ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
I 'NUOVI' CONCORSI 'MINISTERIALI'
1. I CONTENUTI DELLA PROPOSTA 'MINISTERIALE'
2. L'ATTUALE SISTEMA 'CONCORSUALE'
3. LE CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA 'MINISTERIALE'
4. L'UNICA ALTERNATIVA AL NEPOTISMO
5. LA SOLITA CAMPAGNA DEI PROFESSORI-OPINIONISTI
Del recente documento 'ministeriale' "Autonomia e responsabilita' degli Atenei: governance, valutazione, reclutamento" (nota 1) commentiamo qui la parte relativa al "reclutamento del personale docente" (pagg. 18-24).
1. I CONTENUTI DELLA PROPOSTA 'MINISTERIALE'
La proposta 'ministeriale' parte dalla constatazione che l'attuale sistema concorsuale ha come reale obiettivo "quello di promuovere un docente interno", un sistema che "evidenzia non da oggi problemi molto significativi, che talora giungono a minacciare la credibilita' e il rispetto di cui gli atenei devono godere."
Per rimediare a cio' si vuole "istituire un 'filtro' nazionale per l'accesso alla docenza universitaria, ferma restando la scelta dei docenti da parte delle singole sedi." Quindi si prevede una "abilitazione scientifica nazionale a numero aperto" di "durata quinquennale".
L'abilitazione e' decisa da un "comitato" per ogni settore, composto da "professori ordinari estratti a sorte da liste in numero triplo."
"Le universita', in relazione alle risorse disponibili, procedono alla copertura dei posti sulla base di procedure di selezione" alle quali puo' partecipare solo chi e' "in possesso dell'abilitazione", escludendo coloro che, avendo conseguito il dottorato nella stessa sede, non abbiano operato "per almeno un certo numero di anni in un'istituzione diversa" .
I docenti in ruolo possono "presentare domanda all'universita' ove sono incardinati per la progressione ad una fascia superiore per la quale abbiano conseguito l'abilitazione". Le relative "procedure vengono indette in relazione alle risorse disponibili per le promozioni", risorse "nettamente distinte a priori da quelle destinate al reclutamento di nuovo personale docente". "Si deve altresi' stabilire un rapporto preciso tra il numero di docenti incardinati nelle tre fasce, al fine di garantire il rigore delle scelte."
L'"architettura del sistema" contenuta nel documento 'ministeriale' si basa sulla necessita' di "evitare la rigidita' di un meccanismo troppo centralistico, come i concorsi anteriori alla legge 210/98 (legge Berlinguer, ndr), oggi improponibile se si vuole che le sedi siano valutate in base alle scelte che compiono", e sul fatto che oggi e' "prematuro prevedere l'autonomia assoluta delle singole sedi."
2. L'ATTUALE SISTEMA 'CONCORSUALE'
Il sistema dei finti concorsi a ordinario, ad associato e a ricercatore, in vigore fino alla recente 'riforma' Gelmini' (decreto-legge 180), consentiva-obbligava alla cooptazione personale: il 'maestro' operava per fare bandire un posto di ruolo per il suo allievo che lavora con/per lui da molti anni. Ottenuto il bando, lo stesso 'maestro' si faceva nominare 'membro interno' di una commissione che lui stesso 'completava' invitando la comunita' nazionale ad eleggere gli altri componenti da lui stesso indicati.
Qualora la commissione 'concorsuale', nei concorsi a ordinario e ad associato, avesse non idoneato l'allievo del maestro-membro interno, si 'azzerava' l'esito non previsto del 'concorso' facendo decidere alla Facolta' di non fare occupare da nessuno il posto bandito.
Con la 'riforma' Gelmini, attualmente in vigore e che riguarda 'solo' i posti gia' banditi, al maestro-membro interno non e' piu' consentito di 'decidere' il resto della commissione, visto che gli altri commissari saranno di fatto direttamente sorteggiati. Il risultato comunque, per i concorsi a ordinario e ad associato, sara' raramente diverso da quello 'previsto' dal 'membro interno', perche' anche se gli altri membri della commissione dovessero non accontentarlo, ancora una volta il concorso verrebbe 'azzerato' facendo decidere alla Facolta' di non chiamare nessuno.
3. LE CONSEGUENZE DELLA PROPOSTA 'MINISTERIALE'
Con la 'nuova' "architettura" 'ministeriale' dei concorsi, che viene rappresentata e propagandata dalla 'grande' stampa come la fine dei concorsi locali e quindi della cooptazione personale e degli annessi fenomeni di nepotismo e clientelismo, in realta' non si cambia quasi nulla: alla fine ad essere reclutati e promossi saranno solo gli allievi di quei 'maestri' che saranno riusciti a farsi bandire il posto per il reclutamento o la promozione, essendo prima riusciti a fare idoneare il proprio allievo.
Infatti, mentre finora il posto doveva essere bandito PRIMA dello svolgimento del finto concorso e il risultato era quasi sempre quello 'pre-deciso' (e si azzerava lo stesso concorso nei rarissimi casi in cui non veniva idoneato il 'prescelto'), con il 'nuovo' sistema concorsuale il posto sara' bandito SOLO SE il 'predestinato' e' stato gia' nazionalmente abilitato.
Si sostiene di volere farla finita con "parentopoli" e si finisce 'inevitabilmente' per mantenerla in vita in nome della salvaguardia ad ogni costo dell'"autonomia responsabile" degli Atenei, che equivale di fatto a mantenere il potere del singolo 'maestro' di compiere le sue PERSONALI scelte.
Ora si sostiene anche che se il 'maestro' dovesse fare una scelta non di qualita' verra' alla fine (dei secoli?) punita la struttura di appartenenza (non direttamente il 'maestro'!), dopo una imparziale(?) valutazione.
Insomma si sta mettendo su una complicata 'nuova' struttura concorsuale per non cambiare sostanzialmente nulla, ottenendo pero' il risultato certo che i primi nuovi assunti e i primi nuovi promossi alle fasce superiori si avranno non prima di qualche anno. Un vero e proprio blocco dei concorsi che si sommera' al probabile blocco dei concorsi gia' banditi e modificati in corso d'opera con un provvedimento legislativo insensato sul piano giuridico, politico e accademico.
Nel documento 'ministeriale' comunque si evita accuratamente di prevedere il superamento l'attuale articolazione della docenza in tre RUOLI separati, prescrivendo organici separati per fascia a livello di Ateneo.
E si sta anche molto attenti a non scontentare troppo i gruppi dominanti nazionalmente nei vari settori. Infatti nella formazione dei "comitati di settore" per l'abilitazione nazionale (di fatto la vecchia "libera docenza") si ripropone il 'consumato' sistema misto elezioni-sorteggio. Ma se si ritiene l'accademia in grado di scegliere con il voto i commissari piu' 'adatti', fuori dalle logiche di appartenenza, perche' non prevedere solo l'elezione? Al contrario, se si pensa che l'accademia non sia in grado di compiere scelte disinteressate, perche' non prevedere il sorteggio diretto?
Per quanto riguarda specificamente l'abilitazione come condizione necessaria ma non sufficiente per la progressione di carriera, va rimarcata l'aberrante situazione che deriverebbe dalla non previsione di un passaggio da una fascia all'altra legato esclusivamente ad un giudizio nazionale sull'attivita' del singolo docente. Infatti si potrebbero avere tanti casi di abilitati alla docenza nella fascia superiore (per esempio associati abilitati a ordinario) che dopo l'abilitazione svolgerebbero un'attivita' giudicata 'da ordinario' senza averne alcun riconoscimento. E magari l'ipotetico associato 'riconosciuto' ordinario, ma rimasto associato si trova nello stessa stanza di un suo (ex) collega, anche lui abilitato a ordinario, ma che ha invece avuto la 'fortuna' di essere stato effettivamente promosso grazie ad una positiva valutazione (ma su che basi?) e grazie anche ad un 'buco' nell'organico del ruolo degli ordinari.
Pura 'logica' accademica!
E' fin troppo evidente che mantenere la sostanza dell'attuale sistema di poteri concorsuali e' un tutt'uno con il mantenimento-rafforzamento del sistema di gestione degli Atenei, nella direzione del definitivo smantellamento dell'Universita' statale.
'Naturalmente' l'attuale Ministro ha finora deciso tutti i provvedimenti (compreso quello sulla governance e sui concorsi che dovrebbe 'uscire' tra pochi giorni) senza mai confrontarsi con le Organizzazioni rappresentative della docenza universitaria, proseguendo cosi' nello 'stile' del precedente ministro Mussi.
4. L'UNICA ALTERNATIVA AL NEPOTISMO
Lo ripetiamo: l'unico modo per superare il nepotismo accademico e' quello di fare DECIDERE da una Commissione nazionale i vincitori dei concorsi banditi dagli Atenei per il reclutamento. Per evitare la sopraffazione dei gruppi 'prevalenti' sul piano nazionale nei vari settori, occorre il sorteggio 'puro' dei commissari, prevedendo che della Commissione non possa fare parte piu' di un professore della stessa sede ed escludendo quelli appartenenti alle sedi che hanno bandito i posti (v. in calce la proposta 'integrale' dell'ANDU per la Riforma della docenza e dei concorsi).
Si potrebbe anche prevedere che la Commissione stili una graduatoria dei vincitori dei concorsi banditi dalle varie sedi, facendo scegliere, nell'ordine, agli stessi vincitori la sede in cui prendere servizio.
Per l'avanzamento nella carriera dovrebbe invece essere necessario 'soltanto' accertare, sempre attraverso una Commissione nazionale, che il candidato abbia INDIVIDUALMENTE raggiunto un livello della sua attivita' scientifica e didattica tale da poterlo promuovere IMMEDIATAMENTE nella fascia superiore, senza ulteriori interventi dell'Ateneo di appartenenza (e percio' non si dovrebbero introdurre organici separati per le tra fasce).
Per coprire la maggiore remunerazione di coloro che sono promossi nella fascia superiore dovrebbe prevedersi uno specifico fondo nazionale.
Con la proposta dell'ANDU si avrebbero "concorsi (e promozioni) piu' rapidi, piu' meritocratici, piu' internazionali, con meno nepotismi, localismi e lobbismi disciplinari", come titola la proposta n. 1 del PD che prevede invece sostanzialmente le stesse soluzioni contenute nel documento 'ministeriale' (nota 2), le quali sono anche sostanzialmente uguali a quelle proposte dalla CRUI.
5. LA SOLITA CAMPAGNA DEI PROFESSORI-OPINIONISTI
ad attivarsi i professori-opinionisti nella solita 'grande' stampa. E' lo stesso 'schema' collaudato per 'promuovere' e imporre la 'riforma' Berlinguer sui concorsi del 1998, oggi ferocemente criticata anche da coloro che l'hanno allora sostenuta. Sulle conseguenze di quella riforma fummo allora facili profeti.
Infatti, il 27 giugno 1998, PRIMA dell'approvazione della Legge Berlinguer, avevamo scritto:
"Con questa legge i concorsi locali ad ordinario e ad associato risulteranno una finzione come da sempre lo sono quelli a ricercatore.
Localismo, nepotismo e clientelismo, gia' ampiamente esercitati nei concorsi per l'ingresso nella docenza, saranno praticati anche nell'avanzamento nella carriera, in misura di gran lunga superiore a quanto sperimentato con gli attuali meccanismi concorsuali" ("Universita' Democratica", n. 162-163, p. 5).
E nel dicembre 1998, poco dopo l'approvazione della Legge Berlinguer, avevamo aggiunto: "ora anche la carriera deve essere decisa attraverso una cooptazione personale da parte di quelli che una volta si chiamavano baroni ed e' ad essi che bisognera' affidarsi, con adeguati comportamenti anche umani, per vincere concorsi che sono considerati, non a torto, una mera perdita di tempo, un fastidioso ritardo all'attuazione di una scelta gia' operata" ("Universita' Democratica", n. 168-169, p. 7).
Ma allora, come al solito, vinse l''opinione pubblica', cioe' coloro (De Rienzo, Panebianco, Eco, Schiavone, Pera), che hanno potuto accedere alla 'grande' stampa e che, con la sola eccezione di Tranfaglia, hanno 'supportato' l'approvazione della Legge Berlinguer.
Consigliamo a tutti la (ri)lettura delle posizioni espresse dall''opinione pubblica' di allora (v. nota 3), posizioni che, alla luce dei fatti, oggi possono apparire anche 'spiritose'.
6 aprile 2009
- Nota 1. Per leggere il documento 'ministeriale' "Autonomia e responsabilita' degli atenei: governance, valutazione, reclutamento", del 24 marzo 2009, cliccare:
- Nota 2. V. il documento dell'ANDU "Concorsi e Docenza: la controriforma del PD e la proposta dell'ANDU" del 6 novembre 2008. Per leggere il documento cliccare:
- Nota 3. Ecco una sintesi della 'propaganda' di allora a sostegno dei concorsi locali previsti dalla Legge dell'allora ministro Berlinguer:
- Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera del 6.7.96 scriveva che con le nuove norme della legge Berlinguer "i nuovi concorsi dovrebbero sfuggire alle vecchie logiche mafiose. Infatti sara' piu' difficile per i membri della commissione stabilire accordi truffaldini, poiche' si troveranno a decidere su un solo posto, per un singolo ateneo, e non piu' posti a livello nazionale."
- Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 22.7.96 affermava che solo "con l'autonomia e la liberta' di competizione" si poteva contrastare il provincialismo.
- Umberto Eco su Repubblica del 23.7.96 sosteneva che la legge Berlinguer "cerca di far funzionare l'universita' come i giornali o un'altra azienda produttiva. Gli atenei diventano responsabili della scelta del professore di cui hanno bisogno. Ma allora avverrebbe quel che avviene per i giornali: alcuni fanno ottime scelte, vendono bene e sono considerati autorevoli, altri fatti male, e tirano a campare. O chiudono". Se non passa senza sostanziali modifiche la legge Berlinguer "addio Europa", concludeva.
- Aldo Schiavone su Repubblica del 24.7.96 asseriva che e' "importante non perdere tempo in discussioni improduttive impancate solo per vanificare tutto". Berlinguer, per "vincere una partita difficile", "la conduca con freddezza e duttilita' - come sa del resto fare". "Vada per la sua strada, con fermezza e alla luce del sole."
- Marcello Pera sul Corriere della Sera del 25.7.96: "Finalmente abbiamo un bel ministro di destra - ha esordito il senatore berlusconiano -. Proprio quello che ci voleva! Se ha bisogno di aiuto, eccomi qua". "L'essenziale e' resistere alle pressioni del partito trasversale che si oppone al rinnovamento. E' una lobby potentissima: associati, ricercatori, sindacati dell'universita'." Questo e' davvero troppo!
Tra coloro che costituivano (e continuano a costituire) 'l'opinione pubblica' sulle questioni universitarie, solo Nicola Tranfaglia intui' che "il decentramento cosi' realizzato rischia di accentuare gli aspetti di clientelismo e di localismo gia' forti nelle nostre universita'." Per evitare cio', Tranfaglia auspicava una vera autonomia degli atenei per la quale pero' "non si puo' non ipotizzare proprio l'abolizione del valore legale del titolo di studio." (da Repubblica del 25.7.96). Cioe', un rimedio peggiore del male.
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LA PROPOSTA DELL'ANDU
Riteniamo che con la riforma proposta dell'ANDU si porrebbe veramente fine al nepotismo e a tutti i suoi 'annessi' e finalmente si lascerebbero ai docenti di qualsiasi livello la possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e' vero (come alcuni continuano a sostenere) che per i concorsi universitari tutto e' stato gia' (inutilmente) provato e invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.
- Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.