Friday, October 31, 2008

ANDU: Conferenza Stampa su Piattaforma

ANDU, CISL Universita', CNU, CNRU, FLC Cgil, SUN, UILPA UR AFAM

Lunedi' 3 novembre 2008 alle ore 12 a Roma alla Sapienza nell'Aula Conversi del Dipartimento di Fisica in una Conferenza Stampa sara' illustrata la "Piattaforma programmatica per l'Universita' italiana", elaborata dalle Organizzazioni e Associazioni della docenza, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti (il testo della Piattaforma e' qui riportato in calce).

Sulle proposte contenute nella Piattaforma, gia' diffusa nel mondo universitario, chiediamo un confronto diretto con il Governo, il Parlamento e i Partiti.

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PIATTAFORMA PROGRAMMATICA PER L'UNIVERSITA' ITALIANA

Associazione Docenti Universitari (ADU)
Associazione Dottorandi Italiani (ADI)
Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)
Associazione Professionale Universitaria (APU)
CISAL Universita'
CISL Universita'
Comitato Nazionale Universitario (CNU)
Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari (CNRU)
FLC CGIL
Rete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP)
Sindacato Universitario Nazionale (SUN)
UIL P.A.-U.R. AFAM
Unione degli Universitari (UDU)

I recenti provvedimenti legislativi e quelli annunciati, se non abrogati e bloccati, determineranno la definitiva scomparsa dell'Universita'' pubblica, mutandone radicalmente la natura, la missione, le finalita' e l'assetto. Un'Universita' alla quale la nostra Costituzione assicura autonomia e liberta' di ricerca e di insegnamento.
Le sottoscritte Organizzazioni ed Associazioni della docenza universitaria, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti nel respingere fermamente le scelte di fondo che ispirano tali provvedimenti, intendono riproporre a tutti gli interlocutori, a cominciare dal Governo, un quadro di interventi alternativi che affrontino le criticita' evidenti del sistema, valorizzino le risorse presenti, sollecitino la crescita della qualita' della didattica e della ricerca, e consentano all'Universita' italiana di svolgere quel ruolo sociale di promozione della cultura e dell'innovazione di cui il Paese ha enorme bisogno.

I valori fondanti

Noi crediamo che qualsiasi intervento non possa prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte migliore della storia e dell'esperienza dell'Universita' italiana, valori che desideriamo sinteticamente ricordare:
" la natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello Stato come erogatore e garante di un sistema di alta formazione e' indispensabile per assicurare le condizioni affinche' l'Universita' resti, ed anzi divenga sempre piu', elemento centrale del sistema di welfare. E' compito del sistema pubblico garantire parita' di condizioni universali nell'accesso all'Universita', assicurare la qualita' dell'offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilita' sociale che appare ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilita' di valorizzazione economica immediata, garantire la liberta' didattica e di ricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale universitario, dotato di effettiva autonomia, all'interno del quale deve essere garantita l'autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile integrazione, uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di autonomia, che e' autonomia del sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento concettuale e' ad un sistema nazionale pubblico.
" il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si estrinseca in un rapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento degli Atenei e la loro capacita' di dare risposte sulla base di un misurabile rapporto costi-benefici, da rendere visibile attraverso una congrua valutazione del sistema e delle sue singole articolazioni (Atenei, Facolta', Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi formativi).
" la natura cooperativa e partecipata del sistema universitario. L'Universita' deve rappresentare il modello di una comunita' di pari, libera da gerarchie formali e sostanziali, capace di autogovernarsi perche' fondata su una salda cultura democratica della responsabilita' individuale e collettiva. Una comunita' che si fonda sulla libera circolazione dei saperi e su una virtuosa competizione di meriti scientifici.

Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la natura laica e razionale dell'Universita'. Siamo perfettamente consapevoli della distanza che separa oggi l'Universita' dalla compiuta realizzazione di un modello ideale: l'Universita' italiana e' in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parte da una distorta applicazione dell'autonomia la cui responsabilita' e' da imputare al ceto accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non vi sia riforma possibile che non muova dall'affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero sostenerne il modello. Nei provvedimenti di Governo vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed un sistema universitario sempre piu' impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compira' fino in fondo una parabola discendente che portera' ad una condizione di paralisi e di irrilevanza istituzionale.
Per queste ragioni proponiamo un programma che muove da quelli che a noi appaiono i veri nodi del sistema universitario. Chiediamo al Governo di fermare gli iter legislativi in corso, di abrogare gli art. 16 e 66 della L. 133/2008, e di aprire un confronto autentico con tutti i soggetti coinvolti ed interessati.

1) Il sistema di finanziamento Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategica del Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo compito. La valutazione dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a partire dalle ricadute sull'intero sistema Paese.
Utilizzare gli Atenei per fare cassa non e' l'approccio migliore ad una discussione seria sulle necessita' del finanziamento e sulla qualita' della spesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema italiano e' largamente sottofinanziato, ed in queste condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualita' e' pura poesia. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano "virtuosi". Occorre invece partire da:
a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento che avvicini il nostro Paese alla media OCSE
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi indicatori credibili di crescita della qualita' dei servizi e delle prestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse evitando di incentivare comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili). Un finanziamento cosi' rivisto esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le universita' possono vivere solo nel binomio inscindibile di attivita' di didattica e di ricerca, si osservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste situazioni.
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto, insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che quest'anno calano da 160 a 98 milioni)

2) La docenza universitaria La necessita' primaria del sistema e' costituita dal riavvio di un processo di immissione di giovani che vada ad equilibrare la "gobba" di uscite per pensionamento previste nei prossimi anni. E' esattamente il contrario di quanto previsto dalla L.133, che viceversa blocca sostanzialmente il turn-over. Sempre in virtu' della centralita' strategica dell'universita' l'approccio al turn-over deve essere totalmente ribaltato: a fronte dei pensionamenti il personale docente e tecnico-amministrativo di ruolo deve essere aumentato in modo da rispondere in misura adeguata agli standard europei. E' necessario programmare un'operazione di reclutamento straordinario di consistenti dimensioni, su fondi nazionali aggiuntivi, che consenta di dare una prospettiva alle competenze presenti nell'abnorme area del precariato; e al tempo stesso programmare la ripresa di un reclutamento ordinario che eviti l'andamento disomogeneo per classi di eta', dovuto nel passato agli "sbottigliamenti" legati ad ondate di immissioni concentrate nel tempo. L'investimento nel reclutamento di giovani e precari puo' essere gestito anche attraverso meccanismi che consentano di utilizzare le risorse derivanti dai pensionamenti, e/o attraverso forme di anticipo delle competenze, da restituire man mano che i costi immediati tendano a riequilibrarsi, prendendo in considerazione preparazione e pregresse attivita' di coloro che possono dimostrare interesse e impegno nella ricerca e nella didattica.
Partendo dalla costatazione che ai fini istituzionali concorrono a pieno titolo gli attuali professori e ricercatori, occorre una revisione profonda delle carriere e del sistema di reclutamento, allo scopo di fornire risposte reali alla crescita scientifica e retributiva dei docenti, all'ingresso e alle prospettive dei giovani, all'enorme serbatoio di precariato prodottosi negli ultimi anni.
Va affermata la unitarieta' della funzione docente; la carriera, che deve essere unica, puo' essere articolata in fasce, scandita da verifiche periodiche che diano luogo alla progressione stipendiale e ai passaggi di fascia, che devono realizzarsi ad esito di valutazioni della qualita' scientifica e didattica del singolo docente. Va salvaguardata una quota di accessi dall'esterno, attraverso un meccanismo concorsuale, a tutte le fasce, ed abolito lo straordinariato per il passaggio da una fascia all'altra .
Per quanto attiene al reclutamento iniziale, va introdotta una figura post-doc (o attivita' di ricerca assimilabile), con contratto a tempo determinato triennale e retribuzione assimilata al ricercatore, con funzioni esclusive di ricerca.
Quest'approccio richiede la definizione di alcune condizioni di contesto:
a) la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero di coloro che entrano nel percorso triennale e il numero di docenti da reclutare;
b) un'applicazione graduale, che consenta di ridurre il precariato esistente attraverso un consistente reclutamento straordinario;
c) il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare strumenti diversi dal contratto triennale (atipici, co.co.co., ecc,);
d) la creazione di un meccanismo che faciliti la mobilita' dei docenti fra i diversi Atenei, per esempio rendendo impossibile lo svolgimento della carriera (laurea magistrale (dottorato-postdottorato-docenza) nella stessa sede e fornendo le risorse necessarie a detta mobilita';
e) la distinzione tra il budget destinato al reclutamento e quello dedicato all'avanzamento di carriera.

3) Il governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale E' ormai evidente come sia necessario rivisitare l'assetto del governo degli Atenei, caratterizzato da forti differenze legate ai singoli Statuti, ma comunque accomunato da alcuni punti critici: il rapporto spesso clientelare che lega i Rettori al loro elettorato, soprattutto in occasione del rinnovo del mandato; la sovrapposizione e confusione dei ruoli tra Senato e Consiglio di Amministrazione; la composizione degli organi di governo e la loro base elettiva. Noi riteniamo necessario che il mandato rettorale sia unico, e che comunque il mandato non possa essere prolungato tramite successive modifiche di statuto . Che gli Statuti regolino in modo puntuale, sulla base di un quadro normativo nazionale, le competenze degli organi, distinguendo con nettezza l'indirizzo, dal controllo, dalla gestione. Che si valorizzi il lavoro di gestione della dirigenza amministrativa e dei dipendenti tecnico-amministrativi, riconducendo la docenza alle funzioni sue proprie ed evitando di assegnare ai docenti improprie funzioni di dirigenza. Che si prevedano forme di partecipazione effettiva degli studenti alla vita democratica degli Atenei.
E' indispensabile, infine, prevedere un Organismo di coordinamento nazionale capace di assicurare l'autonomia del Sistema Universitario ed un suo sviluppo organico. Un Organismo non corporativo e non disciplinare, elettivo e rappresentativo della comunita' accademica nazionale, aperto ai contributi del mondo del lavoro e delle imprese, in grado di aiutare a stabilire le priorita' di sviluppo del Sistema Universitario.

4) Il diritto allo studio
L'Universita' dovrebbe svolgere un ruolo di promozione della mobilita' sociale; questa funzione, oggi piu' di ieri, e' un'utopia che rischia di essere ulteriormente compromessa dalla legge 133.
Per garantire che questo avvenga e' necessario che il sistema universitario sia effettivamente accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e dal contesto sociale di origine, rimuovendo le barriere, formali e sostanziali, che ostacolano l'accesso e la prosecuzione degli studi.
Il sistema del numero chiuso sta progressivamente estendendosi anche all'accesso alla laurea magistrale, creando un ulteriore sbarramento intermedio; esso esclude gli studenti sulla base di un meccanismo che ha poco a che vedere con la valorizzazione dei piu' meritevoli, e trae spesso le sue origini dallo scarso investimento economico sulle Universita', che le costringe a limitare il numero delle immatricolazioni in assenza di strutture e di personale docente adeguati. Si deve allora prevedere l'adozione di piani pluriennali di adeguamento, affiancati da un congruo e mirato investimento, che porti progressivamente alla rimozione delle barriere all'accesso. Allo stesso tempo, e' necessario ragionare su un'adeguata valorizzazione del merito degli studenti, che devono essere valutati sulla base dei risultati conseguiti nel corso del loro percorso di studio.
Il definanziamento del sistema del diritto allo studio e la sua organizzazione tarata su modelli ormai superati (la legge quadro nazionale risale al 1999 e l'ultimo DPCM che regola l'erogazione dei benefici del diritto allo studio al 2001) fanno si' che molti degli studenti idonei in base ai previsti parametri di merito e di reddito non possano di fatto beneficiare dei servizi per il diritto allo studio, e non abbiano la possibilita' di scegliere quale sede e quale corso di laurea frequentare.
E' necessario che gli investimenti statali siano in grado di garantire la copertura totale delle borse di studio, integrando l'offerta con il necessario investimento in mense, alloggi, agevolazioni sui trasporti.
Le differenze di condizione economica di origine portano di per se' a differenze nell'accessibilita' all'offerta culturale, anch'essa componente essenziale della formazione. Perche' siano garantite pari opportunita' per tutti e' necessario intervenire anche su quest'aspetto con agevolazioni mirate.

5) L'offerta didattica
Il giudizio sul modello 3+2, a distanza di alcuni anni dall'avvi'o, e' un giudizio molto articolato e differenziato tra Atenei e discipline. I dati quantitativi sembrano indicare notevoli avanzamenti sul fronte della percentuale di successo negli studi, nonche' sui tempi di compimento dei percorsi di laurea. Tuttavia, vanno segnalati elementi di criticita' da affrontare:
a) la percentuale elevata di chi prosegue dopo il triennio indica l'insufficiente consistenza della laurea triennale, sia sul piano culturale sia su quello della preparazione professionale;
b) si rileva in modo diffuso la percezione di una caduta di qualita' dei percorsi: va svolta una riflessione sull'effettivo ruolo dell'Universita', che sta oggi progressivamente licealizzandosi e perdendo il ruolo di elaborazione e formazione culturale;
c) non e' stato colto e valorizzato in modo adeguato il sistema dei crediti, tant'e' che ci sono ancora forti difficolta' nel loro riconoscimento, nel passaggio tra un Ateneo e l'altro, e perfinoall'interno dello stesso Ateneo. Tali aspetti vanno a riferirsi, sia all'architettura del modello, sia all'applicazione che ne e' stata fatta dagli Atenei. Ne' hanno giovato i reiterati interventi legislativi, che hanno parzialmente corretto alcune criticita', ma hanno per altro verso generato confusione e difficolta' applicative. Noi riteniamo che sia necessario un intervento esteso di ricognizione, di ascolto e monitoraggio sistematici: una campagna nazionale di rilevazione, da concludersi con un'iniziativa nazionale che faccia il punto, indichi i punti di sofferenza, individui percorsi di correzione condivisi, prima di procedere a qualsiasi ulteriore intervento di aggiustamento. Non e' piu' possibile procedere alla modifica dell'offerta didattica sulla base di decreti, in cui ogni Ministro dice la sua: va dato un assetto stabile alle Universita', inquadrando l'ordinamento all'interno di una legge ordinaria.

6) La valutazione
Un efficace e credibile sistema di valutazione e' parte essenziale di un processo di revisione degli statuti normativi dell'Universita'. Valutazione della qualita' del prodotto universitario, del funzionamento di ogni articolazione del sistema. Senza una valutazione che consenta di misurare meriti e difetti in modo puntuale, l'Universita' non sara' in grado di ristabilire una bussola condivisa e condivisibile sul proprio operato. Il precedente Governo aveva costituito l'Agenzia per la valutazione del sistema universitario e di ricerca (ANVUR), provvedimento a lungo discusso e sul quale avevamo prodotto numerose critiche, a cominciare dalla sua effettiva terzieta' e dalla quantita' di compiti assegnati, per finire con una certa farraginosita' dell'impianto costitutivo. Nonostante i numerosi punti di dubbio e contrarieta', l'ANVUR costituiva tuttavia il primo tentativo sistemico di introdurre una valutazione continua e ricorrente. L'attuale Governo ne ha congelato la costituzione, e non e' dato sapere se intende riaprire il capitolo. Noi riteniamo necessario riprendere in mano il progetto, verificarne e correggerne i punti di debolezza, e procedere operativamente alla sua costituzione. Va garantita per l'Agenzia la naturadi soggetto terzo, problema che sussiste anche all'interno dello schema proposto dal Governo precedente, per evitare strumentalita' e autoreferenzialita' del valutatore. I risultati della valutazione devono essere correlati con l'erogazione delle risorse da parte dello Stato. Va, infine, assicurato un effettivo coinvolgimento degli studenti nel funzionamento, attribuendo un peso reale al giudizio dei discenti e agli attuali questionari di valutazione.

7) Il dottorato di ricerca
Occorre una riforma del dottorato che riorganizzi i corsi in scuole di dottorato dotate di un progetto formativo, aperte alla dimensione internazionale della ricerca e valutate periodicamente. Le scuole potrebbero cosi' diventare, nel territorio, agenti di dialogo fra mondo della ricerca universitaria e privata e motori di innovazione.
L'aumento delle borse di dottorato a 1040 euro rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione della formazione alla ricerca. Si deve pero' superare la figura del dottorando senza borsa, che, oltre a rappresentare una palese ingiustizia, non vede garantita la qualita' del percorso formativo e di ricerca. Occorre pertanto affiancare ai dottorandi a tempo pieno e destinatari di borse di studio una figura di dottorando lavoratore, che permetta a persone inserite nel mondo del lavoro di rafforzare il proprio profilo professionale e le proprie capacita' di ricerca.
Il dottorato deve essere poi valorizzato e individuato come strumento privilegiato di formazione alla ricerca in vista della carriera accademica, ma anche in relazione al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione, delle professioni.
Deve infine essere approvata, a partire dalla Carta Europea dei Ricercatori, una carta dei dottorandi, che riconosca loro i diritti legati al loro doppio status di studenti del terzo ciclo di formazione superiore e di giovani ricercatori.

Il documento verra' presentato a Roma in una conferenza stampa, la data ed il luogo verranno comunicati appena definiti.

Roma 20 ottobre 2008


Thursday, October 30, 2008

ANDU: Valore legale: "Brunetta (FI) e Lanzilotta (PD) concordano"

Invitiamo a leggere l'intervento di Marina Boscaino "Se cade il valore legale del titolo di studio" su l'Unita' del 30 ottobre 2008. Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-10/081030/JPK24.tif

PRC-SE: comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
 
Il governo sperimenta la dottrina Cossiga
Rifondazione Comunista denuncia l'infiltrazione fascista nel corteo degli studenti a piazza Navona. La polizia consente a un gruppo di cinquanta fascisti armati di spranghe, catene, bottiglie, caschi e cinghie, di infiltrarsi nel presidio democratico degli studenti in movimento a piazza Navona e massacrare per oltre un'ora, indisturbati, studenti e studentesse di quindici e sedici anni. La polizia è intervenuta solo quando un gruppo di militanti di sinistra è giustamente intervenuto a difendere gli studenti democratici. Il risultato è che molti studenti e studentesse sono finiti all'ospedale e molti feriti si registrano anche tra coloro che sono intervenuti in soccorso dei più giovani, tra cui molti militanti del PRC uno dei quali è al momento in stato di arresto solo per aver cercato di garantire l'agibilità democratica della piazza. E' evidente il tentativo del Governo di creare cao s nel movimento che per tutta risposta si è ricompattato bloccando la città di Roma e riunendosi in assemblea alla Sapienza. Questo evento mette un punto definitivo sulle polemiche suscitate dai media di regime rispetto a un presunto fronte unitario tra attivisti di destra e di sinistra. Il movimento rivendica con forza la propria specificità democratica e antifascista. 

Fabio De Nardis
Resp. Nazionale Università e Ricerca Prc-Se


PRC-Se: comunicato stampa Dipartimento Scuola









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Comunicato Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione Prc-Se
Infiltrare nel movimento agitatori, provocare e far sì che le forze dell'ordine prendessero a bastonate pacifici studenti e giovani maestreŠE' accaduto stamattina a piazza Navona. I suggerimenti di Cossiga sono stati presto messi in pratica. Altrimenti non si spiega perché la polizia ha permesso che un camion pieno di mazze di ferro, cinte, caschi e catene, recante uno striscione con la scritta "Blocco studentesco", con sopra neonazisti che inneggiavano al duce raggiungesse ed attaccasse il presidio degli studenti che pacificamente protestava davanti al Senato contro il decreto Gelmini. Che il ministro degli Interni dia delucidazioni sull'accaduto nelle sedi opportune. Non è più tollerabile un comportamento del genere che produce guerriglia urbana e tensioni crescenti nel paese.

Roma, 29 ottobre 2008
Gennaro Loffredo
Resp. Naz. Scuola e Formazione Prc


PRC-Se: comunicato stampa Dipartimento Scuola









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Comunicato Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione Prc-Se
 
Alle 10:36 il Senato, incurante delle proteste che si sono sviluppate e dilagano in tutta Italia, approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge. Con soli 25 voti di differenza (gli astenuti al Senato sono considerati voti contrari) si da il via ad un progetto di Restaurazione che devasta la scuola pubblica della Costituzione. Continueremo con le proteste e continueremo ad informare i cittadini dello scempio che si sta compiendo con atti di forza senza alcuna discussione democratica nel Paese. Utilizzeremo tutti gli strumenti possibili per far sì che questo decreto non trovi alcuna applicazione nelle scuole, così come già accaduto per le controriforme Moratti. Lanciamo subito una raccolta di firme per l'abrogazione del decr eto Gelmini senza abbandonare il terreno della lotta nelle scuole e nelle università.
 
Roma, 29 ottobre 2008                                                                      

Gennaro Loffredo
Resp. Naz. Scuola e Formazione Prc
 


Wednesday, October 29, 2008

Comunicato: C I P U R – SNALS Confsal Docenti Universitari – U S P U R

C I P U R – SNALS Confsal Docenti Universitari – U S P U R 

DIFENDIAMO ED ONORIAMO LO STATO DI DIRITTO CON IL RISPETTO DELLE NORME 

Non possiamo che prendere atto con soddisfazione, che, dopo ingiustificati silenzi, Associazioni sindacali, Senati Accademici, Facoltà, stanno pervenendo a concordare su molte delle indicazioni da tempo e ripetutamente segnalate ritenendole indispensabili per adeguatamente intervenire sul Sistema Universitario Nazionale. 
Sembra inoltre un sentire altrettanto diffuso la non utilità di perseverare nella riduzione delle risorse del sistema universitario in modo indiscriminato (supportando così i comportamenti delle strutture causa di sperperi), oltre che nella sommaria punizione della docenza universitaria da una parte e, dall’altra, nella considerazione di richieste dell’Accademia a volte indiscriminate e generiche che spesso nascondono un eccessivo attaccamento allo status quo. 
In merito a quest’ultimo punto ricordiamo che il diritto di sciopero nel settore pubblico è però regolato dalla Legge n. 146 del 1990, così come modificata e integrata dalla Legge n. 83 del 2000, che prevede l’invio di un’apposita comunicazione alla “Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi Pubblici essenziali”. In particolare, all’art. 2 è previsto che:” I soggetti che proclamano lo sciopero hanno l'obbligo di comunicare per iscritto, nel termine di preavviso, la durata e le modalità di attuazione, nonché le motivazioni, dell'astensione collettiva dal lavoro. La comunicazione deve essere data sia alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, sia all'apposito ufficio costituito presso l'autorità competente ad adottare l'ordinanza di cui all'articolo 8, che ne cura la immediata trasmissione alla Commissione di garanzia di cui all'articolo 12.” 
Così pure sarebbe opportuno che il sentire diffuso comprendesse anche, come da tempo andiamo evidenziando, il rispetto delle norme; se esse non sono adeguate vanno cambiate; se sono mancanti, vanno promosse, se sono presenti non vanno ignorate. In tale spirito, non sono pertanto condivisibili le modalità con le quali Consigli di Facoltà, e/o assemblee di docenti con essi di fatto coincidenti, o del tutto organi Istituzionali di livello anche superiore, proclamano arbitrariamente sospensioni delle attività didattiche, che si configurano come vere e proprie interruzioni ingiustificate di pubblico servizio. 
Tantomeno giustificabile è anche il solo riferimento da parte di chi ci governa ad interventi polizieschi all’interno delle Università: senza richiesta del rettore la polizia non deve entrare nelle Università se non in presenza di emergenze collegate a palesi atti delittuosi. 
Segnaliamo infine, quella che sembra divenuta ormai tradizionale indisponibilità della docenza universitaria ad effettuare manifestazioni di dissenso e di sciopero con le legittime modalità indicate dalle Associazioni sindacali e in tempi presumibilmente più utili: che sia la apparente e impropria copertura che l’istituzione si ritiene possa dare, a fare la differenza? 

C I P U R  
Il Presidente Nazionale 
Prof. Vittorio Mangione

SNALS-CONFSAL 
Docenti Universitari 
Il Coordinatore Nazionale 
Prof. Luigino Binanti

U S P U R 
Il Presidente Nazionale 
Prof. Antonino Liberatore

Perugia, 27 ottobre 2008

CGIL UNIMORE: SCIOPERI CHIARIMENTI

Gentili colleghe/i, DOMANI LO SCIOPERO, indetto da cgil, cisl, uil, snals e gilda, RIGUARDA LA SCUOLA E NON L'UNIVERSITA'

Quindi domani non è legalmente giustificata un'assenza dal servizio dei dipendenti dell'università per adesione a questo sciopero

LO SCIOPERO DELL'UNIVERSITA' E' INDETTO PER IL 14 NOVEMBRE CON MANIFESTAZIONE A ROMA

Flc-Cgil nazionale ha cercato di fare in modo che anche lo sciopero dell'università ci fosse domani, ma purtroppo non è stato possibile Un vero peccato, secondo me

Tuttavia la protesta sarà lunga e scioperare il 14 novembre sarà essenziale e significativo

Nulla vieta comunque che domani e dopo, dove si lavora, ci si esprima su quanto sta accadendo (anche con cartelloni da appendere ad es.) e anzi sarebbe molto, molto auspicabile che gli organismi collegiali (consigli di facoltà, di dipartimento, di centro...), sollecitati da chi lavora nelle varie strutture, discutessero della legge 133 e prendessero posizione e iniziative, come ha fatto il Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia e come avviene in tutta Italia, isole comprese...

Gli studenti universitari cui, in senso stretto, non si applica la normativa sullo sciopero, domani sfileranno in corteo a Modena (alle ore 9 da piazzale s.agostino a piazza grande) assieme a quelli delle medie superiori e ai lavoratori della scuola che non sono andati a Roma

Potete senz'altro unirvi al corteo assentandovi dal servizio con le modalità che il nostro contratto prevede (ore extra accumulate, ferie), previo accordo col vostro responsabile.

A presto


PS solo adesso vengo a conoscenza che la Confederazione Italiana di Base (sindacato che non conosco) ha proclamato per il giorno GIOVEDI' 30 OTTOBRE 2008 lo sciopero "per tutto il personale docente e non docente, di ruolo e non, delle Università Pubbliche italiane"

PRC: sciopero 30 ottobre









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Car* compagn*
 
Di nuovo in piazza in difesa della scuola pubblica:
 
GIOVEDI' 30 OTTOBRE ORE 9.30
DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA DEL POPOLO
 
 
Vi aspettiamo  Dalle 8.30 davanti alla Basilica Santa Maria degli Angeli (P.zza della Repubblica)

Dietro allo striscione del Dip.to naz. Scuola Prc: "DIRITTO ALLO STUDIO"
 
Aspetto un vostro cenno di partecipazione per portare altro materiale e le bandiere.
Vi aspettiamo numeros*
 
Gennaro Loffredo
Resp. naz. Dip.to Scuola Prc
 
MESSAGGIO DA MANDARE A TUTTE LE MAILIG LIST
 


ANDU: Fondazioni e "liberismo maccheronico"

Sulle Fondazioni:

- Segnaliamo l'intervento di Piero Bevilacqua "Articolo per articolo, cosi' la legge 133 avvia la spoliazione dell'universita'" sul Manifesto del 29 ottobre 2008. Per leggere l'intervento cliccare:

- Riportiamo una analisi di Fulvio Vassallo Paleologo dell'Universita' di Palermo:

"LEGGE 6 AGOSTO 2008, n. 133

"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" Si deve innanzitutto rilevare la gravissima scorrettezza istituzionale che deriva dal ricorso ad un decreto legge d'urgenza e ad una discussione in aula inesistente, in piena estate, per scelta della maggioranza, in una materia che avrebbe richiesto un maggiore rispetto delle prerogative del Parlamento, se non dei diretti interessati, docenti, personale tecnico amministrativo e studenti. Non ricorrono i requisiti previsti dall'art. 77 della Costituzione per i decreti legge.
Nel mese di luglio il ministro Gelmini aveva ottenuto dalla Conferenza dei Rettori, dal Consiglio universitario nazionale e dal Consiglio nazionale degli studenti una tregua negli atenei con la promessa di avviare un "tavolo permanente di consultazione", mentre subito dopo il governo procedeva per decreto legge a stravolgere l'assetto degli atenei italiani, con norme che sono diventate immediatamente operative in piena estate, prima ancora che il confronto annunciato si potesse svolgere. 

Art. 16
Facolta' di trasformazione in fondazioni delle universita'
(analisi comma per comma)

1. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera.

Commento: non esiste alcuna privatizzazione ex lege dell'Universita'. E' una facoltà demandata al Senato accademico, nel pieno rispetto dell'art. 33 della Costituzione, ultimo comma ("Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato").
Si tratta di una scelta obbligata considerando i tagli dei finanziamenti pubblici previsti dal governo nei prossimi tre anni. Quando non si potranno pagare neppure gli stipendi anche i presidi più contrari alle fondazioni saranno costretti a "vendere" o a trasformare le università in fondazioni, per fare cassa, a meno di ridurre drasticamente il numero dei docenti con licenziamenti anticipati, ridurre il numero dei corsi ed introdurre aumenti di tasse per gli studenti.

2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Universita'. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e' trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non cambierà nulla da un punto di vista patrimoniale.
Non è vero. Innanzitutto non si comprende come si ripartiranno i beni immobili di pertinenza dell'Azienda Policlinico, ma attualmente in proprietà dell'Università. In secondo luogo la trasformazione delle Università in Fondazioni è funzionale ad una ulteriore riduzione delle risorse pubbliche destinate all'Università. Come osservano. l'ANDU ed altre associazioni, "Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema italiano e' largamente sottofinanziato, ed in queste condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualita' e' pura poesia. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano"virtuosi". 

3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Universita' in Fondazioni Universitarie non costerà nulla. 
Certo, allo stato non costerà nulla, costerà invece e molto agli studenti, ai precari della ricerca universitaria, ai docenti al personale tecnico ed amministrativo, per l'aumento delle tasse, la estensione dei corsi a numero chiuso, il blocco degli istituti contrattuali, il blocco del turn-over, e le pessime prospettive per il trattamento di fine rapporto.

4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e' ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma.
Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non potrà prevedere profitti da distribuire ad alcun soggetto. Tutti i soldi delle Fondazioni Universitarie saranno investiti nell'Ateneo.
La previsione potra' concorrere ad una ulteriore differenziazione tra i diversi atenei su scala nazionale, con la possibilità che ad un sistema di poche università di eccellenza con i bilanci in attivo, corrisponda una pletora di altre sedi abbandonate alla loro condizione di difficoltà o sorrette da patti di stabilità che ne limiteranno fortemente l'autonomia.

5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie potrà usufruire di un sistema fiscale di grandissima agevolazione per attrarre capitali privati, di cui le Università italiane hanno tanto bisogno e di cui i rettori fanno grande e continua richiesta.
Con questa previsione viene fuori il reale intento della "trasformazione" delle università in formazioni. Si vogliono portare capitali privati nelle università pubbliche abbattendo per questo tipo di investimenti gli oneri fiscali. Ma la vera capacità attrattiva degli investimenti privati resterà appannaggio delle università "di eccellenza", che costituiranno il vero polo di attrazione delle imprese private. Se le università non offrono prospettive di redditività nessuna agevolazione finanziaria potrà indurre i capitali privati ad investire in una operazione finanziaria che rischia di risultare in perdita dal principio alla fine. Le agevolazioni fiscali non potranno certo contrastare la tendenza alla differenziazione del sistema universitario su scala nazionale.

6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l'ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie, con il relativo ingresso di privati, potrebbe favorire un migliore collegamento tra Università e mondo del Lavoro.
I profitti dell'università non si misurano solo in termini di "avanzo di bilancio" o di "redistribuzione degli utili di gestione", ammesso che si arrivi a realizzarli, il vero profitto che i privati possono realizzare consiste nella utilizzazione dei risultati delle attività di ricerca, nella formazione dei quadri dirigenti ed intermedi da inserire all'interno delle imprese, prospettive di per sé non deprecabili, ma che rischiano di essere troppo condizionate dalle scelte dei soggetti esterni che decidono come edove allocare i loro investimenti finanziari.

7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l'amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell'ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie rispetterebbe tutte le normative dell'Unione Europea.
L'affermazione andrebbe motivata e non appare affatto pacifica. Come ricorda Pasquale Nappi, va richiamata la definizione comunitaria di "organismo di diritto pubblico".Da questo punto di vista si deve verificare la compatibilità della trasformazione delle Università in fondazione alla stregua del diritto comunitario, anche dal punto di vista della disciplina della concorrenza e degli aiuti di stato. Si ricorda inoltre che a livello comunitario "se la disciplina speciale prevista per una fondazione "privatizzata" contiene anche uno soltanto dei seguenti indici sintomatici: la gestione e' soggetta a controllo da parte dello Stato, degli enti pubblici territoriali o di altri organismi di diritto pubblico; l'attività è finanziata in modo maggioritario da questi ultimi; gli organi di amministrazione, direzione o vigilanti sono costituiti da membri dei quali piu' della meta' e' designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico, non si tratta di una fondazione di diritto privato, bensì di un ente pubblico, qualunque sia il nomen usato dal legislatore" (Merusi)


8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non intaccherebbe il principio di autonomia dell'Ateneo. La previsione va letta nel contesto delle diverse misure che hanno "colpito" l'Università in questi ultimi mesi e prima ancora con il Ministro Moratti nel 2005. Anche in questo caso il principio di autonomia dell'ateneo è gravemente intaccato dal venir meno della stessa possibilità di chiudere il bilancio in assenza della contribuzione di soggetti esterni finanziatori, come tutti i rettori italiani assumono per certo a partire dal 2010 ( e come riconosce lo stesso ministro Gelmini).

9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l'equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l'entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non pregiudicherebbe il sistema di finanziamento pubblico delle Università, che resterebbe invariato.
Il sistema di finanziamento pubblico resta solo formalmente invariato nella sua astratta configurazione, forse, ma se si gioca sui tagli progressivi e non basta più a pagare neppure le spese di funzionamento ordinario, il sistema, di fatto ne risulta stravolto. Il discorso di Calamandrei sulla istruzione pubblica è ancora oggi attuale. Impoverire i bilanci dell'istruzione pubblica significa spianare la strada ai privati con grave rischio per la imparzialità dei processi formativi a tutti i livelli. ". Come ricordano le organizzazioni della docenza "Occorre invece partire da:
a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento che avvicini il nostro Paese alla media OCSE 
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi indicatori credibili di crescita della qualita' dei servizi e delle prestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse evitando di incentivare comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili). Un finanziamento cosi' rivisto esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le universita' possono vivere solo nel binomio inscindibile di attivita' di didattica e di ricerca, si osservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti
gli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste situazioni.
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto, insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che quest'anno calano da 160 a 98 milioni) 

10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e' esercitata dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e' assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie manterrebbe un controllo da parte dello Stato. Con la trasformazione delle università in fondazioni, o con il ricorso ai capitali privati, o regionali ( in Sicilia qualcuno ci sta già pensando) si introduce un principio che porterà ad una forte differenziazione degli atenei a tutto danno degli atenei meridionali e di quello di Palermo in particolare. Come osserva un recente documento dell'ANDU invece ". E' compito del sistema pubblico garantire parita' di condizioni universali nell'accesso all'Universita', assicurare la qualita' dell'offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilita' sociale che appare ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilita' di valorizzazione economica immediata, garantire la liberta' didattica e diricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale universitario, dotato di effettiva autonomia, all'interno del quale deve essere garantita l'autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile integrazione, uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di autonomia, che e' autonomia del sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento concettuale e' ad un sistema nazionale pubblico.

11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Universita' in Fondazioni Universitarie manterrebbe un controllo da parte della Corte dei Conti. Vale quanto osservato in precedenza, la disposizione crea problemi assai complessi dal punto di vista della qualificazione della natura giuridica delle nuove Università - Fondazioni . Il Consiglio di Stato, con una importante sentenza, ha rilevato che "devono considerarsi enti pubblici anche le società che svolgono attività di rilievo oggettivamente pubblicistico e che proprio per questo sono tenute ad operare come pubbliche amministrazioni" (Consiglio di Stato, Sez. VI, 17/10/2005 n. 5830. A fronte di questo indirizzo giurisprudenziale, se applicabile alle fondazioni universitarie, si prospetta la possibilità di costituire attraverso le fondazioni universitarie nuovi enti di natura pubblica che operano secondo schemi prettamente privatistici per quanto concerne il finanziamento, dal momento che lo stato non garantisce più la copertura delle spese di funzionamento. In ogni caso le attività di ricerca ed il reclutamento, e poi, in base alla valutazione, le progressioni di carriera, dipenderebbero dai finanziatori privati, quale che sia la natura giuridica dell'ente.

12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell'ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell'ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non potrebbe dare luogo a gestioni dissennate. Lo Stato, in caso di scorretta gestione della fondazione universitaria, provvede a nominare un Commissario straordinario con un mandato di sei mesi. Questa previsione costituisce una delle disposizioni più pericolose, ed appare persino lesiva dell'autonomia universitaria affermata dall'art. 33 della Costituzione. La previsione accentua il dubbio che la privatizzazione dell'istruzione universitaria possa coesistere con il riconoscimento della natura pubblica della stessa università, portando a compimento un processo che è stato avviato da anni, soprattutto con le riforme introdotte dalministro Moratti nel precedente periodo di governo di Berlusconi (2001-2006) ). "Il fatto poi che il Mef (Ministero delle finanze) abbia voce in capitolo, conferma il carattere di misura volta al contenimento della spesa come reale motivo ispiratore della riforma" ( Somma).

13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non pregiudicherebbe le posizioni lavorative del personale delle Università. In ogni caso le posizioni lavorative del personale delle università, e lo stesso trattamento pensionistico sono messi a rischio dal sottofinanziamento del sistema università e dai tagli previsti per i prossimi anni, oltre che dalla modifica delle modalità contrattuali e dall'annunciato blocco degli scatti per anzianità. Si osserva da tempo come anche le fondazioni universitarie cd. "strumentali" presentino gravi rischi per i lavoratori del comparto universitario, per il ricorso sempre più massiccio al cd. "outsourcing" (cioè al reperimento di professionalità esterne attraverso consulenze, prestazioni professionali o di uso e abuso del lavoro degli studenti collaboratori, laureandi, volontari). Con la trasformazione delle università in fondazioni la situazione potrebbe diventare ancora più confusa, soprattutto nell'area dei servizi socio-sanitari, a danno dei diritti degli utenti (oltre che degli studenti) e della sicurezza lavorativa del personale in servizio e con un massiccio taglio degli organici tecnico-amministrativi degli atenei e dei policlinici universitari.

14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime. 

Commento: l'eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie sarebbe soggetta a tutte le disposizioni di legge attualmente previste per le Università.
La previsione conferma come al governo non interessi mutare la natura giuridica delle Università ma le regole di governo, il rapporto tra il sistema universitario, il sistema delle imprese ed il sistema finanziario, la natura giuridica dei rapporti di lavoro, la gestione delle carriere e del reclutamento, muovendosi in una ottica di mero contenimento della spesa pubblica e di trasferimento ai privati delle aree di eccellenza"

Tuesday, October 28, 2008

ANDU: "Un placido fiume di giovani"

dall'Unita' del 28 ottobre 2008:

«Siamo migliori di voi». Il giovane corteo di Palermo. Studenti medi, universitari, ricercatori. Dopo giorni di mobilitazioni e lezioni all'aperto contro i provvedimenti del ministro Gelmini, ieri pomeriggio una grande manifestazione unitaria

di Saverio Lodato

E' un placido Don, e insieme impetuoso, il fiume giovanile che nel primo pomeriggio di ieri a Palermo si e' riversato da piazza Castelnuovo, dopo essersi radunato sotto il Palchetto delle Musica, sino alla Cattedrale, dove sarebbe giunto alle prime luci della sera, fra lo sbigottimento di migliaia di palermitani, di uomini e donne delle forze dell'ordine; di extracomunitari che applaudivano; di bottegai, fossero essi gioiellieri o rivenditori di lingerie, rivenditori di scarpe o dolciumi della via Sant'Agostino o della via Bara, una volta tanto solidali con una protesta che ha paralizzato l'intera citta'; di turisti a spasso per il centro; di popolane ai balconi, alcune delle quali, c'e' da giurarci, madri delle figlie che sfilavano in strada.
Quanto e' strana Palermo. Quanto e' imprevedibile. Quanto e' restia a schemi, etichettature, previsioni d'ogni tipo. Quanto e' capace di svegliarsi all'improvviso da profondi letarghi, senza mai un preavviso, un'avvisaglia, un segnale di fumo premonitore. E in quanti sono scesi in piazza ieri contro la Gelmini? Diciamo trentamila per tenerci bassi? Diciamo che erano più dei ragazzi che sfilavano in corteo nel «68». E' lecito affermare che il fiume, placido e impetuoso, appena entrato nelle strettoie di via Maqueda e della via Vittorio Emanuele, sembrava ribollire, tanta era la gente e tanto poco lo spazio.
Povera Gelmini. Rischia di diventare il ministro che si fa avanti per prendere gli schiaffi. Che tenuta deve avere rispetto alla satira di questi ragazzi che non ci stanno. Sfilavano cartelloni e lenzuoli dei nuovi ragazzi di Palermo. Non una frase, non un aggettivo dal retrogusto ideologico. Piu' semplicemente: «Ministro Gelmini... Ma 'nni pigghiasti pi cretini»?. «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». «La Gelmini ci vuole cretini».
Un gruppo di giovanissime si inginocchia e prega. Non capisco. Allora loro, ridendo, mi indicano un cartellone che ritrae la Gelmini con tanto di aureola e sopra la scritta: «Beata Ignoranza». Sfilano i licei. Il «Garibaldi», L'«Umberto», il «Vittorio Emanuele», «il Meli», il «Cannizzaro», il «Galileo Galilei», l' «Einstein». Le facolta': «Medicina», «Economia e Commercio», «Lettere e Filosofia», «Ingegneria». 
Centinaia gli insegnanti che rischiano di essere "tagliati". C'e' anche Vincenzo Agostino, con la sua interminabile barba bianca, ancora in attesa delle verita' sull'uccisione di suo figlio Antonio, agente di polizia.
Nella mattina, molte le lezioni all'aperto, oggi si replica in diverse zone della citta'.
Il placido Don passa sotto i balconi di «Scienze politiche occupata». I ragazzi del liceo linguistico, intitolato a Ninni Cassara', hanno affittato con auto-colletta un camion che, attrezzato di amplificazione, introduce una gioiosa nota da Carnevale di Rio. Bare di cartone nero, a significare il rischio mortale che corre l'Universita'.
A un certo punto il placido fiume si rompe. Il fiume accelera la sua corsa.
I ragazzi applaudono e cantano. Cantano a passo di danza. C'e' voglia di kermesse. E sapete cosa urlano a squarciagola? «Siamo migliori di voi».
Ora, intonano tutti il ritornello di Jovanotti: «questo e' l'ombelico del mondo... E' qui che si incontrano facce strane di una bellezza un po' disarmante...». Le facce strane dei ragazzi di Palermo, d'una bellezza un po' disarmante, quelli che nessuno, sinora, aveva messo in conto.

SAVERIO LODATO

PALERMO

Monday, October 27, 2008

ANDU: Il ministro di Tremonti provoca ancora

Segnaliamo l'intervista del (non)ministro Gelmini "Gelmini: protesta di pochi. Il mio modello e' Obama", sul Corriere della Sera di oggi, 27 ottobre 2008.

Nell'intervista, tra l'altro, si legge:

D. "Molti giovani scendono in piazza, pero' ...

R. «Gli studenti in Italia sono 9 milioni. Coloro che protestano, alcune migliaia. Le facolta' occupate sono pochissime. E in molte, gli studenti ricacciano indietro gli occupanti. Non
immagina quanti messaggi ricevo da studenti stanchi di slogan vecchi e di professori militanti»."

Per leggere l'intera intervista:

PRC De Nardis: articolo università









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Crisi del capitalismo e società della conoscenza. Quale connessione?
Il movimento che si oppone alla destrutturazione della scuola e dell'università pubblica ci parla di una società in trasformazione dove l'allargamento dei canali di accesso alla conoscenza diventa un obiettivo prioritario per chiunque creda fermamente nella necessità storica di estendere le condizioni della emancipazione sociale intesa come processo rivoluzionario di liberazione. Come comuniste e comunisti abbiamo il dovere di individuare una chiave di lettura della fase storica attuale che possa guidarci nel nostro lavoro di elaborazione di una politica che sia al contempo di progetto e di programma.
Le contraddizioni esplose nel mondo della conoscenza non sono slegate dalla crisi attuale dell'ideologia neoliberale. Il sistema economico internazionale vive una fase di forte instabilità. Il sistema bancario rischia il fallimento e i governi occidentali gli corrono in soccorso attraverso un massiccio finanziamento pubblico.
Il fatto che il libero mercato per sopravvivere abbia bisogno di denaro sottratto ai contribuenti svela la natura parassitaria del capitalismo che entra in crisi nella sua versione neoliberista. Il teatrino degli apologeti del libero mercato che oggi invocano un intervento pubblico per salvare il sistema dalle deficienze ad esso implicite è a dir poco grottesco. Ma è la stessa logica dell'economia di mercato a condannare il sistema al suo decadimento.
Oggi molti osservatori mettono in discussione la struttura stessa di questo sistema che ciclicamente non può non determinare l'esplosione delle contraddizoni che esprime. Anche se i governi nazionali non possono fare a meno di assumere il controllo della crisi per evitare la bancarotta, l'intervento pubblico sul sistema finanziario non assume mai i caratteri formali di una vera nazionalizzazione perché questo sancirebbe il crollo di un sistema che le classi politiche liberali intendono invece tutelare.
Viviamo indubbiamente nell'epoca del capitalismo monopolistico e una delle sue caratteristiche è il dominio del capitale finanziario che ha spinto paesi un tempo produttivi ad adottare un sistema economico parassitario basato sulla rendita. Eppure le grandi somme di denaro regalate ai banchieri non potranno salvare il sistema dalla sua implosione. Potranno al massimo rallentarne il corso. Il tentativo di dare stabilità al sistema finanziario attraverso una iniezione di denaro pubblico potrà solo arricchire ulteriormente i responsabili della crisi che affidano ai governi il pagamento dei propri debiti. Ma lo Stato non possiede liquidità propria, può far soldi solo attraverso la pressione fiscale o i tagli alla spesa (come quelli all'istruzione e alla ricerca), provvedimenti che pesano fortemente sui bilanci familiari riducendo ulteriormen te il potere d'acquisto dei salari. I tagli riducono fortemente la domanda favorendo la recessione economica. Insomma, lo Stato decide di alleviare la sofferenza dei ricchi aggravando quella dei poveri.
Ma le crisi, anche finanziarie, non sono determinate solo dal capitale fittizio generato dalle truffe di borsa o dall'abuso creditizio, quanto piuttosto dal crollo dell'economia reale. Torna quindi di attualità il Marx del terzo libro del Capitale che ci ricorda come sia necessario prescindere dagli affari apparenti determinati da operazioni speculative e dal sistema di credito, perché la crisi è spiegabile essenzialmente attraverso lo squilibrio tra consumo capitalista e processi di accumulazione. Il sistema crea infatti le condizioni per cui i meccanismi di riproduzione dei capitali siano perlopiù affidati alla capacità di consumo delle classi non produttive, cioè i padroni, mentre la possibilità di consumo dei cittadini e dei lavoratori è fortemente condizionata dalle leggi del salario e dalle politiche di compressione della domanda che riduce le possibilità di consumo da parte delle masse lavoratrici. Questo innesca col tempo una crisi di sovrapproduzione che trae dunque origine dalla povertà dilagante.
Da questa crisi si può uscire o da destra, attraverso la chiusura degli spazi della democrazia reale, ed è questa la via adottata dal governo Berlusconi, o da sinistra, attraverso un forte sostegno pubblico alla domanda per poter sostenere i consumi dei ceti popolari, riattivando così il processo produttivo oggi paralizzato dalla secca recessiva.
Da qui l'esigenza anche di un forte sostegno alla domanda "qualificata", dentro un processo che sia democratico, pacifico e ricostruttore di natura, non riducibile quindi alle vecchie ricette keynesiane fondate sull'idea dello sviluppo illimitato e su pratiche di consumo individualistiche. Questo significa sostegno alla ricerca, all'innovazione tecnologica ed energetica, all'ambiente, alla conoscenza e alla promozione di consumo sociale in contrasto con un sistema capitalistico che si riconfigura anche nelle forme del capitalismo cognitivo dove la domanda crescente di conoscenza si articola dentro l'antica contraddizione tra carattere sociale della produzione e carattere privato dell'appropriazione. All'interno di questo quadro teorico s'inserisce la n ostra difesa della ricerca pubblica e degli articoli 33 e 34 della Costituzione repubblicana, al fianco di studenti e lavoratori della conoscenza, umiliati dalle condizioni materiali della precarietà.
La nostra prospettiva rimane quella di liberare l'umanità dall'instabilità prodotta dallo scontro irrazionale tra capitali. Dobbiamo dunque costruire le condizioni di una ipotesi di governo razionale dell'economia partendo oggi anche dalla programmazione della domanda. Difendere l'università e la scuola pubblica e sostenere la domanda qualificata si inserisce inevitabilmente in questo grande processo strategico di trasformazione della società.
 
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC      


PRC: comunicato stampa Dipartimento Scuola - Dipartimento Università e Ricerca









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
 
Fuori i fascisti dal movimento degli studenti
Rifondazione Comunista condanna i tentativi di infiltrazione di gruppi neofascisti facenti capo al Blocco Studentesco all'interno del movimento degli studenti. Questa mattina i neofascisti si sono inseriti con la forza all'interno del corteo degli studenti medi guadagnandone la testa e tentando in ogni modo di strumentalizzarne la lotta. Nonostante i ripetuti tentativi di aggressione, la risposta dei collettivi studenteschi romani è stata determinata. Un cordone degli studenti ha separato i provocatori dal grosso del corteo, rimarcando il carattere antifascista della mobilitazione, che si oppone a un disegno di demolizione della scuola e dell'università pubblica.
Il movimento afferma la sua specificità democratica e dichiara con forza che non c'è spazio nella mobilitazione per chi diffonde una cultura xenofoba e cerca di costruirsi spazi di agibilità politica a colpi di coltelli.
 
Partito della Rifondazione Comunista
Dipartimento Scuola e formazione
Dipartimento Università e Ricerca
Giovani comunisti - Roma

Sunday, October 26, 2008

ANDU: Stampa, nepotismo e autonomia

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

STAMPA, NEPOTISMO E AUTONOMIA

Riportiamo in calce il testo dell'intervento di Francesco Musacchia, coordinatote dell'ANDU di Palermo, "La bufala dell'autonomia, riforma necessaria", sulla prima pagina di Repubblica di Palermo di oggi, 26 ottobre 2008. Il testo e' preceduto da alcune altre considerazioni.
Musacchia si riferisce agli articoli comparsi su Repubblica 'nazionale' e 'locale' riguardanti il nepotismo nell'Universita' di Palermo. 
Ecco gli articoli pubblicati sull'edizione nazionale di Repubblica:

- "Palermo, cento famiglie in cattedra", su Repubblica del 24.10.08. Per leggere l'articolo cliccare:

- "Il rettore e lo scandalo parentopoli. 'All'ateneo serve un codice etico'", su Repubblica del 25.10.08:

- "La parentopoli di Palermo", su Repubblica del 25.10.08:

Ecco alcune considerazioni che vogliamo aggiungere a quelle contenute nell'intervento di Francesco Musacchia.
La denuncia mediatica del nepotismo universitario, basata essenzialmente sui cognomi, rischia sia di prendere clamorose cantonate, sia di sminuire la portata e la gravita' di un fenomeno ben piu' vasto, piu' complesso e piu' dannoso.
Infatti tra i principali problemi della formazione, del reclutamento e della carriera dei docenti dell'Universita' italiana vi sono, insieme, quelli del nepotismo 'puramente' accademico, della 'logica di scambio' e del nepotismo parentale. Questi fenomeni sono connessi ad una carettistica che distingue l'Universita' italiana dalle altre: il potere di cooptazione PERSONALE.
Il fenomeno piu' diffuso e' quello del nepotismo 'puramente' accademico (non legato alla 'logica di scambio' e non parentale): il 'maestro' ha diritto di vita e di morte accademica sul suo allievo. Infatti, il futuro docente e' coltivato da un 'maestro' fin dalla tesi di laurea, poi viene 'sistemato' in varie situazioni precarie, quindi viene immesso in ruolo con un concorso rigorosamente locale e totalmente controllato dal 'maestro'.
Fino a questo punto l'aspirante docente dipende scientificamente e umanamente dal suo 'maestro' ed e' privato di ogni autonomia scientifica e didattica. Tale dipendenza continua sostanzialmente anche nell'avanzamento della carriera, perche' dal 'maestro' dipendera' il bando e il superamento dei concorsi ad associato e a ordinario.
Altro fenomeno e' quello legato alla logica di scambio di favori economico-professionali e a varie forme di 'appartenenza'.
Infine vi sono i legami parentali, quelli piu' facili da intercettare e 'agitare' da parte di una stampa che, come quella italiana, non e' molto abituata a praticare un vero giornalismo investigativo. Con rare eccezioni come quella dell'articolo di oggi di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella "Universita', il business dei laureati precoci", sul Corriere della Sera (v. nota). Di quest'articolo non condividiamo la richiesta di abolizione del valore legale dei titoli di studio, che incrementerebbe la gestione accademico-privatistica degli Atenei, un rimedio peggiore del male.
La stampa che denuncia la parentopli universitaria e' quella stessa che a livello nazionale non ha MAI dato alcuno spazio alle propoposte che, come quella dell'ANDU, porrebbero realmente fine al nepotismo universitario, mentre ha SEMPRE concesso amplissimo spazio a quegli opinionisti, quasi tutti professori universitari, che hanno supportato e supportano tutte le norme che rafforzano il sistema di potere nepotistico e baronale e, piu' in generale, tutte quelle riforme che demoliscono l'Universita' pubblica, di massa e di qualita'.

Nota. Per leggere l'articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella "Universita', il business dei laureati precoci", sul Corriere della Sera del 26.10.08:


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L'intervento di Francesco Musacchia "La bufala dell'autonomia, riforma necessaria", riportato nella prima pagina di Repubblica di Palermo del 26 ottobre 2008: I

"Voglio intervenire sul tema del nepotismo nell'Universita' di Palermo perche' avverto concreto il pericolo che si stia producendo un clima che conduca gli incolpevoli a solidarizzare con chi incolpevole non e'. Il fenomeno del nepotismo esiste e nella versione universitaria e' ancor piu' grave. E piu' grave perche' questa Istituzione dovrebbe, piu' di altre, essere esempio di imparzialita' e trasparenza per i giovani che la frequentano e dovrebbe alimentare in essi speranze e non frustrazioni. Ma questo fenomeno e' ben piu' complesso ed invasivo di quanto possa apparire a chi non conosce bene i meccanismi del reclutamento universitario che, come spieghero' alla fine e' la radice che lo alimenta. Sono ben convinto che questo uragano produrra' un forte trauma, ma sono anche convinto che alla fine l'Universita' non potrà che trarne un grande beneficio. Gli estensori dei servizi hanno dimostrato di essere stati bene (anche se in qualche caso maliziosamente) documentati soprattutto nel riferire quei casi che incrociavano soggetti non omonimi, ma hanno preso anche abbagli quando, facendo riferimento alla sola omonimia hanno incluso negli elenchi anche fratelli gemelli senza ascendenti universitari. Così come e' poco credibile che il principe dei nepotisti dell'Universita' di Palermo possa essere chi e' giunto all'apice della carriera soltanto alla soglia del pensionamento.
Le precisazioni specifiche le potranno fare e certamente le faranno i diretti interessati. Personalmente non sono assolutamente d'accordo con chi ritiene che questi servizi di Repubblica, specie in questo momento, siano un regalo per il Governo che vuole cancellare l'Universita' Statale.
Il vero problema e' il reclutamento nei ruoli universitari ed i meccanismi di progressione nella carriera troppo permeabili a pratiche nepotistiche.
Il dibattito e' antico, i tentativi di riformarli anche, ma ogni volta che si e' tentato di darvi maggiore trasparenza, questi tentativi si sono sempre arenati.
La soluzione da molti prospettata e' quella riproposta recentemente dalla CRUI ed indicata anche dal Rettore dell'Universita' di Palermo nell'intervista di ieri su Repubblica nazionale. Sostiene il Rettore Lagalla che "la soluzione e' il concorso di idoneita' nazionale, al termine del quale gli atenei possono chiamare chi vogliono, assumendosi la piena responsabilita' della scelta."
Il fatto e' che - da sempre per il reclutamento dei ricercatori e dal 1997 per i concorsi ad associato e a ordinario – gli Atenei "possono chiamare chi vogliono" e il risultato e' stato il crescente fenomeno del nepotismo, del clientelismo e della cooptazione personale, cioé, di fatto, della 'libera scelta' da parte del singolo 'barone' del suo prescelto per il quale è riuscito a farsi bandire il posto. La previsione di una sorta di preselezione nazionale (l'idoneita') non eliminerebbe affatto il nepotismo, rimanendo l'ultima parola all'Ateneo, cioe' a chi ha voluto il bando di un posto per il suo 'prescelto'.
Se si volesse cancellare veramente il nepotismo universitario, e non cambiare per lasciare tutto come ora, ritengo che l'unica soluzione valida sia quella di una commissione nazionale che decida i vincitori dei posti banditi dagli Atenei. Una commissione composta da soli professori ordinari, tutti sorteggiati, della quale non dovrebbero far parte professori degli Atenei che hanno chiesto il bando.
Insomma se non si pone fine alla bufala dell'autonomia dei singoli Atenei per difendere assetti di potere personali e di gruppo, nell'Universita' italiana, non si riuscira' mai a por fine a comportamenti  che danneggiano la qualita' della didattica e della ricerca, screditando una Istituzione centrale per lo sviluppo del nostro Paese.

Francesco Musacchia - responsabile palermitano dell'Associazione Nazionale Docenti Universitari"

Saturday, October 25, 2008

PRC: articolo di Paolo Ferrero-Liberazione 24/10/08

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Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Noi
la crisi non
la paghiamo!
Paolo Ferrero
«Noi la crisi non la paghiamo!» Questo slogan, che caratterizza le manifestazioni del movimento, mi pare rappresenti al meglio la piena politicità di questa stagione di lotte. La controriforma della Gelmini è stato l'elemento di innesco della protesta e il suo ritiro è l'obiettivo principale. Il movimento esprime però una capacità di "leggere la fase" che mette in discussione non solo il berlusconismo ma l'intera stagione neoliberista e l'egemonia dell'impresa sui disegni di riforma sociale. Un movimento di tutta la scuola, dagli studenti agli insegnanti ai genitori, dove la comunicazione politica passa in primo luogo all'interno stesso del movimento, tra i diversi soggetti e le diverse generazioni che lo compon gono. Un movimento radicalmente non violento che nel suo "non ci rappresenta nessuno" pone - a noi in primo luogo - un problema di riforma dell'agire politico che parta dalla capacità di costruzione sociale, dalla critica della rappresentanza come forma separata della politica.
Non è un caso che le mobilitazioni nelle scuole, nelle università, negli enti pubblici di ricerca dilagano assumendo le forme di un movimento ampio e generalizzato che non solo si oppone ai disegni regressivi del governo Berlusconi, ma mette in discussione, nel complesso la passivizzazione e il conformismo.
Inoltre, oggi, in una fase in cui la produzione di conoscenza è diventata un nodo centrale dello sviluppo e delle contraddizioni capitalistiche, questo movimento mette in scena una grande capacità di lettura, di andare alla radice, di cogliere i nessi tra la gestione governativa della crisi e i tagli all'istruzione pubblica («noi la cris i non la paghiamo» appunto), tra i tagli occupazionali e i tagli alla qualità della conoscenza e alla qualità del futuro («non tagliateci il futuro»), tra l'impoverimento dei processi formativi e la riduzione degli spazi di agibilità democratica, tra recessione e repressione.
Il carattere espansivo di questo movimento sembra essere basato, dunque, sulla capacità di dare una risposta complessiva all'attacco sistemico (dalle elementari agli enti di ricerca) portato avanti da questo governo: la definitiva messa in discussione della funzione sociale della formazione e della ricerca pubblica.
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24/10/2008
Noi la crisi non la paghiamo!
Paolo Ferrero
L'impressione è che si stia configurando un processo ampio che unisce le generazioni attorno all'idea che il bene pubblico della conoscenza sia garantito a tutte e tutti. Genitori, studenti medi e universitari, dottorandi, ricercatori precari, lavoratori tecnici e amministrativi, docenti di ogni ordine e grado sono oggi uniti nella lotta contro l'obiettivo del governo di dismettere la struttura pubblica della formazione andando a ledere i principi basilari della nostra Costituzione repubblicana.
E' un movimento che nasce nelle scuole e nelle università ma parla alla società tutta, che occupa non solo le strade, ma le città. Il mondo è scosso dalla crisi dei mercati finanziari e da un modo capitalistico di produzione che dimostra di non essere compatibile con lo sviluppo umano e con l'aspirazione a una società democratica dove sviluppo economico e benessere sociale si muovano all'unisono. Il Governo Berlusconi invece di portare avanti una politica seria di sostegno alla domanda, aumentando da un lato il potere d'acquisto delle famiglie e allargando dall'altro gli spazi di accesso alla conoscenza, risorsa fondamentale per produrre uno sviluppo qualitativo delle società contemporanee, risponde alla crisi in modo regressivo, mostrando a pieno il suo volto reazionario. Il sistema bancario vacilla e il governo gli corre in soccorso mettendo a disposizione dei responsabili della crisi fiumi di risorse sottratte alle famiglie. Non si tagliano gli armamenti, non si bloccano progetti inutili e dannosi come la Tav o il ponte sullo Stretto di Messina, ma si riduce la spesa sociale e si massacrano ricerca e istruzione pubblica. Se il progetto del governo andrà in porto, a breve 85mila inseg nanti e 45mila lavoratori tecnici e amministrativi delle scuole verranno mandati a casa. Con il taglio di circa 1.500 milioni di euro alle Università a cui si aggiunge il blocco sostanziale delle assunzioni, decine di migliaia di precari della ricerca dovranno abbandonare il paese o ancor peggio ripiegare su altre prospettive di lavoro, mentre 57mila lavoratori precari del comparto pubblico da qui a sei mesi non si vedranno rinnovati i contratti pur avendo maturato i requisiti per le stabilizzazioni previste nelle due passate leggi finanziarie.
E poi l'opzione scellerata offerta a scuole e università, atterrate dal taglio dei finanziamenti pubblici, di trasformarsi in fondazioni regalando di fatto ai privati la possibilità di gestire risorse e strutture pubbliche, condizionando pesantemente la formazione e la ricerca nel nostro paese. Per non parlare dello svuotamento del tempo pieno, che invece di essere esteso anche in quelle realtà, soprat tutto meridionali, dove non è mai stato veramente applicato, viene ridotto o quantomeno svuotato di significato, mentre con la reintroduzione della "maestra unica" e del voto in condotta si ripropone un modello di scuola gerarchico e autoritario.
Questa è la società che ci propone la destra. Dove la scuola è ridotta a palestra di conformismo e la ricerca precarizzata, schiava dei capricci di un mercato instabile. L'altro aspetto della gestione governativa della recessione è l'autoritarismo repressivo: dall'esercito nelle città al 5 in condotta alla minaccia della polizia nelle università. Questo movimento però è troppo vasto e la minaccia dell'uso della forza non è in grado di fermarlo.
Da un lato, abbiamo un governo che ci propone classismo, stato di polizia, razzismo istituzionale, anche attraverso l'istituzione di classi separate per i cittadini migranti; dall'altro una intera artico lazione sociale che denuda il re, mostrando tutta la vitalità democratica, la rabbia ma anche la gioia di una società che chiede di investire nella conoscenza come bene comune.
Dobbiamo operare in questo movimento, per la sua crescita e la sua vittoria. Dobbiamo lavorare a saldare concretamente la lotta per la conoscenza come bene comune con la lotta al carovita. Sono due aspetti della stessa medaglia, l'ha capito il movimento lo può capire la maggioranza del paese. Lo sbocco politico del movimento è la sua vittoria, cioè il ritiro del decreto Gelmini. A questo sbocco politico dobbiamo lavorare, sia dentro il movimento sia allargando il più possibile la mobilitazione contro il carovita. Al congresso avevamo scommesso sulla possibilità di dar vita ad un autunno caldo. Adesso la temperatura è già salita di un bel po', compito nostro trovare i nessi tra il disagio sociale diffuso e la lotta, tra la lotta contro il governo e quella contro Confindustria; nostro compito lavorare ad allargare il movimento. «La crisi noi non la paghiamo» deve diventare la nostra parola d'ordine, sin dalla mobilitazione del 25.
24/10/2008


Friday, October 24, 2008

CORUNIMORE Documento Assemblea a Lettere 22.10.08

Cari Colleghi,

vi allego il documento prodotto ieri dalla partecipata Assemblea tenuta a Lettere (sui giornali modenesi, Gazzetta e Resto del Carlino, c'è un buon resoconto di quanto avvenuto. Viceversa neanche una riga sulla rubrica news del portale di unimore).

Prossime iniziative:

- Facoltà di Scienze della formazione ha indetto per mercoledì 29 un'assemblea sulla falsariga di quella di Lettere.

- Martedi 28 ore 11 Aula A, Dipartimento di fisica, è indetta una riunione per discutere iniziative future di protesta contro la legge 133 e prodotti derivati.


saluti

Marina

Modena, 22.10.2008

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Documento Assemblea del 22 ottobre 2008 alla Facoltà di Lettere dell'Università di Modena e Reggio Emilia

Oggi, in data 22.10.2008, presso l'Aula Magna, l'assemblea degli studenti e del personale docente, tecnico e amministrativo, convocata dal Consiglio della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Modena e Reggio Emilia ha discusso i provvedimenti riguardanti l'Università e la Ricerca contenuti nella legge N. 133/2008.

L'assemblea esprime:

1. la più netta condanna per il metodo adottato per l'approvazione dei provvedimenti attraverso lo strumento improprio del Decreto Legge e in assenza di qualsiasi confronto con le parti interessate, come peraltro annunciato dallo stesso ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca;
2. la riprovazione per aver affrontato un argomento di tale rilevanza ed impatto sociale all'interno di un provvedimento di spesa (collegato alla Finanziaria 2009) ed esclusivamente con una logica di drastica ed indiscriminata riduzione dei costi;
3. la preoccupazione per una serie di provvedimenti che delineano uno scenario di progressivo indebolimento dell'Università pubblica fino al suo potenziale smantellamento.
a) Il blocco del turn-over, del personale docente e tecnico-amministrativo, al 20% (2009-2011) e successivamente al 50% (2012-2013), che produrrà un severo impoverimento dell'offerta didattica e della qualità dei servizi, impedirà l'avvio dell'atteso e più volte auspicato ricambio generazionale e vanificherà le prospettive di tutti coloro che hanno intrapreso il percorso della ricerca e degli studi;
b) il taglio del già esiguo Fondo di finanziamento ordinario dell'Università pubblica (1,5 miliardi di euro dal 2009 al 2013), ulteriormente aggravato dalle anticipazioni contenute nel Dpef;
c) la possibilità concessa al Senato accademico di trasformare le Università in Fondazioni di diritto privato tramite un voto a maggioranza semplice; una trasformazione irreversibile che renderebbe l'accesso alla formazione universitaria ancora più classista, pregiudicando la libertà d'insegnamento e di ricerca.

L'assemblea auspica che si possa avviare una seria discussione sul futuro dell'Università italiana e sui necessari processi di riforma che la riguardano, attraverso la consultazione delle varie componenti (docenti, studenti, personale tecnico e amministrativo).

L'assemblea chiede che sia convocato un CdF straordinario per discutere e deliberare riguardo
alle seguenti proposte:

o possibilità di tenere lezioni aperte, in piazza oppure maratone didattiche e relativa pubblicizzazione;
o pronunciamento del Rettore e del Senato accademico rispetto ai provvedimenti contenuti
nella legge 133/08;
o richiesta di trasparenza di bilancio;
o richiesta di un'aula per attività di informazione, confronto ed elaborazione riguardo alla situazione dell'Università;
o pubblicazione delle deliberazioni e proposte dell'assemblea sulla home page del sito di Facoltà;
o richiesta dell'aula magna per un'assemblea settimanale.

L'assemblea aderisce inoltre alle seguenti iniziative:

o promozione referendum abrogativo;
o sciopero del 30 ottobre (Cgil-Cisl-Uil Scuola) e del 14 novembre (Cgil-Cisl-Uil Università e Ricerca).

L'assemblea, infine, esprime solidarietà alle agitazioni di studenti e docenti che stanno avvenendo negli altri atenei italiani.

Thursday, October 23, 2008

ANDU: su Tecnica della Scuola

C/A ANDU

Sul sito www.tecnicadellascuola.it e' stato pubblicato un articolo ("Universita': manca il dialogo, cresce il dissenso", attualmente in prima posizione tra le notizie principali) in cui si riporta anche una parte delle dichiarazioni del rettore dell'Universita' dell'Aquila, Ferdinando di Orio, prendendo spunto dal comunicato stampa inviato dall'Andu alla nostra Redazione, nonche' vengono illustrati alcuni passaggi della Piattaforma programmatica per l'Universita' italiana, di cui anche l'Andu e' firmataria. 
Ecco il link all'articolo:

LA TECNICA DELLA SCUOLA
(La Redazione)

Assemblea a Lettere, UMIMORE, 22. ottobre 2008












Alcuni immagine dall'Assemblea di Facoltà di Lettere a Modena, il 22 ottobre

ANDU: "Studentelli ignoranti e bamboccioni"

FUORI DI TESTA

Segnaliamo l'intervista a Renato Brunetta "Rettori e presidi devono aiutarci. Il ministro avverte i responsabili di scuole e atenei: 

'Compito loro chiamare le forze dell'ordine per tutelare chi non manifesta. In piazza solo bamboccioni", su Libero del 23 ottobre 2008.

Per leggere l'articolo cliccare:

http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/JMT/JMT99.pdf

CGIL Modena: NO POLIZIA IN UNIVERSITA'

Oggetto: comunicato stampa CGIL Modena, Pivanti: "No all'uso delle forze dell'ordine contro gli studenti"

Data: Mer, 22 Ottobre 2008 3:37 pm

MODENA
Ufficio Stampa

Titolo notizia: NO ALL'USO DELLE FORZE DELL'ORDINE CONTRO GLI STUDENTI

Modena, 22/10/2008

comunicato stampa

NO ALL'USO DELLE FORZE DELL'ORDINE CONTRO GLI STUDENTI

In merito alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sull'invio delle forze dell'ordine nelle Università contro l'occupazione degli studenti, mi auguro che il premier, come spesso ha fatto, smentisca se stesso e rettifichi di non averle mai detto.
Consiglio al presidente del Consiglio la visione del film "Fragole e Sangue" (di Stuart Hagman, 1970) dove le lotte studentesche americane furono represse con violenza inaccettabile per un paese civile e democratico.

Non si affrontano le critiche e le contestazioni minacciando l'invio della polizia, ma capendo le ragioni, ritirando i provvedimenti di legge e lo stesso decreto Gelmini perché l'Italia ha bisogno di più formazione, di rilanciare i saperi e la ricerca, di garantire a tutti il diritto allo studio.

Decideranno gli studenti italiani se e come manifestare liberamente il proprio pensiero e il dissenso nel rispetto della legalità.
Le stesse manifestazioni e le occupazioni, se decise e attuate, avverranno proprio in difesa del diritto allo studio e dell'Università. Per primi studenti e genitori avranno rispetto dei beni e del patrimonio che reputano semmai insufficiente.

La minaccia dell'uso della polizia vuole dire drammatizzare scientemente lo scontro e sottrarsi al confronto sul merito delle questioni poste, e trasformare tutto in problema di ordine pubblico.
Questo Paese non ha bisogno di violenza e repressione, non può essere ricacciato nel clima degli anni '70 e '80, ma servono da parte di chi governa capacità di ascolto, risposte concrete e non pericolose prove muscolari.

Donato Pivanti segretario CGIL Modena

ANDU: SA UNIURB contro 133

MOZIONE DEL SENATO ACCADEMICO DELL'UNIVERSITA' DI CAMERINO

Seduta del 21 ottobre 2008

Il Senato Accademico dell'Universita' di Camerino ribadisce la propria estrema preoccupazione per l'assoluta impermeabilita' dell'Esecutivo alle ragionevoli proposte che sono venute e vengono dai settori piu' aperti e responsabili del sistema universitario per giungere ad una modifica di provvedimenti che - attuati nelle forme previste - paradossalmente rischiano di penalizzare proprio chi ha avviato processi di ottimizzazione nell'uso delle risorse.

A fronte di un preliminare, determinato e concreto impegno degli Atenei per il cambiamento e, in particolare, per introdurre finalmente processi di reclutamento aperti a livello internazionale, trasparenti e basati unicamente su criteri meritocratici, e' necessario rivedere criteri e modalita' del contenimento del turnover, che

a) dev'essere calcolato sulle risorse finanziarie rese disponibili dalle cessazioni dal servizio, e non sulle 'teste', b) dev'essere modulato in base al peso delle retribuzioni sul bilancio di ciascun Ateneo,

c) deve escludere il reclutamento dei giovani ricercatori, pena l'uscita dell'Italia dallo Spazio Europeo della Ricerca e dell'Alta Formazione, con esiti letali per le prospettive di sviluppo economico del paese.

E'del tutto velleitario immaginare che - in particolare nell'attuale contingenza economica - vi sia oggi in Italia un sistema imprenditoriale privato disposto a farsi carico della ricerca e dell'alta formazione. Per questo, l'ipotesi della trasformazione delle universita' in fondazioni, al di la' di ogni considerazione di tipo 'ideologico', appare soltanto un pretesto per sfuggire al dovere, sancito nella Costituzione della Repubblica e ribadito dall'Unione Europea, del sistema pubblico di consentire a tutti i cittadini capaci e meritevoli l'accesso ai piu' alti livelli della formazione. Per questo, non e' immaginabile una riduzione del finanziamento alle Universita' che, gia' situato a livelli inaccettabilmente bassi rispetto alle medie europee ed OCSE, ci allontanerebbe ulteriormente dagli obiettivi di Lisbona, minando in maniera irreversibile la competitività dell'intero sistema paese.

ANDU: Rettore UNIVAQ su Berlusconi

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELL'AQUILA

Il Rettore

Comunicato Stampa
22 ottobre 2008

IL RETTORE DELL'ATENEO AQUILANO SULLE PAROLE DI BERLUSCONI

"LA MOBILITAZIONE DELL'UNIVERSITA' NON E' UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO!"


"Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio lasciano esterrefatti. Che non si voglia comprendere il significato di una protesta che interessa trasversalmente tutte le componenti accademiche, dagli studenti al personale docente, puo' rientrare nelle logiche del gioco democratico e delle opzioni politiche. Ma e' davvero incomprensibile, e per certi versi irresponsabile, volere trasformare una civilissima e legittima mobilitazione di tutta l'Università italiana in un problema di ordine pubblico".
Il rettore dell'Università dell'Aquila prof. Ferdinando di Orio interviene in merito alla dichiarazione del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, che ha prospettato la possibilita' di un ricorso alle forze dell'ordine per impedire l'occupazione di scuole e università.
"Non solo e' sconcertante - continua il rettore Ferdinando di Orio - ma e' davvero pericoloso drammatizzare il livello dello scontro che, come tutti rettori e tutti coloro che hanno a cuore l'Università pubblica ripetono ormai da anni, vuole sostanzialmente portare al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica la drammatica situazione in cui versa l'Universita'.
Una situazione che i recenti provvedimenti governativi rischiano di compromettere definitivamente".
"Cio' che trovo, inoltre, inaccettabile e' voler forzatamente accreditare l'immagine di un'Università spaccata al suo interno, nella quale una piccola frangia di estremisti impedisce agli "studenti modello" di poter frequentare le lezioni. Così non e', perche' la stragrande maggioranza degli studenti vuole soltanto una Universita' migliore e, soprattutto, vorrebbe essere ascoltata dai suoi naturali interlocutori politici e governativi".
"Stia tranquillo il Presidente del Consiglio - conclude il rettore Ferdinando di Orio - perché i rettori delle Università italiane, nell'esercizio della loro autonomia istituzionale, sapranno vigilare e non permetteranno che la legittima protesta determini discriminazioni nei confronti di alcuno".

Wednesday, October 22, 2008

FLC Cgil: Le proposte alternative della docenza universitaria al programma di Governo

Le Organizzazioni ed Associazioni della docenza universitaria, i dottorandi, i ricercatori precari, l'Unione degli universitari hanno elaborato una piattaforma comune che tenta di rimettere al centro dell'attenzione quelli che ritengono essere i principali nodi del sistema universitario di fronte ai gravissimi provvedimenti adottati dal Governo e/o in corso di adozione.
Riteniamo infatti importante, nel momento in cui diciamo con forza no, esprimere un punto di vista autonomo in grado di formulare proposte concrete. Su questa base programmatica le Organizzazioni firmatarie rivendicano l'apertura di un confronto con il Governo che fino ad oggi è stato completamente assente.
Roma, 21 ottobre 2008
__________________
Associazione Docenti Universitari (ADU)
Associazione Professionale Universitaria (APU)
Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)
Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari (CNRU)
Comitato Nazionale Universitario (CNU)
Sindacato Universitario Nazionale (SUN)
CISL Università
FLC CGIL
UIL P.A.-U.R. AFAM
CISAL Università
Rete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP)
Associazione Dottorandi Italiani (ADI)
Unione degli Universitari (UDU)
Una Programma per l'Università italiana
I recenti provvedimenti legislativi e quelli annunciati, se non abrogati e bloccati, determineranno la definitiva scomparsa dell'Università pubblica, mutandone radicalmente la natura, la missione, le finalità e l'assetto. Un'Università alla quale la nostra Costituzione assicura autonomia e liberta' di ricerca e di insegnamento.
Le sottoscritte Organizzazioni ed Associazioni della docenza universitaria, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti nel respingere fermamente le scelte di fondo che ispirano tali provvedimenti, intendono riproporre a tutti gli interlocutori, a cominciare dal Governo, un quadro di interventi alternativi che affrontino le criticità evidenti del sistema, valorizzino le risorse presenti, sollecitino la crescita della qualità della didattica e della ricerca, e consentano all'Università italiana di svolgere quel ruolo sociale di promozione della cultura e dell'innovazione di cui il Paese ha enorme bisogno.
I valori fondanti
Noi crediamo che qualsiasi intervento non possa prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte migliore della storia e dell'esperienza dell'Università italiana, valori che desideriamo sinteticamente ricordare:
la      natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello Stato come erogatore e        garante di un sistema di alta formazione è indispensabile per   assicurare le condizioni affinché l'Università resti,   ed anzi divenga sempre più, elemento centrale del sistema di    welfare. E' compito del sistema pubblico garantire parità di    condizioni universali nell'accesso all'Università, assicurare   la qualità dell'offerta didattica, e per questa via     ripristinare una mobilità sociale che appare ridotta,   presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati    di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilità      di valorizzazione economica immediata, garantire la libertà     didattica e di ricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre   assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale  universitario, dotato di effettiva autonomia, all'interno del quale     deve essere garantita l'autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo  del privato rappresenta un'utile integrazione, uno stimolo ed una       risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al     mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La     stessa idea di autonomia, che è autonomia del sistema ed        autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il   riferimento concettuale è ad un sistema nazionale pubblico.
il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si estrinseca in un rapporto      trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento degli     Atenei e la loro capacità di dare risposte sulla base di un     misurabile rapporto costi-benefici, da rendere visibile attraverso      una congrua valutazione del sistema e delle sue singole articolazioni (Atenei, Facoltà, Dipartimenti, progetti di       ricerca, percorsi formativi).

la      natura cooperativa e partecipata del sistema universitario. L'Università deve rappresentare     il modello di una comunità di pari, libera da gerarchie formali e sostanziali, capace di autogovernarsi perché  fondata su una salda cultura democratica della responsabilità   individuale e collettiva. Una comunità che si fonda sulla       libera circolazione dei saperi e su una virtuosa competizione di        meriti scientifici.
Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la natura laica e razionale dell'Università. Siamo perfettamente consapevoli della distanza che separa oggi l'Università dalla compiuta realizzazione di un modello ideale: l'Università italiana è in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parte da una distorta applicazione dell'autonomia la cui responsabilità è da imputare al ceto accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non vi sia riforma possibile che non muova dall'affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero sostenerne il modello. Nei provvedimenti di Governo vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed un sistema universitario sempre più impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compirà fino in fondo una parabola discendente che porterà ad una condizione di paralisi e di irrilevanza istituzionale.
Per queste ragioni proponiamo un programma che muove da quelli che a noi appaiono i veri nodi del sistema universitario. Chiediamo al Governo di fermare gli iter legislativi in corso, di abrogare gli art. 16 e 66 della L. 133/2008, e di aprire un confronto autentico con tutti i soggetti coinvolti ed interessati.
1) Il   sistema di finanziamento
Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategica del Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo compito. La valutazione dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a partire dalle ricadute sull'intero sistema Paese.
Utilizzare gli Atenei per fare cassa non è l'approccio migliore ad una discussione seria sulle necessità del finanziamento e sulla qualità della spesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema italiano è largamente sottofinanziato, ed in queste condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualità è pura poesia. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano "virtuosi". Occorre invece partire da:
  • una previsione pluriennale di crescita del finanziamento che avvicini il nostro Paese alla media OCSE
  • una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi indicatori credibili di crescita della qualità dei servizi e delle prestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse evitando di incentivare comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili). Un finanziamento così rivisto esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le università possono vivere solo nel binomio inscindibile di attività di didattica e di ricerca, si osservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste situazioni.
  • una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto, insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che quest'anno calano da 160 a 98 milioni)
2) La   docenza universitaria
La necessità primaria del sistema è costituita dal riavvio di un processo di immissione di giovani che vada ad equilibrare la "gobba" di uscite per pensionamento previste nei prossimi anni. E' esattamente il contrario di quanto previsto dalla L.133, che viceversa blocca sostanzialmente il turn-over. Sempre in virtù della centralità strategica dell'università l'approccio al turn-over deve essere totalmente ribaltato: a fronte dei pensionamenti il personale docente e tecnico-amministrativo di ruolo deve essere aumentato in modo da rispondere in misura adeguata agli standard europei. E' necessario programmare un'operazione di reclutamento straordinario di consistenti dimensioni, su fondi nazionali aggiuntivi, che consenta di dare una prospettiva alle competenze presenti nell'abnorme area del precariato; e al tempo stesso programmare la ripresa di un reclutamento ordinario che eviti l'andamento disomogeneo per classi di età, dovuto nel passato agli "sbottigliamenti" legati ad ondate di immissioni concentrate nel tempo. L'investimento nel reclutamento di giovani e precari può essere gestito anche attraverso meccanismi che consentano di utilizzare le risorse derivanti dai pensionamenti, e/o attraverso forme di anticipo delle competenze, da restituire man mano che i costi immediati tendano a riequilibrarsi, prendendo in considerazione preparazione e pregresse attività di coloro che possono dimostrare interesse e impegno nella ricerca e nella didattica.

Partendo dalla costatazione che ai fini istituzionali concorrono a pieno titolo gli attuali professori e ricercatori, occorre una revisione profonda delle carriere e del sistema di reclutamento, allo scopo di fornire risposte reali alla crescita scientifica e retributiva dei docenti, all'ingresso e alle prospettive dei giovani, all'enorme serbatoio di precariato prodottosi negli ultimi anni.
Va affermata la unitarietà della funzione docente; la carriera, che deve essere unica, può essere articolata in fasce, scandita da verifiche periodiche che diano luogo alla progressione stipendiale e ai passaggi di fascia, che devono realizzarsi ad esito di valutazioni della qualità scientifica e didattica del singolo docente. Va salvaguardata una quota di accessi dall'esterno, attraverso un meccanismo concorsuale, a tutte le fasce, ed abolito lo straordinariato per il passaggio da una fascia all'altra .
Per quanto attiene al reclutamento iniziale, va introdotta una figura post-doc (o attività di ricerca assimilabile), con contratto a tempo determinato triennale e retribuzione assimilata al ricercatore, con funzioni esclusive di ricerca.
Quest'approccio richiede la definizione di alcune condizioni di contesto:
  • la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero di coloro che entrano nel percorso triennale e il numero di docenti da reclutare;
  • un'applicazione graduale, che consenta di ridurre il precariato esistente attraverso un consistente reclutamento straordinario;
  • il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare strumenti diversi dal contratto triennale (atipici, co.co.co., ecc,);
  • la creazione di un meccanismo che faciliti la mobilità dei docenti fra i diversi Atenei, per esempio rendendo impossibile lo svolgimento della carriera (laurea magistrale-dottorato-postdottorato-docenza) nella stessa sede e fornendo le risorse necessarie a detta mobilità;
  • la distinzione tra il budget destinato al reclutamento e quello dedicato all'avanzamento di carriera;
  • la rivisitazione della remunerazione dei docenti per renderla più omogenea possibile a quella degli altri paesi europei.
3) Il governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale
E' ormai evidente come sia necessario rivisitare l'assetto del governo degli Atenei, caratterizzato da forti differenze legate ai singoli Statuti, ma comunque accomunato da alcuni punti critici: il rapporto spesso clientelare che lega i Rettori al loro elettorato, soprattutto in occasione del rinnovo del mandato; la sovrapposizione e confusione dei ruoli tra Senato e Consiglio di Amministrazione; la composizione degli organi di governo e la loro base elettiva. Noi riteniamo necessario che il mandato rettorale sia unico, e che comunque il mandato non possa essere prolungato tramite successive modifiche di statuto . Che gli Statuti regolino in modo puntuale, sulla base di un quadro normativo nazionale, le competenze degli organi, distinguendo con nettezza l'indirizzo, dal controllo, dalla gestione. Che si valorizzi il lavoro di gestione della dirigenza amministrativa e dei dipendenti tecnico-amministrativi, riconducendo la docenza alle funzioni sue proprie ed evitando di assegnare ai docenti improprie funzioni di dirigenza. Che si prevedano forme di partecipazione effettiva degli studenti alla vita democratica degli Atenei.
È indispensabile, infine, prevedere un Organismo di coordinamento nazionale capace di assicurare l'autonomia del Sistema Universitario ed un suo sviluppo organico. Un Organismo non corporativo e non disciplinare, elettivo e rappresentativo della comunità accademica nazionale, aperto ai contributi del mondo del lavoro e delle imprese, in grado di aiutare a stabilire le priorità di sviluppo del Sistema Universitario.
4) Il diritto allo studio
L'Università dovrebbe svolgere un ruolo di promozione della mobilità sociale; questa funzione, oggi più di ieri, è un'utopia che rischia di essere ulteriormente compromessa dalla legge 133.
Per garantire che questo avvenga è necessario che il sistema universitario sia effettivamente accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e dal contesto sociale di origine, rimuovendo le barriere, formali e sostanziali, che ostacolano l'accesso e la prosecuzione degli studi.

Il sistema del numero chiuso sta progressivamente estendendosi anche all'accesso alla laurea magistrale, creando un ulteriore sbarramento intermedio; esso esclude gli studenti sulla base di un meccanismo che ha poco a che vedere con la valorizzazione dei più meritevoli, e trae spesso le sue origini dallo scarso investimento economico sulle Università, che le costringe a limitare il numero delle immatricolazioni in assenza di strutture e di personale docente adeguati. Si deve allora prevedere l'adozione di piani pluriennali di adeguamento, affiancati da un congruo e mirato investimento, che porti progressivamente alla rimozione delle barriere all'accesso. Allo stesso tempo, è necessario ragionare su un'adeguata valorizzazione del merito degli studenti, che devono essere valutati sulla base dei risultati conseguiti nel corso del loro percorso di studio.
Il definanziamento del sistema del diritto allo studio e la sua organizzazione tarata su modelli ormai superati (la legge quadro nazionale risale al 1999 e l'ultimo DPCM che regola l'erogazione dei benefici del diritto allo studio al 2001) fanno sì che molti degli studenti idonei in base ai previsti parametri di merito e di reddito non possano di fatto beneficiare dei servizi per il diritto allo studio, e non abbiano la possibilità di scegliere quale sede e quale corso di laurea frequentare. E' necessario che gli investimenti statali siano in grado di garantire la copertura totale delle borse di studio, integrando l'offerta con il necessario investimento in mense, alloggi, agevolazioni sui trasporti.
Le differenze di condizione economica di origine portano di per sé a differenze nell'accessibilità all'offerta culturale, anch'essa componente essenziale della formazione. Perché siano garantite pari opportunità per tutti è necessario intervenire anche su quest'aspetto con agevolazioni mirate.
5) L'offerta    didattica
Il giudizio sul modello 3+2, a distanza di alcuni anni dall'avvìo, è un giudizio molto articolato e differenziato tra Atenei e discipline. I dati quantitativi sembrano indicare notevoli avanzamenti sul fronte della percentuale di successo negli studi, nonché sui tempi di compimento dei percorsi di laurea. Tuttavia, vanno segnalati elementi di criticità da affrontare: a) la percentuale elevata di chi prosegue dopo il triennio indica l'insufficiente consistenza della laurea triennale, sia sul piano culturale sia su quello della preparazione professionale; b) si rileva in modo diffuso la percezione di una caduta di qualità dei percorsi: va svolta una riflessione sull'effettivo ruolo dell'Università, che sta oggi progressivamente licealizzandosi e perdendo il ruolo di elaborazione e formazione culturale; c) non è stato colto e valorizzato in modo adeguato il sistema dei crediti, tant'è che ci sono ancora forti difficoltà nel loro riconoscimento, nel passaggio tra un Ateneo e l'altro, e perfino all'interno dello stesso Ateneo.
Tali aspetti vanno a riferirsi, sia all'architettura del modello, sia all'applicazione che ne è stata fatta dagli Atenei. Né hanno giovato i reiterati interventi legislativi, che hanno parzialmente corretto alcune criticità, ma hanno per altro verso generato confusione e difficoltà applicative. Noi riteniamo che sia necessario un intervento esteso di ricognizione, di ascolto e monitoraggio sistematici: una campagna nazionale di rilevazione, da concludersi con un'iniziativa nazionale che faccia il punto, indichi i punti di sofferenza, individui percorsi di correzione condivisi, prima di procedere a qualsiasi ulteriore intervento di aggiustamento. Non è più possibile procedere alla modifica dell'offerta didattica sulla base di decreti, in cui ogni Ministro dice la sua: va dato un assetto stabile alle Università, inquadrando l'ordinamento all'interno di una legge ordinaria.
6) La   valutazione
Un efficace e credibile sistema di valutazione è parte essenziale di un processo di revisione degli statuti normativi dell'Università. Valutazione della qualità del prodotto universitario, del funzionamento di ogni articolazione del sistema. Senza una valutazione che consenta di misurare meriti e difetti in modo puntuale, l'Università non sarà in grado di ristabilire una bussola condivisa e condivisibile sul proprio operato. Il precedente Governo aveva costituito l'Agenzia per la valutazione del sistema universitario e di ricerca (ANVUR), provvedimento a lungo discusso e sul quale avevamo prodotto numerose critiche, a cominciare dalla sua effettiva terzietà e dalla quantità di compiti assegnati, per finire con una certa farraginosità dell'impianto costitutivo. Nonostante i numerosi punti di dubbio e contrarietà, l'ANVUR costituiva tuttavia il primo tentativo sistemico di introdurre una valutazione continua e ricorrente. L'attuale Governo ne ha congelato la costituzione, e non è dato sapere se intende riaprire il capitolo. Noi riteniamo necessario riprendere in mano il progetto, verificarne e correggerne i punti di debolezza, e procedere operativamente alla sua costituzione. Va garantita per l'Agenzia la natura di soggetto terzo, problema che sussiste anche all'interno dello schema proposto dal Governo precedente, per evitare strumentalità e autoreferenzialità del valutatore. I risultati della valutazione devono essere correlati con l'erogazione delle risorse - in misura opportunamente crescente - da parte dello Stato. Va, infine, assicurato un effettivo coinvolgimento degli studenti nel funzionamento, attribuendo un peso reale al giudizio dei discenti e agli attuali questionari di valutazione.

7) Il   dottorato di ricerca
Occorre una riforma del dottorato che riorganizzi i corsi in scuole di dottorato dotate di un progetto formativo, aperte alla dimensione internazionale della ricerca e valutate periodicamente. Le scuole potrebbero così diventare, nel territorio, agenti di dialogo fra mondo della ricerca universitaria e privata e motori di innovazione.
L'aumento delle borse di dottorato a 1040 euro rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione della formazione alla ricerca. Si deve però superare la figura del dottorando senza borsa, che, oltre a rappresentare una palese ingiustizia, non vede garantita la qualità del percorso formativo e di ricerca. Occorre pertanto affiancare ai dottorandi a tempo pieno e destinatari di borse di studio una figura di dottorando lavoratore, che permetta a persone inserite nel mondo del lavoro di rafforzare il proprio profilo professionale e le proprie capacità di ricerca.
Il dottorato deve essere poi valorizzato e individuato come strumento privilegiato di formazione alla ricerca in vista della carriera accademica, ma anche in relazione al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione, delle professioni.
Deve infine essere approvata, a partire dalla Carta Europea dei Ricercatori, una carta dei dottorandi, che riconosca loro i diritti legati al loro doppio status di studenti del terzo ciclo di formazione superiore e di giovani ricercatori.
Il documento verrà presentato a Roma in una conferenza stampa, la data ed il luogo verranno comunicati appena definiti.
Roma, 20 ottobre 2008


PRC: comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
 
Il PRC denuncia le intimidazioni di gruppi neofascisti nel corso dell'assemblea di movimento a Roma3
 
Durante l'assemblea della facoltà di Lettere dell'università di Roma3, in cui almeno 700 tra studenti e ricercatori discutevano forme e modi di mobilitazione contro la legge 133, un nutrito gruppo di neofascisti metteva a serio repentaglio la sicurezza dei partecipanti attraverso atti di forza, minacce di morte, cori razzisti e inneggianti alla violenza contro comunisti ed ebrei.
Il Partito della Rifondazione Comunista denuncia l'accaduto e dichiara la sua piena solidarietà verso tutte/i le studentesse e gli studenti che subiscono quotidianamente gli attacchi violenti e incondizionati di questi gruppi criminali che, anche in un momento assembleare autogestito di fondamentale importanza politica e civile quale espressione del principio democratico, mettono a rischio l'incolumità fisica e l'esercizio delle libertà individuali e collettive assicurate dalla legge e dal Dettato Costituzionale, quale espressione nazionale delle conquiste collettive, popolari e democratiche.
 
Fabio de Nardis
Responsabile Dipartimento Nazionale Università e Ricerca PRC
 

ANDU: Rettore UNIVAQ su Berlusconi

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELL'AQUILA

Il Rettore

Comunicato Stampa
22 ottobre 2008

IL RETTORE DELL'ATENEO AQUILANO SULLE PAROLE DI BERLUSCONI

"LA MOBILITAZIONE DELL'UNIVERSITA' NON E' UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO!"


"Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio lasciano esterrefatti. Che non si voglia comprendere il significato di una protesta che interessa trasversalmente tutte le componenti accademiche, dagli studenti al personale docente, puo' rientrare nelle logiche del gioco democratico e delle opzioni politiche. Ma e' davvero incomprensibile, e per certi versi irresponsabile, volere trasformare una civilissima e legittima mobilitazione di tutta l'Università italiana in un problema di ordine pubblico".
Il rettore dell'Università dell'Aquila prof. Ferdinando di Orio interviene in merito alla dichiarazione del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, che ha prospettato la possibilita' di un ricorso alle forze dell'ordine per impedire l'occupazione di scuole e università.
"Non solo e' sconcertante - continua il rettore Ferdinando di Orio - ma e' davvero pericoloso drammatizzare il livello dello scontro che, come tutti rettori e tutti coloro che hanno a cuore l'Università pubblica ripetono ormai da anni, vuole sostanzialmente portare al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica la drammatica situazione in cui versa l'Universita'.
Una situazione che i recenti provvedimenti governativi rischiano di compromettere definitivamente".
"Cio' che trovo, inoltre, inaccettabile e' voler forzatamente accreditare l'immagine di un'Università spaccata al suo interno, nella quale una piccola frangia di estremisti impedisce agli "studenti modello" di poter frequentare le lezioni. Così non e', perche' la stragrande maggioranza degli studenti vuole soltanto una Universita' migliore e, soprattutto, vorrebbe essere ascoltata dai suoi naturali interlocutori politici e governativi".
"Stia tranquillo il Presidente del Consiglio - conclude il rettore Ferdinando di Orio - perché i rettori delle Università italiane, nell'esercizio della loro autonomia istituzionale, sapranno vigilare e non permetteranno che la legittima protesta determini discriminazioni nei confronti di alcuno".

ANDU: Mini-Rassegna

Si segnala:

- uno dei siti della protesta:

- "L'universita' che vuole il Pd" su Europa:

- "Universita': la riforma deve essere bipartisan" sul Secolo:

- "Palermo. Altri ventimila in corteo. Il Senato accademico 'condivide'" sul Manifesto:

Tuesday, October 21, 2008

ANDU &c: Per difendere e cambiare l'Universita'

PIATTAFORMA PROGRAMMATICA PER L'UNIVERSITA' ITALIANA

Associazione Docenti Universitari (ADU)
Associazione Dottorandi Italiani (ADI)
Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)
Associazione Professionale Universitaria (APU)
CISAL Universita'
CISL Universita'
Comitato Nazionale Universitario (CNU)
Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari (CNRU)
FLC CGIL
Rete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP)
Sindacato Universitario Nazionale (SUN)
UIL P.A.-U.R. AFAM
Unione degli Universitari (UDU)

I recenti provvedimenti legislativi e quelli annunciati, se non abrogati e bloccati, determineranno la definitiva scomparsa dell'Universita'' pubblica, mutandone radicalmente la natura, la missione, le finalita' e l'assetto. Un'Universita' alla quale la nostra Costituzione assicura autonomia e liberta' di ricerca e di insegnamento.
Le sottoscritte Organizzazioni ed Associazioni della docenza universitaria, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti nel respingere fermamente le scelte di fondo che ispirano tali provvedimenti, intendono riproporre a tutti gli interlocutori, a cominciare dal Governo, un quadro di interventi alternativi che affrontino le criticita' evidenti del sistema, valorizzino le risorse presenti, sollecitino la crescita della qualita' della didattica e della ricerca, e consentano all'Universita' italiana di svolgere quel ruolo sociale di promozione della cultura e dell'innovazione di cui il Paese ha enorme bisogno.

I valori fondanti

Noi crediamo che qualsiasi intervento non possa prescindere dal rigoroso rispetto di alcuni valori fondativi che rappresentano la parte migliore della storia e dell'esperienza dell'Universita' italiana, valori che desideriamo sinteticamente ricordare:
" la natura pubblica del sistema universitario. Il ruolo dello Stato come erogatore e garante di un sistema di alta formazione e' indispensabile per assicurare le condizioni affinche' l'Universita' resti, ed anzi divenga sempre piu', elemento centrale del sistema di welfare. E' compito del sistema pubblico garantire parita' di condizioni universali nell'accesso all'Universita', assicurare la qualita' dell'offerta didattica, e per questa via ripristinare una mobilita' sociale che appare ridotta, presidiare la ricerca in tutti i campi, anche quelli che, pur dotati di alto valore culturale e scientifico, non presentano possibilita' di valorizzazione economica immediata, garantire la liberta' didattica e di ricerca costituzionalmente sancita. Va inoltre assicurato il carattere unitario del Sistema nazionale universitario, dotato di effettiva autonomia, all'interno del quale deve essere garantita l'autonomia dei singoli Atenei. Il ruolo del privato rappresenta un'utile integrazione, uno stimolo ed una risorsa, che deve avere tuttavia carattere complementare al mantenimento di un forte, prevalente sistema pubblico di Atenei. La stessa idea di autonomia, che e' autonomia del sistema ed autonomia dei singoli Atenei, si tiene nella misura in cui il riferimento concettuale e' ad un sistema nazionale pubblico.
" il ruolo sociale del sistema universitario, ruolo che si  estrinseca in un rapporto trasparente tra la domanda sociale, il concreto funzionamento degli Atenei e la loro capacita' di dare risposte sulla base di un misurabile rapporto costi-benefici, da rendere visibile attraverso una congrua valutazione del sistema e delle sue singole articolazioni (Atenei, Facolta', Dipartimenti, progetti di ricerca, percorsi formativi).
" la natura cooperativa e partecipata del sistema universitario. L'Universita' deve rappresentare il modello di una comunita' di pari, libera da gerarchie formali e sostanziali, capace di autogovernarsi perche' fondata su una salda cultura democratica della responsabilita' individuale e collettiva. Una comunita' che si fonda sulla libera circolazione dei saperi e su una virtuosa competizione di meriti scientifici.

Ogni provvedimento di riforma deve misurarsi con questi valori fondanti e con la natura laica e razionale dell'Universita'. Siamo perfettamente consapevoli della distanza che separa oggi l'Universita' dalla compiuta realizzazione di un modello ideale: l'Universita' italiana e' in condizioni difficili, in parte prodotte dal contesto politico-istituzionale, in parte da una distorta applicazione dell'autonomia la cui responsabilita' e' da imputare al ceto accademico. E' tuttavia nostra convinzione che non vi sia riforma possibile che non muova dall'affrontare i nodi ed i valori che dovrebbero sostenerne il modello. Nei provvedimenti di Governo vediamo invece disegnarsi una prospettiva di liquidazione del ruolo pubblico ed un sistema universitario sempre piu' impoverito sul piano finanziario e, soprattutto, sul piano delle risorse intellettuali ed umane. Un sistema che nel giro di pochi anni compira' fino in fondo una parabola discendente che portera' ad una condizione di paralisi e di irrilevanza istituzionale.
Per queste ragioni proponiamo un programma che muove da quelli che a noi appaiono i veri nodi del sistema universitario. Chiediamo al Governo di fermare gli iter legislativi in corso, di abrogare gli art. 16 e 66 della L. 133/2008, e di aprire un confronto autentico con tutti i soggetti coinvolti ed interessati.

1) Il sistema di finanziamento Il settore della conoscenza deve essere considerato una risorsa strategica del Paese. I finanziamenti devono essere pertanto adeguati a questo compito. La valutazione dell'utilizzo di questi finanziamenti deve essere effettuata a partire dalle ricadute sull'intero sistema Paese.
Utilizzare gli Atenei per fare cassa non e' l'approccio migliore ad una discussione seria sulle necessita' del finanziamento e sulla qualita' della spesa. Occorre partire da un dato incontrovertibile: qualunque indicatore venga assunto, il sistema italiano e' largamente sottofinanziato, ed in queste condizioni ogni ragionamento credibile sulla qualita' e' pura poesia. Se si realizza il taglio ulteriore di un 25% in termini reali nei prossimi quattro anni, come prevede la L. 133, si entra in una condizione di bancarotta degli Atenei, anche quelli che oggi si considerano "virtuosi". Occorre invece partire da:
a) una previsione pluriennale di crescita del finanziamento che avvicini il nostro Paese alla media OCSE
b) una rimodulazione delle regole della distribuzione del FFO che valorizzi indicatori credibili di crescita della qualita' dei servizi e delle prestazioni dei singoli Atenei, e su di essi distribuisca le risorse evitando di incentivare comportamenti perversi (la caccia all'iscritto o le promozioni facili). Un finanziamento cosi' rivisto esplicherebbe inoltre la sua piena funzione se, riconoscendo che le universita' possono vivere solo nel binomio inscindibile di attivita' di didattica e di ricerca, si osservasse che tali requisiti non vengono attualmente rispettati in tutti gli Atenei italiani, e si procedesse quindi ad un attento monitoraggio delle loro caratteristiche in maniera tale da porre rimedio a queste situazioni.
c) una rigorosa revisione delle regole di finanziamento dei fondi di progetto, insieme con l'ampliamento degli investimenti a progetto, a cominciare dai PRIN (che quest'anno calano da 160 a 98 milioni)

2) La docenza universitaria La necessita' primaria del sistema e' costituita dal riavvio di un processo di immissione di giovani che vada ad equilibrare la "gobba" di uscite per pensionamento previste nei prossimi anni. E' esattamente il contrario di quanto previsto dalla L.133, che viceversa blocca sostanzialmente il turn-over. Sempre in virtu' della centralita' strategica dell'universita' l'approccio al turn-over deve essere totalmente ribaltato: a fronte dei pensionamenti il personale docente e tecnico-amministrativo di ruolo deve essere aumentato in modo da rispondere in misura adeguata agli standard europei. E' necessario programmare un'operazione di reclutamento straordinario di consistenti dimensioni, su fondi nazionali aggiuntivi, che consenta di dare una prospettiva alle competenze presenti nell'abnorme area del precariato; e al tempo stesso programmare la ripresa di un reclutamento ordinario che eviti l'andamento disomogeneo per classi di eta', dovuto nel passato agli "sbottigliamenti" legati ad ondate di immissioni concentrate nel tempo. L'investimento nel reclutamento di giovani e precari puo' essere gestito anche attraverso meccanismi che consentano di utilizzare le risorse derivanti dai pensionamenti, e/o attraverso forme di anticipo delle competenze, da restituire man mano che i costi immediati tendano a riequilibrarsi, prendendo in considerazione preparazione e pregresse attivita' di coloro che possono dimostrare interesse e impegno nella ricerca e nella didattica.
Partendo dalla costatazione che ai fini istituzionali concorrono a pieno titolo gli attuali professori e ricercatori, occorre una revisione profonda delle carriere e del sistema di reclutamento, allo scopo di fornire risposte reali alla crescita scientifica e retributiva dei docenti, all'ingresso e alle prospettive dei giovani, all'enorme serbatoio di precariato prodottosi negli ultimi anni.
Va affermata la unitarieta' della funzione docente; la carriera, che deve essere unica, puo' essere articolata in fasce, scandita da verifiche periodiche che diano luogo alla progressione stipendiale e ai passaggi di fascia, che devono realizzarsi ad esito di valutazioni della qualita' scientifica e didattica del singolo docente. Va salvaguardata una quota di accessi dall'esterno, attraverso un meccanismo concorsuale, a tutte le fasce, ed abolito lo straordinariato per il passaggio da una fascia all'altra .
Per quanto attiene al reclutamento iniziale, va introdotta una figura post-doc (o attivita' di ricerca assimilabile), con contratto a tempo determinato triennale e retribuzione assimilata al ricercatore, con funzioni esclusive di ricerca.
Quest'approccio richiede la definizione di alcune condizioni di contesto:
a) la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero di coloro che entrano nel percorso triennale e il numero di docenti da reclutare; 
b) un'applicazione graduale, che consenta di ridurre il precariato esistente attraverso un consistente reclutamento straordinario;
c) il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare strumenti diversi dal contratto triennale (atipici, co.co.co., ecc,);
d) la creazione di un meccanismo che faciliti la mobilita' dei docenti fra i diversi Atenei, per esempio rendendo impossibile lo svolgimento della carriera (laurea magistrale (dottorato-postdottorato-docenza) nella stessa sede e fornendo le risorse necessarie a detta mobilita';
e) la distinzione tra il budget destinato al reclutamento e quello dedicato all'avanzamento di carriera.

3) Il governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale E' ormai evidente come sia necessario rivisitare l'assetto del governo degli Atenei, caratterizzato da forti differenze legate ai singoli Statuti, ma comunque accomunato da alcuni punti critici: il rapporto spesso clientelare che lega i Rettori al loro elettorato, soprattutto in occasione del rinnovo del mandato; la sovrapposizione e confusione dei ruoli tra Senato e Consiglio di Amministrazione; la composizione degli organi di governo e la loro base elettiva. Noi riteniamo necessario che il mandato rettorale sia unico, e che comunque il mandato non possa essere prolungato tramite successive modifiche di statuto . Che gli Statuti regolino in modo puntuale, sulla base di un quadro normativo nazionale, le competenze degli organi, distinguendo con nettezza l'indirizzo, dal controllo, dalla gestione. Che si valorizzi il lavoro di gestione della dirigenza amministrativa e dei dipendenti tecnico-amministrativi, riconducendo la docenza alle funzioni sue proprie ed evitando di assegnare ai docenti improprie funzioni di dirigenza. Che si prevedano forme di partecipazione effettiva degli studenti alla vita democratica degli Atenei.
E' indispensabile, infine, prevedere un Organismo di coordinamento nazionale capace di assicurare l'autonomia del Sistema Universitario ed un suo sviluppo organico. Un Organismo non corporativo e non disciplinare, elettivo e rappresentativo della comunita' accademica nazionale, aperto ai contributi del mondo del lavoro e delle imprese, in grado di aiutare a stabilire le priorita' di sviluppo del Sistema Universitario.

4) Il diritto allo studio
L'Universita' dovrebbe svolgere un ruolo di promozione della mobilita' sociale; questa funzione, oggi piu' di ieri, e' un'utopia che rischia di essere ulteriormente compromessa dalla legge 133. 
Per garantire che questo avvenga e' necessario che il sistema universitario sia effettivamente accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e dal contesto sociale di origine, rimuovendo le barriere, formali e sostanziali, che ostacolano l'accesso e la prosecuzione degli studi.
Il sistema del numero chiuso sta progressivamente estendendosi anche all'accesso alla laurea magistrale, creando un ulteriore sbarramento intermedio; esso esclude gli studenti sulla base di un meccanismo che ha poco a che vedere con la valorizzazione dei piu' meritevoli, e trae spesso le sue origini dallo scarso investimento economico sulle Universita', che le costringe a limitare il numero delle immatricolazioni in assenza di strutture e di personale docente adeguati. Si deve allora prevedere l'adozione di piani pluriennali di adeguamento, affiancati da un congruo e mirato investimento, che porti progressivamente alla rimozione delle barriere all'accesso. Allo stesso tempo, e' necessario ragionare su un'adeguata valorizzazione del merito degli studenti, che devono essere valutati sulla base dei risultati conseguiti nel corso del loro percorso di studio.
Il definanziamento del sistema del diritto allo studio e la sua organizzazione tarata su modelli ormai superati (la legge quadro nazionale risale al 1999 e l'ultimo DPCM che regola l'erogazione dei benefici del diritto allo studio al 2001) fanno si' che molti degli studenti idonei in base ai previsti parametri di merito e di reddito non possano di fatto beneficiare dei servizi per il diritto allo studio, e non abbiano la possibilita' di scegliere quale sede e quale corso di laurea frequentare. 
E' necessario che gli investimenti statali siano in grado di garantire la copertura totale delle borse di studio, integrando l'offerta con il necessario investimento in mense, alloggi, agevolazioni sui trasporti.
Le differenze di condizione economica di origine portano di per se' a differenze nell'accessibilita' all'offerta culturale, anch'essa componente essenziale della formazione. Perche' siano garantite pari opportunita' per tutti e' necessario intervenire anche su quest'aspetto con agevolazioni mirate.

5) L'offerta didattica
Il giudizio sul modello 3+2, a distanza di alcuni anni dall'avvi'o, e' un giudizio molto articolato e differenziato tra Atenei e discipline. I dati quantitativi sembrano indicare notevoli avanzamenti sul fronte della percentuale di successo negli studi, nonche' sui tempi di compimento dei percorsi di laurea. Tuttavia, vanno segnalati elementi di criticita' da affrontare: 
a) la percentuale elevata di chi prosegue dopo il triennio indica l'insufficiente consistenza della laurea triennale, sia sul piano culturale sia su quello della preparazione professionale; 
b) si rileva in modo diffuso la percezione di una caduta di qualita' dei percorsi: va svolta una riflessione sull'effettivo ruolo dell'Universita', che sta oggi progressivamente licealizzandosi e perdendo il ruolo di elaborazione e formazione culturale; 
c) non e' stato colto e valorizzato in modo adeguato il sistema dei crediti, tant'e' che ci sono ancora forti difficolta' nel loro riconoscimento, nel passaggio tra un Ateneo e l'altro, e perfinoall'interno dello stesso Ateneo. Tali aspetti vanno a riferirsi, sia all'architettura del modello, sia all'applicazione che ne e' stata fatta dagli Atenei. Ne' hanno giovato i reiterati interventi legislativi, che hanno parzialmente corretto alcune criticita', ma hanno per altro verso generato confusione e difficolta' applicative. Noi riteniamo che sia necessario un intervento esteso di ricognizione, di ascolto e monitoraggio sistematici: una campagna nazionale di rilevazione, da concludersi con un'iniziativa nazionale che faccia il punto, indichi i punti di sofferenza, individui percorsi di correzione condivisi, prima di procedere a qualsiasi ulteriore intervento di aggiustamento. Non e' piu' possibile procedere alla modifica dell'offerta didattica sulla base di decreti, in cui ogni Ministro dice la sua: va dato un assetto stabile alle Universita', inquadrando l'ordinamento all'interno di una legge ordinaria.

6) La valutazione
Un efficace e credibile sistema di valutazione e' parte essenziale di un processo di revisione degli statuti normativi dell'Universita'. Valutazione della qualita' del prodotto universitario, del funzionamento di ogni articolazione del sistema. Senza una valutazione che consenta di misurare meriti e difetti in modo puntuale, l'Universita' non sara' in grado di ristabilire una bussola condivisa e condivisibile sul proprio operato. Il precedente Governo aveva costituito l'Agenzia per la valutazione del sistema universitario e di ricerca (ANVUR), provvedimento a lungo discusso e sul quale avevamo prodotto numerose critiche, a cominciare dalla sua effettiva terzieta' e dalla quantita' di compiti assegnati, per finire con una certa farraginosita' dell'impianto costitutivo. Nonostante i numerosi punti di dubbio e contrarieta', l'ANVUR costituiva tuttavia il primo tentativo sistemico di introdurre una valutazione continua e ricorrente. L'attuale Governo ne ha congelato la costituzione, e non e' dato sapere se intende riaprire il capitolo. Noi riteniamo necessario riprendere in mano il progetto, verificarne e correggerne i punti di debolezza, e procedere operativamente alla sua costituzione. Va garantita per l'Agenzia la naturadi soggetto terzo, problema che sussiste anche all'interno dello schema proposto dal Governo precedente, per evitare strumentalita' e autoreferenzialita' del valutatore. I risultati della valutazione devono essere correlati con l'erogazione delle risorse da parte dello Stato. Va, infine, assicurato un effettivo coinvolgimento degli studenti nel funzionamento, attribuendo un peso reale al giudizio dei discenti e agli attuali questionari di valutazione.

7) Il dottorato di ricerca
Occorre una riforma del dottorato che riorganizzi i corsi in scuole di dottorato dotate di un progetto formativo, aperte alla dimensione internazionale della ricerca e valutate periodicamente. Le scuole potrebbero cosi' diventare, nel territorio, agenti di dialogo fra mondo della ricerca universitaria e privata e motori di innovazione.
L'aumento delle borse di dottorato a 1040 euro rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione della formazione alla ricerca. Si deve pero' superare la figura del dottorando senza borsa, che, oltre a rappresentare una palese ingiustizia, non vede garantita la qualita' del percorso formativo e di ricerca. Occorre pertanto affiancare ai dottorandi a tempo pieno e destinatari di borse di studio una figura di dottorando lavoratore, che permetta a persone inserite nel mondo del lavoro di rafforzare il proprio profilo professionale e le proprie capacita' di ricerca.
Il dottorato deve essere poi valorizzato e individuato come strumento privilegiato di formazione alla ricerca in vista della carriera accademica, ma anche in relazione al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione, delle professioni.
Deve infine essere approvata, a partire dalla Carta Europea dei Ricercatori, una carta dei dottorandi, che riconosca loro i diritti legati al loro doppio status di studenti del terzo ciclo di formazione superiore e di giovani ricercatori.

Il documento verra' presentato a Roma in una conferenza stampa, la data ed il luogo verranno comunicati appena definiti.

Roma 20 ottobre 2008

PRC: articolo università









Partito della Rifondazione Comunista
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Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Scuola, Università e Ricerca: mille ragioni e forza di una lotta
La proteste nelle scuole e nelle università contro i progetti della Gelmini si diffondono a macchia d'olio su tutto il territorio nazionale. Ovunque cortei spontanei invadono le città, le scuole sono occupate con la complicità di docenti e genitori. Le Università sono praticamente tutte in agitazione attraverso la costituzione di coordinamenti di studenti, ricercatori e docenti. Il Governo Berlusconi ha se non altro avuto il merito di aver prodotto una unità intergenerazionale che già si configura nella sua soggettività politica di trasformazione per una società democratica della conoscenza.
Il 23 sarà giornata di mobilitazione in molte città italiane. A Pisa, tra le principali realtà in agitazione, dove il movimento organizza quotidianamente iniziative che raccolgono larghi consensi nell'opinione pubblica, è prevista una grande manifestazione che unirà gli occupanti di scuole e università, contro questo assurdo progetto di riforma vuole dare il colpo di grazia al sistema pubblico dell'istruzione, tendenza diffusa da tutti i governi degli ultimi anni, specie per quanto riguarda il comparto universitario. Se venisse approvato, ne pagheranno le spese i giovani e giovanissimi di oggi e di domani, le loro famiglie, la gran parte della collettività, salvo i settori sociali da sempre privilegiati.Questa riforma è di natura classista perché dimin uendo le ore di istruzione nelle scuole dell'obbligo colpisce le famiglie con meno reddito (i momenti di socialità sono a pagamento e inesistenti le ore di recupero scolastico concepite come approfondimento delle materie e ampliamento degli orizzonti culturali).
Per l'università la controriforma prevede tagliper 1.500 milioni di euro, trasformazione delle università in fondazioni private, tasse d'iscrizione alle stelle. L'università, che già oggi costa troppo, finirà sempre più col diventare accessibile alla sola "élite", mentre gli altri si consoleranno con la Costituzione che continuerà a raccontargli la fiaba del diritto allo studio. La ricerca sarà gestita con criteri e per obiettivi funzionali agli interessi privati dei nuovi padroni degli atenei. Immaginate cosa pretenderanno dai ricercatori, e prima ancora dagli studenti, le società farmaceutiche, una volta che avranno messo le mani sulle università! Gli organici saranno ridotti secondo lo schema 1 assunzione ogni 5 pensionamenti. Con buona pace per la qualità dell'attività didattica (in termini di contenuti e di metodologie) e per l'adeguamento dei percorsi formativi alle esigenze sociali. Nessuna stabilizzazione dopo anni di precariato per migliaia di ricercatori, tecnici e amministrativi. Una specie di avviso di licenziamento a futura memoria (e nemmeno tanto futura!).
Anche gli altri comparti dell'istruzione subiranno le conseguenze di questo "nuovo" assetto dell'università, che non può non essere lo spettro incombente sugli studi dopo la scuola superiore. Per non parlare del degrado culturale e civile che si abbatterà sulla vita collettiva, in particolare nelle città universitarie.
La furia controriformatrice della ministra Gelmini e del suo staff di "esperti" sta imperversando ovunque nell'istruzione. Sono suoi bersagli anche la scuola elementare e quella media (inferiore e superiore). Nelle elementari, col ritorno al "maestro unico" del secolo scorso, si riduce l'organico docente di decine di migliaia di maestre e maestri; si dequalifica pesantemente una scuola ritenuta validissima a livello internazionale; si rubano 4 ore al "tempo/scuola" settimanale; si abolisce il "tempo pieno", che si sostituisce, a richiesta delle famiglie, con una specie di "badanza", affidata non si sa a chi.
Nella scuola media, si accorpano istituti e altri si chiudono; si tagliano fondi per 8 miliardi di euro, mentre se ne regalano milioni alle scuole private; si riduce il personale di circa 85mila insegnanti e 45mila lavoratori ausiliari, tecnici e amministrativi; si pensa di ridurre l'orario di lezione e di abolire il 5° anno in certi istituti; si stivano 30 e passa alunni per classe, da "gestire" con bocciature col "5" in condotta o in una materia o gruppo di materie. Classi concepite come luoghi di ordine autoritario, conforme al pensiero dominante. E tanti saluti a chi si dibatte in difficoltà scolastiche o di relazione, porta con sé un handicap o viene da un altro angolo del mondo e avrebbe bisogno di essere riconosciuto nella sua dignità esistenzial e.
Da settimane si cerca di resistere a quest'attacco. Lo si fa approfondendo le questioni, facendo assemblee, manifestazioni, partecipando in massa al corteo delle centinaia di migliaia di manifestanti del 17 ottobre a Roma, convocato con lo sciopero generale dai sindacati di base. È ora necessario che la mobilitazione abbia un salto di qualità ricercando l'unità tra tutte le componenti del movimento.
I luoghi di lavoro sono decisivi per accumulare la forza sociale adeguata a spuntarla, la battaglia in difesa della scuola pubblica è una battaglia di civiltà tra l'altro determinante anche per le sorti della sinistra in questo paese. Non apprezziamo in questo senso chi nel nome di un pragmatismo antideologico predica oggi la possibilità di emendare una proposta di legge che va solo ritirata. E ci spiace che anche il Presidente Napolitano si sia esposto in questo senso. La legge Gelmini non è emendabile salvo condividerne l'impianto generale, che propone subalternità ai dettami di un modo di produzione e distribuzione delle risorse evidentemente in crisi. Noi chiediamo un'altra scuola, un'altra università, un altro sistema pubblico della ricerca dentro una società liberata dalle secche del capitalismo.
 
Fabio de Nardis, Resp. Nazionale Università e Ricerca PRC 
Federico Giusti, Confederazione Cobas Pisa
 


ANDU: Rettori: ognuno per se'

Oggi ci sono (almeno) due CRUI: quella dei "magnifici" - "13 magnifici" che si ritengono a capo di Atenei eccellenti (AQUIS) e tutti gli altri. Questo oggi risulta ancora piu' chiaramente leggendo gli articoli sotto segnalati.

Alla fine dell'articolo sul Corriere della Sera si legge che il Rettore di Padova ha dichiarato che nel suo Ateneo "niente blocco della didattica, ma teniamo viva l'allerta e la contestazione." Ma e' proprio cosi'? E' possibile che vi sia un Ateneo mobilitato dall'alto e a sostegno dello smantellamento del Sistema nazionale delle universita' pubbliche?

L'ANDU ha sempre sostenuto che la CRUI e' STRUTTURALMENTE incapace di rappresentare il Sistema nazionale delle Universita' italiane. La CRUI e' infatti la somma di Rettori eletti per 'dirigere' i singoli Atenei e per difenderne gli specifici interessi. La CRUI ha potuto 'funzionare', votando all'unanimita', solo per chiedere genericamente piu' fondi e per conservare l'esistente.

E non a caso la lobby trasversale accademico-politica, che opera da anni per smantellare l'Universita' statale, di massa e di qualita', ha sempre 'puntato' sulla CRUI e si e' sempre duramente opposta all'istituzione di un Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita', direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo unico) delle tre fasce della docenza. Un Organo che rappresenti tutte le Universita' e in grado di difenderne l'autonomia dai poteri forti accademico-politici.

Gli articoli:

- "Offerta al governo da 13 atenei, 'Un patto di stabilita' sui tagli'", Corriere della Sera del 21.10.08:

- "La Crui spaccata in due. Aquis alza la voce", CorriereUniv.it del 20.10.08:

ANDU: Palermo - "Un fiume di ragazzi"

Oggi a Palermo si e' svolta un grandissima manifestazione di studenti contro i provvedimenti che attaccano la scuola e demoliscono del tutto l'Universita'.

Per averne una 'idea:

[dipendenti] E' morto Vittorio Foa. Annullato l'incontro con Epifani del 21-10-2008.



 





E' morto, a Formia, Vittorio Foa.

Già Dirigente Cgil, militante di democrazia, un uomo della sinistra, un uomo di lotta e di speranza.
Foa aveva 98 anni.
 
ANNULLATO, a data da destinarsi, l'incontro
con GUGLIELMO EPIFANI
di MARTEDI' 21 OTTOBRE 2008
presso l'Auditoriun Fondazione "Marco Biagi"
Largo M. Biagi, n. 10 - Modena
 
Distinti saluti
 
Giancarlo Bergamini
 
FLC-CGIL
UNIMORE
 

DIPENDENTI e` una lista moderata che viene utilizzata
per comunicazioni amministrative e sindacali a tutto il
personale dell'Ateneo.
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PRC: comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
Rifondazione Comunista al fianco dei precari INFN
In seguito al DDL 1441-quater approvato il 15 ottobre alla Camera e alla legge 133/08, 600 ricercatori e tecnici dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare rischiano di perdere il posto di lavoro. 600 in un ente di 1800 dipendenti, che a causa dei provvedimenti sciagurati del Governo Berlusconi non saranno mai assunti a tempo indeterminato, mettendo a rischio la qualità della ricerca in uno degli istituti che assume una importanza vitale per lo sviluppo della società italiana.
Centinaia di ricercatori e tecnici precari che oggi contribuiscono alla costruzione di esperimenti rischiano di dover abbandonare la ricerca. Ne conseguirà una ulteriore fuga di cervelli verso i istituti esteri producendo un danno inestimabile sul piano economico e sociale.
Rifondazione Comunista è al fianco dei precari dell'INFN e di tutte le precarie e i precari che oggi si mobilitano negli Enti Pubblici di Ricerca e chiede un finanziamento straordinario per dare inizio a procedure di reclutamento serie e stabili nel tempo, una gestione dell'organico degli Enti commensurata alle attività e agli impegni scientifici intrapresi, all'interno di una politica di finanziamento della ricerca in linea con il resto d'Europa.
Il PRC chiede nell'immediato di cancellare il taglio del 10% della pianta organica introdotto dalla legge 133/08 e di giudicare realmente nel merito le diverse situazioni dei vari Enti Pubblici di Ricerca.
Fabio de Nardis, Responsabile Università e Ricerca PRC

Sunday, October 19, 2008

ANDU: Contributo alla protesta dell'Ateneo

Sintesi dell'intervento programmato per introdurre l'Assemblea di Ateneo del 17/10/2008 promossa da ANDU, CISAL Universita', CISL-Universita', CNU, FLC-CGIL, SNALS-Universita', UDU, UILP.A.-U.R.AFAM di Palermo

(L'Assemblea prevista non si è potuta svolgere secondo le modalità programmate a causa di una partecipazione di circa 4.000 tra docenti, personale tecnico amministrativo, precari e studenti non contenibili in alcuna struttura universitaria attrezzata.)

Ecco la sintesi dell'intervento di apertura che non è stato possibile svolgere all'Assemblea di Ateneo di venerdì scorso e che diffondiamo anche come contributo alle Assemblee di Facolta' che si svolgeranno martedì 21 ottobre a partire dalle ore 9.

In tutti gli Atenei è in corso una forte protesta contro la Legge 133. Questa prefigura per l'Università pubblica un futuro angusto e incerto, che può determinarne anche la scomparsa. L'esigenza di iniziative volte a costruire un'alleanza solida tra l'Università e l'intera comunità civile, con la partecipazione fondamentale degli studenti, allo scopo di ottenere l'abrogazione della Legge, è indifferibile.

La ampia consapevolezza riscontrata nel corpo universitario sulla reale portata dei provvedimenti contenuti nella legge 133, esime dalla necessità di uno specifico approfondimento.

Va rilevato tuttavia che questo attacco contro l'Università pubblica, che e' iniziato da molti anni, ma che ora è di una virulenza senza precedenti, è stato agevolato dalla sua oggettiva debolezza. L'immagine dell'Università, per motivi che in parte le sono esterni, ma in buona misura sono riconducibili a sue scelte e comportamenti degli ultimi decenni, oggi appare fortemente appannata.. Acquisirne consapevolezza e provvedervi non è resa all'avversario, ma piuttosto lo strumento necessario per recuperare fiducia ed autorevolezza e costruire alleanze forti e durature con tutti i suoi naturali interlocutori.

Questa vicenda universitaria si sta sviluppando all'interno della crisi che ha investito il mondo della finanza a livello mondiale. Gli effetti di questa crisi sono ancora imprevedibili, ma rischiano di compromettere ulteriormente la situazione finanziaria dell'Università pubblica. L'unica cosa certa è che da questa crisi usciremo cambiati.

L'Università, insieme alle altre Istituzioni, dovrà cambiare. Ci sono, è indiscutibile, gravissimi problemi di finanziamenti insufficienti, di laboratori dotati di attrezzature obsolete, di luoghi della didattica e di biblioteche inadeguate.

Per questo è necessario mantenere alta la guardia e prioritariamente contrastare con ogni mezzo i tentativi di:

- privatizzare il sistema universitario;
- ridurre le risorse a disposizione  impedendo di rinnovare e potenziare le attrezzature per la didattica e la ricerca;
- bloccare il turn over dei docenti e del personale tecnico-amministrativo, indispensabile per lo svolgimento delle attività universitarie.

Ma vi sono anche materie sulle quali il mondo universitario può intervenire subito ed autonomamente. Tra queste, perché vi si ponga immediato rimedio, ne vogliamo ricordare 4 in particolare.

1) Gli ordinamenti didattici. Costruiti spesso intorno agli interessi accademici, essi appaiono in molti casi veri e propri atti di prevaricazione nei riguardi degli studenti. Titolazioni di corsi di laurea poco chiare, qualche volta incomprensibili, contenuti spropositati, soprattutto per quantità, rispetto al valore dei titoli conferiti. Gli interventi correttivi sono possibili, possono dare risultati nel giro di pochi mesi e vanno avviati immediatamente.
2) La proliferazione di indennità e benefit per le cariche accademiche.
Oltre a sottrarre risorse oggi in particolare più utilmente destinabili, esse introducono una devianza di ancor più grave effetto. Configurano la funzione di gestione amministrativa dell'Università quasi come un valore in se. Anche qui l'intervento può essere attuato dall'oggi al domani.
3) La trasparenza. Ogni anno gli studenti sono chiamati a riempire un questionario per ciascuno dei corsi frequentati allo scopo di esprimere un giudizio sui vari aspetti del corso stesso. I report relativi alle elaborazioni vengono consegnati in busta rigorosamente chiusa a ciascun docente per i soli corsi da egli tenuti. Perché questa segretezza? E' possibile correggere dall'oggi al domani.
4) Nepotismo. E' il tema che ha trovato più spazio nei mezzi di comunicazione. Continuare a ignorarlo sottovalutando gli effetti devastanti che le pratiche nepotistiche producono all'immagine dell'Università intera, coinvolgendo nel giudizio anche quelle parti che non ne sono contaminate, equivale ad allargare sempre di più il solco tra l'Università e la società.

Per l'immediato, sul piano nazionale chiediamo:

- l'abrogazione della legge 133/2008;
- il coordinamento delle iniziative in corso negli Atenei;
- che i docenti non offrano la disponibilità a sostenere carichi didattici non strettamente istituzionali e ritirino le disponibilità in precedenza offerte;
- l'annullamento delle cerimonie di inaugurazione dell'anno accademico.

Sul piano locale chiediamo al Rettore, indipendentemente dalle scelte che verranno fatte nelle altre Sedi universitarie, di:

- avviare le azioni necessarie per intervenire e risolvere immediatamente le 4 questioni più sopra enumerate;
- sostituire la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico con una manifestazione pubblica di grande impatto;
- promuovere la costituzione di un gruppo permanente di lavoro composto da tutte le componenti, strutturate e non, con il compito di elaborare proposte alternative di organizzazione dell'Università;
- farsi portavoce a tutti livelli del disagio presente nell'Ateneo manifestato nelle numerose assemblee di facoltà culminate nell'assemblea del 17 ottobre.

Oltre queste iniziative occorre promuovere anche a livello di Facolta' percorsi di aggregazione che tengano conto delle diverse situazioni e posizioni.

La battaglia sarà difficile e presumibilmente lunga. La posta in palio è il futuro delle giovani generazioni. L'alternativa è tra costruire per l'Italia un futuro di progresso culturale, sociale ed economico o andare verso un futuro di ignoranza e sottosviluppo.

Palermo, 18 ottobre 2008

ANDU: Il non Ministro, gli "attributi", i pericoli, i si'

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

IL NON MINISTRO, GLI "ATTRIBUTI", I PERICOLI PER IL MOVIMENTO DI PROTESTA,
I NOSTRI SI'

"Nelle universita' si fanno sentire solo i docenti di sinistra. Sarebbe ora che anche i moderati, per la miseria, mostrassero gli attributi." Cosi' ha affermato Mariastella Gelmini (nota 1), che si atteggia a ministro dell'Istruzione e dell'Universita', ben sapendo (forse) che il vero ministro e' Tremonti.

Il 'maschio' appello di Gelmini ai docenti "moderati" e' stato lanciato sabato 18 ottobre 2008 ad un convegno organizzato da "Magna Carta", fondazione presieduta da Gaetano Quagliarello, vice presidente del PDL al Senato. Al convegno il finto ministro ha ricevuto "applausi dalla sala, anzi quasi una standing ovation", come registra l'Avvenire (nota 2).

Il non ministro Gelmini puo' stare tranquillo: l'attacco mortale all'Universita' statale sferrato dalla lobby accademico-confindutriale, che da decenni opera attraverso il ministero dell'Economia, sara' sempre piu' sostenuto non solo da docenti "moderati", ma anche da "docenti di sinistra". 
Gia' ai tempi della Legge Moratti, docenti di destra e di sinistra si sono mobilitati insieme per difendere quella controriforma, utilizzando la 'grande' stampa alla quale hanno diritto quasi esclusivo di accesso. 
Ci riferiamo, in particolare, all'Appello "Siamo stanchi dei no. Noi vogliamo cambiare", sottoscritto nel marzo 2005 da Daniele Bassi, Giancarlo Cesana, Biagio de Giovanni, Ernesto Galli della Loggia, Claudia Mancina, Gaetano Quagliariello, Angelo Panebianco, Nicola Rossi, Giorgio Rumi, Gian Enrico Rusconi, Giovanni Sabatucci e Aldo Schiavone. L'Appello e' stato allora sostenuto dal Riformista e da "Magna Carta" (nota 3). Quella iniziativa e' stata dettagliatamente esaminata dall'ANDU nel documento "Appello trasversale e qualunquista" (nota 4).

Il movimento di protesta che oggi si oppone alla demolizione dell'Universita' statale dovra' certamente fare i conti con gli 'eccellenti' docenti di destra e di sinistra, che danno e sempre piu' daranno pubblicamente e attivamente il loro sostegno al progetto accademico-confindutriale, ma dovra' fare i conti anche con le strumentalizzazioni di chi dice di opporsi alle scelte dell'attuale Governo, mentre in realta' le critica perche' esse non sarebbero sufficientemente devastanti per l'Universita' statale. Ci riferiamo, in particolare, alle posizioni espresse nel luglio scorso da Mariapia Garavaglia, "ministro ombra" del PD, a proposito della possibilita' data agli Atenei di trasformarsi in fondazioni (nota 5). Su queste dichiarazioni riportiamo nella nota 6 il commento di Alessandra Ciattini e Paola Mura dell'Esecutivo nazionale dell'ANDU.

Il movimento di protesta deve anche attentamente valutare le iniziative di chi finora ha 'soprasseduto' rispetto alla scelta di concrete e adeguate iniziative di contrasto all'azione governativa e ora sembra scegliere la "linea dura". Ci riferiamo, in particolare, alla dichiarazione di Enrico Decleva, presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori), il quale ha recentemente affermato che "la rinuncia al mandato sarebbe il segnale piu' forte che possiamo dare" (nota 7). Il fatto e' che la CRUI, che NON rappresenta il Sistema nazionale universitario, ha posizioni ambigue e di sostanziale difesa dell'esistente. Nella CRUI e' sempre piu' forte il ruolo di quei Rettori che, convinti di essere a capo di Universita' eccellenti, pretendono un trattamento 'speciale' per i loro Atenei, spingendo nella direzione del definitivo smantellamento del Sistema nazionale delle universita' pubbliche. Uno di questi rettori e' quello dell'Universita' di Padova il quale e' giunto a dichiarare: "Gli atenei con i conti fuori posto andrebbero commissariati" (nota 8).

E' in atto, come sempre in questi casi, un'azione 'concentrica' di discredito nei confronti del grande movimento di protesta contro la demolizione definitiva dell'Universita' statale. Una campagna basata sulla presunta assenza di proposte alternative all'azione governativa. Cioe' e' falso, quanto la risibile e provocatoria affermazione che a manifestare sarebbero in pochi: "Altro che sommossa, protestano in quattro gatti", ha titolato il Giornale del 17 ottobre 2008:

Le proposte alternative all'azione di questo e dei precedenti governi ci sono e da tempo. In particolare l'ANDU ha da anni elaborato e diffuso una proposta, organica e dettagliata, che riguarda sia la riforma della formazione, del reclutamento e della carriera dei docenti, sia la riforma del governo del Sistema nazionale e dell'organizzazione dei singoli Atenei.
Le posizioni dell'ANDU si possono leggere cliccando:
oppure

19 ottobre 2008

- Nota 1. V. la fine dell'articolo "L'universita' rischia la fine di Alitalia" sul Corriere della Sera del 19.9.08. Per leggere l'articolo cliccare:
- Nota 2. V. l'articolo "Gelmini: ora le universita', favorire i giovani ricercatori" su Avvenire del 19.9.08:
- Nota 3. Per il testo dell'Appello "Siamo stanchi dei no. Noi vogliamo cambiare" su il Riformista del 30.3.05:
- Nota 4. Per leggere il documento dell'ANDU "Appello trasversale e qualunquista" del 31.3.05:
- Nota 5. Per leggere l'intrevento di Mariapia Garavaglia, "ministro ombra" del PD, "Universita', il nodo governance", sul Sole 24ore del 24.7.08:
- Nota 6. Il commento di Ciattini e Mura.
"Mariapia Garavaglia, "ministro ombra" del PD, invece di difendere l'universita' pubblica come un bene primario e strategico per il paese, ne attacca quelli che sono i punti chiave: una governance non eterodiretta e lo stato giuridico dei docenti, definito una vera "palla al piede per l'universita'" .
Abbiamo spesso scritto nei nostri documenti che i gruppi potenti che vogliono distruggere l'universita' pubblica italiana sono trasversali.
Questa ci sembra esserne la prova, se mai ce ne fosse stato bisogno.
Infatti, la Garavaglia mette in evidenza che <<Le universita' tradizionali, dalla legge Ruberti in poi, possono ben fare cio' che ora appare attribuito alle universita' fondazioni>>. Questa sua affermazione da' ragione a quanto abbiamo da due decenni sostenuto: a partire da Ruberti si e' innescato un processo di radicale trasformazione dell'universita', che aveva ed ha come obiettivo la privatizzazione degli atenei, nel duplice senso di utilizzazione da parte dei privati delle strutture della didattica e della ricerca e di impiego a fini privatistici delle stesse da parte del gruppo dei 'grandi' professori piu' vincolati con il mondo industriale e imprenditoriale.".
Per leggere l'intero documento di Ciattini e Mura:
- Nota 7. V. l'articolo "Riforma, la rivolta dei rettori" su Repubblica di Milano del 17.10.08:
- Nota 8. V. l'intervista "Il rettore Milanesi attacca: contro l'iniquita' fiscale federalismo universitario" sul Mattino di Padova del 16,10.08:

Alcuni immagine dell'occupazione della Facoltà di Scienze Politica, Milano, 17.10.2008

Durante lo svolgimento venerdì scorso, 17 ottobre, di un incontro nazionale sulla ricerca Europea, organizzata dell'APRE (L'Agenzia Nazionale per l Promozione della Ricerca Europea in Italia), c'è stata una occupazione della sede da parte degli studenti della Facoltà delle Scienze Politiche dell'Università di Milano, che ospitava l'evento per APRE.

Penso che sia molto positivo vedere, e capire, che tutti questi giovani si occupano in modo così appassionato delle mosse regolatrici incomprensibili in questi giorni da parte del presente governo, per quanto riguarda la riforma della scuola e dell'università in Italia, e che gli studenti si danno voce, con convinzione, sia alle loro preoccupazione sia a loro speranze per un futuro più degno per un'istituzione culturale di inestimabile valore – non solo per il loro stesso percorso di alta formazione di oggi, ma anche più in generale, per il futuro del paese...

Patrick Coppock

Alcuni immagini da ingresso nella facoltà del corteo studenti:



PRC: articolo Scuola - Gennaro Loffredo









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Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Nell'Italia dell'Unità la scuola era gerarchica, rigida ed autoritaria. Sugli insegnanti gravava un forte controllo burocratico e repressivo. Gli studenti, al pari di militari, andavano irreggimentati ed asserviti. La sua impostazione era chiaramente dualistica ovvero divisa in due ordini che non comunicavano tra loro: il classico, destinato ai ceti sociali superiori e finalizzato alla loro riproduzione; il tecnico, addestramento professionale, destinato al resto del popolo. La legge Casati (1859) sancisce la nascita del sistema scolastico italiano. La classe dirigente si dota così, e si attrezza per gestirlo, del proprio apparato ideologico e formativo per la continuità dei rapporti di produzione e sociali capitalistici.  Di buono c'era in quel periodo, oltre che la nascita dello Stato unitario - oggi fortemente messo a rischio con il federalismo fiscale - la volontà di togliere al clero l'egemonia nel campo dell'istruzione e dell'educazione. Per il resto, la Gelmini evidentemente nostalgica di quel periodo, con la sovrintendenza di Brunetta e Tremonti, ripristina tutto il peggio e va oltre.. E come una candida novizia, in una trasmissione su Canale 5 - "Mattino 5"- si stupisce del fatto che centinaia di migliaia fra studenti, docenti, genitori, lavoratori del mondo della scuola occupino scuole, università, decine di piazze in tutta Italia. Restaura la scuola ed asserisce che la protesta è incomprensibile. Crea classi differenziali per i bambini stranieri e dice che lo fa per loro. Caccia 150mila lavoratori dicendo che non ha i soldi ed intanto il Governo li da alle banche. Anima candida. Pia donna. Lavora per il nostro bene. Che ingrati che siamo! La grande manifestazione promossa dalle forze della Sinistra l'11 ottobre scorso, il riuscitissimo sciopero di oggi indetto dal sindacal ismo di base ci dicono che nella società c'è una gran voglia di uscire dal ghetto nel quale il governo vuole relegare la protesta ed il diffuso dissenso. Finalmente i temi della scuola, dell'università e della ricerca conquistano le prime pagine dei giornali nazionali. I salotti televisivi sono ancora inaccessibili; proprietà privata ad uso e consumo dei soliti noti. Ma il grande movimento che si sta sviluppando la parola se la prende da solo. Se la conquista assemblea dopo assemblea, scuola per scuola, nei comitati di quartiere, nelle sedi di partito tornate a nuova vita. In periferia come al centro, dal nord al sud Italia, isole comprese. Si moltiplicano le voci che chiedono unità nella lotta. Non si può continuare ad essere separati. E' una grande battaglia di civiltà; è una grande battaglia per il futuro. "Riprendiamoci il futuro dei nostri bambini" è lo slogan più ri corrente. Le prossime tappe, lo sciopero generale della scuola del 30 ottobre prossimo e quello annunciato per metà novembre di università e ricerca sono appuntamenti importanti da non mancare. Rifondazione Comunista lavorerà per la loro riuscita, come ha già fatto per lo sciopero di oggi e per tutte le iniziative sin qui promosse in tutta Italia a partire dal luglio scorso.
Vivo apprezzamento alle migliaia di studenti e studentesse che hanno chiuso il corteo di oggi sotto le finestre della "beata" MariaStella assunta in "cielo" per opera dello spirito santo.
 
Roma, 17 ottobre 2008                                                           Gennaro Loffredo
                                                                                  Resp. Naz. Dipartimento Scuola Prc


ANDU: Tantissimi all'Assemblea di Ateneo

COMUNICATO STAMPA

Grande partecipazione all'Assemblea di Ateneo promossa da ANDU, CISAL-Universita', CISL-Universita', CNU, FLC-CGIL, SNALS-Universita', UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM di Palermo.
L'Aula Magna della Facolta' di Ingegneria di 1000 posti non e' riuscita a contenere la partecipazione di oltre 4000 tra studenti (tantissimi!), precari, docenti, amministrativi e l'Assemblea si e' tenuta nell'atrio esterno della Facolta' di Architettura di Viale delle Scienze.
A sostegno delle manifestazioni di protesta e della difficile situazione in cui versa l'Ateneo e tutta l'Universita' italiana, sono intervenuti il rettore Silvestri ed il prossimo rettore Lagalla.
Unanime e' stata la richiesta di immediata abrogazione della legge 133 che riduce drasticamente il numero dei docenti, impedisce l'accesso dei giovani alla docenza, peggiora l'offerta didattica con danno agli studenti, decurta i fondi per l'ordinario funzionamento degli atenei e da l'avvio alla privatizzazione dell'universita' pubblica.

L'assemblea inoltre, dopo aver ascoltato le varie componenti ed approvato i documenti prodotti da varie Facolta', all'unanimita' ha stabilito quanto segue:

sono indette per Martedì 21 ottobre in tutte le Facolta', a partire dalle ore 9,00 Assemblee tematiche sulla legge 133 e a seguire tutte le componenti dell'Ateneo si concentreranno alle 11,00 in viale delle Scienze, davanti la Facolta' di Ingegneria, per proseguire con un corteo cittadino, in modo che anche la gente conosca i motivi del disagio dell'Universita'. 
Inoltre, gli studenti hanno annunziato di aver organizzato per lunedì 20 di mattina un corteo che partira' da Viale delle Scienze alle ore 9,00 e arrivera' a Palazzo Steri.

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione universita', n. 55 del 17 ottobre 2008

Conoscenzanews - Edizione universita', n. 55 del 17 ottobre 2008


Periodico telematico a cura della FLC Cgil
Direttore responsabile Ermanno Detti 
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma
Tel. 06.585480 - fax 06.58548434
per contatti conoscenzanews@flcgil.it            

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Anno IV n. 55 del 17 ottobre 2008      

Editoriale                     
  • Verso lo sciopero di Università, Ricerca e Afam       
Notizie
  • I possibili effetti della Legge 133 sul reclutamento e sulle carriere dei docenti e dei ricercatori universitari
  • Università: i tagli in Finanziaria raddoppiano
  • Anche le Associazioni Sindacali della docenza universitaria si mobilitano contro i provvedimenti del Governo
  • Approvato alla Camera l'emendamento "ammazza precari"
  • Mercato del Lavoro. Le nuove norme sul contratto a termine all'insegna di una deregulation selvaggia
  • FLC Cgil, primi in tutti i settori della conoscenza
Servizi e Rubriche
  • Brevissime                     
  • Appuntamenti

Thursday, October 16, 2008

ANDU-UNIPA: Agraria sospende x Assemblea Ateneo

"A tutti i Docenti

della Facolta' di Agraria

SEDE

Per consentire la partecipazione all'assemblea di
Ateneo che si terra' giorno 17 c.m. a partire
dalle ore 10.00 presso l'Aula Magna della
Facolta' di Ingegneria, le lezioni sono sospese
dalle ore 10.00 alle ore 13.00.

IL PRESIDE

(Prof. Salvatore Tudisca)"

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Si ricorda che l'Assembleadi Ateneo e' stata promossa da

ANDU, CISAL Universita', CISL-Universita', CNU,
FLC-CGIL, SNALS-Universita', UDU, UIL
P.A.-U.R.AFAM di Palermo

ed e' aperta a tutti i Docenti, i Tecnico-amministrativi e gli Studenti

All'Assemblea parteciperanno

Giuseppe Silvestri, rettore in carica
e
Roberto Lagalla, rettore dal 1° novembre 2008

e si discutera' su:
- Legge 133/2008. Effetti immediati e di
prospettiva sul sistema universitario nazionale e
le ricadute sull'Ateneo.
- Iniziative da assumere.

Wednesday, October 15, 2008

PRC: VOLANTINO UNIVERSITA' su www.rifondazione.it









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Riprendiamoci le Università!
 
Le mobilitazioni contro il progetto di dismissione dell'Università pubblica portato avanti dal Governo Berlusconi fanno registrare giorno dopo giorno salti di qualità sul piano quantitativo e qualitativo. Studenti, docenti, ricercatori, tecnici e amministrativi unitariamente dicono No allo svuotamento della struttura pubblica dell'alta formazione. Da Nord a Sud in quasi tutti gli Atenei italiani si svolgono cortei spontanei, occupazioni, presidi. I lavoratori della conoscenza sono in fermento e gli universitari si uniscono alle lotte gloriose di genitori, docenti e studenti del mondo della scuola pubblica anch'essa soggetta a un attacco vergognoso da parte del Governo. Da anni non si assisteva a un simile fermento. I precari degli enti di ricerca si ribellano contro chi vorrebbe togliere loro il diritto acquisito alla stabilizzazione. I ricercatori paralizzano l&rsqu o;avvio dell'anno accademico rinunciando ai propri insegnamenti o trasformando le lezioni istituzionali in dibattiti sulle conseguenze della "riforma" Gelmini sull'assetto dell'Università italiana.
In nome di una ideologia meritocratica che si traduce in selezione di classe il Governo ci propone l'immagine di una società della conoscenza ridotta ad aggregato culturale di merce scadente. E lo fa nel modo peggiore, cioè affossando le prospettive di sviluppo di un paese atterrato dalle deficienze di un capitalismo in crisi che oggi chiede allo Stato di intervenire a risolvere le sue contraddizioni.
Tagli ai finanziamenti, riduzione a un quinto del rapporto già basso tra pensionamenti e nuove assunzioni, abolizione del valore legale del titolo di studio, aumento dei corsi di laurea a numero chiuso, costruzione di Università di élite, magari come quei centri di "eccellenza", tanto cari al Ministro Tremonti, che di eccellente hanno solo il fiume di quattrini che rubano allo Stato, mentre le Università pubbliche rischiano la bancarotta. E poi l'obbrobrio che rischia di essere esteso al mondo della scuola della possibilità di trasformarsi in fondazioni private, l'ultima frontiera di un'autonomia finanziaria ridotta a privatizzazione delle prassi gestionali degli Atenei attraverso la totale alienazione di strutture e risorse pubbliche. Uno scempio legislativo applaudito dalla finta opposizione del PD che già in passato aveva di mostrato sintonia con questa inedita cultura di statalismo neoliberista che nulla ha a che vedere con quel modello anglosassone tanto acclamato ma evidentemente poco conosciuto dai legislatori nostrani.
A tutto questo ci opponiamo partecipando alle mobilitazioni spontanee degli studenti e dei lavoratori della conoscenza importando nei conflitti il nostro punto di vista di comuniste e comunisti e la nostra piattaforma politica di classe che persegue una Università pubblica e un sistema della ricerca di massa e di qualità. Esigiamo la stabilizzazione immediata dei precari di lungo corso e un finanziamento straordinario per l'assunzione a breve di nuovi ricercatori. Chiediamo una riforma dello statuto giuridico dei docenti con separazione netta tra assunzione e avanzamento di carriera e un adeguamento stipendiale per la terza fascia (gli attuali ricercatori). Chiediamo un innalzamento delle borse di dottorato. Vogliamo la completa abolizione delle selezioni in ingresso ai corsi di laurea e l'azzeramento delle tasse di iscrizione all'U niversità per studenti e studentesse provenienti da famiglie con basso reddito. Vogliamo una riforma del sistema di governo degli Atenei in senso democratico e partecipativo. Vogliamo che venga istituito il diritto di assemblea d'Ateneo e di Facoltà con conseguente sospensione della didattica. Vogliamo una Università che selezioni in base al merito e non alla classe sociale. Per far questo servono risorse. Chiediamo un taglio radicale della spesa (sempre crescente) destinata ai nuovi armamenti e magari il recupero dei milioni di euro che ogni anno sono regalati alla chiesa cattolica attraverso il trucco dell'8 per mille destinando il ricavato alla ricerca pubblica.
 
Chiediamo forse la luna? Se un sistema della ricerca e della formazione di massa e di qualità dentro una società compiutamente democratica si chiama luna, allora Sì.
Chiediamo la luna.
 
                                                      
Dipartimento Nazionale Università e Ricerca Prc-Se . Viale del Policlinico 131 - Roma - Tel. 06 441821


EPIFANI a Modena, MARTEDI' 21 OTTOBRE 2008











Incontro-dibattito sulle politiche sindacali per Università e Istruzione Pubblica
Il Segretario della CGIL

GUGLIELMO EPIFANI
incontra
docenti universitari, ricercatori, insegnanti di scuola primaria, media e superiore, studenti e personale tecnico-amministrativo

MARTEDI' 21 OTTOBRE 2008
ORE 16-18

Auditoriun Fondazione "Marco Biagi"
Largo M. Biagi, n. 10 - Modena

PROGRAMMA

ore 16 Apertura lavori:
Donato Pivanti
Segretario Generale CGIL Modena

ore 16,15 Saluto:
Gian Carlo Pellacani
Magnifico Rettore Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

ore 16,30 Relazione:
Guglielmo Epifani
Segretario Generale CGIL Nazionale

ore 17 Dibattito:

ore 17,30 Riflessioni finali
Guglielmo Epifani

Coordina l'incontro
Cinzia Cornia
Segretaria Generale sindacato scuola-università FLC-CGIL Modena

Con questa iniziativa la Cgil discute delle proprie idee e proposte per migliorare la qualità del sistema della formazione e ricerca, per innalzare il più possibile gli esiti di apprendimento, per rispondere efficacemente alla domanda sociale e alle sigenze di sviluppo del paese e dei suoi territori, per contrastare la scarsità di risorse destinate ai settori della conoscenza.
Occorre, in primo luogo, agire sui fattori di qualità dei sistemi pubblici per favorire e diffondere l'assunzione di responsabilità, liberare energie professionali, promuovere innovazione e partecipazione, uguaglianza delle opportunità e convivenza interculturale, salvaguardando e potenziando l'offerta pubblica di istruzione.
La Cgil ritiene indispensabile un piano pluriennale di investimenti nei settori della formazione e della ricerca affinché il nostro Paese si allinei alla media Ocse.
Giancarlo Bergamini
FLC-CGIL
UNIMORE

Tuesday, October 14, 2008

[ANDU] CdF Lettere UNIPI sospende

Mozione del Consiglio di Facolta' di Lettere e Filosofia dell'Universita' di Pisa riunitoso in seduta straordinaria il 9/10

Viste le mozioni e le successive prese di posizione approvate sin dall'emanazione del Decreto Legge 112 del 18 giugno 2008, convertito il 6 agosto nella Legge 133/2008, dalla CRUI e dal CUN, ovvero, i maggiori organi di rappresentanza delle Universita' Italiane, da diverse Conferenze dei Presidi, dai Senati Accademici e dai Consigli di amministrazione della maggior parte degli Atenei Italiani;
Vista la posizione espressa dai Senati Accademici delle Universita' Toscane riunitisi per via straordinaria in seduta congiunta;
Viste le prese di posizione di molti organi collegiali della Facolta' e dei Dipartimenti dell'Ateneo pisano e toscani;
Vista la forte denuncia all'opinione pubblica fatta dall'assemblea generale del personale dei tre Atenei pisani rivolta ad evidenziare il rischio dello smantellamento dell'Universita' pubblica;
Vista la rilevante, giustificata protesta studentesca e la profonda preoccupazione dei giovani laureati e dei giovani docenti che svolgono con sacrificio e senza la giusta rimunerazione tanta parte delle funzioni didattiche nel momento attuale;
Vista l'attuale sordita' da parte del Governo nei confronti dei pareri negativi delle rappresentanze dei docenti e delle associazioni di dottori di ricerca, dei dottorandi, contrattisti, precari e studenti, della CRUI e del CUN, delle Conferenze dei Presidi, dei Senati Accademici e consigli di amministrazione della maggior parte degli atenei italiani;
Considerato che l'Italia, in buona posizione per produzione scientifica, e' gia' molto lontana dagli obiettivi europei sulla formazione, perche' molto indietro (malgrado tentativi maldestri di mostrare il contrario) per spesa annua per studente, ed ultima in Europa per spesa totale destinata all'Università rispetto alla PIL (0,9 % contro 1,3% della media UE), per la quota di spesa pubblica per l'università (1,6% contro 2,8% della media UE), per spesa totale destinata alla ricerca rispetto al PIL (1,09% contro 2,26% della media UE);
Considerato che, approfittando di  attacchi mediatici (spesso diffamatori) su caratteri pur discutibili della gestione dell'Universita', viene colpito il sistema pubblico nel suo insieme penalizzando anche gli atenei con maggiore tradizione nella ricerca e nell'insegnamento;
Considerato che il sistema universitario e di ricerca italiano esige un'analisi critica approfondita e un ampio confronto per giungere ad una vera riforma che, superando operazioni strumentali e di dubbio conio, pervenga ad una riaffermazione del fine di alta formazione e di cultura critica, dia maggior rilievo alla ricerca, premi il merito e apra talenti dei "capaci e meritevoli";

Rilevato che la legge 1338/2008 (conversione del DL 112/2008) condanna alla fine il sistema pubblico universitario e di ricerca prevedendo i seguenti effetti:

o una riduzione annuale fino al 2013 del Fondo di Finanziamento Ordinario di 467 milioni di euro (taglio del 6%) e un taglio del 46% sulle spese di funzionamento;
o una riduzione del turn /over al 20% per l'università (su 5 che vanno in pensione uno solo verrà assunto) nel periodo 2009-2013 (in termini finanziari-64 milioni di euro nel 2009,-190 milioni di euro nel 2010,- 316 milioni di euro nel 2011, - 417 milioni di euro nel 2012,- 455 milioni di euro nel 2013);
o un taglio complessivo di quasi 4 miliardi di euro in 5 anni;
o la trasformazione delle Università pubbliche in fondazioni di diritto privato;

Rilevato che gli effetti combinati dell'art.49 della Legge 133/2008 (divieto di ricorrere al medesimo lavoratore con piu' tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'ultimo quinquennio), e del 37-bis inserito nel ddl 1441 in corso d'approvazione parlamentare, (cancellazione della procedura delle stabilizzazioni) produrranno il blocco delle forme contrattuali a tempo determinato in enti dove la frequenza di concorsi e' scarsa e il licenziamento in tronco (dopo tre mesi dall'eventuale entrata in vigore del ddl 1441) di chi aveva già ricevuto garanzie dallo Stato di un percorso per andare a stabilizzare la propria attività professionale; 
Ritenuto che le misure descritte mettono a rischio il normale esercizio della didattica e della ricerca nelle universita' e nei centri di ricerca, aggravano il problema del numero e della media anagrafica del personale, tradiscono gli accordi europei e il dettato costituzionale sulla necessità della natura pubblica dell'istruzione, compresa quella universitaria; difatti:

o i tagli indiscriminati senza accenni a criteri di valutazione, sono insopportabili per un settore già in grave sofferenza e sottovalutato rispetto a quanto succede nel mondo;

o vengono chiuse le porte ai giovani talenti, una delle risorse piu' pregiate del nostro Paese;

o il taglio indiscriminato delle risorse unito alla possibilita' di trasformazione in fondazione rischia di modificare il sistema Universitario nazionale in un sistema di formazione debole e con accessi differenziati in base al censo (nessun tetto per le tasse universitarie). Inoltre, senza riferimento alla valutazione si selezioneranno le discipline e le sedi universitarie non sulla base del loro valore, ma in ragione del contesto socio economico in cui operano;

o lo Stato non puo' garantire un percorso di acquisizione di diritti e al tempo stesso tradire quella garanzia mettendo in gioco la reputazione delle istituzioni e le basi di solidita' civile dei cittadini.

Il Consiglio della Facolta' di Lettere e Filosofia

Facendo propria la mozione dell'assemblea tenutasi in Piazza dei Cavalieri l'8 ottobre 2008, afferma con forza la propria contrarieta' ai provvedimenti adottati dal Governo, evidenziando i gravi rischi legati ad un indebolimento del ruolo complessivo della produzione e fruizione del
sapere nel nostro paese.

Chiede:

o che il Governo riveda i propri orientamenti;
o che il Parlamento non approvi il ddl n. 1441;
o che, a partire dalla discussione parlamentare della Legge finanziaria, si riaffermino gli obiettivi europei e siano corrette le norme previste dalla Legge 133/2008;
o che, dato il carattere strategico delle politiche sulla formazione universitaria e la ricerca, tale materia non venga trattata con decreti e a colpi di maggioranza, ma con un serio confronto, con il coinvolgimento degli esponenti della cultura italiana e di tutti i soggetti interessati.

o Impegna il Preside a farsi interprete in ogni sede delle posizioni espresse, a prendere contatto tempestivamente con i rappresentanti istituzionali dell'Universita' di Pisa e a farsi promotore di iniziative congiunte con la Provincia e la Regione.

Decide una settimana di sospensione della normale attivita' didattica con un impegno dei docenti strutturati e precari, del personale tecnico amministrativo e degli studenti, a discutere e ad approfondire i problemi riguardanti la programmazione didattica alla luce della situazione venutasi a creare nella Facolta' e nell'Universita'.

[ANDU] CCL Turismo UNITO contro 133

MOZIONE APPROVATA DAL CONSIGLIO DI CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE DEL TURISMO, FACOLTA' DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE, UNIVERSITA' DI TORINO (9-10-2008)

La ricerca e l'Universita' italiana sono da sempre notevolmente sottofinanziate e carenti di personale rispetto alla media dei paesi OCSE. Eppure, la legge 133 del 6 agosto 2008, senza alcuna valutazione dell'efficienza e della qualita' degli atenei, prevede che:
• nei prossimi anni venga assunto un solo dipendente ogni 5 che vanno in pensione, 
• il finanziamento pubblico venga ridotto di circa un miliardo e mezzo di euro in cinque anni,
• le Universita' possano deliberare la loro trasformazione in fondazioni private, alle quali vengono ceduti gratuitamente tutti i beni (mobili ed immobili) degli atenei.
E' evidente che questi provvedimenti non risolveranno nessuno dei problemi che affliggono le Universita': in compenso, assesteranno un colpo mortale a coloro che al loro interno riescono (nonostante tutto) a fare ricerca di eccellenza e a fornire agli studenti una preparazione all'altezza dei migliori atenei internazionali. Infatti:
• solo pochissimi giovani potranno entrare a lavorare nell'Universita', con ulteriore aggravamento della precarietà già molto diffusa;
• professori, ricercatori, tecnici e amministrativi diminuiranno ulteriormente di numero. A causa di questo, sarà impossibile mantenere gli attuali livelli di ricerca, didattica e dei servizi con conseguenze a lungo termine disastrose per l'innovazione e la crescita del Paese;
• con l'abbassamento della qualita' didattica e l'impossibilita' di assegnare tesi di ricerca, la preparazione degli studenti scendera' al di sotto degli standard degli altri Paesi e li renderà meno competitivi sul mercato del lavoro;
• la privatizzazione (tramite un provvedimento senza precedenti nel mondo) comportera' pesanti condizionamenti sia della didattica che della ricerca e naturalmente determinerà un forte aumento delle tasse universitarie.

Per questi motivi, il CONSIGLIO DI CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE DEL TURISMO aderisce alla protesta di numerose altre componenti dell'Universita' di Torino e di altri atenei italiani contro i provvedimenti governativi contenuti nella legge 133, e ha deciso di intraprendere una serie di iniziative tese a informare e sensibilizzare sulla questione gli studenti e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro Paese.

[ANDU] Di Orio: "Fine Universita' pubblica"

Invitiamo a leggere l'intervento di Ferdinando di Orio, rettore dell'Universita' dell'Aquila, "La fine ell'Universita' pubblica", su Il Centro del 9 ottobre 2008:

PRC [de Nardis]: articolo università









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Rifondazione Comunista sarà presente oggi dalle ore 17.00 al sit-in davanti al Senato della Repubblica insieme agli studenti, ai docenti e ai genitori, contro la riforma della scuola del Ministro Gelmini.
Gennaro Loffredo
Resp.Dipartimento nazionale Scuola Prc



Riprendiamoci le Università!
Le mobilitazioni contro il progetto di dismissione dell'Università pubblica portato avanti dal Governo Berlusconi proseguono senza sosta facendo registrare giorno dopo giorno salti di qualità sul piano quantitativo e qualitativo. Studenti, docenti, ricercatori, tecnici e amministrativi unitariamente dicono no allo svuotamento della struttura pubblica dell'alta formazione. Da Nord a Sud in quasi tutti gli Atenei italiani si svolgono cortei spontanei, occupazioni simboliche di Facoltà e Rettorati, presidi democratici. I lavoratori della conoscenza sono in fermento e gli universitari si uniscono alle lotte gloriose di genitori, docenti e studenti del mondo della scuola pubblica anch'essa soggetta a un attacco vergognoso da parte del Governo. Da anni non si assisteva a un simile fermento. I precari degli enti di ricerca si ribellano contro chi vorrebbe togliere loro il diritto acquisito alla stabilizzazione. In molte università italiane i ricercatori paralizzano l'avvio dell'anno accademico rinunciando ai propri insegnamenti o trasformando le lezioni istituzionali in dibattiti in aula o nelle piazze sulle conseguenze della "riforma" Gelmini sull'assetto dell'Università italiana.
In nome di una finta efficienza e di una ideologia meritocratica che si traduce in selezione di classe il Governo ci propone l'immagine di una società della conoscenza ridotta ad aggregato culturale di merce scadente. E lo fa nel modo peggiore, cioè affossando le prospettive di sviluppo di un paese atterrato dalle deficienze di un capitalismo in crisi che oggi chiede allo Stato di intervenire a risolvere le sue contraddizioni. Tagli ai finanziamenti sul fondo di finanziamento ordinario, riduzione a un quinto del rapporto già basso tra pensionamenti e nuove assunzioni, abolizione del valore legale del titolo di studio, aumento dei corsi di laurea a numero chiuso, costruzione di Università di élite, magari come quei centri di "eccellenza", tanto cari al Ministro Tremonti, che di eccellente hanno solo il fiume di quattrini che rubano allo Stato, mentre le Università pub bliche rischiano la bancarotta. E poi l'obbrobrio che rischia di essere esteso al mondo della scuola della possibilità di trasformarsi in fondazioni private che rappresenterebbe l'ultima frontiera di un'autonomia finanziaria ridotta a privatizzazione delle prassi gestionali degli Atenei attraverso la totale alienazione di strutture e risorse pubbliche. Uno scempio legislativo applaudito dalla finta opposizione del Partito Democratico che già in passato aveva dimostrato sintonia con questa inedita cultura di statalismo neoliberista che nulla ha a che vedere con quel modello anglosassone tanto acclamato ma evidentemente poco conosciuto dai legislatori nostrani.
A tutto questo ci opponiamo partecipando alle mobilitazioni spontanee degli studenti e dei lavoratori della conoscenza importando nei conflitti il nostro punto di vista di comuniste e comunisti e la nostra piattaforma politica di classe che persegue una Università pubblica e un sistema della ricerca di massa e di qualità. Esigiamo la stabilizzazione immediata dei precari di lungo corso e un finanziamento straordinario per l'assunzione a breve di nuovi ricercatori. Chiediamo una riforma dello statuto giuridico dei docenti con separazione netta tra assunzione e avanzamento di carriera e un adeguamento stipendiale quanto meno per la terza fascia (gli attuali ricercatori). Chiediamo un innalzamento delle borse di dottorato. Vogliamo la completa abolizione delle selezioni in ingresso ai corsi di laurea e l'azzeramento delle tasse di iscrizione all'Università per studenti e studentesse proveni enti da famiglie con basso reddito. Vogliamo una riforma del sistema di governo degli Atenei in senso democratico e partecipativo. Vogliamo che venga istituito il diritto di assemblea d'Ateneo e di Facoltà con conseguente sospensione della didattica. Vogliamo una Università che selezioni in base al merito e non alla classe sociale. Per far questo servono risorse. Chiediamo quindi un taglio radicale della spesa (sempre crescente) destinata ai nuovi armamenti e magari il recupero dei milioni di euro che ogni anno sono regalati alla chiesa cattolica attraverso il trucco dell'8 per mille destinando il ricavato alla ricerca pubblica.
Chiediamo forse la luna? Bene. Se un sistema della ricerca e della formazione di massa e di qualità dentro una società compiutamente democratica si chiama luna, allora sì. Chiediamo la luna.
 
Fabio de Nardis
Resp. Nazionale Università e Ricerca Prc-Se      
 


PRC : comunicato stampa Dipartimento Scuola









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Rifondazione Comunista sarà presente oggi dalle ore 17.00 al sit-in davanti al Senato della Repubblica insieme agli studenti, ai docenti e ai genitori, contro la riforma della scuola del Ministro Gelmini.
 
Gennaro Loffredo
Resp.Dipartimento nazionale Scuola Prc


Saturday, October 11, 2008

FLC-CGIL [Tosetto]: Epifani a Modena 21.10

Buongiorno

Epifani sarà nel nostro Ateneo martedì 21 ott
alle ore 16 presso l'auditorium Fondazione Marco
Biagi di Modena

Vi allego locandina e invito

Vi aspetto


Gianluca Tosetto

PRC: VOLANTINO UNIVERSITA' su www.rifondazione.it









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

SALVIAMO L'UNIVERSITA' E LA RICERCA PUBBLICA !
Le destre al Governo decidono di uccidere l'Università pubblica nel nostro paese.
Ci propongono una Università di classe con più precarietà, più tasse da pagare, meno risorse e meno spazi
Negli Enti Pubblici decidono invece di mandare a casa decine di migliaia di precari
Risolvere la precarietà uccidendo i precari. Questa è la loro ricetta
MOBILITIAMOCI OVUNQUE !
Studenti, docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo, occupiamo gli Enti, blocchiamo la didattica nelle Università!
Creiamo ovunque Comitati in Difesa della Ricerca Pubblica
L'IDEOLOGIA DEI PADRONI NON PASSERÀ !
Dipartimento Nazionale Università e Ricerca PRC 
Tel.               06 441821      


ANDU: Dip. Scienze Terra UNIFI contro 133

Documento del Consiglio di Dipartimento di Scienze della Terra dell'Universita' di Firenze - 3 ottobre 2008:

"Con riferimento al crescente stato di agitazione espresso, a livello nazionale e locale, a seguito dei provvedimenti riguardanti la Ricerca e l'Università contenuti nella Legge 133/2008 -Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributari, il Consiglio di Dipartimento di Scienze della Terra:
- ritiene inaccettabile che un provvedimento finanziario e amministrativo dello Stato incida così profondamente sul sistema universitario nazionale, costringendo l'Università a ridimensionare fortemente le proprie attività istituzionali di didattica, di ricerca e di trasferimento scientifico e tecnologico verso il sistema produttivo del Paese;
- esprime forte preoccupazione e disagio per le politiche di tagli economici alla Ricerca ed alla Università, messe in atto dal Governo in assenza di chiare proposte di riforma strutturale del sistema universitario; 
- manifesta il proprio sostegno a quanto contenuto, in merito alla Legge 133/2008, nel documento della Assemblea della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane del 25 settembre 2008 "Linee di intervento della CRUI alla vigilia del nuovo anno accademico";
- esprime la propria adesione allo stato di  agitazione promosso nell'Ateneo fiorentino dai Ricercatori e della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, con la rinuncia alla disponibilità di copertura gratuita e volontaria di numerosi corsi, sostenuta dalle mozioni della stessa Facoltà;
- si associa alle posizioni emerse nell'assemblea generale RSU dell'Ateneo fiorentino del 30 settembre 2008, in merito alla necessità di mettere in atto forme di protesta congiunte fra docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e studenti;
- si associa alle posizioni emerse nelle assemblee tra docenti e studenti svoltesi in numerosi Corsi di Laurea della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, tra cui Scienze Geologiche e Scienze Naturali. 
Tutto ciò premesso e considerato, il Consiglio di Dipartimento di Scienze della Terra chiede al Rettore e agli organi di governo di Ateneo di dare seguito a tutte le possibili iniziative, anche a carattere drastico, per indurre il Governo e il Parlamento a modificare significativamente la Legge 133/2008, con particolare riferimento agli articoli 16, 17, 66, 69 e 72."
Il Consiglio di Dipartimento di Scienze della Terra, approvata all'unanimità e seduta stante la presente mozione, dà mandato al Presidente di trasmetterla al Rettore, al Preside di Facoltà, al Rappresentante dell'Area scientifica, nonché ai rappresentanti dei docenti, dei ricercatori e del personale tecnico-amministrativo in Consiglio di Amministrazione."

PRC: comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Un'altra politica per la ricerca: per un'altra Italia.
Nella società del capitalismo cognitivo e della globalizzazione, la domanda di sapere esteso e condiviso è un nodo decisivo del conflitto sociale, perché sempre più fondativa di ogni richiesta non astratta di uguaglianza. Occorre, dunque un sistema pubblico di ricerca che esalti questa domanda anziché mortificarla.
Studenti, docenti, ricercatori degli Enti Pubblici, lavoratori della conoscenza sono soggetti portatori di questa fondamentale esigenza.
Per queste ragioni, la auspicata capacità di autogoverno democratico delle Università e degli Enti pubblici di ricerca può crescere e produrre effetti positivi per l'intera società, se si assume come pregiudiziale la lotta alla precarietà del lavoro intellettuale e alla parcellizzazione del sapere. E' questo un punto di partenza irrinunciabile per qualsiasi progetto di trasformazione che assuma come centrale la scelta della funzione strategica dell'Università e della Ricerca per lo sviluppo del Paese, in una logica non meramente economicistica. Per questi motivi va anche riaffermato con forza il carattere strategico dell'alta formazione e della ricerca come strumenti indispensabili per costruire le condizioni dello sviluppo della società nel rispetto dell'ambiente e della dignità delle donne e degli uomini.
Va perciò superata una visione del sistema dell'università e della ricerca fondata sulla crescente precarizzazione del lavoro e della formazione, che rende sempre più difficile il reclutamento dei giovani ricercatori, accompagnata da una frammentazione eccessiva del sistema didattico secondo la logica astratta di una (presunta) professionalizzazione precoce e affrettata. La proliferazione indiscriminata dei corsi di studio e degli insegnamenti (in parte corretta dal d.l. 270 22 ottobre 2004), e soprattutto delle sedi e dei poli, rischia di compromettere lo sviluppo di una ricerca e di una didattica di qualità. La riduzione di investimenti per la ricerca ha ulteriormente aggravato la situazione.
Il Governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini, al contrario, propone il suo progetto di dismissione dell'Università e della Ricerca Pubblica con il decreto 112 del 25 giugno 2008 che - attraverso la riduzione degli investimenti, il forte rallentamento del turn over, la possibilità per gli Atenei pubblici di trasformarsi in fondazioni private - prefigura un ulteriore blocco delle carriere e l'impossibilità di accesso per dottori di ricerca e assegnisti di ricerca, con il conseguente, ulteriore invecchiamento della classe docente. Le evidenti conseguenze saranno la riduzione del numero dei docenti, la fuga di massa dei nostri migliori cervelli all'estero, la costruzione di poche università elitarie e l'inevitabile aumento delle tasse d'iscrizione. Da ultimo, assistiamo in questi giorni alla mancata stabilizzazione dei lavoratori degli enti di ricerca, con un danno gravissimo anche di progetti da tempo avviati.
Ci troviamo di fronte , dunque, ad una strategia complessiva messa in atto dal governo volta ad intervenire sistematicamente sulla formazione e sulla ricerca. In particolare, si fornisce una risposta che aggrava la crisi di funzione sociale dell'università italiana, approfondisce i processi di precarizzazione del lavoro intellettuale e accelera la dequalificazione del sistema universitario nel suo complesso, rischiando di svuotare la sua funzione di luogo decisivo di sviluppo della cittadinanza.
L'autoriforma dell'università passa allora anche dalla capacità di tutte le soggettività che in essa operano di farsi protagoniste di una nuova politica per l'università, contrastando i processi di privatizzazione strisciante e contribuendo al contempo a un progetto di società nel quale sia riconosciuto il nesso decisivo tra conoscenza e democrazia.
Per questo vi invitiamo ad essere presenti in piazza l'11 ottobre, per costruire insieme un'altra politica per la ricerca, un'altra Italia.
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Fabio de Nardis
Direzione Nazionale Prc-Se
Dipartimento Università e Ricerca
Viale del Policlinico 131 - 00161 Roma
Tel: 06 44182290 - 06 44182416
Fax: 06 44182405 - Cell: 339 3622420
blog: www.fabiodenardis.splinder.com
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Thursday, October 9, 2008

ANDU: Ing-UNIPA contro 133

Università degli Studi di Palermo
Facoltà di Ingegneria

A tutti i Docenti, Assegnisti di Ricerca,
Contrattisti, Dottorandi e Studenti
della Facoltà di Ingegneria

Oggetto: Documento di Sintesi dell’Assemblea di Facoltà del 3 Ottobre 2008

I partecipanti all’Assemblea di Facoltà del 3 Ottobre 2008 hanno espresso viva preoccupazione per i provvedimenti contenuti nella legge n. 133 del 6/8/2008. Tale legge non costituisce una riforma volta ad eliminare i difetti dell’Università italiana, ma impone unicamente delle riduzioni economiche e del personale cosÏ drastiche agli atenei italiani da produrre, nel giro di pochi anni, effetti devastanti sul funzionamento del sistema universitario pubblico.
Si tratta di provvedimenti miranti ad un depauperamento progressivo ed assai allarmante delle Università Italiane che comportano gravi penalizzazioni sia per tutti coloro che operano nell’ambito dell’Università Pubblica sia per coloro che fruiscono dei suoi servizi, in particolare gli studenti e le loro famiglie.
Durante l’ampio dibattito sono stati evidenziati i punti della suddetta legge che risultano di particolare criticità per il futuro dell’Università:
- riduzione al 20% del turnover dell’unità di personale (una nuova assunzione ogni cinque pensionamenti) con conseguente forte impoverimento del corpo docente, grave compromissione del  rinnovamento dello stesso, impossibilità di stabilizzare il numeroso personale precario e inevitabile diminuzione delle opportunità di formazione degli studenti;
- riduzioni progressive sempre pi˘ drastiche del Fondo di Finanziamento Ordinario con conseguente necessità di far fronte alle necessità economiche dei singoli Atenei, anche attraverso l’innalzamento progressivo delle tasse d’iscrizione per gli studenti ed inevitabile diminuzione dei servizi erogati;
- possibile trasformazione, anche se non obbligatoria, degli Atenei italiani in Fondazioni di diritto privato, via difficilmente perseguibile da molti Atenei, soprattutto quelli meridionali, che soffrono per la mancanza di un tessuto economico e industriale locale forte e progredito.
Al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema cruciale per lo sviluppo stesso del Paese, l’Assemblea valuta la possibilità di intraprendere con gradualità le seguenti azioni:
- lettura del presente documento in tutte le aule della Facoltà durante le ore di lezione ed invito alla sottoscrizione di documenti di protesta appositamente redatti da parte di Studenti e Docenti;
- istituzione di tavoli per la raccolta di firme di sottoscrizione dei documenti di protesta di cui al punto precedente;
- svolgimento di alcune lezioni nei luoghi pubblici della città di Palermo previa comunicazione alle Autorità competenti e/o in orari notturni presso le strutture della Facoltà;
- diffusione del presente documento e dei documenti di cui al primo punto presso tutte le Facoltà dell’Ateneo con invito alla sottoscrizione da parte di tutti i Docenti e Studenti dell’Ateneo, anche in vista dell’Assemblea di Ateneo indetta per il giorno 17 Ottobre;
- disponibilità a forme di protesta energiche, in particolare la rinuncia agli incarichi di supplenza e ai carichi didattici aggiuntivi da metter in atto nella sola ipotesi di accordo con tutti i Docenti e Ricercatori dell’Ateneo e gli Studenti tutti, con conseguente sospensione e/o mancato avvio dell’Anno Accademico corrente per l’intero Ateneo;
- interazione e coordinamento con le altre Facoltà del nostro Ateneo e con le altre Università italiane in stato di mobilitazione;
- invito al Rettore ad utilizzare la data di inaugurazione dell’Anno Accademico per una riflessione profonda sul destino della nostra Università;
- organizzazione di ogni ulteriore forma di protesta utile e da tutti condivisa.
Palermo, add: 3 Ottobre 2008

Wednesday, October 8, 2008

ANDU: 15.10 Assemblea a Padova

FLC CGIL, CISL Universita', UIL PA.UR. AFAM, ANDU di Padova

MERCOLEDI' 15 ottobre 2008
ore 11,00
Via VIII Febbraio - PADOVA
ASSEMBLEA PUBBLICA UNIVERSITA' ed ENTI PUBBLICI di RICERCA PADOVA
Gli effetti della manovra finanziaria sull'alta formazione e la ricerca nelle Istituzioni pubbliche (Universita' ed EPR)

Intervengono:

D. Pantaleo, Segr. Gen. FLC CGIL
D. Di Simone, Segr. Naz. CISL Università
A. Civica, Segr. Gen. UIL PA.UR.AFAM
N. Miraglia, Coord. Naz. ANDU
G. Zaccaria, Prorettore Vicario Università di Padova .
E. Calimani Preside Facoltà Scienze MM.FF.NN
G. Rossetto, Dirigente di ricerca – CNR Padova
P. Colautti – INFN Laboratori Nazionali di Legnaro
M. Boselli, Pres. Consiglio Comunale
C. Zampieri, Rappresentante studenti in Senato Accademico Università PD
Un componente della RSU Università PD

PRC: convocazione attivo nazionale Scuola, Università e Ricerca DOMENICA 12 ottobre 2008









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

A tutte le compagne e i compagni interessati a partecipare all'Attivo Nazionale Scuola, Università e Ricerca, per motivi organizzativi, si chiede urgente comunicazione di adesione.
Info: Dina Rimauro tel.0644182257 fax 0644182405 e-mail: scuola.prc@rifondazione.it
ATTIVO NAZIONALE SCUOLA, UNIVERSITA' E RICERCA
ROMA, 12 OTTOBRE 2008, ORE 9,30, SALA LIBERTINI
VIALE DEL POLICLINICO 129
Già all'attivo del 18 maggio scorso si è sviluppato un dibattito ricco di spunti analitici e di proposte per organizzare una resistenza efficace all'offensiva portata alla scuola che è aumentata e peggiorata. Un attacco senza precedenti al quale è necessario rispondere con la produzione di iniziative capillari in tutti i territori, in tutte le scuole, nelle università. Occorre riorganizzarsi come partito, nelle federazioni come nei regionali, con gruppi di lavoro specifici sulle tematiche della scuola, dell'università e della ricerca. Ma anche individuando temi che incrociano le contraddizioni presenti nella società, quali la laicità, l'interculturalità, la partecipazione democratica, i diritti sindacali, sui quali produrre riflessioni, elaborazione collettiva, strumenti d'intervento nelle scuole e nell e università. Rivolgendo la nostra attenzione agli studenti, spaccato importante di un mondo giovanile del quale dobbiamo saper leggere le domande per costruire, insieme a loro, risposte più avanzate di quelle rappresentate dalle forme polverizzate di socialità cui sono quotidianamente assoggettati. Provare, insomma, a fare delle scuole e degli atenei un terreno privilegiato d'intervento, per contrastare l'egemonia della destra e le tendenze alla rassegnazione, per rafforzare la cura di valori fondanti come l'uguaglianza e la libertà - del pensiero, dell'insegnamento e dell'apprendimento, della cultura - che hanno sempre costituito il migliore antidoto contro i tentativi di stravolgimento della funzione istituzionale di scuola e università. Sono compiti impegnativi che richiedono una forte determinazione del nostro partito e, insieme, uno sforzo collettivo di tutte le forze politiche e associative d ella sinistra. Per questo, cogliendo l'occasione della manifestazione nazionale in programma per l'11 ottobre prossimo a Roma, per la riuscita della quale vi chiediamo uno sforzo ulteriore di coinvolgimento (sarà presente alla manifestazione uno spezzone specifico sulle tematiche della Conoscenza) abbiamo ritenuto opportuno convocare un attivo nazionale scuola ed università per il 12 mattina, con inizio alle ore 9,30, presso la sala Libertini in viale del Policlinico. Un invito caloroso alle compagne e ai compagni di partecipare come sempre in tante/i.
Per eventuali prenotazioni in albergo telefonare alla compagna Dina Rimauro allo 06.44182236/257.
Roma, 24 settembre 2008
Loredana Fraleone - responsabile dipartimento nazionale Politiche per la Conoscenza
Gennaro Loffredo - responsabile nazionale dipartimento Scuola e Formazione
Fabio De Nardis - responsabile nazionale dipartimento Università e Ricerca
Scritto dopo:
- sul sito nazionale ci sono due volantini sulla scuola che potete, se volete, utilizzare (home page www.rifondazione.it - materiali - propaganda). Se li distribuite prima della manifestazione dell'11 ottobre, prima di fotocopiarli aggiungetevi la data della manifestazione)
- per la manifestazione dell'11 ottobre, stiamo facendo predisporre dei "fratini" che richiamano i grembiulini. Siccome hanno un costo non proprio irrisorio, fateci sapere quanti ne occorrono ad ogni federazione.


ANDU: "Atenei in subbuglio"

Invitiamo a leggere:

= l'articolo di Benedetta Pacelli "Atenei in subbuglio" su ItaliaOggi dell'8 ottobre 2008:

= l'articolo di Luca Sebastiani "L'esercito dei 'contrattisti'. Federica e gli altri, in cattedra per 400 euro l'anno" su l'Unita' dell'8 ottobre 2008:
Sull'intollerabile fenomeno del precariato l'ANDU da anni propone una soluzione radicale, completa e definitiva. Invitiamo a leggere, in particolare, il documento "Il problema: regole, reclutamento, precariato", dove si propone una riforma organica per la soluzione del problema. Per leggere il documento:

ANDU: Come combattere il nepotismo

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

COME COMBATTERE REALMENTE IL NEPOTISMO

Nell'intervento di Tito Boeri "L'ateneo al voto tra i parenti", su Repubblica del 3 ottobre 2008 (per il testo dell'intervento v. nota 1), tra l'altro, si legge:

"Nepotismo e baronaggio sono sopravvissuti alle mille riforme di carta condotte in questi anni. Cambiavano tutto per non cambiare nulla. Servivano solo al ministro di turno, quale che fosse il suo colore politico, per mettere la propria bandierina senza intaccare il potere delle baronie universitarie." "Eppure per cambiare davvero le cose non ci vorrebbe molto, come spiega Perotti. Basterebbe che i Ministri si limitassero a far valutare la produzione scientifica delle diverse facolta' e usassero queste valutazioni nel distribuire i fondi alle diverse sedi. E´ una questione di sopravvivenza: se i soldi all´universita' arrivano solo a condizione di generare un congruo numero di prodotti di ricerca (brevetti, pubblicazioni scientifiche, etc.), gli stessi baroni di oggi saranno i primi a preoccuparsi domani di assumere i ricercatori migliori sulla piazza, anziche' cercare di far passare chi ha fatto per anni il loro schiavo rinunciando a qualsiasi ambizione scientifica."

La verita' e' che le "mille riforme" finora provate hanno riguardato SOLO ED ESCLUSIVAMENTE i concorsi a ordinario e ad associato, quasi tutti banditi per fare avanzare nella carriera docenti gia' in ruolo e non per reclutare NUOVI docenti.
NESSUNA delle "mille riforme" e "nessun ministro di turno" ha mai combattuto realmente "nepotismo e baronaggio" attaccandoli alla radice. 
Infatti, nessuna riforma ha mai riguardato i concorsi per il RECLUTAMENTO nel ruolo della docenza, cioe' i concorsi a ricercatore. Solo il ministro Mussi ci ha provato, senza riuscirci, con un regolamento pasticciato, contraddittorio e giuridicamente debole, che comunque avrebbe intaccato solo parzialmente "nepotismo e baronaggio". Infatti, il regolamento ministeriale, per la scelta del vincitore, manteneva un ruolo all'Ateneo, ovvero, INEVITABILMENTE, a colui che sarebbe riuscito a farsi bandire un posto per il suo allievo.
Il fatto e' che non si e' mai voluto realmente mettere in discussione il potere di cooptazione PERSONALE, potere che differenzia il reclutamento italiano da quelli di tutti gli altri Paesi.
In Italia il futuro docente e' coltivato  da un 'maestro' fin dalla tesi di laurea, poi viene 'sistemato' in varie situazioni precarie, quindi viene immesso in ruolo con un concorso rigorosamente locale e totalmente controllato dal 'maestro'. Fino a questo punto l'aspirante docente dipende scientificamente e umanamente dal suo 'maestro' ed e' privato di ogni autonomia scientifica e didattica. Tale dipendenza continua anche nell'avanzamento della carriera, perche' dal 'maestro' dipendera' il bando e il superamento dei concorsi ad associato e a ordinario.

Tito Boeri da un lato denuncia "nepotismo e baronaggio", ma dall'altro lato non si interessa in alcun modo dello strumento principe che produce tali fenomeni (gli attuali concorsi a ricercatore) e preferisce invece fantasticare sugli effetti miracolosi che avrebbero le "valutazioni nel distribuire i fondi alle diverse sedi". Esse dovrebbero addirittura riuscire a ottenere che "gli stessi baroni di oggi saranno i primi a preoccuparsi domani di assumere i ricercatori migliori sulla piazza". 
Quello che invece realmente accadrebbe e' che i "baroni di oggi" continuerebbero nel loro nepotismo, preferendo esercitare questo loro potere, piuttosto che preoccuparsi delle conseguenze negative di una valutazione delle loro scelte; conseguenze che si avrebbero chissa' dopo quanti anni e che comunque avrebbero ricadute 'solo' sulla struttura di appartenenza e non certo direttamente sul 'colpevole'. Rimane peraltro da capire chi dovrebbero essere i 'valutatori': chi e cosa garantirebbe che essi non siano in qualche modo espressi proprio da quel sistema nepotistico e baronale che dovrebbero contrastare?

Siamo sempre piu' convinti che per aggredire efficacemente "nepotismo e baronaggio" sia necessario un intervento A MONTE, cioe' sulle modalita' d'ingresso nella docenza di coloro che non sono ancora in ruolo. Tale ingresso, a differenza di quanto DA SEMPRE avvenuto, dovrebbe verificarsi attraverso concorsi nazionali, con commissioni composte da soli ordinari tutti sorteggiati.
E' pure necessario che la progressione di carriera avvenga attraverso una valutazione individuale (non una prova comparativa) da parte di commissioni nazionali composte da soli ordinari tutti sorteggiati. Alla valutazione positiva per il passaggio nella fascia superiore dovrebbe corrispondere l'immediato riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata da parte della Facolta' dove il candidato sta gia' svolgendo la sua attivita' di docente. L'incremento della retribuzione dovrebbe essere a carico di un fondo nazionale appositamente istituito. 

Solo con l'introduzione di un vero concorso nazionale per il reclutamento nella docenza, svincolato dalla volonta' del 'maestro', ma anche dai poteri dominanti nazionalmente nel settore (per questo i commissari devono essere tutti sorteggiati), si puo' tagliare alla radice il male della docenza italiana (v. in nota 2 alcune specificazioni sul reclutamento).
Insomma, in Italia, solo facendola finita, a tutti i livelli, con il localismo concorsuale, spacciato per "autonomia responsabile", si possono realmente debellare familismo e clientelismo, oggi denunciati nella 'grande' stampa per supportare, in realta', la demolizione in corso dell'Universita' statale, di massa e di qualita'. Una demolizione voluta per consentire ai potenti gruppi accademico-confindustriali di 'investire' ancor piu' le risorse pubbliche a vantaggio dei loro auto-proclamati centri di eccellenza (v., in particolare, il caso dell'IIT di Genova). 

Per completare l'attacco a "nepotismo e baronaggio" e' necessario che CONTESTUALMENTE all'intervento sulle modalita' di ingresso in ruolo si intervenga sulla formazione pre-ruolo e si elimini definitivamente il precariato.
Per questo si deve prevedere un periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita'/paternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
E si deve prevedere il bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.

5 ottobre 2008

- Nota 1. Per leggete l'intervento di Tito Boeri "L'ateneo al voto tra i parenti", su Repubblica del 3.10.08:

- Nota 2. Alcune specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse ed escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti. 
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

Sunday, October 5, 2008

[ANDU] UNIPA: 17.10 Assemblea Ateneo

Ai Docenti, ai Tecnico-amministrativi e agli Studenti dell'Universita' di Palermo

Raccogliendo l'Appello (in calce) di
ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Universita', CNRU,CNU, CISL Universita', FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

e' convocata per

VENERDI' 17 ottobre 2008
alle ore 10
nell'Aula del Consiglio della Facolta' di Ingegneria

l'ASSEMBLEA di ATENEO

per discutere su:
- Legge 133/2008. Effetti immediati e di prospettiva sul sistema universitario nazionale e le ricadute sull'Ateneo.
- Iniziative da assumere.

All'Assemblea parteciperanno:

Giuseppe Silvestri, rettore in carica
e
Roberto Lagalla, rettore dal 1° novembre 2008


ANDU, CISAL Universita', CISL-Universita', CNU, FLC-CGIL, SNALS-Universita', UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM di Palermo

============

APPELLO a tutti i Docenti delle Universita' italiane

ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Universita', CNRU,CNU, CISL Universita', FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

Il sistema universitario e' oggetto di provvedimenti che rischiano di cancellare l'Universita' che abbiamo conosciuto. Il D.L. 112/08 e' stato convertito in legge (n°. 133/08), ed e' dunque pienamente operativo, confermando i contenuti sui quali abbiamo gia' a luglio espresso un giudizio durissimo e avviato prime iniziative di informazione e di contrasto. Ne ricordiamo punti salienti:
- limitazione al 20% del turn-over, per gli anni 2009-2011 e al 50% per l'anno 2012 del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi;
- ulteriori drammatici tagli al Fondo di  Finanziamento ordinario, che viene decurtato di circa il 25% in termini reali entro il 2012; (ma per quest'anno il finanziamento dei PRIN scende da 160 a 98 milioni di euro):
- la possibilita' di trasformazione degli Atenei in Fondazioni private, con la privatizzazione dei rapporti di lavoro, il conferimento dei beni dell'Universita' al nuovo soggetto privato e l'indeterminatezza degli organi di gestione degli atenei la cui composizione e funzione non viene per nulla chiarita.
- il taglio delle retribuzioni del personale
Tali provvedimenti vanno ben oltre la congiuntura e una pura manovra di risparmio, ma determinano invece uno scenario in cui sparisce l'Universita' italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione, in cui il ruolo pubblico è elemento decisivo di garanzia per la liberta' di ricerca e d'insegnamento e degli interessi generali del Paese.
Saranno in primo luogo gli studenti ad essere danneggiati, perche' non sara' piu' garantita un'offerta formativa di qualita' legata all'inscindibilita' di didattica e ricerca, perche' il taglio dei finanziamenti condurra' all'aumento senza limiti delle tasse universitarie e perche' la possibilita' di assumere sempre meno docenti condurra' ad un ampliamento massiccio dei corsi di laurea a numero chiuso e alla soppressione di corsi di laurea non gia' sulla base di un'attenta valutazione della loro efficacia, bensi' per via dell'impossibilita' di garantire la presenza del personale docente necessario.
Insieme con gli studenti, i primi danneggiati sono i giovani studiosi: il blocco del turn-over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in ruolo a fronte delle uscite per pensionamento gia' note, impedira' il ricambio generazionale, aggravando il problema gia' insopportabile del precariato, e chiudendo le porte dell'Universita' ad intere generazioni. Ma è l'intero sistema che si ripiega su se stesso, negando ai docenti le opportunita' di ricerca e di didattica di qualita', appaltando al privato le scelte fondamentali (un privato che, giova ricordarlo, è tra gli ultimi al mondo per finanziamento della ricerca). Chi presidiera' le aree piu' delicate e meno immediatamente redditizie della ricerca? Si vuole importare un modello che mutua, dal mondo anglosassone, gli aspetti di disuguaglianza sociale, di sistema di poche Universita' di eccellenza, di riduzione di diritti ed opportunita', mentre non esistono neppure lontanamente le condizioni per mutuarne gli aspetti di alta produttivita' scientifica. E a fronte di una riduzione del 25% dei finanziamenti, anche le Universita' che oggi si autodefiniscono "virtuose" saranno trascinate nel gorgo dello squilibrio finanziario strutturale, strette nella forbice dei costi crescenti e della riduzione delle entrate.
Noi crediamo fermamente che occorra mobilitarsi da subito in modo forte e convinto per chiedere la cancellazione dei provvedimenti ed arrestare una deriva che si annuncia completa su tutti gli aspetti del funzionamento dell'Universita'. Non sfugge a nessuno che all'orizzonte si profilano nuovi interventi tra cui, verosimilmente, la revisione dello stato giuridico e l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Il nostro giudizio negativo e' fortemente ancorato ad elementi di merito. 
Conosciamo bene le tante falle e difetti del sistema universitario, e certo non intendiamo difendere l'esistente; ma è proprio dai difetti che occorre partire, in modo non ideologico, come abbiamo costantemente fatto: affrontare i nodi del merito e della valutazione, della qualita' dell'offerta didattica e di ricerca, del reclutamento dei giovani e della carriera, e correlatamente del precariato, dei meccanismi di finanziamento, del diritto allo studio, del dottorato, di un rapporto aperto e trasparente tra Universita' e societa'. E discuterne con la comunita' universitaria: fino ad oggi le decisioni adottate sono state prese in modo del tutto unilaterale, al di fuori di qualsiasi confronto.
Noi non intendiamo accettare questo stato di cose: vi chiediamo, individualmente e collettivamente di mobilitarvi, ed in questo senso vi proponiamo un percorso che unifichi ed estenda a tutte le componenti dell'Universita' le tante iniziative sorte in queste settimane. Nel mese di ottobre occorre produrre iniziative di informazione e socializzazione in tutti gli Atenei, in forma di assemblee e momenti di discussione. Ancora troppi non hanno compreso la portata devastante dei provvedimenti, o confidano in un "io speriamo che me la cavo". Non sara' cosi': chiunque operi nell'Universita' sara' esposto a cambiamenti radicali delle sue condizioni di vita, di lavoro e di reddito.
Vi chiediamo di proseguire con la moltiplicazione delle prese di posizione in tutti gli organi accademici e di farcele pervenire in modo da pubblicizzarle sui nostri siti e diffonderle ulteriormente. 
Vi chiediamo di riprendere la positiva esperienza delle "lezioni in piazza": dobbiamo parlare alla cittadinanza, spiegare che questi provvedimenti non sono un problema dell'Universita', ma disegnano un modello che riduce diritti e opportunita' sociali, facendo del reddito il solo discrimine tra chi puo' e chi non puo'; un modello che divide sempre piu' il Paese tra poveri e ricchi. 
Vi chiediamo di rifiutare ogni prestazione non dovuta e attenersi strettamente ai compiti istituzionali; di utilizzare parte delle lezioni per spiegare e condividere le ragioni della nostra opposizione. Per parte nostra parleremo a tutti gli attori istituzionali interessati, CRUI e CUN, per sollecitare condivisione e prese di posizione. Studieremo anche forme di comunicazione che ci portino a contatto del piu' grande numero possibile di persone, a partire dalle famiglie degli studenti universitari e dalle associazioni dei genitori degli studenti medi, i possibili universitari del futuro, poiche' ci è chiaro, come gia' detto, che queste posizioni abbisognano del piu' vasto sostegno degli utenti e dell'opinione pubblica.
Riteniamo necessario che questa fase di mobilitazione sfoci in una manifestazione nazionale, indicativamente a fine ottobre, nella quale tirare le fila delle azioni intraprese e accrescere la pressione sul Governo.
Ognuno di noi in questa difficile fase è chiamato ad una responsabilita' individuale che non puo' essere ignorata o delegata. Fate circolare questo messaggio, discutetene con i colleghi che non l'hanno ricevuto, diffondetelo nelle Facolta' e nei Dipartimenti. Questa volta ci battiamo per la sopravvivenza stessa dell'istituzione in cui crediamo.

Roma, 2 ottobre 2008

Lettera delle Associazioni ed Organizzazioni della docenza universitaria

ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Università, CNRU, CNU, CISL Università,
FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

A tutti i Docenti delle Università italiane

Il sistema universitario è oggetto di provvedimenti che rischiano di cancellare l'Università che abbiamo conosciuto. Il D.L. 112/08 è stato convertito in legge (n. 133/08),  ed è dunque pienamente operativo, confermando i contenuti sui quali abbiamo già a luglio espresso un giudizio durissimo e avviato prime iniziative di informazione e di contrasto. Ne ricordiamo punti salienti:
1.      limitazione al 20% del turn-over, per gli anni 2009-2011 e al 50% per l'anno 2012 del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi;
2.      ulteriori drammatici tagli al Fondo di Finanziamento ordinario, che viene decurtato di circa il 25% in termini reali entro il 2012; (ma per quest'anno il finanziamento dei PRIN scende da 160 a 98 milioni di euro)
3.      la possibilità di trasformazione degli Atenei in Fondazioni private, con la privatizzazione dei rapporti di lavoro, il conferimento dei beni dell'Università al nuovo soggetto privato e l'indeterminatezza degli organi di gestione degli Atenei la cui composizione e funzione non viene per nulla chiarita;
4.      il taglio delle retribuzioni del personale.
Tali provvedimenti vanno ben oltre la congiuntura e una pura manovra di risparmio, ma determinano invece uno scenario in cui sparisce l'Università italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione, in cui il ruolo pubblico è elemento decisivo di garanzia per la libertà di ricerca e d'insegnamento e degli interessi generali del paese.
Insieme con gli studenti, i primi danneggiati sono i giovani studiosi: il blocco del turn-over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in ruolo a fronte delle uscite per pensionamento già note, impedirà il ricambio generazionale, aggravando il problema già insopportabile del precariato, e chiudendo le porte dell'Università ad intere generazioni. Ma è l'intero sistema che si ripiega su se stesso, negando ai docenti le opportunità di ricerca e di didattica di qualità, appaltando al privato le scelte fondamentali (un privato che, giova ricordarlo, è tra gli ultimi al mondo per finanziamento della ricerca). Chi presidierà le aree più delicate e meno immediatamente redditizie della ricerca?  Si vuole importare un modello che mutua, dal mondo anglosassone, gli aspetti di disuguaglianza sociale, di sistema di poche Università di eccellenza, di riduzione di diritti ed opportunità, mentre non esistono neppure lontanamente le condizioni per mutuarne gli aspetti di alta produttività scientifica.  E a fronte di una riduzione del 25% dei finanziamenti, anche le Università che oggi si autodefiniscono "virtuose" saranno trascinate nel gorgo dello squilibrio finanziario strutturale, strette nella forbice dei costi crescenti e della riduzione delle entrate.
Noi crediamo fermamente che occorra mobilitarsi da subito in modo forte e convinto per chiedere la cancellazione dei provvedimenti ed arrestare una deriva che si annuncia completa su tutti gli aspetti del funzionamento dell'Università. Non sfugge a nessuno che all'orizzonte si profilano nuovi interventi tra cui, verosimilmente, la revisione dello stato giuridico e l'abolizione del valore legale del titolo di studio.  Il nostro giudizio negativo è fortemente ancorato ad elementi di merito.
Conosciamo bene le tante falle e difetti del sistema universitario, e certo non intendiamo difendere l'esistente; ma è proprio dai difetti che occorre partire, in modo non ideologico, come abbiamo costantemente fatto: affrontare i nodi del merito e della valutazione, della qualità dell'offerta didattica e di ricerca, del reclutamento dei giovani e della carriera, e correlatamente del precariato, dei meccanismi di finanziamento, del diritto allo studio, del dottorato, di un rapporto aperto e trasparente tra Università e società. E discuterne con la comunità universitaria: fino ad oggi le decisioni adottate sono state prese in modo del tutto unilaterale, al di fuori di qualsiasi confronto.

Noi non intendiamo accettare questo stato di cose: vi chiediamo, individualmente e collettivamente di mobilitarvi, ed in questo senso vi proponiamo un percorso che unifichi ed estenda a tutte le componenti dell'Università le tante iniziative sorte in queste settimane. Nel mese di ottobre occorre produrre iniziative di informazione e socializzazione in tutti gli Atenei, in forma di assemblee e momenti di discussione. Ancora troppi non hanno compreso la portata devastante dei provvedimenti, o confidano in un "io speriamo che me la cavo". Non sarà così: chiunque operi nell'Università sarà esposto a cambiamenti radicali delle sue condizioni di vita, di lavoro e di reddito.
Vi chiediamo di proseguire con la moltiplicazione delle prese di posizione in tutti gli organi accademici e di farcele pervenire in modo da pubblicizzarle sui nostri siti  e da diffonderle ulteriormente.
Vi chiediamo di riprendere la positiva esperienza delle "lezioni in piazza": dobbiamo parlare alla cittadinanza, spiegare che questi provvedimenti non sono un problema dell'Università, ma disegnano un modello che riduce diritti e opportunità sociali, facendo del reddito il solo discrimine tra chi può e chi non può; un modello che divide sempre più il Paese tra poveri e ricchi.
Vi chiediamo di rifiutare ogni prestazione non dovuta e attenersi strettamente ai compiti istituzionali; di utilizzare parte delle lezioni per spiegare e condividere le ragioni della nostra opposizione.
Per parte nostra parleremo a tutti gli attori istituzionali interessati, CRUI e CUN, per sollecitare condivisione e prese di posizione. Studieremo anche forme di comunicazione che ci portino a contatto del più grande numero possibile di persone, a partire dalle famiglie degli studenti universitari e dalle associazioni dei genitori degli studenti medi, i possibili universitari del futuro, poiché ci è chiaro, come già detto, che queste posizioni abbisognano del più vasto sostegno degli utenti e dell'opinione pubblica.
Riteniamo necessario che questa fase di mobilitazione sfoci in una manifestazione nazionale, indicativamente a fine ottobre, nella quale tirare le fila delle azioni intraprese e accrescere la pressione sul Governo.
Ognuno di noi in questa difficile fase è chiamato ad una responsabilità individuale che non può essere ignorata o delegata. Fate circolare questo messaggio, discutetene con i colleghi che non l'hanno ricevuto, diffondetelo nelle Facoltà e nei Dipartimenti. Questa volta ci battiamo per la sopravvivenza stessa dell'istituzione in cui crediamo.
ottobre 2008

Friday, October 3, 2008

[ricercatori] Raccolta firme di iniziativa

Per coloro che sono interessati, segnalo l'iniziativa di raccolta firme apparsa su repubblica di oggi al URL:

http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-2009/testo-appello/testo-appello.html

Cordiali saluti

--
Prof.Marcello Romagnoli
Dima Department of Engineering Material and Environmental
University of Modena and reggio Emilia
Via Vignolese, 905/a 41100 Modena-Italy
Tel. +39 059 2056234 Fax +39 059 2056243
Skipe : romagnoli_marcello_office

[ricercatori] Anno 1950: Piero Calamandrei scriveva..

Caro Marcello, cari tutti,

Si, forse occorre che ci troviamo, da parte mia piena disponibilità. Se volete venire qui da queste parti (Policlinico) lo spazio si trova (per le paste mi posso organizzare). 

L'11.10 io personalmente però non posso. Sabato 25?

Vi allego comunicazione appena ricevuta da Marco Merafina da Roma.

Silvia Ferrari.

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From: Marco Merafina <Marco.Merafina@roma1.infn.it>

Cari colleghi, vi informo che ho appena inviato al Preside e al Presidente del Consiglio di Area Didattica la mia espressa rinuncia ai corsi da me tenuti in affidamento per questo anno accademico (sono del I semestre). La lettera inviata è riportata a seguire.

Vi invito a fare altrettanto nelle varie sedi (per i professori a rinunciare ai carichi aggiuntivi) in coerenza con i documenti resi pubblici e di compilare in ogni Università un elenco di quanti si oppongono al provvedimento, attraverso questo tipo protesta, già in atto nell'Università di Firenze.

cordialmente
Marco Merafina

--- Forwarded message ---

Date: Thu, 2 Oct 2008 10:19:46 +0200 (CEST)
From: Marco Merafina <merafina@roma1.infn.it>

Subject: Rinuncia ai corsi

Al Presidente del Consiglio di Area Prof. Egidio Longo

Al Preside della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. Prof. Elvidio Lupia Palmieri

In considerazione degli effetti che la Legge 133/08 produrrà sul sistema universitario, in coerenza con la mozione deliberata dall'Assemblea Generale della Sapienza lo scorso 21 luglio 2008 e con il documento di dell'Assemblea del Coordinamento dei Ricercatori del 17 settembre 2008, in accordo con i documenti del Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari (CNRU) del 1 luglio 2008 e del Comitato Nazionale Universitario (CNU) del 2 luglio 2008 faccio espressa rinuncia (ai sensi dell'art.1, comma 11, Legge 230/05 - Legge Moratti- che fa esplicito riferimento al consenso dell'interessato), per questo anno accademico 2008-09, agli incarichi didattici indicati in sede di programmazione e cioè a tenere in affidamento i corsi di:

- Sistemi Autogravitanti (I semestre - Laurea Specialistica in Astronomia e Astrofisica)

- Laboratorio di Calcolo Avanzato  (I semestre - Laurea Specialistica in Astronomia e Astrofisica)

con i saluti più cordiali
Marco Merafina

[ricercatori] Fwd: Anno 1950: Piero Calamandrei scriveva..

Condivido il senso di stupore per l'inerzia generale attorno ai tagli all'università.

Ciò avviene nel più completo disinteresse della gente la quale sente parlare più di scuole elementari, lr quali hanno alcune ragioni e alcuni torni a mio modesto parere, ma pochissimo di università.

Eppure, come ho già avuto modo di dire, è proprio sull'università che si riflette maggiormente la differenza tra quanto speso dai paesi OCSE e l'Italia.

I Rettori hanno detto chiaramente che, se passa questa finanziaria, nel 2010 non ci saranno i soldi per pagare gli stipendi, i nostri stipendi.

Ce ne accorgeremo solo nel 2010?

Ci trasformiamo in fondazione? E che vuol dire? Io non sono un esperto, ma ci possono essere fondazioni di tipo diverso?

Ci tratteranno come il Comune di Catania, di Roma o l'Alitalia? Certo che no. La sensazione della gente è che siamo dei fannulloni, improduttivi, nepotisti, capaci solo di sfogare i nostri malumori sugli studenti. Questa è la nostra immagine in gran parte immeritata, ma in parte si nel momento che non siamo in grado di portare a conoscenza dell'esterno ciò che facciamo (perchè non organizziamo dei sabati aperti alla cittadinanza dove mostriamo il nostro lavoro a tutti?), perchè non siamo in grado di mogliorarci attraverso un sistema realmente meritocratico.

Cosa fare? E' parecchio tardi, ma meglio tardi che...

Bisogna avere un progetto per il breve, il medio e il lungo termine.

Per il breve occorre battere un colpo forte ed organizzato. Chi ci sta ci sta. Chi può vada in televisione, alla radio, sui giornali locali o nazionali. Scriviamo sui blog e su ogni spazio possibile su internet.

Arriviamo a parlarne in classe, magari durante la pausa. Parliamone alla fine o all'inizio delle sedute di laurea. Raccogliamo firme. Fino a forme estreme di protesta (civile!) tipo manifestazione, cortei ecc. Purtroppo la forza della ragione non è un gran che, bisogna urlare per farsi sentire.

Per il medio occorre che cominciamo a comunicare con l'esterno, che curiamo maggiormente la nostra immagine. Dobbiamo far sentire alla società che ha delle università, su cui può contare, che gli servono per andare avanti, per rimanere tra i paesi ricchi e non scivolare, come sarà, tra quelli poveri.

Per il lungo, ma cominciando da subito, occorre darsi una struttura più efficiente e meritocratica.

Tutto questo richiede tempo e volontà. Si riduca allora la burocrazia inutile. Si parli di più di questi problemi nei consigli di dipartimento, di facoltà di corso.

Troviamoci e organizziamo qualcosa...quando? sabato 11 alla mattina? qualcuno ha un posto da suggerire? Contattiamo i colleghi di altre università? Chi porta le paste?

Saluti

Marcello Romagnoli

[ricercatori] Anno 1950: Piero Calamandrei scriveva...

Da tempo i colleghi fiorentini, i più attivi nella protesta, si stanno muovendo. Sono in tanti i ricercatori, almeno dell'area scientifica, che hanno aderito allo sciopero bianco della didattica (ovvero si attengono strettamente a quanto indicato nello stato giuridico)

da http://www.055news.it/notizia.asp?idn=17166

Università, a Firenze facoltà scientifiche in agitazione 29/09/2008 - 14:30

La facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'università di Firenze non comincerà le lezioni. Dopo l'adesione di 102 ricercatori su 125 alla protesta di massa attivata in tutta l'università italiana, il consiglio di facoltà ha preso atto che "risultano scoperti 146 corsi di insegnamento già affidati a ricercatori per l'anno accademico 2008/2009, e che a questi vanno aggiunti ulteriori corsi ancora da definire che potrebbero non avere più copertura". E' quanto riporta una nota della facoltà.


Saluti,

Patrizio Frederic

[ricercatori UNIMORE] Anno 1950: Piero Calamandrei scriveva..

Cari Colleghi,

ricevo questo da una collega e ve lo inoltro per stimolo alla riflessione aggiungendo una frase che era di moda quando ero giovane: " ne uccide più la depressione che la repressione" io mi sento depressa e dall'inerzia generale che vedo intoro a me mi sembra di non essere la sola, ma quando il disegno di sgretolare ogni istruzione indipendente sarà compiuto non ci resterà più niente, non tanto per noi, ma per le generazioni a venire, non pensate che forse dovremmo reagire ???

saluti
Marina


CNRU: Mariastella Gelmini: "Università pubblica: non faremo prigionieri"

Cari colleghi, o ci diamo una regolata subito o la "regolata" ce la daranno gli altri! Non so più cos'altro inviare per convincervi che solo con una serrata completa di tutti e in tutti gli atenei, usciamo da questa situazione.

cordialmente
Marco Merafina

From: Gennaro Carotenuto
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Mariastella Gelmini: "Università pubblica: non faremo prigionieri"

Nel 2009, per la prima volta in 800 anni di storia, e come mai è successo al mondo, nessun nuovo ricercatore prenderà servizio in Italia. In nessun ateneo e in nessuna disciplina. Mentre in tutto il resto d'Europa e del pianeta si investe di più in ricerca, da noi fino a fine legislatura è stato programmato solo di tagliare. Teste. Teste giovani. Teste pensanti. Ecco come nell'Università di Mariastella Gelmini il lento declino è divenuto un crollo verticale per l'Università e la ricerca scientifica pubblica in Italia.

di Gennaro Carotenuto

Immaginate un laboratorio universitario in Farmacia dove si fa ricerca sul cancro. Immaginate che vi lavorino cinque tra professori e ricercatori di ruolo. Con la legge 133, approvata il 6 agosto in un'aula sorda e grigia e in un paese in vacanza, nessuno dei loro collaboratori precari, per quanto indispensabili e meritevoli, potrà entrare in ruolo senza che TUTTI i cinque già strutturati non vadano prima in pensione. Ergo: quel laboratorio è destinato a chiudere e il precario meritevole deve andarsene a vincere il Nobel negli Stati Uniti.

E' questo l'effetto della scellerata applicazione del blocco del turn over sul pubblico impiego alla docenza universitaria. Non si vivacchia, non si tira più a campare; questa volta è scoppiata la bomba atomica. Da qui alla fine della legislatura il numero dei docenti universitari italiani si
contrarrà di almeno 8.000 unità (-13% e più del doppio degli esuberi Alitalia) ma nessuno se ne scandalizza. Anzi, succederà con il plauso dell'opinione pubblica teleguidata a caccia del fannullone e lo sberleffo del Gian Antonio Stella di turno, che sguazza facendo soldi calunniando chi lavora equiparandolo all'impunito, al corrotto, all'incompetente, al nepotista.

La draconiana controriforma Gelmini è una giocata demagogica che colpisce l'Università indiscriminatamente. Il giusto per il peccatore, le discipline in soprannumero come quelle strategiche, l'eccellenza come lo svacco. Taglia le scienze esatte come le umanistiche. I giovani brillanti ma non i vecchi baroni. Altro che meritocrazia! L'obbiettivo apertamente dichiarato, "dobbiamo tagliare", è portare l'Università pubblica alla paralisi e preparare il terreno alla grande riforma della privatizzazione ch'è nero su bianco nella stessa 133.

Finora i governi di centro-destra e centro-sinistra alternatisi negli ultimi anni, con i ministri Berlinguer, Moratti, Mussi, avevano almeno riconosciuto che il reclutamento di nuovi ricercatori fosse fondamentale per il nostro paese. L'obbiettivo deciso dalla UE a Lisbona vincolerebbe l'Italia entro il 2010 a raggiungere il 3% di prodotto interno lordo dedicato alla ricerca. E' il minimo per non regredire nel sottosviluppo.
L'Italia è ferma all'1% ed ha la metà dei ricercatori e docenti della media dei paesi europei, 2,7 contro 5,1 ogni mille abitanti. Sono numeri catastrofici ma che rimpiangeremo già da domani.

Se l'Italia volesse essere in media con l'Europa (già indietro a USA e Asia) dovrebbe avere 117.000 persone strutturate. Invece il personale strutturato è di appena 62.000 unità e la legge 133 lo farà scendere nel 2012 a 54.000. E siccome la 133 è vessatoria soprattutto verso i giovani, chi resterà avrà un'età media altissima: 55 anni, contro i 41 della Spagna e i 42 della Gran Bretagna.

Facciamola breve con i numeri. Il Sole24ore commenta trionfalmente che il governo finalmente metta un freno alla bulimia dell'università. Balle! E' un esercizio retorico di demonizzazione che nasconde la realtà. Dei 5.204 concorsi banditi nel 2008, 3.327 sono per nuovi ricercatori. Gli altri 1.800 sono avanzamenti di carriera in un paese dove non è reato il falso in bilancio ma è molto malvisto il voler progredire. Ebbene con 1984 pensionamenti la legge 133 stabilisce che appena 397 vincitori di concorso su oltre cinquemila prenderanno servizio nel 2009. E quasi tutti i 397 fortunati, in un paese di 60 milioni di abitanti -elementare legge del più forte- saranno avanzamenti di carriera. Escono i vecchi e non vengono fatti entrare i giovani.

Il 2009 sarà dunque il primo anno in 800 anni di storia dell'Università nel quale nessun giovane (o al massimo una decina di panda raccomandatissimi) entrerà in servizio. L'Italia sarà il primo paese sviluppato al mondo a compiere un passo così grave. I concorsi sono truccati? L'università italiana ha problemi gravi? Il governo non ripulisce il sistema e butta il bambino con l'acqua sporca, bloccando la vita dei meritevoli. La legge 133 proprio sulla meritocrazia mette infatti la pietra tombale e un vincitore di concorso dovrà aspettare il 2013 per entrare in ruolo. Nel frattempo? Posto non c'è più per nessuno, in maniera indiscriminata. Fa così schifo l'Università italiana che un 6 d'agosto qualsiasi ne è stata eseguita l'eutanasia comunicando la notizia ad esequie avvenute?

Il fatto è che, sempre per la legge 133, le Università, nella loro autonomia, potranno scegliere se rimanere pubbliche e languire come post-Licei di pessima qualità, oppure privatizzarsi trasformandosi in Fondazioni. Si saranno così liberate del costituzionale diritto allo studio e si finanzieranno con fantomatici investimenti privati oltre che con quote d'iscrizione all'americana, da 10 o 20.000 Euro l'anno.

Gli atenei che rimarranno pubblici saranno assediati come nel Medioevo: senza fondi né strutture, con un personale invecchiato, che non fa più ricerca perché oberato di docenza, con stipendi che non recuperano neanche l'inflazione e senza alcuna possibilità di carriera né per i docenti né per gli studenti. Questi, senza più valore legale del titolo di studio saranno a tutti gli effetti dei laureati di serie B.

L'università privatizzata intanto, 10 o 15 in tutto il paese, ritrasformata in università classista (ma con i figli della vera classe dirigente già andati tutti a studiare all'estero come avviene da sempre nel terzo mondo), sarà così docile e funzionale e forse perfino efficiente. Ma fuori ci saranno solo macerie.

PD: incontro ricercatori

Il PD è impegnato in Parlamento a respingere il tentativo del governo di bloccare gli accessi alla pubblica amministrazione. L'emendamento Brunetta avrebbe conseguenze disastrose soprattutto negli enti di ricerca: se venisse approvato si chiuderebbero le porte in faccia a migliaia di ricercatori che hanno già maturato importanti esperienze scientifiche e che costituiscono la risorsa decisiva per il futuro della ricerca italiana. Ne discuteremo in un incontro che abbiamo organizzato per martedi prossimo, alle 11 nella sede nazionale del PD (vedi allegato)
Siete tutti invitati.
Vi aspetto
Walter Tocci

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Il Partito Democratico incontra i precari della Pubblica amministrazione.

Martedì 7 ottobre alle ore 11, presso la sede nazionale del Partito Democratico di Via Sant'Andrea delle Fratte avrà luogo un incontro dei Ministri ombra del Partito Democratico Enrico Letta e Pina Picierno e dei deputati PD Cesare Damiano, Marianna Madia e Walter Tocci con i rappresentanti dei lavoratori con contratti a termine impiegati nella pubblica amministrazione.
L'emendamento Brunetta - che è stato appena riformulato grazie all'opposizione del PD e alla mobilitazione di tanti lavoratori pubblici - ha rappresentato un grave attacco a decine di migliaia di precari che in questi anni hanno permesso il funzionamento dei servizi pubblici e della PA. In nome di una visione ideologica del ruolo del pubblico, considerato come un peso, e di una ostilità preconcetta contro i precari il governo intendeva procedere a un licenziamento di massa dagli immensi costi sociali. Gli effetti di questo emendamento sarebbero stati puro mattatoio sociale. Se il governo vanta di aver salvato Alitalia, con un semplice tratto di penna del ministro della funzione pubblica si consuma una tragedia occupazionale pari al fallimento di tre-quattro Alitalia. Tra i 60.000 e gli 80.000 saranno, da calcoli prudenziali, le persone che si troveranno in mezzo ad una strada grazie alla decisione di eliminare il precariato licenziando i precari. Lo slittamento dell'abolizione delle norme della finanziaria sulle stabilizzazioni rappresenta un primo successo della mobilitazione dell'opposizione del PD e dei lavoratori. Ora nei prossimi sei mesi vanno completate le stabilizzazioni, tenuti i concorsi, assunti i vincitori. Lo Stato deve garantire le necessarie risorse e attivare le procedure già previste dalle scorse finanziarie.

ANDU: Nepotismo anche negli Atenei

Riportiamo una lettera di Francesco Musacchia "Parentopoli e ceto medio", pubblicata su Repubblica di Palermo dell'1 ottobre 2008. Francesco Musacchia e' Coordinatore dell'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) di Palermo.

"Parentopoli e ceto medio

Due articoli di Giovanni Fiandaca e Nino Alongi affiancati sulla prima pagina di Repubblica locale del 28 Settembre u.s. richiamano l'attenzione dei lettori sui problemi di "parentopoli" e del "familismo amorale" piaghe endemiche della Sicilia post-unitaria e autonomistica. Nei due articoli le due questioni strettamente intrecciate vengono presentate come tipiche del sottosviluppo locale e/o come pratica di un ceto politico ormai ridottosi a "classe digerente" e non piu' classe dirigente come ricordato dalla efficace metafora sciasciana richiamata da Fiandaca. Purtroppo la lettura avvicinata dei due articoli mette in evidenza la natura "ossimorica" delle soluzioni al problema.
Infatti mentre Alongi si appella ad una "visione alta della politica", Fiandaca molto piu' realisticamente azzera questa speranza richiamando fin dall'inizio del suo articolo la "scarsissima qualita' del ceto politico regionale", ivi inclusa la silente opposizione. Ma a questo punto Fiandaca e' costretto ad inventarsi un "ceto medio riflessivo che si risvegli" e che alleandosi con un grande numero di "cittadini consapevoli" e una moltitudine di "giovani preoccupati dell'avvenire" tornino a far sentire la loro voce. Sfortunatamente per noi e per la Sicilia un gran numero di "cittadini consapevoli" e di "giovani preoccupati dell'avvenire" hanno fatto sentire la loro voce dando il voto proprio a quel ceto politico di scarsissima qualita' sottolineato da Fiandaca e quanto al "ceto medio riflessivo" temiamo che sia uno dei primi responsabili della attuale crisi di speranze dei giovani migliori che, preoccupati dell'avvenire, non trovano di meglio che emigrare nel resto del mondo civile dove il merito e l'impegno nel lavoro e negli studi vengono riconosciuti ed apprezzati.
Per verificare l'eco sulla stampa della parentopoli siciliana, abbiamo fatto una ricerca su Internet con la parola chiave "parentopoli"; ai primi 5 posti abbiamo trovato, non senza sorpresa, un elenco di siti che documentavano casi di parentopoli negli atenei di Bari, Cattolica di Roma, Roma Sapienza, Cosenza e di nuovo Bari. Anche se il "cosi' fan tutte" non sminuisce la gravita' degli scambi di cortesie tra gli assessori della Regione Sicilia (sul cui giudizio ci associamo integralmente alle centinaia di interventi che si possono leggere nel forum aperto dalla redazione siciliana di "Repubblica") la reiterata fiducia manifestata dai siciliani verso questa classe politica rende necessario tentare una interpretazione piu' "laica" del fenomeno.
E' facile ricorrere alla categoria di pensiero secondo cui tutto il male e' sempre e solo fuori di noi ed il cui corollario politico non puo' che essere "un destino cinico e baro" di saragattiana memoria. Per questo il "sogno di un ceto medio riflessivo che si risvegli" evocato nella chiusa dell'articolo di Fiandaca ci sembra che rischi di confinare la questione nell'ambito onirico. Non sono forse stracolmi di ceto medio riflessivo gli atenei citati all'inizio? E cosa ha fatto questo ceto medio riflessivo per arginare il fenomeno di "parentopoli" e di "familismo amorale" nei rispettivi atenei? Siamo proprio sicuri che analoghe parentopoli non lambiscano pezzi di ceto politico di una opposizione a vocazione consociativa?
Crediamo che ciascuno di noi debba interrogarsi prima di scandalizzarsi; debba provare a capire se i propri comportamenti quotidiani e le scelte fatte quando si e' avuto la facolta' di scegliere sono state ispirate a principi meno deplorevoli di quelli adottati dai nostri attuali governanti regionali. Questi ultimi potranno cambiare solo se in alcune "casematte del potere" i cittadini e i giovani non rassegnati percepiranno l'esistenza di un pezzo di societa' civile i cui comportamenti individuali e collettivi respingono miserie del genere e che nei fatti concreti si pongono come alternativa credibile ad un ceto politico squalificato e consociativo.

Francesco Musacchia"

comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca PRC









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
 
Il PRC-SE aderisce ai presidi del 1 e del 7 ottobre al fianco dei lavoratori e ricercatori precari
 
Per opporci all'emendamento sciagurato presentato dal Governo all'art.37 del Ddl 1441-quater che annulla le norme sulla stabilizzazione contenute nelle ultime due finanziarie il Partito della Rifondazione Comunista si mette al servizio di tutte le lavoratrici e i lavoratori precari del comparto della ricerca che oggi rischiano il licenziamento e aderisce con convinzione ai presidi indetti dall'USI/RdB per il 1 Ottobre di fronte al Ministero del Lavoro, alle ore 10:00, e il 7 Ottobre davanti al Ministero della Funzione Pubblica, alle ore 9:30.
Il Partito della Rifondazione Comunista invita tutte le compagne e i compagni a partecipare in massa alle due iniziative di lotta.
 
Fabio de Nardis
Responsabile Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se

comunicato stampa Dipartimento Scuola PRC









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Comunicato stampa dipartimento scuola e formazione del Prc
 
Il razzismo della Lega si abbatte sulle scuole.
 
Uno specifico progetto di legge al Senato ed una mozione alla camera dei deputati, entrambe le iniziative sono targate Lega Nord, ripropongono le classi differenziali (loro le definiscono "classi-ponte") per le alunne e gli alunni stranieri che non conoscono la lingua italiana. Un atto di razzismo inaccettabile, mascherato dal fatto di poter recuperare più velocemente i dislivelli di partenza e, soprattutto, non rallenterebbero il lavoro in classe degli allievi/e italiani/e. Si cestinano le migliori pratiche di interazione e di incontro tra culture diverse praticate da sempre nel mondo della scuola e vissute come ricchezze. Si dimostra ancora una volta di non sapere come funziona la scuola e si ignora l'elemento più specificamente formativo. E' universalmente riconosciuto che fra alunne/i di lingua diversa, si instaurano dinamiche di reciproco scambio che favorisco un apprendimento più veloce e qualitativamente migliore. Succederà la stessa cosa con i portatori di handicap?
 
Roma, 29 settembre 2008                                                                    Gennaro Loffredo
                                                                                             Resp. Dip. Naz. Scuola e Formazione
 

PRC : comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca









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COMUNICATO STAMPA
ANCHE I LAVORATORI I.S.P.R.A. IN AGITAZIONE
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