Riportiamo due messaggi inviati all'ANDUdall'on. Marialusia Gnecchi sul valore legale dei titoli di studio e dall'on. Gianluca Benamati sulla "strategia di Lisbona".
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Da on. Marialuisa Stella (PD) sul valore legale dei titoli di studio:
Date: Sat, 10 Jan 2009 19:03:56 +0100
avete ovviamente ragione (nota 1), noi del PD speriamo che chi ha votato questo Governo, ma anche chi e' in maggioranza (nota 2) in Parlamento capisca i danni che stanno creando, noi cerchiamo di fermarli, ma pare che il consenso sia ancora alto e si sentono forti del consenso popolare, e' un vero dolore, distinti saluti
Luisa Gnecchi"
- Nota 1. L'on Gnecchi si riferisce ad un intervento, diffuso dall'ANDU, di Ferdinando di Orio, rettore dell'Universita' dell'Aquila, sull'abolizione del valore legale dei titoli di studi. Per leggere l'intervento di di Orio cliccare:
- Nota 2. Nel recente dibattito alla Camera le motivazioni a favore dell'abolizione del valore legale dei titoli di studio "sono state in parte condivise anche dall'opposizione", come ricorda lo stesso di Orio. Queste motivazioni sono da tempo condivise anche da Linda Lanzillotta, ministro ombra del PD, come ha ricordato in "Tecnica della scuola" Alessandro Giuliani il 10 gennaio 2009 nell'articolo "Abolire il valore legale del titolo di studio? Si' bipartisan e il dibattito si accende". Per leggere questo articolo cliccare:
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Da on. Gianluca Benamati (PD) sulla "strategia di Lisbona":
"Subject: DL 180 note
Date: Sun, 11 Jan 2009 00:49:55 +0100
Cari Amici,
leggo sempre con molto interesse il vostro materiale sulle tematiche della formazione e della ricerca. In special modo ho potuto apprezzare i vostri commenti nella fase del dibattito sulla conversione del decreto legge 180 in materia di istruzione ed universita'.
I molti problemi aperti, per la quasi totalita' irrisolti, vi sono noti come pero' vi sara' anche noto l'impegno profuso dal Gruppo del Partito Democratico per cercare di migliorare il piu' possibile il testo, molto insoddisfacente, del decreto. I risultati li conoscete.
Personalmente mi sono impegnato nella formulazione di un Ordine Del Giorno, modificato in corso di seduta ma accettato dal governo, che rinnova l'impegno nell'ottica della strategia di Lisbona di incrementare in percentuale sul PIL le spese di ricerca sviluppo e di alta formazione.
Certamente un ODG e' una atto politico e non immediatamente operativo ma credo che nell'attuale contesto anche questo tipo di impegni assumano una valenza particolare e per questo credo di farvi cosa gradita, per vostra debita conoscenza, inviandovi copia dell'ODG (nota 1) e il testo della mia illustrazione (nota 2).
Credo che la possibilita' di far veramente eseguire quanto previsto dallODG dipenda dalla convinzione e dalle pressioni di noi tutti.
Resto a vostra diposizione per ogni ulteriore vostra comunicazione o necessita'.
Gianluca Benamati
Partito Democratico
Membro della X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati"
- Nota 1. ORDINE DEL GIORNO (AC 1966)
La Camera dei deputati,
in sede di esame del disegno di legge n. 180 (Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca)
PREMESSO CHE
Il Consiglio europeo di Lisbona ha approvato la creazione dello Spazio europeo della ricerca, fissando l'obiettivo per la Comunita' di diventare, entro il 2010, l'economia della conoscenza piu' competitiva e piu' dinamica del mondo;
la priorita' deve risiedere nel potenziamento degli investimenti delle imprese nella ricerca e nell'innovazione e nel fare in modo che gli investimenti pubblici in questi settori abbiano un effetto moltiplicatore sui capitali privati;
l'Unione Europea ha fissato l' obiettivo europeo di spesa in ricerca e innovazione del 3 % sul PIL entro il 2010;
il numero di ricercatori di cui l'Unione dovrà disporre entro il 2010, al fine di conseguire l'obiettivo stabilito dal Consiglio europeo di Barcellona nel marzo 2002, e' pari a 700.000 unita';
per ottemperare a quanto previsto dalla "strategia di Lisbona" in materia di Ricerca e Sviluppo gli stati membri dell'Unione hanno gia' definito obiettivi nazionali e hanno aumentato in valore nominale i bilanci per le attivita' di ricerca;
la ricerca scientifica, con in primis quella universitaria, e' da considerare quale fondamento basilare del progresso e dello sviluppo culturale, tecnologico ed economico del Paese;
gli investimenti in ricerca ed innovazione sono da considerarsi prioritari per la crescita e la competitività del sistema produttivo italiano;
IMPEGNA IL GOVERNO
a raggiungere nei tempi piu' brevi possibili il livello nazionale di spesa del 3 per cento sul PIL a favore della ricerca e dell'alta formazione, così come previsto dal protocollo di Lisbona.
BENAMATI
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- Nota 2. Illustrazione dell'Ordine del Giorno 9/01966/020 sulla spesa in ricerca paria al 3% del PIL come previsto dalla "strategia di Lisbona" (Gianluca Benamati)
Signor Presidente, onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, tutti ricordiamo come nel Consiglio europeo straordinario di Lisbona del 2000 fu varato un pacchetto di riforme economiche che avevano l'ambizioso obiettivo di far divenire quella europea l'economia basata sulla conoscenza piu' competitiva e dinamica a livello mondiale entro il 2010.
Una delle misure principali per raggiungere questo scopo era quella di destinare una quota pari al 3 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione agli investimenti in ricerca e sviluppo entro, appunto, l'anno 2010, creando contemporaneamente uno spazio europeo comune della ricerca.
Ad oggi l'obiettivo del 3 per cento di spesa sul PIL europeo appare ambizioso: la spesa media nel 2006 dell'Unione a 27 non supera, secondo i dati Eurostat più recenti, il 2 per cento, attestandosi all'1,84 per cento con alcune previsioni cautelative di crescita sino al 2,5 nel 2010.
Si tratta, quindi, di un dato che non e' eclatante e che riflette pero', onorevoli colleghi, una situazione molto eterogenea nei diversi Paesi. Ci sono Stati che non investono in ricerca neppure l'1 per cento del loro PIL, in special modo quelli di recente adesione all'Unione, laddove vi sono realta', come la Svezia e la Finlandia, che hanno raggiunto la soglia del 3 per cento gia' nel 2006. Per quanto riguarda l'Italia, l'ISTAT ha calcolato una spesa, nel 2006, pari a circa l'1,14 per cento del nostro prodotto interno lordo, con un risultato per noi non particolarmente brillante.
Diversamente da quanto facciamo, infatti, i Paesi con cui piu' direttamente ci confrontiamo, quali la Germania e la Francia, avevano, gia' nel 2006, livelli di spesa molto elevati, investendo rispettivamente il 2,51 e il 2,12 per cento del PIL. Notiamo inoltre che Francia e Germania, insieme al Regno Unito, costituiscono da soli poco meno dei due terzi della spesa europea per la ricerca. La nostra situazione non e' brillante, nemmeno se paragonata a quella della Spagna, che ha si' un'incidenza in termini di spesa paragonabile alla nostra, ma che ha avuto nel periodo 2001-2006 crescite medie annue di poco inferiori al 14 per cento, contro il nostro 3,5 per cento. Da qui si deduce che la nostra spesa per la ricerca non è solo bassa, ma cresce anche lentamente. Queste sono le ragioni di fondo di questo ordine del giorno, che e' attuale in una situazione economica che lo rende, se possibile, ancora piu' urgente. Oggi, infatti, siamo immersi in una crisi mondiale che non e' più solo finanziaria ma e' anche industriale e i tempi di evoluzione di questa crisi e i suoi esiti non sono ne' scontati ne' prevedibili. E' evidente che l'export manifatturiero italiano e' stato il vero motore della nostra economia. Anche nel 2008, nonostante la crisi, il settore delle esportazioni e' cresciuto del 4,3 per cento nei primi dieci mesi dell'anno, con un contributo non solo dei settori di qualita' per noi tradizionali, come il tessile o l'abbigliamento, ma anche dei settori ad alta tecnologia, come la meccanica di precisione e le macchine per l'industria. Proprio per questo, per sostenere il futuro del Paese e per fronteggiare la crescente competitivita' globale, oggi piu' di ieri, e' necessario uno sforzo verso una politica economica di sviluppo basata sulla ricerca e sull'innovazione, che sappia aumentare e valorizzare la nostra presenza nei settori ad alta tecnologia e rafforzare la nostra
competitivita' in quelli tradizionali.
Cio' che si chiede in questo ordine del giorno e' di rinnovare l'impegno a muoversi nella direzione indicata dal Trattato di Lisbona. Proprio in questa sede, nel momento in cui stiamo convertendo un decreto-legge che non ci soddisfa appieno e alla vigilia di un'importante dibattito su un decreto-legge contenente misure per ridisegnare, in funzione anticrisi, il quadro strategico nazionale, sentiamo l'esigenza di riaffermare, con chiarezza, che nel nostro Paese la ricerca, sia pubblica sia privata, così come la formazione e il sapere, pur nelle presenti difficolta', rimangono cruciali per lo sviluppo economico e sono priorita' di investimento per il futuro.