Thursday, July 30, 2009

FLC CGIL: Università , la FLC Cgil scrive al Ministro Gelmini

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

La FLC Cgil al Ministro Gelmini: sono necessarie misure urgenti

per il personale docente e ricercatore dell'Università

La FLC Cgil sollecita il Ministro Gelmini ad adottare misure urgenti per il personale docente e ricercatore dell'Università. Sblocco dei concorsi, misure per la mobilità e gli idonei, rientro dei cervelli, lettori e cel sono temi che chiedono risposte.

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione Universita', n. 31 del 23 luglio 2009





Direttore responsabile Ermanno Detti

Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
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Anno V n. 31 del 23 luglio 2009

Editoriale
  • Pensioni: misure inaccettabili quelle contenute nell'emendamento al decreto anti-crisi
Notizie
  • Decreto anti-crisi, misure parziali ed insufficienti
  • Disdetta dei contratti collettivi nazionali di lavoro dei comparti scuola, università e ricerca
  • Pubblicato il decreto che rivaluta le retribuzioni dei docenti universitari per il 2009
  • CGIL, Assemblea di Programma: le sintesi e gli interventi
  • Informazioni editoriali, TuttoContrattoUniversità
  • Nuova collana "Orientamenti" di Edizioni Conoscenza
Servizi e Rubriche
  • Brevissime
  • Appuntamenti

CIPUR: Lettera aperta al Presidente della Repubbica ed ai Presidenti di Senato e Camera


Lettera aperta al Capo dello Stato ed ai Presidenti di Senato e Camera dei Deputati sul prepensionamento dei Ricercatori universitari


Sig. Presidente della Repubblica e sig.ri Presidenti di Senato e Camera dei Deputati
Con profondo sconcerto per molte delle vicende che stanno caratterizzando la vita del Sistema Universitario Nazionale, ho il mandato di rivolgermi alle SS.LL. per evidenziare alcuni eccessi di interventi in atto sul sistema dei quali difficilmente si intravede l'utilità oltre che la coerenza con in raggiungimento di obiettivi, spesso condivisi, e che dovrebbero in ogni caso mantenersi nel contesto di corretti rapporti fra Stato e suoi operatori oltre che sempre garantire il rispetto della persona.
Sembra sfuggire a chi legifera che il risultato frequente degli interventi varati per riformare il Sistema Universitario Nazionale sia, almeno fino ad ora e sorprendentemente, non la riconfigurazione di strutture, finalità e funzionamenti, bensì il colpire le persone che operano nell'Università, in particolare se non più giovanissime, obbligandole fra l'altro ad un sistematico ricorso ad un contenzioso non voluto o ad una melanconica accettazione del sopruso in un avvilente fine carriera. È così che, mentre la società civile è spinta ad accettare l'ovvio, ovverosia l'innalzamento dell'età pensionabile in sintonia con l'aumentata età media (donne comprese), la cura per l'Università (ma non per lo Stato!!!) è fare il contrario. Gli interventi sono di chirurgia spiccia: via il fuori ruolo (già eliminato dalla L. 230/05) per chi ne aveva ancora diritto (fino ad obbligare la Consulta a rilevare parti incostituzionali negli interventi medesimi), via il + 2, fantasiose interpretazioni della L. 230/05 per i professori Associati, messa a riposo dei Ricercatori con 40 anni di "contribuzioni".
Con riferimento all'ultima questione citata, proprio in queste ore si cerca di attuare un intervento del quale il Paese non può e non potrà certo andare fiero: nel conteggio dei 40 anni contributivi non si vogliono considerare solo le contribuzioni derivanti dal servizio prestato, bensì anche le contribuzioni volontarie relative a periodi riscattati, così come le norme dello Stato prevedono si possa fare, a spese del lavoratore. Accade così che in questa interessata e demagogica crociata, che assume le caratteristiche di un forzato prepensionamento, vengano posti in quiescenza ricercatori non solo già vessati per le inadempienze del Sistema a livello della progressione di carriera, ma in età ben antecedente a quella che le norme prevedono come limite dell'età pensionabile (65 anni).
Nel rispetto per i fondamentali ruoli istituzionali delle SS.LL. e nella assoluta consapevolezza del particolare momento che il Paese vive e che ineluttabilmente richiede disponibilità per i giusti e dovuti cambiamenti, auspico la possibilità di sereni pareri in grado di ovviare all'intervenire di odiose forzature capaci solo di offendere l'amor proprio di cittadini lavoratori.
Porgo cordiali saluti
Prof. Vittorio Mangione
Perugia, 28 luglio 2009

Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal
Via G. Tilli n. 58 - 06127 Perugia (PG) - Italy
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CIPUR: COMUNICATO SULLA SENTENZA DELLA CONSULTA SUL FUORI RUOLO



CARO MUSSI, IL CIPUR-Confsal LO AVEVA AFFERMATO CON FORZA:

NEGARE IL FUORI RUOLO A CHI NE AVEVA DIRITTO ERA PROPRIO UNO SCIPPO!!




Sancita la incostituzionalità della parte della L. n. 244, art. 2, comma 434, laddove si applica ai professori già in fuori ruolo


Con la sentenza n. 236 del 16 luglio 2009

( http://www.cipur.it/Varie/Fuori%20Ruolo/CORTE%20COSTITUZIONALEsentenza236.pdf )

della Consulta rinasce la speranza di vivere in uno Stato di diritto, pur densamente popolato da strani personaggi pubblici che si ingegnano, nel perseguire obiettivi anche condivisibili, ad utilizzare mezzi irrispettosi delle persone, dei loro diritti, dei patti che lo Stato aveva con loro stabilito. In particolare, la Consulta :"… dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 434, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008), nella parte in cui si applica ai professori universitari per i quali sia stato disposto il collocamento fuori ruolo con formale provvedimento amministrativo e che hanno iniziato il corso del relativo periodo."

Nella corposa disamina che la Corte Costituzionale antepone alla sentenza si rileva, inoltre, che il "… giudizio di costituzionalità in via incidentale è limitato alle disposizioni e ai parametri indicati nelle ordinanze di rimessione, non potendo essere presi in considerazione, oltre i limiti in queste fissati, ulteriori questioni o profili di costituzionalità dedotti dalle parti, sia che siano stati eccepiti, ma non fatti propri dal giudice a quo, sia che siano diretti ad ampliare o modificare successivamente il contenuto delle stesse ordinanze …". Ciò può significare che espliciti sospetti di incostituzionalità fatti propri da un qualche TAR e relativi anche, p. e., ai professori cui già era stato comunicato ed assegnato con D.R. il periodo di fuori ruolo (p.e., sembra il TAR Piemonte) potrebbero dare luogo ad ulteriori interventi in materia, che noi auspichiamo, della Corte Costituzionale. Sul fuori ruolo, quindi, la storia non è ancora finita.

È inoltre gradevole poter leggere, proprio da parte nostra che da anni ci battiamo per il rispetto delle leggi e delle persone cui sono rivolte, che "… Nella giurisprudenza di questa Corte, poi, è consolidato il principio del legittimo affidamento nella sicurezza giuridica, che costituisce elemento fondamentale dello Stato di diritto e non può essere leso da disposizioni retroattive, che trasmodino in regolamento irrazionale di situazioni sostanziali fondate su leggi anteriori (ex plurimis, sentenze n. 24 del 2009; n. 11 del 2007; n. 409 del 2005; n. 446 del 2002; n. 416 del 1999 e n. 390 del 1995)." E che " … Infatti, in base alla giurisprudenza costituzionale, è da ritenere ammissibile un intervento legislativo che modifichi la disciplina del pensionamento dei pubblici dipendenti, ma tale intervento non è consentito ad libitum. In particolare, non può ritenersi consentita una modifica legislativa che, intervenendo in una fase in cui il dipendente ha tutte le ragioni per ritenere certo il collocamento a riposo ad una certa data, muti la disciplina vanificando le sue legittime aspettative, come avvenuto nel caso di specie."

È auspicabile che TAR e Consulta possano concordare anche sulla incostituzionalità del punto 10 dell'art 72 della L. n. 133/08 di conversione del D.L. 25/6/08, n. 112, con il quale Brunetta ha annullato i D.R. che - a seguito di domanda in linea con le leggi vigenti - concedevano a chi aveva ritenuto di chiederli i due anni aggiuntivi.

A breve, inoltre, qualche TAR, grazie ai ricorsi organizzati da CIPUR-Confsal, si pronuncerà sulla singolare interpretazione della L. 230/05 da parte di molti Rettori che, snaturandone lo spirito e gli intenti, per i professori associati portano l'età di pensionamento al 68.mo anno, spesso annullando vecchi D.R. che la correttamente fissavano al 70.mo.


Prof. Vittorio Mangione

Segreteria Nazionale CIPUR-Confsal

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ANDU: Critica ai tagli - Pre-pensionamenti?

1. Il CURC Puglia contesta duramente i tagli del MiUR al FFO
2. Pre-pensionamenti?


1. Il CURC Puglia contesta duramente i tagli del MiUR al FFO

Invitiamo a leggere il documento di dura critica alla classifica ministeriale degli Atenei approvato il 27 luglio 2009 dal Comitato Universitario di Coordinamento della Regione Puglia (CURC). Per leggere il documento cliccare:


2. Pre-pensionamenti?

Il 27 luglio 2009 e' stato approvato alla Camera da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
IL testo iniziale dell'ordine del giorno e' qui sotto riportato.
Il DL passera' ora all'esame del Senato e, se modificato, ritornera' alla Camera per l'approvazione definitiva.

===

Testo non riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:

nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati; tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito; con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis; il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover; il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di «nuovi» pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette «finestre» di uscita; le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio; il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi «punitive» per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato; la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo ad adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.

9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: FFO: "Robin Hood alla rovescia" - "Pre-pensionamenti per far cassetta"

1. FFO: "Robin Hood alla rovescia"
2. "Pre-pensionamenti per far cassetta"


1. FFO: "Robin Hood alla rovescia"

Sulla classifica ministeriale degli Atenei segnaliamo l'intervento di Rossano Pazzagli "Questo Governo Robin Hood alla rovescia", sul Tirreno del 29 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Su questa stessa questione abbiamo gia' segnalato il documento di dura critica approvato il 27 luglio 2009 dal Comitato Universitario di Coordinamento della Regione Puglia (CURC). Per leggere il documento cliccare:

Il 26 luglio 2009 l'ANDU ha diffuso il documento "Giavazzi: 'gli atenei bruceranno'", riguardante anche questa questione. Per leggere il documento cliccare (senza interrompere i caratteri!):


2. "Pre-pensionamenti per far cassetta"

Segnaliamo l'intervento di Giulio Mazzilli "L'identita' ibrida dei ricercatori", sulla Stampa del 29 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Si ricorda che 27 luglio 2009 e' stato approvato alla Camera da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
IL testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui sotto riportato.
Il DL passera' ora all'esame del Senato che lo approvera' senza alcuna modifica. E' stato annunciato un decreto-legge correttivo che dovrebbe essere approvato dal Governo venerdi' 31 luglio 2009. In questo nuovo decreto legge potrebbe-dovrebbe essere inserita la modifica richiesta con il suddetto ordine del giorno.

===

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:

nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati;

tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;

con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis;

il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;

il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di «nuovi» pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette «finestre» di uscita;

le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio;

il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi «punitive» per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita',

impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

ANDU: Ricercatori: confermata possibilita' pre-pensionamento

Il governo ha posto la fiducia sul maxiemendamento al "DL 78/09:
Provvedimenti anticrisi" in discussione alla Camera.
Il voto finale alla Camera e' previsto per il 28 luglio 2009. Il provvedimento sara' discusso dal 30 luglio al Senato, dove dovrebbe essere definitivamente approvato il primo o il 2 agosto.

Il maxiemendamento contiene anche l'emendamento al DL, gia' approvato dalle Commissioni Riunite V e VI il 17 luglio 2009, che riguarda il pre-pensionamento nel pubblico impiego.

= Testo dell'emendamento, contenuto nel maxiemendamento, sulla possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici :

"Dopo il comma 35, aggiungere i seguenti:
35-novies. Il comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e' sostituito dal seguente: «11. Per gli anni 2009, 2010 e 2011, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono, a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima CONTRIBUTIVA di 40 anni del personale dipendente, nell'esercizio dei poteri di cui all'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro ed il contratto individuale, anche del personale dirigenziale, con un preavviso di sei mesi, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con i ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno, della difesa e degli affari esteri, sono definiti gli specifici criteri e le modalita' applicative dei principi della disposizione di cui al presente comma 1, relativamente al personale dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, tenendo conto delle rispettive peculiarità ordinamentali. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche nei confronti dei soggetti che abbiano beneficiato dell'articolo 3, comma 57, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai magistrati, ai professori universitari ed ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa».

35-decies. Restano fermi tutte le cessazioni dal servizio per effetto della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro a causa del compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni, decise dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in applicazione dell'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo vigente prima dell'entrata in vigore della legge 4 marzo 2009, n. 15, e della modifica apportata dall'articolo 6, comma 3, della stessa legge, nonche' i preavvisi che le amministrazioni hanno disposto prima della medesima data, in ragione del compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni, e le conseguenti cessazioni dal servizio che ne derivano."

ANDU: Giavazzi: "gli atenei bruceranno"

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

GIAVAZZI: "A NOVEMBRE GLI ATENEI BRUCERANNO"


1. Giavazzi ha quasi ragione
2. La reazione dei Rettori


1. Giavazzi ha quasi ragione

Tutti i quotidiani hanno dato notizia della classifica ministeriale che dovrebbe comportare l'aumento o la riduzione del FFO per i singoli Atenei statali non 'speciali'.
I criteri adottati per formulare questa classifica sono improvvisati, arbitrari, parziali, non discussi con il mondo universitario e sono stati utilizzati dati vecchi.
Ma quello che e' ancora piu' grave e' l'idea stessa di premiare gli Atenei 'virtuosi' e di punire gli altri senza PRIMA avere rilanciato gli Atenei statali. Un rilancio che richiede PRIORITARIAMENTE il consistente aumento (come negli altri Paesi) dei finanziamenti (il contrario del crescente 'strangolamento finanziario' in corso da molti anni) e una vera riforma della 'governance' e del reclutamento che consenta finalmente la gestione democratica e responsabile degli Atenei e che debelli realmente il nepotismo.

Uno dei pochi commenti che sembra abbia colto la gravita' della situazione in cui versa l'Universita' e' quello di Francesco Giavazzi quando, in conclusione del suo solito fondo sul 'suo' solito quotidiano (v. nota), scrive:
"Il passo successivo sara' cambiare la governance degli atenei limitando il potere dei rettori, oggi sottratti a qualunque controllo e schiavi dei loro grandi elettori. E tuttavia, nessuna riforma salvera' le nostre universita' se queste rimarranno senza risorse. Con i tagli confermati nel Dpef molte universita' a novembre chiuderanno. La scelta e' del ministro dell'Economia: o rinuncia ai suoi tagli, o ha il coraggio di proporre un innalzamento delle rette pagate dalle famiglie. Oggi puo' ancora scegliere; a novembre, quando gli atenei bruceranno, potra' solo pagare per spegnere l'incendio."

Certamente non salvera' "le nostre universita'" una riforma che, come quella voluta dalla Confindustria, dal Ministero, dal PD e dalla CRUI, aumenta senza limiti "il potere dei rettori", gia' oggi potenti per l'assenza di un reale controllo da parte dei propri Atenei, attraverso Organi che (a differenza degli attuali SA 'dominati' dai Presidi) dovrebbero essere composti esclusivamente da rappresentanti eletti direttamente da tutte le componenti universitarie.
Ed e' vero che LA QUESTIONE oggi e' quella rappresentata dai tagli; tagli mortali voluti e decisi dagli 'economisti' del Ministero dell'Economia. Di questa 'semplice' realta', invece, i rettori-capponi di Renzo sembrano non rendersi conto e in ogni caso non sono certo essi che potranno affrontarla adeguatamente, essendo espressione di quell'assetto di potere oligarchico
che e' una delle principali cause del dissesto degli Atenei e della crisi dell'Universita' statale.

Cio' che non sembra essere chiaro a Francesco Giavazzi e' che il vero ministro dell'Universita', che e' quello dell'Economia, per evitare che gli Atenei "brucino" non puo' che 'scegliere' di "rinunciare ai suoi tagli".
Infatti, se la soluzione adottata dal ministro Tremonti dovesse essere quella di confermare i tagli e 'sanare' gli Atenei con l'aumento delle tasse degli studenti, a novembre (ma anche prima) gli Atenei "bruceranno" e ci auguriamo che a fianco degli studenti ci siano anche quei docenti che vogliono opporsi alla mercificazione della conoscenza e alla protervia dei 'privati' e dei loro 'addentellati' accademici che, in nome del "libero mercato", vogliono appropriarsi delle risorse pubbliche per l'alta formazione e la ricerca, come hanno gia' consistentemente cominciato a fare.

- Nota. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "Passo importante e qualche limite", sul Corriere della Sera del 25.7.09, cliccare:


2. La reazione dei Rettori

I quotidiani hanno riportato anche i commenti di alcuni Rettori.
'Naturalmente' le opinioni espresse dai Rettori sono strettamente legate a cio'che e' toccato in sorte al loro Ateneo.
Questa reazione 'interessata' dei Rettori potrebbe risultare utile almeno a mettere la parola fine alla pretesa dei Rettori italiani di esprimere, attraverso la CRUI, una qualsiasi forma di rappresentanza unitaria del Sistema nazionale degli Atenei; rappresentanza che, come l'ANDU ha documentato, la CRUI non ha mai espresso, 'limitandosi' di fatto a fiancheggiare la politica controriformatrice e demolitrice dei Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni.
L'ANDU l'ha sempre detto: la Conferenza dei Rettori STRUTTURALMENTE non puo' rappresentare gli interessi generali dell'Universita' italiana perche' i Rettori sono eletti per rappresentare e gestire gli interessi 'particolari' dei singoli Atenei.
Il Sistema nazionale degli Atenei statali e' da anni sotto attacco da parte dei poteri forti accademico-confindustriali, che possono contare sul Ministero dell'economia e su 'qualificati' economisti-opinionisti. E a rappresentare e difendere l'autonomia del Sistema non c'e' un Organo nazionale di autogoverno, composto da rappresentanti direttamente eletti da tutte le componenti universitarie ed espressi in maniera non frammentaria e non corporativa. Questo e' il risultato della scelta fatta anni fa' dal ministro Luigi Berlinguer e dal sottosegretario Luciano Guerzoni.

26 luglio 2009

Thursday, July 16, 2009

ANDU: Il cassetto di Giavazzi

Secondo Francesco Giavazzi "il ministro Gelmini da mesi ha nel cassetto una riforma ambiziosa e contrastata (ad esempio i rettori si oppongono alla proposta di vedersi sottratta la presidenza del cda degli atenei e non vogliono veder modificato il meccanismo con cui sono eletti)". Giavazzi lo ha scritto sul 'suo' Corriere della Sera del 14 luglio 2009 (v. nota).

Il fatto e' che nelle varie proposte di DDL ministeriali (e in quella parallela e convergente del PD) e' prescritto che sia proprio il Rettore a presiedere il Consiglio di Ammnistrazione e non e' invece prescritto un meccanismo elettivo del Rettore diverso da quello attuale.

Una delle due: o Francesco Giavazzi ha un accesso privilegiato al cassetto segreto del ministro Gelmini o egli continua a sparare le sue opinioni senza preoccuparsi di leggere quello su cui scrive.

Certamente una sparata e' la sua soluzione ai tagli del ministro Tremonti che, a dire dello stesso Giavazzi, tratta l'Universita' come una bestia che va affamata per renderla mansueta. La soluzione di Francesco Giavazzi e' quella di aumentare le tasse agli studenti.
La soluzione 'inventata' da Francesco Giavazzi sarebbe una "mediazione fra i ministri" Gelmini e Tremonti. Questa mediazione, della quale lo stesso Giavazzi 'incarica' direttamente Berlusconi, andrebbe fatta per evitare che a novembre studenti e rettori stiano "insieme sulle barricate".
E sempre piu' evidente che di fronte a questi 'interlocutori' e di fronte a queste 'alternative' sarebbe necessario che a settembre "sulle barricate" comunque vi siano insieme i docenti e gli studenti.

Nota. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "L'universita' delle ipocrisie", sul Corriere della Sera del 14 luglio 2009, cliccare:

ANDU su Repubblica e 'rifrittura' mediatica

1. Lettera dell'ANDU su Repubblica
2. Universita': 'rifrittura' mediatica


- 1. Lettera dell'ANDU su Repubblica

Riportiamo il testo di una lettera dell'ANDU pubblicata su Repubblica del 16 luglio 2009. Il testo pubblicato e' stato ridotto dalla Redazione per motivi di spazio. Il testo integrale della lettera e' riportato in calce.

"Universita', piu' inganni che buoni propositi

Nunzio Miraglia - Ass. Naz. Docenti universitari

Mario Pirani attribuisce (13 luglio) al Ministro buoni propositi ai quali si contrapporrebbero poteri forti.
La realta' e' che i 'rappresentanti' dei poteri forti accademici (rettori, professori, ecc.) sostengono con forza la riforma Gelmini.
Su due punti centrali Pirani peraltro correttamente scrive:
1. Sui concorsi. "Cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma un'abilitazione scientifica nazionale totalmente scollegata dai reali posti disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a permanere il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata diretta' senza concorso". Noi da anni proponiamo un concorso unico nazionale, con commissioni interamente sorteggiate, SENZA alcun ulteriore concorso locale.
Cio', in Italia MAI previsto, sconfiggerebbe realmente il nepotismo accademico.
2. Sui precari. "Si legittima "una sorta di 'docenza liquida', ... per gonfiare l'offerta didattica". Proprio per questo proponiamo un periodo di pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura con adeguata retribuzione, diritti e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato agli sbocchi nel ruolo della docenza."


- 2. Universita': 'rifrittura' mediatica

Il 14 luglio 2009 si e' tenuto a Roma il Convegno "Universita', verso la riforma", organizzato dal Gruppo parlamentare del PDL del Senato. Hanno partecipato al Convegno molti di coloro che in diversa misura, di fatto, decidono sull'Universita'. Sono intervenuti anche i due veri protagonisti delle vicende universitarie, il ministro Giulio Tremonti e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, che sono riusciti a non dire sostanzialmente nulla sui tagli mortali per l'Universita' da loro voluti e ancora in vigore.
Il dibattito e' stato una 'rifrittura' di quanto si trascina e si ripete da mesi; 'rifrittura' che l'indomani la 'grande' stampa ha ripresentato come novita' dell'ultima ora.
Si invita ad ascoltare gli l'interventi al Convegno per avere diretta conoscenza della 'consistenza' del confronto tra gli 'autori' delle 'riforme' che stanno distruggendo l'Universita' italiana.
Per ascoltare gli interventi al Convegno cliccare: http://www.radioradicale.it/scheda/283505

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Testo integrale della lettera dell'ANDU inviata a Repubblica:

"Nel suo intervento del 13 luglio 2009 Mario Pirani attribuisce al Ministro buoni propositi ai quali si contrapporrebbero poteri forti accademici e politici.
La realta' e' esattamente quella opposta: le 'riforme' del Ministro (cioe' di coloro che le scrivono per lei), se approvate, finirebbero di demolire l'Universita' italiana, e non a caso i 'rappresentanti' dei poteri forti accademici (rettori, professori-opinionisti, ecc.) non "si frappongono" ad esse, ma, al contrario, le richiedono con forza.
Peraltro le opinioni che Pirani riporta ampiamente nel suo 'pezzo', affrontano correttamente due punti centrali delle presunte riforme del ministro Gelmini (le modalita' concorsuali e il precariato), rimarcandone la inefficacia (concorsi) e la dannosita' (precariato).
Sui concorsi si legge che nel DDL ministeriale "cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma un'abilitazione scientifica nazionale" "totalmente scollegata dai reali posti disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a permanere il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata diretta' senza concorso". L'ANDU da anni propone per il reclutamento nella fascia dei ricercatori un concorso unico nazionale, con commissioni interamente sorteggiate, SENZA alcun ulteriore"concorso locale". Cio', che in Italia non e' stato MAI previsto, sconfiggerebbe realmente il nepotismo accademico.
Sul precariato si legge che nel DDL ministeriale si legittima "una sorta di 'docenza liquida', vale a dire dei contratti di ricerca o di attivita' didattica integrativa istituiti dalla Legge Moratti. Tali contratti sono stati attivati a migliaia per gonfiare l'offerta didattica". L'ANDU da anni propone un periodo di pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza."

ANDU: Pirani e Mariastella

Invitiamo a leggere l'intervento di Mario Pirani "Pensaci Mariastella: basta la buona volonta'?", su Repubblica del 13 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:

Mario Pirani denuncia "le ostilita' trasversali delle varie consorterie accademiche e di partito che si frappongono alle misure piu' significative da lei (il ministro Mariastella Gelmini, ndr) annunciate e sempre rinviate."
Mario Pirani, come recentemente ha fatto anche Francesco Giavazzi (nota 1), attribuisce al Ministro buoni propositi ai quali si contrapporrebbero poteri forti accademici e politici.
La realta' e' esattamente quella opposta: le 'riforme' del Ministro (cioe' di coloro che le scrivono per lei), se approvate, finirebbero di demolire l'Universita' italiana, e non a caso i 'rappresentanti' dei poteri forti accademici (rettori, professori-opinionisti, ecc.) non "si frappongono" ad esse, ma, al contrario, le richiedono con forza.

Peraltro le opinioni dei due docenti universitari, che Pirani riporta ampiamente nel suo 'pezzo', affrontano due punti centrali delle presunte riforme del ministro Gelmini (le modalita' concorsuali e il precariato), rimarcandone la inefficacia (concorsi) e la dannosita' (precariato).

Sui concorsi il primo docente scrive, giustamente, che nel DDL ministeriale "cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma un'abilitazione scientifica nazionale" "totalmente scollegata dai reali posti disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a permanere il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata diretta' senza concorso".
L'ANDU da anni propone un concorso unico nazionale, SENZA alcun ulteriore "concorso locale" (nota 2).

Sul precariato il secondo docente scrive che nel DDL ministeriale si legittima "una sorta di 'docenza liquida', vale a dire dei contratti di ricerca o di attivita' didattica integrativa istituiti dalla Legge Moratti.
Tali contratti sono stati attivati a migliaia per gonfiare l'offerta didattica". "Se ne deduce che per qualche Ateneo sarebbe forse conveniente sul piano finanziario sostituire gradualmente un certa percentuale di vecchi 'baroni' con contrattisti, scelti in piena discrezionalita' (tra giornalisti, personaggi della tv e dello spettacolo, esponenti del mondo dell'impresa e delle professioni, o anche politici di secondo rango)."
Lo stesso docente scrive contro i "cosiddetti ricercatori a tempo determinato". Su questo argomento il docente scambia la figura del "ricercatore a tempo determinato" per una figura di ruolo, mentre si tratta di una 'occasione' di ulteriore prolungamento delle situazioni di precariato.
Per superare il fenomeno del precariato da anni l'ANDU propone una soluzione organica e 'semplice' (nota 2).


- Nota 1. V. il documento dell'ANDU "Giavazzi, Ministro, CRUI, IIT" del 6 luglio 2009. Per leggere il documento cliccare:
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- Nota 2. PROPOSTA DELL'ANDU SU DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI

Premessa.
Riteniamo che con la riforma proposta dall'ANDU si porrebbe veramente fine al nepotismo e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e' vero (come alcuni continuano a sostenere) che per i concorsi universitari tutto e' stato gia' (inutilmente) provato e invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi, seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito i posti.

Proposta.
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

ANDU: Su incontro ANDU-Rettore

COMUNICATO SULLíINCONTRO DELLíANDU CON IL RETTORE DELLíUNIVERSITAí DI PALERMO

L'Esecutivo dell'ANDU dell'Universita' di Palermo lí8 luglio 2009 ha incontrato il Rettore Roberto Lagalla chiedendo chiarimenti in ordine alle seguenti questioni:
- Stato reale della crisi finanziaria dell'Ateneo
- Stato del processo di riduzione del numero dei dipartimenti
- Orientamento del Rettore in caso di reintroduzione della norma sul pensionamento anticipato dei ricercatori
- Valutazione della situazione nazionale.

Il Rettore ha risposto spiegando che:
- la crisi finanziaria dell'Ateneo e' di natura strutturale ed e' quantificabile in circa 30 milioni di euro, pari alla differenza tra le previsioni di uscita e di entrata. La strutturalita' della crisi comporta che negli anni a venire il problema si presentera' nella medesima misura. In atto l'Amministrazione sta provvedendo a realizzare una serie di economie per ridurre le uscite e ad incrementare le entrate con provvedimenti di fiscalita' nei confronti degli studenti e sollecitando la Regione Sicilia per un sostegno finanziario alle attivita' dell'Ateneo;
- il processo di riduzione del numero dei dipartimenti e' stato avviato e si completera' entro la fine del 2010. Dal primo gennaio 2010 i dipartimenti con meno di 15 componenti non avranno piu' l'autonomia amministrativa e da primo gennaio 2011 essi saranno definitivamente disattivati. Questo provvedimento dovrebbe portare alla ridizione del numero dei dipartmenti a circa la meta' di quelli attuali;
- se dovesse essere reintrodotta la norma sulla possibilitaí di pre-pensionare coloro che hanno maturato 40 anni di contributi, a suo personale avviso, essa dovrebbe essere applicata soltanto ai ricercatori non attivi nella didattica e nella ricerca. Il Rettore si eí comunque impegnato a consultare preventivamente l'ANDU se la questione dovesse essere posta all'ordine del giorno degli Organi accademici;
- la situazione nazionale induce seria preoccupazione per i tagli in atto; tagli che, se dovessero essere prossimamente confermati, richiederebbero una forte protesta delle Universitaí.

Anche alla luce di quanto emerso nellíincontro con il Rettore, la situazione dellíAteneo di Palermo risulta molto difficile ed eí forte la preoccupazione che i provvedimenti previsti possano risultare insufficienti per scongiurare all'Ateneo un futuro buio e incerto, specie se dovessero essere confermati dal Governo i tagli alle Universitaí.
Se la situazione dovesse sostanzialmente rimanere quella attuale, l'Ateneo eí destinato a subire un drastico ridimensionamento, tanto nelle strutture quanto nelle attivita' didattiche e di ricerca.
Della gravitaí della situazione dell'Ateneo e degli scenari che potrebbero aprirsi e' necessario essere tutti consapevoli ed eí opportuno informarne tempestivamente l'opinione pubblica.
Su tutto cioí, in ogni caso, bisogneraí discutere insieme e insieme si dovranno ricercare le soluzioni necessarie e decidere le iniziative piuí adeguate.

ANDU: Giavazzi, Ministro, CRUI, IIT

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

GIAVAZZI, MINISTRO, CRUI, IIT

1. Ancora Francesco Giavazzi
2. Risposta del Ministro
3. Precisazione del Presidente della CRUI
4. Precisazione del Direttore scientifico dell'IIT e replica di Giavazzi

Il 15 maggio 2009 abbiamo diffuso il messaggio "Economisti, 'abbiate pieta' di noi'" nel quale invitavamo a leggere l'intervento di Philip Delves Broughton "Harvard's masters of the apocalypse" (nota 1).
Nel messaggio scrivevamo:
"Spereremmo che questo intervento 'illuminasse' quegli economisti italiani che hanno sequestrato e stanno distruggendo l'Universita' statale italiana e che continuano a 'dettare legge', servendosi del 'loro' ministero e della 'grande' stampa che fa loro da megafono."

Appello vano, almeno nel caso di Francesco Giavazzi, economista bocconiano, che e' ritornato, sul 'suo' Corriere della Sera, a dare 'consigli' al ministro Mariastella Gelmini (nota 2). I 'consigli' di Giavazzi vanno presi sul serio dato che nel recente passato il suo 'consiglio' di cambiare "con urgenza" le regole concorsuali in vigore da decenni e' stato prontamente 'tradotto' in legge, producendo il 'solo' effetto di bloccare i concorsi universitari gia' banditi e in via di espletamento.


- 1. Ancora Francesco Giavazzi

Su richiesta del Direttore del Corriere della Sera , Francesco Giavazzi ha commentato "la lettera di Rita Clementi al Presidente Napolitano (nota 3).
Rita Clementi e' uno dei "cervelli in fuga", cosi' come, scrive Giavazzi, "alcuni coraggiosi" che "dopo essere tornati ripartono" "dall'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che aveva suscitato tante speranze" (v. piu' avanti il punto 4).
La soluzione 'consigliata' da Giavazzi e': cambio delle regole e nuove risorse. E aggiunge: "E se le risorse proprio non ci sono?" Allora bisogna "alzare SIGNIFICATIVAMENTE le rette". E, rivolgendosi al "caro Ministro", Francesco Giavazzi conclude: "Ma il varo di quella legge (il DDL su 'governance' e reclutamento, ndr) viene rimandato di settimana in settimana, immagino perche' interessi forti vi si oppongono: rettori (v. piu' avanti il punto 3), vecchi baroni, anche grand commis che reggono il suo ministero."


- 2. Risposta del Ministro

Il ministro Mariastella Gelmini subito risponde "volentieri alle sollecitazioni che Francesco Giavazzi mi pone". Lo stesso Ministro invece da mesi non risponde alle Organizzazioni universitarie che lo "sollecitano" per un confronto diretto sulle questioni universitarie, a partire da un documento elaborato dalle stesse Organizzazioni, che contiene proposte organiche e ragionate.
Nella sua risposta, il Ministro sostiene che "se tanti giovani sono a spasso o all'estero", questo dipende dalla scelta negli Atenei di spendere piu' per gli avanzamenti di chi e' gia' in ruolo, piuttosto che per il reclutamento dei giovani. E dipende anche dal fatto che "i nostri docenti vanno in pensione molto piu' tardi dei loro colleghi stranieri".
Il Ministro dimentica che, oltre ai "tanti giovani a spasso o all'estero", vi sono circa 50.000 giovani ed ex giovani che stanno DENTRO gli Atenei dove lavorano, sotto varie 'forme' precarie, svolgendo una indispensabile attivita' didattica e di ricerca. Rispetto a questi giovani l'attuale Governo, proseguendo l'azione dei Governi precedenti, ha tagliato in maniera mortale i finanziamenti all'Universita', ha tagliato a meta' il turn over, ha comunque bloccato tutti i concorsi (compresi quelli a ricercatore), utilizzando una 'geniale pensata' proprio di Francesco Giavazzi. Blocco che verrebbe reintrodotto o prolungato di fatto per altri anni se dovesse essere approvato il meccanismo delle tre abilitazioni nazionali e dei tre concorsi locali, previsto dai DDL ministeriale e del PD.
Il fatto e' che il ministro Gelmini di questo non ha alcuna colpa. Infatti, l'attuale Ministro, come tutti quelli che lo hanno preceduto, non ha alcuna reale competenza in materia di finanziamenti e di blocchi: a decidere su queste questioni fondamentali per l'Universita' sono i Ministri dell'Economia, anzi il Ministero dell'Economia, dove da decenni gli 'economisti' operano per strangolare l'Universita' e rifondarla secondo le richieste (e gli interessi) della Confindustria e dei suoi 'seguaci' accademici.
Nella sua risposta a Giavazzi il Ministro informa che il DDL su 'governance' e reclutamento, da mesi continuamente in via di imminente presentazione al Consiglio dei Ministri, "sara' presentato in autunno".


- 3. Precisazione del Presidente della CRUI

Secondo Giavazzi ad opporsi al DDL ministeriale sarebbero anche "rettori". Rettori?! Ma che dice? Qui Giavazzi la spara proprio grossa. Ma se sono proprio i Rettori a chiedere l'approvazione del DDL ministeriale che, come quello del PD, fa diventare i Rettori dei sovrani assoluti! Giustamente Enrico Decleva, presidente della CRUI, risentito per l'accusa di Giavazzi, ricorda che la CRUI ha chiesto "con forza al Governo di provvedere senza indugi al varo dei provvedimenti di riforma e al contestuale rifinanziamento del sistema." E, per non lasciare alcun dubbio sulla sua 'collocazione', Decleva aggiunge che la CRUI "ha al contrario seguito POSITIVAMENTE l'iter della riforma sin dal suo delinearsi: continuando a operare affinche' essa vada in porto il piu' RAPIDAMENTE possibile." (nota 4).
In questa circostanza Enrico Decleva ha parlato a nome dei Rettori di tutta Italia. A Milano, agendo all'interno della 'Lega lombarda dei Rettori', lo stesso Decleva, "sorridendo come non faceva da mesi", dichiara: "Non vorrei dire, ma nel momento in cui lo Stato si ritira, e' giusto che altri soggetti si facciano avanti" (nota 6). L'"altro soggetto" e' la Regione lombarda.
Insomma, la Conferenza dei Rettori serve a strappare una legge per rafforzare enormemente il potere dei Rettori, per il resto si salvi chi puo' e pazienza se "lo Stato si ritira" e non attua quel "rifinanziamento del SISTEMA" nazionale degli Atenei che la CRUI ritualmente chiede.


- 4. Precisazione del Responsabile scientifico dell'IIT e replica di Giavazzi

Contrariamente a quanto affermato da Francesco Giavazzi, "non e' corretto che anche dall'IIT ci sia una 'fuga di cervelli'." A sostenerlo e' Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'IIT (nota 4).
Francesco Giavazzi, nella sua replica (nota 4) non smentisce la smentita di Cingolani, ma si lancia in un 'complesso' argomentare: "L'IIT e' un'importante novita' nel mondo scientifico, nel quale ha finalmente portato un po' di concorrenza". Lo stesso Giavazzi subito dopo, giustamente, ricorda che "l'istituto ha beneficiato di ampi fondi pubblici, taluni, come la dote della soppressa fondazione IRI, trasferiti per legge, al riparo da una procedura aperta ad altri centri di ricerca. Puo' darsi che questa protezione dalla concorrenza sia giustificata dai risultati ottenuti nella ricerca, ma non lo sappiamo."
Ma che "po' di concorrenza" e' quella "portata" da chi riceve immense risorse pubbliche e opera "protetto dalla concorrenza", mentre a tutti gli altri Enti 'concorrenti' si tagliano i fondi in misura tale da farli chiudere? Qui il 'ragionamento' di Francesco Giavazzi diventa particolarmente 'difficile'.

6 luglio 2009

- Nota 1. Per leggere l'intervento di Philip Delves Broughton (in italiano e in inglese) cliccare:
- Nota 2. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "Il merito da premiare", sul Corriere della Sera del 3.7.09, cliccare:
- Nota 3. Per leggere la lettera di Rita Clementi "Scappo dall'Italia. Qui la ricerca e' malata", sul Corriere della Sera del 29.6.09, cliccare:
- Nota 4 . Per leggere l'intervento del ministro Mariastella Gelmini "Far crescere la cultura del merito per combattere la fuga dei cervelli" e la lettera del Direttore scientifico dell'IIT "La 'fuga di cervelli' e l'IIT", sul Corriere della Sera del 4.7.09, cliccare:
- Nota 5. Per leggere la lettera del Presidente della CRUI "Riforma universitaria: i rettori", sul Corriere della Sera del 4.7.09, cliccare:
- Nota 6. V. l'articolo "I rettori: basta fuga di cervelli. Regione: ecco i fondi", sul Corriere della Sera di Milano del 2.7.09. Per leggere l'articolo cliccare:

ANDU: Rettore ad ANDU-UNIPA

Per un disguido, solo ora abbiamo potuto leggere la dettagliata risposta del rettore Roberto Lagalla al documento dell'ANDU di Palermo, diffuso il 5 giugno scorso, sulla situazione dell'Univerita' italiana e, in particolare, su quella del nostro Ateneo.
Diffondiamo la risposta inviataci dal Rettore, allegando il documento dell'ANDU al quale essa si riferisce.
Dopo il previsto incontro con il Rettore esprimeremo la nostra opinione aggiornata.
Ringraziamo il Rettore per l'attenzione mostrata nei confronti del documento dell'ANDU dell'Ateneo di Palermo.

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RISPOSTA DEL RETTORE LAGALLA AD ANDU-UNIPA:

"Ho ricevuto e letto con attenzione il documento che l'Esecutivo dell'ANDU di Palermo ha diffuso in data 5 giugno u.s..
Al riguardo, rispetto le considerazioni espresse in merito alla situazione generale del sistema universitario italiano che, come e' noto, e' in attesa delle annunciate riforme ordinamentali e di governance ma, soprattutto, vive una condizione di asfissiante sottofinanziamento che rischia di deprimere ogni concreta azione di rinnovamento e rilancio dell'alta formazione e della ricerca.
Sul piano interno, vengono svolte alcune riflessioni che, per la loro portata e per il disorientamento che possono determinare nei lettori, meritano doverosi chiarimenti e opportuni approfondimenti:
a) il bilancio di Ateneo deve contenere "per legge" - trattandosi di bilancio consolidato - il rendiconto finanziario dei Dipartimenti ai quali, come e' di tutta evidenza, non e' stato richiesto alcun trasferimento delle proprie disponibilita' nella cassa centrale di Ateneo, in occasione dell'approvazione del bilancio preventivo 2009 e non del consuntivo 2008 (come erroneamente riferito nella nota ANDU): quest'ultimo e' in fase di predisposizione e oggetto di due diligence.
Si conferma, pertanto, che si e' fin qui trattato di mera previsione contabile;
b) i Dipartimenti hanno ricevuto, gia' dal primo trimestre 2009, l'anticipazione del 30% dei propri trasferimenti (calcolati sull'E.F. 2007, piu' favorevole di quello 2008): mai, nel passato, era stato disposto, sull'esercizio corrente, un cosi' precoce passaggio di risorse dal centro alla periferia;
c) solo nello scorso mese di maggio, il Collegio dei Direttori di Dipartimento, con il quale si e' avviata una costante collaborazione, ha definito ed aggiornato i criteri di ripartizione e fissato gli importi per ciascuna struttura; con determinazione del Consiglio di Amministrazione del 26.05.2009 si e' provveduto a formalizzare la connessa procedura di definitivo trasferimento che prevede, rispetto all'E.F. 2007, un decremento di circa il 20% e, rispetto all'E.F. 2008 (penalizzazione del 30%), un incremento di circa il 10%;
d) del pari, i Centri Servizi Generali di Facolta' hanno ricevuto la relativa anticipazione nel corso del primo trimestre e, contestualmente ai Dipartimenti, hanno avuto comunicazione dell'assegnazione definitiva, anch'essa parzialmente decurtata per effetto del piano di contenimento della spesa corrente approvato dal C.d.A. in data 16.04.2009 ed annunciato ai Presidi gia' nella sua fase istruttoria. La predetta ripartizione e' in corso di revisione da parte degli uffici, a causa di alcuni errori materiali di calcolo;
e) il regolamento dei ricercatori a tempo determinato e' stato approvato dal Senato Accademico in data 14.04.09, dopo lunga e meditata istruttoria, ponendo il nostro Ateneo in linea con moltissimi altri Atenei meridionali, che gia' prevedevano questa figura.
Le relative procedure di reclutamento sono attivabili solo su finanziamenti esterni e responsabilizzano direttamente i Dipartimenti, con diretta correlazione delle stesse al livello e alla qualita' della ricerca.
Inoltre, sara' consentito che il valore economico del secondo biennio di assegno possa essere utilizzato, su richiesta, come cofinanziamento per ricercatori a tempo determinato.
Si tratta, a mio parere, di elementi innovativi che vanno nella direzione della graduale riduzione del precariato e che, in un momento di sostanziale stallo del reclutamento a livello nazionale, concorrono ad ingenerare speranza e motivazione nei giovani impegnati nei progetti di ricerca;
f) concordo pienamente sul "diritto di conoscere come stiano effettivamente le cose" in Ateneo e, al riguardo, sono chiari e conseguenti gli atti fin qui prodotti dagli organi di Governo (riqualificazione dell'offerta formativa, contenimento della spesa, anticipazione del turn-over del personale docente e tecnico-amministrativo). Non sono, altresi' mancate comunicazioni dirette del Rettore attraverso note indirizzate a tutti gli attori del sistema e plurime riunioni svoltesi in seno alle Facolta', al Collegio dei Direttori di Dipartimento, con i coordinatori dei dottorati di ricerca, con i responsabili dei corsi di studio, con le organizzazioni sindacali, ecc..
Ho fatto e faccio della comunicazione e dell'informazione punti strategici dell'attuale gestione e credo cio' sia ampiamente riscontrabile, smentendo che "il tutto (avvenga) nel silenzio più assoluto, in un clima da non disturbare il manovratore";
g) la riduzione del numero dei Dipartimenti, per quanto non capace di determinare economie nel breve periodo, e' comunque un'azione politica necessaria ed indifferibile per la reale modernizzazione dell'Ateneo e, al riguardo, e' in fase avanzata un proficuo dibattito nella sede propria del Collegio dei Direttori di Dipartimento: gia' dal 1° gennaio 2010 potranno essere amministrativamente disabilitate le strutture dipartimentali piu' piccole e, al 31 dicembre dello stesso anno, si prevede di concludere il piu' ampio ed articolato processo di accorpamento strutturale secondo prevalenti criteri di affinita' culturale e scientifica. Il Senato Accademico sara' chiamato a deliberare nel merito entro il prossimo mese di settembre;
h) infine, e' assolutamente condivisibile che il riequilibrio finanziario non sia l'unico problema dell'Ateneo ma, al momento, esso e' purtroppo il piu' rilevante e critico e da esso non si puo' prescindere per accompagnare le politiche di rilancio e sviluppo relative alla didattica, alla ricerca, ai servizi agli studenti, agli investimenti e alla complessiva competitivita' dell'Ateneo. Non e' un particolare di poco conto o marginale se e' vero, come e' vero, quanto affermato nello stesso documento ANDU e cioe' che "la crisi finanziaria dell'Universita', che ha la prima radice nella gestione dissennata delle risorse disponibili, e' aggravata dalla crisi economica mondiale".

Confidando di avere contribuito a dirimere almeno alcune delle questioni legittimamente ed opportunamente sollevate dall'Esecutivo ANDU di Palermo, ringrazio per l'attenzione posta all'analisi della presente politica di governo accademico ed auspico prossime occasioni di incontro e di diretto confronto, nell'interesse primario della comune istituzione.

IL RETTORE

Roberto Lagalla"

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DOCUMENTO DELL'ANDU-UNIPA AL QUALE SI RIFERISCE IL RETTORE:

"L'Esecutivo dell'ANDU dell'Universita' di Palermo sulla

SITUAZIONE GENERALE DELL'UNIVERSITA' E SU QUELLA DELL'ATENEO

E' previsto che subito dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, il Governo presentera' un Disegno di Legge sulla 'governance' degli Atenei e sui concorsi universitari. La 'governance' per portare "efficienza nel sistema", i concorsi per portarvi "trasparenza". E' ben evidente come si tratti in entrambi i casi, di diversivi.
Il provvedimento sulla 'governance', sollecitato in special modo dai rettori, dovrebbe servire a riconfigurare la struttura di governo degli atenei secondo linee che gli atenei stessi potrebbero gia' oggi determinare autonomamente, come accaduto all'Universita' di Camerino. E allora perche' una legge se gia' l'autonomia statutaria consente di ridefinire i poteri degli organi accademici, inserirvi soggetti esterni, ampliare (ma non si capisce in cosa lo si dovrebbe) i poteri del rettore? Il fallimento della gestione degli atenei ha altre motivazioni che i rettori conoscono bene e che nessuna legge sulla 'governance' che dovesse attribuire loro maggiori poteri, sara' in grado di ovviare.
La riforma dei concorsi, che produrra' comunque un ulteriore rinvio del turn-over, dovrebbe portare "trasparenza" nel sistema del reclutamento. La questione sarebbe molto meno rilevante se non fossero emersi negli ultimi tempi troppi casi di parentopoli, segno anche di un degrado etico che nessuno dei progetti di legge elaborati dal Ministero o presentati in Parlamento si e' posto il problema da affrontare seriamente.
Questo avviene mentre l'Universita' italiana appare in uno stato catatonico come mai era avvenuto nella sua storia. Si percepisce una dimensione di impotenza e di rassegnazione che attraversa tutte le componenti, studenti inclusi.
La crisi finanziaria dell'Universita', che ha la prima radice nella gestione dissennata delle risorse disponibili, e' aggravata dalla crisi economica mondiale. Il governo attuale - come quelli che l'hanno preceduto - piuttosto che pretendere produttivita' dal sistema formativo riformandolo alla radice, lo lascia formalmente in vita, ma lo priva delle risorse minime necessarie ad una sopravvivenza appena dignitosa.

Sul fronte dell'Ateneo di Palermo, ad oltre sette mesi dall'insediamento del nuovo Rettore, si hanno segnali difficili da interpretare.
In occasione dell'approvazione del bilancio consuntivo 2008 fu spiegato che la riassunzione dei bilanci dei dipartimenti nel bilancio unico di ateneo era niente piu' che una prescrizione contabile. Si e' visto che cosi' non era se ancora oggi i dipartimenti hanno avuto assegnato soltanto una esigua parte dei fondi di competenza e che altre strutture, sembrerebbe le presidenze di Facolta', non hanno ancora avuto accreditato assolutamente nulla. La riduzione del numero di dipartimenti annunciata nel programma elettorale e che potrebbe, questa si, assicurare consistenti economie, rimane ancora al palo. Il tutto nel silenzio piu' assoluto, in un clima da "non disturbare il manovratore".
Ascriviamo a questo contesto anche i "boatos" sulla prossima istituzione del cosiddetto "ricercatore a tempo determinato", tema che discutemmo con l'attuale Rettore in un incontro da lui richiestoci prima della sua elezione. In quella occasione obiettammo che una tale previsione si sarebbe tradotta in un ulteriore allungamento del periodo di precariato e quindi in instabilita' dell'intero sistema. Alla fine della discussione ci era sembrato che egli avesse accolto le nostre osservazioni tanto e' vero che nel programma elettorale, successivamente diffuso, si leggeva: "… incentivare i dottorati di ricerca e l'assegnazione delle relative borse e pervenire gradualmente alla sostituzione degli assegni di ricerca con posti di ricercatore a tempo determinato, stimolando al riguardo i finanziamenti esterni; …". Oggi registriamo, avendolo appreso dalla stampa, che e' in via di approvazione una normativa per regolare l'assunzione di ricercatori a tempo determinato con contratto triennale rinnovabile una sola volta: quindi ben sei anni di precariato e nessuna chiarezza sul fatto se questa figura si aggiungerebbe a quelle attuali o se sarebbe sostitutiva dell'assegno di ricerca.
Un Ateneo che, come il nostro, e' chiamato a grandi sacrifici ha il diritto di conoscere come stiano effettivamente le cose. Quali siano i progetti per uscire dalla crisi che viene dichiarata ed in quali tempi.
Non vorremmo che si pensi di aggiustare in un solo anno i guasti prodotti nei precedenti decenni. Ma cosa si vuole aggiustare e come? Sembrerebbe che l'unico problema sia il riequilibrio finanziario. Esso e' certamente uno dei problemi, non va sottovalutato e va perseguito; ma dubitiamo che sia esso oggi il problema principale dell'Universita' di Palermo. Ritenendolo invece tale e assumendolo come stella polare di ogni azione di governo si imbocca fatalmente la strada di immolarvi l'esistenza stessa dell'Ateneo.

5 giugno 2009"

Friday, July 3, 2009

[Consultafilosofica] Comunicazione Pres ide Facoltà di Lettere e Filosofia dell' Università dell 'Aquila

UNIVERSITA' DEGLI STUDI - L'AQUILA
FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA

Il Preside

L'Aquila, 26.06.2009

Con sollievo e soddisfazione proporzionati alla preoccupazione e all'ansia che ne hanno accompagnato la laboriosa e difficile ricerca, la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università dell'Aquila comunica una prima, sostanziale e importante certezza: ha una sede provvisoria dove potrà continuare le proprie attività istituzionali. Si tratta della sede che la Facoltà tutta, con la partecipazione del Magnifico Rettore e del Senato Accademico dell'Università dell'Aquila, aveva indicato nella pacifica e dignitosa manifestazione di inizio giugno. Sono tre edifici dell'ex Tribunale dei Minori, in via Acquasanta, le cui strutture consentiranno di mantenere unita la nostra Facoltà, che saprà adattarsi alla ridotta disponibilità degli spazi e sarà in grado di garantire l'abituale livello di qualità della propria offerta formativa. Abbiamo considerato essenziale che la Facoltà di Lettere e Filosofia, da sempre «naturalmente» collocata nel centro storico, dovesse restare nella città e che la sua funzione di elemento costitutivo essenziale del tessuto sociale cittadino potesse manifestare tutta la sua forza aggregante e offrire il proprio vitale contributo nella situazione difficile che L'Aquila deve affrontare. Siamo stati accontentati e ora aspettiamo solo di metterci alla prova, sapendo di superarla brillantemente, così come sappiamo che L'Aquila tutta saprà rimarginare le sue infinite e profonde ferite.
Il ruolo determinante da tutti riconosciuto all'Università per il destino stesso della città, ha trovato una limitata, ma appropriata e concreta espressione nella sede attribuita alla nostra Facoltà, che con l'entusiasmo dei suoi studenti, l'impegno e la determinazione del suo agguerrito e motivato corpo docente, sarà orgogliosa di continuare a esercitare il suo ruolo di vivace e vitale punto di riferimento culturale.
Con l'individuazione della sede abbiamo risolto un problema decisivo, che ci ha messi in condizione di accettare le sfide che ci attendono. Siamo perciò in grado di garantire che continueremo a far fronte a tutti i nostri impegni, con la serietà e la determinazione di cui abbiamo dato prova e che ci vengono riconosciute. I nostri studenti e le loro famiglie sono sicuri di poter contare sulla preparazione e sulla disponibilità di docenti, impegnati come non mai nello svolgimento dei propri compiti e solo impazienti di dimostrarlo a tutti gli studenti che ci confermeranno la loro fiducia e a quelli che sceglieranno di iscriversi da noi per la prima volta.
Questo risultato così importante non sarebbe stato raggiunto se non avessimo trovato intelligenze disposte a capire le nostre ragioni e cuori capaci di valutarne e apprezzarne il rilievo complessivo.
Siamo perciò profondamente grati al Sindaco dell'Aquila, Dott. Cialente, al Prefetto dell'Aquila, Dott. Gabrielli, al Vice Commissario per l'emergenza Abruzzo, Prof. De Bernardinis, al Vice Presidente della Regione Abruzzo, Dott. De Matteis che hanno sostenuto le nostre ragioni e hanno reso possibile il risultato di cui andiamo orgogliosi. La nostra gratitudine si estende a tutti coloro che, con discrezione, convinzione ed efficacia, hanno dato un valido contributo alla nostra causa.

Prof. Giannino Di Tommaso

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Universita' degli Studi di Parma (http://www.unipr.it)

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