Sunday, December 21, 2008

ANDU: "Inevitabilmente il candidato locale"

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

"INEVITABILMENTE IL CANDIDATO LOCALE"

L'analisi, anzi la 'fotografia', sulla situazione dell'Universita' italiana fatta da Massimo Ammaniti su Repubblica di oggi, 17 dicembre 2008, ("Regole certe per gli atenei") e' in buona parte la stessa che da tanti anni fa l'ANDU. Per leggere l'intervento di Ammaniti cliccare:

Giustamente Massimo Ammaniti, tra l'altro, scrive che oggi  "nei concorsi italiani vince inevitabilmente il candidato locale premiando la sua sottomissione e l'appartenenza e molto meno il merito".
Per superare cio' Ammaniti pero' ritiene che "occorre ritornare ad una valutazione nazionale dei candidati con una lista di idonei in cui le Universita' locali possano scegliere il professore da chiamare. E per quanto riguarda la Commissione di Concorso questa dovrebbe essere designata attraverso un sorteggio dei Commissari, eventualmente integrandola con un Professore straniero".

Purtroppo la soluzione che propone Massimo Ammaniti in realta' non risolverebbe proprio NULLA. Infatti continuare a dare l'ultima parola alle "Universita' locali" nella scelta del 'vincitore' di un posto bandito equivale a continuare a praticare la cooptazione personale, con tutti i 'connessi' fenomeni di localismo, clientelismo, parentopoli, ecc.
Attualmente il 'maestro' prima 'lavora' per fare bandire il posto per il suo 'allievo', poi 'organizza' l'elezione della Commissione 'concorsuale' che dichiarera' idoneo il 'prescelto' e infine la Facolta' ne ratifichera' l'assunzione.
Sostanzialmente allo stesso risultato si arriverebbe con il 'nuovo' meccanismo proposto da Ammaniti. Infatti il 'maestro' prima 'lavorerebbe' per fare inserire nella "lista di idonei" il suo 'allievo' e poi cercherebbe di farlo chiamare dalla sua Universita'. E fino a quando il suo 'allievo' non fosse inserito nella lista, il 'maestro' non farebbe occupare a nessun altro il posto per lui 'ipotizzato'.

Lo ripetiamo: l'unico modo per superare il nepotismo accademico e' quello di fare DECIDERE da una Commissione nazionale i vincitori dei concorsi banditi dagli Atenei. Per evitare la sopraffazione dei gruppi 'prevalenti' sul piano nazionale nei vari settori, occorre il sorteggio 'puro' dei commissari, prevedendo che della commissione non possa fare parte piu' di un professore della stessa sede ed escludendo quelli appartenenti alle sedi che hanno bandito i posti (v. in calce la proposta 'integrale'dell'ANDU per la Riforma della docenza e dei concorsi).

Un altro grave 'difetto' della proposta di Massimo Ammaniti  sta nella non distinzione tra reclutamento e avanzamento nella carriera. Mentre per il reclutamento, cioe' l'assunzione in ruolo di chi ancora non e' associato o ricercatore, occorre un CONCORSO, cioe' una prova comparativa per scegliere il vincitore, per l'avanzamento nella carriera dovrebbe essere necessario 'soltanto' accertare, sempre attraverso una Commissione nazionale, che il candidato abbia INDIVIDUALMENTE raggiunto una 'qualita' della sua attivita scientifica e didattica tale da poterlo promuoverlo IMMEDIATAMENTE nella  fascia superiore.

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LA PROPOSTA DELL'ANDU DI RIFORMA DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI

L'ANDU da anni propone un modello di organizzazione della docenza e di riforma vera dei concorsi per l'ingresso in ruolo e delle prove per le promozioni.
Una riforma imperniata su commissioni nazionali che DECIDONO  i vincitori dei concorsi e le idoneita' alle fasce superiori, togliendo TOTALMENTE il potere a quella "autonomia responsabile" degli Atenei che in Italia, COMUNQUE, ha dato e darebbe il potere assoluto di cooptazione al singolo 'maestro', che 'lavora' per ottenere un concorso per il suo prescelto che ne sara' il vincitore.
Una riforma quella dell'ANDU che, oltre a fine al nepotismo e a tutti i suoi 'annessi', finalmente lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Invitiamo coloro che sono soliti affermare che per i concorsi tutto e' stato gia' (inutilmente) provato a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i concorsi veramente nazionali e totalmente sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e poi di fargli fare carriera.

I CONTENUTI COMPLETI DELLA PROPOSTA DELL'ANDU

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi,  devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

- Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per il reclutamento (cioe' per l'assunzione in  ruolo di chi non e' gia' ricercatore o associato) nella fascia iniziale della docenza (oggi la fascia dei ricercatori) o direttamente nelle fasce degli associati e degli ordinari devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali e prevedendo per ogni settore scientifico-disciplinare una sola commissione per tutti i posti banditi nello stesso settore.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

ANDU: "Fare cassa ad ogni costo"?

Invitiamo a leggere un intervento di Francesco Musacchia, coordinatore dell'ANDU di Palermo, riguardante la crisi finanziaria degli Atenei.
Per leggere e commentare l'intervento cliccare:

PRC: comunicato stampa - Scuola








Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Nota del dipartimento scuola e formazione del Prc - Se
16 dicembre 2008
 
Il 9 dicembre scorso sono stati presentati alla stampa i risultati dell'ultimo studio dell'Iea (International association of educational achievement) che mette a confronto la preparazione degli alunni in uscita dalle scuole primarie e medie di circa sessanta paesi. Questa volta sono state misurate le competenze scientifiche e matematiche, il Timss (Trends in international mathematics and science studies), che hanno visto la nostra scuola elementare occupare i primi posti nella classifica mondiale. Questo nonostante gli alunni italiani interessati ai test del Timss fossero due anni più piccoli dei loro colleghi stranieri, anche di quelli che si sono piazzati primi in classifica. Infatti da noi hanno partecipato alunni di 9 anni frequentanti la quarta elementare, negli altri paesi mediamente alunni di  undici anni. L'Iea ha fotografato una scuola italiana in ottima forma anche nelle materie scientifiche (l&r squo;Iea ha inserito l'Italia nel gruppo dei paesi di eccellenza)  dopo averne testato la qualità altissima anche per i livelli di apprendimento della lettura in occasione del programma Pirls 2006. Tutti argomenti che continuano a sostenere la validità delle proteste di questi mesi tese ad affermare la dannosità del ritorno al maestro unico, della riduzione o, comunque, della destrutturazione del tempo scuola alle elementari e alle medie, la cancellazione del modulo. Il governo sembra essere intenzionato a fare una leggera marcia indietro ovviamente senza riconoscere al movimento alcunché. Restiamo con la guardia alta ed aspettiamo il consiglio dei ministri di giovedì prossimo.
 
Gennaro Loffredo
Responsabile nazionale Scuola e Formazione
Prc - Se


PRC: comunicato stampa - Scuola








Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

 
Nota del dipartimento scuola e formazione del Prc - Se
 
Dopo la famiglia, nella quale vengono consumate più violenze che altrove, la scuola sembra essere diventato il luogo più insicuro dove mandare i bambini e le bambine nel nostro Paese. La tragedia di San Giuliano, la morte del giovane studente in provincia di Torino non sono state sufficienti al governo per mettere in sicurezza le scuole. Almeno quelle più a rischio. Nella scuola elementare Don Bosco di Naro, in provincia di Agrigento, ieri si è sfiorata l'ennesima tragedia solo per un caso fortuito. Mentre i bambini erano impegnati in una recita natalizia, è crollato l'intero soffitto in muratura della loro aula. L'intera scolaresca sarebbe rimasta vittima del crollo. Il fatto di trovarsi in un'altra aula ha salvato loro e all'insegnante la vita. Cara ministra, se vuole cambiare la scuola, è il caso di dirlo, cominci dalle fondamenta. Quelle i n mattoni.
Roma 16 dicembre 2008
Gennaro Loffredo
Resp. Naz. Scuola e Formazione
Prc - Se


Saturday, December 13, 2008

ANDU: DL 180 alla Camera - "3+2"

1. DECRETO-LEGGE 180 ALLA CAMERA
2. INTERVENTO SUL "3 + 2"

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1. DECRETO-LEGGE 180 ALLA CAMERA

Alla Camera e' in discussione il Decreto-Legge 180 cosi' come modificato dal Senato (per leggere il testo v. nota 1). Il Decreto deve, pena la sua decadenza, essere convertito in legge entro il 9 gennaio 2009. L'inizio della discussione del provvedimento nell'Aula della Camera e ' previsto per il 15 dicembre.
La discussione nella Commissione Cultura della Camera si e'  conclusa l'11 dicembre 2008 senza alcuna proposta di modifica del testo approvato dal Senato e questo nonostante numerosi emendamenti presentati dalla Maggioranza (ritirati) e, soprattutto, dall'Opposizione (decaduti per assenza per protesta dei presentatori) (per il testo degli emendamenti v. nota 2).

Il fatto e' che il DL e' 'blindato': il Governo ha deciso che l'approvazione definitiva deve avvenire alla Camera entro la prossima settimana e questo nonostante i gravissimi contenuti nel Decreto stesso.
'Coerentemente' con questa scelta, la Presidenza della Commissione non ha nemmeno risposto alla richiesta di audizione avanzata anche dall'ANDU: nessun Componente della Commissione ha ritenuto di dover protestare per questo grave rifiuto del confronto.
Per 'giustificare' la 'blindatura' del provvedimento il Presidente della Commissione Cultura ha ricordato "che al Senato sono state gia' apportate molte importanti modifiche inserite nel testo del provvedimento in accordo tra maggioranza e opposizione presso quel ramo del Parlamento. Aggiunge che i tempi a disposizione sono ristretti e che quindi non si puo' fare molto di piu', visto che le modifiche bipartisan apportate nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, confermano l'esistenza di una convergenza delle varie parti politiche sul provvedimento in esame." (dal resoconto sommario della seduta del 10.12.08).

EMENDAMENTI PRESENTATI ED EMENDAMENTI NON PRESENTATI

Sono stati presentanti, tra l'altro, emendamenti:
- per la cancellazione della possibilita' di 'convertire' i fondi attualmente impegnati per posti di ruolo in 'posti' precari (emendamento 1.37 del PD);
- per la soppressione dell'articolo della Legge 133 che consente la trasformazione degli Atenei in Fondazioni private (emendamenti 1.45 del PD e 3-quinquies.03 dell'IDV);
- per escludere dal pre-pensionamento 'forzato' anche i ricercatori universitari (emendamenti 1.51 del PD e 3-quinquies.06 dell'IDV).

NESSUN emendamento e' stato invece presentato:
- per cancellare tutte le modifiche riguardanti i concorsi gia' banditi;
- per 'recuperare' a favore dell'Universita' statale le ingenti risorse della Fondazione IRI 'regalati' all'IIT di Genova con la Legge 133.

- Nota 1. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 28.11.08 dal
Senato cliccare:
- Nota 2. Per il testo degli emendamenti al DL 180 presentati nella
Commissione Cultura della Camera cliccare:

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2. INTERVENTO SUL "3 + 2"

Invitiamo a leggere l'interessante intervento di Giuseppe Dalla Torre "L'ora di soppesare la formula del 3+2", sull'Avvenire del 12 dicembre 2008. Per leggere l'intervento cliccare:
Giuseppe Dalla Torre, tra l'altro, scrive: "Se si pensa di addebitare solo alle universita' i mali del sistema, si e' fuori strada e non si raggiunge nulla di positivo."

Sulla questione del "3 + 2" l'ANDU ha da anni richiesto un monitoraggio della riforma, con il coinvolgimento di tutto il mondo universitario, compresi soprattutto gli studenti. Su questa questione invitiamo a rileggere il documento dell'ANDU "Come nasce e come va il "3 + 2"". Per
leggere questo documento cliccare:

Second Life - Group notice: Continuano le lezioni su UniTo

Group Notice From: Enrico83 Rossini

http://www.secondlife.com

Lunedi' 15 dicembre 2008, dalle ore 10.00 alle 12.00, lezione in diretta streaming.

Sara' possibile assistere alla lezione "TECNOLOGIE DELL'ISTRUZIONE E DELL'APPRENDIMENTO" con la prof.ssa BARBARA BRUSCHI, docente di Scienze della Formazione presso l'Universita' di Torino.

La lezione, sara' trasmessa in DIRETTA STREAMING dalle 10.00 alle 12.00 presso l'Aula magna virtuale di Scienze della Formazione

OGNI LUNEDI' FINO ALLA FINO ALLA FINE DEL SEMESTRE.

ANDU: Grecia. "Rivolta contro la riforma universitaria"

Segnaliamo i seguenti due articoli:

1. "Mesi di scontri. Rivolta di piazza contro la riforma universitaria" sul Giornale dell'8.12.08:

2. "Fra le cause dei disordini anche la riforma universitaria" sul Messaggero del 9.12.08:

Wednesday, December 10, 2008

ANDU: "Istituto Italiano Tremonti"

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

"ISTITUTO ITALIANO TREMONTI"

"Istituto Italiano Tremonti" e' il titolo di un intervento di Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista Le Scienze. Per leggere l'intervento cliccare:
Marco Cattaneo analizza a fondo l'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: come e' nato, quanto e' finanziato, come funziona, quanto produce.
Cattaneo denuncia, in particolare, il trasferimento di ingenti risorse dalla Fondazione IRI a quella dell'IIT previsto dall'art. 17 della Legge 133.

Non vorremmo sbagliarci, anzi lo vorremmo!, ma la denuncia di  Cattaneo e' la sola dopo quella fatta dall'ANDU all'indomani dell'emanazione del decreto-legge poi convertito nella Legge 133 e dall'ANDU stessa ripetuta in questi mesi.
Silenzio stampa, silenzio politico-parlamentare, silenzio accademico, silenzio generalizzato su un fatto gravissimo che costituisce anche una vera e propria provocazione nel momento in cui con la stessa legge si tagliano mortalmente i fondi per l'Universita'.
Ricordiamo quanto denunciato dall'ANDU il 28 giugno 2008: "Le Universita', specie quelle statali, - si sa - sprecano le risorse pubbliche e per questo e' bene tagliare loro i finanziamenti e puntare su centri di eccellenza da inventare e da finanziare abbondantemente a parte (IIT di Genova, SUM di Firenze, IMT di Lucca). E all'IIT, centro che per eccellenza e' il piu' eccellente, presieduto dal Direttore Generale del Ministero dell'Economia e delle Finanze, si destinano ulteriori Fondi, devolvendogli "le dotazioni patrimoniali" della Fondazione IRI, con un articolo del DL il cui titolo non lascia alcun dubbio sul fatto che l'IIT sia 'depositario' esclusivo dei "progetti di ricerca di eccellenza". Il Ministero dell'Economia continua a strangolare finanziariamente l'Universita' statale e lo stesso Ministero continua a iperfinanziare una struttura presieduta dal suo Direttore generale!"
E tutto questo 'accompagnato' da una crescente campagna di diffamazione dell'Universita' pubblica, le cui qualita' sono ben documentate nel volume, di prossima uscita, "L'universita' malata e denigrata. Un confronto con l'Europa". Per leggere "un sunto" del libro cliccare:

Certo non e' la prima volta che si 'devolvono' consistenti  finanziamenti 'particolari'. Ci riferiamo a quelli dati, oltre che allo stesso IIT, al SUM di Firenze e all'IMT di Lucca ed all'Istituto di studi politici "San  Pio V" di Roma, quest'ultimo approvato definitivamente dalla Camera l'8 ottobre 2003 con 254 voti, 28 contrari e 136 astenuti, cioe' con il 'non dissenso' trasversale di quasi tutti i Deputati.
Il fatto e' che per gli auto-proclamati centri di eccellenza non c'e' maggioranza o opposizione, destra o sinistra che tengano: il trasversalismo e' un 'obbligo'.
Nel marzo 2004, in una trasmissione di Giuliano Ferrara, Andrea Ranieri, allora della Segreteria nazionale dei DS, aveva espresso la 'bizzarra' idea che l'IIT di Genova voluto dal ministro Tremonti avrebbe potuto diventare la "grande agenzia nazionale della ricerca" (sic!).
Nel luglio 2006 Fabio Mussi, da poco diventato ministro  dell'Universita', aveva dichiarato:
"Porremo grande attenzione anche all'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, che potra' procedere correggendo gli errori iniziali." Mentre l'ANDU invece, proprio il giorno prima, aveva diffuso la richiesta del proprio Congresso nazionale "di cancellare l'Istituto Italiano di Tecnologia (la cui costituzione e' stata avversata da tutta l'Universita' e da tutti i Centri di ricerca), con il trasferimento all'Universita' statale e alla Ricerca pubblica degli ingenti finanziamenti ad esso assegnati."
Il 31 ottobre 2008 l'ANDU, nel suo documento "Baronie di destra e di sinistra", ha osservato come "nelle proposte del PD manca quella dell'abrogazione dell'articolo 17 della Legge 133, che devolve le "ingenti risorse pubbliche" della "Fondazione IRI" alla "Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia" di Genova, Istituto che l'articolo stesso individua come sede esclusiva di "Progetti di ricerca di eccellenza".

Sul 'caso IIT' e' 'illuminante' l'intervista "Rocca: pochi fondi all'Universita', non si tocchi il Mit italiano" sul Corriere della Sera del 24 settembre 2006. Felice Rocca, vice-presidente della Confindustria, riferendosi all'IIT di Genova ("il Mit italiano"), di cui e' consigliere, ha affermato: "ci siamo dati una governance di tipo anglosassone e stiamo gia' ottenendo i primi risultati". E avvertiva che se fosse venuta meno la continuita' dell'attivita' dell'IIT ci sarebbe stata "la chiusura definitiva della possibilita' di portare eccellenze in Italia, un crollo di credibilita' della classe dirigente di fronte a tutta la comunita' internazionale. Sarebbe un delitto."
Insomma, secondo il vice-presidente della Confindustria,  chiudere l'IIT, lo "scatolone vuoto" voluto dal ministro Tremonti, sarebbe equivalso ad una catastrofe per l'Italia intera. Non e' serio!

10 dicembre 2008

Tuesday, December 9, 2008

ANDU: Parlamentari, ascoltate Gianni Letta!

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

PARLAMENTARI, ASCOLTATE GIANNI LETTA!

Il sottosegretario Gianni Letta cosi' si e' rivolto ai precari universitari che lo hanno contestato ieri (8 dicembre) a Siena: "Fatelo usando un senso critico un po' piu' avvertito, senza ripetere cio' che qualcuno vi ha suggerito" (dall'articolo "Uova e pomodori, Letta contestato", sul Corriere della Sera di oggi. Per leggere l'articolo cliccare:

Siamo completamente d'accordo con Letta e siamo sicuri che anche i Parlamentari finalmente ascolteranno e 'praticheranno' fino in fondo i consigli del Sottosegretario.
E siamo certi che anche Gianni Letta ascoltera' se stesso, perche' e' evidente che lui stesso non ha ancora letto "criticamente" la Legge 133, che provochera' la definitiva demolizione dell'Universita' statale.
Lettura "critica" che invece il movimento universitario di protesta fa da mesi, ritrovandosi come 'interlocutore' un sistema di potere accademico-politico che nei suoi confronti ostenta indifferenza e/o sufficienza e/o strafottenza.

Alla Camera si sta discutendo il Decreto-Legge 180,  'proseguimento' della Legge 133. Se i consigli del sottosegretario Gianni Letta dovessero essere accolti da tutti i Deputati, certamente la Camera recepirebbe le sagge, meditate e concrete richieste del movimento universitario:
1. cancellazione dei tagli;
2. abolizione di ogni blocco al turn over;
3. cancellazione della possibilita' di trasformare gli Atenei in Fondazioni private;
4. trasferimento all'Universita' statale dei fondi  'dirottati' all'IIT di
Genova.

== Anche come contributo al dibattito sul DL 180 che si sta svolgendo alla Camera, riproponiamo il seguente documento dell'ANDU:

"DL 180. E' (ANCHE) QUESTIONE DI SERIETA'

NON E' SERIO che se a una persona (Francesco Giavazzi) una mattina viene in testa, per motivi suoi, che vadano bloccati i concorsi universitari gia' banditi, vi sia un intero Governo che si precipita ad esaudirne i desideri.

NON E' SERIO che per farlo si ricorra ad un provvedimento URGENTE (il decreto-legge 180/08), per correggere modalita' concorsuali 'tranquillamente' in vigore da 30 anni (i concorsi a ricercatore) o da 10 anni (concorsi a ordinario e ad associato).

NON E' SERIO che un'intera Commissione parlamentare (la Commissione Istruzione del Senato) e un intero ramo del Parlamento (il Senato) vengano costretti a prendere sul serio un provvedimento che non ha ne' capo ne' coda e che certamente non avra' alcun rilevante effetto sui concorsi gia' banditi che si dice di volere 'moralizzare'.

NON E' SERIO che gli organi di stampa, quasi all'unisono, titolino e scrivano di 'messa a posto' dei baroni, quando il DL sostanzialmente non riduce il potere baronale ('nuove' modalita' di composizione delle commissioni), ma addirittura lo aumenta (possibilita' di 'trasformare' i posti di ruolo in 'posti' precari). Il giornalismo italiano - si sa - non e' d'inchiesta, ma 'limitarsi' spesso a fare da megafono ai poteri forti accademico-politici e' troppo.

NON E' SERIO che Organi universitari, che ritengono di rappresentare l'Universita', di fatto avallino le strampalate e dannose scelte governative e, in alcuni casi, si stiano 'riposizionando' rispetto al grande movimento universitario di protesta, arrivando anche a contrapporvisi.

NON E' SERIO che troppi docenti lascino al movimento il compito di difendere l'esistenza stessa dell'Universita' statale, quando dovrebbero per primi preoccuparsi e occuparsi di quello che e' il bene primario di un Paese civile.

== NEL MERITO DEL DL 180

- 1. La 'follia' di intervenire su concorsi gia' banditi.
L'iniziale pretesa di Francesco Giavazzi era l'annullamento dei concorsi gia' banditi. Volendo salvare capra e cavoli, invece il Governo e il Senato hanno messo mano sulle modalita' di scelta di una parte dei componenti delle commissioni di concorsi per i quali sono gia' scaduti i termini di presentazione delle domande e per i quali sono stati gia' nominati i membri 'interni'.
Lo ripetiamo: e' una follia giuridica e accademica intervenire su concorsi gia' abbondantemente avviati, anche perche' si andra' incontro a una sventagliata di ricorsi che potranno portare di fatto al loro blocco, come abbiamo gia' scritto anche recentemente (v. il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08, nota 1) 
E certamente tale prospettiva non sara' evitata da quanto deciso dall'Aula del Senato: "le universita' POSSONO fissare per una data non successiva al 31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione", come si legge nel comma 8-ter dell'art. 1 del DL 180 (per il testo del DL approvato dal Senato v. nota 2). Tale possibilita', se mai, aumentera' il 'materiale' per i ricorsi. Infatti, su che base le Universita' decideranno o meno, per ogni singolo bando, la riapertura dei termini di presentazione delle domande? Che senso avrebbe, in particolare, che nello stesso settore alcuni concorsi siano 'riaperti' e altri non lo siano? E soprattutto quando e' mai successo che nei concorsi universitari si sia potuto presentare domanda DOPO che una parte della commissione (il membro 'interno') era stata formalmente nominata?
E tutto questo per non cambiare praticamente nulla, visto che il potere di cooptazione personale, esercitato da decenni in questi finti concorsi, non e' sostanzialmente intaccato per il fatto che nella Commissione rimane presente il membro 'interno' e, soprattutto, rimane alla Facolta' (cioe', di fatto, al 'maestro' che ha ottenuto il bando del posto da 'assegnare' al proprio 'allievo') la possibilita' di non chiamare nessuno degli idonei, nel caso in cui la commissione non dovesse idoneare colui per il quale il posto e' stato bandito.

- 2. Istigazione al precariato.
La vera novita', devastante, del DL 180 e' quella contenuta nel comma 3 dell'art. 1:
"Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all'assunzione di ricercatori a tempo indeterminato, nonche' di contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230 (legge Moratti, ndr)".
Si tratta di una vera e propria istigazione alla precarizzazione: di fronte al prossimo pensionamento di quasi la meta' degli attuali docenti di ruolo e di fronte all'intollerabile e dannoso fenomeno di oltre 50.000 docenti precari, si consente di 'spostare' le risorse oggi impiegate per pagare il personale di ruolo al reclutamento di altri precari, dando cosi' nuova linfa al potere baronale. Un potere che dovra' comunque essere combattuto nei singoli Atenei anche sul terreno dell'uso delle risorse per il personale docente. Insomma non dovra' essere piu' tollerata la crescita a dismisura del numero dei precari e dovra' essere imposto l'impiego delle risorse per il bando di posti di ruolo, come chiedono giustamente anche i precari (v. il documento "Alcune valutazioni sul DL 180", nota 3).

- Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08 cliccare:
- Nota 2. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 29.11.08 dal Senato cliccare:
- Nota 3. Per leggere il documento "Alcune valutazioni sul DL 180", elaborato da dottorandi e precari di Roma, cliccare:

PRC: comunicato università









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

 
comunicato delle studentesse e degli studenti dell'Università Roma3
 
Dipartimento Università e Ricerca
 
 
Questa è una e-mail di (www.roma3ma.org) inviata da Francesco (francesco.lione@tiscali.it). Puoi trovare questo link web interessante: http://roma3ma.org/comunicati-ufficiali/80-comunicato-delle-studentesse-e-degli-studenti-di-roma3-in-mobilitazione

[dipendenti UNIMORE] SCIOPERO 12 DICEMBRE

La CGIL ha proclamato lo sciopero generale il 12 dicembre contro l'elemosina della social card e la presa in giro dei bonus una tantum.

Un altro sciopero è un grosso, grossissimo sacrificio, ma i milioni di lavoratori pubblici e privati che aderiranno vogliono ottenere dal Governo misure stabili che permettano al Paese di guardare avanti, ad un futuro più equo e sereno per tutti.

Per rilanciare la domanda e i consumi bisogna detassare subito la tredicesima (500 euro medi in più in busta paga) e da gennaio abbassare stabilmente le tasse sugli stipendi e affrontare l'emergenza occupazione e precarietà destinate, inesorabilmente, ad aggravarsi nei prossimi mesi.

I soldi per fare questo (7 miliardi) ci sono, visto che nel primo semestre 2008 il gettito dell'irpef è cresciuto del 9,8% soprattutto grazie alla mancata restituzione a noi dipendenti del drenaggio fiscale

E se ne troverebbero altri di soldi facendo pagare le tasse agli evasori e invece il Governo allenta i controlli (l'irpef incassata dallo Stato proviene per il 90% dal lavoro dipendente e per il 10% da quello autonomo).

Per l'Università non accettiamo il taglio del trattamento accessorio (166 mila euro in meno nel nostro Ateneo), la privatizzazione, la riduzione del personale prevista nel prossimo triennio.

CONTRO LA CRISI PIU' LAVORO, PIU' SALARIO, PIU' DIRITTI

Manifestazione a Bologna con conclusione di Epifani

Partenza dal Piazzale 1 maggio (a fianco dell'autostazione atcm) in corriera alle ore 7.45

FLC-CGIL

Monday, December 8, 2008

ANDU: Ricercatori. Pre-pensionamenti e partecipazione

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

PRE-PRENSIONAMENTO FORZATO DEI RICERCATORI

TUTTI I RICERCATORI NEI CONSIGLI DI FACOLTA'

Riportiamo alcuni documenti relativi a due questioni riguardanti i ricercatori universitari.
Si tratta, da un lato, della negazione del loro ruolo docente nell'Universita' di Pisa, dove si vorrebbe applicare una recente norma che consente il pre-prensionamento dei ricercatori, e, dall'altro lato, del riconoscimento del loro ruolo docente nell'Universita' di Palermo, dove si e' reintrodotta nello Statuto la partecipazione di tutti i ricercatori nei Consigli di Facolta'.

==== PRE-PRENSIONAMENTO FORZATO DEI RICERCATORI

Sulla questione del pre-pensionamento 'forzato' dei ricercatori universitari riportiamo in calce i seguenti due documenti riguardanti la situazione dell'Universita' di Pisa:
1. Documento del 28.12.08 dell'Esecutivo dell'ANDU di Pisa;
2. Risultati dell'Assemblea del 4.14.08 dei Docenti dell'Universita' di Pisa convocata da ADRUP-CNU, ANDU, CGIL-Snur, CISL-Universita', UIL-Paur dell'Ateneo Pisano.

In fondo indichiamo i link di due articoli (sul Tirreno e sul Sole 24-ore) sulla stessa questione.

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1. Documento del 28.12.08 dell'Esecutivo dell'ANDU di Pisa:

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari Esecutivo di Pisa

Il Consiglio di Amministrazione del 25 novembre 2008, presieduto dal Rettore, ha deliberato (a maggioranza) la risoluzione del rapporto di lavoro di tutti i ricercatori e gli assistenti universitari che avranno maturato l'anzianita' massima contributiva di 40 anni al 31/12/2008 o che la matureranno successivamente.
La decisione, che coinvolgera' nei prossimi dodici mesi un notevole numero di docenti, si basa sulla possibilita' offerta alle Amministrazioni pubbliche (art. 72 della Legge n. 133/2008) di un pensionamento d'ufficio dei dipendenti, con l'esclusione dei magistrati e dei professori universitari.
Il Consiglio di Amministrazione conferma con questo atto una volonta' politica di taglio indiscriminato che si e' gia' applicata nei confronti del personale tecnico-amministrativo e che si rivolge ora ad una categoria che svolge le stesse funzioni dei professori ordinari e associati, sia nella didattica che nella ricerca, con piena condivisione di responsabilita', come hanno, in tante occasioni, sottolineato anche il Rettore e il Senato Accademico del nostro Ateneo.
Il Consiglio di Amministrazione non ha le prerogative statutarie per valutare le esigenze dell'attivita' didattica e di ricerca dell'Ateneo ne' di definirne le politiche di sviluppo. Si tratta di un illegittimo e gravissimo atto di discriminazione, adottato peraltro senza la preventiva consultazione della categoria e delle sue rappresentanze sindacali, e che comunque si tradurra' in un danno alle attivita' di didattica e di ricerca svolte nel nostro Ateneo.
Invitiamo il Rettore ad annullare la decisione del 25 novembre, certi che il Senato Accademico decidera' di non applicare ai ricercatori e agli assistenti universitari una norma che il Parlamento ha deciso esplicitamente di non prevedere per le altre due fasce della docenza universitaria, per salvaguardarne la liberta' di insegnamento e di ricerca.
Appare sempre piu' attuale e urgente la discussione sulla gestione del nostro Ateneo, anche per adottare le necessarie modifiche statutarie in modo da poter affrontare adeguatamente la drammatica situazione economica e politica.
Per discutere sulle questioni riguardanti il nostro Ateneo e per valutare il Decreto-Legge 180 (concorsi, Atenei virtuosi, ecc.), in corso di conversione in legge, e' necessario un momento di confronto di tutti i docenti che l'ANDU promuovera' al più presto con la partecipazione anche di tutte le altre componenti.
28 novembre 2008"

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2. Risultati dell'Assemblea del 4.12.08 dei Docenti dell'Universita' di Pisa convocata da ADRUP-CNU, ANDU, CGIL-Snur, CISL-Universita', UIL-Paur dell'Ateneo Pisano: 

"L'Assemblea dei docenti dell'Ateneo Pisano, indetta dai sindacati e dalle associazioni della docenza, e riunita il 4 dicembre 2008, deve purtroppo constatare come nelle recenti vicende degli organi di governo sia venuto meno un valore fondativo del suo Statuto secondo il quale l'Universita' "impronta la sua azione al metodo democratico, garantisce la partecipazione più ampia e la trasparenza dei processi decisionali e assicura la pubblicita' agli atti conseguenti".
L'Assemblea denuncia quindi la decisione  del Consiglio di Amministrazione, senza preventiva informazione, di inserire nel bilancio 2009 la previsione del prepensionamento forzoso dei ricercatori in base all'art. 72, comma 11, della Legge 133 /08. Il Consiglio di Amministrazione non ha le prerogative statutarie per valutare le esigenze dell'attivita' didattica e di ricerca dell'Ateneo ne' di definirne le politiche di sviluppo.
L'Assemblea ribadisce invece che e' il Senato Accademico a esercitare tali prerogative. Invita pertanto il Senato Accademico a riesaminare la questione del prepensionamento forzoso dei ricercatori, tenendo conto che con l'evolversi della legislazione universitaria e con il loro coinvolgimento di fatto nell'offerta didattica di tutte le Facolta', vanno considerati alla pari dei professori di ruolo. Del resto in tali termini si sono pronunciati in altre occasioni sia il Rettore che gli Organi accademici.
L'Assemblea chiede pertanto al Senato di decidere la non applicazione della norma suddetta nei confronti dei ricercatori universitari.
L'Assemblea si riserva di decidere tutte le necessarie forme di protesta, ivi compresa la astensione da tutte le attività didattiche non previste dalla legge."

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Invitiamo a leggere:
- l'articolo "Lotta sui pre-pensionamenti", sul Tirreno di Pisa del 6.12.08. Per leggere l'articolo cliccare (senza interrompere la stringa!):
- l'articolo "E i ricercatori lottano contro il pensionamento", sul Sole 24-ore dell'8.12.08. Per leggere l'articolo cliccare:


==== TUTTI I RICERCATORI NEI CONSIGLI DI FACOLTA'

Lo Statuto dell'Universita' di Palermo e' stato recentemente modificato e il nuovo testo e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'1/12/2008 (Serie Generale n. 281). Per il nuovo testo dello Statuto pubblicato cliccare:

Di particolare rilievo e' la nuova composizione dei Consigli di Facolta' che ora (ri)prevede la presenza di tutti i ricercatori (comma 8 dell'art. 17 qui sotto riportato).
Si sottolinea anche l'importanza di quanto previsto dalla lettera d) del comma 8 (partecipazione degli studenti) e dal comma 10 (partecipazione di tutti a tutte le discussioni), due delle poche norme fortemente innovative presenti gia' nelle prime 'edizioni' dello Statuto (1995-1996) non cancellate, prima, dagli interventi 'particolari' del Ministero e, dopo, dalle numerose sentenze della 'giustizia' ammnistrativa. Per leggere il testo del primo Statuto dell'Universita' di Palermo pubblicato nel 1996 sulla G.U. cliccare:

== Commi 8, 9 e 10 dell'art. 17 dello Statuto ('edizione' dicembre 2008): "8. Il Consiglio di Facolta' e' composto da:
a) il Preside che lo presiede e lo convoca con modalita' definite dal Regolamento di Facolta';
b) i professori ed i ricercatori;
c) gli incaricati stabilizzati afferenti al corso, sino alla cessazione degli incarichi di insegnamento;
d) una rappresentanza degli studenti pari al 20% del numero dei componenti di cui alla lettera b); gli studenti contribuiscono al numero legale solo se presenti;
e) tre rappresentanti del personale tecnico-amministrativo afferenti alla Facolta'.
9. I rappresentanti del personale tecnico-amministrativo durano in carica tre anni; i rappresentanti degli studenti durano in carica due anni e decadono comunque dopo aver conseguito il titolo di studio.
10. Per le decisioni che la legge riserva a particolari categorie, la partecipazione al voto e' regolata secondo la legge, mentre la partecipazione alla discussione e' estesa a tutti gli appartenenti al Consiglio di Facolta', fatte salve specifiche disposizioni di legge e regolamenti statali."

Wednesday, December 3, 2008

ANDU: 4.12 Assemblea Docenti

Giovedi' 4 Dicembre 2008

alle ore 16.00 in Sapienza
Aula III

ASSEMBLEA
DEI
DOCENTI UNIVERSITARI

per discutere i seguenti argomenti

- Pre-Pensionamento forzoso dei ricercatori

- Nuovi contenuti del Decreto Legge n. 180 e iter parlamentare

Le associazioni sindacali universitarie ADRUP-CNU, ANDU, CGIL-Snur, CISL-Universita', UIL-Paur dell'Ateneo Pisano

L'Assemblea e' aperta a tutte le Componenti Universitarie

Sara' presente Nunzio Miraglia, coordinatore nazionale dell'ANDU

(con preghiera di ulteriore diffusione)

[eventi] incontro dottorandi/assegnisti/borsisti

Con la presente si comunica che la prossima riunione del Coordinamento dei precari della ricerca e della didattica è stata convocata per il giorno:

giovedì 4 dicembre 2008 ore 17.30

presso l'aula 1.3, della facoltà di Ingegneria, padiglione "Buccola", area S. Lazzaro, via Amendola 2, Reggio Emilia

Cordiali saluti,

AP

--
dott. Andrea Pintus
Psicologo, Dottore di Ricerca in Scienze Sociali Teoriche e Applicate
Dipartimento di Scienze Sociali, Cognitive e Quantitative
Università degli studi di Modena e Reggio Emilia
Viale Allegri, 9 - 42100 Reggio Emilia
tel. (+39) 347 4000 211 - fax. (+39) 0522-523055

ANDU: Il nuovo testo del DL 180

Riportiamo il testo del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180 cosi' come modificato dal Senato il 28 novembre 2008. Il testo, non ufficiale e 'ricostruito' utilizzando i due seguenti documenti, puo' contenere errori.
- Testo del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180 deliberato dal Governo:
- "Modificazioni apportate in sede di conversione al decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180":

== Testo non ufficiale del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, cosi' come modificato dal Senato il 28 novembre 2008

Articolo 1.
(Disposizioni per il reclutamento nelle universita' e per gli enti di ricerca) 1. Le universita' statali che, alla data del 31 dicembre di ciascun anno, hanno superato il limite di cui all'articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto previsto dall'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere all'indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, ne' all'assunzione di personale. Alle stesse universita' e' data facolta' di completare le assunzioni dei ricercatori vincitori dei concorsi di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176, e all'articolo 4-bis, comma 17, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, e comunque di concorsi espletati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.
1-bis. Per i fini di cui al comma 1, gli effetti dell'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, sono ulteriormente differiti al 31 dicembre 2009.
2. Le universita' di cui al comma 1, sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008-2009, di cui all'articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
3. Il primo periodo del comma 13, dell'articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' sostituito dai seguenti: "Per il triennio 2009-2011, le universita' statali, fermi restando i limiti di cui all'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente. Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all'assunzione di ricercatori a tempo indeterminato, nonche' di contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e per una quota non superiore al 10 per cento all'assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all'articolo 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650. Conseguentemente, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle universita', e' integrata di euro 24 milioni per l'anno 2009, di euro 71 milioni per l'anno 2010, di euro 118 milioni per l'anno 2011 e di euro 141 milioni a decorrere dall'anno 2012.
4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo e' costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista e' costituita da tutti gli appartenenti al settore ed e' eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini.
Nell'ipotesi in cui il numero dei professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, integrato dai professori ordinari appartenenti ai settori affini, sia inferiore al triplo del numero dei commissari necessari nella sessione, si procede direttamente al sorteggio. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario puo', ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione 5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all'articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo e' costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.
6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalita' di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.
6-bis. Per sovraintendere allo svolgimento delle operazioni di votazione e di sorteggio di cui ai commi 4 e 5, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e' nominata una commissione a livello nazionale composta da sette professori ordinari designati dal Consiglio universitario nazionale nel proprio seno. Le operazioni di sorteggio sono pubbliche. La commissione, nella prima adunanza, provvede altresi' alla certificazione dei meccanismi di sorteggio per la proclamazione degli eletti nelle commissioni dei singoli concorsi.
Per la partecipazione all'attivita' della commissione non sono previsti compensi, indennita' o rimborsi spese. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.
7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa e' effettuata sulla base dei titoli, illustrati e discussi davanti alla commissione, e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.
8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresi', alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi gia' emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresi', privi di effetto le procedure gia' avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.
8-bis. I professori universitari i quali non usufruiscono del periodo di trattenimento in servizio di cui all'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, conservano l'elettorato attivo e passivo ai fini della costituzione delle commissioni di valutazione comparativa per posti di professore e ricercatore universitario, e comunque non oltre il 1º novembre successivo al compimento del settantaduesimo anno di eta'.
8-ter. Per le procedure di valutazione comparativa di cui al comma 4 e per quelle relative al reclutamento dei ricercatori universitari, il cui termine di presentazione delle domande sia scaduto alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ovvero sia ancora aperto alla predetta data, le universita' possono fissare per una data non successiva al 31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione. Al fine di assicurare pari condizioni tra i candidati, rimangono invariate le norme del bando riguardanti le caratteristiche ed i termini temporali di possesso dei titoli e delle pubblicazioni allegabili da parte dei candidati. 
9. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: "personale non dirigenziale" sono inserite le seguenti: ", ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,".

Art. 1-bis.
(Disposizioni in materia di chiamata diretta e per chiara fama nelle universita').
1. Il comma 9 dell'articolo 1 della legge 4 novembre 2005, n. 230, e' sostituito dai seguenti:
"9. Nell'ambito delle relative disponibilita' di bilancio, le universita' possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato e di ricercatore mediante chiamata diretta di studiosi stabilmente impegnati all'estero in attivita' di ricerca o insegnamento a livello universitario da almeno un triennio, che ricoprono una posizione accademica equipollente in istituzioni universitarie estere, ovvero che abbiano gia' svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca nell'ambito del programma di rientro dei cervelli un periodo di almeno tre anni di ricerca e di docenza nelle universita' italiane e conseguito risultati scientifici congrui rispetto al posto per il quale ne viene proposta la chiamata. A tali fini le universita' formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina previo parere del Consiglio universitario nazionale. Nell'ambito delle relative disponibilita' di bilancio, le universita' possono altresi' procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama. 
A tal fine le universita' formulano specifiche proposte al Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere di una commissione, nominata dal Consiglio universitario nazionale, composta da tre professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare in riferimento al quale e' proposta la chiamata. Il rettore, con proprio decreto, dispone la nomina determinando la relativa classe di stipendio sulla base della eventuale anzianita' di servizio e di valutazioni di merito.
9-bis. Dalle disposizioni di cui al comma 9 non devono derivare nuovi oneri a carico della finanza pubblica.".

Articolo 2.
(Misure per la qualita' del sistema universitario)
1. A decorrere dall'anno 2009, al fine di promuovere e sostenere l'incremento qualitativo delle attivita' delle universita' statali e di migliorare l'efficacia e l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, e del fondo straordinario di cui all'articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivi incrementi negli anni successivi, e' ripartita prendendo in considerazione:
a) la qualita' dell'offerta formativa e i risultati dei processi formativi; 
b) la qualita' della ricerca scientifica;
c) la qualita', l'efficacia e l'efficienza delle sedi didattiche.
2. Le modalita' di ripartizione delle risorse di cui al comma 1 sono definite con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottarsi, in prima attuazione, entro il 31 marzo 2009, sentiti il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario. In sede di prima applicazione, la ripartizione delle risorse di cui al comma 1 e' effettuata senza tener conto del criterio di cui alla lettera c) del medesimo comma.

Articolo 3.
(Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli)
1. Al fine di favorire la mobilita' degli studenti garantendo l'esercizio del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 338, e' integrato di 65 milioni di euro per l'anno 2009.
2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio, il fondo di intervento integrativo di cui all'articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, e' incrementato per l'anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro.
3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2, per 65 milioni di euro relativamente al comma 1 e per 405 milioni di euro relativamente al comma 2, si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla programmazione per il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono prioritariamente assegnate dal CIPE al Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca nell'ambito del programma di competenza dello stesso Ministero.
3-bis. All'articolo 3-bis, comma 1, quinto periodo, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 2003, n. 170, le parole: "due anni" sono sostituite dalle seguenti: "tre anni".

Art. 3-bis.
(Anagrafe nazionale dei professori ordinari e associati e dei ricercatori).
1. A decorrere dall'anno 2009, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca sono individuati modalita' e criteri per la costituzione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso il Ministero, di una Anagrafe nazionale nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l'elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. L'Anagrafe e' aggiornata con periodicita' annuale.

Art. 3-ter.
(Valutazione dell'attivita' di ricerca).
1. Gli scatti biennali di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, destinati a maturare a partire dal 1º gennaio 2011, sono disposti previo accertamento da parte della autorita' accademica della effettuazione nel biennio precedente di pubblicazioni scientifiche.
2. I criteri identificanti il carattere scientifico delle pubblicazioni sono stabiliti con apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, su proposta del Consiglio universitario nazionale e sentito il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca.
3. La mancata effettuazione di pubblicazioni scientifiche nel biennio precedente comporta la diminuzione della meta' dello scatto biennale. 
4. I professori di I e II fascia e i ricercatori che nel precedente triennio non abbiano effettuato pubblicazioni scientifiche individuate secondo i criteri di cui al comma 2 sono esclusi dalla partecipazione alle commissioni di valutazione comparativa per il reclutamento rispettivamente di professori di I e II fascia e di ricercatori.

Art. 3-quater.
(Pubblicita' delle attivita' di ricerca delle universita').
1. Con periodicita' annuale, in sede di approvazione del conto consuntivo relativo all'esercizio precedente, il rettore presenta al consiglio di amministrazione e al senato accademico un'apposita relazione concernente i risultati delle attivita' di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nonche' i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati. La relazione e' pubblicata sul sito internet dell'ateneo e trasmessa al Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca.
La mancata pubblicazione e trasmissione sono valutate anche ai fini della attribuzione delle risorse finanziarie a valere sul Fondo di finanziamento ordinario di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e sul Fondo straordinario di cui all'articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Art. 3-quinquies.
(Definizione degli ordinamenti didattici delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica).
1. Attraverso appositi decreti ministeriali emanati in attuazione dell'articolo 9 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, sono determinati gli obiettivi formativi e i settori artistico-disciplinari entro i quali l'autonomia delle istituzioni individua gli insegnamenti da attivare".

Articolo 4.
(Norma di copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'articolo 1, comma 3, pari a 24 milioni di euro per l'anno 2009, a 71 milioni di euro per l'anno 2010, e a 141 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di
ciascun Ministero per gli importi indicati nell'elenco 1 allegato al presente decreto. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate nell'articolo 60, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonche' quelle connesse all'istruzione ed all'universita'.

Articolo 5.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

ANDU: L'Universita' italiana e l'Ateneo di Palermo

Da due mesi nell'Universita' italiana si manifesta contro la Legge133 e piu' di recente anche contro il DL 180 che precisa i criteri per i tagli al finanziamento degli Atenei e regola alcune materie della vita universitaria, essenzialmente concorsi e progressioni di carriera.
Il tentativo goffo di volere gabellare per riforma questi provvedimenti e' stato sventato immediatamente e, nell'Universita' italiana, in forme diverse, si e' sviluppato un grande movimento di protesta.
Al centro della mobilitazione i soliti temi irrisolti dell'Universita' italiana (autoreferenzialita', piccoli e grandi favoritismi, insufficiente e spesso assoluta mancanza di trasparenza) a cui si e' aggiunta in modo esplicito la prospettiva della trasformazione degli Atenei in fondazioni di diritto privato ed una drastica riduzione delle risorse finanziarie. 
Questo scenario in particolare ha messo definitivamente a nudo la fragilita' della rappresentanza del sistema universitario nazionale, ruolo che nei tempi piu' recenti si era attribuito impropriamente la CRUI, anche per la mancanza di una benche' minima autorevolezza del CUN. La CRUI, che ha sempre dimostrato una strutturale incapacita' di assumere posizioni politiche, tant'e' che non riesce ad esprimere posizioni collettive se non all'unanimita', oggi nelle mutate condizioni al contorno sta addirittura implodendo. I rettori sembrano i capponi di Renzo e sono impegnati a costituire gruppi sotto etichette inedite.
C'è l'etichetta degli atenei autoproclamatisi eccellenti, c'e' quella delle Scuole superiori, c'e' quella degli Atenei delle 'zone disagiate'. Ciascun gruppo punta a stabilire un rapporto diretto con il potere politico e sembra poco preoccupato di consegnarsi ad esso armi e bagagli. Insomma, c'e' un'aria da "si salvi chi puo'".

Nell'Universita' non sembra che tutti stiano affrontando adeguatamente questo momento di grave difficolta', che getta ombre pesanti sul futuro.
Soprattutto da parte dei Responsabili degli Atenei non pare vengano seri tentativi di superare la crisi fuori dagli schemi soliti del passato. Manca tuttora una approfondita riflessione sulla loro credibilita' sociale e la individuazione delle iniziative con le quali conquistarla. Condizione questa ineludibile per acquisire nei confronti della collettivita' quel riconoscimento necessario per aprire nuove prospettive di finanziamenti, pur tenendo conto che il contesto territoriale, per le ragioni ben note riferibili in primo luogo alla scarsa attitudine all'innovazione del nostro sistema produttivo, non e' certamente il piu' favorevole.

Le sole vie che sembra si vogliano continuare a battere sono quelle di chiedere più soldi al Governo, di aumentare le tasse di iscrizione e di tagliare costi anche quando essi possono compromettere la stessa produttivita'. L'aria che tira e' quella di "far cassa a tutti i costi".

Sotto questo profilo e' desolante la  gravissima scelta di alcuni atenei di "licenziare" i dipendenti che hanno raggiunto i 40 anni di servizio prima ancora di avere raggiunto i limiti di eta' fissati dalla legge. E' il segno di una poverta', forse addirittura di una miseria intellettuale con la quale le amministrazioni di questi atenei potranno al piu' differire il loro tracollo di qualche settimana, ma di certo non lo potranno evitare.

Con riferimento specifico all'Ateneo di Palermo, alle cui sorti siamo interessati piu' da vicino, non si conoscono adeguate iniziative in corso ne' di prossimo avvio per rispondere a qualcuna delle questioni poste dal movimento sviluppatosi in questi mesi e sulle quali anche il Nucleo di
valutazione europeo degli atenei aveva posto l'accento.
Ci riferiamo al problema dell'immagine sociale dell'Ateneo, alla proliferazione dei dipartimenti, ai necessari improrogabili interventi sugli ordinamenti didattici, cosi' come al drammatico tema della "questione etica", tutte questioni che sono, come e' facile comprendere, strettamente intrecciate con la questione finanziaria.

Questione quest'ultima che in questi giorni e' emersa in tutta la sua gravita', con la difficolta' di 'chiudere' i bilanci. La soluzione trovata dal Rettore e dal Direttore Amministrativo (e il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione?) ha creato una grave preoccupazione nel corpo docente che vede a rischio la stessa possibilita' di mantenere impegni gia' assunti nei confronti di terzi.

Su questa vicenda non abbiamo ancora sufficienti elementi per esprimere un giudizio compiuto. Tuttavia e' forte la sensazione che si tratti di una crisi non congiunturale, bensi' strutturale e quindi destinata a riproporsi ancora piu' grave nel giro di qualche mese, in mancanza di interventi assolutamente inediti, sia nel reperimento delle risorse che nella loro amministrazione.

E' necessario percio' che coloro che vogliono realmente il cambiamento impediscano che alla fine abbia la meglio la politica dell'attesa, nella speranza che, spenti i riflettori sull'Universita', il movimento universitario si esaurisca e si possa quindi tornare alla "normalita'" e dedicarsi al piccolo cabotaggio di sempre.

Sui temi di questo documento sara' promosso al piu' presto un incontro pubblico di ateneo.

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
Sede di Palermo

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Tuesday, December 2, 2008

PD: incontro-dibattito UNIVERSITA' e RICERCA - Giovedì 11 dicembre 2008












 UNIVERSITA' E RICERCA
LE RIFORME E LE RISORSE PER CAMBIARE
 
DISCUTIAMONE!
 
Incontro nazionale del Partito Democratico
Giovedì 11 dicembre 2008
ore 10.30 - 17.30
Sala delle Conferenze
Via S. Andrea delle Fratte 16, Roma
 

Per confrontarci sulle politiche universitarie e della ricerca e per mettere a punto l'organizzazione nazionale del PD su questi temi, si terrà l'11 dicembre a Roma un incontro-dibattito. Sono invitati tutti gli interessati, in particolare i parlamentari e i responsabili regionali e provinciali di settore.
 
Introdurranno
 
LUCIANO MODICA - Responsabile nazionale università
GIAMPAOLO D'ANDREA - Responsabile nazionale ricerca
MANUELA GHIZZONI - Capogruppo alla Commissione Cultura della Camera
ANTONIO RUSCONI - Capogruppo alla Commissione Cultura del Senato
 
Concluderanno
 
MARIAPIA GARAVAGLIA - Ministro ombra dell'istruzione, dell'università e della ricerca
PINA PICIERNO - Ministro ombra delle politiche per i giovani
 
Per ragioni organizzative si prega di segnalare all'indirizzo t.rosato@partitodemocratico.it la propria partecipazione ed eventualmente il tema del proprio intervento, che si prega di contenere al massimo in 6 minuti. Sono graditi testi o riassunti scritti degli interventi. Grazie!
 
Mariapia Garavaglia, Pina Picierno, Manuela Ghizzoni, Antonio Rusconi, Giampaolo D'Andrea, Luciano Modica
 
 
PS
Un documento politico-programmatico preliminare sull'università si trova in
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=62703
 

[dipendenti UNIMORE] EPIFANI a Modena - MARTEDI' 9 DICEMBRE 2008

COSTRUIRE IL PRESENTE, ABITARE IL FUTURO: CONOSCENZA, SAPERI E FORMAZIONE.












FEDERAZIONE LAVORATORI DELLA CONOSCENZA        
CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO
 
Incontro-dibattito sulle politiche sindacali per Università e Istruzione Pubblica
 
Il Segretario della CGIL

GUGLIELMO EPIFANI
 
incontra
docenti universitari, ricercatori, insegnanti di scuola primaria, media e superiore,
studenti e personale tecnico-amministrativo
 
MARTEDI' 9 dicembre 2008 - ORE 16-19
 
Auditoriun Fondazione "Marco Biagi"
Largo M. Biagi, n. 10 - Modena
 
PROGRAMMA
 
ore 16 Apertura lavori:
Donato Pivanti
Segretario Generale CGIL Modena
 
ore 16,15 Saluto:
Aldo Tomasi
Magnifico Rettore
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
 
ore 16,30 Relazione:
Guglielmo Epifani
Segretario Generale CGIL Nazionale
 
ore 17,15 Dibattito
 
ore 18,30 Riflessioni finali 
Guglielmo Epifani
 
Coordina l'incontro
Cinzia Cornia
Segretaria Generale sindacato
scuola-università FLC-CGIL Modena
 
Con questa iniziativa la Cgil discute delle proprie idee e proposte per migliorare la qualità del sistema della formazione e ricerca, per innalzare il più possibile gli esiti di apprendimento, per rispondere efficacemente alla domanda sociale e alle sigenze di sviluppo del paese e dei suoi territori, per contrastare la scarsità di risorse destinate ai settori della conoscenza anche alla luce dei consistenti tagli a scuola e università previsti dalla legge 133/08.
 
Per la Cgil occorre invece agire sui fattori di qualità dei sistemi pubblici per favorire e diffondere l'assunzione di responsabilità, liberare energie professionali, promuovere innovazione e partecipazione, uguaglianza delle opportunità e convivenza interculturale, salvaguardando e potenziando l'offerta pubblica di istruzione.
 
La Cgil ritiene indispensabile un piano pluriennale di investimenti nei settori della formazione e della ricerca affinché il nostro Paese si allinei alla media Ocse. 
 
Distinti saluti
 
Giancarlo Bergamini
 
per
 
FLC-CGIL
UNIMORE
 

ANDU: DL 180. E' (anche) questione di serieta'

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

DL 180. E' (ANCHE) QUESTIONE DI SERIETA'

NON E' SERIO che se a una persona (Francesco Giavazzi) una mattina viene in testa, per motivi suoi, che vadano bloccati i concorsi universitari gia' banditi, vi sia un intero Governo che si precipita ad esaudirne i desideri.

NON E' SERIO che per farlo si ricorra ad un provvedimento URGENTE (il decreto-legge 180/08), per correggere modalita' concorsuali 'tranquillamente' in vigore da 30 anni (i concorsi a ricercatore) o da 10 anni (concorsi a ordinario e ad associato).

NON E' SERIO che un'intera Commissione parlamentare (la Commissione Istruzione del Senato) e un intero ramo del Parlamento (il Senato) vengano costretti a prendere sul serio un provvedimento che non ha ne' capo ne' coda e che certamente non avra' alcun rilevante effetto sui concorsi gia' banditi che si dice di volere 'moralizzare'.

NON E' SERIO che gli organi di stampa, quasi all'unisono, titolino e scrivano di 'messa a posto' dei baroni, quando il DL sostanzialmente non riduce il potere baronale ('nuove' modalita' di composizione delle commissioni), ma addirittura lo aumenta (possibilita' di 'trasformare' i posti di ruolo in 'posti' precari). Il giornalismo italiano - si sa - non e' d'inchiesta, ma 'limitarsi' spesso a fare da megafono ai poteri forti accademico-politici e' troppo.

NON E' SERIO che Organi universitari, che ritengono di rappresentare l'Universita', di fatto avallino le strampalate e dannose scelte governative e, in alcuni casi, si stiano 'riposizionando' rispetto al grande movimento universitario di protesta, arrivando anche a contrapporvisi.

NON E' SERIO che troppi docenti lascino al movimento il compito di difendere l'esistenza stessa dell'Universita' statale, quando dovrebbero per primi preoccuparsi e occuparsi di quello che e' il bene primario di un Paese civile.

== NEL MERITO DEL DL 180

- 1. La 'follia' di intervenire su concorsi gia' banditi.
L'iniziale pretesa di Francesco Giavazzi era l'annullamento dei concorsi gia' banditi. Volendo salvare capra e cavoli, invece il Governo e il Senato hanno messo mano sulle modalita' di scelta di una parte dei componenti delle commissioni di concorsi per i quali sono gia' scaduti i termini di presentazione delle domande e per i quali sono stati gia' nominati i membri 'interni'.
Lo ripetiamo: e' una follia giuridica e accademica intervenire su concorsi gia' abbondantemente avviati, anche perche' si andra' incontro a una sventagliata di ricorsi che potranno portare di fatto al loro blocco, come abbiamo gia' scritto anche recentemente (v. il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08, nota 1)
E certamente tale prospettiva non sara' evitata da quanto deciso dall'Aula del Senato: "le universita' POSSONO fissare per una data non successiva al 31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione", come si legge nel comma 8-ter dell'art. 1 del DL 180 (per il testo del DL approvato dal Senato v. nota 2). Tale possibilita', se mai, aumentera' il 'materiale' per i ricorsi. Infatti, su che base le Universita' decideranno o meno, per ogni singolo bando, la riapertura dei termini di presentazione delle domande? Che senso avrebbe, in particolare, che nello stesso settore alcuni concorsi siano 'riaperti' e altri non lo siano? E soprattutto quando e' mai successo che nei concorsi universitari si sia potuto presentare domanda DOPO che una parte della commissione (il membro 'interno') era stata formalmente nominata?
E tutto questo per non cambiare praticamente nulla, visto che il potere di cooptazione personale, esercitato da decenni in questi finti concorsi, non e' sostanzialmente intaccato per il fatto che nella Commissione rimane presente il membro 'interno' e, soprattutto, rimane alla Facolta' (cioe', di fatto, al 'maestro' che ha ottenuto il bando del posto da 'assegnare' al proprio 'allievo') la possibilita' di non chiamare nessuno degli idonei, nel caso in cui la commissione non dovesse idoneare colui per il quale il posto e' stato bandito.

- 2. Istigazione al precariato.
La vera novita', devastante, del DL 180 e' quella contenuta nel comma 3 dell'art. 1:
"Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all'assunzione di ricercatori a tempo indeterminato, nonche' di contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230 (legge Moratti, ndr)".
Si tratta di una vera e propria istigazione alla precarizzazione: di fronte al prossimo pensionamento di quasi la meta' degli attuali docenti di ruolo e di fronte all'intollerabile e dannoso fenomeno di oltre 50.000 docenti precari, si consente di 'spostare' le risorse oggi impiegate per pagare il personale di ruolo al reclutamento di altri precari, dando cosi' nuova linfa al potere baronale. Un potere che dovra' comunque essere combattuto nei singoli Atenei anche sul terreno dell'uso delle risorse per il personale docente. Insomma non dovra' essere piu' tollerata la crescita a dismisura del numero dei precari e dovra' essere imposto l'impiego delle risorse per il bando di posti di ruolo, come chiedono giustamente anche i precari (v. il documento "Alcune valutazioni sul DL 180", nota 3).

1 dicembre 2008

- Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08 cliccare:
- Nota 2. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 29.11.08 dal Senato cliccare:
- Nota 3. Per leggere il documento "Alcune valutazioni sul DL 180", elaborato da dottorandi e precari di Roma, cliccare:

UNIVERSITAS News: Rettore di Roma alza il tiro sul governo

UNIVERSITAS N o t i z i e
Foglio Indipendente on line
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7
NINO LUCIANI, Direttore responsabile
Tel 347 9470152

- A TUTTI I COLLEGHI DI BOLOGNA
- AD ALTRI, interessati in Italia

Informo che gli interessati possono trovare le seguenti notizie nella nuova edizione di dicembre del Foglio on Line:

1) Roma "La Sapienza": Inaugurazione anno accademico, Rettore di Roma alza il tiro sul Governo

1) D.L. 180: Senato converte con modificazioni e invia alla Camera. Di nuovo sotto tiro gli scatti biennali. Rimasti puniti Atenei che non hanno sforato, per tasse universitarie, il 20% del FFO

3) BOLOGNA: Risultati elezioni CdA e Senato. Vincono i "calzolariani". Aperta la via a SEGRE' rettore, "agrario". Bene Zago e Crisafulli 

Rimangono in evidenza:
4) Bologna. Preside DIOTALLEVI, di Ingegneria: "Sì alla rivoluzione didattica a Ingegneria: 4 lauree, in luogo di 12"


5) Ateneo di Bologna: PROF. Lilla CRISAFULLI, candidata a CdA, ci invia: "Linee guida del Bilancio di previsione 2009 dell'Ateneo"

6) D.L. 180: Senato converte con modificazioni e invia alla Camera. Di nuovo sotto tiro gli scatti biennali. Rimasti puniti Atenei che non hanno sforato, per tasse universitarie, il 20% del FFO

7) Nino Luciani, "Le conseguenze economiche della pace" e la via per contrastare il ciclo

NINO LUCIANI

PRC: Assemblea nazionale degli studenti medi









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI STUDENTI MEDI
 
In seguito all'assemblea degli studenti medi, tenutasi il 15/11/2008 alla Sapienza di Roma (a cui hanno partecipato più di venti città italiane), gli studenti delle scuole superiori presenti si sono riconvocati in una seconda, e ben più grande, Assemblea Nazionale che si terrà domenica 07/12/2008 a Pisa.
L'assemblea è stata convocata al fine di creare un momento realmente rappresentativo del Movimento Studentesco delle scuole superiori, per riprendere fiato in quanto la lotta è evidente che sarà di lunga durata e per discutere tutti assieme le posizioni da assumere di fronte alle questioni più importanti che si presentano al Movimento:
 -        mettere in comunicazione e coordinare le varie realtà sparse sul territorio nazionale;
-        mettere in comunicazione la nostra lotta con quella degli altri settori sociali colpiti dalla crisi: lavoratori, pendolari, studenti universitari, occupanti di case, migranti e chiunque altro che, partendo dalla necessità di soddisfare i propri bisogni, si sta autorganizzando per riprendersi ciò che gli spetta;
- durante domenica 7 partire con un confronto nazionale sul concetto di autoriforma per poi lanciare in tutte le scuole tavoli di lavoro propositivi sull'autoriforma;
-        rilanciare in tutte le scuole i collettivi studenteschi e nuovi tipi di gruppi di aggregazione politica aperti alla collaborazione con forze esterne alle scuole superiori, rilanciando così anche coordinamenti cittadini e regionali;
-        rilanciare su scala nazionale la giornata di venerdì 12/12/2008 (sciopero generale da trasformare in sciopero generalizzato) di modo da portare in tutta Italia un giorno di forte lotta e conflitto sociale.
 
 
La convocazione dell'Assemblea Nazionale è lanciata dal Coordinamento Cittadino di Pisa, ed è sottoscritta e appoggiata dai Coordinamenti Cittadini di: Roma, Milano,Torino, Bologna, Bari, Padova, Viareggio, Alessandria, Venezia e Livorno.
 
 
SVOLGIMENTO
 
Sabato 06/12:
Ore 13:00 OccupazioneLiceo Scientifico Filippo Buonarroti
Pomeriggio: sistemazionespazi per accogliere le delegazioni
 
Domenica 07/12:
Ore 10:00: inizio Assemblea Plenaria
Ore 13:00: pausa pranzo
Ore 14:00: rientro in assemblea
Ore 16:00: chiusuraAssemblea Plenaria
Ore 17:00: apertura tavoli di lavoro:
-         Tavolo "Interazione e Mobilitazione" (come prendere contatto con le altre realtà in lotta e quali date indire di mobilitazione nazionale)
-         Tavolo "Didattica" (passare dalla critica alla riforma alla proposta attiva)
Sera: chiusura tavoli di lavoro
 
Lunedi 08/12:
Ore 10:00: Seconda Assemblea Plenaria di resoconto dei tavoli e per redigere un documento unitario nazionale.
 
 
Per Informazioni chiamare:
Lorenzo: 3403698471
Lorenzo: 3381601623
Fabio: 3382830235
 
 
COORDINAMENTO STUDENTI MEDI PISA
 
 
DOCUMENTO APPROVATO ALL'ASSEMBLEA ROMANA DEL 15/11/2008
 
Raccogliendo l'appello lanciato dagli studenti delle facoltà occupate della Sapienza ci siamo riuniti in un'assemblea a cui hanno preso parte numerose realtà provenienti da tutto il paese.
L'analisi comune, che è emersa dalla discussione, è che lo stravolgimento che il mondo della formazione sta subendo in questi ultimi 15 anni è dettato da un'ideologia neoliberista che mira a trasformare la scuola in un'azienda.
In una fase come questa in cui, a causa del crollo delle borse e del sistema finanziario, il sistema economico subisce la crisi più forte da molti decenni a questa parte, la scuola, l'università e tutto il mondo della formazione sono visti dai governanti di turno esclusivamente come voci di spesa da tagliare.
Il movimento che in questi mesi ha invaso scuole e piazze di tutta Italia è determinato a crear e l'alternativa a questo modello si sistema, costruendo una scuola libera e accessibile a tutti.
Siamo convinti che l'unico cambiamento possibile sia quello che costruiamo giorno dopo giorno dal basso, nelle assemblee, nelle occupazioni, nell'autogestione di spazi e non una riforma scritta da burocrati che rappresentano solo se stessi e i loro interessi.
Per queste ragioni nelle ultime settimane la nostra protesta all'interno degli istituti è stata caratterizzata dalla riappropriazione dei saperi e degli spazi. Ma siamo coscienti che per costruire una scuola diversa sia necessario porre il problema della trasformazione di questo modello di società.
A nostro parere infatti la possibilità di questo movimento di cambiare questa società radicalmente, sta nella capacità di non rimanere ancorati alla contingenza del singolo provvedimento e di costruire una protesta com une con il mondo del lavoro e con tutte le fasce sociali più deboli, duramente colpite in questi mesi dalla crisi economica.

Un fronte comune che non accetta nessun tipo di strumentalizzazione da partiti, sindacati e simili.
Un movimento apartitico, ma non apolitico.
La nostra protesta per il diritto ad un futuro sicuro e non precario è geneticamente contrapposta a chi vorrebbe generare una guerra tra poveri, fomentando razzismo e xenofobia.
Per questo non accettiamo nessuna infiltrazione da parte di strutture neofasciste all'interno della nostra protesta.

A chi pensa di poterci intimidire con minacce, provocazioni, denunce o provvedimenti disciplinari ha già risposto la nostra fermezza e la nostra convinzione, come ha dimostrato la straordinaria giornata di ieri.
Noi non abbiamo paura!
Quest'assemblea è solo l'inizio di un percorso che, partendo dalle s cuole, noi studenti medi abbiamo intenzione di proseguire, anche  attraverso un'altra assemblea nazionale.
 Questa protesta non conosce confini. L'onda non si fermerà!

Assemblea nazionale delle studentesse e degli studenti in mobilitazione*

*Sono presenti studenti da: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Pisa, Bari, Cosenza, Padova, Trieste, Verona, Palermo, Alessandria, Venezia, Bergamo, Livorno, Siena.
 


ANDU: Dottorandi e precari contro DL 180

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

Invitiamo a leggere il seguente interessante documento sul DL 180/08 elaborato dai dottorandi e dai precari in mobilitazione delle universita' romane.

Del documento vogliamo preliminarmente sottolineare la 'compostezza' e la sensatezza delle argomentazioni, caratteristiche molto diverse da quelle esibite dal ministro Renato Brunetta che "l'altra sera a Milano era salito in cattedra per mettere a tacere l'interlocutore che gli contestava i tagli: 'Io sono un professore ordinario e lei un ricercatore. Conto di piu' io'", secondo quanto si legge su Repubblica di oggi, 30 novembre 2008.

Il documento sottoriportato e' stato scritto prima delle modifiche al DL apportate venerdi' 28 novembre 2008 dal Senato in sede di conversione in legge del provvedimento, che sara' ora esaminato dalla Camera. Per leggere il testo del DL approvato dal Senato v. nota 1.
Purtroppo le critiche di merito al DL contenute nel documento rimangono valide anche nei confronti del 'nuovo' testo votato dal Senato.
In particolare risulta ancora fondato l'allarme rispetto al fatto che il DL prevede che "ciascuna universita' destina almeno il 60% delle risorse all'assunzione di ricercatori "a tempo indeterminato, nonche' di contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230" (in pratica ricercatori a tempo determinato).
Giustamente nel documento si osserva che "questa formulazione rappresenta un grave passo verso la definitiva precarizzazione della figura del ricercatore universitario e rischia di vanificare gli effetti positivi del vincolo di destinazione, spingendo le universita' a fare massiccio ricorso ad assai piu' convenienti contratti precari".
Si tratta di una vera e propria ISTIGAZIONE ALLA PRECARIZZAZIONE, come ha gia' scritto l'ANDU nel suo documento "I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" (nota 2):
"Denunciamo che quanto previsto dal comma 3 dell'art. 1 del Decreto-Legge 180 equivale ad aumentare a dismisura il precariato e a ridurre i posti in ruolo. Infatti le baronie avranno interesse a preferire ai ricercatori in ruolo quelli 'a scadenza' perche' piu' 'subalterni' e meno pagati, la cui spesa peraltro non deve essere 'contabilizzata' nel famigerato 90%."

- Nota 1. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 29.11.08 dal Senato cliccare:
- Nota 2. Per leggere il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08 cliccare:

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Documento sul DL 180/08 elaborato dai "dottorandi e dai precari in mobilitazione delle universita' romane":

"Alcune valutazioni sul DL 180

Il DL 180, recentemente emanato dal consiglio dei ministri e attualmente in discussione al Senato per la conversione definitiva, non rappresenta in alcun modo una risposta alle istanze del movimento, poiche' lascia sostanzialmente inalterati i tagli al sistema universitario introdotti dalla legge 133/2008, con effetti che a partire dal 2010 saranno letteralmente dirompenti per il funzionamento di quasi tutti gli atenei italiani.
Qualsiasi intervento legislativo dovrebbe invece partire dal dato oggettivo ed incontrovertibile che il sistema universitario e della ricerca italiano e' sottofinanziato rispetto a quelli delle altre nazioni industrializzate. A questo proposito denunciamo la violenta campagna di disinformazione organizzata da piu' o meno autorevoli quotidiani nazionali che, pur partendo dalla sacrosanta denuncia di situazioni di corruzione e nullafacenza, finisce per invocare un ulteriore disimpegno finanziario e, sulla base di dati elaborati in maniera subdola e capziosa, vorrebbe addirittura dimostrare che gli investimenti italiani nel sistema universitario sono superiori a quelli dei principali paesi europei! Al contrario, sono invece opportuni e non rimandabili interventi di sostegno al sistema della ricerca che consentano all'Italia di rispettare gli impegni sottoscritti a livello internazionale che obbligano ad una crescita degli investimenti in ricerca fino al 3% del PIL entro il 2010. 
L'altro dato da cui i provvedimenti sull'universita' dovrebbero partire e' che oggi le universita' e gli enti di ricerca si reggono sul lavoro, sottopagato e saltuario e in alcuni casi addirittura non retribuito, di un numero enorme di ricercatori precari. La moltitudine di tirocini, stage e praticantati tutti rigorosamente non retribuiti non e' piu' tollerabile, cosi' come la dilagante attivita' didattica a titolo gratuito. 
Pensiamo che non siano piu' rimandabili interventi volti a dare diritti e dignita' al lavoro dei ricercatori precari. Chiediamo il superamento di tutte le forme di lavoro precario attraverso l'introduzione di un unico contratto post doc a tempo determinato, di durata non inferiore ai due anni, con diritti chiari ed adeguata retribuzione. Per altro la percentuale dei nostri ricercatori sulla popolazione attiva e' circa la meta' di quella degli altri grandi paesi europei e al di sotto della media OCSE. Dopo anni di blocco dell'accesso ai giovani ricercatori che ha esasperato la precarieta' e incentivato la fuga dei cervelli, chiediamo che si finanzi un reclutamento straordinario via concorso, che deve essere seguito da un reclutamento ordinario via concorso costante nel tempo.
Non siamo contrari a investimenti che valorizzino le esperienze piu' interessanti, pensiamo pero' che debbano essere aggiuntivi e non sostitutivi di parte del FFO. Da questo punto di vista siamo contrari alla destinazione di una quota rilevante del Fondo di Finanziamento Ordinario, sopravvissuto ai tagli della 133, ad universita' definite "virtuose" sulla base di criteri non specificati.
Cio' premesso, entriamo nel merito del provvedimento governativo, relativamente all'articolo 1, che riguarda piu' direttamente i precari della ricerca e le loro rivendicazioni.
1. Per quanto riguarda il blocco del turnover, il decreto risulta solo apparentemente migliorativo rispetto alla legge 133. Si eleva al 50% il turnover per gli atenei cosiddetti "virtuosi", per i quali risulta in realta' incomprensibile la necessita' di un taglio comunque del 50%, e parallelamente lo si cancella totalmente per quelli "non virtuosi" (comma 1). Peccato che, per effetto dei tagli previsti dalla legge 133, entro un paio d'anni quasi tutte le universita' rientreranno in quest'ultima categoria, per cui la reale conseguenza del d.l. e' l'abolizione anche del residuo 20% di turnover previsto dalla legge 133. Questo provvedimento risulta molto piu' grave alla luce del fatto che nei prossimi anni si assistera' ad una considerevole riduzione del personale universitario.
Infatti andranno in pensione i docenti che compongono il cosiddetto "tsunami" demografico dovuto alle assunzioni ope legis avvenute in passato e non saranno sostituiti da nuove assunzioni.
2. Giudichiamo positivamente l'introduzione di un vincolo di destinazione del 60% del budget all'assunzione di nuovi ricercatori (comma 3) che, per la prima volta da quando sono state abolite le piante organiche, recepisce la richiesta di contrastare la tendenza dei consigli di facolta' a bandire concorsi da associato e ordinario per favorire gli avanzamenti di carriera dei propri membri e a ridurre al minimo i concorsi da ricercatore, con l'inevitabile conseguenza di abbandonare i giovani a contratti precari di ogni genere indipendentemente da qualsiasi merito individuale.
3. Dobbiamo rilevare pero' che questo vincolo viene introdotto con un trucco pericoloso, in quanto si afferma che "ciascuna universita' destina almeno il 60% delle risorse all'assunzione di ricercatori "a tempo indeterminato, nonche' di contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230" (in pratica ricercatori a tempo determinato). Questa formulazione rappresenta un grave passo verso la definitiva precarizzazione della figura del ricercatore universitario e rischia di vanificare gli effetti positivi del vincolo di destinazione, spingendo le universita' a fare massiccio ricorso ad assai piu' convenienti contratti precari il cui reclutamento via concorso e' stato per di piu' svincolato dalle nuove modalita' introdotte dal successivo comma 7.
Risulta davvero difficile seguire il ragionamento del governo: se si ritiene necessario un intervento sul sistema dei concorsi, perche' si usa un trattamento diverso per i concorsi da ricercatori a tempo determinato?
Si e' forse dell'idea che questi debbano essere tranquillamente e giustamente manipolati? Noi chiediamo la cancellazione di qualsiasi riferimento ai contratti a tempo determinato dal testo del decreto e ribadiamo che la figura del ricercatore a tempo determinato deve divenire sostitutiva non del ricercatore a tempo indeterminato, ma di tutte le altre figure precarie prive dei diritti fondamentali del lavoratore (maternita', ferie, orari, tutela della salute e della sicurezza, tredicesima mensilita', protezione in caso di vacanza contrattuale, contributi previdenziali adeguati…) attualmente presenti nelle universita' e negli enti di ricerca italiani.
4. Relativamente agli interventi sulla composizione delle commissioni (commi 4 e 5) riteniamo che le esperienze passate insegnino che le modalita' di selezione dei commissari non hanno generalmente alcun impatto sostanziale sulla trasparenza dei concorsi. Cio' premesso, esprimiamo la nostra preferenza per un sorteggio completamente aperto e non su rose elettive.
5. Chiediamo che il ministro rispetti il termine di 30 giorni per l'emanazione dei decreti con le modalita' di svolgimento delle elezioni e del sorteggio e con i parametri di valutazione (commi 6 e 7). Un eventuale non rispetto dei termini verra' interpretato come una dimostrazione della volonta' di provocare un blocco de facto del reclutamento. I sospetti che il governo stia manovrando in questa direzione sono piu' che leciti.
6. Giudichiamo comunque in maniera positiva l'introduzione di nuove regole per il reclutamento dei ricercatori (comma 7). Condividiamo la scelta di abolire la prova scritta e la prova orale, da sempre sede di manipolazione degli esiti concorsuali e di valutare i candidati in base a criteri unici nazionali individuati con decreto del ministro. Chiediamo pero' che al termine di ogni prova concorsuale venga stilata una graduatoria numerica a scorrimento, in modo che se il primo candidato risulta vincitore in piu' sedi possa subentrargli il secondo classificato. E' ora importante tenere alta l'attenzione sulla definizione dei criteri unici nazionali, che dovrebbero essere specifici per ogni settore disciplinare e tenere conto del lavoro gia' svolto dai candidati in universita' ed enti.
A tal proposito chiediamo che vengano adeguatamente valorizzati assegni di ricerca, borse di studio, contratti a T.D., affidamento di corsi e tutte le attivita' svolte in universita' ed enti pubblici di ricerca.
Nel complesso pensiamo che questo decreto non affronti minimamente i nodi della crisi dell'universita' e della ricerca in Italia e, accanto ad aperture propagandistiche, contenga in realta' elementi di ulteriore precarizzazione della figura del ricercatore.
Alla luce di tutte le considerazioni fatte, riteniamo che l'approvazione del D.L. 180 e la sua futura conversione in legge non faccia in alcun modo venir meno le ragioni della protesta, che continuera' finche' i tagli introdotti dalla legge 133 non saranno aboliti e fin quando il governo non avviera' una vera politica di valorizzazione del sistema dell'universita' e della ricerca."

ANDU: "L'Universita' malata e denigrata"

Invitiamo a leggere:

- l'articolo "Il dossier dei professori: non siamo peggio degli altri", sul Corriere della Sera del 29 novembre 2008. Per leggere l'articolo cliccare:

- l'intervento di Pietro Greco "Nature conferma: i ricercatori italiani non sono fannulloni" su Unita'.it. Per leggere l'intervento cliccare: (attenzione, non interrompere la stringa!)

ANDU: Il CdA contro i ricercatori

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
Esecutivo di Pisa

Il Consiglio di Amministrazione del 25 novembre 2008, presieduto dal Rettore, ha deliberato (a maggioranza) la risoluzione del rapporto di lavoro di tutti i ricercatori e gli assistenti universitari che avranno maturato l'anzianita' massima contributiva di 40 anni al 31/12/2008 o che la matureranno successivamente.

La decisione, che coinvolgera' nei prossimi dodici mesi un notevole numero di docenti, si basa sulla possibilita' offerta alle Amministrazioni pubbliche (art. 72 della Legge n. 133/2008) di un pensionamento d'ufficio dei dipendenti, con l'esclusione dei magistrati e dei professori universitari.

Il Consiglio di Amministrazione conferma con questo atto una volonta' politica di taglio indiscriminato che si e' gia' applicata nei confronti del personale tecnico-amministrativo e che si rivolge ora ad una categoria che svolge le stesse funzioni dei professori ordinari e associati, sia nella didattica che nella ricerca, con piena condivisione di responsabilita', come hanno, in tante occasioni, sottolineato anche il Rettore e il Senato Accademico del nostro Ateneo.

Il Consiglio di Amministrazione non ha le prerogative statutarie per valutare le esigenze dell'attivita' didattica e di ricerca dell'Ateneo ne' di definirne le politiche di sviluppo. Si tratta di un illegittimo e gravissimo atto di discriminazione, adottato peraltro senza la preventiva consultazione della categoria e delle sue rappresentanze sindacali, e che comunque si tradurra' in un danno alle attivita' di didattica e di ricerca svolte nel nostro Ateneo.

Invitiamo il Rettore ad annullare la decisione del 25 novembre, certi che il Senato Accademico decidera' di non applicare ai ricercatori e agli assistenti universitari una norma che il Parlamento ha deciso esplicitamente di non prevedere per le altre due fasce della docenza universitaria, per salvaguardarne la liberta' di insegnamento e di ricerca.

Appare sempre piu' attuale e urgente la discussione sulla gestione del nostro Ateneo, anche per adottare le necessarie modifiche statutarie in modo da poter affrontare adeguatamente la drammatica situazione economica e politica.

Per discutere sulle questioni riguardanti il nostro Ateneo e per valutare il Decreto-Legge 180 (concorsi, Atenei virtuosi, ecc.), in corso di conversione in legge, e' necessario un momento di confronto di tutti i docenti che l'ANDU promuovera' al più presto con la partecipazione anche di tutte le altre componenti.

28 novembre 2008

PRC: "Laboratorio regionale aperto" - Pisa 4 dicembre 2008









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

"Uscire dalla crisi, unificare le lotte. Il mondo della formazione e del lavoro verso lo sciopero generale e oltre"
Laboratorio regionale aperto :: Pisa :: 4 dicembre 2008 :: ore 15.00-20.00
 
 
Da quando l'Onda del movimento ha unito studenti, lavoratori, precari, insegnanti, genitori, cittadini decisi a difendere il carattere pubblico dell'istruzione e a non pagare una crisi di cui altri sono responsabili, si è aperta nel paese una fase di lotta inattesa e straordinariamente concreta. La riappropriazione dei beni comuni, dei tempi di vita, di studio e di lavoro, degli spazi di autonomia e democrazia, del nostro stesso futuro è di nuovo all'ordine del giorno.

Il movimento studentesco e universitario parla a tutti e si intreccia con tutti gli altri movimenti della crisi, da quelli dei lavoratori dell'industria e dei servizi, a quelli dei precari e dei disoccupati, da quelli che chiedono dignità e uguaglianza per i cittadini migranti, a quelli che difendono i territori dal degrado, dalla speculazione e dalla militarizzazione: lo sciopero generale del 12 dicembre è un primo, essenziale appuntamento in questo percorso di generalizzazione del conflitto sociale.

La riuscita dello sciopero e la sua prosecuzione quotidiana richiede a tutti un impegno eccezionale, in termini di gestione unitaria e di confronto con i diversi settori del mondo produttivo e del movimento.

Rifondazione Comunista può e deve contribuirvi dall'interno, confrontandosi alla pari con il movimento e con le altre realtà politiche e sindacali mobilitate, e lavorando per approfondire, far comunicare e unificare le diverse rivendicazioni. Crediamo che la costruzione di una vasta opposizione so ciale sia connessa alla nostra capacità di mettere in campo, qui e ora, un progetto politico coerente e chiaro, tale da indicare la via di una uscita democratica dalla crisi attuale, che è sempre di più la crisi di un intero modello di società, di produzione e di consumo.

Il laboratorio regionale aperto "Uscire dalla crisi, unificare le lotte" è parte di questo lavoro collettivo, che ci impegneremo a proseguire anche nei prossimi mesi. Raccogliendo voci ed esperienze provenienti dai diversi territori della Toscana, vogliamo contribuire a creare convergenze durevoli tra il mondo della formazione e quello del lavoro, ugualmente sotto attacco da anni. Vogliamo dare forma, insieme, a discorsi e a pratiche comuni di critica radicale dell'esistente e di riappropriazione delle nostre vite. Vogliamo costruire un'economia e una società dei beni comuni, dei diritti fonda mentali e delle diversità riconosciute e solidali.
A partire dai contributi di tutti, verrà successivamente redatto e diffuso un rapporto del laboratorio.

PROGRAMMA DEI LAVORI

ore 15.00 Introduzione

Ascanio Bernardeschi, capogruppo PRC, Consiglio provinciale di Pisa
Monica Sgherri, capogruppo PRC, Consiglio regionale della Toscana
Matar N'Diaye, presidente del Consiglio degli Stranieri della Provincia di Pisa *

Ore 15.30 Tavolo «Università e ricerca»

Modera e conclude:
Fabio De Nardis, PRC, responsabile nazionale università e ricerca

Ore 17.00 Tavolo «Scuola primaria e secondaria»

Modera e conclude:
Alberto Giorgi, PRC, responsabile regionale scuola

Ore 18.30 Tavolo «Industria e servizi»

Modera e conclude:
Roberta Fantozzi, PRC, responsabile nazionale lavoro e welfare

Il laboratorio è organizzato dalla Federazione di Pisa, dal Comitato Politico Regionale e dai gruppi consiliari della Provincia di Pisa e della Regione Toscana.
 
Per informazioni: Federico Oliveri, responsabile università e ricerca, Federazione di Pisa (tel. 3477032625; e-mail: f.oliveri@sns.it). Federazione di Pisa: tel. 050.9711526; e-mail: info@rifondazionepisa.it)
 
* Da confermare
 


comunicato stampa . Dipartimento Università e Ricerca PRC









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
 
Interrotta l'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza:
 
L'onda non si arresta. Malgrado i tentativi del governo e della finta opposizione parlamentare di proporre emendamenti fantoccio al provvedimento regressivo proposto dalla ministra gelmini puntando sulla smobilitazione del movimento, le ragazze e i ragazzi dell'Onda oggi hanno dimostrato di non farsi raggirare. In centinaia hanno bloccato l'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università di Roma La Sapienza, invadendo l'aula magna della città universitaria. Il Rettore Frati, colpevole di aver impedito agli studenti di partecipare, è stato costretto ad andarsene e con lui tutti i professori (età media 60 anni) che erano accorsi a celebrare l'inaugurazione di una torre d'avorio che rischia di crollare sotto i colpi del governo Berlusconi. Gli studenti sono rimasti a presidiare l'aula magna per quasi un'ora per poi correre in soccorso delle centinaia di ragazze e ragazzi a cui era impedito l'accesso alla propria università da un fitto cordone della polizia. Anche gli studenti di Roma 3 sono intervenuti solidarizzando con i compagni de La Sapienza e insieme sono usciti dalla città universitaria invadendo Roma in un corteo spontaneo e partecipato. Nel frattempo in altre città italiane il movimento ha organizzato iniziative analoghe mostrando la ferma intenzione di mantenere alto il livello del conflitto sociale almeno fino a quando il governo non deciderà di eliminare i tagli alla conoscenza. Rifondazione Comunista solidarizza con le università in movimento e dichiara la necessità di generalizzare il conflitto, a cominciare dalla data del 12 dicembre quando studenti e lavoratori scenderanno in piazza uniti nella lotta contro la privatizzazione della società, contro la precarietà della vita e per rivendicare il diritto a un sa pere libero.
 
Fabio de Nardis
Responsabile nazionale dipartimento università e ricerca PRC-Se      



PRC: comunicato stampa - Scuola









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Comunicato stampa dipartimento nazionale scuola e formazione Prc
 
Si taglia la scuola per finanziare le  guerre.
 
 
Mentre la ministra Gelmini pronuncia parole di dolore per la morte dello studente di Rivoli causata dall'incuria con la quale sono tenute le scuole in tutta Italia, Berlusconi parla di fatalità ed il sottosegretario Bertolaso ci dice candidamente che oltre la metà delle scuole è a rischio ma non ci sono i soldi per provvedere alla loro messa in sicurezza, nella finanziaria dei tagli si mantiene la cura dimagrante prevista per il capitolo (7180) relativo all'edilizia scolastica su cui il governo Prodi, nella finanziaria 2007, aveva messo una posta di 100milioni di euro. Ovvero si tagliano 23milioni di euro circa. Non solo. Il 20 novembre scorso è stato convertito in legge (20 novembre 2008 n. 183) il dl 22 settembre 2008 n. 147, recante "Disposizioni urgenti per assicurare la partecipazione italiana alla missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia". Nell'articolo 3 (cop ertura finanziaria), si legge che 2.457.000 euro vengono tolti alla scuola, 985.000 euro all'università e alla ricerca, 1.618.000 euro alla cultura. Oltre 5milioni di euro, questa la cifra totale, ancora una volta rubati ai settori della conoscenza che vengono buttati via in operazioni militari senza senso. E' un governo miope e bugiardo che piange lacrime di coccodrillo.
 
Roma, 27 novembre 2008          
Gennaro Loffredo
Resp. naz. scuola e formazione Prc


ANDU: Direttori UNIROMA1: dignita' e autocritica

"Direttori dei Dipartimenti della Sapienza di Roma

Lettera a Napolitano Bisogna opporsi alla campagna denigratoria verso i docenti universitari, dipinti come persone scarsamente preparate e votate solo alla difesa dei loro privilegi. Senza dimenticare l'impegno ad una onesta riflessione critica sugli errori gestionali che pure il mondo accademico ha compiuto, con la coscienza pero' che la formazione pubblica va salvata nel suo insieme

Noi firmatari di questo documento, direttori dei Dipartimenti della Sapienza, siamo parte di quelle migliaia di docenti universitari che pubblicano i lavori su riviste di livello internazionale, italiane o estere, sottopongono le monografie all'attenzione e alla critica degli esperti, tengono in piedi teatro, cinema e belle arti, scavano ricercano e trovano, in senso letterale e metaforico.

Essi svolgono con passione e affetto per gli studenti le lezioni alle quali non arrivano mai in ritardo e durante le quali espongono quanto di meglio si incontri allo stato attuale delle conoscenze grazie al continuo aggiornamento dovuto alla ricerca scientifica praticata con interesse e impegno.

Affermiamo con forza quanto precede in difesa della nostra dignita' e serieta' professionale, dopo anni di silenzio, del quale portiamo la responsabilita', di un'Accademia che non si e' opposta con la dovuta risolutezza alla progressiva riduzione dei fondi pubblici e ai ripetuti cambi di politica ministeriale che ha disarticolato l'organicita' del processo di formazione.

Come firmatari di questo documento sentiamo il bisogno di opporci alla rozza campagna denigratoria nei riguardi dei docenti universitari, indicati come persone di basso profilo culturale, inclini al tradimento dei loro doveri, dedite all'intrigo, votate alla difesa di privilegi e al presidio del provincialismo che li alimenta.

Non ci sottraiamo alla necessita' improcrastinabile di una franca e onesta riflessione critica sugli errori gestionali del mondo accademico; sui comportamenti discutibili che generano l'inefficienza che oggi ci si rimprovera; sulla distorsione creata da un rapporto, che da necessario diventa perverso, con le professioni.

Accettiamo senza timore, anzi pretendiamo, processi di valutazione analoghi a quelli gia' da tempo adottati da molte prestigiose universita' straniere, ma chiediamo alla Politica di riconoscere - tra gli sprechi - la proliferazione delle sedi di natura clientelare e l'uso improprio di un precariato che e' tra le prime ragioni della fuga dei cervelli.

Il potere politico e' anche potere di controllo: lo si metta in essere così da sanzionare quei comportamenti che lo meritano, senza indugiare su affermazioni di immediata presa su un'opinione pubblica abituata ad atmosfere di scandali e di intrighi.

Partecipiamo con questo nostro contributo al dibattito ormai nazionale perche' non vogliamo nasconderci dietro la pacifica forza degli studenti.
Esprimiamo cioe' la doppia convinzione che la formazione si salva nel suo insieme non potendo sperare in vittorie settoriali e che la difesa del suo carattere pubblico deve essere fatta in prima persona anche dai docenti.

Ci appelliamo al Presidente della Repubblica e invitiamo le autorita' di Parlamento e Governo affinche' si agisca in base ad una rappresentazione piu' fedele della realta' universitaria che si sente sempre più umiliata da interventi di vero disprezzo istituzionale.

Sergio Adamo, Franco Alhaique, Giorgio Alleva, Paolo Arbarello, Corrado Balacco Gabrieli, Donatella Barra, Gilda Bartoloni, Paola Bernabei, Stefano Biagioni, Massimo Biondi, Luigi Boitani, Marino Bonaiuto, Maurizio Bonolis, Stefano Calvieri, Giuseppina Capaldo, Lucio Carbonara, Margherita Carlucci, Luigia Carlucci Aiello, Ernesto Chiacchierini, Paolo Colarossi, Giorgio Furio Coloni, Salvatore Cucchiara, Roberto Cusani, Alessandra De Coro, Luciano De Licio, Massimo del Piano, Emilio D'Erasmo, Paolo Di Giovine, Mario Docci, Antonio Fantoni, Francesco Fedele, Vincenzo Ferrini, Roberto Filipo, Maurizio Franzini, Giorgio Graziani, Franco Gugliermetti, Aldo Lagana', Fausto Manes, Piero Marietti, Vincenzo Marigliano, Renato Masiani, Enrico Massaroni, Claudio Modini, Richard Vincent Moore, Massimo Moscarini, Paolo Mugnai, Vincenzo Nesi, Fabrizio Orlandi, Massimo Paci, Marina Passalacqua, Roberto Passariello, Rossella Petreschi, Maria Emanuela Piemontese, Paolo Pietropaoli, Sergio Pimpinelli, Antonella Polimeni, Mario Prayer, Massimiliano Prencipe, Emanuela Prinzivalli, Amedeo Quondam, Marina Righetti, Enrico Rolle, Filippo Rossi Fanelli, Giancarlo Ruocco, Romano Scozzafava, Giovanni Solimine, Giovanni Somogyi, Antonino Terranova, Adriano Tocchi, Guido Valesini, Luisa Valmarin, Francesco Vietri, Ciro Villani, Vincenzo Vullo, Pierluigi Zoccolotti."

Documento Prc-Se su Università









Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Care compagne e compagni,

Il seguente documento non rappresenta un programma dettagliato e compiuto che sarà invece il prodotto di un percorso partecipato che si concluderà con un grande appuntamento seminariale entro febbraio. Si tratta altresì di un documento snello, già discusso nei suoi parametri nel corso degli ultimi tre attivi nazionali università e ricerca e che prende in considerazione i risultati dell'assemblea nazionale di movimento del 15 e 16 novembre. Con esso il PRC espone la sua idea di università pubblica, nel rispetto dell'autonomia del grande movimento universitario che a scosso il mondo sociale e politico negli ultimi due mesi e di cui noi come militanti di Rifondazione siamo parte integrante. È importante che tali linee guida siano diffuse al massimo anche attraverso l'organizzazione di iniziative nei territori insieme a lavoratori e sindacati soprattutto in vista dello sciopero generale del 12 dicembre che vedrà studenti e lavoratori uniti nella lotta.
 
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Dipartimento Università e Ricerca PRC

P.S. il documento è tra l'altro scaricabile in formato pdf dal sito www.rifondazione.it

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Per una università pubblica di massa e di qualità
 
A cura del Dipartimento Nazionale Università e Ricerca
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
 
 
Un movimento anticapitalista per un sapere democratico
 
Il grande movimento che si oppone allo smantellamento della scuola e dell'università pubblica è espressione di una società in trasformazione dove l'allargamento dei canali di accesso alla conoscenza diventa un obiettivo prioritario per chiunque creda che la moltiplicazione e la socializzazione dei saperi siano la strada attraverso cui costruire le condizioni della emancipazione sociale intesa come processo di liberazione. L'Onda non si arresta e con il corteo del 14 novembre e l'assemblea nazionale del 15 e 16 accetta la sfida della generalizzazione del conflitto, a partire dallo sciopero generale indetto dalla CGIL per il 12 dicembre a cui hanno subito aderito i sindacati di base. Studenti e lavoratori uniti nella lotta contro un modello di società e di sviluppo ormai incompatibile con l'esistenza umana e sociale.
 
Le contraddizioni esplose nel mondo della conoscenza sono legate alla crisi dell'ideologia neoliberale. Il fatto che il libero mercato per sopravvivere abbia bisogno di denaro pubblico svela la natura parassitaria del capitalismo che entra in crisi nella sua versione neoliberista. Il teatrino degli apologeti del libero mercato che oggi invocano un intervento pubblico per salvare il sistema dalle deficienze ad esso implicite è a dir poco grottesco.
 
Anche se i governi nazionali non possono fare a meno di assumere il controllo della crisi per evitare la bancarotta, l'intervento pubblico sul sistema finanziario non assume mai i caratteri formali di una vera nazionalizzazione perché questo sancirebbe la messa in discussione di un sistema che le classi politiche liberali intendono tutelare.
 
Una delle caratteristiche del capitalismo monopolistico è il dominio del capitale finanziario che ha spinto paesi un tempo produttivi ad adottare un sistema economico basato sulla rendita. Il tentativo di dare stabilità al sistema attraverso una iniezione di denaro pubblico potrà solo arricchire ulteriormente i responsabili della crisi che affidano ai governi il pagamento dei propri debiti. Ma lo Stato non possiede liquidità propria, può far soldi solo attraverso la pressione fiscale o i tagli alla spesa (come quelli all'istruzione e alla ricerca), provvedimenti che pesano fortemente sui bilanci familiari riducendo ulteriormente il potere d'acquisto dei salari. I tagli riducono la domanda favorendo la recessione economica. Insomma, lo Stato decide di alleviare la sofferenza dei ricchi aggravando quella dei poveri e tagliando formazione e ricerca, rese subalterne alla sopravvivenza del mercato.
 
Si riproduce la storica contraddizione implicita ai sistemi capitalistici che creano le condizioni per cui i meccanismi di riproduzione del capitale siano perlopiù affidati alla capacità di consumo delle classi padronali, mentre i consumi dei cittadini e dei lavoratori sono condizionati dalle politiche di compressione della domanda. Questo innesca una crisi di sovrapproduzione che trae dunque origine dalla povertà dilagante.
 
Da questa crisi si può uscire o da destra, attraverso la chiusura degli spazi della democrazia reale, ed è questa la via adottata dal governo Berlusconi, o da sinistra, attraverso un forte sostegno pubblico alla domanda "qualificata", dentro un processo che sia democratico, pacifico e ricostruttore di natura, non riducibile quindi alle vecchie ricette keynesiane fondate sull'idea dello sviluppo illimitato e su pratiche di consumo individualistiche. Questo significa sostegno alla ricerca, all'innovazione tecnologica ed energetica, all'ambiente, alla conoscenza e alla promozione di consumo sociale, in contrasto con un sistema capitalistico che si riconfigura anche nelle forme del capitalismo cognitivo dove la domanda crescente di conoscenza si articola dentro l'antica contraddizione tra carattere sociale della pr oduzione e carattere privato dell'appropriazione. All'interno di questo quadro teorico s'inserisce la nostra difesa della ricerca pubblica e degli articoli 33 e 34 della Costituzione repubblicana che in sé rivendica la questione centrale della formazione e della ricerca a partire dal loro carattere pubblico, laico, libero, indipendente e autogestionario.
 
Per questa ragione crediamo che non sia possibile aprire tavoli di trattativa con il governo che di quella Costituzione fa carta straccia attraverso un'operazione di tagli indiscriminati alla conoscenza elaborando, con l'assenso implicito del partito democratico, un progetto di svuotamento della struttura pubblica della formazione attraverso l'opzione offerta a scuole e università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Crediamo che il punto di partenza per consentire una discussione su una autoriforma dell'università sia al contrario un aumento massiccio dei finanziamenti pubblici portandoli dall'attuale 1% del PIL al 3%, nel rispetto degli obiettivi previsti dal Trattato di Lisbona. Per far questo occorre risparmiare risorse altrove, ad esempio tagliando i finanziamenti agli armamenti, gli unici ad aumentare anche nei periodi di crisi, taglia ndoli alle scuole e alle università private, e bloccando i lavori per infrastrutture inutili e dannose come la TAV e il Ponte sullo stretto di Messina.
 
 
Per un reale diritto allo studio
 
Compito di una Università pubblica e di massa è quello di garantire a chiunque il diritto alla conoscenza che non può essere ristretto ad alcune fasce sociali. È arrivato il momento di prendere posizione sul numero chiuso e affermare con forza che una università pubblica e democratica non può e non deve limitare il diritto alla conoscenza attraverso una selezione che invece di realizzarsi durante il percorso di studio, si verifica all'ingresso. Chiediamo la soppressione del numero chiuso e la logica di competizione ad esso sottesa che limita il libero accesso ai saperi ledendo il principio basilare dell'uguaglianza. Vogliamo una università di massa e di qualità che selezioni in base alle capacità e non alla classe sociale.
 
Per questa ragione l'accesso delle masse studentesche all'università deve essere sostenuta da una politica rigorosa che garantisca alloggi, aule e tutte le strutture necessarie a tenere alti gli standard di qualità sul piano della didattica e della ricerca. Servono risorse economiche per finanziare le borse di studio. Ancora oggi sono troppi gli studenti idonei che vengono esclusi dal sostegno finanziario per carenza di fondi. Occorre quindi prevedere formule in grado di garantire l'usufrutto gratuito o a prezzo ridotto di tutti quei servizi a carattere collettivo necessari per l'esercizio del diritto alla conoscenza (trasporti, alloggi, mense, visite a musei, cinema, teatri, accesso a materiali formativi, ecc.).
 
Questo ci porta a riconsiderare la politica dei costi sin qui seguita. In primo luogo le tasse universitarie oggi troppo elevate. L'attuale situazione livella troppo, con il risultato di imporre lo stesso tributo a studenti provenienti da famiglie con livelli di reddito molto distanti fra loro. Si rende necessaria una tassazione fortemente progressiva in base al reddito consentendo l'accesso gratuito agli studenti provenienti da famiglie a reddito medio-basso.
 
Devono essere limitati i costi del corso, in particolare per l'acquisto dei libri, attivando un sistema efficiente di comodato d'uso per i testi d'esame. Va affermata inoltre la necessità di dispense gratuite, sollecitando una moralizzazione delle pratiche interne alle università che portano spesso i docenti ad adottare i propri testi, imponendone l'acquisto, anche quando questi non sarebbero attinenti ai temi del corso. Occorre sostenere la possibilità di sviluppare l'esperienza delle case editrici di ateneo, che pratichino prezzi politici. Inoltre, l'esistenza di librerie universitarie che acquistino i libri direttamente dalle case editrici, saltando il circuito commerciale, potrebbe portare a prezzi di vendita più bassi del 35-40% rispetto ai circuiti di mercato. va inoltre portata avanti una battaglia politica per la riduzione del l'IVA dal 20% al 4% per tutti i prodotti culturali (libri, CD, DVD, ecc.).
 
Occorre investire sugli spazi, ancora insufficienti a gestire l'accesso di massa all'università. In questa direzione si dovrebbe predisporre un piano per l'edilizia concordato con studenti, dottorandi e ricercatori precari, garantendo loro, tra l'altro, la totale gratuità dei mezzi di trasporto pubblico, oggi troppo cari, soprattutto nelle grandi realtà metropolitane.
 
Le università dovrebbero essere aperte fino a tarda sera consentendo almeno fino alla mezzanotte l'accesso alle biblioteche e una duplicazione dei corsi per gli studenti-lavoratori, impossibilitati a seguire nelle ore lavorative. Bisognerebbe arrivare anche a una riduzione drastica dei corsi con obbligo di frequenza, specie nelle facoltà umanistiche, che, oltre a penalizzare fortemente gli studenti-lavoratori, rappresentano uno strumento di controllo sui tempi di studio e di vita.
 
Occorre infine impedire che il governo porti a termine il suo progetto di abolizione del valore legale del titolo di studio che rafforzerebbe ulteriormente la natura elitaria e di classe dell'alta formazione in Italia, configurando la costruzione di poli di pseudo eccellenza per i figli dell'alta borghesia e università povere che erogano titoli privi di valore per tutti gli altri. Non devono esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle Università.
 
 
Per un riforma radicale della didattica
 
L'attuale offerta didattica è inadeguata. Lo schema del 3+2 e dei crediti non funziona e va dunque superato. Vanno poi corrette alcune pratiche. In primo luogo ci sembra che non sia più adatto l'attuale assetto basato sulla semplice lezione frontale. Se questo poteva avere un senso sessanta anni fa è oggi del tutto improponibile. Un simile sistema passivizza gli studenti e priva anche i docenti di un efficace feedback funzionale all'insegnamento e alla ricerca. Bisognerebbe dunque affiancare al modello della lezione frontale modalità didattiche di tipo seminariale. Questo presuppone classi di laboratorio di 30 o al massimo 50 studenti per docente e, considerando che ogni classe possa avere una media di 4-5 insegnanti, significa 1 docente per ogni 7-12 studenti in ciascuna classe. Per far questo servono naturalmente molti più docenti rispe tto all'assetto attuale.
 
Questo significa anche abbandonare l'attuale sistema disciplinare parcellizzato e ultraspecialistico. Se a livello di ricerca è concepibile che un docente si specializzi, a livello didattico servono soprattutto insegnamenti nelle discipline di base.Questa patologica proliferazione di discipline specialistiche è il prodotto di una antica norma che identifica la disciplina concorsuale con quella insegnata. Questo ci spinge a valutare la necessità di tornare a un modello di insegnamento che privilegi la parte generale e metodologica su quella speciale che oggi rappresenta la sezione più qualificante dell'insegnamento.
 
Al centro dell'attività di formazione deve esserci in primo luogo lo studio metodologico di ciascuna disciplina; in secondo luogo, una panoramica generale dello stato della materia e solo in ultima analisi lo studio di aspetti specialistici. Questo significa ridurre le discipline di insegnamento dalle attuali migliaia, a poche centinaia, mediamente una quindicina per corso di laurea (salvo casi particolari).
 
Le Università dovrebbero anche essere il luogo di formazione di consapevolezza critica e per far questo si dovrebbero creare le condizioni per la creazione di spazi di confronto e autoformazione che coinvolgano studenti e docenti, cominciando con lasciare maggiore libertà a studenti e studentesse nella definizione del proprio piano di studio senza ingabbiare il loro percorso formativo dentro schemi rigidamente precostituiti.
 
 
Il dottorando come anello di congiunzione tra formazione e lavoro
 
Il dottorato di ricerca costituisce il terzo livello della formazione universitaria, nel quale si dovrebbero fondere formazione e ricerca, i due elementi costitutivi del concetto europeo di università. Il dottorato dovrebbe quindi proporsi, a differenza di altri segmenti della formazione post-laurea, come un momento di formazione in cui si integrino la didattica tradizionale e la formazione attraverso l'attività di ricerca; e dovrebbe essere pensato in funzione non solo dell'accesso all'insegnamento universitario, ma più in generale al mondo del lavoro.
 
A dispetto di un'impressionante crescita numerica, il percorso di dottorato è spesso poco qualificante, per nulla riconosciuto al di fuori dell'accademia e vittima di quel processo di "precarizzazione" ormai comune a tutto il mondo della ricerca. La condizione di precarietà è dovuta non solo alle caratteristiche dei corsi di dottorato che hanno spesso obiettivi formativi e finalità incerti, si caratterizzano per frammentazione e gestione personalistica da parte dei docenti, prevedono scarse o nulle attività scientifiche e formative e risultano scarsamente attrattivi a livello internazionale, ma anche dall'ambiguità nella definizione della condizione stessa del dottorando.
 
Occorre una riforma organica del dottorato che riorganizzi i corsi sulla base di scuole di dottorato dotate di autonomia all'interno di regole nazionali e costituite intorno a un progetto chiaro di formazione alla ricerca che abbracci ambiti scientifici e disciplinari sufficientemente ampi. Le scuole dovrebbero essere sottoposte a processi di autovalutazione/valutazione e di rendicontazione dei risultati ottenuti, in modo da garantirne il valore formativo.
 
Deve essere superata la figura del dottorando senza borsa. Oltre a determinare una condizione di lampante ingiustizia, la mancanza di autonomia economica indebolisce i percorsi formativi, non permettendo allo studioso di dedicarsi a tempo pieno alle proprie ricerche. Per questo la borsa di studio rappresenta la garanzia del valore del percorso di studio intrapreso oltre ad essere un riconoscimento sociale del lavoro di ricerca svolto.
 
La lunga battaglia dei dottorandi per ottenere l'aumento dell'importo minimo delle borse di dottorato mostra la necessità di individuare meccanismi negoziali o automatici di revisione periodica delle borse, che tengano conto dell'inflazione e garantiscano condizioni di vita e di studio dignitose.
 
Devono poi essere applicate a livello nazionale le raccomandazioni della "Carta europea dei ricercatori": in particolare una Carta dei Diritti dei Dottorandi dovrebbe riconoscere: il diritto a una formazione di alto livello e a un rapporto trasparente e costante con il proprio supervisore sul lavoro di ricerca; il diritto a un trattamento economico che garantisca l'indipendenza economica e una vita culturalmente attiva; il diritto a un trattamento previdenziale equo; il diritto alla salute e alla maternità; il diritto alla partecipazione alla vita democratica delle università e ai suoi processi di valutazione, oggi largamente negato; l'accesso ai servizi di diritto allo studio; il diritto a un percorso realmente internazionale che consenta periodi di studio e soggiorno all'estero ; il diritto a chiedere una proroga per l'esame finale di dottorato qualora sia necessario un approfondimento della tematica di ricerca; il diritto a una informazione trasparente sulle opportunità di lavoro che il titolo di dottore di ricerca può aprire e il diritto ad essere informati sulle possibilità e sui finanziamenti alla ricerca, sia pubblica che privata, a cui il dottorando può accedere durante e dopo il conseguimento del titolo.
 
 
Ricerca, precarietà, lavoro
 
La didattica è strettamente legata alla ricerca. Se si ritiene il sistema della conoscenza un luogo strategico per lo sviluppo del paese, le politiche relative a questo settore devono essere trasformate e la produttività deve essere valutata partendo dall'impatto su tutti gli altri settori della vita sociale, come l'elevazione del tasso culturale, la diffusione delle nuove tecnologie, la socializzazione dei saperi. Pertanto non è possibile legare l'assunzione di nuovi ricercatori ai pensionamenti, bloccando di fatto ogni possibilità di incremento del settore dell'università. Per esempio, il rapporto tra studenti e docenti, deficiente se si considera il solo personale strutturato, ritorna corretto se si includono i docenti a contratto. Si deve affermare con chiarezza che il personale necessario affinché l'università svol ga con efficacia i propri compiti può essere quantificato a tutt'oggi intorno alle 120.000 unità, che si spera possano moltiplicare i bisogni di sapere alto e diffuso.
 
Non si deve consentire che uno stesso individuo possa essere titolare di contratti precari per lunghi periodi. Un limite ottimale potrebbe essere di 4 anni, con meccanismi di programmazione che evitino intervalli fra un contratto e l'altro. Tenuto conto dei 3 di dottorato di ricerca, una norma che vieti di stipulare nuovi contratti dopo il quarto anno, porterebbe a una età massima di circa 31-32 anni per una trasformazione del rapporto da temporaneo a tempo indeterminato. La norma dovrebbe anche prevedere una correlazione fra l'erogazione di contratti a tempo e le previsioni sul fabbisogno del personale e i futuri accessi, in modo che trascorsi i 4 anni, l'università o l'ente di ricerca possano immettere in ruolo una parte dei ricercatori e, attraverso la creazione di appositi uffici, agevolare l'inserimento degli altri nel mercato del lavoro.
 
I contratti a tempo in università ed enti di ricerca devono rispettare i più elementari diritti del lavoro (maternità, ferie, orari, tutela della salute e della sicurezza, tredicesima mensilità, protezione in caso di vacanza contrattuale, contributi previdenziali adeguati, copertura anti-infortunistica). Attualmente questi diritti sono riconosciuti solo ai ricercatori con contratto a tempo determinato, per cui si propone di mantenere solo una forma di contratto a tempo. Nella fase di transizione sarà chiaramente necessario riconoscere immediatamente i diritti del lavoro fondamentali a tutte le forme contrattuali precarie in tutte le pubbliche amministrazioni.
 
Diversamente da quanto accade nel resto d'Europa e nei bandi dello European Research Council in Italia le possibilità di accesso ai finanziamenti da parte del personale non strutturato sono pressoché inesistenti. Occorre rimuovere al più presto questa anomalia che limita lo sviluppo di nuove idee e l'acquisizione di maturità scientifica da parte dei ricercatori più giovani, favorendo un sistema nel quale molte carriere si svolgono sempre all'ombra dello stesso docente più anziano. Un ricercatore, sia esso strutturato o meno, deve poter essere il responsabile primo di fondi di ricerca, in modo da sperimentare sin da subito la reale assunzione delle responsabilità.
 
Il ruolo del professore universitario deve essere unico. Nessuna differenza funzionale è oggi riscontrabile tra professori ordinari, professori associati e ricercatori; l'unica ragione dell'esistenza si limita oggi solo a una sorta di ricattabilità continua per la concessione di passaggi di fascia.
 
Deve essere quindi superata la necessità di fare concorsi nei passaggi a fasce superiori. Occorre evitare che durante il percorso lavorativo il docente ricominci daccapo per tre volte, con periodi di straordinariato che, allo stato attuale, hanno per un verso l'effetto di penalizzare l'interessato/a dal punto di vista dei contributi pensionistici, per un altro il mantenimento di una spada di Damocle sul suo capo. La carriera unica potrà inoltre consentire coerentemente di costruire una scala retributiva unica, suddivisa in scatti legati sia all'anzianità che alla valutazione dell'operato del docente su didattica, ricerca e organizzazione.
 
Il problema delle retribuzioni dei docenti andrà affrontato e risolto riportando i valori al livello delle retribuzioni europee, diminuendo la forbice tra i docenti all'inizio di carriera e coloro che sono al termine della stessa. In coerenza con la proposta di unicità della carriera docente, assieme all'eliminazione dello straordinariato è necessario confermare l'abolizione del fuori ruolo, dando un chiaro segnale di rinnovamento in direzione del ringiovanimento dei docenti universitari che sarebbe peraltro utile dal punto di vista del risparmio della spesa.
 
Nelle more di una riorganizzazione virtuosa e legittima dal punto di vista scientifico e organizzativo, va comunque affrontata immediatamente la questione del riconoscimento del ruolo di professore agli attuali ricercatori e della gestione temporanea dei ruoli della docenza. L'introduzione della terza fascia docente è anche necessaria per poter mantenere l'attuale livello di offerta didattica, cercando nel contempo di razionalizzare e ridurre il numero di corsi di laurea, definendo i requisiti minimi più stringenti. A tale riguardo rimane attuale il nesso tra l'introduzione della terza fascia e la distinzione tra reclutamento e avanzamento di carriera. A tale proposito, i concorsi dovrebbero essere banditi solo per il reclutamento dei docenti, prevalentemente nella terza fascia, senza escludere la possibilità di ingressi per concorso direttamente a fasce pi&u grave; alte in caso di personale proveniente dall'estero o da altra amministrazione.
 
I passaggi da una fascia all'altra andranno gestiti con criteri di valutazione rigidi, con obiettivi trasparenti e prefissati e con chiare modalità di attuazione che riducano al minimo la discrezionalità, fungendo così da stimolo alla crescita professionale dei docenti e dei ricercatori non strutturati. Tali criteri dovranno essere diversi a seconda delle discipline interessate e commisurati agli standard internazionali, ridiscutendo a questo riguardo una logica di valutazione basata solo su rigidi schemi quantitativi.