Segnaliamo l'intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul Riformista del 18 settembre 2009. Per leggere l'intervista cliccare:
Segnaliamo anche l'intervista a Luigi Berlinguer, il ministro che ha introdotto il "3 + 2", "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009. Per leggere l'intervista cliccare:
Sulla stessa questione riproponiamo qui sotto il messaggio dell'ANDU "Ministero su "3+2":
Con data 4 settembre 2009 dal MIUR e' stato inviato agli Organi nazionali universitari un documento avente per oggetto "Ulteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell'offerta formativa nella prospettiva dell'accreditamento dei corsi di studio". Per leggere il documento e gli allegati cliccare:
Il documento ministeriale ha un taglio prevalentemente 'contabile', ma potrebbe comunque costituire un utile contributo per avviare finalmente il monitoraggio e la revisione del "3 + 2", le cui 'carenze' sono da anni sotto gli occhi di docenti e studenti.
Una revisione che, per evitare di ripetere anche gli 'errori' derivati dall'avere imposto dall'alto la 'riforma', deve prevedere, a tutti i livelli, la partecipazione dei docenti e degli studenti.
Si ricorda che l'ANDU sul "3 + 2" ha raccolto e diffuso in questi anni un ampio dibattito e nel luglio 2006 ha tenuto un Convegno nazionale.
Di seguito si riporta una parte dell'intervento introduttivo al Convegno, purtroppo ancora oggi attuale.
dall'INTRODUZIONE al Convegno nazionale promosso dall'ANDU sul "3 + 2", 11 luglio 2006, Roma
"(...) Noi riteniamo che sul "3 + 2" sia indispensabile e urgente che il Ministero avvii una verifica basata non solo su indagini statistiche, ma principalmente sulla partecipazione-testimonianza di tutto il mondo universitario, compresi gli studenti.
Certamente in questa verifica un Organismo di rappresentanza del Sistema nazionale delle Universita' avrebbe potuto avere un ruolo importante. Un Organismo la cui costituzione e' sempre stata avversata dalla lobby accademica trasversale, con le dannose conseguenze che si sono avute soprattuto nell'elaborazione e nell'applicazione della riforma di cui oggi discutiamo.
Per la sua importanza 'primaria', forse la riforma della didattica avrebbe dovuto essere fatta per ultima, perche' potesse risultare utile agli studenti e al Paese.
1. Occorreva prima - anche per 'prevenire'un uso subordinato alle ben note logiche di potere accademico - cambiare l'assetto Organizzativo degli Atenei a partire dalla costituzione di un Organo che, a differenza degli attuali Senati Accademici, dominati dalla presenza paralizzante dei Presidi, esprimesse una politica e una gestione nell'interesse dell'intera comunita' universitaria. Occorreva valorizzare i Dipartimenti (in cui incardinare i docenti), rivedendone le dimensioni e le finalita' (anche a beneficio della didattica). Occorreva inoltre, finalmente!, assegnare ai Consigli di Corsi di Studio compiti, poteri e strumenti per assicurare in maniera continua il coordinamento e la verifica delle attività e dei contenuti degli insegnamenti. Ai Consigli di Facolta' doveva restare 'solo' un ruolo di raccordo, togliendo loro quello oggi quasi esclusivo di 'produttore' di posti.
2. Occorreva prima affrontare la questione degli sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali. Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'.
3. Occorreva prevedere che la 'progettazione' del primo livello avvenisse contestualmente al secondo.
4. Occorreva prima realizzare il diritto allo studio: Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti, strutture didattiche, borse di studio, residenze, ecc.
5. Occorreva prima riformare lo stato giuridico della docenza ed eliminare il precariato, per creare le condizioni 'soggettive' dell'applicabilita' della riforma didattica.
6. Occorreva prevedere consistenti e specifici finanziamenti: nessuna riforma puo' realizzarsi a costo zero.
7. Occorreva che la riforma fosse 'costruita' con il coinvolgimento del mondo universitario, individuando settore per settore i problemi e ricercando le specifiche soluzioni, senza dare numeri ("3 + 2") uguali per tutti (nel 1983-86 il gruppo dei docenti di Ingegneria del CUN aveva previsto il "4 + 1"). Occorreva far partecipare, spiegare, convincere, responsabilizzare, sperimentare. Occorreva prevedere la verifica-coordinamento in itinere della riforma, sia a livello ministeriale, sia autonomamente (nazionalmente attraverso un Organo di rappresentanza democratico e localmente con le riformate strutture degli Atenei).
Oggi comunque vanno registrati disaggi e difficolta' ampiamente diffusi.
E' interesse del Paese capire al piu' presto quanto questo 'malessere' sia profondo ed vasto, coglierne la natura e trovare le soluzioni necessarie e possibili.
Bisogna, in particolare, tenere conto dell'opinione degli studenti e ricordarsi che tra gli obiettivi che hanno portato in piazza oltre 50.000 di loro contro il DDL Moratti vi era proprio il 'no' al "3 + 2", indicato come strumento della parcellizzazione del sapere e di una condizione di studio insostenibile. (...)"
Nunzio Miraglia - coordinatore nazionale dell'ANDU"

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