Monday, November 24, 2008

PRC: articolo Scuola- Gennaro Loffredo









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

L'efficacia dell'Onda: le commissioni di camera e senato chiedono un dietro front alla Gelmini.
 
I pareri che le commissioni istruzione di camera e senato si apprestano a dare, quasi certamente favorevoli ma che passeranno a maggioranza, pare prevedano un sostanziale dietro front su alcune delle questioni che hanno fatto esplodere l'Onda(ta) di proteste in questi mesi. Questi i punti: nelle scuole dell'infanzia dovrebbe essere garantito l'orario obbligatorio per 40 ore (non più fino alle 12,30 come prevede il decreto) si suppone con due insegnanti (una/o al mattino una/o al pomeriggio); il maestro unico a 24 ore settimanali ci sarà ma in maniera residuale, ovvero solo lì dove viene richiesto dai genitori (nel decreto è il modello da preferire); il tempo pieno va garantito con due docenti per classe; resterebbe anche il tempo prolungato alle medie; chieste delle garanzie per gli insegnanti di lingua inglese che dovranno restare ad affiancare l'insegnante di classe; per le superiori, do vendo essere ridotti indirizzi ed orari (specie ai tecnici ed ai professionali) pare si chieda uno slittamento delle iscrizioni. Sembra ci sia una marcia in dietro anche sull'aumento degli alunni per classe. Si chiede di innalzare il numero medio e non più quello massimo, poiché quest'ultimo metterebbe a rischio la sicurezza degli alunni e dei docenti. Per quanto riguarda i disabili, dovrà essere garantito un docente di sostegno ogni due alunni. In merito agli Ata, bisognerà prestare attenzione a dove si opereranno i tagli; sarebbe bene non tagliare, per esempio, sui bidelli poiché potrebbero essere utilizzati anche per le pulizie, lavoro che oggi viene esternalizzato. Sarà d'accordo il ministro Tremonti? Francamente sono misure, anche se accolte, insufficienti, parziali e che non intaccano la gravità dei provvedimenti complessivi di questo governo. Non abbiamo alcuna garanzia in merito agli organici, per ese mpio; resta infatti da capire come questi provvedimenti saranno realizzati. E i precari? Comunque nulla di tutto questo sarebbe ovviamente accaduto se l'Onda non avesse aperto delle crepe. Anche il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella seduta di ieri ha espresso preoccupazione e dissenso per i provvedimenti del governo su scuola, università e ricerca. Intanto sul piano programmatico, in conferenza unificata stato/regioni, gli enti locali si spaccano: le regioni di centro sinistra continuano ad opporsi, quelle di centro destra votano a favore tranne la Sicilia che si è astenuta. L'Upi (Unione delle province) chiede alla ministra un tavolo di confronto. Esplodono le contraddizioni e questo solo grazie al Movimento. La lotta paga. In questi anni forse lo avevamo un po' dimenticato. O meglio. In molti hanno cercato di convincerci dicendo che in fondo ci si può accontentare anche del meno peggio. Non è così e l&rs quo;Onda lo ha dimostrato e continua a farlo con le proteste e le proposte. Facciamone tesoro e continuiamo sulla strada intrapresa. Il 12 dicembre, sciopero generale indetto dalla Cgil, al quale hanno aderito anche i Cobas, la Cub e l'Sdl, è il prossimo, non ultimo, grande appuntamento. Noi ci saremo!
 
Roma 18 marzo 2008                                                                         Gennaro Loffredo
                                                                                              Resp. Naz. Scuola e Formazione


[UNIVERSITAS News]: Conferenza su Ministro GELMINI..; ANCHE RIAPERTI I CONCORSI

UNIVERSITAS N o t i z i e
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NINO LUCIANI, Direttore responsabile
Tel 347 9470152

- A TUTTI I COLLEGHI DI BOLOGNA
- AD ALTRI, interessati in Italia

Informo che gli interessati possono trovare le seguenti notizie nella nuova edizione del Foglio:

1) Bologna. Preside DIOTALLEVI, di Ingegneria: "Sì alla rivoluzione didattica a Ingegneria: 4 lauree, in luogo di 12"

2) Da Organizzazioni Unitarie della Docenza: UN PROGRAMMA PER L'UNIVERSITÀ ITALIANA.
Anche ripescaggio del "CONTRATTO CON GLI ITALIANI" del Governo Berlusconi bis, rimasto inattuato.

3) Bologna, Elezioni CdA e Senato. Consiglio di Stato boccia il Rettore. Adesso si voti per la discontinuità della gestione

4) Ateneo di Bologna: PROF. Lilla CRISAFULLI, candidata a CdA, ci invia: "Linee guida del Bilancio di previsione 2009 dell'Ateneo"

5) Decreto-legge 10 nov. 2008, n. 180. Relazione del Sen. Prof. Giuseppe VALDITARA alla Commissione Istruzione del Senato.
Anche una nostra TABELLA. Si vede che le Università che non hanno sforato, per spese di persoanle, il 90% del FFO, hanno invece sforato, per le tasse universiatrie, il 20% del FFO.

6) Nino Luciani, "Le conseguenze economiche della pace" e la via per contrastare il ciclo

NINO LUCIANI

ANDU: "Studenti, attenti anche alle CRUI e al PD"

da Nuova Ferrara dell'11 novembre 2008:

"Lettera aperta al movimento studentesco. Attenti la privatizzazione e' gia' iniziata"

di Alessandro Somma(*)

L'onda della protesta studentesca cresce e sembra dare i suoi primi frutti. Questo almeno indicherebbe la disponibilita' dell'esecutivo ad avviare un dialogo sulla riforma dell'universita'. Ma siamo sicuri che non sia un trucco, magari per rinviare tutto ai prossimi mesi, quando gli esami e la sospensione dell'attivita' didattica terranno gli studenti lontani dagli atenei? Siamo sicuri che non si intenda alimentare un costume politico tanto caro alla destra: definire prima in modo unilaterale le compatibilita' economiche della riforma, peraltro ampiamente delineate nei provvedimenti contestati dal movimento, e poi catturare consenso attorno ai pochi spazi di manovra lasciati alla politica? Ma soprattutto: siamo sicuri che gli interlocutori dell'esecutivo siano davvero in dissenso con l'esecutivo, e che in particolare lo siano l'opposizione e il mondo
universitario?
Incominciamo da quest'ultimo, indebolito da profonde spaccature interne alla Conferenza dei rettori (Crui), che dovrebbe rappresentare il sistema delle universita' italiane, e che invece e' sovente la cassa di risonanza di interessi particolari e non condivisi.
C'e' infatti una Crui ufficiale, che da tempo assiste inerte alla privatizzazione del sapere, prima invocando un improbabile dialogo con l'esecutivo, e poi evitando di assumere una posizione nettamente contraria alla trasformazione degli atenei in fondazioni.
C'è poi una seconda Crui dei virtuosi (Acquis), composta dai rettori degli atenei che intendono operare secondo criteri imprenditoriali ed eliminare i vincoli di legge all'aumento delle tasse universitarie.
Non sono molto diverse le richieste della terza Crui, quella composta dai rettori delle Scuole superiori, come la Scuola normale di Pisa.
Sono infine ambigue sul tema della privatizzazione del sapere anche le richieste della quarta Crui, costituita tra i rettori delle universita' del sud.
Piu' evidenti sono le contraddizioni del Piddi', che al Circo Massimo dice di condividere le istanze del movimento studentesco, e nelle segrete stanze flirta invece con la Gelmini, in linea del resto con il suo programma elettorale: "Ciascun ateneo deve essere libero di di darsi il sistema di governo che ritiene più adeguato, di stabilire le norme per l'ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette" (punto 7).
Del resto il ministro ombra dell'universita' ha affermato che il suo partito non e' contrario alla trasformazione degli atenei in fondazioni. La richiede anzi da tempo, volendola solo affiancare ad una riforma che separi la didattica e la ricerca, affidate ai docenti, dall'amministrazione finanziaria, affidata ad un consiglio di amministrazione in cui siedono i privati.
Il dialogo sulla riforma universitaria non puo' essere lasciato nelle mani della Crui e del Piddi', accomunati solo dall'essere politicamente delegittimati e culturalmente incapaci di concepire alternative alla privatizzazione del sapere. Se dialogo ci sara', dovra' coinvolgere il movimento studentesco, che dovra' tuttavia prepararsi ad un impegno lungo ed intenso. Occorrera' infatti attrezzarsi a riconoscere le molte facce della privatizzazione dell'universita', ovvero della sottrazione al vaglio democratico (di docenti, personale amministrativo, ricercatori e studenti) delle scelte sulla sua vita interna ed esterna (rapporti con societa' civile, enti territoriali ed operatori economici).
La privatizzazione violenta prima il linguaggio. Trasforma i ricercatori in capitale umano e i risultati del loro lavoro in prodotti della ricerca, valutati in funzione del loro contributo alla crescita del pil. Gli studenti diventano anonimi consumatori di un servizio calibrato sulle necessita' del mercato del lavoro. Gli atenei sono tenuti ad essere competitivi e ad affidare le loro scelte a consigli di amministrazione composti da stakeholder. La politica universitaria e' resa un freddo problema di governance delle performance degli atenei, diretta da patti di stabilita' concordati con l'esecutivo (tutte espressioni ricavate da documenti del Piddi' e delle varie Crui). 
Il linguaggio prelude a trasformazioni ben piu' incisive, le rende neutrali, necessarie, inevitabili. Trasformazioni che si sono in parte realizzate, nel silenzio generalizzato. Da tempo molti atenei si sono dotati di fondazioni universitarie, che se da un lato lasciano intatta l'universita' pubblica, dall'altro rischiano di trasformarla in una bad company, impoverita e spogliata della ricerca e della didattica qualificata (secondo il modello Alitalia). Da tempo si tende a valutare la ricerca secondo criteri che privilegiano il conformismo nelle scienze sociali e l'immediato ritorno economico nelle cosiddette scienze dure. E da tempo i servizi agli studenti, la garanzia sostanziale del diritto allo studio, sono affidati a privati, spesso e volentieri riconducibili agli estremisti cattolici di Cielle."

(*) Alessandro Somma e' professore ordinario di Diritto privato comparato nell'Universita' di Ferrara

ANDU: Fondazioni private? No, di Stato!

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

FONDAZIONI PRIVATE? NO, DI STATO!

Riportiamo in calce un interessante intervento sulle Fondazioni inviatoci da Antonio Pasini dell'Universita' di Siena.
Pasini sostiene che le Fondazioni previste dalla Legge 133 non sarebbero private ma di di fatto Stato, il quale sarebbe "nella condizione di poter concedere i suoi favori a seconda delle convenienze dell'entourage di governo o degli ambienti ad esso piu' vicini.".

La 'previsione' di Pasini e' 'simile' a quella di Roberto  Perotti che, a proposito degli Atenei-Fondazione, ha scritto: "Succedera' proprio come per le fondazioni bancarie, sara' opportunita' di clientela per i notabili locali".

Sempre sulla questione delle Fondazioni segnaliamo un intervento di Alberto Burgio "Perche' le fondazioni sono un dramma per l'istruzione", su Liberazione del 21 novembre 2008. Per leggere l'intervento di Burgio cliccare:
http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp e cercare in "venerdi' 21 novembre 2008"

== Ricordiamo che la campagna politica e mediatica sulle Fondazioni e sull'uso 'privatistico' degli Atenei viene da lontano.

- Nel 2002. E' interessante rileggere l'intervista a Giuseppe De Rita su Repubblica del 7 giugno 2002 (nota 1). Nell'intervista, intitolata "Gli atenei come aziende, il futuro e' nelle fondazioni", De Rita, tra l'altro, sosteneva:
"Il vero problema si risolvera', e non oggi, quando le universita' diventeranno fondazioni." "I rettori del futuro dovranno diventare come quelli americani." "Negli atenei deve entrare la cultura del privato". "Lo Stato dovrebbe ancora trasferire gli immobili al patrimonio della singola universita', dicendo 'ora gestite tutto voi'. Sono convinto che il patrimonio sia la base essenziale dell'autonomia universitaria, con la partecipazione di Comuni, Province e Regioni."
E alla domanda "c'e' il rischio di arrivare a universita' di  serie A e di serie B?" De Rita rispondeva: "Ogni meccanismo competitivo aumenta le distanze. Succede anche nel mondo delle imprese e in quello del calcio.
Bisogna accettarlo."
Certo De Rita, nel lontano 2002, non poteva prevedere le future 'impresopoli' e 'calciopoli'.

- Nel 2005. E' interessante rileggere la scheda dei DS "Innovazione nell'universita' e con l'universita'" del dicembre 2005 (nota 2). I DS proponevano:
1. di "affievolire il valore legale dei titoli";
2. che, "in prospettiva", per il reclutamento "le regole selettive" rientrino "nella sfera di autonomia del singolo ateneo", che stabilira' anche "le procedure di chiamata (o di non chiamata)";
3. che, una volta garantito il diritto allo studio, si debba "rimuovere il vincolo budgetario sull'entita' complessiva delle tasse e contributi universitari stabiliti da ciascuna universita'";
4. di "delegificare completamente la strutturazione interna di
un'universita'".

- Nel 2008. E' interessante rileggere il punto 7 del Programma del PD (nota 3) dove e' scritto:
"Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale  docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene piu' adeguato, di stabilire le norme per l'ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette."

- Nel 2005 la CRUI era 'fuori dal coro'. Sulle Fondazioni, infatti, la CRUI, in un suo comunicato stampa del 4 febbraio 2005 dal titolo "Ruolo docente a pieno titolo per i ricercatori e no al blocco dei concorsi. La CRUI chiede leggi ordinarie ed un progetto organico per l'Universita'",
scriveva:
"In generale i rettori valutano con estrema preoccupazione la tendenza a riformare l'Universita' procedendo per frammenti invece di rifarsi ad un progetto organico. L'Universita', composta da Atenei statali e non statali, ha una responsabilita' pubblica, che comporta problemi non banalizzabili ne' risolvibili con iniziative 'decisioniste', come ad esempio quella assolutamente non riproponibile della trasformazione delle Universita' in fondazioni."
Le Fondazioni sono state "riproposte" nel 2008 con la Legge 133, ma la CRUI non ha invece "riproposto" il netto rifiuto di esse.

21 novembre 2008

- Nota 1. Per leggere l'intera intervista a Giuseppe De Rita "Gli atenei come aziende, il futuro e' nelle fondazioni", su Repubblica del 7.6.08, cliccare (non si deve spezzare la stringa di caratteri, altrimenti il collegamento fallisce!):

- Nota 2. Per leggere la scheda dei DS su "Innovazione nell'universita' e con l'universita'", 1-3.12.05, cliccare (non si deve spezzare la stringa di caratteri, altrimenti il collegamento fallisce!):

- Nota 3. Per leggere il programma elettorale del PD cliccare:

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L'intervento di Antonio Pasini dell'Universita' di Siena:

"Un po' di considerazioni su questa cosa delle fondazioni.
A prenderla cosi' come appare, la si direbbe uno scherzo, una fandonia, oppure un' idiozia. E fa meraviglia che da mesi tutto un paese ne ragioni come se potesse trattarsi di una cosa seria.
Certamente le fondazioni non potranno essere il primo passo in un processo di privatizzazione dell'Universita', semplicemente perche' nel nostro paese un processo del genere non potra' mai nemmeno avviarsi, salvo realizzazioni marginali, che pero' gia' sono in essere, e da molto tempo. Semmai, potranno costituire un ulteriore passo nella trasformazione di questo paese in un postaccio fondato sul potere e il mercimonio (quello politico, che e' molto peggio di quello accademico).
Mi spiego meglio. Una fondazione richiede uno o piu' soggetti che la supportino finanziariamente. E quali sarebbero questi soggetti, nel nostro caso?
Soggetti privati? No, non credo proprio che in Italia ci siano soggetti privati con spalle tanto larghe da caricarsi addosso un' universita' anche medio-piccola.
Il bilancio di una universita' media, tutto compreso, viaggia su cifre ad otto zeri (in euro). Non parliamo poi delle grosse universita'. E chi volete mai che voglia mettere a disposizione somme cosi' importanti, per di piu' senza un ritorno quantificabile con qualche certezza? Il massimo che puo' fare un soggetto privato e' cofinanziare un corso di laurea o supportare un master od offrire qualche borsa di studio. Ma questo e' proprio quello che vari soggetti piu' o meno privati gia' fanno, senza bisogno di fondazioni. La cosa avrebbe potuto forse essere diversa 15 anni fa, quando avevamo ancora grandi aziende di stato o grandi gruppi parastatali, sensibili alle ragioni della politica forse di piu' che a quelle aziendali o di mercato, e quindi piu' inclini ad imbarcarsi in imprese di incerto profitto, purche' opportunamente caldeggiate. Ma questi enti non esistono piu' da almeno dieci anni. 
Soggetti pubblici, dunque. E quali? Le regioni? Ma le regioni di grane ne hanno gia' abbastanza col sistema sanitario. Poi, la loro principale fonte di introito e' l' IRAP, tassa che molti avrebbero voluto abolire (forse giustamente), e che forse prima o poi verra' abolita. Qualche Comune, allora? Peggio che andar di notte!
Resta dunque solo lo Stato. Avremo dunque fondazioni statali. Piaccia o no, lo si voglia dire o no, cosi' dovranno essere. Perche' e' l' unica possibilita' praticabile. Apparentemente nulla di strano: lo Stato vi comparirebbe come principale socio finanziatore, cosi' come compare in altri Enti.
Non cambierebbe nulla allora? No cambierebbe moltissimo: lo Stato, anziche' prendersi cura del sistema universitario per dovere costituzionale, ed essere quindi tenuto a rispondere al Paese dei suoi interventi o non interventi, sarebbe coinvolto in questa o quella universita' solo in quanto socio prevalente. Quindi, con nessun obbligo verso il Paese e nella condizione di poter concedere i suoi favori a seconda delle convenienze dell' entourage di governo o degli ambienti ad esso piu' vicini. Scusate se vi sembra poco.

Antonio Pasini - Universita' di Siena"

ANDU: "Fondazioni: Destra e PD pienamente d'accordo"

Nel riportare il testo dell'intervento di Alberto Burgio "L'universita' che piace a destra e Pd", su Aprileonline del 19 novembre 2008, ricordiamo l'ultimo documento dell'ANDU sulla questione delle Fondazioni:
"Fondazioni. NO del movimento, SI' di AN e PD" del 5.11.08. Per leggere il documento cliccare:

Piu' in generale, sulle posizioni del PD sull'Universita' invitiamo a leggere il documento dell'ANDU "Governance. La controriforma del PD e la proposta dell'ANDU", del 4.11.08. Cliccare:

==== In Commissione Istruzione del Senato si sta svolgendo la discussione sul DL 180. I 'poveri' Senatori stanno cercando di prendere sul serio un provvedimento urgente 'dettato' dalla 'misteriosa urgenza' del prof. Francesco Giavazzi, un provvedimento improvvisato e pasticciato che invece andrebbe semplicemente rispedito al mittente.
Per il resoconto della seduta del 18.11.08 cliccare:
Per il resoconto della seduta del 19.11.08 cliccare:

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su Aprileonline:

"L'universita' che piace a destra e Pd
Alberto Burgio*, 19 novembre 2008

L'intervento - La destra propone un piano di ristrutturazione universitaria che in verita' trova sostegno anche da parte dei democratici.
E' dal 2004 che esponenti dei Ds (da Rossi a Toniolo) si dimostrano interessati al modello americano degli atenei-fondazioni, tanto da aver depositato anche proposte di legge che vanno in questa direzione della privatizzazione accademica


Non e' davvero complicato capire perche' il ministro Gelmini continui a rivolgere inviti alla collaborazione all'omologo ministro-ombra del Pd Maria Pia Garavaglia. Con il passare dei giorni diventa sempre piu' evidente che una questione centrale nel disegno governativo di distruzione dell'universita' pubblica e' la trasformazione degli atenei statali in fondazioni private, resa possibile dall'art. 16 delle legge 133.
Il fatto e' che proprio su questa materia la destra sa bene che la cosiddetta opposizione (almeno per quanto riguarda il Pd) e' totalmente d'accordo con il governo. La collaborazione auspicata dal ministro Gelmini e' quindi a costo-zero, anzi servira' a facilitare e ad accelerare il disastro.
La cosa era gia' ben nota a chi si interessa di universita'. E' almeno dal 2004 che i Ds si agitano per promuovere il modello americano delle universita'-fondazioni, strumentalizzando la questione del merito: una questione seria, che andrebbe affrontata garantendo parita' nelle posizioni di partenza e obiettivita' delle valutazioni, e non imboccando scorciatoie "mercatiste", basate sulla generalizzazione del modello economico dell'efficienza. Gianni Toniolo e Nicola Rossi hanno scritto innumerevoli articoli e animato convegni al riguardo. Rossi e' autore di una proposta di legge (depositata nel febbraio 2006) in tutto e per tutto identica a quanto oggi disposto dal governo. In due parole, l'idea e' trasformare le universita' oggi pubbliche in soggetti di diritto privato (in proprieta'private), liberandole di tutti i vincoli oggi esistenti.
Le universita' private debbono potere imporre tasse senza alcun limite (oggi il gettito proveniente dalle tasse studentesche non puo' superare il 20% del fondo di finanziamento di ciascuna universita'), gestire in modo discrezionale i rapporti di lavoro con il personale docente e non-docente (di fatto precarizzato) e governare didattica e ricerca secondo criteri aziendali, cioe' pretendendo che siano redditizie in termini economici.
In cambio (di questo regalo) i privati riceveranno in dote la proprieta' dei beni immobili gia' in uso alle universita' trasformate in fondazioni.
E, per non farsi mancare nulla, incamereranno questo enorme patrimonio pubblico senza pagare nemmeno un euro di imposte e tasse sul suo trasferimento.
Qualche giorno fa l'on. Garavaglia ha voluto chiarire che la proposta di Rossi non e' un'opinione personale, ma riflette la posizione del Partito democratico. Ha rilasciato un'intervista ad Aprile online che merita di essere letta con attenzione. Sostiene in sostanza, il ministro-ombra, che le fondazioni vanno bene, purche' lo Stato continui a fornire loro finanziamenti pubblici (cio' che peraltro il comma 9 dell'art. 16 gia' dice chiaramente). Lamenta che la 133 non e' abbastanza esplicita sul reclutamento e la governance delle future fondazioni, ma afferma che non c'e' ragione di essere contrari poiche' "la fondazione in quanto tale puo' essere neutra come strumento giuridico".
C'e' il piccolo particolare che la legge puntualizza che le future fondazioni "perseguono i propri scopi secondo le modalita' consentite dalla loro natura giuridica" (privatistica), "operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione" (servono a fare profitti) e potranno dotarsi di regolamenti amministrativi "in deroga alle norme dell'ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici". E' davvero difficile non capire che il governo ha in mente vere e proprie imprese private, dove l'immediata redditivita' economica sara' l'unico fine gestionale, per il cui perseguimento non vi saranno limiti giuridici di sorta. Altro che poco espliciti!
La verita' e' che su questo impianto "modernizzatore" destra e Pd sono pienamente d'accordo. Veltroni finge di chiedere la revoca dei provvedimenti sull'universita' contenuti nella 133, ma la sua e' pura propaganda. Del resto perche' mai dovrebbe essere contrario alle fondazioni proprio lui che continua a considerare gli Stati Uniti, culla delle universita' private, il modello sociale al quale ispirarsi?
Ma c'e' dell'altro. Abbiamo detto privatizzazione. Va a braccetto con questa linea di tendenza (anzi, ne e' un corollario) la frammentazione del sistema universitario. Si avranno universita' di serie a e di serie b. Non ci sara' piu' l'universita' italiana, ma tante strutture separate l'una dall'altra. E difatti l'abolizione del valore legale del titolo (per cui essersi laureati non sara' piu' sufficiente per partecipare a un concorso, ma occorrera' avere ottenuto la laurea in determinate sedi universitarie) e' uno degli obiettivi dei "riformatori" in entrambi gli schieramenti politici. Vista cosi', la distruzione dell'universita' pubblica si inscrive in quel piu' generale processo di frammentazione del Paese che e' a sua volta una tragedia a cui stiamo assistendo nell'indifferenza complice o nella generale incomprensione.
Vanno in questa direzione lo smantellamento del modello contrattuale incentrato sul contratto collettivo nazionale e, naturalmente, il federalismo fiscale. E anche in questo caso la destra dilaga dove la controparte ha aperto la diga: il processo di frammentazione del Paese prende avvio con la regionalizzazione della sanita' pubblica, con la privatizzazione delle pubbliche amministrazioni, con la riforma del Titolo V della Costituzione, con la riforma presidenzialistica delle Regioni: tutte "innovazioni" introdotte dai governi di centrosinistra.
Non dovrebbe essere molto difficile capire che un Paese frammentato e' senza difese, senza anticorpi contro l'iniziativa dei poteri sociali forti.
L'impresa potra' giocare le aree povere contro le piu' avanzate per abbattere ulteriormente salari e tutele. E la spesa pubblica sociale sara' ulteriormente ridotta e squilibrata ponendo in concorrenza le diverse zone del Paese.
Questa e' la vera partita oggi in corso, che dimostra come lo Stato non sia soltanto il "comitato d'affari della borghesia" ma anche una struttura di tutela dei diritti e uno strumento di lotta contro la prepotenza dei privati. Per questo la destra vandalizza la Costituzione e privatizza a piu' non posso. Approfittando della complice inerzia di chi avrebbe il compito di sbarrarle la strada.

*Rifondazione Comunista"

ANDU: DL 180 al Senato-Documento Movimento-"Fine dei concorsi"

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

= 1. DL 180 AL SENATO
= 2. IL MOVIMENTO SU RICERCA, FORMAZIONE E LAVORO
= 3. Il 'MINISTRO' GIAVAZZI ORA VUOLE ABOLIRE I CONCORSI

= 1. DL 180 AL SENATO

Il 18 novembre 2008 si e' svolta l'audizione sul Decreto-Legge 180/2008 presso la Commissione Istruzione del Senato.
ADI, ANDU, APU, CISL-Universita', FLC-Cgil, CNRU e UILPA-UR si sono presentati insieme all'audizione (v. nota 1) e hanno consegnato il documento unitario "Un programma per l'Universita'" (nota 2).
E' stato presentato anche il documento che segue relativo al DL 180.
Alla fine dell'Audizione da parte dei Componenti della Commissione c'e' stato un solo intervento, quello della senatrice Mariapia Garavaglia, ministro dell'Universita' del governo ombra del PD. L'UNICA cosa che la Senatrice ha detto, dopo le articolate richieste unitarie riguardanti le sorti dell'Universita' e i numerosi interventi succedutisi, e' stata: "Come mai nessuno ha posto la questione della doppia idoneita'?". Il Ministro ombra del PD sembra non condividere la richiesta unitaria di NON operare alcun intervento sulle regole dei concorsi gia' banditi, cambiando opinione rispetto a quanto, assieme a Luciano Modica, responsabile nazionale Universita' del PD, aveva scritto al 'ministro' Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 5 novembre 2008: "modificare frettolosamente i bandi di concorso gia' emanati dai rettori secondo la legge vigente, e con i termini scaduti, per recepire nuove regole di formazione delle commissioni farebbe correre il rischio di un enorme contenzioso difficile da dirimere".
Subito dopo l'audizione, nella Commissione Istruzione e' iniziata la discussione sul DL 180. Per il resoconto della seduta cliccare:

= Documento unitario letto e consegnato alla Commissione Istruzione del Senato:
"Osservazioni sul decreto 180 Non difendiamo lo status quo. 
Difendiamo il ruolo dell'Universita', ruolo di promozione sociale della cultura e dell'innovazione e ci basiamo su tre valori fondanti: 
.. la natura pubblica del sistema universitario e, quindi, riteniamo inaccettabile la trasformazione di queste in fondazioni di diritto privato; 
.. il ruolo sociale del sistema universitario;
.. la natura cooperativa e partecipata del sistema universitario.
Chiediamo che vengano eliminati i tagli ai finanziamenti previsti dalla 133. Il testo del nuovo decreto, cosi' come e' scritto, rischia addirittura di aumentare tali tagli perche' non ci sono i tempi per potere distribuire il 7% legato alla valutazione.
Ma cio' che e' fondamentale e' aumentare i finanziamenti di quanto e' necessario per il funzionamento basale dei singoli atenei. Gli sprechi vanno ridotti, ma non uccidendo le universita' e chi ci lavora e ci studia. A tale finanziamento si deve aggiungere quello dipendente dalla valutazione.
Chiediamo l'eliminazione del blocco del turnover per tutte le universita' e per tutto il personale, compreso quello tecnico e amministrativo.
Con i tagli previsti dalla 133 moltissime universita' andranno ben presto oltre il 90% col rischio di non potere svolgere neppure i concorsi per ricercatori previsti dal reclutamento straordinario e per il quale i fondi sono gia' stanziati.
Chiediamo che le risorse derivanti dallo sblocco del turnover siano utilizzate solo per personale di ruolo.
Chiediamo che non si intervenga sui concorsi gia' banditi e non si impedisca il loro svolgimento.
Chiediamo che siano banditi in tempi rapidi concorsi per ricercatori di ruolo, sia quelli previsti dal reclutamento straordinario, sia un numero ulteriore consistente per far funzionare la didattica e la ricerca degli atenei, tenendo conto dell'altissimo numero di personale precario gia' formato che opera nelle universita'.
Prendiamo atto dell'aumento dei fondi per gli studenti, ma tale aumento non e' assolutamente sufficiente sia perche' non tiene conto dei tagli operati ai fondi delle regioni, sia perche' sicuramente per la parte di alloggi e residenze la somma destinata e' troppo esigua, sia perche' sitratta di un intervento solo per il 2009."

= 2. IL MOVIMENTO SU RICERCA, FORMAZIONE E LAVORO

Invitiamo tutti a leggere attentamente le interessanti posizioni e richieste del movimento universitario, elaborate e approvate nell'Assemblea nazionale del 15-16 novembre 2008, per quanto riguarda ricerca, valutazione, precariato, dottorato, reclutamento e docenza. Per leggere il documento "Ricerca, Formazione e Lavoro" cliccare:

= 3. Il 'MINISTRO' GIAVAZZI ORA VUOLE ABOLIRE I CONCORSI

Francesco Giavazzi, professore di economia alla Bocconi con diritto di 'accesso' alla prima pagina del Corriere della Sera, come tutti sanno, ha 'preteso' e ottenuto il Decreto-Legge 180 che modifica le regole dei concorsi gia' banditi. 
Ieri Francesco Giavazzi e' ritornato sull'argomento nel sito www.lavoce.info (nota 3). Nel suo nuovo intervento Giavazzi, tra l'altro,scrive:
"Le modifiche introdotte dal Dl 180 vanno prese per quello che sono: un tentativo, strettamente una tantum, di sparigliare giochi gia' fatti prima ancora che i posti venissero deliberati dalle facolta' e i candidati  facessero domanda. Certo, sarebbe stato meglio, e anche piu' equo, riaprire i bandi, permettere ad altri candidati di partecipare, eliminare l'ignominia delle doppie idoneita' (v. l'intervento della senatrice Garavaglia su riportato, ndr). In un paese in cui l'ultima parola l'hanno i Tar e' molto probabile che si sarebbe creato un contenzioso infinito." E conclude: "Bene: io penso che con questo Dl abbiamo fatto passi da gigante verso la FINE DEI CONCORSI (la sottolineatura e' nel testo, ndr), anche grazie alla pioggia di critiche che lo ha accompagnato."

Siamo ancora in attesa di sapere da Giavazzi perche' SOLO ORA, dopo trent'anni di concorsi a ricercatore e dopo dieci anni di concorsi a ordinario e ad associato, vuole ad ogni costo "sparigliare giochi gia' fatti". Ritorniamo a chiedergli: cosa e' (o gli e') successo ora di nuovo?
Naturalmente ognuno e' libero di esprimersi, anche 'a ruota libera', su tutto, compresi i concorsi universitari. Quello che non e' accettabile e' che le opinioni 'bizzarre' di una sola persona, anche se insegna economia alla Bocconi e puo' 'accedere' alla prima pagina del Corriere, siano tradotte in Legge, anzi in Decreto-Legge, e probabilmente anche in modifiche del provvedimento. E tutto questo mentre Governi e Parlamenti non hanno mai preso in alcuna considerazione le richieste, sensate e utili all'interesse generale dell'Universita' e del Paese, avanzate dalle rappresentanze di tutte le componenti (docenti, precari, tecno-amministrativi, studenti) e dai movimenti universitari.

19 novembre 2008

- Nota 1. "Al Presidente della Commissione Istruzione del Senato e, p.c., agli altri Componenti della Commissione 

Egregio Presidente,

premesso che apprezziamo molto la sensibilita' da Lei mostrata nel prevedere 'in tempo reale' un'audizione presso la Sua Commissione sui contenuti dell'importante Decreto-Legge n. 180, Le chiediamo che le sottoscritte Organizzazioni e Associazioni universitarie, convocate per domani, siano ascoltate insieme, tenendo anche conto che insieme hanno recentemente elaborato "Un programma per l'Universita'", che qui sotto alleghiamo.
Facciamo anche presente che ADI, ADU e APU, che hanno sottoscritto lo stesso "Programma", vorrebbero essere ascoltati insieme a noi. 

Sicuri della Sua disponibilita', Le inviamo i piu' distinti saluti. 

ANDU, CISL-Universita', FLC-Cgil, CNRU, UILPA-UR"

- Nota. 2. Per leggere il "Programma per l'Universita'" cliccare:

- Nota 3. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "L'inizio della fine dei concorsi" su Lavoce.info, cliccare:

ANDU: I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

I CONCORSI DEL DL 180 RICHIESTO DA GIAVAZZI

Francesco Giavazzi e' un professore di economia, insegna alla Bocconi, 'dispone' dell'accesso alla prima pagina del Corriere della Sera e quindi e' uno degli "opinionisti piu' autorevoli e interessanti che meritano attenzione", come l'hanno definito "Mariapia Garavaglia, Ministro dell'Universita' del governo ombra" e "Luciano Modica, responsabile nazionale Universita' del Pd" sul Corriere del 5 novembre 2008 (nota 1).
I due esponenti del PD avevano 'colto' che a livello governativo si stava preparando un Decreto-Legge, cosi' come richiesto dallo stesso Giavazzi che, sulla prima pagina del Corriere della Sera del 3 novembre 2008 (nota 2), aveva 'prescritto' al Governo i "Tre segnali da dare in una settimana", dettando i contenuti del Decreto-Legge.
Garavaglia e Modica hanno tentato di far capire a Francesco Giavazzi che "modificare frettolosamente i bandi di concorso gia' emanati dai rettori secondo la legge vigente, e con i termini scaduti, per recepire nuove regole di formazione delle commissioni farebbe correre il rischio di un enorme contenzioso difficile da dirimere".
Ma non c'e' stato nulla da fare. Giavazzi aveva gia' deciso  che occorreva comunque "un segnale di discontinuita' forte", "ora, non dopo la tornata di concorsi che stanno per essere espletati. Centinaia di baroni universitari hanno accuratamente organizzato i voti, hanno usato la perversione delle doppie idoneita' (due vincitori per un posto) per costruire solide maggioranze, insomma hanno truccato i concorsi" (Corriere della Sera del 5 novembre 2008, nota 3).
Insomma, per Giavazzi si trattava di un'emergenza e pertanto occorreva, immediatamente e ad ogni costo, impedire lo svolgimento dei "concorsi finti" (cosi' li ha definiti) gia' banditi.

Francesco Giavazzi ha pienamente ragione: i concorsi a ordinario, ad associato e a ricercatore sono finti.
Peccato che Giavazzi se ne sia accorto solo ora, cioe' DOPO che i finti concorsi a ricercatore si sono svolti, sempre con le stesse regole, dal 1980 (da quasi trent'anni!) e quelli a ordinario e ad associato dal 1997 (da oltre dieci anni!).
Peccato che Giavazzi non abbia mai potuto leggere sulla prima pagina del 'suo' Corriere quanto da SEMPRE denuncia l'ANDU e che solo ora (perche' solo ora? Che e' successo di nuovo?) egli scopra, come emergenza su cui intervenire addirittura con un Decreto-Legge, una realta' che chiunque, anche senza l'aiuto dell'ANDU, ha potuto osservare in tanti anni.

In particolare, ci si chiede: come mai il professore Giavazzi, PRIMA dell'approvazione della legge Berlinguer sui finti concorsi a ordinario e ad associato, non si sia contrapposto alla 'propaganda' a favore di quella legge condotta da tanti suoi 'prestigiosi' colleghi. Perche' non si e' unito all'ANDU, che a quella legge allora si e' opposta da sola?

Puo' essere utile a Francesco Giavazzi, e comunque al resto del mondo universitario, leggere qui una sintesi della propaganda di allora (1996) a sostegno dei concorsi locali, ora universalmente definiti "finti" e riconosciuti come strumento di localismo, nepotismo, familismo, ecc.
Una propaganda che ora si ripete, con contenuti apparentemente diversi, ma con lo stesso strumento della 'guerra mediatica', ancora una volta per cambiare tutto per non cambiare nulla o, addirittura, per peggiorare tutto.

SINTESI della propaganda mediatica nel 1996 a favore della Legge Berlinguer che ha introdotto i "concorsi finti" a ordinario e ad associato:
- Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera del 6.7.96 scriveva che con le nuove norme della legge Berlinguer "i nuovi concorsi dovrebbero sfuggire alle vecchie logiche mafiose. Infatti sara' piu' difficile per i membri della commissione stabilire accordi truffaldini, poiche' si troveranno a decidere su un solo posto, per un singolo ateneo, e non piu' posti a livello nazionale."
- Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 22.7.96 affermava che solo "con l'autonomia e la liberta' di competizione" si puo' contrastare il provincialismo".
- Umberto Eco su Repubblica del 23.7.96 sosteneva che la legge Berlinguer "cerca di far funzionare l'universita' come i giornali o un'altra azienda produttiva. Gli atenei diventano responsabili della scelta del professore di cui hanno bisogno. Ma allora avverrebbe quel che avviene per i giornali: alcuni fanno ottime scelte, vendono bene e sono considerati autorevoli, altri fatti male, e tirano a campare. O chiudono". Se non passa senza sostanziali modifiche la legge Berlinguer "addio Europa", concludeva. 
- Aldo Schiavone su Repubblica del 24.7.96 asseriva che e' "importante non perdere tempo in discussioni improduttive impancate solo per vanificare tutto". Berlinguer, per "vincere una partita difficile", "la conduca con freddezza e duttilita' - come sa del resto fare". "Vada per la sua strada, con fermezza e alla luce del sole."
- Marcello Pera sul Corriere del 25.7.96: "Finalmente abbiamo un bel ministro di destra - ha esordito il senatore berlusconiano -. Proprio quello che ci voleva! Se ha bisogno di aiuto, eccomi qua". "L'essenziale e' resistere alle pressioni del partito trasversale che si oppone al rinnovamento. E' una lobby potentissima: associati, ricercatori, sindacati dell'universita'" (in realta', purtroppo, era solo l'ANDU, ndr) 
Tra coloro che costituivano (e continuano a costituire) 'l'opinione pubblica' sulle questioni universitarie, solo Nicola Tranfaglia riconobbe che "il decentramento cosi' realizzato rischia di accentuare gli aspetti di clientelismo e di localismo gia' forti nelle nostre universita'." (da Repubblica del 25.7.96).

Naturalmente l''opinione pubblica' allora vinse - come sempre - e la Legge Berlinguer fu approvata, nonostante le argomentazioni-previsioni dell'ANDU dettate da semplice buon senso.
Infatti, il 27 giugno 1998, PRIMA dell'approvazione della legge Berlinguer, l'ANDU aveva scritto:
"Con questa legge i concorsi locali ad ordinario e ad associato risulteranno una FINZIONE come da sempre lo sono quelli a ricercatore.
Localismo, nepotismo e clientelismo (insistiamo, parole usate dieci anni fa!, ndr), gia' ampiamente esercitati nei concorsi per l'ingresso nella docenza, saranno praticati anche nell'avanzamento nella carriera, in misura di gran lunga superiore a quanto sperimentato con gli attuali meccanismi concorsuali" ("Universita' Democratica", n. 162-163, p. 5).
E nel dicembre 1998 l'ANDU ha aggiunto: "ora anche la carriera deve essere decisa attraverso una cooptazione personale da parte di quelli che una volta si chiamavano baroni ed e' ad essi che bisognera' affidarsi, con adeguati comportamenti anche umani, per vincere concorsi che sono considerati, non a torto, una mera perdita di tempo, un fastidioso ritardo all'attuazione di una scelta gia' operata." ("Universita' Democratica", n. 168-169, p. 7).

Pensiamo sia utile analizzare nel merito il punto delle 'nuove' modalita' concorsuali contenuto nel Decreto-Legge.
Ribadito che non si puo' intervenire con un provvedimento d'urgenza su una 'urgenza' vecchia di decenni (e quindi mancano i requisiti d'urgenza previsti dalla Costituzione), ma scoperta solo ora da Francesco Giavazzi, e che ancor meno si possono cambiare le regole di concorsi gia' banditi, con domande gia' presentate e con una parte delle commissioni gia' costituite (i membri interni), si deve purtroppo constatare che quanto previsto dal Decreto-Legge 180 e', ancora una volta, un pasticcio.
L'ANDU da decenni, nell'ambito di una riforma generale dello stato giuridico dei docenti, chiede che per i concorsi per il reclutamento si costituisca, per ogni settore, un'unica commissione nazionale, composta da ordinari tutti direttamente sorteggiati, senza la presenza di professori delle sedi che hanno bandito i posti e senza la presenza di piu' di un professore della stessa sede. Analoga commissione dovrebbe essere prevista per il passaggio da una fascia all'altra sulla base di giudizi di idoneita' individuali (senza comparazione). Tali commissioni dovrebbero DECIDERE i vincitori dei concorsi e le idoneita'.
Questa e' una proposta ORGANICA che, se approvata, darebbe un durissimo colpo al localismo degli attuali finti concorsi. Va sottolineato che tali nuove regole, nel caso dei concorsi a ricercatore, sarebbero introdotte PER LA PRIMA VOLTA. Ed e' soprattutto 'bonificando' i concorsi a ricercatore (la fascia di reclutamento in ruolo) che si puo' veramente impedire la cooptazione personale al momento dell'ingresso e, poi, nelle successive promozioni ad associato e a ordinario.
Invece, per intervenire subito e a ogni costo, si sta facendo il solito pasticcio. Infatti, le norme attualmente contenute nel Decreto-Legge non eliminano il localismo concorsuale e rendono 'complesso' e in alcuni casi ingestibile il completamento delle commissioni. Il sorteggio previsto, infatti, riguarda solo una parte delle commissioni, quella attualmente elettiva, e per giunta esso e' preceduto da una votazione di una rosa che in molti casi superera' il numero dei professori ordinari del settore.
E tutto questo per incidere in maniera molto relativa sull'esito 'preventivato' dei concorsi banditi. Infatti rimane nelle commissioni (che continuano ad essere separate, una per ogni singolo concorso) il membro locale. Inoltre, e soprattutto, per i concorsi a ordinario e ad associato, la sede 'bandente' rimane assolutamente libera di non assumere NESSUNO dei due idonei nel caso la maggioranza della commissione dovesse fare lo 'scherzo' di non idoneare colui per il quale il posto e' stato bandito. Si osservi che, 'naturalmente', non viene modificata in alcun modo la distinzione in tre ruoli separati delle attuali tre fasce e rimane anche la follia giuridica che fa ripetere per tre volte lo straordinariato a chi 'attraversa' le tre fasce della docenza.
Questo pasticcio vuole essere un modello 'a regime' e non un intervento 'transitorio', come rivela il fatto che esso e' previsto anche per i posti a ricercatore ancora non banditi, per i quali si potrebbe piu' 'liberamente' decidere di cambiare le regole nella direzione indicata dall'ANDU, l'unica che puo' veramente farla finita con il nepotismo e con tutti i fenomeni ad esso 'annessi'.

Comunque il provvedimento 'sollecitato' da Giavazzi e' 'solo' un Decreto-Legge che, in quanto tale, puo' essere modificato dal Parlamento in sede di conversione in legge.
Ci 'aspettiamo' che il Parlamento non 'ubbidisca' ai 'desideri' di un professore-opinionista e prenda atto che qualsiasi intervento sulle modalita' concorsuali puo' riguardare solo i concorsi ancora da bandire (e non quelli in via di espletamento), che deve comunque essere un intervento complessivo all'interno della riforma dello stato giuridico e che deve essere fatto attraverso lo strumento del disegno di legge e non con quello 'autoritario' del Decreto-Legge, strumento che, assieme alle Finanziarie e ai voti di fiducia, e' stato ripetutamente usato da tutti i Governi degli ultimi decenni, sempre per aggredire l'Universita' statale.

Ma il Decreto-Legge n. 180, in sede di conversione in legge, una volta ripulito dalle norme 'improprie', potrebbe financo diventare utile all'Universita' e al Paese se esso diventasse il 'contenitore' di norme inserite per accogliere le richieste dello straordinario movimento di protesta che vuole l'abrogazione della Legge 133 (tagli, turn over, fondazioni, 'regali' all'IIT).
Siamo infatti 'sicuri' che tutto il Parlamento, maggioranza e  opposizioni, riconoscera' che di piu' "meritano attenzione" le non meno "autorevoli e interessanti" (per usare gli stessi termini che Garavaglia e Modica hanno usato per Giavazzi) richieste avanzate da centinaia di migliaia di universitari, piuttosto che quelle di una sola persona, anche se e' professore di economia alla Bocconi e se puo' scrivere sulla prima pagina del Corriere.
Se questo dovesse avvenire, sarebbe la prima volta che in Italia, per le questioni universitarie, a prevalere sarebbero gli interessi generali dell'Universita' e del Paese, piuttosto che quelli della solita lobby trasversale accademico-confindustriale.

ISTIGAZIONE ALLA PRECARIZZAZIONE. Denunciamo che quanto previsto dal comma 3 dell'art. 1 del Decreto-Legge 180 ("Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60% all'assunzione di ricercatori a tempo DETERMINATO e indeterminato") equivale ad aumentare a dismisura il precariato e a ridurre i posti in ruolo. Infatti le baronie avranno interesse a preferire ai ricercatori in ruolo quelli 'a scadenza' perche' piu' 'subalterni' e meno pagati, la cui spesa peraltro non deve essere 'contabilizzata' nel famigerato 90%.

16 novembre 2008

- Nota 1. Per leggere l'intervento di Mariapia Garavaglia e Luciano Modica "Concorsi, si' a nuove regole. Bene i segnali del governo", sul Corriere della Sera del 5.11.08, cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "Tre segnali da dare in una settimana", sul Corriere della sera 3.11.08, cliccare:
- Nota 3. Per leggere la risposta di Francesco Giavazzi "Ma il Pd ora si impegni per favorire un rinvio", sul Corriere della sera del 5.11.08, cliccare:

ANDU: "Arroganza, stupidita' e approssimazione"

=== Invitiamo a leggere l'intervento di Marco Bascetta "L'ideologia tardo-liberista della riforma", sul Manifesto del 14 novembre 2008, riguardante le attuali 'riforme' di Scuola e Universita', "perfettamente in linea con le riforme di destra e di sinistra degli ultimi decenni". Per leggere l'intervento cliccare:

=== Riportiamo il testo di una dichiarazione di Ferdinando di Orio, rettore dell'Universita' dell'Aquila, sul recente Decreto-Legge:

"PERCHE' CONDIVIDO LE RAGIONI DELLO SCIOPERO IN DIFESA DELL'UNIVERSITA' PUBBLICA

Ferdinando di Orio
Rettore dell'Universita' degli Studi dell'Aquila

Il Decreto Legge 10 novembre 2008 n. 180, recante "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualita' del sistema universitario e della ricerca", sembra aver avuto l'effetto di rompere il fronte sindacale che aveva unitariamente proclamato una giornata di sciopero di tutto il personale dell'Universita' italiana per il 14 novembre.
La decisione di alcuni sindacati di revocare la loro adesione a tale giornata di sciopero non sembra tuttavia giustificata alla luce dei contenuti del recente decreto governativo, che ha avuto solo l'effetto - come giustamente e' stato rappresentato dai mass-media - di "rendere meno dolorosi i tagli ai finanziamenti" al sistema universitario.
L'impostazione generale dell'azione governativa rimane, infatti, inalterata nel corrispondere alla sua finalita' piu' pericolosa e preoccupante: la privatizzazione dell'Universita'.
La Legge 133, che prevede infatti la possibilita' di trasformazione degli Atenei in fondazioni private, e' rimasta inalterata, come anche i tagli ai finanziamenti sono sostanzialmente rimasti invariati.
A cio' si aggiunga il fatto che il nuovo Decreto Legge prevede una discriminazione tra Atenei, alcuni dei quali non potranno procedere all'assunzione di personale e, anche per gli Atenei che potranno farlo, sono previste pesanti limitazioni nelle possibilita' di turn-over del personale.
Il nuovo Decreto Legge introduce peraltro modifiche sostanziali ai concorsi universitari, senza alcun coinvolgimento del mondo dell'Universita' su un tema così delicato, con modalita' che sembrano avere solo l'effetto di aumentare ulteriormente il deprecabile fenomeno del precariato.
Anche le "misure per la qualita' del sistema universitario" non entrano in realta' nel merito della questione, ma si limitano a condizionare una quota di finanziamenti ad una non meglio specificata valutazione di qualità dei processi formativi.
Infine, il previsto aumento del finanziamento per il diritto allo studio, non affronta il vero problema della revisione profonda della sua organizzazione e rischia di non avere alcun effetto sulle concrete possibilita' di accedere alla formazione per gli studenti "capaci e meritevoli", in presenza di una generalizzata compromissione della funzionalita' del sistema universitario pubblico causata dai tagli ai finanziamenti.
Chiunque abbia a cuore il futuro dell'Universita' pubblica non puo' dunque pensare di barattarlo per una generica disponibilita' al dialogo dichiarata dal Governo, che tuttavia non affronta i veri nodi della questione e che non rimette in discussione la sua azione politica sull'Universita' e l'impianto della legge 133.
Pertanto rimangono valide le ragioni dello sciopero, che condivido pienamente, e bene ha fatto la CGIL a continuare su una linea di ferma opposizione ad una politica governativa che rischia di compromettere definitivamente il futuro del Universita' pubblica.
Il Governo ritiri la legge 133 e apra un confronto vero e costruttivo con tutto il mondo dell'Universita' sulla qualita', l'efficacia e l'efficienza di tutto il sistema formativo nazionale."

Wednesday, November 12, 2008

ANDU: 14.11 Partecipare alla Manifestazione

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Il grande movimento di protesta degli universitari contro la Legge 133, che colpisce a morte l'Universita' statale (blocco del turn over, tagli, fondazioni, 'regali' all'IIT), si oppone ora anche
al Decreto-Legge 188 che non accoglie la richiesta del movimento di abrogare la Legge 133, ma anzi prevede per diversi Atenei il blocco totale del turn over e una ulteriore diminuzione dei fondi e inoltre 'istiga' ad incrementare il precariato.
Dopo il recente Decreto-Legge e' ancora piu' importante partecipare alla manifestazione nazionale che si terra' a Roma il 14 novembre 2008, che e' diventata una importante tappa della autonoma mobilitazione del mondo universitario.

Tuesday, November 11, 2008

ANDU: AN 'copia' PD, AQUIS, 'Nuovo' testo DL

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari


Segnaliamo tre articoli sul Sole 24-ore di oggi, 8 novembre 2008, riguardanti governance, Atenei auto-eccellenti, 'nuovo' testo del decreto-legge.

== 1. Intervista al sen. Valditara di AN (nota 1), che a proposito della governance dichiara:
"Va attribuito piu' potere agli organi esecutivi, cioe' rettore e Cda. Anzi non vedrei male un rettore a capo del Cda. Lasciando al senato accademico il compito di esprimere un orientamento CULTURALE."
E' lo stesso modello antidemocratico del rettore-monarca assoluto voluto dal PD (v. il documento dell'ANDU "Governance. La controriforma del PD, la proposta dell'ANDU", nota 2).

== 2. Intervista al Rettore di Padova (nota 3), "animatore" dei Rettori dei tredici Atenei (auto)eccellenti (AQUIS) che, riferendosi al decreto-legge, dichiara: "Finalmente si va nella direzione giusta" e, rispetto allo "stop al reclutamento nelle universita' che spendono troppo per il personale", afferma: "e' una misura dolorosa ma inevitabile". Il decreto-legge in effetti premia la linea dell'AQUIS.
Il 'premio' agli Atenei 'eccellenti' e' da tempo 'auspicato' dalla Confindustra. Infatti gia' nel marzo 2006, in un articolo del Corriere della Sera, si leggeva: "Eppure, secondo gli imprenditori, nel nostro Paese almeno quindici atenei hanno le potenzialita' per scalare rapidamente le classifiche. 'Il Politecnico di Milano - spiega ancora Rocca (vicepresidente della Confindustria, ndr) - deve essere messo in condizione di competere con i migliori atenei europei. Non ha molto senso che segua le stesse regole di un ateneo che non puo' competere a livello internazionale" (nota 4).

== 3. Articolo del Sole 24-ore che da notizia delle modifiche apportate (da chi?) al decreto-legge DOPO la sua approvazione da parte del Consiglio dei Ministri (nota 5).
Sul decreto-legge l'ANDU ha gia' espresso un primo giudizio nel documento "Un Decreto-Legge per nulla" (nota 6).


Nota 1. Per l'intervista "Si' alla lista nazionale di candidati" sul Sole 24-ore dell'8.11.08, cliccare:

Nota 2. Per il documento "Governance. La controriforma del PD, la proposta dell'ANDU", cliccare:

Nota 3.Per l'intervista "Un buon inizio ma vigileremo", sul Sole 24-ore dell'8.11.08, cliccare:

Nota 4. Per l'articolo "Concorrenza tra atenei, piu' soldi ai migliori", sul Corriere della Sera del 23.03.06, cliccare:

Nota 5. Per l'articolo "Nelle commissioni entrano gli associati", sul Sole 24-ore dell'8.11.08, cliccare:

Nota 6. Per il documento dell'ANDU "Un Decreto-Legge per nulla", cliccare

Testo DL in GU

DECRETO-LEGGE 10 novembre 2008, n. 180
Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualita' del sistema universitario e della ricerca. (GU n. 263 del 10-11-2008)


Art. 1.
Disposizioni per il reclutamento nelle universita' e per gli enti di ricerca

1. Le universita' statali che, alla data del 31 dicembre di ciascuno anno, hanno superato il limite di cui all'articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto previsto dall'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 21 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere all'indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, ne' all'assunzione di personale.
2. Le universita' di cui al comma 1, sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008 - 2009, di cui all'articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
3. Il primo periodo del comma 13, dell'articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' sostituito dai seguenti: «Per il triennio 2009-2011, le universita' statali, fermi restando i limiti di cui all'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente. Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all'assunzione di ricercatori a tempo determinato e indeterminato e per una quota non superiore al 10 per cento all'assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all'articolo 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650.».
Conseguentemente, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle universita', e' integrata di euro 24 milioni per l'anno 2009, di euro 71 milioni per l'anno 2010, di euro 118 milioni per l'anno 2011 ed euro 141 milioni a decorrere dall'anno 2012.
4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione.
L'elettorato attivo e' costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista e' costituita da tutti gli appartenenti al settore ed e' eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario puo', ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione.
5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all'articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, e all'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo e' costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.
6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalita' di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.
7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa e' effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresi', alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi gia' emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresi', privi di effetto le procedure gia' avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.
9. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «personale non dirigenziale» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,».

Art. 2.
Misure per la qualita' del sistema universitario

1. A decorrere dall'anno 2009, al fine di promuovere e sostenere l'incremento qualitativo delle attivita' delle universita' statali e di migliorare l'efficacia e l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, e del fondo straordinario di cui all'articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivi incrementi negli anni successivi, e' ripartita prendendo in considerazione:
a) la qualita' dell'offerta formativa e i risultati dei processi formativi;
b) la qualita' della ricerca scientifica;
c) la qualita', l'efficacia e l'efficienza delle sedi didattiche.
2. Le modalita' di ripartizione delle risorse di cui al comma 1 sono definite con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottarsi, in prima attuazione, entro il 31 dicembre 2008, sentiti il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario.

Art. 3.
Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli

1. Al fine di favorire la mobilita' degli studenti garantendo l'esercizio del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 338, e' integrato di 65 milioni di euro per l'anno 2009.
2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio, il fondo di intervento integrativo di cui all'articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, e' incrementato per l'anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro.
3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2 si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla programmazione per il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono prioritariamente assegnate dal CIPE al Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca nell'ambito del programma di competenza dello stesso Ministero.

Art. 4.
Norma di copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall'articolo 1, comma 3, pari a 24 milioni di euro per l'anno 2009, a 71 milioni di euro per l'anno 2010, e a 141 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero per gli importi indicati nell'elenco 1 allegato al presente decreto. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate nell'articolo 60, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonche' quelle connesse all'istruzione ed all'universita'.

Art. 5.
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Monday, November 10, 2008

PRC: articolo università-Fabio de Nardis









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Dal Governo sull'Università tante parole ma un nulla di fatto
Il Decreto legge recentemente approvato fa emergere le difficoltà del Governo rispetto alle grandi mobilitazioni di queste settimane mostrando come il conflitto serva e che la lotta per la tutela dell'università pubblica debba proseguire senza cedimenti, anche perché nessuna risposta viene data rispetto alle grandi questioni sollevate dall'Onda. Il governo, con la complicità del partito democratico che ha deciso di vestire il ruolo di mediatore di conflitto, mostra i primi segni di cedimento e scommette sulla smobilitazione attraverso un provvedimento fantoccio in cui, dietro la parvenza di alcune piccole concessioni, mantiene solido l'impianto regressivo presente nella legge 133 che deve essere seplicemente ritirata. Prevedibile la reazione accondiscendente della finta opposizione parlamentare e di alcuni rettori che fin dall'inizio hanno vissuto con imb arazzo il ruolo di agenti di conflitto e trovano oggi il pretesto per tirarsene fuori.
Nel decreto si confermano i tagli. Questo porterà gran parte degli atenei a sforare i vincoli di bilancio nei prossimi tre anni facendo scattare quasi ovunque il blocco di fatto delle assunzioni con ricadute gravi su didattica e ricerca. Permane inoltre la possibilità, che per alcuni atenei diventerà una necessità, di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Pertanto l'approvazione del decreto non fa in alcun modo venir meno le motivazioni della protesta.
Ciò premesso crediamo che le novità introdotte dal governo vadano analizzate nel particolare. Moderatamente positivo è il nostro giudizio sulle nuove regole per il reclutamento dei ricercatori (abolizione di scritti e orali, membri esterni nominati per sorteggio, criteri unici nazionali per la valutazione dei titoli), perché vanno nella direzione auspicata dalla parte sana del mondo accademico e dalle associazioni dei precari. Dobbiamo però tenere alta l'attenzione sulla definizione dei criteri di valutazione che il governo non specifica e che a nostro avviso andrebbero discussi democraticamente, non demandandone la definizone solo al Consiglio Universitario Nazionale, facilmente esposto alle pressioni dei potentati accademici.
Positiva è l'introduzione del vincolo di destinazione del 60% del budget all'assunzione di nuovi ricercatori che recepisce la richiesta di contrastare le piramidi rovesciate favorendo potenzialmente l'ingresso di giovani ricercatori attualmente destinati a infoltire la già troppo vasta schiera dei lavoratori precari. Ma il governo non si smentisce inserendo nel decreto la clausola con cui si consente alle università di utillizzare quelle risorse per assumere ricercatori a tempo indeterminato o determinato. Questa formulazione, oltre a costituire un grave passo verso la definitiva precarizzazione della figura del ricercatore universitario, vanifica di fatto il vincolo di destinazione. È infatti prevedibile un aumento di assegni precari della durata di sei mesi in modo da recuperare rapidamente risorse da utilizzare quasi esclusivamente per gli avanzamenti di carriera . Chiediamo un investimento straordinario per il reclutamento di nuovi ricercatori a tempo indeterminato o, in subordine, si dovrebbe quanto meno stabilire che i soldi recuperati alla scadenza di un contratto a T.D. non possano essere utilizzati per finanziare gli avanzamenti di carriera. Chiediamo inoltre che la figura del ricercatore a tempo determinato divenga sostitutiva non del ricercatore a tempo indeterminato, ma di tutte le altre figure precarie prive dei diritti fondamentali del lavoratore (maternità, ferie, orari, tutela della salute e della sicurezza, tredicesima mensilità, protezione in caso di vacanza contrattuale, contributi previdenziali) attualmente presenti nelle università e negli enti di ricerca.
Per quanto riguarda i concorsi da professore ordinario e associato, la novità introdotta del sorteggio nell'ambito di una rosa di nomi precedentemente eletta non avrà di fatto alcun impatto sostanziale sullo svolgimento dei concorsi stessi. Quindi avrà solo l'effetto di allungare i tempi dei concorsi già banditi dal momento che, visti i tagli, difficilmente ve ne saranno altri.
Condividiamo la scelta di mantenere il piano di reclutamento straordinario approvato dal governo Prodi e di escludere i 3000 posti ancora da bandire dai vincoli sul turnover. Il governo deve però cancellare il comma del decreto che esclude gli atenei "non virtuosi" dall'assegnazione di questi posti, facendo ricadere sui giovani e i precari le responsabilità finanziarie di organismi amministrativi alla cui elezione essi attualmente non partecipano. Tale novità è addirittura peggiorativa rispetto alla stessa legge 133.
Piccole novità procedurali per abbasire dunque lo spirito critico di rettori e partiti centristi di pseudopposizione. Ben poco rispetto alla domanda di civilizzazione espressa dall'Onda anomala che per questo non ha ragioni per smobilitare. Il 14 il grande sciopero del comparto universitario che vedrà riversarsi ancora una volta decine di migliaia di studenti e ricercatori nelle strade di Roma, e poi, il 15 e il 16, l'assemblea nazionale del movimento in cui riaffermeremo le ragioni della nostra lotta, rivendicheremo la nostra opposizione alle politiche di questo governo ma anche alle complicità malcelate del PD e delle forze centriste. Saremo ancora una volta in piazza per gridare il nostro progetto di università di massa e di qualità dentro un modello di società libero dallo scontro irrazionale tra capitali.
 
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC


Assemblea nazionale Università e Ricerca Prc-Se








Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

 
Oggetto: Assemblea nazionale Università e Ricerca iscritti/e e simpatizzanti Prc-Se.
 
 
Cari/e compagni/e,
 
come deliberato nell'attivo nazionale Università e Ricerca, svoltosi a Roma domenica 9 novembre u.s., in occasione dello sciopero nazionale del comparto universitario previsto per il 14 novembre, è convocata (dopo il corteo) l'Assemblea nazionale degli/lle iscritti/e a partire dalle ore 15.00 presso la Direzione nazionale Prc-Se - sala Libertini - in viale del Policlinico, 129 per discutere sulle prospettive di mobilitazione anche in vista dell'assemblea nazionale del movimento dei giorni 15 e 16 novembre p.v.
 
Vista l'importanza della posta in gioco si raccomanda la partecipazione di tutti/e
 
Fraterni saluti
 
Fabio de Nardis
Resp. naz. Università e Ricerca Prc-Se
 
 
Info Tel. 0644182257


ANDU: "3+2". Come nasce e come va

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

COME NASCE E COME VA IL "3 + 2"

Il grande movimento di protesta contro la Legge 133 si pone giustamente anche i problemi del funzionamento delle Universita'.
Tra questi problemi non puo' non esserci quello della didattica e della sua ultima riforma: il "3 + 2".
Gli effetti di questa riforma sono sotto gli occhi degli studenti, delle loro famiglie e dei docenti.

L'ANDU, assieme alle altre Organizzazioni e Associazioni universitarie, da tanto tempo chiede una 'rivisitazione' della riforma, a partire da un monitoraggio che veda coinvolto tutto il mondo universitario (consigli di corso di studio, consigli di facolta', organi di ateneo, docenti e studenti).
Nessun Ministro (Moratti, Mussi, Gelmini) ha voluto accogliere questa richiesta, dettata dal buon senso e avanzata nell'interesse dell'Istituzione e dei suoi studenti.

L'ANDU sul "3 + 2" ha raccolto e diffuso in questi anni un ampio dibattito e nel luglio 2006 ha tenuto un Convegno nazionale. In calce si riporta il testo dell'intervento introduttivo al Convegno.
Per leggere alcuni degli interventi che hanno preceduto il Convegno e alcuni degli altri interventi svolti nel Convegno stesso v. nota 1.

E' anche interessante sapere come e' nato il "3 + 2" e a tal fine ci pare molto utile la lettura di un'intervista a Roberto Moscati, sul Manifesto del 15 marzo 2006 (v. nota 2) Di questa intervista riportiamo qui alcuni brani particolarmente 'istruttivi'.
L'intervistatore inizia: "Sull'universita' esiste una reale anomalia italiana. Ma non si tratta della sua 'arretratezza', come potrebbero arguire i critici dell'attuale ministra (Moratti, ndr) - salvo poi plaudire a un probabile venturo morattismo senza Moratti (profetico!, ma era facile, ndr). Dal punto di vista istituzionale, anzi, la riforma disegnata da Berlinguer, puntellata da Zecchino e ripresa dal centro-destra e' una punta 'avanzata' (in quanto imposta dall'alto) del 'Bologna process', ossia della costruzione di uno spazio europeo dell'istruzione superiore incardinato sul cosiddetto '3 + 2' (laurea triennale, e due anni per la specialistica) e sui crediti formativi." …
Moscati, "a suo tempo membro della commissione Martinotti, che elaboro' le linee guida della riforma Berlinguer", ricorda: "La commissione Martinotti aveva avvertito Berlinguer (ministro di allora, ndr) che non si poteva realizzare la riforma in qualche mese. La risposta e' stata: o facciamo questa riforma subito, o non passera' mai. Infatti, non e' stata nemmeno discussa in parlamento, e' passata di soppiatto nelle maglie della finanziaria del '98, con un lavoro sotterraneo di Guerzoni (sottosegretario di allora, ndr) con i parlamentari affinche' accettassero qualcosa che la maggior parte non aveva nemmeno capito." …
L'intervistatore: "Va anche detto che gli accordi della Sorbona, propedeutici alla conferenza di Bologna, sono stati utilizzati da Berlinguer come legittimazione della sua riforma."
Moscati: "Secondo me sono stati - nonostante altri errori - una trovata furbissima. Visto che sono stati firmati da quattro paesi 'forti' (Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna), gli altri hanno capito che conveniva aggregarsi. In Italia sono stati poi usati come giustificazione della
riforma stessa." …

10 novembre 2008

- Nota 1. Per leggere gli interventi precedenti il Convegno dell'11.7.06 cliccare:
Per leggere gli interventi al Convegno cliccare:
- Nota 2, Per leggere l'intervista a Roberto Moscati sul Manifesto del 15.3.06 cliccare:

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AVVERTENZA Il seguente intervento e' stato svolto nel luglio 2006 (duemilasei), non oggi, 10 novembre 2008, come 'erroneamemte' si potrebbe credere.

INTRODUZIONE al Convegno nazionale ANDU sul "3 + 2", 11 luglio 2006, Roma (Attenzione!: 2006 non 2008)

"L'ampia partecipazione di oggi al Convegno conferma l'esistenza della forte 'domanda' di discussione.
Il fatto e' che la didattica e' l'attivita' che piu' di qualsiasi altra e' 'sentita' dai docenti perche' interessa la formazione dei giovani, con conseguenze concrete, 'visibili', sui diretti interessati, sul loro avvenire, sulle loro famiglie e, in ultima istanza, sul Paese.
La finalita' di questo Convegno e' anche quella di proporre un metodo, nuovo rispetto a quello finora seguito dalle Istituzioni, per affrontare le questioni cruciali per l'Universita'. Un metodo che veda coinvolti il piu' possibile tutti gli interessati.
Noi riteniamo che sul "3 + 2" sia indispensabile e urgente che il Ministero avvii una verifica basata non solo su indagini statistiche, ma principalmente sulla partecipazione-testimonianza di tutto il mondo universitario, compresi gli studenti.
Certamente in questa verifica un Organismo di rappresentanza del Sistema nazionale delle Universita' avrebbe potuto avere un ruolo importante. Un Organismo la cui costituzione e' sempre stata avversata dalla lobby accademica trasversale, con le dannose conseguenze che si sono avute soprattuto nell'elaborazione e nell'applicazione della riforma di cui oggi discutiamo.
Per la sua importanza 'primaria', forse la riforma della didattica avrebbe dovuto essere fatta per ultima, perche' potesse risultare utile agli studenti e al Paese.
1. Occorreva prima - anche per 'prevenire'un uso subordinato alle ben note logiche di potere accademico - cambiare l'assetto Organizzativo degli Atenei a partire dalla costituzione di un Organo che, a differenza degli attuali Senati Accademici, dominati dalla presenza paralizzante dei Presidi, esprimesse una politica e una gestione nell'interesse dell'intera comunita' universitaria. Occorreva valorizzare i Dipartimenti (in cui incardinare i docenti), rivedendone le dimensioni e le finalità (anche a beneficio della didattica). Occorreva inoltre, finalmente!, assegnare ai Consigli di Corsi di Studio compiti, poteri e strumenti per assicurare in maniera continua il coordinamento e la verifica delle attività e dei contenuti degli insegnamenti. Ai Consigli di Facolta' doveva restare 'solo' un ruolo di raccordo, togliendo loro quello oggi quasi esclusivo di 'produttore' di posti.
2. Occorreva prima affrontare la  questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali. Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'.
3. Occorreva prevedere che la 'progettazione' del primo livello avvenisse contestualmente al secondo.
4. Occorreva prima realizzare il diritto allo studio: Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti, strutture didattiche, borse di studio, residenze, ecc.
5. Occorreva prima riformare lo stato  giuridico della docenza ed eliminare il precariato, per creare le condizioni 'soggettive' dell'applicabilita' della riforma didattica.
6. Occorreva prevedere consistenti e specifici finanziamenti: nessuna riforma puo' realizzarsi a costo zero.
7. Occorreva che la riforma fosse 'costruita' con il coinvolgimento del mondo universitario, individuando settore per settore i problemi e ricercando le specifiche soluzioni, senza dare numeri ("3 + 2") uguali per tutti (nel 1983-86 il gruppo dei docenti di Ingegneria del CUN aveva previsto il "4 + 1"). Occorreva far partecipare, spiegare, convincere, responsabilizzare, sperimentare. Occorreva prevedere la verifica-coordinamento in itinere della riforma, sia a livello ministeriale, sia autonomamente (nazionalmente attraverso un Organo di rappresentanza democratico e localmente con le riformate strutture degli Atenei).
Oggi comunque vanno registrati disaggi e difficolta' ampiamente diffusi.
E' interesse del Paese capire al piu' presto quanto questo 'malessere' sia profondo ed vasto, coglierne la natura e trovare le soluzioni necessarie e possibili.
Bisogna, in particolare, tenere conto dell'opinione degli studenti e ricordarsi che tra gli obiettivi che hanno portato in piazza oltre 50.000 di loro contro il DDL Moratti vi era proprio il 'no' al "3 + 2", indicato come strumento della parcellizzazione del sapere e di una condizione di studio insostenibile.
A proposito del movimento degli studenti (quello contro la Legge Moratti, ndr), partecipando a diverse loro assemblee, mi ha colpito il fatto che quando nelle critiche rivolte alla riforma della didattica questa veniva chiamata "riforma Berlinguer" (e non "3 + 2 " o "riforma Zecchino"), puntualmente c'era qualcuno che diceva "compagni, non facciamoci del male!". Il fatto è che bisogna impedire a coloro che che hanno tatto e stanno facendo del male all'Università statale (che deve essere di massa e di qualità) di continuare a farlo. Dobbiamo impedirlo a tutti, siano essi di destra o di sinistra. E' peraltro singolare che vengano posti questi problemi 'politici' quando sono le stesse oligarchie accademiche ad esibire, anzi ad ostentare, la loro trasversalità, come nel caso delle Fondazioni Magna Carta e TreELLEe. In quest'ultima ministri e sottosegretari (passati e attuali) e segretari di partito di sinistra 'convivono' tranquillamente con esponenti politico-accademici e giornalisti di destra.
D'altronde ancora oggi da sinistra si propongono 'patti' e 'riforme bipartisan' per affrontare le questioni universitarie. Questo e' un problema, forse - a nostro avviso - e' il problema: non prendere atto che da decenni esiste una sinistra che opera e legifera per demolire l'Universita' statale: falsa autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria, abolizione di fatto del CUN, finti concorsi locali, imposizione della riforma didattica, riduzione dei finanziamenti, aumento a dismisura del precariato, ecc. Questo 'problema' ha portato, tra l'altro, una certa sinistra a criticare, giustamente, le forzature istituzionali e finanziarie con le quali si e' premiato il Centro di (auto)eccellenza di Lucca, tacendo del tutto, invece, su quello perfettamente 'parallelo' di Firenze.
Il ministro Mussi, che sbaglia a mettere 'paletti' alla verifica della riforma della didattica, giustamente denuncia le responsabilita' dei docenti che hanno portato alla "frammentazione degli insegnamenti e all'abnorme proliferazione dei corsi". Critiche che non possono essere accettate quando a farle sono ex ministri ed ex sottosegretari che erano perfettamente a conoscenza dei 'limiti' dei loro colleghi e che questi limiti avrebbero dovuto tenere in conto, quando hanno imposto il "3 + 2".
Questi 'riformatori' sono gli stessi che hanno criticato, a posteriori, l'applicazione della loro riforma dei concorsi, quando era facile prevedere (e noi l'abbiamo fatto PRIMA dell'approvazione della legge) che i finti concorsi locali avrebbero accresciuto i fenomeni del clientelismo, del nepotismo e del localismo.
"Mai piu' riforme dall'alto" dice, giustamente, anche il ministro Mussi.
Ma mai piu' anche il ricatto di chi sostiene che qualsiasi cambiamento debba essere comunque accettato per affrontare le situazioni critiche dell'Universita'. Non si possono, infatti, spacciare per riforme quelle che, come negli ultimi decenni, sono state controriforme.
Insomma, bisogna impedire che ancora una volta riforme letali per l'Universita' statale vengano imposte, come si rischia con quella che vorrebbe introdurre non una giusta valutazione, ma una Agenzia per la valutazione dotata di "forti poteri", come quella annunciata dal ministro Mussi che sembra essere quella prevista dal DDL dei DS.
Una riforma vera e' ormai indispensabile e urgente: l'eliminazione del precariato e la riforma del reclutamento. Occorre abolire e vietare TUTTE le figure attuali che compongono la giungla del precariato (assegni, borse, contratti, ecc.) e sostituirle con UNA sola figura a contratto, ben retribuita e con tutti i diritti, che duri al massimo tre anni e con un numero di posti proporzionato agli sbocchi nella fascia dei ricercatori di ruolo. E' indispensabile pero' che il reclutamento in questa fascia non avvenga piu' con le regole dell'attuale non-concorso, che servono alla cooptazione personale. Occorre invece prevedere concorsi nazionali svolti da una commissione composta esclusivamente da ordinari tutti sorteggiati.
Con questo nuovo meccanismo, devono essere banditi almeno 20.000 posti di ricercatore nei prossimi anni, con un finanziamento nazionale specifico e aggiuntivo.

Nunzio Miraglia - coordinatore nazionale dell'ANDU"

Sunday, November 9, 2008

ANDU: Precariato e Formazione. PD e ANDU

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Precariato e Formazione
LA 'SOLUZIONE' DEL PD
LA PROPOSTA DELL'ANDU

L'ANDU ha gia' analizzato alcune delle "Dieci proposte" per "il futuro dell'Universita' italiana", recentemente avanzate dal PD (nota 1).
L'ANDU, infatti, prima ha affrontato la questione della cosiddetta governance, esponendo anche alcune considerazioni sul significato complessivo dell'iniziativa del PD (nota 2), poi ha affrontato le questioni dei concorsi e della docenza (nota 3).
Nel presente documento l'ANDU affronta le questioni del precariato e della formazione alla docenza.

= LA FORMAZIONE ALLA DOCENZA DEL PD

E' necessario premettere che le questioni del precariato e della formazione alla docenza non possono essere risolte separatamente dal problema della riforma dei meccanismi di ingresso in ruolo e di promozione.
Infatti il localismo, il clientelismo, il nepotismo e la parentopoli sono fenomeni che si alimentano sfruttando tutte le 'occasioni' offerte dall'attuale giungla di figure precarie e utilizzando gli attuali finti concorsi per il reclutamento in ruolo e per le promozioni.
Quanto previsto dal PD sul reclutamento e sulle promozioni dei docenti universitari consolida, nella sostanza, lo stato attuale (nota 3).

Per quanto riguarda la fase pre-ruolo, nella proposta n. 7 ("Piu' giovani professori e meno lunghi precariati") del PD si legge: 
"Occorre modificare la normativa degli assegni di ricerca in modo da renderli dei veri posti di lavoro a tempo determinato nella ricerca post-dottorato per un minimo di tre anni e un massimo di sei, costituendolo nei fatti come il canale di formazione del docente/ricercatore."
Sei anni sono troppi. Per non 'riattivare' il precariato, il periodo pre-ruolo non deve durare piu' di tre anni, come richiesto dall'ANDU, assieme alle altre Associazioni e Organizzazione universitarie, nel "Programma per l'Universita'" (nota 4).
Nella proposta del PD, soprattutto, mancano due condizioni INDISPENSABILI, contenute invece nel "Programma per l'Universita'", per debellare il fenomeno del precariato:
- "la fissazione di un rapporto esplicito e credibile tra il numero di coloro che entrano nel percorso triennale e il numero dei docenti da reclutare";
- "il divieto per gli Atenei, a regime, di utilizzare strumenti diversi dal contratto triennale (atipici, co.co.co, ecc.)."

Nella proposta del PD e' prevista la figura dell''assegnista eccellente'. Infatti si prevede che:
"Un certo numero di assegni di ricerca, comprensivi del finanziamento per la ricerca, dovrebbero essere banditi direttamente dal Ministero con commissioni internazionali, lasciando che siano i vincitori a scegliere l'universita' o l'ente pubblico di ricerca dove svolgere il loro progetto di ricerca sull'esempio degli IDEAS - Starting Grants dell'European Research Council."
Insomma si vuole costituire un gruppo di 'assegnisti aristocratici' da distinguere dalla plebe di quelli reclutati localmente.
L'ANDU ritiene che si tratti di un'assurdita' anche giuridica (due meccanismi diversi per reclutare una stessa figura lavorativa) assolutamente inaccettabile.
Certamente esiste e va risolto il problema delle modalita' di 'reclutamento' dell'assegnista, che di fatto ora e' 'assunto' personalmente dal 'maestro'. Come esiste per questa figura il problema della responsabilita' diretta di finanziamenti per la ricerca. Ed e' quindi quanto mai opportuno prevedere meccanismi che eliminino, anche a questo livello, il fenomeno della cooptazione personale e dei suoi 'annessi' (nepotismo, ecc.) e che assicurino la liberta' di ricerca.
Per questo e' INDISPENSABILE che ci sia un intervento in questa direzione, ma che riguardi TUTTI gli assegni, o meglio i nuovi contratti, che devono diventare l'UNICA figura pre-ruolo.
La scelta della sede da parte dei vincitori prevista dal PD solo per gli 'assegnisti eccellenti', potrebbe costituire un elemento utile per una soluzione valida, ma a condizione che:
- si applichi, lo ripetiamo, a TUTTI gli assegni (che sarebbe meglio chiamare 'contratti');
- che, PRIMA del bando, i posti siano assegnati alle sedi e,successivamente, i vincitori possano scegliere una delle sedi disponibili, seguendo l'ordine della graduatoria.

Va infine ribadito che, per eliminare il precariato e 'anticipare' l'imminente pensionamento di quasi la meta' degli attuali docenti di ruolo, e' necessario e urgente il bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia (oggi di ricercatori).

9 novembre 2008

- Nota 1. Per leggere le "Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico" cliccare:
- Nota 2. V. il documento "Governance. La controriforma del PD, la proposta dell'ANDU". Cliccare:
- Nota 3. V. il documento "Concorsi e Docenza. La controriforma PD, la proposta ANDU". Cliccare:
- Nota 4. Per leggere il "Programma per l'Universita'" cliccare:

ANDU: Apcom su Decreto-Legge e Assemblea Firenze

= Riportiamo il testo di due comunicati dell'Agenzia Stampa Apcom sul Decreto-Legge e sull'Assemblea nazionale dell'8 novembre 2008 a Firenze.

= Sul Decreto-Legge si segnala anche un articolo di Alessandro Giuliani "Universita', il decreto d'urgenza non placa la protesta", su Tecnica della Scuola. Per leggere questo articolo cliccare:

1. "Universita'/ Andu: decreto legge mantiene in vita i 'baroni' Non cambia nulla con avallo ministro ombra Garavaglia e rettori Roma, 7 nov. (Apcom) - Secondo l'Andu, l'Associazione nazionale docenti universitari, il decreto legge approvato ieri dal consiglio dei Ministri sull'universita' e' un esempio di come il governo non segua le richieste della piazza attuando invece provvedimenti che intendono 'cambiare tutto per non cambiare nulla' avvalendosi dell'appoggio non solo dei 'baroni', ma anche del Pd e dei rettori.
Attraverso una nota l'associazione dei docenti accademici sostiene che solo "un decreto-legge era ed e' urgente: quello per accogliere la richiesta del grande movimento di protesta di abrogare gli articoli della Legge 133 del 2008". Gli articoli sono quelli contenuti nelle dagli articoli 16 e 66 della legge 133 che "prevedono il blocco del turn over, il taglio dei finanziamenti, la trasformazione degli atenei in fondazioni private".
L'Andu e' convinta anche che dalla manovra finanziaria andava cancellato "il trasferimento di 'ingenti risorse' pubbliche alla fondazione Iit di Genova": fondazione il cui presidente e' dal dicembre 2005 Vittorio Grilli che dalla stessa data e' anche direttore generale del Tesoro, al ministero dell'Economia e della Finanze.
L'associazione giudica poi l'intervento "su concorsi gia' banditi, con le domande dei candidati gia' inviate e alla vigilia del completamento della formazione delle commissioni, quanto mai inopportuno e forse anche illegittimo. Opportuno, anzi necessario e urgente, sarebbe invece intervenire - continua la nota dell'Andu - con un disegno di legge, sui meccanismi concorsuali per i posti ancora da bandire".
Secondo l'associazione - che assieme ad altre 12, in rappresentanza di docenti, ricercatori, dottorandi e studenti, lunedi' ha presentato un programma di rilancio alternativo a quello del governo - il sistema dei concorsi modificato con il decreto del 6 novembre, che prevede il mantenimento del docente interno, manterra' le attuali forme di potere 'baronali' e il sistema di esami pilotati.
"Fino ad oggi - dice l'Andu - la commissione veniva composta dal membro interno (colui al quale era stato 'assegnato' il posto per poterlo 'girare' al suo allievo) e lo stesso membro interno invitava quattro colleghi, per i posti a professore, e due, per i posti a ricercatore, a candidarsi per farsi eleggere nella commissione. Da domani, 'invece', il membro interno chiedera' a dodici colleghi, per i posti a professore, e a sei colleghi, per i posti a ricercatore, di candidarsi per farsi eleggere nella rosa da cui sorteggiare i quattro (e due) membri della commissione".
Per l'associazione che rappresenta i docenti accademici e' quindi "giusto il commento di Giuliano Cazzola del Pdl" che oggi ha detto "si complicano le procedure senza mutarne la sostanza". Mentre non e' condivisibile l'atteggiamento del ministro ombra Pd dell'istruzione, Mariapia Garavaglia, che incontrando ieri il ministro del Miur, Mariastella Gelmini, "le ha dato l'ok sulle linee guida per il ddl sull'Universita'".
L'ultima 'stoccata' dell'Andu e' per i rettori: "ieri a Palermo si e' costituito un vero asse dei rettori delle regioni meridionali. Dopo la 'seconda CRUI', quella degli Atenei auto-eccellenti (l'Aquis) e dopo la 'terza Crui', quella della "la rete delle Scuole Superiori a Statuto speciale", sta nascendo la 'quarta Crui', quella degli atenei meridionali.
Non sarebbe l'ora che i Rettori facessero 'semplicemente' i rettori, curando l'interesse dei loro Atenei, invece di pretendere di rappresentare l'Universita' italiana o pezzi di essa?"."

2. "Universita'/ Assemblea a Firenze, studenti rivendicano autonomia Si discute di coordinamento protesta e rapporti con la politica Firenze, 8 nov. (Apcom) - No alle aperture del governo, la protesta dell'"onda anomala" continua e il movimento rivendica la sua autonomia: oggi piu' di 300 studenti provenienti da varie universita' italiane hanno fatto il punto della situazione nella prima assemblea nazionale del movimento studentesco, organizzata a Firenze dagli Atenei toscani in mobilitazione e indetta alla vigilia della manifestazione del 30 ottobre.
L'iniziativa produrra' un documento unitario per fissare alcuni punti in prospettiva delle mobilitazioni della prossima settimana. All'interno del plesso didattico di viale Morgagni partecipano ai lavori dell'assemblea ragazzi delle universita' di Milano, Torino, Napoli, Bari, Bologna, Palermo, Brescia, Ferrara, Ancona, Padova, Catania, Reggio Calabria, Chieti, Pavia, Cagliari, Genova e Perugia.
Assenti invece gli Atenei romani in mobilitazione, eccezion fatta per una delegazione di ragazzi di Roma Tre in veste di "osservatori": i rappresentanti di Sapienza e Tor Vergata, oltre che di Roma Tre, accusano gli organizzatori di non essere stati avvertiti (fra le adesioni della vigilia, secondo un comunicato di ieri degli organizzatori, c'era pero' anche La Sapienza), e sospettano che "qualcuno stia pensando - si legge nell'e-mail con cui e' stata annunciata la non-partecipazione - di costruire un'assemblea di una parte del movimento, lontano dallo spirito unitario che ha generato l'onda anomala". Il "vero" appuntamento nazionale, per loro, sara' l'assemblea del 15 novembre proprio a Roma, alla Sapienza, a cui peraltro ha aderito da subito anche il movimento di Firenze, primo ad occupare un edificio universitario lo scorso 6 ottobre.
In ogni caso per Francesco Epifani, degli Studenti di Sinistra fiorentini, con Roma c'e' stato "un fraintendimento" e non una rottura, e l'assemblea di oggi e' "un momento di incontro e di confronto che il movimento ha sentito come esigenza", un'occasione per fare un primo bilancio in vista dell'assemblea del 15 e dello sciopero generale del 14: quel giorno molti studenti scenderanno in piazza con i lavoratori, e la maggior parte di loro chiede che lo facciano "in maniera autonoma, esprimendo la nostra soggettivita' - ha detto un ragazzo in assemblea - in una lotta comune, dialogando coi lavoratori". La richiesta di un coordinamento, talvolta di una sorta di calendario nazionale comune, unisce molti atenei: tra le forme di protesta proposte dagli studenti, appendere lenzuola e striscioni alle finestre "come con le bandiere della Pace", e portare una gomma da cancellare alla manifestazione del 14 novembre con lo slogan "E adesso cancellateci con queste".
Piu' controverso e' il tema dei rapporti con la politica. Secondo molti ragazzi del movimento "non esistono piu' simboli e colori che ci possano dividere, perche' siamo tutti sulla stessa barca", come a ribadire il carattere trasversale della protesta anti-Gelmini; ma altri giovani dei collettivi, che guardano piu' verso le formazioni politiche di sinistra radicale, sostengono che ormai "il movimento sia tutt'altro che apolitico", come si e' visto a Piazza Navona quando "c'e' stato chi le ha prese e chi le ha date", e che anzi proprio una certa "ambiguita'" politica avrebbe favorito le infiltrazioni dell'estrema destra. Non piacciono le aperture del ministro Gelmini, perche' "il decreto non cambia niente - denuncia un fiorentino - e la legge 133 rimane", ma allo stesso modo "non si puo' lasciare che il Pd si appropri dell'iniziativa - spiega un ragazzo pisano - con proposte che non vengono dal basso e che non accettano nulla di cio' che il nostro movimento ha proposto". L'orizzonte dovrebbe essere quello di un "manifesto", per "delineare una soggettivita' politica autonoma e in divenire"."

Friday, November 7, 2008

ANDU: Un Decreto-Legge per nulla

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari


1. UN DECRETO-LEGGE PER NULLA
2. E SUL RESTO IL PD "ASSOLUTAMENTE CONDIVIDE CON SODDISFAZIONE"
3. LA 'QUARTA CRUI'


1. UN DECRETO-LEGGE PER NULLA

Il ministro Gelmini ha ieri sostenuto che il ricorso alla decretazione d'urgenza e' stato necessario per modificare le procedure dei concorsi universitari gia' banditi. Per il testo del decreto-legge e per sentire la Conferenza stampa del Ministro v. nota 1.

Un intervento su concorsi gia' banditi, con le domande dei candidati gia' inviate e alla vigilia del completamento della formazione delle commissioni, e' stato quanto mai inopportuno e forse anche illegittimo.
Opportuno, anzi necessario e urgente, sarebbe invece intervenire, con un disegno di legge, sui meccanismi concorsuali per i posti ancora da bandire.
Su questo tema richiamiamo, ancora una volta, le proposte dell'ANDU (nota 2).

Peraltro la soluzione inventata all'ultimo minuto in Consiglio dei Ministri, toglie ogni fondamento allo 'stato di emergenza' invocato dal Ministro per giustificare lo strumento del decreto-legge. Infatti quanto approvato non cambia NULLA rispetto alla sostanza delle norme attuali: fino ad oggi la commissione veniva composta dal membro interno (colui al quale era stato 'assegnato' il posto per poterlo 'girare' al suo allievo) e lo stesso membro interno invitava quattro colleghi, per i posti a professore, e due, per i posti a ricercatore, a candidarsi per farsi eleggere nella commissione. Da domani, 'invece', il membro interno chiedera' a dodici colleghi, per i posti a professore, e a sei colleghi, per i posti a ricercatore, di candidarsi per farsi eleggere nella rosa da cui sorteggiare i quattro (e due) membri della commissione.
Pare che a questo 'cambiare tutto per non cambiare nulla' abbia dato il suo contributo anche il ministro Brunetta (nota 3). 
Come dire, i baroni per i baroni.
E' giusto il commento di Giuliano Cazzola del Pdl: "Si complicano le procedure senza mutarne la sostanza".

Un decreto-legge era ed e' urgente: quello per accogliere la richiesta del grande movimento di protesta di ABROGARE gli articoli della Legge 133/2008 che prevedono:
- il blocco del turn over
- il taglio dei finanziamenti
- la trasformazione degli Atenei in Fondazioni private
- il trasferimento di "ingenti risorse" pubbliche alla Fondazione IIT di Genova


2. E SUL RESTO IL PD "ASSOLUTAMENTE CONDIVIDE CON SODDISFAZIONE"

Si legge sulla Stampa di oggi (nota 3) che il ministro Gelmini "ha incontrato il ministro ombra Pd dell'istruzione, Mariapia Garavaglia, che le ha dato l'ok sulle linee guida per il ddl sull'Universita'. L'incontro e' avvenuto ieri mattina al ministero di viale Trastevere." "Queste linee guida - ha detto la Garavaglia - sono assolutamente condivisibili. Ne prendo atto con soddisfazione."


3. LA 'QUARTA CRUI'

"L'adunata dei rettori del Sud", cosi' e' titolato un articolo su Repubblica di oggi (nota 4) nel quale si legge che "ieri a Palermo si e' costituito un vero asse dei rettori delle regioni meridionali".
Dopo la 'seconda CRUI', quella degli Atenei auto-eccellenti (l'AQUIS) e dopo la 'terza CRUI', quella della "la rete delle Scuole Superiori a Statuto speciale", sta nascendo la 'quarta CRUI', quella degli Atenei meridionali.
Non sarebbe l'ora che i Rettori facessero 'semplicemente' i rettori, curando l'interesse dei loro Atenei, invece di pretendere di rappresentare l'Universita' italiana o pezzi di essa?

7 novembre 2008


= Nota 1.
- Per il testo del Decreto-Legge cliccare:
- Per ascoltare la conferenza stampa del ministro Gelmini sul decreto-legge oggi approvato dal Consiglio dei Ministri cliccare:

= Nota 2. V il documento "Concorsi e Docenza. Controriforma PD, proposta ANDU":

= Nota 3. V. l'articolo "Retroscena. E Letta stoppa la taglia-baroni", sulla Stampa del 7.11.08:

= Nota 4. V. l'articolo "L'adunata dei rettori del Sud", su Repubblica del 7.11.08:

Thursday, November 6, 2008

Comunicato: Coordinamento dei precari della ricerca e della didattica

Il 6 novembre 2008 si è costituito a Reggio Emilia il Coordinamento dei precari della ricerca e della didattica in risposta alla legge 133/2008 varata dal C.d.M. nel mese di agosto.

Il Coordinamento ha promosso l'aggregazione, l'organizzazione e la mobilitazione di dottorandi, dottori e assegnisti di ricerca, docenti a contratto, borsisti e collaboratori a progetto dell'Università di Modena e Reggio Emilia, al fine di riaffermare i diritti di un’intera “categoria”, indispensabile alla vita stessa dell’Ateneo, sottostimata nelle proprie competenze e professionalità e, di fatto, mai inclusa in alcun percorso di stabilizzazione. 
Riteniamo che l'Università sia ormai da tempo in una situazione di progressivo deterioramento. 
La commercializzazione della cultura e la privatizzazione della scuola hanno fatto parte di un processo di revisione nato anni fa: dalle riforme D'Onofrio e Jervolino, attraverso Berlinguer e De Mauro, per arrivare poi alla Moratti.

Esprimiamo profondi dubbi sui criteri sinora adottati in merito al settore Università e Ricerca:

1) i significativi tagli finanziari – riduzione del Fondo per il Finanziamento Ordinario delle Università nella misura di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, 190 milioni di euro per l'anno 2010, 316 milioni di euro per l'anno 2011, 417 milioni di euro per l'anno 2012 e 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013 (art. 66, L 133);

2) il blocco quasi totale del turn-over – il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere per ciascun anno il 20% delle unità cessate nell'anno precedente (art. 66, L 133);

3) la spinta verso la trasformazione degli Atenei in fondazioni di diritto privato – cioè la concreta possibilità di privatizzazione delle Università Italiane (art. 16, L 133)

Questi provvedimenti non rappresentano una razionalizzazione delle risorse destinate alla scuola e all'università, né costituiscono una riforma del processo già avviato in passato, ma consolidano e peggiorano la situazione esistente.
Accanto a ciò esprimiamo la nostra profonda disapprovazione per le modalità non democratiche attraverso cui si è giunti ad imporre tagli oltre che all'Università anche alla scuola pubblica italiana.
La riduzione dei finanziamenti è motivata esclusivamente da esigenze di bilancio e non ha alcun intento di miglioramento dei percorsi educativi, formativi e di ricerca del sistema di istruzione italiano.

Non possiamo, quindi, che interrogarci tutti, in quanto cittadini italiani, sul senso e sul ruolo che hanno e che dovrebbero avere oggi la scuola, l'Università, la ricerca; ci teniamo a sottolineare come il sistema produttivo e quello della ricerca siano in un rapporto di interdipendenza tale per cui il peggioramento dell'uno abbia necessariamente delle ricadute sull'altro.

Come dottorandi, dottori, assegnisti di ricerca, docenti a contratto, borsisti e collaboratori a progetto – modi diversi per descrivere una comune identità, quella di chi nell’Università sta percorrendo un’esperienza che è sia di formazione, sia di lavoro – avvertiamo tale situazione in tutta la sua drammaticità in quanto si traduce nell’ulteriore riduzione delle nostre aspettative di occupazione e di qualificazione professionale: 
a) blocco del conferimento di assegni per la collaborazione ad attività di ricerca; 
b) chiusura dei canali di accesso alla stabilizzazione della condizione lavorativa;
c) consolidamento di quelle situazioni di fragilità che hanno reso l’Università un contesto non sempre coerente con le proprie finalità sociali, quali la promozione culturale, l’avanzamento civile, l’espressione e la piena realizzazione delle libertà individuali.
In un’unica espressione stiamo assistendo alla calcificazione della nostra condizione di precarietà.

Respingiamo quindi con forza i punti indicati della Legge 133 e aderiamo alle iniziative nazionali di mobilitazione di dottorandi, personale tecnico-amministrativo, studenti, docenti attualmente in essere nell’Università Italiana.
Il Coordinamento si propone di attivare momenti di confronto e analisi sui problemi dell'Università Italiana e di promuovere percorsi di sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Reggio Emilia, 6 novembre 2008 

Coordinamento dei precari 
della ricerca e della didattica

PRC: articolo Scuola- Gennaro Loffredo









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Gelmini ha le mani legate.
 
 
Il decreto Gelmini (trasformato in legge n°169 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre scorso) è paralizzato. Infatti i decreti attuativi, che dovrebbero dire dove e come tagliare le circa 88mila cattedre e gli oltre 44mila posti di ausiliari, tecnici ed amministrativi (ata), devono essere preceduti dal parere delle competenti commissioni parlamentari sul piano programmatico generale scritto dalla ministra e da Tremonti. Le commissioni, a loro volta, sono bloccate perché non hanno ancora ricevuto il parere della Conferenza delle Regioni. Che in realtà si sono espresse dicendo a chiare lettere che non può esserci alcuna collaborazione con il governo centrale. Vero è che la Gelmini ha chiesto al ministro per gli affari regionali R. Fitto di trovare una soluzione.  Intanto l'Onda non si arresta. Continua a discutere negli Atenei come nelle scuole, fa lezione in piazza, una delegazi one di studenti universitari parla all'assemblea della Fiom chiedendo di un grande sciopero generale che, categoria per categoria, blocchi il paese così come è avvenuto in Francia qualche tempo fa. Si mobilitano le donne; oggi un'assemblea delle "Donne in Onda" presso la facoltà di Fisica alla Sapienza, in preparazione della manifestazione del 22 novembre. Si preparano le manifestazioni studentesche del 7 e in vista dello sciopero di università e ricerca del 14 del mese in corso. Prevista un'assemblea nazionale per il 15 ed 16Šinsomma si va avanti con determinazione e, soprattutto, con le idee chiare. Il ministero della pubblica istruzione è in netta difficoltà. La Gelmini licenzia il "padre" della riforma che porta il suo nome. Tito Varrone, capo dell'ufficio legislativo del ministero, assunto sei mesi fa circa, ha dovuto fare i bagagli e lasciare il suo ufficio. Ignote ancora l e cause. Berlusconi continua rettificare in corso d'opera. Il maestro unico sembrerebbe essere diventato prevalente (dove è scritto?); dopo la tirata d'orecchi dei vescovi il premier annulla i tagli (l'unica cosa buona fatta da Tremonti) previsti per le scuole private - 485milioni di euro in tre anni -; Bossi si impunta ed ottiene che le scuole di montagna non saranno toccate (lo scriveranno da qualche parte?). Insomma un governo che fa acqua da tutte le parti. Un governo messo a dura prova dalla forte spallata del Movimento. Un governo che prende tempo sull'università dicendosi disponibile al dialogo. Formigoni, e tutta l'area cattolica interna al Pdl, che da ragione agli studenti e l'intervento prima citato di U. Bossi, sembrano indicare un cambiamento di prospettiva politica. L'Onda ha aperto delle crepe. Presto arriverà la grande mareggiata che, speriamo, sommergerà il governo abbandonandolo al n aufragio.
 
Roma, 5 novembre 2008                                                              Gennaro Loffredo
                                                                          Resp. Dip. Naz. Scuola e Formazione


ANDU: Concorsi e Docenza. Controriforma PD, proposta ANDU

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Concorsi e Docenza
LA CONTRORIFORMA DEL PD
LA PROPOSTA DELL'ANDU

L'ANDU ha gia' cominciato ad analizzare alcune delle "Dieci proposte" per "il futuro dell'Universita' italiana", recentemente avanzate dal PD. Per leggere le proposte del PD v.nota 1.

L'ANDU in un precedente documento ha affrontato la questione della cosiddetta governance e ha esposto alcune considerazioni sul significato complessivo dell'iniziativa del PD. Per leggere il precedente documento dell'ANDU v. nota 2.

Nel presente documento l'ANDU affronta le questioni dei concorsi e della organizzazione della docenza, rinviando alla prossima 'puntata' la importantissima questione del precariato.

= I CONCORSI E LA DOCENZA DEL PD: IL RAFFORZAMENTO DEL POTERE BARONALE

Nella proposta n. 1 ("Concorsi piu' rapidi, piu' meritocratici, piu' internazionali, con meno nepotismi, localismi e lobbismi disciplinari"), si comincia dicendo che "occorre innanzitutto distinguere tra concorsi per reclutare e concorsi per promuovere". E si comincia proprio male, anzi malissimo!.
Certamente e' logico prevedere concorsi per fare entrare nel ruolo della docenza chi non ne fa ancora parte, ma prevedere "concorsi per promuovere", significa volere mantenere in tre distinti ruoli la docenza, invece che prevedere un ruolo unico in tre fasce, con avanzamento da una fascia all'altra attraverso un giudizio INDIVIDUALE (quindi non un concorso), superato il quale il docente continua ad occupare il proprio posto con la nuova qualifica.
Insomma, il PD e' contrario al ruolo unico della docenza, chiesto da anni dalle Organizzazioni e dalle Associazioni della docenza.
Le regole per il reclutamento proposte dal PD sembrano 'orecchiare' in peggio il fallito regolamento sui concorsi a ricercatore voluto dal ministro Mussi e dal suo sottosegretario Modica.
Continuare a sostenere, come fa il PD, che "la scelta e' fatta da una commissione nominata dagli organi di governo dell'ateneo" equivale a volere mantenere quel localismo concorsuale che ha sempre caratterizzato il concorso di ingresso nella docenza (ruolo dei ricercatori) e, dalla Legge
Berlinguer in poi, anche i concorsi ad associato e a ordinario.
In sostanza si vuole mantenere lo strumento principe della cooptazione personale (il 'maestro' sceglie come vincitore il suo allievo), con gli annessi fenomeni di clientelismo e nepotismo. E a poco vale spostare dalle Facolta' agli "organi di governo dell'ateneo" la nomina della commissione concorsuale, se non a spostare l'interlocutore del 'maestro' che cerca un posto per farlo occupare dal suo allievo.
Il meccanismo proposto "per promuovere un docente da una fascia a quella immediatamente successiva" (in realta' da un ruolo all'altro), da un lato ripropone in qualche modo la vecchissima "libera docenza" (l'"abilitazione alla docenza nella fascia superiore"), dall'altro lato, prevedendo che "la valutazione e' effettuata dall'università di appartenenza", mantiene quel carattere localistico che contraddistingue tutti gli attuali concorsi, con i fenomeni negativi gia' richiamati, compresa la 'sottospecie' della parentopoli.
Il mantenimento dei tre ruoli separati della docenza e' 'confermato' da quanto previsto nella proposta n. 6 ("Valutare periodicamente i risultati del lavoro ed incentivare i migliori."), dove si legge:

"In ciascuna universita' i professori in servizio in una fascia dovrebbero essere in numero maggiore di quelli in servizio nella fascia immediatamente superiore."

Insomma agli attuali tre ruoli distinti si aggiunge l'obbligo di tre distinti organici!
E per non lasciare alcun dubbio sulla volonta' di accentuare pesantemente la gerarchia accademica, con gravi ricadute sulla liberta' di insegnamento e di ricerca dei 'subalterni', sempre nella proposta n. 6 si legge:

"Il rapporto di lavoro in ciascuna fascia inizierebbe a tempo determinato e sarebbe trasformato a tempo indeterminato solo a seguito di una valutazione della qualita' e quantita' del lavoro svolto dall'interessato."

Si introdurrebbe cosi' "in ciascuna fascia" (cioe'in ciascun ruolo) un periodo di pre-ruolo "a tempo determinato", un periodo di 'precariato' ben diverso dall'attuale periodo per la conferma in ruolo.
All'interno di questa struttura iper-gerarchizzata della docenza, rischia di essere un'arma micidiale messa in mano ai 'superiori' la previsione, sempre nella proposta n. 6, di far dipendere "gli incrementi stipendiali" dall'esito di una valutazione.
A tutto questo va aggiunta l'aberrazione che deriverebbe dal mantenere la docenza in tre ruoli distinti e dall'introduzione dell'abilitazione.
Infatti con la non previsione di un passaggio da una fascia all'altra legato esclusivamente ad un giudizio nazionale sull'attivita' del singolo docente, si potrebbero avere tanti casi di "abilitati alla docenza nella fascia superiore" (per esempio associati abilitati a ordinario) che dopo l'abilitazione svolgerebbero una attivita' giudicata 'da ordinario' senza averne alcun riconoscimento. E magari l'ipotetico associato 'riconosciuto' ordinario, ma rimasto associato si trova nello stessa stanza di un suo (ex) collega, anche lui abilitato a ordinario, ma che ha invece avuto la 'fortuna' di essere stato effettivamente promosso grazie ad una positiva valutazione locale (ma su che basi?) della "universita' di appartenenza" e grazie anche ad un 'buco' nell'organico del ruolo degli ordinari. Pura 'logica' accademica!

== LA PROPOSTA DELL'ANDU

A queste e a similari ipotesi di rafforzamento del potere e dell'arbitrio baronali, l'ANDU da anni contrappone un modello di organizzazione della docenza e di riforma vera dei concorsi per l'ingresso in ruolo e delle prove per le promozioni.
Una riforma imperniata su commissioni nazionali che DECIDONO i vincitori dei concorsi e le idoneita' alle fasce superiori, togliendo TOTALMENTE il potere a quella "autonomia responsabile" degli Atenei che in Italia, COMUNQUE, ha dato e darebbe il potere assoluto di cooptazione al singolo 'maestro', che 'lavora' per ottenere un concorso per il suo prescelto che
ne sara' il vincitore. 
Per evitare il prevalere dei gruppi forti nazionali, TUTTI i componenti delle commissioni nazionali devono essere direttamente sorteggiati e, per qualificarne al massimo il giudizio, devono farne parte SOLO ordinari, anche per i concorsi di ingresso dall'esterno nelle fasce dei ricercatori e degli associati e per le prove di idoneita' ad associato.
Una riforma quella dell'ANDU che porrebbe fine al nepotismo e a tutti i suoi 'annessi' e finalmente lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Invitiamo coloro che sono soliti affermare che per i concorsi tutto e' stato gia' (inutilmente) provato a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i concorsi veramente nazionali e totalmente sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.

DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali. Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati. 
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

- Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

6 novembre 2008

- Nota 1. Per leggere le "Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico" cliccare:
-Nota 2. Per leggere il documento dell'ANDU "Governance. La controriforma del PD e la proposta dell'ANDU", del 4.11.08, cliccare:

ANDU: NO a Decreto blocca concorsi

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

SI A UN DECRETO-LEGGE PER ABROGARE LA 133 
NO PER BLOCCARE I CONCORSI

La stampa di oggi, 6 novembre 2008, 'prevede' che il Consiglio dei Ministri, che si riunira' alle 15, vari un decreto-legge con il quale si bloccherebbero i concorsi universitari.

E' inaccettabile! I concorsi banditi e finanziati vanno svolti come previsto per consentire il nuovo reclutamento e gli avanzamenti di carriera. E' certo indispensabile e urgente che per i nuovi concorsi si approvino nuove norme per gararantire che non contnuino ad essere strumento di nepotismo.

E' invece urgente, qui si'. un decreto-legge per accogliere le richieste del grande movimento di protesta che non vuole la morte dell'Universita' statale e per questo chiede l'ABROGAZIONE immediata degli articoli della Legge 133/2008 che prevedono:

- il blocco del turn over
- il taglio dei finanziamenti
- la trasformazione degli Atenei in Fondazioni private
- il trasferimento di "ingenti risorse" pubbliche alla Fondazione IIT di Genova

Wednesday, November 5, 2008

ANDU: Fondazioni. NO del movimento, SI' di AN e PD

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

FONDAZIONI NO DEL MOVIMENTO SI' DI AN E PD

== IL SI' DI AN ALLE FONDAZIONI

Sul Foglio del 4 novembre 2008 (v. nota 1) si legge che "Giuseppe Valditara, senatore e responsabile scuola e universita' di Alleanza nazionale, professore universitario e incaricato dal ministro Gelmini di sondare il mondo accademico", tra l'altro, dichiara: "Voglio poi stanare il Partito democratico. In campagna elettorale aveva fatto proposte interessanti sui temi chiave del reclutamento e della governance, NON DIVERSE da quelle avanzate da noi". Valditara aggiunge: che da parte del Governo "ci deve essere la consapevolezza che serve una riforma condivisa (da chi?, ndr); poi su singoli punti, laddove ci sia ampio consenso (tra chi?, ndr), ci potra' anche essere DECRETAZIONE D'URGENZA".
Alla fine della sua intervista Giuseppe Valditara, riferendosi alla possiblita' per gli Atenei di trasformarsi in Fondazioni, "uno dei punti per cui si protesta di piu'" (come precisa l'intervistatore), sostiene: "E' strumentale, tempo fa Ranieri e Treu del Pd invitavano a seguire quel modello. Il Pd recuperi lo spirito riformista che ne ha caratterizzato la campagna elettorale".

== IL SI' DEL PD ALLE FONDAZIONI 

Il senatore di AN puo' stare tranquillo: lo "spirito riformista", da lui apprezzato, il PD non l'ha mai perso. Infatti, proprio sulle Fondazioni, Mariapia Garavaglia, ministro ombra del PD, in una parallela intervista su AprileOnLine.Info (v. nota 2), alla domanda "si vuole procedere alla trasformazione degli atenei in fondazioni aperte al finanziamento privato. Cosa ne pensa il Pd", risponde: "Il Pd e' contrario se la trasformazione delle universita' in fondazioni diventasse un modo per far si che lo Stato si ritragga dal sostenere il settore accademico, magari in un momento di difficolta' economica in cui procede ad operazioni di taglio. In realta' si tratta di un argomento non facile e meritevole di approfondimento. La fondazione in quanto tale puo' essere neutra come strumento giuridico, bisogna capire bene cosa succede con essa: come sara' il finanziamento o il reclutamento. Noi eravamo contro perche' nel decreto 112 (ora Legge 133, ndr) all'articolo 16 era detto semplicemente che i senati accademici possono trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato, all'interno di un quadro complessivo di decurtazione dei finanziamenti statali. La politica era quindi quella di giustificare i tagli dello Stato al settore, affidandosi all'iniziativa privata. Manca quindi tutta la parte relativa al come realizzare la nascita delle fondazioni universitarie: reclutamento e governance devono essere chiarite".

Insomma Mariapia Garavaglia afferma, anche se in modo un po' contorto, che al PD le Fondazioni vanno bene a patto che si diano loro adeguati finanziamenti statali, che si chiarisca come farle e quale fine faranno lo stato giuridico dei docenti e la governance.
Queste, sostanzialmente, sono le stesse opinioni espresse ancora piu' chiaramente nel luglio 2008 dallo stesso Ministro ombra del PD (v. nota 3).
Infatti, Mariapia Garavaglia allora, dispiaciuta che la Legge 133 non consenta alle Fondazioni di fare quel che vogliono, ha scritto: "Basta leggere l'ultimo comma dell'articolo di legge per rendersi conto che tutte le vecchie norme sulle universita' continueranno ad applicarsi alle fondazioni."
Ed inoltre Garavaglia si chiedeva: "Quale sara' poi la sorte nelle universita' fondazioni dello stato giuridico dei docenti universitari, altra palla al piede delle universita' autonome?"
Ma proprio la "palla al piede" dello stato giuridico dei docenti universitari, normato da leggi nazionali, e' uno dei pilastri fondamentali del Sistema nazionale degli Atenei STATALI!
Ed e' proprio la cancellazione dello stato giuridico nazionale il principale obiettivo di tutti coloro che da decenni operano per demolire l'Universita' statale.

Il Ministro ombra del PD si muove in piena coerenza con quanto previsto dal programma elettorale del suo Partito (v. nota 4), tanto 'invocato' dal senatore Valditara. Infatti, al punto 7 del Programma del PD si legge:
"Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene piu' adeguato, di stabilire le norme per l'ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette."

Il grande movimento di protesta, che chiede l'ABROGAZIONE (non la sospensione come chiede invece ora il PD) della Legge 133 e con particolare forza dell'articolo sulle Fondazioni, ha ben chiaro che, trasformandoli in Fondazioni private, si regalerebbero gli Atenei statali ai gruppi di potere accademico-politici, ai quali si elargirebbero ulteriori risorse pubbliche.
Su questo punto ha ragione Roberto Perotti quando, a proposito degli Atenei-Fondazione, scrive: "Succedera' proprio come per le fondazioni bancarie, sara' opportunita' di clientela per i notabili locali".

- Nota 1. Per leggere l'intervista a Giuseppe Valditara "Il mediatore tra governo e prof ci spiega il dialogo che se po' ffa'", sul Foglio del 4.11.08, cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'intervista a Mariapia Garavaglia, su AprileOnLine.Info del 4.11.08, cliccare:
- Nota 3. Per leggere l'intervento di Mariapia Garavaglia "Universita', il nodo governance", sul Sole 24-ore del 24.7.08, cliccare:
- Nota 4. Per leggere il programma elettorale del PD cliccare:

ANDU-UNIPA: "Competitivita' e nepotismo"

Segnaliamo l'intervento di Benedetto Villa "Competitivita' e nepotismo. Le due facce dell'Universita'", su Repubblica di Palermo del 4 novembre 2008.
Per leggere l'intervento cliccare:

ANDU: "Quanto costa l'universita' italiana?"

Riceviamo da Alessandro Figa' Talamanca e diffondiamo:

"Quanto costa l'universita' italiana?

Puo' ben essere che il sistema universitario italiano sia eccessivamente finanziato. Ma i dati dell'OECD, che il prof. Luca Tedesco cita per sostenere questa tesi (Il Riformista 30 ottobre, v. nota), certamente non contribuiscono a raggiungere questa conclusione.
Come cerchero' di dimostrare non appare avere alcun fondamento l'affermazione di Tedesco secondo la quale la spesa annua per studente in Italia e' la piu' alta del mondo dopo Usa, Svizzera e Svezia. Partiamo, come fa Tedesco, dalla tavola B1.1a del documento Education at a Glance 2008, che indica in 8.026 dollari la spesa annua per studente italiano, ben al di sotto di quella media dei paesi OECD, che e' di 11.521 dollari. Ma attenzione! Come indicato nella nota tecnica del documento, ci sono tre paesi Austria, Germania e Italia che non distinguono tra studenti a tempo pieno e studenti a tempo parziale. Per questi paesi la spesa annua risulta sottostimata. Per ovviare a questo inconveniente l'OECD ha predisposto un altro calcolo, i cui risultati sono indicati nella tavola B1.3b e nel grafico B1.5. Si calcola cioe' la spesa cumulativa per la durata (effettiva, non nominale) degli studi. Come spiega la nota tecnica, in questo calcolo la mancata indicazione degli studenti a tempo parziale risulta ininfluente perche' "l'effetto si compensa dal momento che contare gli studenti a tempo parziale come studenti a tempo pieno conduce ad una sottostima delle spese annuali e ad una sovrastima della durata degli studi".
L'Italia con una spesa cumulativa di 41.285 dollari per studente si colloca ancora sotto la media OECD che e' di 47.159 dollari, anche se diminuisce, in percentuale, lo scarto dalla media. I paesi la cui spesa cumulativa supera quella dell'Italia sono 12, hanno invece una spesa inferiore, 9 paesi. E' da notare che non tutti i paesi hanno comunicato i dati sull'effettiva durata degli studi, e quindi sui ritardi negli studi.
Mancano nella tavola B1.3b , i dati degli SU, del Canada, e di altri 8 paesi. Questo significa, credibilmente, che i dati sugli studenti a tempo parziale, non coincidono con i dati sugli studenti ritardatari. Fin qui quello che si puo' desumere dal documento dello OECD.
Vediamo ora invece come puo' il prof. Tedesco raggiungere conclusioni cosi' contrastanti. Prima di tutto egli parte dall'ipotesi che i dati di tutti i paesi, ad esclusione dell'Italia, si riferiscano alla spesa per studente equivalente a tempo pieno, ottenuta calcolando il numero degli studenti pesati per i corsi effettivamente seguiti e gli esami effettivamente sostenuti. Se l'ipotesi fosse vera sarebbe lecito moltiplicare all'incirca per due le spese per studente universitario italiano, lasciando invariate le altre cifre, come fa il prof. Tedesco, ed infatti dopo la moltiplicazione per due, la spesa per studente universitario italiano della tavola B1.1a risulta inferiore solo a quella di SU, Svezia e Svizzera. Ma l'ipotesi cui aderisce il professore e' palesemente falsa almeno per l'Austria e la Germania, che si trovano nella stessa condizione dell'Italia. Ne' questa ipotesi viene in alcun modo avvalorata per gli altri paesi dal documento dell'OCSE. Infatti essa appare estremamente improbabile almeno per i paesi che non hanno fornito informazioni sui tempi effettivi di conseguimento delle lauree, al punto da essere esclusi dalla tavola B1.3b. Infine, se fosse vera, i risultati forniti dalla Tavola B1.3b, che tengono conto dei ritardi, dovrebbero coincidere con quelli della Tavola B.1.1a. E' lecito a questo punto pensare che i paesi diversi da Austria, Germania e Italia abbiano classificato come studenti a tempo parziale solo gli studenti che si erano dichiarati tali al momento dell'iscrizione e non tutti i ritardatari. Insomma i dati forniti dalla tavola B1.3b appaiono piu' credibili di quelli basati sulla ipotesi Tedesco.
Questo significa che dobbiamo credere ciecamente ai dati forniti dall'OECD nella Tavola B1.3b? Credo proprio di no. I tecnici dell'OECD compiono sforzi eroici per paragonare tra loro sistemi profondamente diversi e raccolte di dati disomogenee, ma non riescono a tener conto di tutto. Ad esempio il dato, cosi' alto, della spesa per studente universitario degli SU, puo' essere in parte spiegato dal fatto che le universita' considerano come spese il rimborso delle tasse universitarie, erogato ad una percentuale anche alta degli studenti. Questo gonfia sia le entrate che le spese con cifre equivalenti a partite di giro. Per fare un altro caso, in Italia si considerano come spese per l'istruzione universitaria gli stipendi degli infermieri e degli ausiliari dei policlinici a gestione diretta. Infine in Italia, ma forse non in tutti gli altri paesi, gran parte delle spese per le ricerche dei docenti universitari non passano per i bilanci universitari e quindi non figurano come spese per l'istruzione universitaria.
Cosi' ad esempio la costosissima partecipazione dei docenti di fisica italiani al grande esperimento in corso al CERN di Ginevra, grava sui bilanci dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e sul finanziamento degli accordi internazionali di cooperazione scientifica. Insomma e' proprio vero che le cifre dell'OECD vanno interpretate con molta cautela.
Ma il prof. Tedesco, che e' un valentissimo storico, dovrebbe esaminare i dati utilizzati nelle polemiche sull'universita' condotte da professori con la stessa cura e la stessa diffidenza con la quale esamina, ai fini di una corretta ricostruzione storica, gli scritti e i discorsi di politici in polemica tra loro.

Alessandro Figa' Talamanca"

Nota. Per leggere l'intervento di Luca Tedesco "Abbiamo gli universitari piu' finanziati del mondo", sul Riformista del 30.10.08, cliccare:

Tuesday, November 4, 2008

ANDU: La 'terza CRUI'

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Si salvi chi puo'!

LA TERZA CRUI

L'ANDU ha sempre sostenuto che la CRUI e' STRUTTURALMENTE incapace di rappresentare il Sistema nazionale delle Universita' italiane.
La CRUI e' infatti la somma di Rettori eletti per 'dirigere' i singoli Atenei e per difenderne gli specifici interessi. La CRUI ha potuto 'funzionare', votando all'unanimita', solo per chiedere genericamente piu' fondi e per conservare l'esistente.
E non a caso la lobby trasversale accademico-politica, che opera da anni per smantellare l'Universita' statale, di massa e di qualita', ha sempre 'puntato' sulla CRUI e si e' sempre duramente opposta all'istituzione di un Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita', direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo unico) delle tre fasce della docenza. Un Organo che rappresenti tutte le Universita' e in grado di difenderne l'autonomia dai poteri forti accademico-politici.

= NEL MARZO di quest'anno e' nata la 'seconda CRUI' (l'AQUIS). Infatti sul Corriere della Sera del 9 marzo 2008 si e' data notizia di un documento "inviato a tutti i candidati premier", firmato da 11 Rettori (Politecnico delle Marche, Bologna, Calabria, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano, Modena e Reggio Emilia, Padova, Roma Tor Vergata, Politecnico di Torino, Trento, Verona). Al documento hanno aderito i Rettori di Ferrara e Parma. 
"Siamo universita' di ricerca, controlliamo i costi, guardiamo oltre i confini nazionali, e siamo pronti a firmare un patto con il futuro governo. 
Ma basta finanziamenti a pioggia: i fondi devono essere assegnati in base a criteri di meritocrazia".
Insomma, fondi 'speciali' per Atenei 'speciali'.

= ORA si ha notizia che si e' mossa la 'terza CRUI'. Infatti sul Corriere di Livorno di oggi, 4 novembre 2008 (nota), si legge che "la rete delle Scuole Superiori a Statuto speciale (Scuola Normale e Sant'Anna di Pisa, Sissa di Trieste, Imt di Lucca, Isufi di Lecce, Scuola Superiore di Catanaia, Sum di Firenze, Iuss di Pavia") hanno chiesto al Ministro "un provvedimento di sistema per assicurare la messa a regime e il finanziamento delle Scuole Superiori a ordinamento speciale".
Insomma, fondi 'speciali' per Scuole 'speciali'. 

Nota. Per leggere l'articolo "Piu' soldi alle scuole superiori a ordinamento speciale", sul Corriere di Livorno del 4.11.08, cliccare:

PRC: articolo Scuola- Gennaro Loffredo









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

L'Italia si ferma sulla scuola.
Piazza della Repubblica ha cominciato a riempirsi dalle prime ore del mattino nonostante la pioggia. Genitori, studenti, impermeabili ed ombrelli colorati di tutte le età si sono aggiunti al rosso prevalente della piazza. Gli immancabili fischietti e i tamburelli rendono festoso il clima, nonostante l'avvenuta trasformazione in legge del decreto al Senato e la strumentalizzazione degli scontri, voluti, a piazza Navona, provocati da "picchiatori" fascisti del centro sociale "Casa Puond" di Roma. Dagli altoparlanti di tutte le organizzazioni che via via davano corpo al corteo, gli slogan si sovrapponevano diventando una sola voce "La crisi non la paghiamo noi". Il corteo, che poi si è diviso in tre, ha fatto fatica a procedere. Roma é paralizzata. La coda è entrata in Piazza del Popolo quasi alle 15,00, mentre i tecnici smontavano già il palco, dal quale si sono alte rnati gli interventi degli organizzatori della manifestazione. Con dei distinguo. Epifani ha valorizzato lo spirito di unità con il quale, seppur con sensibilità diverse, si è indetto lo sciopero generale della scuola. Bonanni, quasi costretto dalla piazza (e dalla presenza sul palco di Epifani), ha asserito che non si può aspettare il referendum, ma non mi pare abbia fatto delle proposte per l'immediato su come continuare la mobilitazione. Cisl e Uil, infatti, erano sicuramente interessate a mantenere la manifestazione sotto tono e quindi sfuggire al dover prendere impegni con le moltitudini presenti in Piazza del Popolo. Questo, ovviamente, per l'incontro in programma, dopo la manifestazione, a Palazzo Chigi sulle questioni contrattuali del pubblico impiego. Angeletti, infatti, non ha parlato dal palco ma ha dichiarato di essere preoccupato da possibili strumentalizzazioni (?). Vero è che Cisl e Uil hanno firmato i l protocollo d'intesa accettando i 70 euro di aumento mensili (che non coprono né l'inflazione reale né assicurano la restituzione ai lavoratori degli oneri accessori), insieme ad Ugl e Confsal; Epifani ha sbattuto la porta, dicendosi pronto a preparare uno sciopero generale. Intanto, mentre moltissimi pullman, pieni di manifestanti provenienti da diverse Regioni, sono rimasti bloccati sul raccordo anulare e non hanno potuto raggiungere il corteo, dalla Sapienza oltre 15mila studenti hanno sfilato puntando direttamente al ministero della Pubblica Istruzione. Tutta l'Italia si è fermata ieri sulla scuola. Isole comprese. Non accadeva da anni! Così come non accadeva da un po' di tempo che tantissimi studenti e studentesse prendessero d'assalto il camion di Rifondazione Comunista per conquistare una bandiera o un foulard, lasciando una sottoscrizione. Il decreto Gelmini è passato, ma i soggetti del con flitto pensano al futuro. La straordinaria mobilitazione, pacifica, nonviolenta, democratica e antifascista che sta coinvolgendo le scuole, le università, le città di tutta Italia, non può fermarsi. La posta in gioco è il futuro di una generazione di giovani studenti/esse a cui si propone, fin da bambine/i, un modello di scuola autoritario e dequalificato; il futuro di una generazione di precari/e della conoscenza a cui si toglie la possibilità di una ricerca pubblica ed autonoma; il futuro della formazione pubblica, della qualità dei saperi e della democrazia in questo Paese. Il Governo e Confindustria vogliono trasformare lacrisiin un ulteriore massacro sociale: finanziano le banche e allo stesso tempo tagliano il diritto alla conoscenza, attaccano il pubblico impiego, cercano di cancellare il contratto nazionale di lavoro. La crisi è il frutto di vent'anni di politiche neoliberiste e di un cap italismo spregiudicato e senza regole. Non possono essere gli studenti , i genitori, i ricercatori, le lavoratrici e i lavoratori a pagarla. "Non si può tagliare il futuro", un altro slogan ricorrente. Niente di più vero. Niente di più condivisibile. Niente di più importante per continuare a battersi ed a lottare. L'onda anomala ha rimesso in piedi una stagione di partecipazione, la possibilità di mettere in piedi una grande e duratura opposizione, di connessione fra soggettività della scuola e del lavoro. Da più parti si invoca un referendum che, affiancato alle altre modalità di lotta, quelle più creative (emerse negli ultimi periodi), quelle più tradizionali e sperimentate (occupazioni, blocchi, eccŠ), può essere utile sia a tenere vivi nell'attenzione pubblica i temi della scuola, dell'università, della ricerca, pubbliche e di q ualità, che essere efficace strumento abrogativo. Ovviamente non potrebbe che nascere da un percorso condiviso e da una larga partecipazione.
Roma, 30 ottobre 2008 Gennaro Loffredo
Resp. Naz. Dip. Scuola e Formazione Prc


PRC: comunicato stampa Dipartimento Università e Ricerca









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
 
Azione Universitaria punta a spaccare il movimento
Rifondazione Comunista denuncia l'ennesimo tentativo di spaccare l'Onda Anomala del movimento da parte delle organizzazioni politiche di destra. Dopo l'affronto di piazza Navona da parte di fascisti e forze dell'ordine, oggi è toccato ad Azione Universitaria, i cuccioli di AN, che hanno occupato alcuni uffici del Rettorato di Roma3. È evidente il tentativo di produrre una crepa nel movimento in difesa dell'Università pubblica. Piuttosto che fare simili prove di forza nel tentativo di costruirsi le condizioni di un'agibilità politica a loro negata, facessero pressione sui loro parlamentari che hanno votato e sostengono i provvedimenti vergognosi portati avanti dal trio Brunetta-Tremonti-Gelmini.
 
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC 


PRC: Attivo Nazionale Università e Ricerca DOMENICA 9 novembre









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

L'attivo Università e Ricerca del Partito della Rifondazione Comunista è convocato per domenica 9 alle ore 9:30 a Roma presso la Sala Libertini, a via del Policlinico 129, per discutere i nuovi sviluppi del movimento e della piattaforma politico-programmatica del partito sull'Università. Vista l'importanza dell'ordine del giorno si invitano tutte le compagne e i compagni a partecipare. Nei prossimi giorni vi sarà inviata una bozza di documento che stiamo elaborando come dipartimento nazionale in modo che chiunque possa prenderne visione ed eventualmente proporre emnedamenti e/o integrazioni.
Si prega cordialmente di confermare la partecipazione rispondendo all'indirizzo email: scuola.prc@rifondazione.it
 
fraterni saluti
Fabio de Nardis
resp. naz. Dipartimento Università e Ricerca PRC  
 
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Fabio de Nardis
Direzione Nazionale Prc-Se
Dipartimento Università e Ricerca
Viale del Policlinico 131 - 00161 Roma
Tel: 06 44182290 - 06 44182416
Fax: 06 44182405 - Cell:               339 3622420     
blog: www.fabiodenardis.splinder.com
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FLC-CGIL: Università e dintorni : il 14 novembre un appuntamento importante

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Università e dintorni: il 14 novembre un appuntamento importante

La crescita della mobilitazione negli Atenei contro la L. 133, in primo luogo nella componente studentesca, va di pari passo con l'enorme manifestazione della Scuola del 30 ottobre e con il successo dello sciopero.

Un primo segnale della preoccupazione che tali iniziative stanno producendo nella coalizione di Governo è rappresentato dalla decisione di "rallentare" ulteriori iniziative legislative già annunciate, evitando di presentare il "piano" per l'Università, e di passare dall'arma impropria della decretazione fin qui usata alla presentazione di un disegno di legge, senza bypassare il confronto parlamentare come avvenuto fino ad oggi. E' evidente che alcune forze politiche di maggioranza stanno guardando alla mobilitazione in atto con occhio niente affatto sereno; e le reazioni nervose, che preannunciano denunce e interventi delle forze dell'ordine, è una spia di tale preoccupazione, specie se paragonate alla maturità e consapevolezza che gli studenti stanno dimostrando.

E' necessario dire però che la decisione di non aggravare la situazione con ulteriori forzature non sposta di un millimetro la priorità di cancellare le norme della L. 133: se il Governo pensa a diluire i tempi per consentire il raffreddamento del clima di mobilitazione, e riprendere il cammino più agevolmente, è invece nostra ferma determinazione costruire percorsi di contrasto di lunga durata, che consentano in primo luogo l'abrogazione delle norme, e successivamente l'apertura di un vero confronto di merito sugli interventi legislativi. E' appena il caso di ricordare che, per la prima volta nella storia repubblicana, le forze sociali non hanno mai incontrato il Ministro Gelmini dal suo insediamento; e tutti i provvedimenti sono stati assunti al di fuori di qualsiasi relazione, anche solo informativa.

Non abbiamo alcuna intenzione di subire l'offensiva mediatica del Governo, che vorrebbe dipingere chi si oppone ai provvedimenti come soggetto capace solo di protestare e dire no. Per questa ragione, lunedì 3 novembre alla Sapienza di Roma, abbiamo presentato in una conferenza stampa il Programma per l'Università delle associazioni e organizzazioni della docenza universitaria, dei dottorandi, degli studenti dell'UDU, della Rete dei precari. Un Programma che si propone di affrontare i nodi più caldi del nostro sistema universitario, condiviso da un ampio arco di forze, e per questo ancora più significativo. Un Programma che rovescia i paradigmi su cui si basano la L. 133 e la strategia di Governo, e riparte dall'idea di Università come elemento centrale di un welfare dei diritti e delle opportunità; che mette al centro la nozione di sistema pubblico, contrapposto all'ideologico e interessato privato che si vuole affermare; che parte dalle criticità e difetti del sistema per ricostruirne un profilo credibile al servizio della collettività; che riafferma la centralità della valutazione come contrappeso all'autonomia responsabile. Un Programma che assume la centralità delle persone, dei giovani in primo luogo, come principale risorsa dell'Università, e intende dare risposte ai tanti studenti, dottorandi e ricercatori che guardano al sistema universitario come al luogo in cui spendere la loro passione e il loro talento.

Viceversa, non emerge né dai provvedimenti approvati né da quelli annunciati alcuna idea di sistema: al di là della profondità dei tagli (che non è fatto contabile, ma consapevole scelta politica, poiché comporta conseguenze strutturali), e del furore ideologico, che vede nella privatizzazione l'utile espediente per sollevare lo Stato dai suoi compiti costituzionali e favorire amici e clienti, lo scenario che si disegna è di una povertà desolante; uno scenario che ci isola ed allontana dall'Europa e dai Paesi sviluppati, e riporta l'Italia indietro di molti anni.

Non abbiamo alcuna intenzione di subire l'offensiva mediatica che vorrebbe dipingere gli universitari come privilegiati nullafacenti, per di più pagati a peso d'oro. E per di più corrotti. Offensiva sostenuta da Ministri che non hanno proprio i titoli per insegnare niente a nessuno sotto questo profilo, o da opinionisti il cui contributo alla propria Università è parimenti irrilevante.

Quanto ai fannulloni, fermo restando che ne esistono dovunque, i dati sulla produttività scientifica e sul rapporto costi-benefici sono disponibili a tutti sui principali siti delle organizzazioni internazionali, ed è agevole verificare che, dal punto di vista della qualità del lavoro, il sistema italiano non ha niente da invidiare a molti sistemi più magnificati. Del resto, se siamo esportatori netti di cervelli, ci sarà pure una ragione. Dati alla mano, è anche facile verificare che, se si portasse il sistema universitario italiano alla media dei Paesi OCSE, il finanziamento dovrebbe crescere di 3 o 4 miliardi. Forse allora non spenderemmo più il 90% delle risorse in personale e quasi niente in ricerca. Forse anche la produttività dei progetti di ricerca crescerebbe insieme con la massa critica.

La polemica sui corrotti investe una dimensione etica, non solo produttiva, che riguarda l'Università esattamente come l'intera società nazionale. L'abuso di potere e la corruzione nel nostro Paese sono pandemìe croniche che hanno radici storiche lontane. E non si dica che è solo frutto della Pubblica Amministrazione, e che nel privato le cose vanno meglio: l'unica differenza è data dalla rilevanza che i cattivi comportamenti assumono nel quadro della responsabilità pubblica, non certamente nella loro intensità e diffusione. Non ci sono scorciatoie, come la storia dimostra: non è solo con norme costrittive e punitive che si estirpa la malapianta, né con le denunce individuali. L'uso di strumenti punitivi si rende efficace solo attraverso l'instaurazione di norme condivise, che diventano etica collettiva: se la comunità riesce a riconoscere come tali e non accettabili i comportamenti devianti, se li isola e li mette fuori dalla comunità. In questo caso, sulla comunità accademica grava una responsabilità individuale e collettiva più grande che su tanti altri settori del Paese, poichè è una comunità che può materialmente autogovernarsi, almeno in parte significativa. Ci vogliono regole e sanzioni, ma ci vuole anche l'orgoglio morale di diventare protagonisti della propria autonomia. Insomma, una cultura che esprime il senso di una vera democrazia responsabile. Diversamente, la ricerca del sistema per aggirare le restrizioni avrà sempre la meglio sui custodi delle regole (magari comprandoseli).

Per queste ragioni, una polemica di per sé fondata su elementi reali rivela tutta la sua strumentalità e il suo intento di proporre divisioni artificiose: in questo caso tra pubblico e privato, come tra occupati e disoccupati, lavoratori stabili e precari, Nord contro Sud, ecc.

La prossima scadenza da affrontare è lo sciopero dell'Università, della Ricerca, delle Accademie e Conservatori del 14 novembre. Non si tratta di un appuntamento conclusivo della mobilitazione: ci è chiaro che il percorso che ci attende è lungo e difficile, e non ci attendiamo che il 14 novembre sia risolutivo. Dovremo costruire una mobilitazione di lungo periodo, che saldi progressivamente l'azione e gli interessi degli attori in campo, che sappia parlare all'opinione pubblica, e spiegare che i provvedimenti del Governo non sono contro l'Università: sono contro gli interessi del Paese, riducono diritti e opportunità per i cittadini, e fanno male in primo luogo ai più poveri, perchè tolgono loro speranza e li condannano all'immobilità sociale. In queste settimane c'è stata una straordinaria crescita di consapevolezza ed iniziative: occorrerà continuare, allargando la consapevolezza all'intera cittadinanza, come sta accadendo per la scuola. Dobbiamo uscire dalle Università, cercare ogni occasione di incontro e chiarimento, portare l'Università in mezzo ai cittadini. Far loro capire che l'Università non è un mondo chiuso e separato, ma una parte importante della loro vita. C'è da imparare dai più giovani, oltre che insegnare loro: reimparare la passione colorata che spesso, appannata dalle prove della vita, non ricordiamo più.

Roma, 3 novembre 2008
FLC Cgil nazionale

ANDU: Governance. Controriforma PD, proposta ANDU

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

La governance
LA CONTRORIFORMA DEL PD
LA PROPOSTA DELL'ANDU

Il PD ha recentemente avanzato "Dieci proposte" per "il futuro dell'Universita' italiana (v. nota).
L'ANDU, in diverse 'puntate', analizzera' e valutera' alcune delle "Dieci proposte" del PD. In questo documento, dopo una premessa di carattere generale, l'ANDU affrontera' la questione della cosiddetta governance.

Le 'nuove' proposte del PD sono sostanzialmente quelle elaborate e sostenute da anni da un gruppo di accademici che, a partire dal 1990, ha 'determinato' l'emanazione delle principali norme che stanno portando allo smantellamento del Sistema nazionale delle Universita' statali. Norme sempre sostenute e imposte in nome della "autonomia responsabile" degli Atenei, lo stesso 'principio' che sta esplicitamente alla base anche delle "Dieci proposte".

In nome della "autonomia responsabile" degli Atenei si e' cominciato con l'autonomia finanziaria che e' servita a far gestire la progressiva riduzione dei fondi, portando gli Atenei verso il collasso.
Si e' continuato con la finta autonomia statutaria, congegnata per assicurare la conservazione degli assetti di potere esistenti. E quando sono state operate scelte in qualche misura realmente innovative (p.e. la non automatica presenza dei Presidi nel Senato Accademico), ministero e 'giustizia' amministrativa hanno ripristinato l'ordine precedente. Questa pseudo-autonomia statutaria non ha evitato, tra l'altro, quel fenomeno 'poco elegante' dei 'rettori eterni' che ha interessato troppi Atenei e che ha ulteriormente evidenziato un sistema di gestione 'privatistica' che i teorici dell''aziendalizzazione' (sempre in nome "dell'autonomia responsabile", naturalmente"!) vorrebbero ancor piu' rafforzare.
E' venuta poi l'autonomia concorsuale che, come e' stato allora propagandato, avrebbe dovuto sconfiggere le mafie dei concorsi nazionali, e che si e' dimostrata invece, come l'ANDU aveva previsto e denunciato, lo strumento per accrescere il localismo e il nepotismo, con gli 'annessi' fenomeni di clientelismo e di arbitrio, che tutti ora riconoscono.
Nel frattempo si e' imposta la controriforma del CUN, per cancellare l'idea stessa di un Organo di rappresentanza e coordinamento delle Universita'. Organo che, per difendere il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici, dovrebbe essere composto da rappresentati di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-ammnistrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentata. L'assenza di questo Organo sta privando l'Universita' di una valida rappresentanza istituzionale in un momento in cui e' in gioco la sopravvivenza stessa dell'Universita' statale; rappresentanza che non puo' essere esercitata e non e' esercitata ne' da questo CUN ne' dalla CRUI.
L'autonomia didattica ha prodotto quel netto peggioramento della formazione che e' sotto gli occhi di tutti, tranne di coloro che quella 'riforma' hanno 'inventato' e imposto.
Inoltre, in tutti questi anni si e' praticata la politica del 'lasciar andare' nei confronti dello sperpero di risorse per inventare nuove sedi nate per soddisfare limitati interessi accademico-politici Tutto questo e' stato 'condito' con il progressivo taglio dei fondi e con ripetuti blocchi dei concorsi.

Ora quella oligarchia che ha elaborato, propagandato e fatto approvare i suddetti provvedimenti, si propone, ancora una volta, come 'salvatrice della patria', con soluzioni che sono in piena continuita' con il suo precedente operato e che porterebbero alla definitiva scomparsa di quel che resta dell'Universita' statale, di massa e di qualita'.

= LA GOVERNANCE DEL PD: IL RETTORE SOVRANNO ASSOLUTO ELETTIVO

Tutte le proposte del PD sono all'insegna di "piu' autonomia  responsabile" per i singoli Atenei, ed e' quindi 'logico' che in tutto il documento non vi sia alcun accenno al Sistema nazionale degli Atenei.
L'ANDU invece, come gia' detto, ritiene INDISPENSABILE, per la difesa dell'autonomia del Sistema nazionale delle Universita' e quindi dell'autonomia dei singoli Atenei, la costituzione di un Organo democratico di valida rappresentanza di tutto il mondo universitario.

Nella proposta n. 5 ("Governance universitaria piu'  responsabile, efficace ed efficiente") del PD l'"autonomia responsabile" degli Atenei viene 'tradotta', nei fatti, nella totale autonomia del Rettore al quale si attribuiscono ruolo e poteri che ne fanno un sovrano assoluto elettivo.
Infatti il Rettore si sceglie il suo governo (il Consiglio di Amministrazione), che "delibera TUTTE le scelte gestionali dell'universita'".
Al Senato Accademico rimane solo il potere di deliberare "lo statuto e tutti i regolamenti", mentre l'attuale Consiglio di Amministrazione, oggi composto dai rappresentanti eletti dalle varie categorie, e' cancellato.
Questi due Organi collegiali sono sostituiti, di fatto il primo e anche formalmente il secondo, dal nuovo Organo scelto dal Rettore (il Consiglio del Principe).
Insomma dall'attuale pur imperfetta democrazia si passerebbe al rettore-padrone assoluto dell'Ateneo che, tra l'altro, avra' modo, con i suoi immensi poteri, di 'costruirsi' il suo successore.
Un modello illiberale, l'opposto della partecipazione democratica alla gestione dell'Ateneo da parte di tutte le sue componenti.
Attraverso questo modello si rafforzerebbe enormemente il potere delle varie oligarchie degli Atenei, completando quella gestione privatistica delle risorse pubbliche che e' la 'traduzione' tutta italiana della privatizzazione dell'Universita'.


== LA PROPOSTA DELL'ANDU

A queste e a similari ipotesi antidemocratiche di organizzazione degli Atenei, l'ANDU da anni contrappone un modello di organizzazione democratica, responsabile, efficace ed efficiente, che oggi propone anche ad un movimento di protesta, il quale certo non si sta mobilitando per rafforzare quel sistema di poteri che sta portando alla scomparsa dell'Universita'.

GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione  dovrebbero essere sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero 'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione' dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.

3 novembre 2008

- Nota. Per leggere le "Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico" cliccare:

Monday, November 3, 2008

ANDU: "Fermiamo la mano"

Riceviamo e diffondiamo:

"Fermiamo la mano.

Chi lavora da tempo nell'universita' italiana, specie se ha avuto esperienze anche in atenei di altri paesi, sa benissimo quali siano le disfunzioni serie di questo sistema, ma sa anche quali sono i punti di forza, che ci sono: la sua critica e' soprattutto orientata a migliorare il sistema. Ma oggi chi lavora all'universita' si sente oggetto di un attacco coordinato, condotto con la tecnica del branco, come fanno i coyotes o i practors di Jurassic Park o, meno esoticamente, con le tecniche con le quali il potere mafioso ha trattato sempre i suoi nemici oppure ancora con le tecniche delle purghe staliniane. Diffamare, isolare, eliminare. 

Alla diffamazione si sono dedicati diversi soggetti, con una frenesia degna di cause più nobili: diffondere falsita' sull'universita' italiana, con cifre fuorvianti snocciolate come un rosario e' diventata una tecnica comune a politici e a docenti che hanno dimenticato che, messa al servizio dell'ideologia, la scienza cessa di essere tale. All'isolamento hanno contribuito i media, sia gli house organs della Famiglia sia i giornali cosiddetti "indipendenti". Ora si passa alle prime fasi della eliminazione.
Aldo Schiavone ha scritto su Repubblica del 30 Ottobre che assisteremo al funerale dell'Universita'. Non c'e' funerale senza cadavere e non c'e' morto ammazzato senza mano assassina. Noi vogliamo impedire il delitto prima che venga consumato. 

Sui concorsi universitari e' aperta la discussione, molti di noi hanno fatto anche proposte radicali (ma efficienti) sull'argomento. Oggi pero' occorre innanzitutto fermare la mano di chi sta proponendo una azione delinquenziale, prima ancora che irresponsabile e inefficiente. Dopo molti anni di attesa, sono finalmente in corso qualche migliaio di concorsi per professori associati; questo non significa nuovi posti e aumento del corpo docente, ma il giusto riconoscimento del lavoro svolto, a volte per venti anni e piu', da migliaia di ricercatori, talvolta invecchiati in quel ruolo non perché senza merito, ma perché senza posto, con stipendi bassi e sovente con curricoli didattico scientifici, anche internazionali, di tutto rispetto. E lo stesso discorso vale a maggior ragione per i posti di ricercatore cui aspirano migliaia di precari che hanno stipendi minimi e senza i quali l'universita' non potrebbe funzionare. 

Oggi una vena di follia si e' introdotta nel dibattito, si vogliono bloccare questi concorsi, sull'imbeccata fornita ai politici dal prof. Giavazzi sul Corriere della sera sulla base di tre affermazioni false (false anche quando contengono nuclei di verita', perche' nella scienza come nel dibattito pubblico non si può dire nero se e' appena appena grigio). Primo che i concorsi siano tutti truccati, quindi e' inutile farli, ovviamente la conseguenza sarebbe "in galera tutti i commissari" e, vien da chiedere: ma il prof. Giavazzi e gli altri eccellenti colleghi che guidano questa campagna con il piglio di Rummy Rumsfeld, il concorso come l'hanno vinto? Secondo, che i concorsi siano troppi: falso, non rappresentano neppure un normale turnover. Giavazzi dice 10% ma falsifica gravemente perche' un economista dovrebbe sapere che il turnover non e' una misura assoluta, ma si calcola su un periodo dato, di solito annualmente.
Qui il numero di concorsi (regolarmente banditi secondo la legge, sia detto per inciso) va valutato in base agli anni dall'ultima tornata di concorso, almeno tre, quindi sarebbe il 3% non il 10. Terzo, dice infine Giavazzi per sostenere ideologicamente l'urgenza del provvedimento ("fate in fretta, fate in fretta"), che se questi concorsi passeranno si blocchera' tutto il sistema per anni. Falso: oltre all'esiguita' dei numeri, nei prossimi anni si libereranno migliaia di posti di ordinari e associati per l'invecchiamento del corpo docente. L'universita' avra' ancora meno docenti di quelli, gia' ora insufficienti, che ha. E poi non dovrebbe sfuggire all'economista Giavazzi, a proposito di blocchi, che se non vengono promossi, i ricercatori attuali bloccheranno essi davvero il sistema, impedendo che si liberino i posti per i piu' giovani. E in più saranno cosi' legittimamente infuriati che, anche se non bruceranno qualcosa, e' dubbio che riprenderanno a lavorare molto rapidamente. Pero' la parola, anche se asinina, passa rapidamente perche' anche nel mercato delle idee esiste la legge di Gresham che dice che la moneta cattiva scaccia quella buona. Per dare una idea delle assurdita' che la stampa diffonde, leggiamo il modo in cui anticipa La Stampa (30 Ottobre p. 5) il provvedimento "Blocco automatico dei concorsi, si rischia di fermare il turn-over (attenzione, facendoli, non bloccando il turnover in corso, ndr!!) si tratta di "7 mila posti, di cui 4mila per ordinari e associati e 3 mila in due tranches per ricercatori he verrebbero assunti a vita" (capite?? "a vita", cioè non precari come ormai devono essere tutti, e come alcuni dei candidati sono da anni e anni). Ma, ancora: "Se il concorso passasse verrebbe ingolfato per anni il sistema di reclutamento e i giovani di talento potrebbero dire addio alle loro aspirazioni" (perche' quelle migliaia che adesso da precari sperano di diventare ricercatori le aspirazioni non le hanno? La logica, la logica!!.ndr). Ma ora viene il bello! "Tuttavia [sospendere] questo concorso significa inimicarsi tutta la baronia che aveva gia' deciso chi e come sistemare. Al provvedimento dovrebbe seguire poi una nuova normativa sui concorsi". (Dopo aver violato la legge vigente se ne fa un'altra. ndr). Capite? Il problema non sono i poveracci che hanno lavorato per anni e che ora si vedono sottrarre la possibilita' di partecipare a concorsi, che non si fanno da quattro anni.
No! Il problema sono i "baroni" frustrati nelle loro trame. Ha ragione Diamanti (La Repubblica.it 1 Novembre) basta con questa sciocchezza dei baroni. Quel che vere baronie e governanti stanno tentando di fare e' solo, banalmente, mettere da parte qualche risorsa. Per chi? E il rispetto per chi lavora dove sta in tutto questo mondo, e mezzomondo, di politici e loro consigliori? Ma quando si fa branco l'ideologia obnubila: "el sueño de la razon produce monstruos". E una vera mostruosita' e' appunto la proposta di bloccare i concorsi. Firmate con noi per fermare la mano. 

Guido Martinotti 
Roberto Moscati 
Franco Rositi"

Sunday, November 2, 2008

Nadia Fayache : Petizione per il referendum contro la legge Gelmini

Petizione per il referendum contro la legge Gelmini 
 
Petizione in favore della seconda lingua nelle scuole medie - immagino che si possa firmare anche se non si è docenti di lingua...

ANDU: NO alle Fondazioni. SI di Nicola Rossi (PD)

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Segnaliamo sul Messaggero di oggi, 2 novembre 2008, un articolo e un'intervista sulla trasformazione degli Atenei in Fondazioni.

1. L'articolo di Anna Maria Sersale "Atenei-azienda, i rettori in trincea". Nell'articolo viene riportato il 'no' alle Fondazioni di Associazioni (ANDU) e Rettori (De Cleva, Finazzi Agro', Frati, di Orio).
Per leggere l'articolo cliccare:

2. L'intervista a Nicola Rossi, senatore del PD, "Oggi merito e talento non emergono":
Nella sua intervista Nicola Rossi, compiaciuto, ricorda che "l'articolo 16 (sulle Fondazioni, ndr) della nuova legge (la 133, ndr) e' stato ripreso dal mio ddl, lo ha detto Renato Brunetta in una recente puntata di Porta a Porta". Rossi conclude l'intervista affermando che l'art. 16 della Legge 133 "ha un solo (sic!) punto debole, liberalizza ma non prevede la responsabilita' degli Atenei".
Per leggere l'intervista cliccare:

Quella di Nicola Rossi e' la stessa 'critica' all'art. 16 che nel luglio 2008 ha avanzato Mariapia Garavaglia, ministro ombra del PD (nota 1).
Garavaglia ha allora ricordato come "il ministro Ruberti (considerato il padre della finta autonomia degli Atenei, ndr) non aveva paura di dare ampia fiducia alle universita', a differenza di quasi tutti i suoi successori."
E la stessa Garavaglia ha aggiunto: "Quale sara' poi la sorte nelle universita' fondazioni dello stato giuridico dei docenti universitari, altra palla al piede delle universita' autonome?"
E piu' avanti Garavaglia, rammaricata, prosegue: "Basta  leggere l'ultimo comma dell'articolo di legge per rendersi conto che tutte le vecchie norme sulle universita' continueranno ad applicarsi alle fondazioni."
Il fatto e' che la "palla al piede" dello stato giuridico dei docenti universitari, normato da leggi nazionali, e' uno dei pilastri fondamentali del Sistema nazionale degli Atenei STATALI!
Ed e' proprio l'abolizione dello stato giuridico nazionale il principale obiettivo di tutti coloro che da decenni operano per demolire l'Universita' statale, agitando la 'bufala' dell'"autonomia responsabile" degli Atenei (v. le recenti 'nuove' "Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico", nota 2).


- Nota 1. Per leggere l'articolo di Mariapia Garavaglia "Universita', il nodo governance", sul Sole 24-ore del 24.7.08, cliccare:

- Nota 2. Per leggere le "Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico" cliccare:

Saturday, November 1, 2008

UNIMORE [ateneo] mozione assemblea del 28/10/2008

Modena 28/10/2008 

Documento emanato l'assemblea degli studenti e del personale docente, tecnico  e amministrativo del Campus Scientifico del 28/10/2008 

Oggi, in data 28/10/2008, presso l'aula G del dipartimento di fisica, l'assemblea degli studenti e del personale docente, tecnico e amministrativo del Campus Scientifico ha discusso i provvedimenti riguardanti l'Università e la Ricerca contenuti nella legge N. 133 del 2008. 

L'assemblea esprime: 

1. la più netta condanna per il metodo adottato per l'approvazione dei provvedimenti attraverso lo strumento improprio del decreto legge e in assenza di qualsiasi confronto con le parti interessate, come peraltro annunciato dallo stesso Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca; 

2. la riprovazione per avere affrontato un argomento di tale rilevanza ed impatto sociale all'interno di un provvedimento di spesa (collegato alla Finanziaria 2008) ed esclusivamente con una logica di drastica ed indiscriminata riduzione dei costi; 

3. la preoccupazione per una serie di provvedimenti che delineano uno scenario di progressivo indebolimento dell'università pubblica fino al suo potenziale smantellamento: 

• il blocco del turn-over, del personale docente e tecnico-amministrativo, al 20% per gli anni dal 2009 al 2011 e successivamente al 50% per il 2012 e il 2013, che produrrà un severo impoverimento dell'offerta didattica e della qualità dei servizi, impedirà l'avvio dell'atteso e più volte auspicato ricambio generazionale e vanificherà le prospettive di tutti coloro che hanno intrapreso il percorso della ricerca e degli studi; 

• il taglio del già esiguo fondo di finanziamento ordinario dell'università pubblica (1,5 miliardi di euro dal 2009 al 2013), ulteriormente aggravato dalle anticipazioni contenute nel Dpef; 

• la possibilità concessa al Senato accademico di trasformare le Università in Fondazioni di diritto privato tramite un voto a maggioranza semplice; una trasformazione irreversibile che renderebbe l'accesso alla formazione universitaria ancora più classista, pregiudicando la libertà d'insegnamento e di ricerca. 

L'assemblea auspica che si possa avviare una seria discussione sul futuro dell'Università italiana e sui necessari processi di riforma che la riguardano, attraverso la consultazione delle varie componenti (docenti, studenti, personale tecnico e amministrativo). 

L'assemblea chiede la convocazione straordinaria, in forma aperta agli studenti, dei Consigli di Facoltà di Scienze MM FF NN, Ingegneria MO, Medicina, Bioscienze e Biotecnologie, per discutere e deliberare riguardo alle seguenti proposte: 

• Farsi parte attiva della richiesta al Rettore, al Senato Accademico ed al Consiglio di Amministrazione di riaffermare la loro motivata contrarietà alla legge 133, ribadendo le posizioni assunte in occasione della riunione congiunta dei Consigli di Amministrazione e dei Senati Accademici Regionali, tenutasi nello scorso mese di luglio, anche alla luce del documento dei Rettori delle Università dell'Emilia Romagna firmato in quell'occasione. 

• Farsi parte attiva affinché si abbia la pubblicazione delle deliberazioni e proposte in merito alla L.133 sulla home page del sito dell’Ateneo. 

• dedicare uno spazio specifico alle deliberazioni e proposte dell’assemblea sulle rispettive homepage delle Facoltà 

• Che i Consigli di Facoltà di Scienze MM FF NN, Ingegneria MO, Medicina, Bioscienze e Biotecnologie esprimano un pronunciamento rispetto ai provvedimenti contenuti nella legge 133/08 e che promuovano nella giornata di Giovedì 13 Novembre un assemblea del Campus con conseguente sospensione delle attività didattiche per approfondire e dibattere i contenuti della legge 6.08.2008 n. 133. 

• Che i Consigli di Facoltà di Scienze MM FF NN, Ingegneria MO, Medicina, Bioscienze e Biotecnologie deliberino la sospensione delle attività didattiche in data 14 Novembre, in occasione dello sciopero generale dell'Università e Ricerca. 

• Che i docenti ribadiscano agli studenti, nel corso della loro attività didattica, gli aspettinegativi dei provvedimenti previsti dalla legge 6.08.2008 n. 133. e di sviluppare, nelle forme e nei modi che ciascuno riterrà più opportuni, azioni – come ad es. le lezioni in piazza – che abbiano quale diretto obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica cittadina contro l’azione del governo sull’Università, illustrando i motivi dell’agitazione in corso ed esplicitando le motivazioni della protesta. 

L'assemblea chiede al Magnifico Rettore: 

• di inviare alle famiglie degli studenti una lettera del Senato Accademico che illustri la posizione dell’Università di Modena sulle questioni di cui sopra si è parlato; 

• di richiedere ai Presidenti del Consiglio Comunale di Modena, del Consiglio Provinciale e del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna un incontro istituzionale che preveda la partecipazione del Rettore dell’Ateneo, per promuovere l’approvazione di un o.d.g di solidarietà nei confronti dell’agitazione in atto e per sviluppare un ampio dibattito, costruendo proposte comuni con gli altri soggetti istituzionali sulle prospettive del sistema universitario regionale. 

L'assemblea aderisce inoltre alle seguenti iniziative: 

• promozione referendum abrogativo; 

• scioperi del 30 ottobre (Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti) e del 14 novembre (sciopero generale). 

L'assemblea, infine, esprime solidarietà alle agitazioni di studenti e docenti che stanno avvenendo negli altri atenei italiani. 

L’assemblea si riconvoca per un'assemblea straordinaria aperta a tutti gli studenti, docenti ricercatori e personale tecnico amministrativo in data 04 novembre 2008 alle ore 11,00, l’Aula sarà comunicata in un prossimo messaggio.

ANDU &c: 3.11 Conferenza Stampa a Matematica

ADI, ANDU, APU, CISL Universita', CNU, CNRU, FLC Cgil, SUN, UILPA UR AFAM

La gia' annunciata Conferenza Stampa di Lunedi' 3 novembre 2008 alle ore 12 a Roma alla Sapienza, diversamente da quanto precedentemente comunicato, si terra' presso il Dipartimento di Matematica nell'Aula Picone al piano terra. Si ricorda che nella Conferenza Stampa sara' illustrato il "Programma per l'Universita' italiana", elaborato dalle Organizzazioni e Associazioni della docenza, dei ricercatori precari, dei dottorandi e degli studenti.

ANDU: "Baronie di destra e di sinistra"

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Si segnalano tre articoli:

== 1. "Ma il vero nemico e' il precariato" di Tito Boeri, su Repubblica del 31 ottobre 2008.

Nel suo articolo Tito Boeri, tra l'altro, scrive:

"Per decenni l´universita' italiana e' rimasta bloccata da guerre feudali, da giochi di potere che si ripropongono all´interno degli stessi partiti. 
Le politiche dell´universita' in entrambi gli schieramenti sono dominate dalle baronie universitarie, di destra e di sinistra. Per questo non si riesce mai a varare una seria riforma dell´universita'."

"Per decenni" l'ANDU, praticamente da sola, ha denunciato e documentato quanto oggi scrive Tito Boeri.
Boeri dimentica pero' di rilevare che anche tutti i 'grandi' quotidiani "sono dominati dalle baronie universitarie, di destra e di sinistra". Ed e' attraverso la 'grande' stampa che si sono supportate e imposte - con il coinvolgimento trasversale dei partiti (compresi quelli oggi al governo) - tutte le controriforme che stanno distruggendo l'Universita' statale: la falsa autonomia finanziaria per 'gestire' i continui tagli di fondi, la falsa autonomia statutaria per non cambiare sostanzialmente nulla, la falsa autonomia dei finti concorsi per accrescere nepotismo e localismo, la distruzione dell'autonomia del Sistema nazionale (controriforma del CUN), la disastrosa autonomia didattica (3 + 2), i blocchi dei concorsi.
E la 'bufala' dell'autonomia viene ancora oggi riproposta e rispacciata come salvifica nella 'nuova' proposta di riforma del PD, riciclaggio delle solite posizioni del gruppo di potere accademico di 'sinistra' che ha governato (anche direttamente) e legiferato per decenni sull'Universita' italiana. Per leggere le proposte del PD v. nota 1.
Oggi, come ai tempi della legge Moratti, l''opposizione' tenta di 'inserirsi' nel movimento di protesta con le sue proposte 'alternative' a quelle governative, proposte che in realta' sono in piena continuita' rispetto alla piu' che decennale opera di demolizione dell'Universita' statale.
In particolare, nelle proposte del PD manca quella dell'abrogazione dell'articolo 17 della Legge 133, che devolve le "ingenti risorse pubbliche" della "Fondazione IRI" alla "Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia" di Genova, Istituto che l'articolo stesso individua come sede esclusiva di "Progetti di ricerca di eccellenza". A presiedere, dal dicembre 2005, la Fondazione beneficiaria delle "ingenti risorse pubbliche" e' la stessa persona che dal maggio 2005 e' Direttore Generale del Tesoro, al Ministero dell'Economia e delle Finanze (v. nota 2). Cioe' quello stesso Ministero che 'scrive' le Finanziarie e che con la Legge 133 ha imposto i mortali tagli per l'Universita', mentre ha devoluto un "ingente" finanziamento all'Istituto di Genova.

Per leggere l'articolo di Tito Boeri cliccare:

== 2. "La riforma Gelmini. Ora concorsi bloccati e 'pagelle' agli atenei" di Alessia Tripodi sul Sole 24-ore del 31 ottobre 2008.

Nell'articolo di Alessia Tripodi, rispetto al ventilato blocco governativo di tutti i concorsi universitari, riporta la seguente agghiacciante opinione del Presidente del CUN: "Se l'intervento si limita al blocco delle comparazioni valutative per i ricercatori - avverte Lenzi - va bene, ma se dovesse estendersi anche agli associati sarebbe un ulteriore colpo inferto al rapporto tra universita' e politica".

Per leggere l'articolo di Alessia Tripodi cliccare:

== 3. "Tagli fino a 835 milioni nel 2011" di Nicoletta Cottone sul Sole 24-ore del 31 ottobre 2008. Per leggere l'articolo cliccare:

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- Nota 1. Per leggere le "Dieci proposte del governo ombra del Partito Democratico" cliccare:
- Nota 2. V. nel sito ufficiale dell'IIT di Genova: