Friday, September 19, 2008

PRC: Comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA:
NO ALL'ACCORPAMNENTO TRA ISFOL E ITALIA LAVORO SPA
Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la sua preoccupazione per la precipitazione della situazione all'Isfol di fronte al progetto di accorpamento dentro Italia lavoro Spa che, con riferimento alle Deleghe al Governo per la riorganizzazione di enti vigilati dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali contenute nell'art.24 del DDL 1441 del 9 luglio 2008, sarà operativo già nel mese di ottobre (c.a.). Questo implicherebbe la fuoriuscita dell'ISFOL dal comparto della Ricerca Pubblica ma soprattutto l'azzeramento delle procedure di stabilizzazione che coinvolgo 277 ricercatori, tecnici e amministrativi, previste per le Pubbliche amministrazioni ai sensi della Finanziaria 2007. L'Isfol è oggi un Ente pubblico di Ricerca vigilato dal Ministero del Lavoro. Il personale presente in Istituto è pari a 645 unità tra cui 293 precari in attesa di stabilizzazione.
L'art. 24 (DDL 1441) perpetra la politica di rafforzamento strategico di Italia Lavoro Spa che si trasformerebbe in Ente Pubblico Economico e impedisce la crescita organizzativa, funzionale e finanziaria di un Ente Pubblico di Ricerca preposto statutariamente all'esercizio delle funzioni di ricerca e analisi utili a supportare il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali.
Il Partito della Rifondazione Comunista, in coerenza con gli obiettivi che ispirano il Disegno di Legge, crede sia altresì necessario porre l'ISFOL al centro del processo di riorganizzazione attraverso il completamento del processo di stabilizzazione del personale. Intende quindi sostenere e sollecitare tutte le iniziative di lotta e mobilitazione che si muovano in questa direzione.
Fabio de Nardis
per il Dipartimento Nazionale Università e Ricerca PRC-SE



Monday, September 15, 2008

FLC CGIL: ridotto il taglio agli stipendi per i docenti e per i ricercatori

Nella legge 133 che converte il dl 112 si attenua radicalmente il taglio dello stipendio dei docenti, inizialmente previsto dal decreto di giugno: lì si trasformavano gli aumenti biennali in triennali.

Nella legge invece, all'art.69, tale norma cambia e si parla di differimento una tantum di dodici mesi degli automatismi stipendiali: cioè, se interpretiamo bene il burocratese, dal 1 gennaio 2009 il primo scatto è triennale, poi gli aumenti successivi ridiventano biennali.

Questo è un buon risultato economico e "politico".

Invece lo stipendio del personale t.a. subisce un ulteriore inasprimento dei tagli rispetto alla prima versione del dl 112, in modo che aumenta ancora la distanza economica fra docenti, ricercatori e personale t.a..

Per quest'ultimo infatti, nella legge di conversione, rimangono invariati i tagli al fondo che premia i risultati e in più, peggiorando quanto previsto nel dl 112, vengono significativamente ridotti i fondi previsti per il rinnovo del contratto di lavoro, in modo che gli aumenti per il 2008 saranno di 8 euro lordi al mese e di 65 euro lordi al mese per il 2009.

Purtroppo crediamo che l'ampliamento di questa distanza non possa giovare al sistema università, dato che non sarà certamente percepito come "motivante" dal personale t.a. rispetto alla pur necessaria collaborazione fra esso e i docenti-ricercatori nella gestione delle attività.

E comunque questa legge, imposta come decreto d'urgenza senza alcun confronto, nel suo complesso è la più pesante e la più punitiva fra le norme con cui negli anni Governi di Destra e Sinistra hanno attaccato l'Università pubblica.

Così la pensano gli oltre 2000 cittadini che hanno finora firmato la nostra petizione per la valorizzazione dell'istruzione pubblica e il ritiro delle norme che penalizzano scuola, università e ricerca.

Se anche voi volete firmare, potete contattare gli scriventi, Barbara Rebecchi, Dina Troiano, Loretta Lodi, Tina Giliberti.

Però c'è una parte del nostro Paese che crede di poter fare a meno dell'innovazione tecnologica e dello sviluppo economico e sociale che derivano dalla ricerca e dalla didattica universitarie, i cui protagonisti sono costretti spesso ad emigrare all'estero.

D'altro canto non è che l'Università faccia molto per incontrare le esigenze della società che quindi probabilmente ne percepisce l'immagine di un organismo piuttosto autoreferenziale ed estraneo.

L'opinione pubblica tuttavia deve sapere che, attraverso la riduzione dei finanziamenti, il blocco del turn over, gli espliciti intenti di privatizzazione, l'attacco ai diritti degli studenti, dei docenti e dei tecnico-amministrativi, si produrra' il progressivo svuotamento degli Atenei, l'impossibilita' per un'intera generazione di giovani e di precari di entrare nei ruoli dell'Universita', la difficolta' per gli studenti di accedere alla formazione universitaria a causa dell'aumento delle tasse e delle crescenti barriere formali e sostanziali, la possibile alienazione del patrimonio delle Universita' come scelta imposta per far fronte alla mancanza di finanziamenti, la diminuzione dei servizi agli studenti e il rischio della perdita dell'autonomia.
In una parola, scomparira' l'Università italiana come luogo pubblico di ricerca, di creazione e di trasmissione della conoscenza, intesa come bene comune sociale e non come una qualsiasi merce da sottoporre alle leggi del mercato.


Il volantinaggio e la raccolta di firme per protestare contro queste norme sono un modo per far incontrare Università e società; vorrebbero anche essere, all'interno dell'Ateneo,un'occasione per avviare un dibattito e una mobilitazione perchè chi lavora nell'Università faccia sentire la sua voce di protesta contro questa legge che va ritirata, lanciando una sfida al Governo con proprie proposte di miglioramento, cose da cambiare, progetti da attuare che possono nascere da un'assemblea di Ateneo che siamo pronti ad organizzare se percepiremo il vostro interesse.

Ma volantinare e raccogliere firme, come molti di voi hanno notato, non basta: e allora, per dar visibilità alla protesta, prima di arrivare allo sciopero generale, ci sono delle iniziative concrete che però dipendono solo da voi: i Consigli di Dipartimento, di Facoltà, il Senato Accademico possono prendere una posizione su queste norme e farla arrivare alla CRUI perchè eserciti la sua pressione per ottenere una reale valorizzazione dell'Università pubblica.

E si può andare oltre per manifestare il proprio dissenso con l'astensione da incarichi e mansioni diverse da quelle richieste per legge, l'astensione a tempo indeterminato dalla partecipazione a organi collegiali, il ritiro della disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo a.a. non presentando la domanda di affidamento o ritirandola se già presentata.

Noi, col nostro sindacato, ci siamo e lottiamo per non svendere l'Università pubblica, i suoi saperi, i suoi talenti.

Ma, vi chiediamo, siamo da soli?

Cordiali saluti

G. Tosetto
G. Bergamini
Flc-Cgil

UNIFI: Agitazione DDL 112

Dal sito "Università e Ricerca" (UNIFI):
[http://universita-ricerca.wetpaint.com/page/Agitazione+DDL+112]

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Agitazione DDL 112
Il decreto 112 del 25/6/2008 (http://www.parlamento.it/leggi/decreti/08112d.htm, vedere anche http://docs.google.com/Doc?id=dc6kd9t2_1d46nz4f3), converito in legge dal Parlamento il 6 agosto 2008 (Legge n. 133) stabilisce varie disposizioni che vanno a incidere profondamente sul funzionamento dell'Università e in particolare sulla prospettiva di carriera dei più "giovani", quasi sempre i ricercatori. Queste disposizioni comporteranno, nell'immediato futuro, una drastica contrazione dell'offerta formativa, per quantita' e qualita', cosi' come della capacita' di ricerca degli atenei italiani. Le disposizioni che ci sembrano più importanti sono:
Il Fondo Ordinario per il triennio 2009-2011 viene ridotto di 500 milioni di Euro (Art. 66 del DL). Si noti come tale taglio si sommi al taglio di circa il 40% effettuato contestualmente sui Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale.
Il turn-over del personale (ovvero: nuove assunzioni e passaggi di ruolo) viene limitato al 20% (sia in budget che in numero di persone) per il triennio 2009/2011 e al 50% dal 2012 (Art. 66 del DL). Questo vuol dire che ogni 5 persone che vanno in pensione si può assumere una sola persona, sia essa docente, ricercatore o tecnico/amministrativo. Per di più, le risorse risparmiate non vanno a vantaggio dell'Università, ma confluiscono in un capitolo generale, come si legge, al comma 2 del medesimo art. 69.
La possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con un semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento a titolo gratuito dell'intero patrimonio degli atenei pubblici in mani private introduce per decreto la privatizzazione dell'Università. Cio' avra' gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico del personale (a cominciare dai tecnici-amministrativi) e sulle scelte di indirizzo in materia di didattica e ricerca. Tutto questo porterà, poi inevitabilmente, ad un notevole aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento Ordinario dell'Universita')
Gli scatti di stipendio vengono trasformati da biennali a triennali. (Art. 69 del DL); norma che, in assenza di altri provvedimenti compensativi premianti la produttività o altro, si configura come un netto e ingiustificato taglio di stipendio. Bisogna tenere presente che non c'è una contrattazione dello stipendio come in altri settori, e che comunque, almeno per i ricercatori, lo stipendio italiano è nella "fascia bassa" dell'europa ( http://ec.europa.eu/euraxess/pdf/final_report.pdf ). La "diluizione" degli scatti ha ovviamente un effetto cumulativo. Quest'ultimo punto, che riguarda SOLO la retribuzione di professori e ricercatori e lascia tutto il resto inalterato e' stato modificato nella conversione in legge e gli scatti sono di nuovo biennali. Come leggerete qui e in tutti gli altri documenti la gravita' delle disposizioni prese resta tutta.
E' facile osservare che i provvedimenti sopra riportati colpiscono TUTTE le sedi Universitarie, non sono assolutamente basati su indicatori di merito, anzi, colpiscono in modo del tutto irrazionale e casuale, per esempio, il turn-over al 20% falcidia in particolar modo quei Dipartimenti/Facolta'/Settori di ricerca/etc in cui molti professori sono vicini al pensionamento. 

Forse non a tutti è chiaro come funziona l'Università e quali sono i suoi ruoli ( http://www.unifi.it/CMpro-v-p-2985.html e anche il regolamento didattico http://www.unifi.it/CMpro-v-p-2815.html e http://www.unifi.it/upload/sub/personale/normativa/compiti.pdf ). Sembra in particolare che non sia chiaro a molti giornalisti, vedere per esempio questo articolo da il giornale del 21 luglio 2008. 

Il corpo docente è formato da Professori Ordinari (prima Fascia) e Associati (seconda fascia), che sono tenuti esplicitamente a insegnare, per un numero di ore che dipende un po' dalla facoltà ma orientativamente si può stimare sulle 120 ore di didattica frontale (due corsi)
piu' gli esami relativi (7 appelli o piu' per corso). I professori poi hanno attività di ricerca, di avviamento alla ricerca (dottorati, tesi, etc.) e burocratica/gestionale. L'idea di base dell'università (diversamente dalle scuole superiori) è che i docenti insegnino una materia legata alla loro ricerca, in modo che l'insegnamento sia sempre di eccellenza e non routinario. Il terzo elemento del corpo "docente" sono i ricercatori, che sono assunti essenzialmente per fare ricerca, non didattica. Infatti i ricercatori hanno un MASSIMO di ore di didattica, e non un minimo. L'idea di base sarebbe che un "giovane" faccia esclusivamente o quasi ricerca per i primi anni, quelli più "innovativi", con un minimo di pratica nella docenza (esercitazioni) e poi vinca un concorso e diventi professore. Anche per questo, lo stipendio di un ricercatore non è molto alto. Invece, dato che in Italia (a differenza della Francia, Germania, ecc.) i concorsi avvengono in maniera imprevedibile e sempre più sporadica, l'età media dei ricercatori aumenta sempre più. E dato che mancano i professori per coprire tutti i corsi che l'Università offre, i ricercatori (anche degli altri istituti tipo CNR o INFN) coprono dei corsi "volontariamente" e a titolo gratuito. Questa esperienza di didattica (che prende tantissimo tempo) ha un peso molto basso per vincere un eventuale concorso, in cui si valutano soprattutto i titoli scientifici. Dato che con il blocco del turn-over non ci sono quasi più prospettive di carriera, che il blocco dei finanziamenti danneggerà l'attività di ricerca e può essere compensata solo da un aumento di partecipazione a progetti europei o altro, e che ci sono anche delle penalizzazioni economiche, non si capisce perché noi ricercatori si debba continuare a fare i benefattori dell'Università. Quindi, d'ora in poi i ricercatori si limiteranno all'attività didattica minima obbligatoria: 

Non terranno più corsi che non siano quelli di dottorato, legati strettamente alla loro ricerca
Non parteciperanno più volontariamente a commissioni, giunte, tesi, ecc. (solo partecipazione a consigli di facoltà, dipartimento, laurea)
Non prenderanno studenti in tesi se non su argomenti strettamente legati alla loro ricerca.
E invitano studenti e professori ad appoggiare questa agitazione.

CNRU: Appello Contro il DL 112/08

Dal coordinamento nazionale ricercatori
Cari colleghi,
come tutti sappiamo, l'emanazione del decreto legge 112/08 del 25 giugno scorso ha suscitato un'ondata di proteste da parte del mondo universitario che si è evidenziata attraverso documenti e mozioni da parte di senati accademici, facoltà e dipartimenti di numerosi atenei. Nei documenti, oltre l'analisi delle conseguenze nefaste che il provvedimento avrebbe avuto per il già disastrato sistema universitario, venivano spesso prefigurate forme di protesta che andavano dall'astensione dalla partecipazione agli organi collegiali, fino al blocco dell'attività didattica. In alcuni documenti si è arrivati perfino a prevedere la sospensione dell'anno accademico.
Il governo tuttavia, nonostante le richieste di modifica del provvedimento, ha lasciato sostanzialmente invariati i contenuti del provvedimento stesso, mantenendo - la possibilità di trasformare le Università in Fondazioni;
- i tagli al FFO in favore dei cosiddetti Centri di Eccellenza;
- il taglio di 500 milioni di euro in tre anni al FFO;
- la limitazione del turn over al 20%.
Soltanto l'articolo riguardante la trasformazione degli scatti biennali in scatti triennali è stato modificato, prevedendo peraltro la sospensione per un anno degli aumenti biennali, nella speranza di bloccare la protesta sul nascere.
Anche il Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari, attraverso il comunicato del 1 luglio scorso aveva chiesto la modifica del provvedimento richiedendo nel contempo un incontro con il ministro Gelmini. Alle richieste del CNRU, successivamente, si erano associate con documenti analoghi altre associazioni della docenza, ma da parte del governo e del ministro non c'è stata alcuna risposta.
Poichè le condizioni che avevano portato tutte le componenti del mondo universitario a esprimere un giudizio fortemente negativo sul provvedimento sono rimaste pressoché invariate, non sono venute meno le motivazioni per dare seguito alla protesta dando 
attuazione alle forme di protesta prefigurate prima dell'estate.
Non possiamo perdere tempo ulteriore: un atteggiamento diverso o attendista potrebbe essere interpretato come una supina accettazione di un provvedimento che segnerebbe la fine dell'Università pubblica.
E' l'ora di fare scelte decise e incisive, per non perdere ulteriore credibilità, per non perdere la speranza di salvare l'Università da uno smantellamento che porterebbe a un definitivo declino del Paese. Non ce lo possiamo permettere, non è la strada percorsa dagli altri Paesi europei in questo momento difficile. E' l'ora che ognuno faccia la propria parte.
Proprio per queste ragioni non resta che ribadire le scelte indicate nel documento del CNRU del 1 luglio scorso, invitando i Ricercatori di tutte le sedi universitarie - ad astenersi a tempo indeterminato dalla partecipazione a organi collegiali quali Consigli di Dipartimento, Consigli di Area Didattica e Consigli di Facoltà;
- a ritirare la propria disponibilità a ricoprire incarichi didattici per l'Anno Accademico che sta per cominciare;
- a riunirsi nelle varie sedi per decidere ulteriori forme di protesta di concerto con le altre fasce della docenza.

Il Coordinatore Nazionale
Marco Merafina

CNRU: sito protesta contro DL 112/08

Cari colleghi, vi segnalo un sito della protesta universitaria contro il DL 112/08 a cura dei colleghi di Firenze e resomi noto dalla collega Fiammetta Battaglia.


C'e' uno spazio dedicato agli interventi, uno spazio dedicato ai documenti e uno al calendario delle inziiative.

cordiali saluti
Marco Merafina


RICERCATORI
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Servizio Liste di distribuzione UniMoRe a cura del CESIA.
Email. support_posta@unimore.it
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[Consultafilosofica] Intervento al Parlamento sul DDL Università : Mazzerralla

Cari Colleghi,
vi trasmettiamo qesto documento del collega del 
Comitato Esecutivo prof. Eugenio Mazzarella.

Atti Parlamentari 63 Camera dei Deputati
XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI SEDUTA DEL 22 LUGLIO 2008 N. 40


PRESIDENTE. L'onorevole Mazzarella ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1386/260.

EUGENIO MAZZARELLA.

Signor Presidente, non so se questa Camera nel vuoto, peraltro surreale, in cui conduciamo il nostro lavoro è consapevole che, con l'articolo 16 del decreto-legge in esame sul quale ha approvato la fiducia, di fatto si è avviata in modo surrettizio una riforma di sistema dell'università italiana che avrebbe meritato ben altro respiro di dialogo parlamentare se davvero, come in Commissione il Ministro Gelmini aveva assicurato, l'università e la ricerca in Italia sono patrimonio condiviso da difendere e su cui costruire il futuro del Paese. Ci sarebbe voluta la buona volontà della saggezza per stralciare l'articolo 16, che avvia la trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato. Si sarebbe potuto dare un segnale, almeno su questo, che un dialogo è possibile tra maggioranza e opposizione. Non si è voluto farlo. Insistere a mantenere nel decreto-legge in esame una normativa su cui si sarebbe potuto discutere costruttivamente nella sede appropriata di un confronto in Commissione e in Assemblea dà la frustrante sensazione al mondo dell'università che anche gli atenei sono intesi dal Governo, come tutto ciò che è impegno diretto dello Stato, come mano morta pubblica su cui abbattere la scure del Ministero dell'economia. Si tratta di un astio ideologico che l'università italiana, che pure ha bisogno di interventi riformatori importanti, non merita e che, peraltro, è sintomatico di una sfiducia in se stesso del Governo, di non essere cioè capace di mettere in efficienza i comparti pubblici, per cui si preferisce la via breve dell'esternalizzazione sul mercato, fingendo di illudersi che le presunte virtù salvifiche del mercato costringeranno i comparti già pubblici all'efficienza. Per riparare a questo, tenendo conto delle preoccupazioni espresse dalla CRUI all'unanimità che la normativa prevista dall'articolo 16 e dagli altri tagli presenti nel decreto-legge delinei un «sostanziale, progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità di finanziatore del sistema universitario nazionale, con ripercussioni che non potranno pertanto non riguardare anche gli atenei non statali», con questo ordine del giorno proponiamo che, almeno in via regolamentare, alla luce delle gravi preoccupazioni che emergono da tutto il mondo universitario 'ossia che quello che rischia di restare in piedi, dopo un intervento del genere, è un sistema duale che vedrà università di serie A e di serie B, con quelle di serie B presenti ovviamente in modo prevalente nel centro sud, aggravando così il divario socio-economico del Paese e differenziando ai danni dei giovani meridionali le pari opportunità del diritto allo studio' il Governo si impegni affinché la trasformazione degli atenei in fondazioni sia possibile solo a condizione che gli stessi siano stati messi in condizioni previe di equilibrio finanziario e di efficienza sistemica della loro governance, in modo che le previste fondazioni siano attrattive per l'impegno dei privati. Chiediamo, inoltre, che sia previsto un sostegno perequativo alla rete degli atenei meridionali per non aggravare ulteriormente il divario socio-economico tra nord e sud, garantendo pari opportunità di diritto allo studio a tutti i giovani del Paese, e che ovviamente nel prossimo esercizio finanziario sia previsto un incremento del Fondo di finanziamento ordinario delle università. Questo Governo, che ha l'ambizione di passare alla storia del Paese, rischia di entrare in questa storia dalla porta sbagliata, di chi ha distrutto la grande tradizione pubblica dell'università italiana che ha tra i suoi padri uomini come Giovanni Gentile, che certo oggi non siederebbe nei banchi del PD, ma che credo non avrebbe dato la fiducia ad un provvedimento del genere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).


ORDINE DEL GIORNO (A.C. 1386)

La Camera dei Deputati

in sede di esame del disegno di legge (disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria) 

PREMESSO CHE:

Il disegno di legge in esame, introduce la possibilità per le Università pubbliche di deliberare la loro trasformazione in fondazioni di diritto privato che subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Università.

dalla previsione legislativa di trasformazione in fondazioni delle università emergono dal mondo dell'università gravi preoccupazioni.

La prospettiva che emerge chiaramente dall'approvazione del disegno di legge in esame, come si legge nel documento approvato all'unanimità dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) nell'assemblea straordinaria del 3 luglio, è quella di un "sostanziale, progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità di finanziatore del sistema universitario nazionale, con ripercussioni che non potranno pertanto non riguardare anche gli Atenei non statali".

Ulteriore preoccupazione è determinata dal fatto che tale intervento legislativo possa di fatto aprire ad un mutamento sostanziale dell'assetto universitario, creando un sistema duale che vedrà Università di serie A e di serie B.

Inoltre, il disegno di legge in esame, provvede ad una insostenibile decurtazione del Fondo di funzionamento ordinario (63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni per l'anno 2010, di 316 milioni per l'anno 2011, di 417 milioni per l'anno 2012, di 455 a decorrere dall'anno 2013) che, unita alla possibile trasformazione in fondazioni, avrà come effetto certo un insostenibile aumento delle tasse per gli studenti e un prevedibile dissesto delle finanze di quasi tutti gli Atenei.

IMPEGNA IL GOVERNO

anche alla luce del disposto del suddetto articolo che prevede "La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l'equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico" a garantire che la trasformazione degli Atenei in fondazioni sia possibile in via regolamentare solo a condizione che gli stessi siano stati messi in condizioni previe di equilibrio finanziario, e di efficienza sistemica della loro governance, sì che le previste fondazioni siano attrattive per l'impegno finanziario dei privati, da intendersi come apporto aggiuntivo di risorse a quelle pubbliche e non di esse sostitutivo, anche a difesa di una equilibrata presenza nel sisetma degli studi superiori delle aree scientifiche, tecnologiche e umanistiche, se davvero si vogliono raggiungere nel sistema-paese gli standard previsti dagli impegni europei.
A garantire, nella trasformazione degli Atenei in fondazioni, la tutela del diritto costituzionale di pari opportunità nel diritto allo studio di tutti i giovani del Paese, non aggravando ulteriormente il divario socio-economico tra Nord e Sud, essendo ovvio che lo strumento delle fondazioni per il rilancio degli Atenei ha più chance di attrattività per l'impegno dei privati in ambiti territoriali economicamente più sviluppati.

A sostenere, in modo perequativo del divario di allocazione socio-economica delle sedi universitarie, le fondazioni universitarie che sorgessero al Sud, perché esse siano messe in condizione, nel raggiungimento delle loro finalità, di contribuire ad assicurare un uniforme accesso al diritto allo studio sul territorio nazionale.

Inoltre, a prevedere, anche nel corso del prossimo esercizio finanziario, un incremento del Fondo di finanziamento ordinario delle università

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