Cari Colleghi,
vi trasmettiamo qesto documento del collega del
Comitato Esecutivo prof. Eugenio Mazzarella.
Atti Parlamentari 63 Camera dei Deputati
XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI SEDUTA DEL 22 LUGLIO 2008 N. 40
PRESIDENTE. L'onorevole Mazzarella ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1386/260.
EUGENIO MAZZARELLA.
Signor Presidente, non so se questa Camera nel vuoto, peraltro surreale, in cui conduciamo il nostro lavoro è consapevole che, con l'articolo 16 del decreto-legge in esame sul quale ha approvato la fiducia, di fatto si è avviata in modo surrettizio una riforma di sistema dell'università italiana che avrebbe meritato ben altro respiro di dialogo parlamentare se davvero, come in Commissione il Ministro Gelmini aveva assicurato, l'università e la ricerca in Italia sono patrimonio condiviso da difendere e su cui costruire il futuro del Paese. Ci sarebbe voluta la buona volontà della saggezza per stralciare l'articolo 16, che avvia la trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato. Si sarebbe potuto dare un segnale, almeno su questo, che un dialogo è possibile tra maggioranza e opposizione. Non si è voluto farlo. Insistere a mantenere nel decreto-legge in esame una normativa su cui si sarebbe potuto discutere costruttivamente nella sede appropriata di un confronto in Commissione e in Assemblea dà la frustrante sensazione al mondo dell'università che anche gli atenei sono intesi dal Governo, come tutto ciò che è impegno diretto dello Stato, come mano morta pubblica su cui abbattere la scure del Ministero dell'economia. Si tratta di un astio ideologico che l'università italiana, che pure ha bisogno di interventi riformatori importanti, non merita e che, peraltro, è sintomatico di una sfiducia in se stesso del Governo, di non essere cioè capace di mettere in efficienza i comparti pubblici, per cui si preferisce la via breve dell'esternalizzazione sul mercato, fingendo di illudersi che le presunte virtù salvifiche del mercato costringeranno i comparti già pubblici all'efficienza. Per riparare a questo, tenendo conto delle preoccupazioni espresse dalla CRUI all'unanimità che la normativa prevista dall'articolo 16 e dagli altri tagli presenti nel decreto-legge delinei un «sostanziale, progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità di finanziatore del sistema universitario nazionale, con ripercussioni che non potranno pertanto non riguardare anche gli atenei non statali», con questo ordine del giorno proponiamo che, almeno in via regolamentare, alla luce delle gravi preoccupazioni che emergono da tutto il mondo universitario 'ossia che quello che rischia di restare in piedi, dopo un intervento del genere, è un sistema duale che vedrà università di serie A e di serie B, con quelle di serie B presenti ovviamente in modo prevalente nel centro sud, aggravando così il divario socio-economico del Paese e differenziando ai danni dei giovani meridionali le pari opportunità del diritto allo studio' il Governo si impegni affinché la trasformazione degli atenei in fondazioni sia possibile solo a condizione che gli stessi siano stati messi in condizioni previe di equilibrio finanziario e di efficienza sistemica della loro governance, in modo che le previste fondazioni siano attrattive per l'impegno dei privati. Chiediamo, inoltre, che sia previsto un sostegno perequativo alla rete degli atenei meridionali per non aggravare ulteriormente il divario socio-economico tra nord e sud, garantendo pari opportunità di diritto allo studio a tutti i giovani del Paese, e che ovviamente nel prossimo esercizio finanziario sia previsto un incremento del Fondo di finanziamento ordinario delle università. Questo Governo, che ha l'ambizione di passare alla storia del Paese, rischia di entrare in questa storia dalla porta sbagliata, di chi ha distrutto la grande tradizione pubblica dell'università italiana che ha tra i suoi padri uomini come Giovanni Gentile, che certo oggi non siederebbe nei banchi del PD, ma che credo non avrebbe dato la fiducia ad un provvedimento del genere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
ORDINE DEL GIORNO (A.C. 1386)
La Camera dei Deputati
in sede di esame del disegno di legge (disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria)
PREMESSO CHE:
Il disegno di legge in esame, introduce la possibilità per le Università pubbliche di deliberare la loro trasformazione in fondazioni di diritto privato che subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Università.
dalla previsione legislativa di trasformazione in fondazioni delle università emergono dal mondo dell'università gravi preoccupazioni.
La prospettiva che emerge chiaramente dall'approvazione del disegno di legge in esame, come si legge nel documento approvato all'unanimità dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) nell'assemblea straordinaria del 3 luglio, è quella di un "sostanziale, progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità di finanziatore del sistema universitario nazionale, con ripercussioni che non potranno pertanto non riguardare anche gli Atenei non statali".
Ulteriore preoccupazione è determinata dal fatto che tale intervento legislativo possa di fatto aprire ad un mutamento sostanziale dell'assetto universitario, creando un sistema duale che vedrà Università di serie A e di serie B.
Inoltre, il disegno di legge in esame, provvede ad una insostenibile decurtazione del Fondo di funzionamento ordinario (63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni per l'anno 2010, di 316 milioni per l'anno 2011, di 417 milioni per l'anno 2012, di 455 a decorrere dall'anno 2013) che, unita alla possibile trasformazione in fondazioni, avrà come effetto certo un insostenibile aumento delle tasse per gli studenti e un prevedibile dissesto delle finanze di quasi tutti gli Atenei.
IMPEGNA IL GOVERNO
anche alla luce del disposto del suddetto articolo che prevede "La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l'equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico" a garantire che la trasformazione degli Atenei in fondazioni sia possibile in via regolamentare solo a condizione che gli stessi siano stati messi in condizioni previe di equilibrio finanziario, e di efficienza sistemica della loro governance, sì che le previste fondazioni siano attrattive per l'impegno finanziario dei privati, da intendersi come apporto aggiuntivo di risorse a quelle pubbliche e non di esse sostitutivo, anche a difesa di una equilibrata presenza nel sisetma degli studi superiori delle aree scientifiche, tecnologiche e umanistiche, se davvero si vogliono raggiungere nel sistema-paese gli standard previsti dagli impegni europei.
A garantire, nella trasformazione degli Atenei in fondazioni, la tutela del diritto costituzionale di pari opportunità nel diritto allo studio di tutti i giovani del Paese, non aggravando ulteriormente il divario socio-economico tra Nord e Sud, essendo ovvio che lo strumento delle fondazioni per il rilancio degli Atenei ha più chance di attrattività per l'impegno dei privati in ambiti territoriali economicamente più sviluppati.
A sostenere, in modo perequativo del divario di allocazione socio-economica delle sedi universitarie, le fondazioni universitarie che sorgessero al Sud, perché esse siano messe in condizione, nel raggiungimento delle loro finalità, di contribuire ad assicurare un uniforme accesso al diritto allo studio sul territorio nazionale.
Inoltre, a prevedere, anche nel corso del prossimo esercizio finanziario, un incremento del Fondo di finanziamento ordinario delle università
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