Wednesday, November 25, 2009

ANDU: DDL: Governo, CRUI, Confindustria e PD

From: http://www.andu-universita.it - dove e'
possibile inviare commenti ai documenti e agli
interventi gia' pubblicati e proporre nuovi
interventi...

= Segnaliamo l'intervento inviatoci da Alessandro
SOMMA "Come i privati e in mano ai privati. La
riforma Gelmini contro l'universita' pubblica".
Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.andu-universita.it/2009/11/24/ddl-governo-crui-confindustria-e-pd/


= Segnaliamo i commenti di:
- Susan GEORGE, associata dell'Universita' di Pisa
- Giuseppe DELL'AGATA, ordinario dell'Universita' di Pisa
- Giovanni FEDERICO, ordinario dell'Universita' di Pisa
- Guido PIANGATELLO, studente dell'Universita' Roma 1
- Federico SCARPA, ricercatore dell'Universita' di Genova
- Marco MAZZONE, ricercatore dell'Universita' di Catania
- Patrizia VERNOLE, ricercatore dell'Universita' Roma 2
- Laura SAVELLI, ricercatrice dell'Universita' di Pisa
- Cristiana TORTI, ricercatrice dell'Universita' di Pisa
all'intervento di Maria Rosaria MARELLA,
ordinario dellíUniversita' di Perugia, dal titolo
ìLíattacco alla Scuola e allíUniversita'
pubblica: perche' non si puo' piu' stare a
guardareî.
Per leggere i commenti cliccare:
http://www.andu-universita.it/2009/11/22/scuola-e-universita-pubblica-va-contrastata-lazione-del-governo/

Sunday, November 22, 2009

ANDU: "Studenti in rivolta"- Marella e Manzelli


From: http://www.andu-universita.it da cui e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi


= Si segnalano:

Saturday, November 21, 2009

Disegno di legge Gelmini sull'università , il commento della FLC Cgil

Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Cari colleghi,

l'11 novembre il Miur ha convocato un incontro per ascoltare le parti sindacali e rappresentative, intese in senso lato, sul testo di DDL per l'Università approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 28 ottobre. In quella sede, la FLC Cgil ha presentato le proprie osservazioni.
In questi giorni, sul nostro sito nazionale è stato pubblicato un documento di approfondimento e di commento sui contenuti del Disegno di legge.
Il documento è scaricabile in formato pdf a questo link.
Saluti
FLC Cgil Nazionale
-- 

ANDU: "16 miliardi alle universita'"

From: http://www.andu-universita.it - da cui e' possibile inviare commenti ai documenti e agli interventi gia' pubblicati e proporre nuovi interventi

* Si segnalano: cliccare

http://www.andu-universita.it/2009/11/21/16-miliardi-alle-universita/

- l'articolo "Francia, 16 miliardi alla ricerca" sul Sole 24-ore del 19 novembre 2009.

- il documento dell'Assemblea nazionale di precari e studenti del 20 novembre 2009.

- tre commenti (Graziano, Mario Ascheri, Franco Piperno) all'intervento di Alessandro Somma "Universita' tedesche e mercato".

Tuesday, November 17, 2009

ANDU: DDL: da Somma, Capano e Burgio

Segnaliamo i seguenti nuovi interventi sul sito dell'ANDU:

- Alessandro Somma: 'Universita' tedesche e mercato':
Sulla situazione dell'Universita' tedesca e'anche segnalato l'articolo "La rivolta deglistudenti secchioni" pubblicato su Repubblica del 17 novembre 2009.

- Giliberto Capano e Alberto Burgio a commento del documento "DDL. Chi nomina il Consiglio di Amministrazione?":

Monday, November 16, 2009

PRC: COMUNICATO STAMPA DIP. UNIVERSITA' E RICERCA





Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

COMUNICATO STAMPA
Dichiarazione di Fabio de Nardis, responsabile nazionale università e ricerca PRC-SE
DE NARDIS (PRC): Rifondazione sostiene lo sciopero generale studentesco del 17 novembre
Il 17 novembre, giornata internazionale di mobilitazione studentesca, in Italia si terrà lo sciopero generale studentesco. Blocco delle lezioni e cortei, assemblee e azioni di protesta in tutte le città d'Italia contro la Gelmini e le sue politiche devastanti che puntano alla destrutturazione del sistema pubblico della formazione e della ricerca in Italia.
Rifondazione Comunista sostiene questa giornata di mobilitazione e parteciperà a tutte le iniziative di protesta e mobilitazione che si organizzeranno in ogni città italiana per rivendicare il suo NO al Governo Berlusconi e il suo sostegno alla Scuola e all'Università della Costituzione di cui la Ministra Gelmini e la sua cricca hanno fatto carta straccia.
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se


Sunday, November 15, 2009

ANDU: DDL - Chi nomina il CdA?

CHI NOMINA IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE?

Giliberto Capano, dell'Universita' di Bologna, ha inviato all'ANDU un messaggio (riportato integralmente in calce) con il quale rimarca "due errori tecnici madornali" commessi da Alberto Burgio, dell'Universita' di Bologna, in un suo intervento sul Corriere della Sera (nota 1) e in un Appello promosso dallo stesso Burgio (nota 2).

Giliberto Capano ha ragione. E' infatti vero che il DDL governativo non obbliga gli Atenei ne' a fare eleggere il Rettore solo dai professori ordinari, ne' a fare nominare dal Rettore i componenti del Consiglio di Amministrazione.
Ma e' anche vero che lo stesso DDL CONSENTIREBBE di fare partecipare tutti gli ordinari all'elezione del Rettore e di attribuire alle altre categorie un voto ponderato.
Ed e' soprattutto vero che il DDL CONSENTE che sia il Rettore a nominare i componenti del CdA.
In ogni Ateneo, secondo lo stesso DDL, si decidera' su queste fondamentali questioni attraverso la modifica dello Statuto da parte di un "apposito organo" composto dal "RETTORE con funzioni di PRESIDENTE, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione". In ogni caso il nuovo statuto sara' "adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione." (art. 2, comma 6 del DDL governativo).
E' opportuno ricordare che attualmente i Rettori presiedono sia il SA che il CdA e che sono stati questi Organismi, in quasi tutti gli Atenei, a consentire, modificando gli Statuti, le proroghe dei Rettori in carica oltre i mandati previsti.
Affidando agli attuali Rettori e ai 'loro' Organi di Ateneo le modiche di Statuto, le forze accademico-confindustriali che hanno 'ispirato' il DDL potranno essere certe che le modifiche decise dallo stesso sistema oligarchico che ha contribuito alla distruzione degli Atenei saranno 'omogenee' alla impostazione aziendalistica del DDL.
Elementare logica democratica avrebbe invece voluto che a decidere su cosi' fondamentali questioni fosse un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti), ma questo avrebbe potuto non rendere sicuro il commissariamento degli Atenei voluto da Confindustria e sostenuto da PDL, PD e CRUI.

In particolare, sulla centrale questione della nomina dei componenti del CdA, e' opportuno ricordare che quanto erroneamente riportato da Alberto Burgio (nomina da parte del Rettore) ha un 'fondamento', anzi due.

- Primo 'fondamento'.
Nella proposta di 'governance' elaborata dalla Fondazione TreeLLLe nel 2003 si legge:
"LA NOMINA e la revoca dei componenti del Consiglio di Ateneo (l'equivalente del CdA previsto dal DDL governativo, ndr) sarebbero una PREROGATIVA del Rettore", salvo che per gli 'esterni'.
E per quanto riguarda i compiti del CdA si legge che esso ha "i compiti e le responsabilita' tipici di ogni consiglio di amministrazione".
E ancora: "Il Consiglio di Ateneo delibererebbe i budget revisionali, con la conseguente ripartizione delle risorse, i bilanci consuntivi di esercizio, i piani strategici di attivita', le operazioni patrimoniali, gli impegni contrattuali dell'ateneo. Il Consiglio di Ateneo avrebbe inoltre la responsabilita' DIRETTA della selezione del personale docente, ricercatore e tecnico-ricercatore."
"La parola finale e dunque la responsabilita' reale dell'assunzione rimane in capo al Consiglio di Ateneo." Ci deve essere l'obbligo "che meta' dei componenti, escluso il Rettore, siano scelti all'interno del personale dell'ateneo e meta' all'esterno come rappresentanza dei portatori di interesse esterni nei cui confronti l'istituzione deve essere accountable: Governo nazionale e regionale, comunita' territoriali, forze imprenditoriali e sociali."
La TreeLLLe era ed e' presieduta da Attilio Oliva, ex amministratore delegato della Luiss (l'Universita' della Confindustria).
Per conoscere l'"organigramma" della TreeLLLe cliccare:

- Secondo 'fondamento'.
Nel DDL presentato recentemente dal PD (nota 3) si prevede che la meta' dei componenti del Consiglio di Amministrazione sia NOMINATA DAL RETTORE e almeno un terzo dei componenti sia formato da persone esterne (comma 7 dell'art. 5 del DDL del PD).
Per quanto riguarda i compiti, "il consiglio di amministrazione (composto al massimo da una dozzina di elementi, ndr) assume TUTTE le decisioni riguardanti l'ateneo nel suo complesso, ad eccezione di quelle di competenza di altri organi di governo" e "in particolare approva il bilancio preventivo, il conto consuntivo e TUTTI i provvedimenti che riguardano la realizzazione di infrastrutture, l'ORGANICO e il RECLUTAMENTO del personale, l'ATTIVAZIONE dei corsi di studio e l'allocazione di risorse alle strutture interne."(comma 6 dell'articolo 5).
Inoltre "il consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interne interessate, DELIBERA il reclutamento (dei professori) sulla base della graduatoria di merito e di una eventuale intervista (sic!) con i candidati." (comma 6 dell'art. 9).
E anche "la promozione (dei professori) e' DELIBERATA dal consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interessate."
(lettera d del comma 8 dell'art. 9).

Insomma la nomina dei componenti del CdA da parte del Rettore non e' (attualmente) scritta nel DDL governativo, ma ha solidissime premesse e ottime condizioni che la rendono altamente credibile.

- Nota 1. V. in "DDL: "piace solo ai rettori"":
-Nota 2. "Appello per l'Universita' pubblica":
- Nota 3. V. "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09:
e
"PD all'ANDU su DDL", del 23.6.09:

=====

Da Giliberto Capano:

"L'articolo di Burgio, come l'appello da lui sponsorizzato, contiene due errori tecnici madornali:
a. non e' vero che nel DDL il rettore e' eletto solo dagli ordinari! Il DDL dice, con una formulazione confusa che verra' certamente chiarita in sede parlamentare, che il rettore viene eletto con "voto ponderato" (quindi ponderato tra gli elettori dentro l'ateneo; come funziona ora in molti atenei dove votano in modo ponderato i membri del personale TA), "tra i prof ordinari delle universita' italiane...". Burgio confonde e non capisce che questo testo significa che l'elettorato passivo (chi puo' essere eletto rettore) viene esteso ai prof ordinari di tutte le universita' (mentre ora possono essere eletti solo ordinari "interni"). Il che e' un'innovazione (buona o cattiva non importa, al momento).
b. non e' vero che i membri del CDA vengono nominati dal rettore. Il DDL assegna il compito di stabilire la modalita' di nomina allo STATUTO. E' lecito attendersi, quindi, che la gran parte degli statuti (che sono approvati da organismi composti per lo piu' da professori!!) scelgano altre modalita' di nomina dei membri del CDA.
Non entro nel merito dei giudizi complessivi che il collega Burgio propone sul DDL. Alcuni sono condivisibili altri no. Un'opinione vale l'altra in questo momento. CREDO, pero', che non si faccia il bene dell'universita' se si confezionano contenuti comunicativi che falsano i fatti.
Un caro saluto
Giliberto Capano"

Saturday, November 14, 2009

ANDU: DDL: "piace solo ai rettori"

= Sul Corriere della Sera del 14 novembre 2009: di Alberto Burgio "Universita', progetto che piace solo ai rettori":

Quello di Alberto Burgio e' il primo intervento ospitato dal Corriere della Sera non in linea con i 'desideri' baronali-confindustriali che hanno 'dettato' il DDL governativo sull'Universita'.

- Il 12 novembre 2009 l'ANDU aveva denunciato come "anche per il DDL governativo su 'governance' e reclutamento la 'grande' stampa si e' mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti accademico-confindustriali" e aveva diffuso una lettera inviata (e non pubblicata) al Corriere delle Sera e una lettera inviata (e non pubblicata) a Repubblica (v. nota).

E' positivo che il Corriere della Sera abbia finalmente concesso uno spazio anche a chi non condivide il DDL. Repubblica, invece, ancora 'resiste'.

Nota. Per leggere il messaggio dell'ANDU "Lettere morte a Repubblica e al Corriere della Sera" cliccare:

ANDU: DDL: precari a non finire

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

1. DDL: PRECARI A NON FINIRE
2. L'ALTERNATIVA DELL'ANDU


1. DDL: PRECARI A NON FINIRE

L'ANDU ha gia' commentato (v. nota 1) la parte sulla 'governance' del DDL governativo sull'Universita' (per il testo definitivo v. nota 2).
Per quanto riguarda i contenuti relativi al reclutamento si e' gia' anticipato che gli elementi centrali sono: blocco dei concorsi con espulsione di gran parte degli attuali precari, riduzione drastica dei docenti di ruolo, anticipazione della messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo 'sostituiti' da ricercatori precari, allungamento ulteriore del periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore ministeriale precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo, clientelismo, ecc.) con 'concorsi' letteralmente 'fatti in casa'.

Nel presente documento ci si occupera' dei ricercatori precari che attualmente sono nell'Universita' 70-80 mila in svariate figure, con una eta' media molto alta, con un trattamento economico minimale o nullo, in condizioni di subalternita' scientifica rispetto ai 'maestri' che li hanno 'reclutati'.
Questa situazione professionale e umana e' grave non solo per le condizioni di estrema incertezza in cui vive per tanti anni il ricercatore precario, ma anche per la qualita' dell'attivita' scientifica e didattica che ne deriva e che inevitabilmente ne risente negativamente. Che la stabilita' sia una condizione necessaria per l'attivita' di ricerca lo ha da anni indicato anche la Comunita' Europea.

Rispetto a questo intollerabile e dannoso fenomeno, il Governo con il suo DDL ha deciso di aumentare ancora di piu' il periodo di precariato, prevedendo l'immediata messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori e sostituendolo con la figura del ricercatore a tempo determinato che dura sei anni.
Anche in questo caso la 'grande' stampa e i suoi soliti opinionisti accademici hanno falsificato la realta' sostenendo che con questa figura si introdurrebbe la "tenure track". Ma la colpa non e' dei giornalisti o degli opinionisti: essi hanno 'solo' copiato quanto hanno letto nel comunicato stampa ministeriale che tra i "punti salienti" del DDL elenca: "5. riforma del reclutamento con l'introduzione di un sistema di TENURE-TRACK: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al termine dei sei anni se il ricercatore sara' ritenuto valido dall'ateneo sara' confermato a tempo indeterminato come associato." In caso contrario terminera' il rapporto con l'universita' maturando pero' dei titoli utili per i concorsi pubblici." (dal comunicato stampa ministeriale del 28 novembre 2009)
Questo quanto contenuto nel comunicato ministeriale. Nel testo del DDL invece si legge (art. 12, comma 6): "Le universita' (…) POSSONO procedere alla chiamata diretta dei destinatari del secondo contratto triennale di cui al comma 4, i quali entro e non oltre la scadenza di tale contratto, conseguono l'abilitazione alle funzioni di professore associato, di cui all'articolo 8. I chiamati, alla scadenza del secondo contratto, sono inquadrati nel ruolo dei professori associati.".
Questa NON E' una tenure-track: e' 'semplicemente' un periodo di precariato di sei anni che si aggiunge ai sei anni di assegno, dopo, normalmente, tre anni di dottorato. Una vera tenure-track avrebbe dovuto prevedere che al momento del bando del posto di ricercatore a TD si impegni (anticipatamente) il budget per un posto di associato, posto che il ricercatore AUTOMATICAMENTE occuperebbe se ritenuto valido, cioe' se conseguisse l'abilitazione nazionale (la libera docenza riesumata) ad associato. Peraltro una forma di tenure track e' gia' prevista per gli attuali docenti ed e' la conferma nel ruolo. Anzi, per la verita', la 'follia' baronale ne prevede ben tre di conferme: una per ogni ingresso in ognuna delle tre fasce della docenza.
Quindi con il DDL governativo il precariato aumenta notevolmente nella quantita' e nella durata e si accentua la subalternita' scientifica e umana al 'maestro', dando cosi' ulteriore linfa a quella cooptazione personale, con gli 'annessi' fenomeni di localismo, clientelismo, nepotismo e anche peggio, che caratterizza l'accademia italiana.
E che il ricercatore a TD sia una figura subalterna, 'affidata' al 'maestro' che l'ha scelto e 'coltivato', lo attesta anche la previsione contenuta nello stesso DDL governativo del super ricercatore a TD ministeriale. Infatti il comma 9 dell'art. 12 del DDL prevede il "finanziamento di bandi per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato da destinare" "su base nazionale" "a giovani studiosi di elevate e comprovate capacita'" "previa presentazione di specifici programmi di ricerca. La selezione dei vincitori e' affidata a una o piu' commissioni composte da eminenti studiosi, anche stranieri, designati dal Ministro su proposta dell'ANVUR". Insomma esisteranno ricercatori a TD scelti a livello nazionale e ricercatori a TD di produzione locale, di capacita' meno elevate e meno comprovate, che serviranno a foraggiare il nepotismo accademico. Va evidenziato che in ogni caso passeranno almeno 8-10 anni prima che il primo ricercatore a TD possa diventare associato per chiamata diretta.

Comunque tutti i precari vecchi e nuovi avranno una possibilita' di sbocco nel ruolo degli associati solo tra molti anni (approvazione del DDL, emanazione dei decreti attuativi e dei regolamenti di ateneo, indizione e svolgimento delle abilitazioni nazionali, bando e svolgimento dei concorsi locali o della chiamata diretta) e dovranno 'competere' con gli attuali oltre 20.000 ricercatori di ruolo per un numero di posti ad associato estremamente ridotto per il quasi blocco del turn over e per il taglio dei finanziamenti.

Cancellando il ruolo dei ricercatori, oltre a emarginare ulteriormente gli attuali ricercatori che svolgono da anni attivita' di piena docenza ancora non riconosciuta, si realizzerebbe finalmente un vecchio e trasversale progetto di una docenza in due fasce, con a monte un vasto 'serbatoio' di precari. Un progetto contro cui e' stata sempre espressa una forte opposizione, fin dai tempi del "Decreto Pedini" che nel 1978 consentiva ai precari di allora uno sbocco nel "ruolo AD ESAURIMENTO degli aggiunti universitari" e, piu' recentemente, contro la Legge Moratti che nel 2005 voleva subito mettere ad esaurimento l'attuale ruolo dei ricercatori (operazione poi .rinviata al 2013).


2. L'ALTERNATIVA DELL'ANDU

- Proposta dell'ANDU su docenza e concorsi

Premessa.
Solo con la riforma proposta dall'ANDU (v. piu' sotto) si puo' porre veramente e immediatamente fine al precariato e al nepotismo accademico, consentendo finalmente ai docenti di qualsiasi livello di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Si sottolinea inoltre che l'introduzione dei concorsi nazionali per l'ingresso nella fascia iniziale della docenza (dal 1980 il ruolo dei ricercatori) rappresenterebbe una novita' ASSOLUTA per l'Universita' italiana: per la prima volta ci sarebbero concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere una graduatoria dei vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi, seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito o hanno avuto assegnati i posti.

LA PROPOSTA

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente appartenente a una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato, assegni, borse, incarichi, ecc.

= Nota 1. Sul DDL governativo l'ANDU ha gia' elaborato i seguenti documenti:
- "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
- "Durata mandato Rettori?" del 2.11.09:
= Nota 2. Per la "versione definitiva" del DDL governativo su 'governance'

ANDU: "Appello per l'universita' pubblica"

From: http://www.andu-universita.it

- Segnaliamo:

- "Appello per l'Universita' pubblica":
http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=13439

- intervento di Marco Bascetta "La conoscenza non e' mercato" sul
Manifesto del 7 novembre 2009:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091107/O1CHQ.tif

Friday, November 13, 2009

PRC: DIP. UNIVERSITA' E RICERCA







Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

Care compagne e compagni
il coordinamento ricercatori precari della CGIL e il laboratorio precari di Roma hanno indetto per venerdì 20 novembre un'assemblea nazionale all'Università di Roma "La Sapienza" per discutere del DDL Gelmini e pianificare un programma di lotta comune. In questa direzione credo sia fondamentale la partecipazione delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra di Alternativa. Di conseguenza invitiamo tutte e tutti ad accorrere a Roma ed intervenire per rafforzare il punto di vista nostro e di chi come noi lotta quotidianamente per una università pubblica, di massa e di qualità. Di seguito il testo dell'appello a cui abbiamo aderito.
Fabio de Nardis
Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se
Riprendere la parola, rilanciare il movimento
Appello per un'assemblea nazionale a Roma a "La Sapienza" venerdì 20 Novembre
Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del 2005.
La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola - 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.
Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.
Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente "meritocratici" ma in realtà profondamente opachi, i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI. Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si con solida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure "stabili" sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito.
E' chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione. Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l'università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell'economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell'1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e pr oposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.
A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 10 presso Sapienza un'assemblea nazionale con il seguente odg:
1. Analisi del Ddl.
2. Piattaforma delle rivendicazioni.
3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali.
E' infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e tutte le componenti dell'università, della ricerca e della scuola, colpite allo stesso modo dalla politica del governo.

Laboratori Precari - Roma
Coordinamento nazionale precari dell'università - FLC CGIL



ANDU: Lettere morte a Repubblica e al Corriere

::::> Nel SITO in costruzione dell'ANDU (www.andu-universita.it) e' gia' possibile trovare diversi documenti <::::

Tutte le controriforme universitarie (finta autonomia finanziaria e statutaria, finti concorsi locali, "3 + 2", ecc.) si sono avvalse del pesante sostegno delle 'grande' stampa.
Anche per il DDL governativo su 'governance' e reclutamento la 'grande' stampa si e' mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti accademico-confindustriali.
Si scrive su cose che non si conoscono e/o si inventa 'liberamente', senza dare possibilita' ad altri di precisare e/o dissentire. La stampa da 'regime accademico' non lascia spazio: la demolizione dell'Universita' statale voluta dalla Confindustria e dalla casta accademica va completata e presto.

In particolare a Repubblica e al Corriere della Sera sono state inviate due lettere: niente da fare, la liberta' di stampa di cui tanto si parla non prevede di disturbare il manovratore.
Ecco le lettere non pubblicate:

1. LETTERA di Paola Mura dell'Universita' di Padova a Repubblica. La lettera si riferisce all'intervento di Mario Pirani "O la Gelmini corre o la riforma fallisce" su Repubblica dell'11 novembre 2009:

2. LETTERA di Salvatore Nicosia dell'Universita' di Palermo al Corriere della Sera. La lettera si riferisce ai vari articoli relativi al DDL governativo sul Corriere della Sera del 30 ottobre 2009:


============

1. LETTERA di Paola Mura a Repubblica NON pubblicata:

"Sono un professore associato dell'Universita' di Padova (una di quelle virtuose il cui rettore fa riferimento ad AQUIS), e sono diventata tale con un concorso fatto 'dopo il 1999', quindi "passata attraverso il filtro di una sana competizione per merito" (Pirani su Repubblica del 9-11) e lavoro nell'Universita' da più di trent'anni. Come spesso in questo periodo, sull'Universita' mi ritrovo in totale disaccordo col giornale che su altri temi rappresenta bene il mio pensiero. La valutazione assolutamente positiva del 'DDL Gelmini' mostra infatti che delle due l'una: o non si e' capito bene il contenuto del testo o non si conosce bene l'Universita' italiana (o tutte e due).
Come si puo' sostenere che il parere favorevole dei rettori sia la prova che il "metodo sia stato quello giusto e consenta di promuovere scelte ampiamente condivise"? Il DDL dà ai rettori il piu' ampio potere di gestione che abbiano mai avuto, sul modello dell'amministratore delegato di un' impresa, che comanda e non coordina (in una visione miope e vecchia anche dell'impresa). Certo che i rettori sono d'accordo. Ma l'Universita' non e' un'impresa e non 'produce un prodotto' qualsiasi, produce cittadini con le massime conoscenze possibili, nel nostro Paese, con gli investimenti che sono a questo dedicati e con la preparazione che le scuole arrivano a dare. Non ha per suo compito precipuo quello di sfornare quadri intermedi per fabbriche manifatturiere. Tendenzialmente insegna a pensare e a risolvere problemi nei vari campi in cui si esplica: curare malattie, progettare (circuiti, nuove tecnologie, modalità abitative sicure, strutture), cercare fonti di energia future, insegnare a gestire un'economia non basata sulla finanza fine a se stessa, portare ad una agricoltura e alimentazione sostenibile e sana, insegnare i valori, la storia e gli aspetti culturali delle civilta', oltre a insegnare ad insegnare, a tutti, persino a leggere, scrivere, far di conto e ragionare in sequenza logica). Se l'industria italiana (sia la piccola industria che caratterizza buona parte dell'Italia, sia Confindustria, che sta cercando di ridurre l'Universita' a un suo bacino di raccolta di forza lavoro poco qualificata, come e' il prodotto della mediocrissima universita' americana, tolte le poche 'grandi') non vede in questo un 'prodotto interessante', il problema e' suo, che rimane un industria piu' legata al XIX-XX secolo che al XXI.
Nonostante le grida populistiche sul 'togliere potere ai baroni' della ministra e di tutti quelli che le fanno il coro, questa 'riforma' concentra tutto il potere nelle mani proprio dei baroni, intesi come professori ordinari legati ai poteri forti, accademici ed extraaccademici, gli unici che potranno fare parte degli organi di gestione, oltre agli esterni nominati non si sa bene da chi e a quale livello. Ma lo sa il ministro Gelmini che nei CdA delle universita' ci sono sempre stati rappresentanti del territorio (enti pubblici, industria, commercio) e che spesso non partecipavano alle riunioni, se partecipavano non prendevano posizione e se la prendevano spesso non avevano capito tutti i lati del problema?
Quanto ai concorsi, sia chiaro che quando si lascia l'ultima parola alla prova locale, e' sempre il barone di turno che decide, e che non siamo in presenza di nessuna tenure track, perche' la legge, proprio per non toccare quel potere che tanto dichiara di voler smantellare, scrive che gli atenei POSSONO decidere di chiamare chi ha fatto l'abilitazione nazionale. E ci risiamo, se il tuo barone ti vuole, ti fa il concorso locale (che continua, piu' o meno indirettamente, a gestire), se non ti vuole, puoi anche essere il piu' bravo ma resti con la tua coccarda di 'idoneo', 'per la gioia dei bambini e per la gioia di mamma'.
Il risultato che stanno cercando in tanti, da destra e da sinistra fin dal 1980 e' quello di distruggere la III fascia della docenza, che permette uno sbocco credibile, dignitoso e utilissimo all'universita' per tutti quei giovani che vorrebbero entrare nell'Universita' stessa e poter contemporaneamente vivere (anche se non hanno famiglie abbienti alle spalle) e di render l'Universita' statale un bacino eterodiretto, da sfruttare Che tutto cambi perche' niente cambi (anzi peggiori). Mi sembra di averlo gia' sentito.

Paola Mura - Universita' di Padova"

=====

2. LETTERA di Salvatore Nicosia al Corriere della Sera NON pubblicata:

"Per l'ostinata, sentimentale convinzione che il Corriere sia sempre il Corriere vorrei offrire l'altra meta' di solo alcune delle mezze verita' delle quali e' fatto il paginone sul DDL sull'Universita' del 30 ottobre 2009.
Partecipazione dei privati al Consiglio di Amministrazione delle Universita': in misura limitata e' prevista gia' dalle leggi attuali.
Aumentarla al 40% sarebbe naturale se Imprese, Fondazioni e mecenati finanziassero la ricerca e la didattica al 40%; ma questo in Italia non succede, ne' il DDL governativo lo prescrive come requisito. Che cosa amministrerebbero questi signori allora? Denaro non loro, un'Istituzione nella quale non rischiano nulla? Nessuna Universita' americana lo ammetterebbe. Nessuna industria, banca o cooperativa di nessun Paese lo accetterebbe.
Carriere dei ricercatori a contratto: nell'articolo sembrano ampie e dritte. Nessuno in Redazione ha voluto scrivere un occhiello per ricordare ai lettori che per le attuali norme sul pubblico impiego ci sara' solo 1 assunzione ogni 5 pensionamenti circa. Questa percio' diventera' in realta' una fascia di docenti precari, che dovranno fare ricerca e didattica (come quelli di ruolo attuali) ma alla fine dei sei anni saranno giudicati solo sulla ricerca.
Stipendi dei prof: credo bene che lo stipendio iniziale salirebbe a 2.100 euro: questo e' semplicemente l'attuale stipendio di un Associato. Sparisce lo stipendio di 1.300 perche' spariscono i Ricercatori di ruolo. Meglio del Mago Silvan.
Trovero' il professore in cattedra, esulta una studentessa. Giusta aspirazione; ma in cattedra, o in Biblioteca o in Laboratorio ne trovera' 1 su 5 attuali. Dovra' dimenticarsi gli esami orali guidati, le revisioni dei progetti a piccoli gruppi, le pazienti correzioni della sua Tesi inclusi gli errori di grammatica.
Un complimento ai redattori dell'articolo bisogna pur farlo: per avere trovato un vera perla, la studentessa di Chimica che mette in ridicolo il Corso di Chimica dei coloranti. Una Chimica che e' vecchia quanto il mondo (della porpora scriveva gia' Omero) ma sempre nuova. Se dalla lavatrice di questa Vispa Teresa il bucato non esce tutto di un colore lo si deve proprio a quella chimica: strano che in Italia occorra rammentare questi semplici fatti.
Sinceramente

Salvatore Nicosia
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"

Thursday, November 12, 2009

[ateneo] FFO 2009 classifica dettagliata degli atenei

E' uscita la distribuzione dettagliata dei fondi 2009 agli atenei.

Non si trova sul sito del Ministero ma su CampusPro:

http://www.campus.it/sfogliatore/

--
Prof. Maria Cristina Menziani
University of Modena and Reggio E.
Department of Chemistry
Via Campi 183
41100 Modena -Italy

Tel: +39-059-2055091
Fax: +39-059-373543

Friday, November 6, 2009

ANDU: Lingue UNICT contro DDL

"Mozione dell'Assemblea di Studenti, Docenti e Personale Tecnico-Amministrativo della Facolta' di Lingue dell'Universita' di Catania"

- Giovedì 5 novembre 2009.

L'assemblea di studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo della Facolta' di Lingue e Letterature Straniere dell'Universita' di Catania denuncia con forza gli incoerenti e scomposti disegni di riforma del sistema universitario proposti dal Governo. Ritiene che tali provvedimenti - aldila' degli annunci mediatici e miracolistici - comportino un'inaccettabile riduzione del finanziamento per l'Universita' e siano destinati a generare uno stato - in parte gia' presente - di dissesto della cultura e di morte di quell'alta formazione pubblica che costituiscono il futuro del nostro paese, ma anche i piu' forti antidoti contro la crisi economica e sociale globale da cui siamo investiti.

L'assemblea promuove la costituzione di un Comitato per l'Istruzione e la Ricerca che nei prossimi mesi:
- diffonda nel mondo universitario e nella societa' civile il documento del 30 ottobre, promovendo la raccolta di firme su www.step1.it.
- proponga - anche chiedendo solidarieta' e collaborazione al Rettore ed agli organi universitari di rappresentanza - iniziative con le forze politiche, economiche e sociali atte a diffondere la consapevolezza dello stato d'emergenza del mondo universitario;
- proponga lezioni in piazza dei corsi di laurea destinati a chiudere secondo le recenti disposizioni governative o nei quali il numero chiuso o programmato sara' fortemente discriminatorio;
- segua l'iter della riforma e informi nelle aule anche con momenti di sospensione delle attivita';
- aderisca a tutte le iniziative che fanno emergere l'ipocrisia che copre il precariato del mondo universitario;
- chieda a tutte le componenti del mondo della ricerca e dell'istruzione di organizzarsi e fare uscire questa crisi (come quella della scuola) da una irresponsabile censura mediatica.

Aderisce al documento il Coordinamento dei Ricercatori Precari dell'Universita' di Catania"

ANDU: DDL: "Fine universita' pubblica"

Riportiamo il testo dell'intervento di Alessandro Somma "La fine dell'universita' pubblica" comparso su Nuova Ferrara del 31 ottobre 2009:

"La fine dell'universita' pubblica"

di Alessandro Somma

L'anno passato una legge aveva accordato alle universita' la facolta' di trasformarsi in fondazioni private, dirette da un consiglio di amministrazione eventualmente controllato da privati, e finanziate dallo Stato nella misura in cui sarebbero state capaci di attirare fondi esterni.
La legge venne avversata da un ampio movimento, che se non altro determino' la sua mancata applicazione. Non fu tuttavia una vittoria definitiva: la riforma dell'universita' appena varata dall'esecutivo non dispone la formale privatizzazione degli atenei, ma realizza nei fatti il medesimo risultato.
Intendiamoci: l'universita' deve rapportarsi con i privati, esattamente come con la societa' civile e con le componenti politiche ed economiche del territorio in cui opera. Ma deve poterlo fare ad armi pari, ricevendo stimoli ma anche avendo la liberta' di valutarli criticamente e la possibilita' di rifiutarli o di fornirne a sua volta: c'e' bisogno di innovazioni scientifiche, esattamente come di pensiero critico capace di valutare il loro impatto sulla vita delle persone e della comunita'. Solo a queste condizioni l'universita' e' davvero pubblica.
Esattamente il contrario di quanto previsto con la riforma, che stravolge l'attuale assetto, sicuramente perfettibile ma pur sempre fondato sull'idea che la vita dell'universita' viene decisa in autonomia e di comune accordo dalle sue componenti: studenti, personale docente e tecnico amministrativo.
Finora le decisioni più importanti dipendevano in massima parte dal Senato accademico. Se la riforma verra' approvata quest'ultimo potra' solo formulare proposte e pareri, mentre le funzioni di indirizzo e di iniziativa spetteranno direttamente al rettore e al consiglio di amministrazione. E in quest'ultimo dovranno sedere almeno il quaranta per cento di membri non provenienti dall'universita', quindi eventualmente di privati, competenti fra l'altro ad attivare o sospendere corsi e sedi.
Altre innovazioni sono solo apparentemente ispirate da buone intenzioni.
Si parla di valutazione della didattica e della ricerca, ma si tratta di valutazione operata dal ministero secondo criteri economici, ben distante da quella, pure problematica, realizzata attraverso organismi indipendenti.
Si valorizzano i giudizi sulla didattica formulati dagli studenti, tuttavia secondo un modello tipicamente consumeristico, a cui e' estranea l'idea di una partecipata definizione delle linee didattiche. Infine si prevede l'emanazione di un codice etico, che nel clima attuale si occupera' delle parentele tra docenti e non anche dei vincoli professionali, difficilmente tracciabili ma più frequenti e non meno dannosi dei vincoli famigliari.
A queste condizioni non stupisce l'entusiastica adesione dei principali miracolati dalla riforma: i privati e i rettori. Per Confindustria essa rendera' le universita' italiane competitive nel mondo. La Conferenza dei rettori delle universita' italiane (Crui), consorzio di rettori ma non di atenei, ha subito parlato di occasione fondamentale e irripetibile, da condividere nella sostanza: si auspica semplicemente un ampio dibattito parlamentare, ben sapendo che produrra' solo ritocchi a uno schema definito e magari blindato da un voto di fiducia. E si fa capire che il giudizio positivo definitivo dipendera' dai soldi messi a disposizione per finanziare la riforma: quindi che i rettori sono in vendita.
Neppure fara' stupore una probabile adesione del Piddi, che pochi mesi or sono ha presentato un suo progetto di riforma. Anche li' si favorisce la concentrazione del potere accademico nelle mani del rettore e del consiglio di amministrazione, con un'ampia rappresentanza in quest'ultimo di soggetti esterni all'universita'."

ANDU: Ai Parlamentari: NO rottamazione ricercatori

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

A tutti i Parlamentari

NELLA FINANZIARIA SI ELIMINI LA ROTTAMAZIONE DEI RICERCATORI UNIVERSITARI

Il 23 settembre 2009 al Senato il Governo ha accolto l'Ordine del giorno che "impegna il Governo: ad includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni." (per il testo completo dell'Ordine del giorno v. nota 1).

Nonostante cio' e nonostante che gia' nel luglio 2009 al Senato e alla Camera fossero stati approvati dei Pareri che andavano nella stessa direzione di impedire la rottamazione dei ricercatori universitari (per il testo dei Pareri v. nota 2), finora il Governo non ha preso nessuna iniziativa per impedire questa rottamazione, mentre ora sembra interessarsi solo della rottamazione dei medici (v. comunicato stampa in nota 3)

In occasione della votazione della prossima Finanziaria, chiediamo a tutti i Parlamentari di presentare e/o sostenere emendamenti volti a impedire la rottamazione dei ricercatori universitari.


----------------

=== Nota 1. ORDINE DEL GIORNO ACCOLTO DAL GOVERNO NELLA SEDUTA DEL SENATO DEL 23.9.09:

"G1.74 (gia' em. 1.74) - POSSA, D'AMBROSIO LETTIERI, MASSIDDA
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 1749 di conversione del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, premesso che:
l'articolo 17, comma 35-novies del suddetto decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, prevede la possibilita' per le pubbliche amministrazioni di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro a decorrere dal compimento dell'anzianita' contributiva di 40 anni;
la medesima norma correttamente prevede, fra l'altro, l'esplicita esclusione dei professori universitari;
considerato che non si ravvisa motivo per non estendere anche ai ricercatori la medesima esclusione, soprattutto laddove il conseguimento di 40 anni contributivi sia dovuto al riscatto degli anni di laurea, ovvero al riscatto di precedenti periodi lavorativi in altro tipo di attivita', ovvero al riscatto del periodo di servizio militare, tenendo presente che tali riscatti sono stati determinati unicamente dal fine di aumentare l'anzianita' contributiva al momento dell'entrata in pensione; valutata l'inopportunita' di rinunciare alla prestazione lavorativa di personale estremamente valido, con particolare riferimento ai soggetti di età anagrafica inferiore ai 60 anni;
rilevata l'inopportunita' di interrompere programmi di ricerca gia' intrapresi di carattere pluriennale; impegna il Governo:
ad includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

----------------

=== Nota 2. PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724
(…)
esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione: 2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (…) Ravvisa indi lacune con riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di 40 anni.
(...)
Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17, comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore, nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009 dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

"La Camera, premesso che:
nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e' stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i periodi di contribuzione riscattati;
tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;
con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis;
il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;
il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle cosiddette "finestre" di uscita;
le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti, a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu' della predetta anzianita' di servizio;
il collocamento a riposo forzato non tiene conto dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11 anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio' andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su piani differenti le professionalita', impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

----------------

=== Nota 3.

"Roma, 3 nov. (Adnkronos Salute) - Sara' cancellata la norma sulla 'rottamazione' dei medici, che consente alle aziende sanitarie e ospedaliere di mandare in pensione i camici bianchi con 40 anni di contributi, compresi gli anni riscattati. Su questo punto si e' raggiunto l'accordo nell'incontro di questa mattina fra i sindacati dei medici e del resto della dirigenza del Ssn, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e Antonio Naddeo, capodipartimento della Funzione pubblica del ministero della Pubblica amministrazione e innovazione che ha appunto la 'paternita'' della norma in questione. Si e' trattato della prima riunione di uno dei quattro tavoli annunciati e istituiti da Sacconi su alcune questioni chiave poste dai medici. E' stato illustrato ai sindacati un testo che annulla la rottamazione dei camici bianchi, accolto positivamente dalle sigle della dirigenza. Adesso si attende l'ok delle Regioni e poi il provvedimento andra' all'esame della Conferenza Stato-Regioni."

FLC-CGIL: Conoscenzanews - Edizione universita', n. 42 del 5 novembre 2009

Conoscenzanews Edizione Università

Anno V n. 42 del 5 novembre 2009


Direttore responsabile Ermanno Detti
Periodico telematico a cura della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma - Tel. 06.585480, fax 06.58548434
e-mail conoscenzanews@flcgil.it sito internet www.flcgil.it Feed RSS flcgil.it

Notizie
  • "100 piazze per la Conoscenza", il 7 novembre con la FLC Cgil
  • Approvato il DDL di riforma dell'Università
  • Riforma della Pubblica Amministrazione, un ennesimo attacco ai dipendenti, ai diritti, alla contrattazione
  • Assenze per malattia: fasce orarie di reperibilità più ampie
  • Ricerca è futuro. Quali politiche per uscire dalla crisi
  • Precari Università: 20 novembre assemblea nazionale a "La Sapienza"

Servizi e Rubriche

  • Brevissime
  • Appuntamenti

Wednesday, November 4, 2009

ANDU: "DDL distrugge l'Universita'"

== Segnaliamo due interventi sul DDL governativo (per la "versione definitiva" del DDL v. nota):

- Rossano Pazzagli "Universita', questa riforma e' un colpo all'istruzione" sul Tirreno del 4.11.09:

- Alberto Burgio "Come stanno distruggendo l'Universita'" su Liberazione del 4.11.09.
Nella prima delle due pagine Burgio, tra l'altro, scrive che il DDL governativo e' stato presentato dal Corriere delle Sera "come nemmeno un depliant pubblicitario del Ministero oserebbe fare." Per leggere l'intervento cliccare::


== Sul DDL l'ANDU ha gia' elaborato i seguenti documenti:
- "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
- "Durata mandato Rettori?" del 2.11.09:


Nota. Per la "versione definitiva" del DDL governativo su 'governance' e reclutamento cliccare (senza interrompere i caratteri):

ANDU: Durata mandato Rettori?

IL PROBLEMA NON E' LA DURATA DEL MANDATO DEI RETTORI

Uno dei contenuti del DDL governativo sull'Universita' piu' propagandati dalla 'grande' stampa e' l'introduzione di un limite al mandato dei Rettori: "Uno stop ai rettori a vita" e' il titolo di un articolo del Sole 24-ore del 2 novembre 2009 (nota 1).

In realta' un limite ai mandati del Rettore e' presente negli Statuti di quasi tutti gli Atenei, ma e' pur vero che sono pochi gli Atenei in cui non si sia modificato o non si stia modificando lo Statuto per prolungare il mandato del Rettore in carica oltre il periodo massimo previsto.

Il fenomeno dei "rettori a vita" attraverso la 'forzatura' degli Statuti - 'inaugurato' nel 1999 nelle Universita' di Bologna e di Pisa - e' in realta' la manifestazione di un sistema di potere che negli Atenei si costruisce e si regge attorno alla figura del rettore-padrone.

Come si e' piu' volte detto, i Rettori sono stati e sono potenti non per le specifiche competenze attribuite loro dalle leggi, ma perche' essi operano in presenza di Organi di Ateneo (Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione) non in grado di compiere scelte autonome e nell'interesse complessivo della loro Universita'. Tali organi, peraltro, sono direttamente 'gestiti' dal Rettore che presiede entrambi.
In particolare gli attuali Senati Accademici, a causa della presenza dei Presidi, possono esprimere solo scelte di natura 'condominiale', essendo i Presidi espressione degli interessi particolari delle proprie Facolta', organi obsoleti che sopravvivono solo perche' ancora gestiscono il 'mercato dei posti', cioe' il reclutamento e l'avanzamento da una fascia all'altra dei docenti. Ed e' soprattutto questo potere che i Presidi hanno tutelato nei Senati Accademici, 'rispettando' gli interessi delle altre Facolta' per difendere quelli della propria. Tutto questo lascia al Rettore ampio margine di decisione su quanto non e' direttamente legato al bando di posti per la docenza.

L'introduzione di un limite al mandato dei Rettori e' in realta' un diversivo rispetto alla gravissima scelta, prevista nel DDL governativo, di rafforzare negli Atenei il sistema di potere oligarchico, concentrando proprio nelle mani del Rettore e del 'suo' Consiglio di Amministrazione un potere assoluto: dal rettore-padrone si passa al rettore-sovrano assoluto!

Se invece si fosse voluto realmente superare l'attuale dannosa gestione degli Atenei si sarebbe dovuto gia' da molti anni - come richiesto dall'ANDU (nota 2) - realizzare una riforma in senso democratico dell'intera organizzazione degli Atenei, affidandone il governo ad un organo composto esclusivamente dai rappresentanti DIRETTAMENTE eletti da tutte le componenti dell'Universita' (docenti, tecnico-amministrativi, studenti).
Cosi', tra l'altro, si sarebbe impedito che, con la 'scusa' del mal funzionamento dell'attuale gestione degli Atenei, venisse accelerato il processo di 'aziendalizzazione' degli stessi, con Rettori ancora piu' potenti, secondo quanto voluto dalla Confindustria e dai poteri forti accademico-politici del PDL e del PD e condiviso,'naturalmente', dalla Conferenza dei Rettori.


- Nota 1. V. l'articolo "Uno stop ai rettori a vita", sul Sole 24-ore del 2.11.09:
- Nota 2. V. il punto 4 ("L'alternativa dell'ANDU') del documento "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:

Monday, November 2, 2009

ANDU: DDL: "il Pd non collabori"

Segnaliamo l'intervista a Ignazio Marino "Il Pd non collabori. E' una legge dirigista" sul Manifesto dell'1 novembre 2009. Per leggere l'intervista cliccare:

Ma qui non si tratta del rischio che il PD si metta a "collaborare" con la maggioranza per l'approvazione del DDL governativo su 'governance' e reclutamento.
Il fatto e' che il PD ha sempre portato avanti 'in proprio' il progetto di aziendalizzazione delle Universita'.
E il recente disegno di legge presentato dal PD 'documenta' la perfetta sintonia tra i DDL del PD e del Governo.
Tutto questo e' possibile leggere nei documenti dell'ANDU che qui si ripropongono:

- "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09:

- "PD all'ANDU su DDL", del 23.6.09:

- "DDL governativo: commissariamento Atenei", del 30.10.09:

ANDU: DDL governativo: commissariamento Atenei

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

DDL GOVERNATIVO: COMMISSARIAMENTO DEGLI ATENEI

1. Il contesto
2. Perche' una legge sulla 'governance'?
3. Cancellazione della partecipazione democratica
4. L'alternativa dell'ANDU

Il 28 ottobre 2009 il Governo ha approvato il DDL su 'governance' e reclutamento (per il testo v. nota 1). Il Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del DDL prima della sua presentazione al Consiglio dei Ministri.
Nel presente documento si analizzano i contenuti del DDL riguardanti la 'governance' degli Atenei. Saranno al piu' presto analizzati anche i contenuti relativi al reclutamento i cui elementi centrali comunque sono: blocco dei concorsi con espulsione di gran parte degli attuali precari, riduzione drastica dei docenti di ruolo, messa ad esaurimento dei ricercatori di ruolo 'sostituiti' da ricercatori precari, allungamento ulteriore del periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore ministeriale precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo, clientelismo, ecc.) con 'concorsi' letteralmente 'fatti in casa'. In ogni caso, il risultato certo di questo DDL sara' un ulteriore blocco dei concorsi: passeranno anni prima che possa prendere servizio il vincitore di un concorso svolto con le nuove regole. Infatti i tempi di approvazione del DDL governativo saranno lunghi e ulteriori mesi passeranno per emanare i
decreti attuativi e poi approvare i regolamenti di Ateneo.


1. Il contesto

Per mesi sono circolate bozze 'informali' del DDL ministeriale ed e' stata piu' volte annunciata la sua imminente presentazione e ogni volta la 'grande' stampa ne ha magnificato i nuovi (sempre gli stessi!) contenuti 'rivoluzionari'. La stessa stampa sta ora propagandando le grandi novita' - sempre le stesse - del DDL e sta ospitando i soddisfatti commenti dei soliti accademici-opinionisti.
In questi mesi, nel frattempo, sono stati bloccati i concorsi gia' banditi e sono stati mantenuti i tagli mortali che stanno affossando definitivamente gli Atenei.
Di fronte a tutto questo la Conferenza dei Rettori, che si e' andata frantumando in parti separate da interessi diversi, e' riuscita 'solo' a sostenere il progetto ministeriale che ha tra suoi i punti piu' 'qualificanti' proprio quello del rafforzamento ulteriore del potere dei Rettori (nota 2).
E' inoltre risultato sempre piu' evidente che, come nei precedenti Governi, il vero Ministro dell'Universita' e' quello dell'Economia: quest'ultimo - per non lasciare alcun dubbio - ha 'assistito' il finto Ministro dell'Universita' nella Conferenza stampa di presentazione del DDL appena approvato dal Governo.


2. Perche' una legge sulla 'governance'?

Si sta ricorrendo ad una legge sulla 'governance' per introdurre OBBLIGATORIAMENTE negli Atenei assetti organizzativi che fino ad oggi sarebbe stato possibile introdurre autonomamente.
Il DDL sulla 'governance' ha, infatti, l'obiettivo di COSTRINGERE gli Atenei a modificare, secondo una logica aziendalistica, il proprio assetto istituzionale per accentrare nelle mani del Rettore e del ristretto numero di componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione (con almeno il 40% di esterni) TUTTA la gestione dell'Ateneo, oggi formalmente esercitata dal SA, dal CdA, dai Consigli di Facolta' e di Dipartimento. Una modifica finora non adottata dai singoli Atenei, nonostante essa fosse consentita dall'autonomia statutaria, come e' dimostrato dal nuovo Statuto di Camerino (nota 2) che ha adottato proprio un 'modello' molto simile a quello che il Governo ora vuole IMPORRE a tutti gli Atenei.
Il modello che si vuole imporre e' quello 'dettato' da anni dalla Confindustria e dalla 'sua' lobby trasversale costituita dalla Fondazione TreeLLLe. Un modello che e' condiviso dal PD, in un clima bipartisan che da decenni caratterizza l'attivita' governativa e parlamentare sull'Universita'.
Un trasversalismo che la Confindustria ha sempre 'coltivato' e che e' tornata ad auspicare attraverso il suo Vice-presidente Felice Rocca che, benedicendo il DDL appena approvato, ha dichiarato: "Mi auguro che l'iter parlamentare sia rapido, registri un ampio consenso e non stravolga un provvedimento organico ed equilibrato che raccoglie anche le migliori proposte dell'opposizione".
La sostanziale corrispondenza tra le posizioni della Fondazione TreeLLLe, quelle governative e quelle del PD si puo' constare leggendo il documento "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti" (nota 3).


3. Cancellazione della partecipazione democratica

L'obiettivo principale del DDL e' quello di azzerare la partecipazione democratica nella gestione degli Atenei, trasformandoli in aziende simili alle ASL .
Mentre il SA e' ridotto a mero organo propositivo e consultivo (art. 2, comma 2, lettera e, del DDL governativo), al nuovo CdA - non elettivo - sono assegnati poteri ASSOLUTI (art. 2, comma 2, lettere f e g).
Il ruolo dei Consigli di Dipartimento e' svuotato dalla "istituzione di un organo DELIBERANTE, composto dai direttori dei dipartimenti in esse (facolta' o scuole, ndr) raggruppati" (art. 2, comma 3, lettera f).
Per essere certi della 'corretta' applicazione della controriforma e' previsto che a predisporre il nuovo statuto sia un "apposito organo" composto dal "rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione". In ogni caso il nuovo statuto sara' "adottato con delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione." (art. 2, comma 6). Tutto questo va nella direzione opposta alla formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti), un Organo indispensabile se si volessero affidare le decisioni sul nuovo assetto dell'Ateneo all'Ateneo stesso e non alla sua oligarchia.
'Naturalmente' nel DDL governativo non e' prevista la
costituzione di un nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini le Universita' e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti accademico-politici. Un Organo composto da rappresentanti di tutte le componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti), eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentaria.


4. L'alternativa dell'ANDU

Il DDL governativo, se approvato, porterebbe alla fine dell'idea stessa di Universita' di massa, democratica e di qualita', e all'indebolimento dell'assetto democratico del nostro Paese.
Occorre reagire tempestivamente e decisamente contro quello che costituisce l'atto finale di un attacco all'Universita' che da oltre un decennio e' trasversalmente condotto dai poteri forti accademico-confindustriali e occorre anche battersi per il rilancio dell'Universita' statale, che puo' avvenire solo attraverso una immediata riforma democratica che scardini quel potere baronale che ha contribuito alla sua demolizione.
Per quanto riguarda la 'governance', e' urgente un cambiamento organizzativo che finalmente consenta il pieno e responsabile coinvolgimento di tutti coloro che operano e studiano nell'Universita'.
In questa direzione si ripropone quanto ha elaborato l'ANDU a questo proposito.

= Governo del Sistema nazionale e organizzazione degli Atenei

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei

Premessa.
La riforma proposta dall'ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta nell'Universita' italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei, attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo e bilanciando quelli del Rettore: e' l'assenza di un Organo collegiale di Ateneo, democratico e realmente responsabile, che ha impedito una gestione rispettosa degli interessi generali dell'Universita' e della Societa'.

Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivodi Ateneo"), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all'Ateneo stesso. Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero 'incardinare' i docenti, togliendo la 'gestione' dei posti ai Consigli di Facolta' , che dovrebbero svolgere compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.

30 ottobre 2009

- Nota 1. Per leggere il testo del disegno di legge discusso dal Consiglio dei Ministri cliccare (link provvisorio):
Il testo ufficiale si dovrebbe trovare (quando lo allegheranno) cliccando:
- Nota 2. V. il documento dell'ANDU "La 'governance' degli Atenei dei Rettori", del 24.2.09. Per leggere il documento cliccare:
- Nota 3. Per leggere il documento dell'ANDU "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09, cliccare: