ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
REPLICA DEL PD ALL'ANDU SU DDL 'GOVERNANCE' E RECLUTAMENTO
Riportiamo di seguito la replica di Luciano Modica, Responsabile Nazionale Universita' del Partito Democratico, al documento dell'ANDU ("DDL PD: commissariamento di Atenei e docenti") sulla bozza di DDL del PD riguardante la 'governance' e il reclutamento. Nel documento dell'ANDU si trova il link per leggere il testo del DDL del PD ed e' anche riportata la proposta organica dell'ANDU su 'governance' e reclutamento. Per leggere il documento dell'ANDU cliccare:
Alla replica del PD seguono piu' sotto alcune osservazioni dell'ANDU.
Ringraziamo il PD e, in particolare, Luciano Modica per l'attenzione non rituale prestata alle opinioni e alle proposte dell'ANDU e auspichiamo che tutto questo possa contribuire ad attivare un reale e vasto confronto con e nel mondo universitario.
Confronto che ci auguriamo coinvolga anche il Ministero, PRIMA della presentazione del DDL su 'governance' e reclutamento al Consiglio dei Ministri. A questo proposito va purtroppo constatato che alla richiesta al Ministro di un incontro sulla bozza ufficiale del DDL, avanzata da tutte le Organizzazioni della docenza universitaria, non e' stata ancora data alcuna risposta.
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=== DAL PD ALL'ANDU:
"Il disegno di legge PD sull'universita'.
Replica all'ANDU di Luciano Modica, Responsabile Nazionale Universita' del Partito Democratico
Ringrazio l'ANDU di aver espresso i suoi commenti e le sue critiche al disegno di legge PD sull'universita'. Avremo modo di discuterne direttamente nell'incontro con il PD fissato per il 25 giugno ma provo comunque a replicare qui per tenere il dibattito il piu' vivo e ampio possibile.
Premessa
Vorrei innanzitutto notare che c'e' un punto nodale e strategico su cui la differenza tra PD e ANDU risulta evidente e apparentemente irriducibile (ma spero di no): l'autonomia delle universita'. L'ANDU non esita a definirla "famigerata" e da tempo, con coerenza, la ritiene causa di tutti i mali del sistema universitario italiano.
Il PD - in linea con la storia dell'universita', con un dibattito nazionale cinquantennale e con tutte le scelte degli organi democratici dell'Unione Europea - la ritiene invece lo strumento essenziale per migliorare continuamente la qualita' delle attivita' universitarie e per assicurare ai cittadini un sistema pubblico efficiente di formazione superiore e di ricerca libera.
Coerentemente con la sua critica all'autonomia, l'ANDU concentra la sua attenzione essenzialmente su un solo punto del disegno di legge, quello sul governo degli atenei in cui maggiormente si esprime la linea autonomista del PD, anche in confronto con la linea dirigistica del Ministro.
Mi sarei pero' aspettato che l'ANDU non intervenisse solo sulla "governance". Possibile che non meritino commenti altri argomenti trattati dal disegno di legge? Ne faccio una semplice lista non esaustiva:
- Adeguamento automatico annuale e fino a livelli medi europei del fondo di finanziamento ordinario.
- Stabilizzazione in legge del finanziamento statale della ricerca universitaria libera (PRIN) e forte aumento dello stanziamento.
- Abrogazione della possibilita' di trasformazione delle universita' statali in fondazioni di diritto privato, a difesa della natura di bene pubblico e di pubblica responsabilita' (cosi' recitano i documenti europei) della formazione superiore e della ricerca libera.
- Riduzione della complessita' dell'organizzazione interna degli atenei con l'abbandono della dualita' tra facolta' e dipartimenti e con la ricomposizione delle attivita' didattiche e di ricerca dei docenti.
- Introduzione della terza fascia docente e quindi la prima forma di "carriera unica" per i docenti, con promozioni distinte dai reclutamenti.
- Riduzione dei settori scientifico-disciplinari per ridurre la frammentazione della cultura e il potere delle mini-lobbies accademiche.
- Selezione per le assunzioni dei docenti organizzata secondo le modalita' in uso a livello internazionale ma con una garanzia di livelli minimi uniformi data dall'abilitazione scientifica nazionale a domanda e a lista aperta.
- Introduzione del tempo pieno esclusivo per i docenti e forte differenziazione salariale con il tempo parziale.
- Tremila nuovi posti di professore di terza fascia nel triennio 2010-2012 con il relativo finanziamento a carico del bilancio dello Stato.
- Incentivi all'assunzione di dottori di ricerca, sia per il datore di lavoro che per il lavoratore.
- Introduzione di una forma contrattuale unica per i non strutturati, limitata nel tempo e ben tutelata. Ripensamento della figura del professore a contratto.
- Progetto IDEAS italiano: finanziamento di stipendio e ricerca a validi dottori di ricerca che scelgono anche l'ateneo dove lavorare.
- Borse nazionali per merito a studenti di famiglie non abbienti (in aggiunta alle borse regionali del diritto allo studio) per garantire loro di poter scegliere l'ateneo dove preferiscono andare a studiare.
Ma questo e' solo l'inizio del dibattito e ci sara' tempo per estenderlo, soprattutto quando la discussione approdera' in Parlamento e sara' necessaria una grande attenzione e mobilitazione per sostenere la battaglia dell'opposizione.
Autonomia
Prima di entrare nel merito delle critiche dell'ANDU al modello di governo proposto nel disegno di legge, concludo il discorso sui principi ispiratori del disegno di legge: autonomia e responsabilita' delle universita', anche come segno di fiducia della societa' nel sistema universitario pubblico. L'universita' italiana e' soffocata dalla carenza di finanziamenti pubblici (siamo ultimi in Europa) e di fiducia sociale. Il PD ha invece fiducia nelle universita', nel suo personale, nei suoi docenti e studenti migliori, pur sapendo bene che purtroppo non mancano malfunzionamenti e sprechi. Ritiene che solo un'autonomia responsabile e valutata possa ridare credito e finanziamenti al mondo universitario, anche se non nega che dell'autonomia e' stato fatto talvolta pessimo uso.
Non e' una novita'. Cosi' scriveva il Governo Ombra del PD gia' il 28 ottobre 2008:
"All'universita' italiana servono piu' autonomia responsabile in un quadro di regole semplici e chiare, piu' valutazione e riconoscimento del merito degli studenti, dei docenti e delle istituzioni, piu' spazio ai giovani e alla ricerca libera, piu' internazionalizzazione della ricerca, dei docenti, degli studenti e dei modi di funzionamento, piu' attenzione all'equita' sociale e infine, come conseguenza e non come condizione, piu' investimenti pubblici e privati.
Solo cosi' gli atenei italiani potranno competere ad armi pari nella societa' globalizzata della conoscenza, attraendo ricerche e studenti da tutto il mondo e non solo esportando i nostri migliori talenti.
Solo cosi' le universita' potranno veramente costituire i centri della conoscenza e i motori dell'innovazione dei loro territori.
Solo cosi' il Paese potra' tornare ad esprimere fiducia nella sua universita'."
Il disegno di legge trasforma quest'impostazione in una precisa e organica legge di riforma.
Governo degli atenei
Il PD ritiene che l'attuale modello di governo delle universita' con due organi sostanzialmente paralleli, elettivi e senza effettiva distinzione di compiti, sia una delle cause di gestioni fortemente autoreferenziali e con poteri eccessivi concentrati nelle mani del rettore in quanto presidente di ambedue gli organi e quindi loro unico punto di raccordo.
Partendo da una chiara distinzione di ruoli e di compiti (non di tipologia degli argomenti da trattare!) il PD propone una forma di governo con un "potere esecutivo" chiaramente nelle mani del rettore (elettivo su ampia base democratica) e del consiglio di amministrazione (non elettivo ma democratico in quanto espressione di organi democratici come il rettore, il senato accademico e il consiglio degli studenti) e con un "potere legislativo", di strategia e di controllo chiaramente nelle mani di un senato accademico eletto direttamente da tutte le componenti dell'universita'.
Come in tutti i sistemi di governo, la qualita' democratica risiede e si misura nell'accurata messa a punto dei contrappesi tra i diversi poteri. Ad un rettore e consiglio di amministrazione che davvero amministrano si affianca un senato accademico che esprime meta' del consiglio di amministrazione (norma stranamente dimenticata nell'analisi dell'ANDU) e che ha il potere di sfiduciare insieme rettore e consiglio portando a nuove elezioni (anche questa norma appare dimenticata).
Il Consiglio di Amministrazione amministra dunque l'ateneo in tutti i suoi aspetti correnti, mentre il Senato Accademico detta tutte le regole del gioco (dallo statuto a tutti i regolamenti) a difesa dei diritti di docenti e studenti e della natura istituzionale dell'universita'; determina in modo vincolante (si pensi al potere di sfiducia) le politiche strategiche dell'ateneo: in quali direzioni culturali, didattiche e di ricerca impegnarsi e con quali risorse umane e infrastrutturali; valuta i risultati anche attraverso il proprio voto al bilancio consuntivo.
Servono altri contrappesi, servono altri dettagli normativi?
Siamo pronti a discuterne nei particolari entro un quadro di ampia autonomia lasciata alle universita', perche' molto differenti sono le loro caratteristiche, le loro storie, le loro strategie. I sistemi normativi rigidi hanno dato cattivi risultati. I principi devono essere difesi con intransigenza ma gli atenei devono essere lasciati liberi di adeguarsi continuamente ad un mondo esterno in cosi' turbinosa evoluzione.
Peraltro il disegno di legge PD risponde gia' positivamente ad altre sollecitazioni dell'ANDU in tema di governance. Ad esempio e' fissata a livello nazionale una durata massima del mandato del rettore, proprio per evitare le indecorose modifiche di statuto con auto-proroga degli organi cui si e' assistito spesso negli ultimi anni.
Interessante e da approfondire il tema dell'organo costituente. A parte il fatto che nulla impedisce ad un ateneo di dotarsene, va istituito per legge? Cosi' fu fatto dalla legge 168/1989 con il "senato accademico integrato", ma gli esiti non furono cosi' fausti.
Anche il tema del governo del sistema (Ministero, CRUI, CUN, CNSU, ANVUR, etc.) e' da approfondire. Il PD ha scelto di non intervenirvi in questo disegno di legge - come ha fatto del resto su molti altri temi universitari, primo fra tutti il sistema formativo - per evitare l'effetto enciclopedia e per puntare invece su temi ritenuti prioritari. Ma nulla impedisce di farlo. Non posso non ricordare al riguardo i tentativi dei senatori dell'Ulivo di modificare la legge Moratti di riforma del CUN proprio lungo una direzione simile a quella espressa ora dall'ANDU, che pero' non riscossero alcuna particolare attenzione nel mondo accademico.
Ringrazio di nuovo l'ANDU e spero che il dibattito continui fruttuoso."
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=== ALCUNE CONSIDERAZIONI DELL'ANDU SULLA REPLICA DEL PD
- La "famigerata" autonomia degli Atenei
E' vero, l'ANDU da anni denuncia gli immensi danni prodotti all'Universita' in nome della "famigerata" (e fantomatica) autonomia degli Atenei. Ed e' preoccupante che non si voglia prendere atto di cio' e anzi si voglia continuare ad assestare altri colpi, sempre in nome dell'"autonomia responsabile". E si potra' stare certi che dopo i nuovi danni, coloro che li avranno prodotti attraverso le 'loro' leggi, diranno come sempre che la responsabilita' e' di chi le avra' male applicate.
Si e' cominciato con l'autonomia finanziaria per gestire la progressiva riduzione dei finanziamenti operata negli ultimi decenni da TUTTI i Governi.
Si e' continuato con la finta autonomia statutaria affidata di fatto a quegli stessi Senati Accademici che, egemonizzati dai Presidi, da sempre praticano la politica del 'galleggiamento', lasciando concentrato il potere oligarchico nelle mani dei Rettori. Non avere voluto prevedere per legge un Organo di Ateneo realmente costituente (p.e. composto esclusivamente da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti) e' equivalso a decidere (per legge) la NON modifica della 'sostanza' dell'organizzazione degli Atenei. Altro che autonomia!
Si e' poi passati all'autonomia concorsuale i cui risultati devastanti (crescita del nepotismo e degli annessi fenomeni del clientelismo e di parentopoli) sono ora denunciati anche da quelli che hanno prodotto e/o sostenuto quella legge, i cui effetti l'ANDU aveva preannunciato gia' PRIMA della sua approvazione. Altro che autonomia!
Si e' poi passati all'autonomia didattica, IMPONENDO a tutti i corsi di laurea, senza alcuna discussione e senza alcuna sperimentazione, il 'famigerato' "3 + 2" che ha portato al degrado dell'offerta formativa. Coloro che hanno imposto quella 'riforma' oggi ne impediscono ogni bilancio-ripensamento. Altro che autonomia!
Sempre in nome dell'autonomia si e' consentito che negli Atenei crescessero a dismisura (triplicati in pochi anni) i precari, il cui numero ha superato quello dei docenti di ruolo, con grave danno per i diretti interessati e per la qualita' dell'attivita' didattica e di ricerca. Che bella autonomia!
L'autonomia sara' pure voluta dagli "organi democratici dell'Unione Europea" (in realta' e' voluta dai poteri forti europei ed e' combattuta in vari Paesi, tra cui Francia e Germania), ma di certo in Italia non e' servita a "migliorare continuamente la qualita' delle attivita'" degli Atenei!
La "famigerata" (e finta) autonomia ha solo prodotto danni, che ora vengono strumentalmente utilizzati per rafforzare il potere oligarchico negli Atenei aprendo agli 'esterni', cosi' come pretendono la Confindustria, gli economisti-accademici e quegli accademici che economisti non sono, ma che hanno attivamente scelto (contro ogni evidenza) l'aziendalismo come modello per rendere "competitivi" i nostri Atenei. Non collaborazione, come sarebbe logico, giusto e 'sano', ma concorrenza tra Istituzioni finanziate dallo stesso 'padrone' (lo Stato). E' come auspicare che la Ferrari faccia la 'guerra' alla Fiat! Ma che importa: questo e altro in nome del "mercato della conoscenza"!
- Il rettore-padrone
E' evidente che negli Atenei il potere reale e' accentrato nelle mani del Rettore e che questo 'sistema' e' la causa principale dei disastri che oggi si registrano in tutti gli Atenei e della politica 'supina' che l'accademia che conta esprime a livello nazionale attraverso la CRUI. Il fenomeno dell'"auto-proroga" dei Rettori in carica e' solo un 'allegato' di un sistema di potere che si vuole ora correggere proprio aumentando, formalmente e sostanzialmente, il potere dei Rettori e dei 'loro' Consigli di Amministrazione, con il coinvolgimento di quell''esterno' che tanti buoni risultati ha gia' realizzato in altri settori pubblici, come quello delle aziende sanitarie.
Il potere del Rettore diventa totale per la previsione (nei DDL del Ministero e del PD) che nelle sue mani di fatto si concentrera' anche quello, delicatissimo, della decisione degli organici per fascia e dei posti da bandire e quello, fondamentale, della scelta finale nel reclutamento e negli avanzamenti dei docenti.
- L'imposizione dei DDL del Ministro e del PD
Per realizzare negli Atenei quanto voluto dal Ministero e dal PD sul piano della 'governance', non occorrerebbe una legge: buona parte di quanto previsto dai DDL del Ministero e del PD e' stato recentemente sostanzialmente 'tradotto' nello Statuto di Camerino. In questo Ateneo e' in vigore, pur attenuato, il modello verticistico, con immensi poteri (compreso quello sulla docenza) concentrati nelle mani del Rettore e del Consiglio di Amministrazione.
Allora perche' Confindustria, Governo e PD, invece di rispettare l'autonomia degli Atenei, vogliono imporre per legge il modello del rettore-sovrano assoluto? Perche' se e' l'ANDU a chiedere l'intervento della legge per la riorganizzazione democratica degli Atenei si e' in presenza di una logica dirigistica, mentre se sono Confindustria, Governo e PD a imporre per legge una riorganizzazione 'dittatoriale' della gestione degli Atenei si dovrebbe considerare questa prepotenza un atto a favore della 'sacra' autonomia degli Atenei?
E sempre a proposito di autonomia, che logica autonomistica e' quella di imporre a tutti gli Atenei, coma fanno i DDL del Ministero e del PD, l'introduzione degli organici per fascia, che, tra l'altro, accrescono la separazione in tre distinti ruoli delle tre fasce, aumentando la gerarchizzazione della docenza?
- Le 'nuove' modalita' concorsuali
L'introduzione dell'abilitazione nazionale (libera docenza), come prerequisito per i concorsi locali per il reclutamento e le promozioni dei docenti universitari, non incidera' sostanzialmente sugli attuali fenomeni di nepotismo, che sono legati al fatto che a decidere alla fine sara' sempre l'Ateneo, ovvero il singolo 'maestro' che e' riuscito a farsi bandire il posto per il suo 'allievo'. La 'differenza' sara' che mentre con le attuali modalita', nel caso rarissimo in cui l''allievo' dovesse non essere idoneato, la Facolta' non effettuerebbe alcuna chiamata, con le 'nuove' proposte l'Ateneo bandirebbe il posto solo se e quando l''allievo' prescelto avra' conseguita l'abilitazione nazionale.
L'unico effetto concreto delle 'nuova' macchina concorsuale prevista dai DDL del Ministero e del PD sara' l'ulteriore blocco per diversi anni delle nuove assunzioni e degli avanzamenti; blocco che si aggiungera' a quello in atto prodotto dalla modifica (peraltro non sostanziale) delle modalita' di svolgimento dei concorsi gia' banditi.
Lo ripetiamo, l'unico modo per svolgere in maniera rapida e non nepotistica i concorsi per il reclutamento e le idoneita' individuali per gli avanzamenti e' quello di fare decidere i risultati a commissioni nazionali direttamente sorteggiate, cosi' come richiesto dall'ANDU.
- Una proposta su SA e CdA
Il punto cruciale di ogni riforma e' quello della composizione e dei poteri del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico, rispetto al quale tutto il resto, pur importantissimo (come "la ricomposizione delle attivita' didattiche e di ricerca" in nuove strutture), diventa secondario.
E allora proponiamo al PD (e al Ministero) di modificare 'un poco' quanto da loro previsto su queste questioni.
Il Senato Accademico sia composto (come prevede anche il PD) solo da rappresentanti, eletti direttamente, dei docenti, dei tecnico-amministrativi e degli studenti e abbia TUTTE le competenze oggi 'sparpagliate' negli attuali Senati Accademici e Consigli di Amministrazione.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione (meglio sarebbe chiamarlo diversamente) sia nominato interamente dal Senato Accademico, senza presenza di 'esterni' (a questo proposito, si potrebbe semmai prevedere un organo consultivo interamente composto da 'esterni'). Il nuovo Consiglio di Amministrazione dovrebbe affiancare il Rettore nella esecuzione di quanto deciso dal Senato Accademico.
Il Rettore NON dovrebbe comunque presiedere il Senato Accademico.
Se altre questioni riguardanti la 'governance' non dovessero essere definite dalla legge, la decisione su di esse dovrebbe essere affidata a un Organo costituente di Ateneo composto da rappresentanze paritetiche elette direttamente da tutte le componenti.
- Un Organo nazionale di autogoverno
Oggi non esiste un Organo nazionale che rappresenti e difenda adeguatamente l'autonomia del Sistema nazionale degli Atenei. Non si tratta di un caso, ma di una scelta fatta lucidamente ai tempi del ministro Luigi Berlinguer (sottosegretario Luciano Guerzoni), per non avere 'ostacoli' alla politica dei Ministri e, di fatto, per non avere forti opposizioni alle scelte delle oligarchie accademiche nazionali. La costituzione di un Organo nazionale democraticamente composto con l'elezione di una rappresentanza dei docenti eletta direttamente, in maniera non frastagliata e non corporativa, e di congrue rappresentanze elette direttamente dai tecnico-amministrativi e dagli studenti, deve essere prevista contestualmente alla riforma della 'governance' degli Atenei.
- Le nuove risorse del PD
Non ci siamo espressi, in particolare, sulle proposte del PD che implicano nuove risorse finanziarie, ovviamente piu' che necessarie. Ma non e' stata una dimenticanza. Non ci e' sembrato infatti 'opportuno' pronunciarsi su proposte che il PD fa ora dall'opposizione e sulle quali avrebbe potuto decidere (e non l'ha fatto) quando e' stato al Governo. Peraltro la previsione del PD del bando di tre mila posti di terza fascia per il triennio 2010-2012 e' assolutamente insufficiente, a fronte dell'immenso numero degli attuali precari e del prossimo pensionamento di migliaia di docenti di ruolo.
22 giugno 2009