Riportiamo la parte 'nazionale' dell'intervento di Fulvio Tessitore (deputato uscente del PD) "Universita', gli errori dei riformisti", apparso nell'edizione di Napoli di Repubblica del 22 marzo 2008.
In calce riportiamo la parte riguardante l'Universita' del Programma elettorale del PD.
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Da Repubblica di Napoli del 22 marzo 2008:
"Universita', gli errori dei riformisti
FULVIO TESSITORE
(…) Ed allora guardiamo da vicino il programma del Pd. Purtroppo la lettura della paginetta e mezzo dedicata all´Universita' delude e molto, perche' e' una disorganica enunciazione di luoghi comuni.
Per fortuna non si riprende quell´autentica sciocchezza che e' l´abolizione del valore legale del titolo di studio, affermata come risolutrice di tutti i mali da alcuni autorevoli inesperti, enfatizzati dal potere mediatico. Abolire il valore legale, lasciando immodificato il sistema degli ordini professionali, significa solo togliere ai cittadini un elemento di garanzia. Piuttosto cio' che va fatto e' rendere ben piu' rigorosi gli esami di Stato per conseguire l´abilitazione alle professioni.
Orbene, se e' una benemerenza non ripetere questa stupidaggine, cio' che segue nel programma del Pd e' solo l´enunciazione degli effetti distorcenti dell´abolizione del valore legale. Infatti se e' giusto affidare la modernizzazione delle Universita' alla rivalutazione e riqualificazione dell´autonomia, bisogna aver chiaro che cosa significa autonomia, la quale, nel 1994, venne riconosciuta surrettiziamente alle Universita' solo per ragioni finanziarie.
Allora, abolendo gli organici nazionali dei vari ruoli universitari, si soppressero 1000 posti liberi in organico e si risparmiarono 10mila miliardi delle vecchie lire. Non fu chiarito, pero', che l´autonomia non significa la "liberta' di fare cio' che non e' proibito dalla legge", perche' e' un concetto positivo, che comprende le regole di funzionamento dentro le quali si esercita la liberta' di ognuno. In sostanza non si chiari' se si voleva realizzare l´autonomia del sistema (il complesso degli atenei) o l´autonomia delle parti del sistema (ossia le singole sedi), con la conseguenza che il sistema universitario e' diventato una specie di abito di Arlecchino. E la mancanza della valutazione e' una carenza grave del sistema, che deve essere realizzata con rigore assoluto. Cio' viene giustamente affermato dal programma del Pd, il quale pero', cedendo alla logica della propaganda, ritiene che "per rompere le chiusure baronali" e' necessario che ciascun ateneo sia libero di "assumere i professori ritenuti piu' adeguati" e poco dopo si specifica che "va perseguita la possibilita' di utilizzare il regime privatistico per i docenti cosi' assunti". Non discuto se sia meglio o peggio il regime pubblico o quello privatistico.
Contesto la disorganicita' e la non sistematicita' della proposta. Perche' l´Universita' non e' un corpo estraneo alla societa' in cui opera e percio' non puo' che essere regolata utilmente prendendo di qua e di la', come mozziconi di sigari spenti, qualcosa da quello europeo continentale, ignorando la nostra strutturazione sociale e la nostra tradizione culturale. L´autonomia, come liberta' di fare tutto cio' che non e' proibito dalla legge, applicata al reclutamento dei docenti significa intaccare il sistema nazionale e cioe' chiudere ciascuna universita' nelle proprie mura, cosi' che, per esempio, se un docente di Napoli vuole andare a Bologna che lo richiede, deve ripetere il concorso di accesso e non solo essere valutato in base ai titoli conseguiti in carriera. Ma c´e' di peggio. Si rompe definitivamente il criterio della carriera (la cui sottovalutazione e' all´origine del declino della nostra universita'), determinando (anzi accrescendo e rendendo normale) la precarieta' della docenza, ignorando che la ricerca vuole stabilita', anche se periodicamente valutata seriamente e severamente. Potrei continuare. Cio' che ancora devo aggiungere e' che, in tal modo, si ripristina la cosiddetta riforma Moratti, tanto contestata, giustamente, da Ds e Margherita nella XIV Legislatura. Del resto quella riforma fu sostenuta, a suo tempo, da un gruppo di economisti monetaristi, caratterizzati da una boria spocchiosa, come quella dei provinciali che per essere stati qualche volta in visita a Cambridge o ad Oxford, o a Harvard, lasciano intendere di essere illuminati profeti del nuovo. Miserie, tuttavia pericolose perche' hanno ispirato il governo Prodi, che ha praticato per le universita' e la ricerca una politica devastante, la peggiore dell´Italia repubblicana. Potrei continuare. Mi fermo, limitandomi ad un´ultima osservazione. Il programma del Pd e', in materia, troppo simile a quello di una Destra, che ha gia' rovinato il Paese col suo impietoso mercantilismo privatistico, fatto di precarieta' e di liberismo. Bisogna opporsi a questa Destra che, purtroppo, puo' tornare a governare, ma non lo puo' fare imitandola, pensando cosi' di svuotarla. Il giochetto non ha funzionato e non funziona.
Gli oppositori della Destra debbono vigilare e contestare impietosamente anche il Pd e la sua deriva liberistica."
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dal Programma elettorale del PD:
"7. CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITA' E RICERCA: PIÙ AUTONOMIA, PER L'EQUITA' E L'ECCELLENZA
f) Modernizzare le Universita' e creare una nuova leva di ricercatori
1. L'universita' deve essere un motore essenziale della mobilita' sociale e della crescita.
a. Riduzione del numero di sedi universitarie e promozione della la loro specializzazione in poche discipline, per raggiungere livelli di eccellenza.
b. Modernizzazione delle Universita' italiane, esaltando la loro autonomia finanziaria, introducendo forme sistematiche di valutazione efficace dell'utilizzo di risorse, incentivi e disincentivi, aumentando la competizione tra gli atenei. Vogliamo portare in 10 anni il trasferimento pubblico per l'universita' e la ricerca al livello dei Paesi più attivi e vitali nell'economia globale, ma far si' che una quota crescente, fino ad arrivare almeno 30%, sia trasferita tramite valutazione, avvalendosi dell'Agenzia Nazionale della Valutazione dell'Universita' e della Ricerca istituita dal Governo Prodi.
c. Nell'ambito del sistema nazionale dell'istruzione universitaria, va riconosciuta effettiva autonomia agli atenei e promossa la loro internazionalizzazione, per rompere chiusure baronali e portare l'universita' italiana nel novero dell'eccellenza mondiale. Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene piu' adeguato, di stabilire le norme per l'ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette.
d. Garantita la funzione pubblica dell'insegnamento universitario, va perseguita la possibilita' di utilizzo del regime privatistico per i docenti nuovi assunti, agendo contemporaneamente per un rinnovamento del corpo docente universitario che abbatta l'incertezza dei lunghi precariati.
e. Piu' concorrenza dal lato della domanda e borse di studio spendibili in qualsiasi universita'. Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti d'onore, la cui restituzione potrebbe essere collegata ai redditi conseguiti dopo la conclusione degli studi. Indirizzare il ruolo delle fondazioni bancarie verso la formazione di capitale umano, con borse di studio e investimenti a favore delle strutture.
f. Potenziamento della rete di Politecnici, che funzioni da dorsale tecnologica del Paese.
g. Progettazione e realizzazione di una grande universita' telematica pubblica.
h. ERASMUS effettivamente accessibili a tutti gli studenti universitari italiani, sostenendo con adeguate borse di studio coloro che provengono da famiglie non abbienti.
2. Favorire la ricerca non finalizzata, con l'obiettivo di:
a. creare una nuova leva di giovani ricercatori;
b. investire su questi ricercatori come risorsa per modernizzare il funzionamento delle istituzioni di ricerca;
c. investire nella creazione di quell'"eccesso di capacita'" che e' precondizione di ogni ricerca finalizzata. Per il conseguimento di questo secondo obiettivo, serve un programma, gestito da un'agenzia indipendente, per selezionare, con criteri internazionali, 1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo di dieci anni, con contratti di ricerca individuali e adeguato budget per spese di progetto (spesa preventivabile: 800-1000 milioni di euro nel decennio). Non si dovrebbero porre altre condizioni, se non la qualita' scientifica dei proponenti e l'accettazione di regole di valutazione di tale qualita' nel corso dell'attivita'."