ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
DDL PD: COMMISSARIAMENTO DEGLI ATENEI E DEI DOCENTI
LE PROPOSTE ALTERNATIVE DELL'ANDU
Alla vigilia delle elezioni europee il PD ha presentato una bozza di "Proposta di legge sull'Universita'" (per leggere la "Proposta di legge" v. nota 1).
Prima di commentare il DDL del PD, ci pare utile la rilettura di una 'profetica' proposta di 'governance' elaborata dalla Fondazione TreeLLLe nel 2003:
"Istituzione di un organo collegiale che deterrebbe il potere esecutivo nell'ateneo: un Consiglio di Ateneo con i compiti e le responsabilita' tipici di ogni consiglio di amministrazione".
"Il Consiglio di Ateneo delibererebbe i budget revisionali, con la conseguente ripartizione delle risorse, i bilanci consuntivi di esercizio, i piani strategici di attivita', le operazioni patrimoniali, gli impegni contrattuali dell'ateneo. Il Consiglio di Ateneo avrebbe inoltre la responsabilita' DIRETTA della selezione del personale docente, ricercatore e tecnico-ricercatore."
"La parola finale e dunque la responsabilita' reale dell'assunzione rimane in capo al Consiglio di Ateneo." Ci deve essere l'obbligo "che meta' dei componenti, escluso il Rettore, siano scelti all'interno del personale dell'ateneo e meta' all'esterno come rappresentanza dei portatori di interesse esterni nei cui confronti l'istituzione deve essere accountable: Governo nazionale e regionale, comunita' territoriali, forze imprenditoriali e sociali." "La nomina e la revoca dei componenti del Consiglio di Ateneo sarebbero una PREROGATIVA del Rettore", salvo che per gli 'esterni'.
Tutto questo e' scritto nelle pagine 110 e 111 del Quaderno n. 3 "Universita' italiana, universita' europea?", del settembre del 2003, della Fondazione TreeLLLe, la quale si prefiggeva esplicitamente di svolgere "attivita' di LOBBY trasparente al fine di diffondere dati e informazioni, promuovere le tesi presso i decisori pubblici a livello nazionale e regionale, i parlamentari, le forze politiche e sociali, le istituzioni educative affinche' le proposte di TreeLLLe influenzino le azioni di governo e si trasformino in sperimentazioni concrete."
La TreeLLLe era ed e' presieduta da Attilio Oliva, ex amministratore delegato della Luiss (l'Universita' della Confindustria), che ha recentemente ribadito che negli Atenei "serve un consiglio d'amministrazione con pochi elementi, una decina in tutto con qualche rappresentante esterno, che abbia la responsabilita' diretta della gestione di tutte le risorse, docenti inclusi." (dal Corriere della Sera del 24
febbraio 2009).
Per conoscere l'"organigramma" della TreeLLLe cliccare:
Le 'indicazioni' della TreeLLLe ora sono state sostanzialmente 'riscritte' nella bozza di DDL del PD (e in quelle ministeriali).
Infatti nel DDL del PD si legge che "il consiglio di amministrazione (composto al massimo da una dozzina di elementi, ndr) assume TUTTE le decisioni riguardanti l'ateneo nel suo complesso, ad eccezione di quelle di competenza di altri organi di governo" e "in particolare approva il bilancio preventivo, il conto consuntivo e TUTTI i provvedimenti che riguardano la realizzazione di infrastrutture, l'ORGANICO e il RECLUTAMENTO del personale, l'ATTIVAZIONE dei corsi di studio e l'allocazione di risorse alle strutture interne."(comma 6 dell'articolo 5).
Inoltre "il consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interne interessate, DELIBERA il reclutamento (dei professori) sulla base della graduatoria di merito e di una eventuale intervista (sic!) con i candidati." (comma 6 dell'art. 9).
E anche "la promozione (dei professori) e' DELIBERATA dal consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interessate." (lettera d del comma 8 dell'art. 9).
Meta' dei componenti del Consiglio di Amministrazione sono nominati dal Rettore e almeno un terzo dei componenti e'formato da persone esterne (comma 7 dell'art. 5).
Insomma il PD, come prevedono anche le bozze ministeriali, affida al Rettore e al suo CdA poteri assoluti, rafforzando e consacrando cosi' quel sistema di potere oligarchico che ha gia' portato al disastro degli Atenei e che si basa proprio sugli immensi poteri dei Rettori. Tali poteri sono derivati soprattutto da Senati Accademici incapaci di una gestione complessiva degli Atenei perche' egemonizzati dalla presenza dei Presidi, esprimendo cosi' una sorta di federalismo condominiale. Un sistema di potere che ha anche prodotto quella 'poco elegante' scelta di tanti Rettori che si sono fatti prorogare il mandato dai 'propri' Senati Accademici. Una scelta che e' anche un'autodenuncia della natura oligarchica dell'attuale gestione degli Atenei, gestione che diventerebbe ancor piu' devastante se dovesse essere realizzato quanto voluto dalla lobby accademico-confindustriale che 'ispira' il PD e il Ministero.
Che la vera finalita' dei progetti del PD e del Ministero sia quella di imporre per legge il commissariamento degli Atenei e dei docenti (nota 2) - tra i quali si accentua la gerarchizzazione introducendo gli organici di Ateneo separati per fascia (nota 3) - lo dimostra il fatto che gli unici importanti punti 'prescrittivi' dei DDL sono quello dei pieni poteri conferiti ai Rettori e ai loro Consigli e quello del connesso svuotamento dei compiti del Senato Accademico, mentre il resto lo si demanda alla famigerata autonomia degli Atenei, affidata a quegli stessi Organismi che hanno ovunque dimostrato di essere capaci solo di conservare al massimo l'assetto di potere preesistente. Ne' il PD, ne' il Ministero, infatti, prevedono la formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti).
'Naturalmente' il PD, come il Ministero, non prevede la costituzione di un nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini le Universita' e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici. Un Organo composto da rappresentati di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentata.
D'altronde la TreeLLLe, a pag. 95 del suo citato Quaderno, 'dettava': "E' percio' necessario, per la chiarezza dei ruoli, che l'autorita' centrale abbia come interlocutore la CRUI come espressione autonoma e indipendente degli atenei", ritenendo (a pag. 94). "incongrua la configurazione del Cun come 'organo di rappresentanza delle istituzioni autonome universitarie'"
Bisogna riconoscere che la CRUI effettivamente ha giocato e sta giocando un ruolo non secondario di "interlocutore" dei vari Ministri e dei vari Parlamenti per agevolarne l'opera di demolizione dell'Universita' statale, democratica, di massa e di qualita'; ruolo svolto dai Rettori in piena autonomia e indipendenza dagli Atenei.
Il modello aziendalistico (nota 4) dettato dalla lobby accademico-confindustriale italiana e' peraltro perfettamente in linea con le 'indicazioni' date a livello europeo dai poteri forti economici. A questo proposito va sottolineata la perfetta sintonia di intenzioni e di contenuti tra la legge del Governo francese e le proposte elaborate in Italia dal Ministero e dal PD. Si tratta di un disegno che punta al definitivo smantellamento delle Universita' statali quali istituzioni al servizio del bene comune; un disegno che e' anche in aperto contrasto con la Costituzione italiana che garantisce invece la liberta' di ricerca e di insegnamento.
Nel progetto del PD ci sono alcuni punti interessanti (elezione diretta del SA, terza fascia, unica figura pre-ruolo, maggiori risorse) che diventano 'secondarie' rispetto al principale obiettivo del commissariamento degli Atenei e dei docenti.
Il PD, nel rendere noto il suo DDL, si e' augurato "che si apra un dibattito aperto e costruttivo nel mondo universitario, nel Parlamento e nel Paese. Osservazioni e critiche saranno quindi benvenute e gradite le proposte di modifica nella forma di emendamenti."
L'ANDU, inascoltata, da anni formula "osservazioni e critiche", avanzando puntuali proposte alternative alle posizioni del PD (prima dei DS) sui nodi centrali della 'governance' e del reclutamento.
Piu' recentemente l'ANDU ha duramente criticato (v. documento "Governance.
Controriforma PD", nota 5) la "Proposta n. 5 (Governance universitaria piu' responsabile, efficace ed efficiente)". In particolare il PD nella sua "Proposta" prevedeva che "Il consiglio di amministrazione, presieduto dal rettore, delibera tutte le scelte gestionali dell'universita'" e che esso "e' formato su proposta del rettore (senza meccanismi elettivi dei suoi componenti) approvata dal senato accademico."
== LE PROPOSTE DELL'ANDU
Alle ipotesi antidemocratiche di organizzazione degli Atenei e contro il commissariamento dei docenti, l'ANDU contrappone un modello di organizzazione degli Atenei democratica, responsabile, efficace ed efficiente e un sistema di reclutamento e di promozione rispettoso dell'autonomia dei docenti, ma che impedisca le degenerazioni nepotistiche.
GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI
- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.
- Organizzazione degli Atenei
Premessa.
La riforma proposta dall'ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta nell'Universita' italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei, attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo quelli del Rettore. Non e' infatti vero che "il voto di massa (per eleggere il Rettore) peggiora l'Universita'", come scrive in un improvvisato e disinformato intervento Mario Pirani su Repubblica dell'1 giugno 2009 (nota 6), ma e' invece proprio l'assenza di un Organo collegiale di Ateneo, democratico e realmente responsabile, che impedisce una gestione rispettosa degli interessi generali dell'Universita' e della Societa'.
Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero 'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione' dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.
DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI
Premessa.
Riteniamo che con la riforma proposta dell'ANDU si porrebbe veramente fine al nepotismo e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e' vero (come alcuni continuano a sostenere) che per i concorsi universitari tutto e' stato gia' (inutilmente) provato e invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi, seguono l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito i posti.
Proposta.
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.
Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.
1 giugno 2009
- Nota 1. Per leggere la bozza del DDL del PD cliccare (senza interrompere i caratteri!):
oppure
oppure
- Nota 2. Nel DDL del PD si prevede l'intromissione della solita ANVUR nella scelta dei docenti prevedendo che per far parte delle commissioni per le abilitazioni nazionali bisogna prima richiedere all'ANVUR di fare "parte di una lista compilata" dall'ANVUR stessa (comma 2 dell'art. 10).
- Nota 3. Il PD, introducendo l'"Organico docente" (art. 11), mantiene e rafforza l'attuale divisione in tre distinti ruoli della docenza, attribuendo di fatto al Rettore il potere di determinare la 'distribuzione' dei docenti nelle tre fasce. Con le procedure previste dal PD, nella sua normale carriera, un docente (dal reclutamento nel ruolo della terza fascia fino ad entrare nel ruolo degli ordinari), dovra' affrontare e superare tre prove nazionali (una abilitazione per ogni fascia) e tre concorsi locali (uno per il reclutamento e due per le promozioni): il doppio di quanto proposto dall'ANDU (un concorso nazionale per il reclutamento nel ruolo unico e due prove di idoneita' nazionali per le promozioni). Peraltro le procedure previste dal PD (e dal Ministero) avranno anche la conseguenza di 'produrre' i primi nuovi assunti e le prime nuove promozioni non prima di qualche anno. E tutto si aggiunge all'attuale blocco dei concorsi dovuto ad una legge (la 180) insensata sul piano accademico e su quello giuridico.
- Nota 4. Nel modello di 'governance' della TreeLLLe l'Organo di governo dell'Ateneo era chiamato "Consiglio di Ateneo", mentre ora, nella bozza di DDL del PD (e in quelle ministeriali), lo stesso Organo e' chiamato "Consiglio di Amministrazione", dicitura questa piu' consona a quella imperterrita logica aziendalistica ("autonomia responsabile degli Atenei") che tanto bene ha portato all'Universita' italiana: finta autonomia finanziaria, finta autonomia statutaria, localismo concorsuale, dequalificante "3 + 2", proliferazione del precariato, ecc.).
- Nota 5. Per leggere il documento dell'ANDU "Governance. Controriforma PD", del 3.11.08 , cliccare:
- Nota 6. Per leggere l'intervento di Mario Pirani "Se il voto di massa peggiora l'Universita'", su Repubblica dell'1 giugno 2009, cliccare:

0 comments:
Post a Comment