presenti alla manifestazione del 3 ed all'attivo del 4 ottobre che si terrà nei locali della federazione romana del Prc in via Squarcialupo 58. Come sempre se avete bisogno di pernottare e non riuscite a provvedere autonomamente, fate riferimento a Dina allo 06.44182257. Chi ha un camper o una tenda può, arrivando il 2 sera, dormi re sotto il ministero presso il presidio.
Anche se siamo sicuri che lo abbiate già letto su Liberazione, riportiamo un passaggio tratto dall'articolo di qualche giorno fa del nostro Segretario nazionale:
"Dobbiamo quindi sapere che nelle prossime settimane le lotte aumenteranno e noi dobbiamo essere in grado di migliorare il lavoro politico nella costruzione del movimento. Lavorare per allargare il numero di occupazioni e di presidi, far conoscere le lotte, costruire sul piano territoriale momenti di mobilitazione e di riflessione comune tra i diversi soggetti in lotta, costruire casse di resistenza, momenti di dibattito nei posti di lavoro non interessati dalle lotte. Dobbiamo indirizzare il lavoro politico del partito a tutto questo, per favorire la crescita del conflitto, costruire i comitati unitari contro la crisi con tutti i soggetti disponibili, produrre idee e progetti che individuino sbocchi positivi e realizzabili. In piena collaborazione con tutte le organizzazioni sindacali disponibili a costruire il conflitto, dobbiamo lavorare all'allargamento del movimento.
Il processo di rilancio della rifondazione comunista, di costruzione di una sinistra di alternativa, di opposizione al berlusconismo, riparte da qui".
Alla manifestazione del 3 ha aderito anche la Fiom e quasi certamente vi convergerà anche la mobilitazione studentesca lanciata dall'Uds in prima battuta per il 9 ottobre (sciopero della Fiom).

Ulteriori tappe saranno le "100 Piazze per la Conoscenza" lanciate dalla Flc- Cigl per metà ottobre; lo sciopero generale dei sindacati di base previsto per il 23 ottobre.

Chissà che non si arrivi (le condizioni sembrano esserci) ad uno sciopero generale della scuola Cigl, cobas, studenti e, perché no?, metalmeccanici.
Cari saluti a tutte ed a tutti,
Eleonora Forenza
Segreteria nazionale Prc-se
Gennaro Loffredo
Responsabile naz. Scuola e Formazione Professionale Prc-se
Fabio de Nardis
Responsabile naz. Università e Ricerca Prc-se
P.s. Vi preghiamo, inoltre, di segnalarci prima possibile i contatti delle/i compagne/i che sono presenti nelle mobilitazioni territoriali, al fine di definire una mappatura precisa di tutti gli eventi in cui Rifondazione Comunista è presente (come partito e non) consapevoli dell'esigenza di generalizzare il fronte delle lotte a cominciare dall'unità d'azione tra scuola e università.


ANDU: "Difendo il 3+2"

In risposta all''intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009 (nota 1), e sulla scia dell'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009 (nota 2), Roberto Moscati, dell'Universita' Milano-Bicocca, ha scritto l'intervento "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'", sul Riformista del 22 settembre 2009 (nota 3).

MOSCATI OGGI
Roberto Moscati, che e' stato "a suo tempo membro della commissione Martinotti, che elaboro' le linee guida della riforma Berlinguer", nel suo intervento, tra l'altro, scrive:
"La riforma degli ordinamenti didattici e' stata introdotta in sintonia con una tendenza (sic!) europea che si era sviluppata negli anni 90 in diversi paesi".

MOSCATI IERI
E' interessante confrontare quello che ora scrive Moscati con quanto da lui stesso affermato in un'intervista sul Manifesto del 15 marzo 2006 (v. nota 4).
L'intervistatore del Manifesto inizia:
"Sull'universita' esiste una reale anomalia italiana. Ma non si tratta della sua 'arretratezza', come potrebbero arguire i critici dell'attuale ministra (Moratti, ndr) - salvo poi plaudire a un probabile venturo morattismo senza Moratti (profetico!, ma era facile, ndr). Dal punto di vista istituzionale, anzi, la riforma disegnata da Berlinguer, puntellata da Zecchino e ripresa dal centro-destra e' una punta 'avanzata' (in quanto imposta dall'alto) del 'Bologna process', ossia della costruzione di uno spazio europeo dell'istruzione superiore incardinato sul cosiddetto '3 + 2' (laurea triennale, e due anni per la specialistica) e sui crediti formativi." …
Moscati ricorda: "La commissione Martinotti aveva avvertito Berlinguer (ministro di allora, ndr) che non si poteva realizzare la riforma in qualche mese. La risposta e' stata: o facciamo questa riforma subito, o non passera' mai. Infatti, non e' stata nemmeno discussa in parlamento, e' passata di soppiatto nelle maglie della finanziaria del '98, con un lavoro sotterraneo di Guerzoni (sottosegretario di allora, ndr) con i parlamentari affinche' accettassero qualcosa che la maggior parte non aveva nemmeno capito." …
L'intervistatore: "Va anche detto che gli accordi della Sorbona, propedeutici alla conferenza di Bologna, sono stati utilizzati da Berlinguer come legittimazione della sua riforma."
Moscati: "Secondo me sono stati - nonostante altri errori - una trovata furbissima (sic!). Visto che sono stati firmati da quattro paesi 'forti' (Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna), gli altri hanno capito che conveniva aggregarsi. In Italia sono stati poi usati come giustificazione della riforma stessa." …

Roberto Moscati nel suo intervento a sostegno del "3 + 2" ricorda che il precedente diploma triennale, introdotto nel 1990 da Ruberti, era stato un fallimento e sostiene che l'attuale laurea triennale non ha sufficiente sbocco professionale "soprattutto per le del mondo del lavoro".
Argomenti questi che in realta' dimostrano quanto fosse inopportuno imporre il "3 + 2". Infatti, come l'ANDU gia' nel luglio 2006 ha sostenuto, sarebbe stato infatti necessario "PRIMA affrontare la questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali. Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'." (nota 5)

- Nota 1. Per leggere l'intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009, cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009, cliccare:
- Nota 3. Per leggere l'intervento di Robeto Moscati "Contro Israel difendo il 3+2, ecco perche'" sul Riformista del 22 settembre 2009, cliccare:
- Nota 4. Per leggere l'intervista a Roberto Moscati, sul Manifesto del 15 marzo 2006, cliccare:
- Nota 5. Dall'intervento introduttivo al Convegno nazionale sul "3 + 2" promosso dall'ANDU e tenutosi a Roma nel luglio 2006. Per leggere l'intera introduzione cliccare:

CNRU: Dal coordinatore nazional, Marco Merafina

From: Marco Merafina <Marco.Merafina@roma1.infn.it>
Date: September 22, 2009 12:38:06 PM GMT+02:00
Subject: Convegno ad Ancona del 15.9.2009


Cari colleghi, vi invio a seguire il testo del mio intervento in occasione del convegno su Università e Ricerca, svoltosi ad Ancona lo scorso 15 settembre e organizzato dalla CGIL, a cui sono stato invitato.

cordialmente
Marco Merafina

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Ancona - 15/9/2009

In questo mio intervento vorrei porre l'attenzione su tre aspetti della situazione universitaria che credo meritino una certa attenzione: esiste un problema generale, su cui mi soffermerò maggiormente, che riguarda la sopravvivenza del Sistema Universitario pubblico, messo a dura prova dai provvedimenti di quest'ultimo Governo; esiste inoltre un problema specifico che riguarda la condizione dei ricercatori universitari e del loro stato giuridico; esiste infine un problema di rapporti con il Ministro che impedisce una corretta dialettica tra le parti, non consentendo dunque il varo di provvedimenti veramente efficaci e condivisi contro la crisi del Sistema Universitario.

Riguardo al primo punto bisogna constatare ormai il fallimento italiano degli obiettivi di Lisbona. Siamo tra i Paesi Europei che meno spendono per Università e Ricerca, sia a livello di Stato che a livello di privati; siamo stati superati da Paesi che partivano da posizioni più arretrate della nostra e si accresce il divario con quelli più evoluti. Stiamo addirittura arretrando e, invece di tendere verso il 3%, siamo abbondantemente al di sotto dell'1%, dietro a nazioni come Cipro, Slovenia, Grecia e Polonia. E' un fallimento che riguarda il cronico sottofinanziamento del Sistema Universitario, operato dagli ultimi Governi che si sono succeduti e in particolare, occorre sottolinearlo, da quelli di Centrodestra; non certo il livello dei ricercatori che il nostro Paese è in grado di formare e che sono apprezzati soprattutto all'estero, dove molto spesso sono costretti ad andare, in assenza di reali prospettive all'interno del nostro Paese.
Tutto questo è potuto accadere perché in Italia c'è un'idea distorta delle funzioni dell'Università, vista solo come strumento di produzione di laureati che perlopiù usano il proprio "pezzo di carta" per avviare attività professionali e non già come motore di sviluppo e di crescita culturale del Paese. Quest'idea è purtroppo prevalente nell'opinione pubblica ed è cavalcata dall'attuale Governo che la usa per denigrare il Sistema Universitario, giustificando i tagli, operati solo come mezzo per "fare cassa", come la necessaria spinta moralizzatrice di un Sistema considerato corrotto e incapace di assolvere alla sua funzione istituzionale. Ma non è così e lo dimostra l'alto livello di preparazione dei nostri laureati, specie nelle facoltà scientifiche, riconosciuto dai nostri colleghi stranieri. E' invece un altro, a mio avviso, il cardine del ragionamento dell'attuale Governo: e cioè che l'impegno finanziario sulla Formazione (a tutti i livelli, dalla Scuola all'Università) e sulla Ricerca è visto come una semplice voce di spesa nei capitoli di bilancio e non come un'occasione di investimento che questo Paese sta facendo per il proprio futuro e di quello dei nostri giovani.
Sì, è vero, di fronte al cronico sottofinanziamento delle Università esiste un reale problema di cattiva gestione delle pur insufficienti risorse a disposizione degli atenei, di sprechi nell'apertura e nel mantenimento di inutili sedi decentrate. Ma quante volte le difficoltà degli atenei sono provocate dal sottofinanziamento stesso piuttosto che da cattiva gestione? Incentivare le sedi a migliorare la propria gestione è corretto, ma non si può farlo a scapito delle sedi in difficoltà; il risultato sarebbe solo quello di allargare la forbice tra sedi in difficoltà e quelle che non hanno problemi; come dire, costringere alla chiusura le sedi del meridione. E' questa la riforma basata sul merito? Diamo piuttosto degli obiettivi da raggiungere entro un certo limite di tempo a tutte gli atenei con problemi di gestione, senza però diminuire i finanziamenti, e vediamo chi riesce a risolvere il problema.
Invece, purtroppo, ci si dibatte con i perversi effetti di due leggi in vigore che non dobbiamo dimenticare. La legge 133 del 2008 e la legge 1 del 2009. Sembrano lontani gli echi delle proteste dell'anno scorso, eppure gli effetti negativi della legge 133, ad esempio, si faranno sentire soprattutto a partire dal 2010. Vorrei ricordare i tagli previsti: 63.5 mln nel 2009, 190 mln nel 2010, 316 mln nel 2011, 417 mln nel 2012, 455 mln nel 2013, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro a cui vanno aggiunti quasi 500 mln dovuti all'abolizione dell'ICI. Sono quasi 2 miliardi di euro parzialmente compensati dal provvedimento successivo (legge 1/2009) che corrispondono a circa il 25% dell'intero FFO. Ma non è solo questo taglio immane che darà il colpo di grazia a un Sistema già in difficoltà da diversi anni. Il provvedimento, come del resto molti di noi sanno, prevede la trasformazione in fondazioni per gli atenei che lo vorranno, il prepensionamento dei ricercatori universitari con 40 di contributi figurativi assieme agli altri lavoratori del pubblico impiego (mentre saranno esclusi da tali effetti i professori di I e II fascia). La legge 1/2009, invece, introduce sanzioni alle Università che superano il limite del 90% nel rapporto tra spese fisse ed FFO erogato, limite magari superato a causa dei tagli operati (!), sanzioni sulle retribuzioni dei docenti che non riescono a pubblicare, senza tenere conto della eventuale mancanza risorse a disposizione, finanziamenti largamente insufficienti per il diritto allo studio.
Cosa stanno provocando questi due provvedimenti oltre alle difficoltà finanziarie?
Sicuramente il rischio di uno smantellamento del sistema pubblico dell'istruzione superiore con conseguente ulteriore fuga dei giovani più preparati all'estero; un aumento del precariato che è già ai livelli più alti di qualsiasi altro comparto statale; il blocco dei concorsi nelle tre fasce della docenza, un problema di durata ormai pluriennale; il blocco delle assunzioni del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, con conseguente chiusura ulteriore dei laboratori, specie nelle facoltà scientifiche; infine, il probabile aumento delle tasse per far fronte a crescenti problemi di bilancio degli atenei. Quest'ultima conseguenza, grave perché penalizza gli studenti, non sarà compensata dai fondi sul diritto allo studio previsti dalla 1/2009 perché di fatto tali benefici saranno annullati dalla diminuzione dei servizi agli studenti per i tagli che gli atenei saranno costretti ad operare.
Quali le prospettive?
In particolare, ci sono dei disegni di legge presentati dal Partito Democratico e dalla Lega e, soprattutto, il disegno di legge governativo sulla "governance" degli atenei. Non entrerò profondamente nel merito di questi disegni di legge, ma vorrei limitarmi a fare alcune considerazioni di carattere generale sui loro contenuti.
Per quanto riguarda il DDL della Lega vi è da riscontrare in particolar modo la separazione nelle carriere tra professori e ricercatori universitari, considerando tuttavia solo i ricercatori futuri e inserendo gli attuali, almeno sembra, nel corpo docente assieme ai professori attuali. Mi pare una provocazione. Smantellare l'unicità del corpo docente colpendo l'inscindibilità delle funzioni di insegnamento e di ricerca va contro il principio più volte affermato della necessità di saper fare buona ricerca per poter fare una buona didattica.
Riguardo al DDL del Partito Democratico, si riscontra un positivo approccio al problema del finanziamento del Sistema Universitario, ma l'impianto della proposta per quanto riguarda il resto pare troppo simile al provvedimento che il Governo ha intenzione di varare entro fine anno, almeno secondo le bozze ministeriali che con difficoltà sono circolate negli ultimi mesi.
Questa preoccupante "somiglianza" accredita ancora una volta il sospetto che gli estensori dei provvedimenti sull'Università si avvalgano degli stessi "esperti" universitari, sia che il provvedimento venga emanato dal Governo, sia che venga proposto dall'opposizione. In particolare l'idea di "governance" degli atenei è troppo simile e quasi coincidente con i desideri della CRUI, con la trasformazione delle Università in vere e proprie autocrazie, dove il potere è tutto nelle mani del Rettore e del Consiglio di Amministrazione da lui nominato, senza che il Senato Accademico possa esercitare una reale funzione di controllo e di indirizzo politico dell'ateneo. C'è infine sottintesa, ma non troppo, l'idea di una ricomposizione di una "piramide" nei rapporti numerici tra i ruoli universitari che sa molto di gerarchia di tipo militare: io credo invece che la ricerca e l'insegnamento debbano essere liberi e non condizionati e, soprattutto, sono certo che questa ricomposizione sia un falso storico. Ma e poi mai c'è stata una piramide nei rapporti numerici tra i ruoli docenti all'università. Ricordo invece che la legge 382 del 1980 stabilì una distribuzione "a cilindro", giustificata dal fatto che a bassi stipendi dovesse corrispondere la possibilità di un fisiologico scorrimento tra le fasce nella carriera di un docente. Costruire una piramide, significherebbe di fatto pianificare il fallimento della maggior parte delle carriere dei docenti universitari, costringendo la maggior parte di essi a rimanere nel ruolo di partenza fino a 50 anni e oltre e per di più con bassi stipendi rispetto alle medie europee. Per fare una operazione di questo tipo bisognerebbe aumentare sensibilmente le retribuzioni delle fasce più basse, riallineandole a quelle dei Paesi europei più sviluppati, scongiurando così l'ulteriore "fuga di cervelli" a cui invece prevedibilmente assisteremmo.

Riguardo al secondo punto, richiamandomi alla mia funzione di coordinatore nazionale dei ricercatori universitari, ci tengo a ribadire che in nessuno dei provvedimenti suddetti è contenuta una soddisfacente soluzione al problema del riconoscimento del ruolo di professore che i ricercatori universitari esercitano nei fatti da almeno 15 anni. Non ripeterò in questa sede i contenuti della piattaforma del CNRU: sono conosciuti da tempo e più volte sono stati ribaditi nelle sedi opportune. E' tuttavia chiaro che, dopo 29 anni, i tempi per affrontare seriamente il problema dello stato giuridico dei ricercatori siano ormai maturi, come del resto sia tempo di aprire la discussione sull'unicità della carriera docente, sull'abolizione dei concorsi di I e II fascia, sull'unificazione del budget del docente universitario, calcolato sull'intera carriera lavorativa e non suddiviso per fasce.
Resta un punto di pressante attualità che riguarda il provvedimento sui prepensionamenti, contenuto sul decreto legge in attesa di essere convertito e in discussione al Senato proprio in questi giorni. Il non inserimento dei ricercatori tra le categorie escluse dal provvedimento, al pari dei professori universitari, sarà foriero di conseguenze negative per i nostri colleghi più anziani. La sua utilizzabilità contro i ricercatori è nata "strada facendo", quando i Rettori di alcuni atenei, interpretando in senso restrittivo la dizione "professori universitari", hanno ritenuto di applicare la norma allora vigente contro alcuni nostri colleghi. E' evidente il carattere vergognosamente discriminatorio di tale interpretazione, stante il fatto che i ricercatori da ormai più di un decennio insegnano a pieno titolo, facendosi carico della didattica (per la quale non hanno, occorre ricordarlo, nessun obbligo di legge e nessuna retribuzione), che sono considerati dalla normativa sui requisiti minimi al pari delle altre fasce docenti, che in moltissimi atenei siedono negli organi di governo ed hanno elettorato attivo nella elezione del Rettore e che infine anche dalla legge Moratti sono indicati come professori aggregati. Questa interpretazione dello stato giuridico dei ricercatori come quello di docenti a metà, professori quando fa comodo e non-professori quando invece si vuol sanare a buon mercato i deficit di bilancio degli Atenei, è uno schiaffo a tutti i ricercatori universitari che non potrà essere accettato. La "rottamazione" dei ricercatori universitari assieme al mancato riconoscimento dalla loro funzione docente, vista la totale assenza di misure sullo stato giuridico nei provvedimenti annunciati dal Governo sull'Università, potrebbero sancire la definitiva divaricazione tra il ruolo dei professori universitari di I e II fascia, considerati i "veri" docenti, e i ricercatori, il cui ruolo resta ancora oggi sospeso tra sola ricerca e docenza, immerso in un'ambiguità che è a tutto vantaggio di coloro che se
ne servono senza scrupoli, soprattutto alcune università.

Passo brevemente all'ultimo punto e cioè ai rapporti con il Ministro.
E' palese la difficoltà di impostare un rapporto dialettico con il Ministro Gelmini. Le associazioni della docenza hanno più volte fatto richiesta di un incontro diretto ma non hanno mai ottenuto una risposta in tal senso. Non è possibile apprendere i contenuti dei provvedimenti sull'Università senza la possibilità di discuterli in precedenza, senza poter fare proposte migliorative e/o alternative. E' chiaro che non è poi possibile pretendere che siano acriticamente accettati senza il benché minimo confronto, come vorrebbe il Ministro che, preferendo il rapporto mediatico a quello diretto, non perde occasione di accusare le associazioni e i sindacati di essere una sorta di partito del no. Accetti il dialogo, invece, e ascolti anche le ragioni di chi nell'Università ci lavora e ci vive tutto il giorno. Io credo che solo con l'apertura di un tavolo permanente tra Ministro e associazioni della docenza si possa avviare una reale collaborazione che abbia come obiettivo una riforma in senso democratico che salvaguardi innanzitutto la natura pubblica del nostro Sistema Universitario ed eviti l'emanazione di provvedimenti frammentari e inutili. Solo così, forse, potremo evitare il collasso dell'unica istituzione che potrà realmente consentirci di costruire un futuro migliore per il nostro Paese e per i nostri giovani. Si è detto da più parti che quella attuale è la prima generazione che vivrà in condizioni peggiori di quella precedente: io spero che questa pericolosa inversione di tendenza non si consolidi, ma perché questo non avvenga c'è bisogno di avere una visione diversa dell'Università da parte di tutti, non solo degli addetti ai lavori. E' una risorsa e un patrimonio di tutto il Paese ed è bene che ce ne rendiamo conto prima di distruggerla definitivamente.


Marco Merafina
Coordinatore Nazionale Ricercatori Universitari

Saturday, September 19, 2009

ANDU: Dossier: "Se questa vi sembra una valutazione"

Dossier dell'Universita' di Macerata sulla Classifica degli Atenei: "Se questa vi sembra una valutazione".

Dall'introduzione del Rettore:

"Questo dossier si propone come un convinto e doveroso atto di denuncia riguardo ad una procedura di valutazione del "merito" nelle Universita' italiane che, tanto sotto il profilo formale, quanto, in particolare, dal punto di vista sostanziale, presenta gravi limiti e palesi incongruenze, tali da risultare un'iniziativa destinata non certo a far compiere un passo in avanti al sistema universitario e ad affermare al suo interno quell'autentica e quanto mai necessaria e urgente cultura della valutazione che noi per primi auspichiamo."

Per leggere l'intero Dossier cliccare:

ANDU: "Sanare i danni del "3+2"

Diffondiamo, con l'autorizzazione dell'Autore, un contributo sul "3 + 2" inviatoci da Peppino Ortoleva dell'Universita' di Torino.

Su questa questione dal Ministero recentemente e' stato diffuso un documento (v. nota).

"Cari amici dell'ANDU,
io credo che su questa vicenda del 3+2 si stiano comportando un po' tutti in modo abbastanza irresponsabile.
Le critiche al nuovo sistema, alle sue caratteristiche intrinseche come alla maniera prepotente, pasticciona e non meditata in cui e' stato introdotto sono evidentemente sacrosante, e molte delle cose sostenute da Israel sono condivisibili. D'altra parte credo che uno dei pericoli maggiori che questo paese corre sia, nella totale e diffusa mancanza di senso delle istituzioni (che e' anche senso delle responsabilita' condivise), l'avvitarsi nel gioco delle ripicche e delle vendette incrociate tra una pessima maggioranza e un'inesistente opposizione, che a ogni elezione si avvicendano e sembrano voler dimostrare il loro valore nel disfare il lavoro fatto bene o male dai predecessori.
Il 3+2 non andava introdotto e soprattutto non cosi', ma siamo sicuri che una sua pura e semplice soppressione non provochi danni almeno altrettanto gravi, in termini di disordine, di costi, di difficolta' per gli studenti e le famiglie? Quanto ci vorrebbe per tornare alla normalita' in un sistema che sta attraversando una serie infinita di traumi (taglio selvaggio dei fondi, moltiplicazione e poi demoltiplicazione delle sedi, approssimarsi del pensionamento della grande maggioranza dei docenti ordinari...)? Io penso che si dovrebbe ragionare sul modo di sanare i danni introdotti dal 3+2 e di correggerne le storture senza tornare a uno status quo ante che a questo ministro interessa soprattutto come trofeo, e che magari un eventuale governo di "sinistra" sarebbe tentato di sopprimere per sostenere di avere avuto ragione.
Non vorrei che questa sembrasse una difesa d'ufficio di Luigi Berlinguer, forse il peggior ministro dell'universita' tra tutti (e la concorrenza non manca): e' un invito a una riflessione possibilmente serena
Con i migliori saluti
Peppino Ortoleva
ordinario di storia e teoria dei media
Universita' di Torino"

- Nota. Per leggere la nota cliccare su "Il documento del ministero", in fondo al messaggio "Ministero su "3+2". Per leggere il messaggio cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23844.html

Friday, September 18, 2009

PRC: COMUNICATO STAMPA DIP. UNIVERSITA'







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Roma, 15 settembre 2009.
Comunicato stampa.
Dichiarazione di Eleonora Forenza, esponente segreteria nazionale Prc e responsabile Area laicità, movimenti e Diritti, e di Fabio De Nardis, responsabile Dipartimento Università e Ricerca del Prc.
FORENZA-DE NARDIS, PRC: SCUOLA, OGGI PRC SUL TETTO DELLA SAPIENZA COI COLLETTIVI. PUNTIAMO A SOSTENERE E GENERALIZZARE TUTTE LE LOTTE CONTRO IL MINISTRO GELMINI.
Questa mattina all'università La Sapienza di Roma, Rifondazione comunista e i Giovani comunisti hanno partecipato e sostenuto l'azione dimostrativa messa in atto dagli insegnanti precari in mobilitazione contro il decreto Gelmini e dal Coordinamento dei Collettivi della Sapienza di Roma, issando tre striscioni sul tetto dell'Università e distribuendo volantini di protesta e di sensibilizzazione contro il ministro alla Pubblica Istruzione e all'Università Maria Stella Gelmini e contro i suoi tagli indiscriminati al mondo della scuola, tagli che configurano un vero e proprio scempio dell'istruzione pubblica, laica e democratica della scuola italiana.
Come Rifondazione comunista e come Giovani comunisti sosterremo e parteciperemo a tutte le lotte e ad ogni azione, anche la più eclatante, che punta alla generalizzazione del conflitto e all'unità delle lotte tra scuola, università e ricerca, e insieme lavorando anche all'unione tra queste lotte e tutte le altre lotte in campo nel nostro Paese, da quelle sociali a quelle territoriali, per il diritto alla casa e per i diritti civili.

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Ufficio stampa Prc-SE


CIPUR: LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL'IUR


CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA
Lettera aperta al Ministro dell'IUR sull'ordinanza che indice le votazioni per la costituzione di … quasi tutte le Commissioni per la prima tornata di Idoneità del 2008

Sig.ra Ministro,
lo avevamo detto (cominciamo ad essere impensieriti dal doverlo ripetutamente fare notare): inutili e dannosi gli interventi, relativi alle sole tornate di idoneità previste per il 2008 da Mussi tramite la rievocazione della L. 210/98 ed in dispregio della L. 230/05, proposti nel D.L. n. 180 del 10.11.08 convertito dalla L. 1/2009; sproporzionate le, fra l'altro, non innovative variazioni introdotte nella costituzione delle Commissioni giudicatrici. Avevamo con coerenza proposto, in tutti i tormentati passaggi dei provvedimenti, emendamenti per ovviare all'inutile ed esagerato intervento che avrebbe reso estremamente complessa, se non impossibile, la formazione delle Commissioni esaminatrici senza in realtà far fare alcun passo avanti né alla trasparenza, né alla lotta al nepotismo e, tantomeno, alla meritocrazia.
Abbiamo fatto più volte rilevare che l'intervento così come prefigurato oltre che contraddittorio (le sorti del reclutamento tutte in mano ai tanto vituperati baroni) sarebbe risultato di complessa applicazione stante il panorama esistente con gli SSD esistenti: mancavano letteralmente i numeri con un elettorato attivo e passivo praticamente ridotto ai soli ordinari e la triplicazione dei sorteggiabili. Cura ed attenzione per non ricadere nelle "nefandezze" del passato si sarebbero dovute porre nelle nuove modalità del reclutamento in fase di proposizione: controproducenti gli interventi di mera facciata, dettati da pura demagogia e che di fatto nulla sarebbero stati in gradi di innovare o garantire, introdotti frettolosamente e da utilizzarsi su meccanismi stantii e riesumati oltre che, lo ribadiamo, una tantum.
Tutto inutile.
Infatti ora, nonostante i ritardi dovuti al tentativo assai impegnativo di applicare le indicazioni del suo DM del 27 marzo 2009 (previsto dalla L. 1/2009), l'evitabilissimo ginepraio nel quale a livello operativo ci si trova invischiati si palesa: non si è stati in grado di dare simultaneamente il via alle operazioni di voto per la formazione delle Commissioni (Commissioni la cui formazione in prima battuta resterà pur sempre condizionata dalla affluenza dell'elettorato attivo alle operazioni di voto e che con molta probabilità in parecchi casi, e del tutto con riferimento a SSD assai numerosi, sarà impossibile costituire procedendo in modo legittimo).
Per alcuni SSD non c'è stato modo di applicare il DM con la certezza di non cadere in situazioni di illegittimità con la norma medesima cui il DM si riferisce! Nell'ordinanza constatiamo che si è dovuta rinviare la costituzione delle Commissioni relative ad alcuni SSD, per le quali si deve prevedere, a garanzia della correttezza delle procedure e dei risultati finali del lavoro delle Commissioni medesime, del tutto un emendamento alla L. 1/2009!
Quanti pasticci ed intasamenti burocratici oltre che giustificate proteste ed apprensioni da parte di chi da anni sta attendendo di essere giudicato si sarebbero potuti evitare concentrandosi a prefigurare con cura il nuovo e chiudendo una volta per tutte la parentesi del vecchio riesumato!
Non possiamo che deprecare quanto sta avvenendo nella speranza che ella, pur nelle complesse condizioni al contorno in cui è chiamata ad operare e con l'impegno che sta ponendo nella nuova configurazione del sistema universitario nazionale, ritenga di preservare le giuste aspettative derivanti dalla partecipazione a legittime procedure concorsuali.
Prof. Vittorio Mangione
Perugia, 17 settembre 2009
Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal
Via G. Tilli n. 58 - 06127 Perugia (PG) - Italy
Tel. +39 075 5008750-53 Fax +39 075 5008851
cipur@tin.it - www.cipur.it

ANDU: Senato per rottamazione ricercatori?

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Senatori

PROPOSTA DI EMENDAMENTO (Atto Senato n. 1749)

Le Commissioni 5° (Bilancio) e 6° (Finanze) riunite il 16 settembre 2009 hanno respinto, senza alcuna motivazione, i tre emendamenti volti a evitare la rottamazione dei ricercatori universitari.
Questo nonostante i recenti pronunciamenti al Senato e alla Camera (v. in calce) contro il prepensionamento.

Ecco gli emendamenti presentati e respinti:

- 1.74 POSSA (PDL, Presidente Commissione Istruzione) Dopo il comma 1, inserire i seguenti:
«1-bis. Al comma 35-novies dell'articolo 17 del decreto-legge 10 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dopo le parole: ''ai professori universitari'' sono inserite le seguenti: '', ai ricercatori''.
1-ter. Dalle disposizioni del comma 1-bis non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in quanto i maggiori oneri a carico delle università saranno compensati dai maggiori risparmi previdenziali derivanti dal differimento dell'accesso al trattamento
pensionistico».

- 1.54 BARBOLINI, MARIAPIA GARAVAGLIA (PD)
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: ''ai professori universitari'' aggiungere le seguenti: '', ai ricercatori universitari e alle figure a questi equiparate di cui all'articolo 1, comma Il della legge 4 novembre 2005 n. 230,''».

- 1.55 BIANCHI (PD)
Al comma 1, lettera c), dopo il numero 2), aggiungere il seguente:
«2-bis). Al comma 35-novies, ultimo periodo, dopo le parole: ''ai professori universitari'' aggiungere le seguenti: '', ai ricercatori universitari e al personale medico,''».

Invitiamo tutti i Senatori, nella discussione in Aula (22-24 settembre) relativa alla "conversione in legge del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009", a sostenere gli emendamenti uguali o similari al seguente:

EMENDAMENTO
relativo alla art. 17, comma 35-novies (v. il testo dell'attuale comma piu' sotto):

al comma 35-novies dell' art. 17 della Legge 3 agosto 2009, n. 102, "dopo le parole 'ai professori' aggiungere le parole 'e ricercatori'"

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TESTO DELL'ATTUALE COMMA:
"Art.17 - Enti pubblici: economie, controlli, Corte dei conti Comma 35-novies.

Il comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
«11. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono, a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di quaranta anni del personale dipendente, nell'esercizio dei poteri di cui all'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro e il contratto individuale, anche del personale dirigenziale, con un preavviso di sei mesi, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata vigore della presente disposizione, previa delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno, della difesa e degli affari esteri, sono definiti gli specifici criteri e le modalita' applicative dei principi della disposizione di cui al presente comma relativamente al personale dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, tenendo conto delle rispettive peculiarita' ordinamentali. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche nei confronti dei soggetti che abbiano beneficiato dell'articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai magistrati, ai professori universitari e ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa».

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PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724 (…)
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione: 2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione): "La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD. Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:

nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.

9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: "Non c'e' pace per i ricercatori"

da Unimagazine.it:

"Non c'e' pace per i ricercatori

Mercoledi', 16 Settembre 2009

Il mondo accademico ribadisce con fermezza il suo "NO" ad un norma ritenuta ingiusta. Ci riferiamo al decreto "anti-crisi" convertito in legge lo scorso agosto, tra vivaci polemiche, e al suo decreto correttivo, in discussione in questi giorni nelle aule parlamentari. Il decreto in questione permetterebbe alla Pubblica Amministrazione la risoluzione unilaterale del contratto con i dipendenti pubblici che abbiano raggiunto una indennita' contributiva di 40 anni; con l'eccezione di alcune categorie: magistrati, professori universitari, dirigenti medici, liberi di poter continuare ad esercitare anche oltre quella soglia.

"Professori" recita la norma, e non anche "ricercatori", ed e' qui che l'Andu, l'associazione che raggruppa i docenti universitari italiani, gioca la sua partita piu' importante. Sostenendo il rischio che i 40 anni si tramutino in un margine troppo basso, che molti ricercatori si vedrebbero imposto, controvoglia. Un baby-pensionamento, dal momento che la maggior parte di loro si avvale di contribuzioni volontarie relative al "riscatto" del servizio militare e del periodo di laurea.

Uno zelo, dunque, paradossalmente punito da una disciplina che rende ancora piu' fragili gli equilibri di una categoria sofferente, sin dalla sua istituzione. E' proprio il caso di ricordare che la legge istitutiva del ruolo, la 382/1980, stabilisce l'eta' pensionabile a 65 anni: una circostanza che ha sollevato le perplessita' bipartisan dei senatori Garavaglia (PD) e Valditara (PDL) : "Con il riscatto degli anni di laurea i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che potrebbero ancora svolgere nelle universita'".

Da qui, dunque, il motivo della protesta:
"Noi siamo stati prima illusi e poi rottamati dalle universita'. Assistiamo ad una assoluta mancanza di rispetto per ricercatori, che coprendo la quasi totalita' dell'offerta didattica universitaria hanno dedicato tutta la loro vita all'Accademia e alla docenza". Cosi' Giulio Mazzilli, professore aggregato e ricercatore dell'Universita' di Verona; pensiero completato dalla collega Simonetta Feraboli: "Il provvedimento non serve a svecchiare l'universita', perche' vengono lasciati in servizio professori a 70 anni e vengono allontanati ricercatori che non ne hanno ancora compiuti 60. Gli Atenei che hanno utilizzato i ricercatori come docenti da quasi venti anni, ora possono 'licenziare' i ricercatori in quanto non docenti: scopo della manovra e' riportare i bilanci degli Atenei entro i parametri previsti per rendere apparentemente 'virtuose' Universita' che nella realtà non lo sono, per di piu' gravando i costi di tale falso risanamento sulle spese previdenziali che sono a carico di tutta la collettivita'".
All'Andu e all'emendamento proposto, il compito di risolvere la situazione, e all'aula parlamentare la risposta che una intera categoria aspetta.

Antonino Reina"

ANDU: "3+2": "lo difende solo chi l'ha introdotto"

Segnaliamo l'intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009. Per leggere l'intervista cliccare:
Segnaliamo anche l'intervista a Luigi Berlinguer, il ministro che ha introdotto il "3 + 2", "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009. Per leggere l'intervista cliccare:

Sulla stessa questione riproponiamo qui sotto il messaggio dell'ANDU "Ministero su "3+2":

Con data 4 settembre 2009 dal MIUR e' stato inviato agli Organi nazionali universitari un documento avente per oggetto "Ulteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell'offerta formativa nella prospettiva dell'accreditamento dei corsi di studio". Per leggere il documento e gli allegati cliccare:

Il documento ministeriale ha un taglio prevalentemente 'contabile', ma potrebbe comunque costituire un utile contributo per avviare finalmente il monitoraggio e la revisione del "3 + 2", le cui 'carenze' sono da anni sotto gli occhi di docenti e studenti.
Una revisione che, per evitare di ripetere anche gli 'errori' derivati dall'avere imposto dall'alto la 'riforma', deve prevedere, a tutti i livelli, la partecipazione dei docenti e degli studenti.

Si ricorda che l'ANDU sul "3 + 2" ha raccolto e diffuso in questi anni un ampio dibattito e nel luglio 2006 ha tenuto un Convegno nazionale.
Di seguito si riporta una parte dell'intervento introduttivo al Convegno, purtroppo ancora oggi attuale.

dall'INTRODUZIONE al Convegno nazionale promosso dall'ANDU sul "3 + 2", 11 luglio 2006, Roma

"(...) Noi riteniamo che sul "3 + 2" sia indispensabile e urgente che il Ministero avvii una verifica basata non solo su indagini statistiche, ma principalmente sulla partecipazione-testimonianza di tutto il mondo universitario, compresi gli studenti.
Certamente in questa verifica un Organismo di rappresentanza del Sistema nazionale delle Universita' avrebbe potuto avere un ruolo importante. Un Organismo la cui costituzione e' sempre stata avversata dalla lobby accademica trasversale, con le dannose conseguenze che si sono avute soprattuto nell'elaborazione e nell'applicazione della riforma di cui oggi discutiamo.
Per la sua importanza 'primaria', forse la riforma della didattica avrebbe dovuto essere fatta per ultima, perche' potesse risultare utile agli studenti e al Paese.
1. Occorreva prima - anche per 'prevenire'un uso subordinato alle ben note logiche di potere accademico - cambiare l'assetto Organizzativo degli Atenei a partire dalla costituzione di un Organo che, a differenza degli attuali Senati Accademici, dominati dalla presenza paralizzante dei Presidi, esprimesse una politica e una gestione nell'interesse dell'intera comunita' universitaria. Occorreva valorizzare i Dipartimenti (in cui incardinare i docenti), rivedendone le dimensioni e le finalita' (anche a beneficio della didattica). Occorreva inoltre, finalmente!, assegnare ai Consigli di Corsi di Studio compiti, poteri e strumenti per assicurare in maniera continua il coordinamento e la verifica delle attività e dei contenuti degli insegnamenti. Ai Consigli di Facolta' doveva restare 'solo' un ruolo di raccordo, togliendo loro quello oggi quasi esclusivo di 'produttore' di posti.
2. Occorreva prima affrontare la questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali. Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'.
3. Occorreva prevedere che la 'progettazione' del primo livello avvenisse contestualmente al secondo.
4. Occorreva prima realizzare il diritto allo studio: Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti, strutture didattiche, borse di studio, residenze, ecc.
5. Occorreva prima riformare lo stato giuridico della docenza ed eliminare il precariato, per creare le condizioni 'soggettive' dell'applicabilita' della riforma didattica.
6. Occorreva prevedere consistenti e specifici finanziamenti: nessuna riforma puo' realizzarsi a costo zero.
7. Occorreva che la riforma fosse 'costruita' con il coinvolgimento del mondo universitario, individuando settore per settore i problemi e ricercando le specifiche soluzioni, senza dare numeri ("3 + 2") uguali per tutti (nel 1983-86 il gruppo dei docenti di Ingegneria del CUN aveva previsto il "4 + 1"). Occorreva far partecipare, spiegare, convincere, responsabilizzare, sperimentare. Occorreva prevedere la verifica-coordinamento in itinere della riforma, sia a livello ministeriale, sia autonomamente (nazionalmente attraverso un Organo di rappresentanza democratico e localmente con le riformate strutture degli Atenei).
Oggi comunque vanno registrati disaggi e difficolta' ampiamente diffusi.
E' interesse del Paese capire al piu' presto quanto questo 'malessere' sia profondo ed vasto, coglierne la natura e trovare le soluzioni necessarie e possibili.
Bisogna, in particolare, tenere conto dell'opinione degli studenti e ricordarsi che tra gli obiettivi che hanno portato in piazza oltre 50.000 di loro contro il DDL Moratti vi era proprio il 'no' al "3 + 2", indicato come strumento della parcellizzazione del sapere e di una condizione di studio insostenibile. (...)"

Nunzio Miraglia - coordinatore nazionale dell'ANDU"

ANDU: Ministero su "3+2"

Con data 4 settembre 2009 dal MIUR e' stato inviato agli Organi nazionali universitari un documento avente per oggetto "Ulteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell'offerta formativa nella prospettiva dell'accreditamento dei corsi di studio". Per leggere il documento e gli allegati cliccare:

Il documento ministeriale ha un taglio prevalentemente 'contabile', ma potrebbe comunque costituire un utile contributo per avviare finalmente il monitoraggio e la revisione del "3 + 2", le cui 'carenze' sono da anni sotto gli occhi di docenti e studenti.
Una revisione che, per evitare di ripetere anche gli 'errori' derivati dall'avere imposto dall'alto la 'riforma', deve prevedere, a tutti i livelli, la partecipazione dei docenti e degli studenti.

Si ricorda che l'ANDU sul "3 + 2" ha raccolto e diffuso in questi anni un ampio dibattito e nel luglio 2006 ha tenuto un Convegno nazionale.
Di seguito si riporta una parte dell'intervento introduttivo al Convegno, purtroppo ancora oggi attuale.

dall'INTRODUZIONE al Convegno nazionale promosso dall'ANDU sul "3 + 2", 11 luglio 2006, Roma

"(...) Noi riteniamo che sul "3 + 2" sia indispensabile e urgente che il Ministero avvii una verifica basata non solo su indagini statistiche, ma principalmente sulla partecipazione-testimonianza di tutto il mondo universitario, compresi gli studenti. Certamente in questa verifica un Organismo di rappresentanza del Sistema nazionale delle Universita' avrebbe potuto avere un ruolo importante. Un Organismo la cui costituzione e' sempre stata avversata dalla lobby accademica trasversale, con le dannose conseguenze che si sono avute soprattuto nell'elaborazione e nell'applicazione della riforma di cui oggi discutiamo.
Per la sua importanza 'primaria', forse la riforma della didattica avrebbe dovuto essere fatta per ultima, perche' potesse risultare utile agli studenti e al Paese.
1. Occorreva prima - anche per 'prevenire'un uso subordinato alle ben note logiche di potere accademico - cambiare l'assetto Organizzativo degli Atenei a partire dalla costituzione di un Organo che, a differenza degli attuali Senati Accademici, dominati dalla presenza paralizzante dei Presidi, esprimesse una politica e una gestione nell'interesse dell'intera comunita' universitaria. Occorreva valorizzare i Dipartimenti (in cui incardinare i docenti), rivedendone le dimensioni e le finalita' (anche a beneficio della didattica). Occorreva inoltre, finalmente!, assegnare ai Consigli di Corsi di Studio compiti, poteri e strumenti per assicurare in maniera continua il coordinamento e la verifica delle attività e dei contenuti degli insegnamenti. Ai Consigli di Facolta' doveva restare 'solo' un ruolo di raccordo, togliendo loro quello oggi quasi esclusivo di 'produttore' di posti.
2. Occorreva prima affrontare la questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali. Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'.
3. Occorreva prevedere che la 'progettazione' del primo livello avvenisse contestualmente al secondo.
4. Occorreva prima realizzare il diritto allo studio: Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti, strutture didattiche, borse di studio, residenze, ecc.
5. Occorreva prima riformare lo stato giuridico della docenza ed eliminare il precariato, per creare le condizioni 'soggettive' dell'applicabilita' della riforma didattica.
6. Occorreva prevedere consistenti e specifici finanziamenti: nessuna riforma puo' realizzarsi a costo zero.
7. Occorreva che la riforma fosse 'costruita' con il coinvolgimento del mondo universitario, individuando settore per settore i problemi e ricercando le specifiche soluzioni, senza dare numeri ("3 + 2") uguali per tutti (nel 1983-86 il gruppo dei docenti di Ingegneria del CUN aveva previsto il "4 + 1"). Occorreva far partecipare, spiegare, convincere, responsabilizzare, sperimentare. Occorreva prevedere la verifica-coordinamento in itinere della riforma, sia a livello ministeriale, sia autonomamente (nazionalmente attraverso un Organo di rappresentanza democratico e localmente con le riformate strutture degli Atenei).
Oggi comunque vanno registrati disaggi e difficolta' ampiamente diffusi.
E' interesse del Paese capire al piu' presto quanto questo 'malessere' sia profondo ed vasto, coglierne la natura e trovare le soluzioni necessarie e possibili.
Bisogna, in particolare, tenere conto dell'opinione degli studenti e ricordarsi che tra gli obiettivi che hanno portato in piazza oltre 50.000 di loro contro il DDL Moratti vi era proprio il 'no' al "3 + 2", indicato come strumento della parcellizzazione del sapere e di una condizione di studio insostenibile. (...)"

Nunzio Miraglia - coordinatore nazionale dell'ANDU"

ANDU: Votazione Commissioni 16-19/12/09

Il Ministero ha indetto le "Elezioni delle commissioni giudicatrici per le procedure di valutazione comparativa per posti professore di I° e II° fascia e di ricercatore universitario – Indizione della I° sessione 2008 ai sensi dell'art. 1, del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito con modificazioni dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1 e del DM 27 marzo 2009, n. 139."
Cliccare

ANDU: Ai Senatori: no rottamazione ricercatori

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Senatori

PROPOSTA DI EMENDAMENTO (Atto Senato n. 1749)

Il 9 settembre 2009 le Commissioni 5° (Bilancio) e 6° (Finanze) riunite del Senato hanno iniziato la discussione per la "conversione in legge del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009".
La presentazione degli emendamenti scade alle ore 9 di mercoledi' 16 settembre 2009.

Anche sulla base dei pareri espressi al Senato e alla Camera nel luglio 2009 (riportati in calce), si invitano i Senatori a presentare e/o sostenere il seguente:

EMENDAMENTO
relativo alla art. 17, comma 35-novies (v. il testo dell'attuale comma piu' sotto):

al comma 35-novies dell' art. 17 della Legge 3 agosto 2009, n. 102, "dopo le parole 'ai professori' aggiungere le parole 'e ricercatori'"

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TESTO DELL'ATTUALE COMMA:
"Art.17 - Enti pubblici: economie, controlli, Corte dei conti Comma 35-novies.

Il comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
«11. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono, a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di quaranta anni del personale dipendente, nell'esercizio dei poteri di cui all'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro e il contratto individuale, anche del personale dirigenziale, con un preavviso di sei mesi, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata vigore della presente disposizione, previa delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno, della difesa e degli affari esteri, sono definiti gli specifici criteri e le modalita' applicative dei principi della disposizione di cui al presente comma relativamente al personale dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, tenendo conto delle rispettive peculiarita' ordinamentali. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche nei confronti dei soggetti che abbiano beneficiato dell'articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai magistrati, ai professori universitari e ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa».

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PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724 (…) esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione:
2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD. Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che: nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.

9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: Precariato-'Concorsi'-Soluzione

1. La nascita e la 'vita' del precario
2. Il fasullo reclutamento in ruolo
3. La soluzione


1. La nascita e la 'vita' del precario

Invitiamo a leggere l'intervento di Ilaria Agostini "Il gioco del silenzio", sul Manifesto dell'8 settembre 2009. Per leggere l'intervento cliccare:
Per leggere, sempre sul Manifesto, la breve nota sull'intervento di Agostini cliccare:


2. Il fasullo reclutamento in ruolo

Invitiamo a leggere l'intervento di Stefano Zecchi "Cervelli in fuga? Peggio quelli inutili che restano", sul Giornale dell'8 settembre 2009. Per leggere l'intervento cliccare:


3. La soluzione

Riteniamo che solo con la riforma proposta dall'ANDU (v. piu' sotto) si puo' porre veramente fine al nepotismo accademico e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e' vero (come alcuni continuano a sostenere) che per i concorsi universitari tutto e' stato gia' (inutilmente) provato e invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di INGRESSO nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi, seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito i posti.

LA PROPOSTA DELL'ANDU

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

ANDU: Appello: "Giu' le mani dall'University of California"

Riportiamo il testo di un Appello a difesa dell'autonomia della University of California. L'Appello si puo' sottoscrivere cliccando:
L'appello ci e' stato segnalato da Guido Martinotti del quale riportiamo questo breve commento:
"La verita' e' (e lo dico per quei colleghi vessilliferi del potere e capifila dei media middlebrow, che negli ultimi anni ci hanno riempito del grido "siamo noi la California, siamo noi la liberta'", acriticamente riproponendo il modello americano come pensiero unico) che tutto il sistema americano, che come numero di studenti e' pubblico al 75% e piu', e' oggi percorso da forti tensioni e andrebbe studiato non da provinciali in contemplazione, ma con lo spirito critico che dovrebbe informare tutto il lavoro intellettuale.
Guido Martinotti"

=== TESTO DELL'APPELLO "Giu' le mani dall'UC"

"For over 140 years, the has flourished as a leading institution of higher learning, graduating more than 1.6 million students, fostering the cutting-edge research of 55 Nobel Prize winners, and providing immense academic, health, scientific, and economic benefits to California and our country.
From the very beginning, the University of California has always had a special place in the state's constitution, providing our beloved institution with the autonomy we need to innovate and explore, while remaining accountable to the people of California.
But now that autonomy - and UC's world-renowned record of academic success - is at risk. The California Legislature is considering two constitutional amendments, SCA 21 and ACA 24, that have been filed in the California State Senate and Assembly, respectively, that eliminate the autonomy of the UC Board of Regents and put the UC system under direct legislative control.
Please click here to sign an online petition at our new website, HandsOffUC.com - and join me in opposing this misguided take-over of UC!
For over 140 years, the current system of governance has served UC, its faculty, its graduates, and all Californians well. The University of California has an unparalleled record of success. Why should we put that at risk with an unproven, untested, undefined take-over by our Legislature?
This take-over by the California Legislature could do real damage to the UC we love - and I'm urgently asking for your help, right now, to stop it. Please click here to sign an online petition at our new website, HandsOffUC.com - and join me in opposing this misguided take-over of UC!
Of course, the University of California, like any other organization, encounters management mistakes from time to time. But there's already a system in place to fix those mistakes. The University of California, through the Board of Regents, is accountable to the people of California - and when changes need to be made, changes are made.
In short, this proposed legislative takeover is a solution in search of a problem - and as Cal alums, we need to speak out and stop it.
Please click here to sign an online petition at our new website, HandsOffUC.com - and join me in opposing this misguided take-over of UC!
Thank you so much for speaking out on this critical issue. The future of our University is at stake.
Sincerely,
Alan Mendelson '69
President
Cal Alumni Association

P.S. SCA 21 and ACA 24 are currently in committee, and we need to make sure they never make it to the floor of the Legislature for a vote. So please speak out:
Please click here to sign an online petition at our new website, HandsOffUC.com - and join me in opposing this misguided take-over of UC!:

ANDU: "Harvard torna a scuola"

Invitiamo a leggere l'articolo di Massimo Sideri "Se anche la Harvard dei Nobel si lascia rovinare dai derivati", sul Corriere della Sera del 25 agosto 2009. Per leggere l'articolo cliccare:

ANDU: Dal Senato: no rottamazione ricercatori

In sede di conversione in legge del "Decreto-Legge 78/09: Provvedimenti anticrisi", il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:
"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724 (…) esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione:
2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni. (...) Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

Si ricorda che 27 luglio 2009 era stato approvato alla Camera da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD. IL testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' piu' sotto riportato.

Come e' noto, il 31 luglio 2009 il Governo ha varato un decreto-legge correttivo. In sede di conversione in legge di questo nuovo decreto-legge dovrebbe essere inserita la modifica richiesta con il suddetto ordine del giorno che e' condivisa dai Deputati e dai Senatori della Maggioranza e dell'Opposizione o, almeno, si dovrebbero inserire i ricercatori universitari tra le categorie alle quali la norma non possa essere applicata, cosi' come gia' previsto per i professori universitari.

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Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:

nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.

9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: APCOM su classifica e tagli

= Il 24 ottobre 2009 a Firenze si terra' il CONGRESSO NAZIONALE dell'ANDU che sara' preceduto da Assemblee di Ateneo aperte a tutti i docenti.

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Sulla classifica degli Atenei e sui tagli all'Universita' riportiamo una sintesi elaborata dall'Agenzia APCOM e diffusa il 9 agosto 2009.
Nella sintesi sono riportate le opinioni di Alberto Jori, Stefano Catucci, Francesco Giavazzi e ANDU.

da APCOM:

Universita'/ Ripartizione fondi, prof critici: varranno solo utili Giudizi opinabili, addio senso comunita' e largo circoli viziosi

Si allarga la rosa dei docenti universitari italiani critici nei confronti del nuovo sistema di erogazione dei fondi approvato dal Cdm a fine agosto: temono che puntare tutto sul grado di produttivita' degli atenei possa pregiudicare la sopravvivenza di quelli piu' in difficolta' e che si pregiudichino le attivita' di ricerca congiunta che hanno da sempre caratterizzato il nostro sistema accademico.
"Smaltito il carico burocratico - sostiene Stefano Catucci, docente di Estetica della Facoltà di Architettura all'universita' 'La Sapienza' di Roma -, assunta come unica missione quella di salvare il salvabile, per lo piu' il proprio, e' destinato a venir meno il senso della comunita' scientifica, dei suoi principi di collaborazione, le cui prestazioni saranno solo contabilizzate in base agli utili che ne derivano per ciascuno, dalle pubblicazioni in giu'".
Catucci ha deciso di intervenire sul dibattito scrivendo una lettera all'Andu, l'Associazione universitaria docenti universitari: alla quale pochi giorni prima aveva espresse le sue perplessita' sullo stesso tema anche Alberto Jori, docente di ingegneria all'universita' di Tubingen, in Germania. Jori aveva impostato la sua lettera partendo dal confronto con il sistema accademico tedesco "dove le Elite-Universitaten sono le universita' individuate a livello centrale - sostiene Jori - come centri di punta e ritenute pertanto meritevoli di (notevolissimi) finanziamenti aggiuntivi".
Ora secondo Catucci nella in quest'ultima parola, "aggiuntivi", si rivelerebbe tutta la differenza tra il modello avanzato tedesco e quello che vorrebbe introdurre il ministero nel nostro paese: "In Italia non ci sono finanziamenti aggiuntivi da distribuire in base ai meriti - dice il docente di Estetica - ma finanziamenti di base che vengono tolti a una parte e assegnati a un'altra. Il sistema, che pure vorrebbe essere virtuoso, finisce in realta' per creare circoli viziosi".
Il timore del docente, che insegna nella piu' grande universita' dell'Ue, e' che con questa nuova modalita' di assegnazione dei finanziamenti, anche di base, le facolta' meno brillanti rischieranno di chiudere i battenti:
"Se un ateneo paga con la riduzione del fondo di finanziamento ordinario (ordinario, sottolineo) alcune carenze strutturali, come aule e case per lo studente, certo con fondi piu' esigui non potra' correre ai rimedi, con l'effetto di precipitare ancora più in basso".
L'errore dei decisori italiani sarebbe allora quello di non aver concesso il tempo utile a queste universita' per 'attrezzarsi' nell'esaudire le richieste: "un criterio meritocratico sarebbe quello di assegnare alle universita' 'peggiori' degli obiettivi di miglioramento da raggiungere in tempi definiti pena la riduzione, futura pero', del fondi ordinari. Le procedure attuali hanno un'altra funzione: non vogliono premiare i piu' 'virtuosi' ma colpevolizzare nel suo insieme un sistema e assumere nei suoi confronti un atteggiamento generalmente punitivo".
Ora, per il docente di estetica e' proprio a "questa intenzione punitiva che occorrerebbe opporsi, riflettendo anche sul tipo di insegnamento che le nuove norme tendono a produrre: un insegnamento - sostiene il professore del primo ateneo romano - fortemente individualizzato, ovvero tale per cui i docenti preferiranno assolvere singolarmente il proprio compito senza piu' investire energie in un'istituzione che sentono vilipesa e dalla quale si sentono sempre più lontani". "La valutazione - conclude amaramente Catucci - e' uno strumento prezioso, ma bisogna aver prima ben chiaro non solo quali ne siano i criteri, bensì anche cosa se ne voglia fare. Con la legislazione che si prepara, e' chiaro come la valutazione sia pensata non per migliorare un sistema, ma per affossarlo definitivamente".
Cosi' le perplessita' per il modello meritocratico approvato la scorsa settimana dal Cdm si allineano a quelle del professor Jori: "In Italia, a quel che capisco, i criteri impiegati sono stati piuttosto 'ibridi': oltre ai progetti di ricerca - ha tenuto a sottolineare il docente che insegna ingegneria in Germania - si e' tenuto conto di fattori propriamente didattici come pure di aspetti economici (la capacita' di attrarre fondi).
Non e' detto che questo sia sbagliato a priori; e' pero' certo che la scarsa linearita' del metro adottato offre poi il fianco alle critiche piu' diverse, come quelle del rettore della Sapienza".
Le opinioni espresse dai due docenti accademici sono condivise dell'Andu: per il coordinatore, Nunzio Miraglia, i criteri adottati da viale Trastevere e approvati dal governo sarebbero "improvvisati, arbitrari, parziali, non discussi con il mondo universitario, stilati sulla base di dati vecchi: dal 2010 - sostiene il leader dell'Andu - i tagli assumeranno una portata tale che non si salvera' nessun ateneo. E' vero che a pagare di piu' saranno le sedi universitarie del sud, ma la verita' e' che nella grande maggioranza degli atenei gia' oggi non ci sono più soldi nemmeno per preparare i convegni o svolgere delle semplici ricerche".
Sullo stesso tema pochi giorni fa Francesco Giavazzi, docente di economia politica all'universita' Bocconi di Milano, aveva espresso un'opionione altrettanto preoccupata usando parole molto forti: "Con i tagli confermati nel Dpef - ha scritto il docente bocconiano - molte universita' a novembre chiuderanno" e se il ministro dell'Economia non rinuncera' ai tagli "a novembre, quando gli atenei bruceranno, potra' solo pagare per spegnere l'incendio".

AND: Classifica per affossare il Sistema

Riportiamo il testo dell'intervento inviatoci da Stefano Catucci, della Sapienza di Roma. L'intervento prende spunto da un precedente intervento ("Classifiche: Italia e Germania") inviatoci da Alberto Jori. Per leggere l'intervento di Jori cliccare:

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"Stefano Catucci
Universita' di Roma "Sapienza"

Una nota a margine sulla lettera di Alberto Jori a proposito di classifiche e finanziamenti. Scrive Jori: "in Germania [...] le Elite-Universitaten sono le universita' individuate a livello centrale come centri di punta e ritenute pertanto meritevoli di (notevolissimi) finanziamenti aggiuntivi". In quest'ultima parola, "aggiuntivi", sta tutta la differenza.
Ferme restando le giuste osservazioni di Jori sui criteri di valutazione e di definizione delle classifiche, in Italia non ci sono finanziamenti aggiuntivi da distribuire in base ai meriti, ma finanziamenti di base che vengono tolti a una parte e assegnati a un'altra.
Il sistema, che pure vorrebbe essere virtuoso, finisce in realta' per creare circoli viziosi. Se un ateneo paga con la riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (ordinario, sottolineo) alcune carenze strutturali - aule, case per lo studente etc. -, certo con fondi piu' esigui non potra' correre ai rimedi, con l'effetto di precipitare ancora piu' in basso.
Paradossalmente, un criterio meritocratico sarebbe quello di assegnare alle universita' "peggiori" degli obiettivi di miglioramento da raggiungere in tempi definiti pena la riduzione, futura pero', del FFO.
Le procedure attuali hanno un'altra funzione: non vogliono premiare i piu' "virtuosi" ma colpevolizzare nel suo insieme un sistema e assumere nei suoi confronti un atteggiamento generalmente punitivo.
E' a questa intenzione punitiva che occorrerebbe opporsi, riflettendo anche sul tipo di insegnamento che le nuove norme tendono a produrre: un insegnamento fortemente individualizzato, ovvero tale per cui i docenti preferiranno assolvere singolarmente il proprio compito senza piu' investire energie in un'istituzione che sentono vilipesa e dalla quale si sentono sempre piu' lontani.
Smaltito il carico burocratico, assunta come unica missione quella di salvare il salvabile, per lo piu' il proprio, e' destinato a venir meno il senso della comunita' scientifica, dei suoi principi di collaborazione, le cui prestazioni saranno solo contabilizzate in base agli utili che ne derivano per ciascuno (dalle pubblicazioni in giu').
La valutazione e' uno strumento prezioso, ma bisogna aver prima ben chiaro non solo quali ne siano i criteri, bensi' anche cosa se ne voglia fare.
Con la legislazione che si prepara, e' chiaro come la valutazione sia pensata non per migliorare un sistema, ma per affossarlo definitivamente."

ANDU: Classifiche: Italia e Germania

1. Classifica in Germania
2. Classifica in Italia


1. Classifica in Germania

Riportiamo una lettera inviataci da Alberto Jori dell'Universita' di Tubingen in Germania. In Germania (come in Francia, ndr) alle Universita' "ritenute meritevoli" si elargiscono "(notevolissimi) finanziamenti AGGIUNTIVI".

--

Lettera di Alberto Jori:

"Cari amici dell'ANDU,
insegno all'Universita' di Tubingen in Germania e seguo da tempo con profondo interesse i vostri preziosi contributi informativi e propositivi sull'universita' italiana e sulla sua indilazionabile riforma.
In generale concordo con le vostre posizioni.
Per quel che riguarda la "classifica" delle universita' italiane recentemente formulata, in termini generali ritengo sia giusta la scelta del ministero di non erogare piu' le risorse finanziare in modo (quasi) indifferenziato ai vari centri accademici, e di "premiare", invece, le universita' piu' produttive. E' quello che da qualche anno si fa anche qui in Germania, dove le Elite-Universitaten sono le universita' individuate a livello centrale come centri di punta e ritenute pertanto meritevoli di (notevolissimi) finanziamenti aggiuntivi.
Il problema e' semmai quello dei criteri di valutazione. Qui in Germania la scelta delle universita' da premiare si basa essenzialmente sulla qualita', l'ampiezza e il carattere interdisciplinare dei progetti periodicamente proposti dai vari centri universitari. Inoltre, le valutazioni sono effettuate in modo forse un po' macchinoso, ma in ogni caso adeguato per garantire un giudizio abbastanza "oggettivo".
In Italia, a quel che capisco, i criteri impiegati sono stati piuttosto "ibridi": oltre ai progetti di ricerca, si e' tenuto conto di fattori propriamente didattici come pure di aspetti economici (la capacita' di attrarre fondi). Non e' detto che questo sia sbagliato a priori; e' pero' certo che la scarsa linearia' del metro adottato offre poi il fianco alle critiche piu' diverse, come quelle (da voi riportate) del rettore della Sapienza.
A mio avviso, stante il fatto che (soprattutto in un'epoca di vacche magre) le risorse e gli investimenti vanno comunque diretti dove esiste la garanzia che il loro impiego sia ottimale - la meritocrazia vale non solo per i singoli docenti, ma anche per le universita' -, sarebbe ora importante che provassimo a elaborare, magari nel confronto con altri Paesi, dei criteri sufficientemente attendibili da utilizzare in futuro.
Credo che l'ANDU potrebbe fornire un contributo importantissimo anche su questo terreno.
Cordiali saluti
Alberto Jori"


2. Classifica in Italia

Sui criteri adottati per l'elaborazione da parte del Ministero della classifica delle Universita' italiane segnaliamo:

- lettera di Paolo Bertinetti, preside della Facolta' di Lingue di Torino, "Tagli e contentini alle universita' statali", su Repubblica del 30 luglio 2009. Per leggere la lettera cliccare:

- intervento di Miguel Gotor "Senza riforme si tira a campare", sul Sole 24-ore del 2 agosto 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

- intervento di Pietro Greco "Universita' d'Italia. Del domani non c'e' certezza", sull'Unita' del 3 agosto 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Saturday, August 1, 2009

ANDU: Frati: classifica degli interessati

1. Frati: classifica degli interessati
2. Musacchia: l'Universita' diventi laica


1. Frati: classifica degli interessati

Invitiamo a leggere l'intervista a Luigi Frati, rettore della Sapienza di Roma, "La classifica della discordia", su Milano Finanza dell'1 agosto 2009. Per leggere l'intervista cliccare:

Luigi Frati, tra l'altro, sostiene che la classifica sia stata 'determinata' da coloro che "hanno scritto le regole pensando al mondo accademico di riferimento": Politecnici di Torino e Milano, Viterbo. E Frati aggiunge: "tra le prime universita' c'e' quella di Milano, il cui rettore, guarda caso, e' presidente della conferenza dei rettori."
Le affermazioni di Luigi Frati ci confermano nella convinzione che gli Organismi incaricati di valutare l'Universita' italiana non debbano essere 'decisionali', cioe' dovrebbero 'solo' elaborare indicazioni al Ministro, al quale devono spettare le scelte 'operative', assumendosene la piena responsabilita' politica.
Per questo l'ANDU si e' sempre opposta ad un'Agenzia di valutazione che abbia potere di scelta, come invece hanno fortemente voluto la Confindustria e il PD.
I Responsabili del PD hanno addirittura chiesto che l'Agenzia valutasse i singoli docenti, determinandone anche la carriera: "e' fondamentale dotare il sistema universitario e della ricerca pubblica di una Agenzia nazionale di valutazione, indipendente dal finanziatore pubblico e dagli atenei, che effettui periodiche valutazione dei SINGOLI docenti e dell'attivita' didattica e di ricerca" e "SOLO sulla base di questa corretta valutazione, si stabiliscano ruoli, incarichi, avanzamenti di carriera." (dal Corriere del Mezzogiorno dell'11 agosto 2006). Un vero e proprio commissariamento dell'Universita' e dei docenti.


2. Musacchia: l'Universita' diventi laica

Segnaliamo l'intervento di Francesco Musacchia "I soldi non bastano a salvare l'Ateneo", su Repubblica di Palermo del 31 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Thursday, July 30, 2009

FLC CGIL: Università , la FLC Cgil scrive al Ministro Gelmini

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

La FLC Cgil al Ministro Gelmini: sono necessarie misure urgenti

per il personale docente e ricercatore dell'Università

La FLC Cgil sollecita il Ministro Gelmini ad adottare misure urgenti per il personale docente e ricercatore dell'Università. Sblocco dei concorsi, misure per la mobilità e gli idonei, rientro dei cervelli, lettori e cel sono temi che chiedono risposte.

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione Universita', n. 31 del 23 luglio 2009





Direttore responsabile Ermanno Detti

Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma - Tel. 06.585480, fax 06.58548434
e-mail conoscenzanews@flcgil.it sito internet www.flcgil.it Feed RSS flcgil.it

Anno V n. 31 del 23 luglio 2009

Editoriale
  • Pensioni: misure inaccettabili quelle contenute nell'emendamento al decreto anti-crisi
Notizie
  • Decreto anti-crisi, misure parziali ed insufficienti
  • Disdetta dei contratti collettivi nazionali di lavoro dei comparti scuola, università e ricerca
  • Pubblicato il decreto che rivaluta le retribuzioni dei docenti universitari per il 2009
  • CGIL, Assemblea di Programma: le sintesi e gli interventi
  • Informazioni editoriali, TuttoContrattoUniversità
  • Nuova collana "Orientamenti" di Edizioni Conoscenza
Servizi e Rubriche
  • Brevissime
  • Appuntamenti

CIPUR: Lettera aperta al Presidente della Repubbica ed ai Presidenti di Senato e Camera


Lettera aperta al Capo dello Stato ed ai Presidenti di Senato e Camera dei Deputati sul prepensionamento dei Ricercatori universitari


Sig. Presidente della Repubblica e sig.ri Presidenti di Senato e Camera dei Deputati
Con profondo sconcerto per molte delle vicende che stanno caratterizzando la vita del Sistema Universitario Nazionale, ho il mandato di rivolgermi alle SS.LL. per evidenziare alcuni eccessi di interventi in atto sul sistema dei quali difficilmente si intravede l'utilità oltre che la coerenza con in raggiungimento di obiettivi, spesso condivisi, e che dovrebbero in ogni caso mantenersi nel contesto di corretti rapporti fra Stato e suoi operatori oltre che sempre garantire il rispetto della persona.
Sembra sfuggire a chi legifera che il risultato frequente degli interventi varati per riformare il Sistema Universitario Nazionale sia, almeno fino ad ora e sorprendentemente, non la riconfigurazione di strutture, finalità e funzionamenti, bensì il colpire le persone che operano nell'Università, in particolare se non più giovanissime, obbligandole fra l'altro ad un sistematico ricorso ad un contenzioso non voluto o ad una melanconica accettazione del sopruso in un avvilente fine carriera. È così che, mentre la società civile è spinta ad accettare l'ovvio, ovverosia l'innalzamento dell'età pensionabile in sintonia con l'aumentata età media (donne comprese), la cura per l'Università (ma non per lo Stato!!!) è fare il contrario. Gli interventi sono di chirurgia spiccia: via il fuori ruolo (già eliminato dalla L. 230/05) per chi ne aveva ancora diritto (fino ad obbligare la Consulta a rilevare parti incostituzionali negli interventi medesimi), via il + 2, fantasiose interpretazioni della L. 230/05 per i professori Associati, messa a riposo dei Ricercatori con 40 anni di "contribuzioni".
Con riferimento all'ultima questione citata, proprio in queste ore si cerca di attuare un intervento del quale il Paese non può e non potrà certo andare fiero: nel conteggio dei 40 anni contributivi non si vogliono considerare solo le contribuzioni derivanti dal servizio prestato, bensì anche le contribuzioni volontarie relative a periodi riscattati, così come le norme dello Stato prevedono si possa fare, a spese del lavoratore. Accade così che in questa interessata e demagogica crociata, che assume le caratteristiche di un forzato prepensionamento, vengano posti in quiescenza ricercatori non solo già vessati per le inadempienze del Sistema a livello della progressione di carriera, ma in età ben antecedente a quella che le norme prevedono come limite dell'età pensionabile (65 anni).
Nel rispetto per i fondamentali ruoli istituzionali delle SS.LL. e nella assoluta consapevolezza del particolare momento che il Paese vive e che ineluttabilmente richiede disponibilità per i giusti e dovuti cambiamenti, auspico la possibilità di sereni pareri in grado di ovviare all'intervenire di odiose forzature capaci solo di offendere l'amor proprio di cittadini lavoratori.
Porgo cordiali saluti
Prof. Vittorio Mangione
Perugia, 28 luglio 2009

Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal
Via G. Tilli n. 58 - 06127 Perugia (PG) - Italy
Tel. +39 075 5008750-53 Fax +39 075 5008851
cipur@tin.it - www.cipur.it

CIPUR: COMUNICATO SULLA SENTENZA DELLA CONSULTA SUL FUORI RUOLO



CARO MUSSI, IL CIPUR-Confsal LO AVEVA AFFERMATO CON FORZA:

NEGARE IL FUORI RUOLO A CHI NE AVEVA DIRITTO ERA PROPRIO UNO SCIPPO!!




Sancita la incostituzionalità della parte della L. n. 244, art. 2, comma 434, laddove si applica ai professori già in fuori ruolo


Con la sentenza n. 236 del 16 luglio 2009

( http://www.cipur.it/Varie/Fuori%20Ruolo/CORTE%20COSTITUZIONALEsentenza236.pdf )

della Consulta rinasce la speranza di vivere in uno Stato di diritto, pur densamente popolato da strani personaggi pubblici che si ingegnano, nel perseguire obiettivi anche condivisibili, ad utilizzare mezzi irrispettosi delle persone, dei loro diritti, dei patti che lo Stato aveva con loro stabilito. In particolare, la Consulta :"… dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 434, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), nella parte in cui si applica ai professori universitari per i quali sia stato disposto il collocamento fuori ruolo con formale provvedimento amministrativo e che hanno iniziato il corso del relativo periodo."

Nella corposa disamina che la Corte Costituzionale antepone alla sentenza si rileva, inoltre, che il "… giudizio di costituzionalità in via incidentale è limitato alle disposizioni e ai parametri indicati nelle ordinanze di rimessione, non potendo essere presi in considerazione, oltre i limiti in queste fissati, ulteriori questioni o profili di costituzionalità dedotti dalle parti, sia che siano stati eccepiti, ma non fatti propri dal giudice a quo, sia che siano diretti ad ampliare o modificare successivamente il contenuto delle stesse ordinanze …". Ciò può significare che espliciti sospetti di incostituzionalità fatti propri da un qualche TAR e relativi anche, p. e., ai professori cui già era stato comunicato ed assegnato con D.R. il periodo di fuori ruolo (p.e., sembra il TAR Piemonte) potrebbero dare luogo ad ulteriori interventi in materia, che noi auspichiamo, della Corte Costituzionale. Sul fuori ruolo, quindi, la storia non è ancora finita.

È inoltre gradevole poter leggere, proprio da parte nostra che da anni ci battiamo per il rispetto delle leggi e delle persone cui sono rivolte, che "… Nella giurisprudenza di questa Corte, poi, è consolidato il principio del legittimo affidamento nella sicurezza giuridica, che costituisce elemento fondamentale dello Stato di diritto e non può essere leso da disposizioni retroattive, che trasmodino in regolamento irrazionale di situazioni sostanziali fondate su leggi anteriori (ex plurimis, sentenze n. 24 del 2009; n. 11 del 2007; n. 409 del 2005; n. 446 del 2002; n. 416 del 1999 e n. 390 del 1995)." E che " … Infatti, in base alla giurisprudenza costituzionale, è da ritenere ammissibile un intervento legislativo che modifichi la disciplina del pensionamento dei pubblici dipendenti, ma tale intervento non è consentito ad libitum. In particolare, non può ritenersi consentita una modifica legislativa che, intervenendo in una fase in cui il dipendente ha tutte le ragioni per ritenere certo il collocamento a riposo ad una certa data, muti la disciplina vanificando le sue legittime aspettative, come avvenuto nel caso di specie."

È auspicabile che TAR e Consulta possano concordare anche sulla incostituzionalità del punto 10 dell'art 72 della L. n. 133/08 di conversione del D.L. 25/6/08, n. 112, con il quale Brunetta ha annullato i D.R. che - a seguito di domanda in linea con le leggi vigenti - concedevano a chi aveva ritenuto di chiederli i due anni aggiuntivi.

A breve, inoltre, qualche TAR, grazie ai ricorsi organizzati da CIPUR-Confsal, si pronuncerà sulla singolare interpretazione della L. 230/05 da parte di molti Rettori che, snaturandone lo spirito e gli intenti, per i professori associati portano l'età di pensionamento al 68.mo anno, spesso annullando vecchi D.R. che la correttamente fissavano al 70.mo.


Prof. Vittorio Mangione

Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal

Via G. Tilli n. 58 - 06127 Perugia (PG) - Italy

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ANDU: Critica ai tagli - Pre-pensionamenti?

1. Il CURC Puglia contesta duramente i tagli del MiUR al FFO
2. Pre-pensionamenti?


1. Il CURC Puglia contesta duramente i tagli del MiUR al FFO

Invitiamo a leggere il documento di dura critica alla classifica ministeriale degli Atenei approvato il 27 luglio 2009 dal Comitato Universitario di Coordinamento della Regione Puglia (CURC). Per leggere il documento cliccare:


2. Pre-pensionamenti?

Il 27 luglio 2009 e' stato approvato alla Camera da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
IL testo iniziale dell'ordine del giorno e' qui sotto riportato.
Il DL passera' ora all'esame del Senato e, se modificato, ritornera' alla Camera per l'approvazione definitiva.

===

Testo non riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:

nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di «nuovi» pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette «finestre» di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi «punitive» per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo ad adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.

9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: FFO: "Robin Hood alla rovescia" - "Pre-pensionamenti per far cassetta"

1. FFO: "Robin Hood alla rovescia"
2. "Pre-pensionamenti per far cassetta"


1. FFO: "Robin Hood alla rovescia"

Sulla classifica ministeriale degli Atenei segnaliamo l'intervento di Rossano Pazzagli "Questo Governo Robin Hood alla rovescia", sul Tirreno del 29 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Su questa stessa questione abbiamo gia' segnalato il documento di dura critica approvato il 27 luglio 2009 dal Comitato Universitario di Coordinamento della Regione Puglia (CURC). Per leggere il documento cliccare:

Il 26 luglio 2009 l'ANDU ha diffuso il documento "Giavazzi: 'gli atenei bruceranno'", riguardante anche questa questione. Per leggere il documento cliccare (senza interrompere i caratteri!):


2. "Pre-pensionamenti per far cassetta"

Segnaliamo l'intervento di Giulio Mazzilli "L'identita' ibrida dei ricercatori", sulla Stampa del 29 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Si ricorda che 27 luglio 2009 e' stato approvato alla Camera da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
IL testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui sotto riportato.
Il DL passera' ora all'esame del Senato che lo approvera' senza alcuna modifica. E' stato annunciato un decreto-legge correttivo che dovrebbe essere approvato dal Governo venerdi' 31 luglio 2009. In questo nuovo decreto legge potrebbe-dovrebbe essere inserita la modifica richiesta con il suddetto ordine del giorno.

===

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:

nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati;

tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;

con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis;

il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;

il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di «nuovi» pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette «finestre» di uscita;

le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio;

il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi «punitive» per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita',

impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: Ricercatori: confermata possibilita' pre-pensionamento

Il governo ha posto la fiducia sul maxiemendamento al "DL 78/09:
Provvedimenti anticrisi" in discussione alla Camera.
Il voto finale alla Camera e' previsto per il 28 luglio 2009. Il provvedimento sara' discusso dal 30 luglio al Senato, dove dovrebbe essere definitivamente approvato il primo o il 2 agosto.

Il maxiemendamento contiene anche l'emendamento al DL, gia' approvato dalle Commissioni Riunite V e VI il 17 luglio 2009, che riguarda il pre-pensionamento nel pubblico impiego.

= Testo dell'emendamento, contenuto nel maxiemendamento, sulla possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici :

"Dopo il comma 35, aggiungere i seguenti:
35-novies. Il comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' sostituito dal seguente: «11. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono, a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima CONTRIBUTIVA di 40 anni del personale dipendente, nell'esercizio dei poteri di cui all'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro ed il contratto individuale, anche del personale dirigenziale, con un preavviso di sei mesi, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno, della difesa e degli affari esteri, sono definiti gli specifici criteri e le modalita' applicative dei principi della disposizione di cui al presente comma 1, relativamente al personale dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, tenendo conto delle rispettive peculiarità ordinamentali. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche nei confronti dei soggetti che abbiano beneficiato dell'articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai magistrati, ai professori universitari ed ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa».

35-decies. Restano fermi tutte le cessazioni dal servizio per effetto della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro a causa del compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni, decise dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in applicazione dell'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo vigente prima dell'entrata in vigore della legge 4 marzo 2009, n. 15, e della modifica apportata dall'articolo 6, comma 3, della stessa legge, nonche' i preavvisi che le amministrazioni hanno disposto prima della medesima data, in ragione del compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni, e le conseguenti cessazioni dal servizio che ne derivano."

ANDU: Giavazzi: "gli atenei bruceranno"

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

GIAVAZZI: "A NOVEMBRE GLI ATENEI BRUCERANNO"


1. Giavazzi ha quasi ragione
2. La reazione dei Rettori


1. Giavazzi ha quasi ragione

Tutti i quotidiani hanno dato notizia della classifica ministeriale che dovrebbe comportare l'aumento o la riduzione del FFO per i singoli Atenei statali non 'speciali'.
I criteri adottati per formulare questa classifica sono improvvisati, arbitrari, parziali, non discussi con il mondo universitario e sono stati utilizzati dati vecchi.
Ma quello che e' ancora piu' grave e' l'idea stessa di premiare gli Atenei 'virtuosi' e di punire gli altri senza PRIMA avere rilanciato gli Atenei statali. Un rilancio che richiede PRIORITARIAMENTE il consistente aumento (come negli altri Paesi) dei finanziamenti (il contrario del crescente 'strangolamento finanziario' in corso da molti anni) e una vera riforma della 'governance' e del reclutamento che consenta finalmente la gestione democratica e responsabile degli Atenei e che debelli realmente il nepotismo.

Uno dei pochi commenti che sembra abbia colto la gravita' della situazione in cui versa l'Universita' e' quello di Francesco Giavazzi quando, in conclusione del suo solito fondo sul 'suo' solito quotidiano (v. nota), scrive:
"Il passo successivo sara' cambiare la governance degli atenei limitando il potere dei rettori, oggi sottratti a qualunque controllo e schiavi dei loro grandi elettori. E tuttavia, nessuna riforma salvera' le nostre universita' se queste rimarranno senza risorse. Con i tagli confermati nel Dpef molte universita' a novembre chiuderanno. La scelta e' del ministro dell'Economia: o rinuncia ai suoi tagli, o ha il coraggio di proporre un innalzamento delle rette pagate dalle famiglie. Oggi puo' ancora scegliere; a novembre, quando gli atenei bruceranno, potra' solo pagare per spegnere l'incendio."

Certamente non salvera' "le nostre universita'" una riforma che, come quella voluta dalla Confindustria, dal Ministero, dal PD e dalla CRUI, aumenta senza limiti "il potere dei rettori", gia' oggi potenti per l'assenza di un reale controllo da parte dei propri Atenei, attraverso Organi che (a differenza degli attuali SA 'dominati' dai Presidi) dovrebbero essere composti esclusivamente da rappresentanti eletti direttamente da tutte le componenti universitarie.
Ed e' vero che LA QUESTIONE oggi e' quella rappresentata dai tagli; tagli mortali voluti e decisi dagli 'economisti' del Ministero dell'Economia. Di questa 'semplice' realta', invece, i rettori-capponi di Renzo sembrano non rendersi conto e in ogni caso non sono certo essi che potranno affrontarla adeguatamente, essendo espressione di quell'assetto di potere oligarchico
che e' una delle principali cause del dissesto degli Atenei e della crisi dell'Universita' statale.

Cio' che non sembra essere chiaro a Francesco Giavazzi e' che il vero ministro dell'Universita', che e' quello dell'Economia, per evitare che gli Atenei "brucino" non puo' che 'scegliere' di "rinunciare ai suoi tagli".
Infatti, se la soluzione adottata dal ministro Tremonti dovesse essere quella di confermare i tagli e 'sanare' gli Atenei con l'aumento delle tasse degli studenti, a novembre (ma anche prima) gli Atenei "bruceranno" e ci auguriamo che a fianco degli studenti ci siano anche quei docenti che vogliono opporsi alla mercificazione della conoscenza e alla protervia dei 'privati' e dei loro 'addentellati' accademici che, in nome del "libero mercato", vogliono appropriarsi delle risorse pubbliche per l'alta formazione e la ricerca, come hanno gia' consistentemente cominciato a fare.

- Nota. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "Passo importante e qualche limite", sul Corriere della Sera del 25.7.09, cliccare:


2. La reazione dei Rettori

I quotidiani hanno riportato anche i commenti di alcuni Rettori.
'Naturalmente' le opinioni espresse dai Rettori sono strettamente legate a cio'che e' toccato in sorte al loro Ateneo.
Questa reazione 'interessata' dei Rettori potrebbe risultare utile almeno a mettere la parola fine alla pretesa dei Rettori italiani di esprimere, attraverso la CRUI, una qualsiasi forma di rappresentanza unitaria del Sistema nazionale degli Atenei; rappresentanza che, come l'ANDU ha documentato, la CRUI non ha mai espresso, 'limitandosi' di fatto a fiancheggiare la politica controriformatrice e demolitrice dei Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni.
L'ANDU l'ha sempre detto: la Conferenza dei Rettori STRUTTURALMENTE non puo' rappresentare gli interessi generali dell'Universita' italiana perche' i Rettori sono eletti per rappresentare e gestire gli interessi 'particolari' dei singoli Atenei.
Il Sistema nazionale degli Atenei statali e' da anni sotto attacco da parte dei poteri forti accademico-confindustriali, che possono contare sul Ministero dell'economia e su 'qualificati' economisti-opinionisti. E a rappresentare e difendere l'autonomia del Sistema non c'e' un Organo nazionale di autogoverno, composto da rappresentanti direttamente eletti da tutte le componenti universitarie ed espressi in maniera non frammentaria e non corporativa. Questo e' il risultato della scelta fatta anni fa' dal ministro Luigi Berlinguer e dal sottosegretario Luciano Guerzoni.

26 luglio 2009

Thursday, July 16, 2009

ANDU: Il cassetto di Giavazzi

Secondo Francesco Giavazzi "il ministro Gelmini da mesi ha nel cassetto una riforma ambiziosa e contrastata (ad esempio i rettori si oppongono alla proposta di vedersi sottratta la presidenza del cda degli atenei e non vogliono veder modificato il meccanismo con cui sono eletti)". Giavazzi lo ha scritto sul 'suo' Corriere della Sera del 14 luglio 2009 (v. nota).

Il fatto e' che nelle varie proposte di DDL ministeriali (e in quella parallela e convergente del PD) e' prescritto che sia proprio il Rettore a presiedere il Consiglio di Ammnistrazione e non e' invece prescritto un meccanismo elettivo del Rettore diverso da quello attuale.

Una delle due: o Francesco Giavazzi ha un accesso privilegiato al cassetto segreto del ministro Gelmini o egli continua a sparare le sue opinioni senza preoccuparsi di leggere quello su cui scrive.

Certamente una sparata e' la sua soluzione ai tagli del ministro Tremonti che, a dire dello stesso Giavazzi, tratta l'Universita' come una bestia che va affamata per renderla mansueta. La soluzione di Francesco Giavazzi e' quella di aumentare le tasse agli studenti.
La soluzione 'inventata' da Francesco Giavazzi sarebbe una "mediazione fra i ministri" Gelmini e Tremonti. Questa mediazione, della quale lo stesso Giavazzi 'incarica' direttamente Berlusconi, andrebbe fatta per evitare che a novembre studenti e rettori stiano "insieme sulle barricate".
E sempre piu' evidente che di fronte a questi 'interlocutori' e di fronte a queste 'alternative' sarebbe necessario che a settembre "sulle barricate" comunque vi siano insieme i docenti e gli studenti.

Nota. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "L'universita' delle ipocrisie", sul Corriere della Sera del 14 luglio 2009, cliccare:

ANDU su Repubblica e 'rifrittura' mediatica

1. Lettera dell'ANDU su Repubblica
2. Universita': 'rifrittura' mediatica


- 1. Lettera dell'ANDU su Repubblica

Riportiamo il testo di una lettera dell'ANDU pubblicata su Repubblica del 16 luglio 2009. Il testo pubblicato e' stato ridotto dalla Redazione per motivi di spazio. Il testo integrale della lettera e' riportato in calce.

"Universita', piu' inganni che buoni propositi

Nunzio Miraglia - Ass. Naz. Docenti universitari

Mario Pirani attribuisce (13 luglio) al Ministro buoni propositi ai quali si contrapporrebbero poteri forti.
La realta' e' che i 'rappresentanti' dei poteri forti accademici (rettori, professori, ecc.) sostengono con forza la riforma Gelmini.
Su due punti centrali Pirani peraltro correttamente scrive:
1. Sui concorsi. "Cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma un'abilitazione scientifica nazionale totalmente scollegata dai reali posti disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a permanere il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata diretta' senza concorso". Noi da anni proponiamo un concorso unico nazionale, con commissioni interamente sorteggiate, SENZA alcun ulteriore concorso locale.
Cio', in Italia MAI previsto, sconfiggerebbe realmente il nepotismo accademico.
2. Sui precari. "Si legittima "una sorta di 'docenza liquida', ... per gonfiare l'offerta didattica". Proprio per questo proponiamo un periodo di pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura con adeguata retribuzione, diritti e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato agli sbocchi nel ruolo della docenza."


- 2. Universita': 'rifrittura' mediatica

Il 14 luglio 2009 si e' tenuto a Roma il Convegno "Universita', verso la riforma", organizzato dal Gruppo parlamentare del PDL del Senato. Hanno partecipato al Convegno molti di coloro che in diversa misura, di fatto, decidono sull'Universita'. Sono intervenuti anche i due veri protagonisti delle vicende universitarie, il ministro Giulio Tremonti e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, che sono riusciti a non dire sostanzialmente nulla sui tagli mortali per l'Universita' da loro voluti e ancora in vigore.
Il dibattito e' stato una 'rifrittura' di quanto si trascina e si ripete da mesi; 'rifrittura' che l'indomani la 'grande' stampa ha ripresentato come novita' dell'ultima ora.
Si invita ad ascoltare gli l'interventi al Convegno per avere diretta conoscenza della 'consistenza' del confronto tra gli 'autori' delle 'riforme' che stanno distruggendo l'Universita' italiana.
Per ascoltare gli interventi al Convegno cliccare: http://www.radioradicale.it/scheda/283505

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Testo integrale della lettera dell'ANDU inviata a Repubblica:

"Nel suo intervento del 13 luglio 2009 Mario Pirani attribuisce al Ministro buoni propositi ai quali si contrapporrebbero poteri forti accademici e politici.
La realta' e' esattamente quella opposta: le 'riforme' del Ministro (cioe' di coloro che le scrivono per lei), se approvate, finirebbero di demolire l'Universita' italiana, e non a caso i 'rappresentanti' dei poteri forti accademici (rettori, professori-opinionisti, ecc.) non "si frappongono" ad esse, ma, al contrario, le richiedono con forza.
Peraltro le opinioni che Pirani riporta ampiamente nel suo 'pezzo', affrontano correttamente due punti centrali delle presunte riforme del ministro Gelmini (le modalita' concorsuali e il precariato), rimarcandone la inefficacia (concorsi) e la dannosita' (precariato).
Sui concorsi si legge che nel DDL ministeriale "cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma un'abilitazione scientifica nazionale" "totalmente scollegata dai reali posti disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a permanere il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata diretta' senza concorso". L'ANDU da anni propone per il reclutamento nella fascia dei ricercatori un concorso unico nazionale, con commissioni interamente sorteggiate, SENZA alcun ulteriore"concorso locale". Cio', che in Italia non e' stato MAI previsto, sconfiggerebbe realmente il nepotismo accademico.
Sul precariato si legge che nel DDL ministeriale si legittima "una sorta di 'docenza liquida', vale a dire dei contratti di ricerca o di attivita' didattica integrativa istituiti dalla Legge Moratti. Tali contratti sono stati attivati a migliaia per gonfiare l'offerta didattica". L'ANDU da anni propone un periodo di pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza."

ANDU: Pirani e Mariastella

Invitiamo a leggere l'intervento di Mario Pirani "Pensaci Mariastella: basta la buona volonta'?", su Repubblica del 13 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Mario Pirani denuncia "le ostilita' trasversali delle varie consorterie accademiche e di partito che si frappongono alle misure piu' significative da lei (il ministro Mariastella Gelmini, ndr) annunciate e sempre rinviate."
Mario Pirani, come recentemente ha fatto anche Francesco Giavazzi (nota 1), attribuisce al Ministro buoni propositi ai quali si contrapporrebbero poteri forti accademici e politici.
La realta' e' esattamente quella opposta: le 'riforme' del Ministro (cioe' di coloro che le scrivono per lei), se approvate, finirebbero di demolire l'Universita' italiana, e non a caso i 'rappresentanti' dei poteri forti accademici (rettori, professori-opinionisti, ecc.) non "si frappongono" ad esse, ma, al contrario, le richiedono con forza.

Peraltro le opinioni dei due docenti universitari, che Pirani riporta ampiamente nel suo 'pezzo', affrontano due punti centrali delle presunte riforme del ministro Gelmini (le modalita' concorsuali e il precariato), rimarcandone la inefficacia (concorsi) e la dannosita' (precariato).

Sui concorsi il primo docente scrive, giustamente, che nel DDL ministeriale "cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma un'abilitazione scientifica nazionale" "totalmente scollegata dai reali posti disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a permanere il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata diretta' senza concorso".
L'ANDU da anni propone un concorso unico nazionale, SENZA alcun ulteriore "concorso locale" (nota 2).

Sul precariato il secondo docente scrive che nel DDL ministeriale si legittima "una sorta di 'docenza liquida', vale a dire dei contratti di ricerca o di attivita' didattica integrativa istituiti dalla Legge Moratti.
Tali contratti sono stati attivati a migliaia per gonfiare l'offerta didattica". "Se ne deduce che per qualche Ateneo sarebbe forse conveniente sul piano finanziario sostituire gradualmente un certa percentuale di vecchi 'baroni' con contrattisti, scelti in piena discrezionalita' (tra giornalisti, personaggi della tv e dello spettacolo, esponenti del mondo dell'impresa e delle professioni, o anche politici di secondo rango)."
Lo stesso docente scrive contro i "cosiddetti ricercatori a tempo determinato". Su questo argomento il docente scambia la figura del "ricercatore a tempo determinato" per una figura di ruolo, mentre si tratta di una 'occasione' di ulteriore prolungamento delle situazioni di precariato.
Per superare il fenomeno del precariato da anni l'ANDU propone una soluzione organica e 'semplice' (nota 2).


- Nota 1. V. il documento dell'ANDU "Giavazzi, Ministro, CRUI, IIT" del 6 luglio 2009. Per leggere il documento cliccare:
82#

- Nota 2. PROPOSTA DELL'ANDU SU DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI

Premessa.
Riteniamo che con la riforma proposta dall'ANDU si porrebbe veramente fine al nepotismo e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e' vero (come alcuni continuano a sostenere) che per i concorsi universitari tutto e' stato gia' (inutilmente) provato e invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi, seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito i posti.

Proposta.
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

ANDU: Su incontro ANDU-Rettore

COMUNICATO SULLíINCONTRO DELLíANDU CON IL RETTORE DELLíUNIVERSITAí DI PALERMO

L'Esecutivo dell'ANDU dell'Universita' di Palermo lí8 luglio 2009 ha incontrato il Rettore Roberto Lagalla chiedendo chiarimenti in ordine alle seguenti questioni:
- Stato reale della crisi finanziaria dell'Ateneo
- Stato del processo di riduzione del numero dei dipartimenti
- Orientamento del Rettore in caso di reintroduzione della norma sul pensionamento anticipato dei ricercatori
- Valutazione della situazione nazionale.

Il Rettore ha risposto spiegando che:
- la crisi finanziaria dell'Ateneo e' di natura strutturale ed e' quantificabile in circa 30 milioni di euro, pari alla differenza tra le previsioni di uscita e di entrata. La strutturalita' della crisi comporta che negli anni a venire il problema si presentera' nella medesima misura. In atto l'Amministrazione sta provvedendo a realizzare una serie di economie per ridurre le uscite e ad incrementare le entrate con provvedimenti di fiscalita' nei confronti degli studenti e sollecitando la Regione Sicilia per un sostegno finanziario alle attivita' dell'Ateneo;
- il processo di riduzione del numero dei dipartimenti e' stato avviato e si completera' entro la fine del 2010. Dal primo gennaio 2010 i dipartimenti con meno di 15 componenti non avranno piu' l'autonomia amministrativa e da primo gennaio 2011 essi saranno definitivamente disattivati. Questo provvedimento dovrebbe portare alla ridizione del numero dei dipartmenti a circa la meta' di quelli attuali;
- se dovesse essere reintrodotta la norma sulla possibilitaí di pre-pensionare coloro che hanno maturato 40 anni di contributi, a suo personale avviso, essa dovrebbe essere applicata soltanto ai ricercatori non attivi nella didattica e nella ricerca. Il Rettore si eí comunque impegnato a consultare preventivamente l'ANDU se la questione dovesse essere posta all'ordine del giorno degli Organi accademici;
- la situazione nazionale induce seria preoccupazione per i tagli in atto; tagli che, se dovessero essere prossimamente confermati, richiederebbero una forte protesta delle Universitaí.

Anche alla luce di quanto emerso nellíincontro con il Rettore, la situazione dellíAteneo di Palermo risulta molto difficile ed eí forte la preoccupazione che i provvedimenti previsti possano risultare insufficienti per scongiurare all'Ateneo un futuro buio e incerto, specie se dovessero essere confermati dal Governo i tagli alle Universitaí.
Se la situazione dovesse sostanzialmente rimanere quella attuale, l'Ateneo eí destinato a subire un drastico ridimensionamento, tanto nelle strutture quanto nelle attivita' didattiche e di ricerca.
Della gravitaí della situazione dell'Ateneo e degli scenari che potrebbero aprirsi e' necessario essere tutti consapevoli ed eí opportuno informarne tempestivamente l'opinione pubblica.
Su tutto cioí, in ogni caso, bisogneraí discutere insieme e insieme si dovranno ricercare le soluzioni necessarie e decidere le iniziative piuí adeguate.

ANDU: Giavazzi, Ministro, CRUI, IIT

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

GIAVAZZI, MINISTRO, CRUI, IIT

1. Ancora Francesco Giavazzi
2. Risposta del Ministro
3. Precisazione del Presidente della CRUI
4. Precisazione del Direttore scientifico dell'IIT e replica di Giavazzi

Il 15 maggio 2009 abbiamo diffuso il messaggio "Economisti, 'abbiate pieta' di noi'" nel quale invitavamo a leggere l'intervento di Philip Delves Broughton "Harvard's masters of the apocalypse" (nota 1).
Nel messaggio scrivevamo:
"Spereremmo che questo intervento 'illuminasse' quegli economisti italiani che hanno sequestrato e stanno distruggendo l'Universita' statale italiana e che continuano a 'dettare legge', servendosi del 'loro' ministero e della 'grande' stampa che fa loro da megafono."

Appello vano, almeno nel caso di Francesco Giavazzi, economista bocconiano, che e' ritornato, sul 'suo' Corriere della Sera, a dare 'consigli' al ministro Mariastella Gelmini (nota 2). I 'consigli' di Giavazzi vanno presi sul serio dato che nel recente passato il suo 'consiglio' di cambiare "con urgenza" le regole concorsuali in vigore da decenni e' stato prontamente 'tradotto' in legge, producendo il 'solo' effetto di bloccare i concorsi universitari gia' banditi e in via di espletamento.


- 1. Ancora Francesco Giavazzi

Su richiesta del Direttore del Corriere della Sera , Francesco Giavazzi ha commentato "la lettera di Rita Clementi al Presidente Napolitano (nota 3).
Rita Clementi e' uno dei "cervelli in fuga", cosi' come, scrive Giavazzi, "alcuni coraggiosi" che "dopo essere tornati ripartono" "dall'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che aveva suscitato tante speranze" (v. piu' avanti il punto 4).
La soluzione 'consigliata' da Giavazzi e': cambio delle regole e nuove risorse. E aggiunge: "E se le risorse proprio non ci sono?" Allora bisogna "alzare SIGNIFICATIVAMENTE le rette". E, rivolgendosi al "caro Ministro", Francesco Giavazzi conclude: "Ma il varo di quella legge (il DDL su 'governance' e reclutamento, ndr) viene rimandato di settimana in settimana, immagino perche' interessi forti vi si oppongono: rettori (v. piu' avanti il punto 3), vecchi baroni, anche grand commis che reggono il suo ministero."


- 2. Risposta del Ministro

Il ministro Mariastella Gel